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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
Trenta anni dopo
Identità di un blog (e di chi lo scrive)
La grande truffa
Venticinque anni dopo
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Il valore della Moneta
La censura dei blog sbarca in Europa
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Come muore la mia terra
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Un colpo alla nuca, forse un martello, forse chi sa. L'assassinio vero e proprio
avviene con una carica di tritolo posta
sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia.
Tanti esecutori, tanti depistatori, un solo mandante.
Solo il 6 dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di
rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini. Nella commissione
si rendono note le posizioni di depistaggio poste in essere dai seguenti militari
dell'arma dei carabinieri: il maggiore Tito Baldo Honorati, il maggiore Antonio Subranni,
il maresciallo Alfonso Travali.
Per tutta la storia:
CentroImpastato
Per approfondire: Peppinoimpastato.com
Tanto so che sono persone che incontrate la mattina al bar, mentre fate colazione!
P.S.: Non mi parlate di governi e di ministri poichè non me ne frega nulla, e poi i ministri
assomigliano sempre di più ai signori qui sopra :)
Artico minacciato dai cambiamenti climatici
Il nuovo studio del WWF "Arctic Climate Impact Science" rivela, grazie ai dati
ottenuti via satellite, record di scioglimento: la calotta di ghiaccio marino è ridotta del 39%
rispetto alle medie più recenti, i valori più bassi mai registrati nel XX secolo.
Nessun modello scientifico era riuscito a prevedere un impatto tanto forte dei
cambiamenti climatici sulla regione dell'Artico. I dati raccolti indicano come il
fenomeno abbia raggiunto già dimensioni estremamente preoccupanti. La regione Artica
è considerata uno dei termometri più significativi della febbre del Pianeta
provocata dai cambiamenti climatici in atto e i dati forniti sottolineano
un'accelerazione imprevista dei fenomeni. Il cambiamento sta interessando l'intero
ecosistema artico. Tutti questi cambiamenti hanno un impatto negativo sulle specie e
sulle popolazioni che vedono modificarsi repentinamente le reti di
approvvigionamento di cibo. Sono proprio le conseguenze di questa improvvisa
accelerazione dei cambiamenti climatici che preoccupano il WWF.
Con la Campagna
"GenerAzione Clima" il WWF ha lanciato la nuova sfida per un taglio del 30% delle
emissioni entro il 2020 in Italia come nel resto d'Europa. Per accompagnare questo
percorso il WWF ha inaugurato anche l"Osservatorio Clima" per promuovere studi sugli
impatti dei cambiamenti climatici e raccogliere le migliori evidente scientifiche
sul tema.
Per approfondire:
wwf.it
GenerAzione Clima
Sostanze pericolose negli ambienti marini italiani
Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio conduce da circa 15 anni un
controllo sugli ambienti marini costieri italiani attraverso dei programmi
di monitoraggio di durata triennale. Questi Programmi sono realizzati per rispondere
ad un preciso obbligo normativo: le "Disposizioni per la difesa del mare" prevedono
che lo Stato Italiano organizzi una rete di osservazione della qualità dell'ambiente
marino che effettui periodici controlli sul mare con rilevamento di dati
oceanografici, chimici, biologici e microbiologici; lo Stato dovrà anche provvedere
ad istituire un Centro Nazionale di coordinamento generale e di raccolta.
L'obiettivo non è stato infatti quello di valutare la "salubrità" del mare, cioè
l'impatto che le sue acque possano eventualmente avere sulla salute umana, ma
piuttosto verificare quanto e in che modo le attività dell'uomo alterino l'ambiente
marino costiero.
Metalli pesanti, idrocarburi, pesticidi e Pcb sono i veleni che
minacciano la salute dei mari italiani. E' questo il quadro che emerge
dall'elaborazione dei dati del Programma di monitoraggio
dell'ambiente marino costiero del ministero dell'Ambiente e della tutela del
territorio, effettuato negli ultimi tre anni.
Per approfondire:
Ministero dell'Ambiente
L'inquinamento da metalli pesanti in Europa
I metalli pesanti come il cadmio, il piombo e il mercurio sono sostanze inquinanti
spesso presenti nell'aria come risultato di diversi tipi di attività industriale.
Anche quando la loro concentrazione nell'atmosfera è bassa, si possono accumulare
nel terreno entrando nella catena alimentare (sia via terra che via acqua).
All'esposizione ai metalli pesanti sono associati molteplici effetti sulla salute,
con diversi gradi di gravità e condizioni: problemi ai reni e alle ossa, disordini
neurocomportamentali e dello sviluppo, elevata pressione sanguigna e,
potenzialmente, anche cancro al polmone. Nonostante i miglioramenti tecnologici
abbiano portato a una diminuzione nell'esposizione ambientale, il cadmio, il piombo
e il mercurio sono ancora presenti nell'atmosfera, spinti anche a grande distanza
dalle loro fonti di emissione dal trasporto atmosferico.
Il rapporto "Health risks
of heavy metals from long-range transboundary air pollution", pubblicato
congiuntamente dall'Oms Europa e dalla Convention Task Force on the Health Aspects
of Air Pollution, si basa sui contributi di un gruppo internazionale di esperti. Lo
studio riesamina le informazioni disponibili sulle fonti, sulle proprietà chimiche e
sulla distribuzione spaziale dell'inquinamento atmosferico provocato da cadmio,
piombo e mercurio, valutando anche i rischi potenziali per l'Europa.
Per approfondire, e scaricare il PDF completo:
Istituto Superiore di Sanità
Esiste una particolare tipologia di frana che si chiama "Colata rapida".
Le frane da scorrimento-colata rapida di fango avvengono durante prolungati periodi piovosi e si attivano in concomitanza di eventi meteorici record, è un tipo di frana molto liquida, ed ha origine all'interno del manto di copertura piroclastica sui massicci cartonatici. In genere la frana inizia con un piccolo smottamento più a monte in corrispondenza di punti deboli (balze rocciose, strade etc.) che impatta sul versante di terreni piroclastici saturi d'acqua che scorrono a valle con notevole energia.
Il 5 maggio 1998 la pioggia su Sarno era insistente, sottile. Non pioveva forte, erano goccioline,
ma continue, da giorni. E faceva caldo, come sempre a maggio in Campania.
La montagna era da giorni ricoperta da una fittissima nuvola, scesa fino alle sue pendici. Era una nuvola,
non era nebbia, era una nuvola nera di pioggia, pesante, tale da impedire totalmente la visuale. Quello fu un problema.
"Se solo avessimo potuto vedere", dicono oggi molti dei superstiti.
Da dietro quella nuvola, iniziò la tragedia. La montagna decise di partorire, e partorì.
Rilasciò così, molto piano, le sue creature. 143 frane, 14 solo su Sarno.
Iniziarono alle 4 del pomeriggio, e continuarono con la costanza di uno stillicidio. Ma sempre sorprendenti,
spiazzanti, imprevedibili.
Scesero a velocità diverse, e con rumori diversi.
Alcune furono silenziose e improvvise, altre passarono con un suono assordante, altre ancora si
annunciarono con colpi simili a dei tuoni. Alcune liquide, altre cremose e piene
di terreno. Non ci fu mai un solo fronte da cui guardarsi: scesero in luoghi sempre diversi. Prima
divisero il paese a metà, poi lo circondarono, lo isolarono facendo saltare luce e telefoni, e
continuarono a ricomparire, sempre altrove, sempre in luoghi nuovi, trasformando alla fine Episcopio e Sarno,
ma anche Quindici e Bracigliano, in una fitta polvere di aree sommerse, dove ognuno venne intrappolato.
Molti abitanti restarono a guardare, convinti che il peggio fosse passato. Molti restarono perché non
capirono.
E a mezzanotte, quando oramai si era diffusa la convinzione che il peggio fosse finalmente passato,
i feriti erano già tutti in ospedale, e già si lavorava a tirare fuori le persone dal fango, venne
il colpo finale.
Con un rombo che questa volta sembrò un terremoto venne rilasciata la frana di proporzioni
maggiori. Una colata larga cento metri, in alcuni punti alta trenta, cancellò una intera fetta
del paese, e prese in pieno l'ospedale, simbolo della lotta che comunque si era opposta fino a quel momento
alla catastrofe.
La colata di mezzanotte tolse ogni speranza. Travolse ospedale e soccorritori. Lasciò in aria una nube di
polvere marroncina. Nella notte rimasero solo i trilli dei telefonini
ancora carichi, e le urla dei sopravvissuti che gridavano nel vuoto.
Quelle stesse urla disperate, ci accolsero la mattina del 6 maggio 1998.
Dal 1918, l'Italia è stata colpita da 5.358 grandi alluvioni e 11.455 frane. Negli ultimi anni, questi eventi hanno provocato 3.448 vittime, 2.447 per frane e 1.041 per alluvioni.
I comuni italiani a rischio sono 2.960, tra cui Sarno e Quindici, i due paesi maggiormente colpiti dalla frana
del 1998, poichè posti su una zona geologicamente instabile ed esposta a frane estremamente rapide.
E' per queste ragioni che la prevenzione ed il controllo possono risultare determinanti.
Quanto alla prevedibilità del disastro di Sarno, c'è un fax della Regione Campania. Testo che
spiega molte cose. Con questo fax si invitavano i sindaci "ad attivare le misure necessarie per garantire la salvaguardia della popolazione". Il fax arrivò ai comuni dieci ore dopo che il fango aveva devastato i paesi, demolito le
case e ucciso gli abitanti. Ed è proprio il fax che fornisce la drammatica risposta all'interrogativo
se la sciagura fosse prevedibile o no. Per chi volesse leggerlo, sta qua.
Sullo stesso argomento, consiglio il videoclip pubblicato da
Edoardo Farina.
Il resto è silenzio. E che sia silenzio. Per rispetto di 150 morti. Soprattutto, non mi va di
raccontare, nonostante siano passati 10 anni, quel che vidi a Sarno quando vi arrivai.
Preferisco il silenzio anche perchè per me Sarno è una ferita non ancora chiusa.
L'Associazione VAS Verdi Ambiente e Società, in collaborazione con A.I.C.A., Scholé
Futuro e RI.B.E.S. organizza un Convegno Nazionale sulla Comunicazione Ambientale.
L'incontro "Dal rischio alle politiche di prevenzione" è in programma a Torino il 10
Maggio.
Le attività umane stanno alterando il pianeta a una velocità mai registrata
prima. La popolazione mondiale è raddoppiata dal 1960 ad oggi. Per garantire lo stato di
salute, legato all'interazione dell'uomo con l'ambiente, occorre che gli
amministratori pubblici e privati applichino il principio di precauzione, che
prevede la protezione dell'ambiente prima ancora che venga stabilita una relazione
certa causa-effetto sulla pericolosità di una sostanza.
Chi comunica deve essere
autorevole, eticamente corretto, deve modulare la comunicazione sul ricevente con
messaggi chiari, comprensibili. I tecnici, i ricercatori, i medici devono essere in
prima linea nel realizzare un tale sistema informativo. Occorre parlare dei rischi
reali e potenziali per la salute legati all'inquinamento anche in situazioni non
estreme, derivanti da catastrofi.
Parlare dei rischi per la salute da inquinanti in
momenti di normalità permette di comunicare correttamente nei momenti di emergenza.
Non solo. Permette di intervenire prima di conseguenze drammatiche, che porteranno
allo strombazzamento mediatico quando i danni saranno già consolidati. La comunicazione ambientale
non dovrebbe limitarsi alla denuncia di eventi catastrofici, bensì anche presentare
la perdita di salute da danno ambientale acuto e cronico. Il Convegno Nazionale
sulla Comunicazione Ambientale è presieduto da Giorgio Diaferia, medico e
giornalista, consigliere nazionale VAS e ISDE.
Per il programma del convegno: http://comunicarelambiente.blogspot.com/
Cronaca dall'Interno
Stamattina sono stato svegliato non dalla sveglia, ma dagli uccellini che
canticchiavano. Nonostante questo, mi prende una sensazione di gelo, e
tante altre brutte sensazioni.
Cerco di riprendermi.
Siamo a Fatu Hiva, la più meridionale delle
Isole Marchesi, in Polinesia, un posto
selvaggio e meraviglioso, e siamo nel 1936.
Sotto una veranda fatta di giunco e bambu, siedono due uomini, intenti a sorseggiare un thè.
Non sono uomini famosi, ma uno di loro, il più giovane, un giorno lo sarà. Uno si chiama Henry Lie, ed è un vecchio scienziato norvegese che nella vita non ha avuto
molta fortuna, perchè non si è mai venduto a nessuno, finchè un bel giorno, attorno al 1906, decise
di mollare tutto ed andarsene a vivere con la moglie a Fatu Hiva, lontano dalla civiltà, dalla politica, e da tutto il resto.
Henry ha deciso che vuole passare gli anni di vecchiaia studiando e indagando su una sola cosa:
siccome Fatu Hiva è a sei ore di piroga dall'isola più vicina, e tutte le Isole Marchesi
sono a 1000 miglia di distanza da ogni altra terra, come è possibile che sull'isola ci siano
degli animali? Da dove sono arrivati?
Di fronte a lui c'è invece un uomo che passerà alla storia come un genio. E' l'antropologo
ed esploratore, nonchè futuro regista cinematografico, Thor Heyerdahl, anche lui
norvegese, che però in quel momento non è ancora famoso, ma è un 22enne neolaureato che
ha in testa delle strane teorie. Ed è la sua storia, che vorrei raccontare oggi.
I due sorseggiano il thè con calma tipicamente norvegese, e Thor come tutti i giovani
è ansioso di conoscere le opinioni del vecchio ed esperto collega.
Thor: "Vedi Henry, tu cerchi di capire 'sta storia degli animali... ma a me interessa capire
come l'uomo sia arrivato qui..."
Henry: "Ma daiiii, l'uomo fa una cosa in più rispetto agli animali: naviga! E navigava anche
in epoca preistorica...!"
Thor: "Non basta... e da dove sarebbero arrivati qui, con delle zattere preistoriche?"
Henry: "Da quanto tempo sei qui?"
Thor: "Beh, da un anno quasi... ed io e mia moglie Liv stiamo facendo praticamente la vita
dei neolitici... le uniche imbarcazioni sono piccole zattere, e con quelle non si va da
nessuna parte, nel Pacifico".
Henry: "La sai la storia di Taori?"
Thor: "Chi è Taori?"
Henry: "Un vecchio indigeno dell'isola..."
Thor: "Che storia è?"
Henry: "Racconta delle leggende, che parlano di uomini antichi venuti qui con zattere
e piroghe..."
Thor: "Uhm... dall'Asia, forse?"
Henry: "Sei giovane, ragazzo mio... Ricordi le statue di pietra che sono qui sull'isola,
in fondo a sinistra?"
Thor: "Certo! Le conosco bene! Le studio..."
Henry: "Beh guarda... Io ne ho viste di forma simile..."
Thor: "Dove? In Melanesia? In Nuova Zelanda?"
Henry: "Ma no!! In Colombia!!"
Thor: "Ma che dici?? E come ci sono venuti dalla Colombia alla Polinesia? Con
un volo charter o con un low cost? Ma insomma...."
Henry: "Fai una cosa: vai in fondo a sinistra, come se volessi andare al cesso
poi però prosegui diritto, e vai fino alle statue. Guardale bene, poi... senza
fumare marijuana, vai a vedere quelle in Colombia..."
Thor: "Ma anche se fosse? Come diavolo si poteva arrivare dal Sud America a
qui in epoca preistorica, con imbarcazioni di fortuna? Sono migliaia di miglia
in pieno Pacifico..."
Henry: "Pensaci, ragazzo mio... Pensaci..."
Poco tempo dopo, Henry Lie muore serenamente di vecchiaia, sempre sull'isola,
e Thor decide di ripartire verso l'Asia.
Ovviamente non è convinto dell'idea di Henry, e crede che l'unico modo
affinchè degli uomini primitivi possano arrivare in Polinesia sia partendo
dall'Asia. Pertanto, si mette a fare ricerche antropologiche nel sud-est
asiatico, finalizzate a dimostrare i contatti tra civiltà asiatiche e polinesiane.
Fallisce.
Non solo perchè non trova contatti, ma perchè più va indietro nel tempo nell'archeologia,
e più trova similitudini tra civiltà locali, soprattutto delle isole, e tracce di tipo
nordamericano. Durante la seconda guerra mondiale, elabora una prima ipotesi di origine
"americana" delle popolazioni polinesiane.
E qui viene il bello...
Un bel giorno, Thor è alle
Isole Pitcairn, al centro del Pacifico meridionale, e mentre esplora una grotta,
trova un'incisione che lo fa traslarire. Immediatamente corre via, e va a cercare il
suo collega e compagno di avventura Sven.
Thor: "Sven! Sveeeennn! Brutto figlio di ********!!! Sven! Dove cazzarola stai?"
Sven: "Gran rompicoglioni! Sono dietro l'albero a fingere che sia un comodo cesso
d'albergo 5 stelle! Che vuoi?"
Thor: "Sven! Vieni a vedere cosa ho trovato nella grotta!"
Sven: "Aspetta che è finita la carta igienica, e devo trovare delle foglie che non
siano ortiche! Intanto mi dici di che si tratta?"
Thor: "Ho trovato l'incisione! Una barca!!"
Sven: "Una barca? In un'incisione rupestre? Ma a chi vuoi darla a bere! Guarda che
sono archeologo anche io! La navigazione per barche è arrivata dopo l'invenzione
dei supporti di scrittura!"
Thor: "Si certo, si si è una zattera non una barca..."
Sven: "E che te ne fai? Ci andavano a pesca nei dintorni."
Thor: "Sven... credo che invece ho avuto l'illuminazione.. credo di capire
come era stata progettata..."
Sven: "Aspetta che tiro su i pantaloni e parliamo, ma sappi che mi sembra
una follia, quel che stai pensando..."
Thor mette in discussione le teorie allora correnti sulla diffusione umana, via mare,
sul pianeta, e si convince che Henry Lie aveva ragione. Ma ha un problema:
i detrattori della sua teoria.
Archeologo: "Lei si rende conto di cosa sta dicendo?"
Thor: "Si, Professore. Dico che dall'America Latina, in particolare dalla
zona degli Incas, qualcuno può essere partito su una zattera ed abbia colonizzato
le isole della Polinesia.
Archeologo: "Sono 4.300 miglia nautiche! Ci vuole l'aereo!"
Thor: "No, quella zattera va bene, per superare il Pacifico. Per 4.300 miglia nautiche."
Archeologo: "Lei è pazzo! Una zattera non può!"
Thor: "Io sono riuscito a ricostruire il progetto di quella zattera. Al punto in
cui può essere ricostruita."
Archeologo: "Non basta! Lei userebbe materiali e metodi costruttivi di ora, del XX secolo!
Non è la stessa cosa!"
Thor: "No! Io la zattera posso costruirla solo con legno di balsa, papiro, giunco. Proprio
come allora."
Archeologo: "Aridaje! Ma sei fuso? La costruiresti con una tecnologia occidentale di oggi!
Sei norvegese, ed i norvegesi si sa che sanno costruire le imbarcazioni!"
Thor: "Ma non è quello che voglio fare! Io vado in Perù, e la faccio costruire solo da
maestranze indigene, che lavorano balsa, giunco e papiro! La faccio uguale a come doveva
essere all'epoca!!!"
Archeologo: "E ma scusa tanto, cucciolone, ed una volta che hai costruito questa zattera
leggera come un fuscello in Perù... cosa avresti dimostrato? Una simile zattera non può
certo andare alla deriva nel Pacifico fino alla Polinesia..."
Thor: "Una volta costruita non dimostro niente. Ma quando ci sarò salito sopra, e
sarò andato con essa in Polinesia, poi ne riparliamo!"
Archeologo: "E i viveri? E l'acqua? Vorrai mica una nave madre di supporto?"
Thor: "No! Nulla. Carico tutto sulla zattera, e assieme a quattro indigeni, noi
andiamo in Polinesia!"
Archeologo: "Mi spiace che non potrò essere al tuo funerale, perchè te lo faranno
i pescecani, in mezzo all'oceano. La prima onda che vi rovescia..."
Thor: "Professore, lei porta sfiga. Vada a fanculo. Vedrà, che ce la farò..."
Il progetto di Thor si basava in realtà su precise documentazioni storiche o protostoriche, ma
ovviamente non bastava! I dubbi della scienza ufficiale dell'epoca si riferivano all'uso
di materiali poco noti e ritenuti inaffidabili per la navigazione! Una zattera di giunco
e papiro, può da sola attraversare il Pacifico?
Ecco qua il primo prototipo di zattera di Thor Heyerdahl.
Ma vediamo la sua teoria.
Come spiega egli stesso nella sua relazione dopo l'avventura, gli Europei affermavano di
essere stati gli scopritori di quelle isole; in realtà, anche nella più piccola di esse
avevano trovato orti ben coltivati, capanne, templi, strade selciate, antiche piramidi e
immense statue di pietra.
La popolazione parlava una lingua sconosciuta, comune a tutto l'arcipelago e non riconducibile
ai continenti circostanti. Non conosceva la scrittura, custodiva - senza saperne il significato -
misteriose tavolette incise con geroglifici indecifrati, preservava la memoria dei capi
con l'ausilio mnemonico di un complesso sistema di funicelle a nodi, simile a quello
usato dagli Inca.
Da dove, in origine, era dunque venuto quel popolo?
Heyerdahl ipotizzò che una prima migrazione potesse essere datata intorno al 500 d.C., seguita
da una seconda verso il 1100. Circa la provenienza, osservò che la civiltà di quegli
antichi immigranti apparteneva ancora all'età della pietra, che perdurava soltanto nel Nuovo Mondo.
Studiando le saghe degli Inca, Heyerdahl scoprì che l'antico nome del loro dio del Sole
era Kon-Tiki cioè "Tiki del Sole", o Illa-Tiki, cioè "Tiki del Fuoco", sommo sacerdote
e re degli uomini fondatori di quella antica civiltà. Secondo la leggenda inca, un giorno essi
furono attaccati e trucidati da una tribù capeggiata da Carlo, venuto da Coquinbottal; solo
Kon-Tiki con pochi seguaci si salvò, fuggendo via mare verso occidente. Sono evidenti
le coincidenze con il Tiki polinesiano, nelle cui leggende figuravano racconti e particolari
topografici riconducibili al Tiki degli Inca!
Questa prima migrazione nelle isole del Sud è datata da Heyerdahl al 500 d.C., ma nell'intera Polinesia
trovò indicazioni del fatto che le isole non erano rimaste a lungo possedimento della
pacifica stirpe di Tiki del Sole: altre tracce gli dimostrarono che Indii colombiani
dell'età della pietra, esperti di navigazione, erano arrivati con le loro canoe da
guerra verso il 1100 e si erano fusi con il popolo di Tiki.
L'obiezione principale mossa alle teorie di Heyerdahl era fondata sul fatto che quegli uomini
misteriosi non avevano navi con cui attraversare l'Oceano. Qui è il genio di Thor Heyerdahl:
il volere dimostrare che la traversata era possibile con le zattere di legno di balsa, di cui
si servivano gli aborigeni peruviani.
L'immagine qui accanto, è una sbiadita fotografia del 30 aprile 1947
(ecco l'anniversario!). Con cinque compagni Thor ha costruito una grande zattera con un capanno
come riparo, utilizzando esclusivamente quel legno leggerissimo legato con corde vegetali,
senza l'aiuto di alcun elemento metallico. E quel mattino di 61 anni fa, partendo da Callao,
in Perù, fece vela verso
Ovest, verso la direzione del sole morente. Kon-Tiki era ovviamente anche il nome della
zattera.
Le loro tracce si perdono molto presto, all'epoca non c'erano i satelliti artificiali come oggi,
ma Thor ha studiato bene, e lascia la zattera in balia della Corrente di Humboldt, una corrente marina del Pacifico che doveva essere nota
anche agli antichi.
In occidente, la comunità scientifica inizia a darlo per morto, assieme al resto dell'equipaggio,
già verso il 30 maggio, un mese dopo la partenza...
Nel pomeriggio del 30 luglio, l'equipaggio avvista l'isola di Puka Puka, nell'arcipelago delle
Tuamotu e dopo un'altra settimana, 101 giorni di viaggio e 4300 miglia nautiche, viene avvistata
dai radar del porto situato sull'atollo di Raroia, dove la Kon-Tiki approdò poco dopo :)
I detrattori non furono soddisfatti :)
Sostenevano che prima di raggiungere la Polinesia, le popolazioni sudamericane avrebbero dovuto raggiungere
le Galapagos, più vicine ma disabitate. Nessun archeologo aveva mai studiato quelle isole,
considerate mai abitate (per mancanza di acqua potabile durante le stagioni aride).
Nel 1952, Thor approda alle Galapagos con una nuova missione scientifica ed archeologica.
Con questa spedizione dimostra che le Galapagos erano state punto di approdo di navigatori provenienti
dalle Americhe in epoca precolombiana. Individua l'isola come possibile attracco delle
zattere pre-incaiche preistoriche, ritrova abitazioni precolombiane con resti di
centinaia di vasi in ceramica pre-incaici dell'Ecuador e del Perù settentrionale.
Mica fuffa :)
Preferirei fermarmi qui, perchè abbiamo detto abbastaza da far capire di che pasta era
fatto il nostro personaggio :)
Basta aggiungere che nel 1950 ha rifatto il viaggio in zattera, con troupe cinematografica
al seguito, dando vita al film Kon-Tiki, che racconta tutto il viaggio, di cui è
stato regista.
Negli anni '60 ha anche pubblicato un libro (ne esiste anche l'edizione italiana) che
racconta la spedizione.
In vecchiaia, non volendosi sentire vecchio, ne ha combinate altre, tipo che nel
1970 dalla città fenicia di Safi, in Marocco, con un'imbarcazione chiamata Ra, come
il Dio egizio, costruita da indiani Aymara
del lago Titicaca, percorre in 57 giorni 3.270 miglia raggiungendo le Isole Barbados.
Dimostra con questa impresa la fattibilità tecnica, già nell'antichità, di viaggi dal
vecchio verso il nuovo mondo, suggerendo che la somiglianza culturale tra i popoli
precolombiani e le popolazioni assiro-babilonesi, potrebbe non essere dovuta al caso...
E ancora, nel 1977, con una nave di giunchi, dalla Mesopotamia, in Iraq, per verificare
le possibilità di navigazione dei Sumeri 4000-5000 anni fa cosa fa? Percorre 6.800 km, discendendo
il fiume Tigri fino al Golfo Persico, poi nell'Oceano Indiano fino alla valle dell'Indo
in Pakistan e ritorno via mare dall'Asia fino all'Africa, all'imboccatura del Mar Rosso.
Con questa impresa, dimostra la possibilità di scambi culturali e commerciali in epoche molto
antiche ad opera dei popoli mesopotamici.
E' morto a Colla Micheri, in Andorra, il 18 aprile 2002, all'età di 88 anni, dopo una vecchiaia non
proprio di riposo: pochi mesi prima era a fare uno scavo archeologico in Russia
settentrionale a cercare tracce di navigazione vichinga nell'artico, la spedizione fu interrotta
proprio a causa del peggioramento della sua salute.
Premio Oscar 1952 nella categoria documentari per Kon-Tiki, nomination nel
1972 per il film Ra.
A lui è dedicato il Museo Kon-Tiki
a Oslo.
Per approfondire:
Infolibro.it
Ambasciata di Norvegia
Del premio Big Brother Awards Italia abbiamo già parlato pochi
giorni fa qui, per raccontare il bando. Siccome molte
nomination, ogni anno, arrivano da questo blog, vediamo quale
è la tappa successiva.
Si è concluso il lavoro dei giurati del
Big Brother Awards Italia 2008,
che hanno vagliato le nomination inviate dal pubblico nelle ultime
cinque settimane, e votato i vincitori nelle varie categorie del Premio.
Come sempre, anche quest'anno i nomi della Giuria vengono rivelati solo
a lavori ultimati per evitare possibili (e già accadute) pressioni
e minacce nei
loro confronti; infatti il successo del Big Brother Awards, una
manifestazione internazionale che si svolge in 13 paesi, pone sotto
(sgraditi) riflettori quei soggetti e quelle tecnologie che hanno a
vario titolo rappresentato danno o minaccia per la privacy.
I giurati con un breve curriculum professionale
sono elencati qui.
I nomi dei vincitori dei premi (Peggior ente pubblico, Peggiore azienda privata,
Bocca a stivale, Minaccia da una vita, Tecnologia più invasiva)
verranno annunciati sabato 10 maggio, durante la cerimonia di
assegnazione che si svolgerà a Firenze nell'ambito del
convegno
e-privacy 2008.
Uno dei vincitori avrebbe dovuto essere annunciato subito dopo il
termine dei lavori della Giuria e prima della cerimonia; avrebbe dovuto
essere il vincitore del premio "Lamento del Popolo", assegnato senza la
mediazione della giuria a chi è stato piu' votato, cioè ha ricevuto
più nomination negative. Nessuno dei candidati
ha riportato abbastanza voti (meno del 20%) e quindi, come già accaduto in passato,
il premio "Lamento del Popolo" quest'anno non sarà assegnato. Il Popolo
ritiene evidentemente di non doversi lamentare di nessuno in particolare.
Secondo me è un madornale errore, ma pazienza.
Per tutti gli altri premi vengono oggi annunciati i tre
candidati più votati in ogni categoria.
Ecco le nomination:
Per la categoria "Peggior azienda privata" i finalisti, in ordine
rigorosamente alfabetico, sono:
- Facebook
- Finmeccanica
- Yahoo
Per la categoria "Peggior ente pubblico" i finalisti sono:
- Governo Prodi
- Ministero dell'Economia e Finanze
- Università della Calabria
Per la categoria "Bocca a stivale" i finalisti sono:
- Bruno Vespa, conduttore televisivo
- Partito Pirata italiano
- Francesco Rutelli, ex vicepremier
Per la categoria "Minaccia da una vita" i finalisti sono:
- Google Italia
- Franco Frattini, commissario E.U.
- Giuseppe Pisanu, ex ministro dell'Interno
Per la categoria "Tecnologia più invasiva" i finalisti sono:
- Apple Computer
- Botnet
- R.I.S, Carabinieri
Il premio "positivo" di "Eroe della Privacy" vede invece in lizza:
- Ask.com
- collettivo Autistici/Inventati
- Franco Pizzetti, Garante della Privacy
Tutti i finalisti o loro rappresentanti sono invitati alla cerimonia di
premiazione, dove se vincitori potranno ritirare l'"Orwell", che pur
essendo tutto d'oro come il ben più famoso "Tapiro" non è particolarmente
ambito e spesso rimane abbandonato.
Come cerimonia il Big Brother Award è in effetti poco frequentata dai
vincitori; nell'edizione 2005 però uno dei premi (debitamente
incartato) fu realmente ma con molta discrezione ritirato da un membro
dell'organizzazione premiata presente in sala.
Anche i vincitori "in contumacia" del BBA 2007 sono stati invitati, come
d'abitudine, a ritirare il premi già vinti per offrire loro un'altra
occasione di partecipazione.
(In corsivo ci sono delle testimonianze dirette. Il nostro
testimone ha
chiesto di restare anonimo, ed ovviamente rispetto la sua
scelta)
E' un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie
di atteggiamenti
tenuti da un individuo che affligge un'altra persona, spesso di sesso
opposto,
perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che
possono arrivare a
comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.
La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di
comunicazione
verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita
privata.
Lo stalker può essere un estraneo, ma è un caso raro: il più delle
volte è un conoscente, un collega,
o un ex-partner, che agisce spinto dal desiderio di recuperare il
precedente rapporto.
In altri casi ci si trova davanti a persone con problemi di
interazione sociale,
che agiscono in questo modo con l'intento di stabilire una relazione
sentimentale,
imponendo la propria presenza ed insistendo anche nei casi in cui si sia
ricevuta
una chiara risposta negativa.
Solitamente questi comportamenti si protraggono per mesi o
anni.
La sensazione di freddo che arriva fin nelle ossa era diventata una
costante.
Ogni giorno. E con il freddo saliva l'ansia, il battito del cuore pronto a
trasalire. E sembrava un infarto, ad ogni trillo del telefono, o del
citofono. Ed
il terrore di dover dire "ancora tu!" Mi sembrava di vivere sotto il peso
dell'ossessione di quella persona. Ma era impossibile fare una denuncia
o una
cosa del genere, poichè non mi aveva mai messo neanche una mano addosso, per
cui non c'era mai stata una aggressione o una molestia fisica...
Lo stalking è classificato giuridicamente tra le violenze di
genere, ed è
pertanto ritenuto una violazione dei diritti umani. Nonostante
questo,
soprattutto in Italia non c'è una legislazione tale da permettere di fermare
lo stalker, prima che diventi un vero e proprio aggressore. Quindi, se
lo stalker
non aggredisce mai... diviene difficile ostacolarlo. Difficile anche
dimostrare
che stia ossessionando.
Alcuni comportamenti come telefonate, sms, e-mail, “visite a sorpresa” e
perfino
l’invio di fiori o regali, possono essere graditi segni di affetto che,
tuttavia
a volte, possono trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione in
grado di
limitare la libertà di una persona e di violare la sua privacy,
giungendo perfino
a spaventare chi ne è destinatario suo malgrado.
Mi mandava anche 70 o 80 sms al giorno. Spesso teneri e dolci, ma
anche minacciosi
quando vedeva che non rispondevo. Non ho idea di quanto spendesse di
credito per il
cellulare, o se avesse aderito appositamente ad una offerta tim. Stessa
cosa con le
email, il ritmo era almeno di una cinquantina al giorno, non sapevo dove
trovasse il
tempo di scrivere. Era una presenza costante, non riuscivo a
liberarmene.
Inseguimento, molestia e persecuzione
E' stalking, ma è chiamato anche “sindrome del molestatore assillante” o
“inseguimento ossessivo”. La terminologia più comune, quella di
“stalking”,
è stata coniata con la finalità di raffigurare simbolicamente, con un
termine
in lingua inglese che significa “appostarsi”, l’atteggiamento di chi
mette in
atto l'inseguimento ossessivo.
Il “molestatore assillante” manifesta, infatti, un complesso insieme di
comportamenti
che vengono ben racchiusi sinteticamente dall’espressione “fare la
posta” che comprende
l’aspettare, l’inseguire, il raccogliere informazioni sulla
“vittima” e sui suoi movimenti,
comportamenti che sono quasi sempre “tipici” di tutti gli stalkers, al
di là
delle differenze rilevate di situazione in situazione.
Alcuni studi compiuti su questo fenomeno hanno distinto due categorie di
comportamenti
attraverso i quali si può attuare lo stalking:
1) La prima tipologia comprende le comunicazioni intrusive, che
includono tutti
i comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie
emozioni, sui bisogni,
sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati
affettivi
amorosi (anche se in forme coatte o dipendenti) che a vissuti di odio,
rancore o
vendetta. I metodi di persecuzione adottati, di conseguenza, sono forme di
comunicazione con l’ausilio di strumenti come telefono, lettere, sms,
e-mail o
perfino graffiti o murales.
2) Il secondo tipo di comportamenti di stalking è costituito dai
contatti, che
possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo
diretto, quali
ad esempio pedinare o sorvegliare, che mediante comportamenti di
confronto diretto,
quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni.
Generalmente
non si ritrovano due tipologie separate “pure” di stalkers, ma molestie
in forme miste
in cui alla prima tipologia, in genere segue la seconda specie di
azioni.
Perché si possa parlare di “stalking”, occorre che si verifichino tre
comportamenti:
1) l’attore della molestia, lo stalker, agisce nei confronti di una
persona che
è designata come vittima in virtù di un investimento
ideo-affettivo, basato su
una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente
immaginata
(in base alla personalità di partenza e al livello di contatto con la
realtà mantenuto);
2) lo stalker si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati
sulla
comunicazione e/o sul contatto, ma in ogni caso connotati da
ripetizione, insistenza e intrusività;
3) la pressione psicologica legata alla “coazione”
comportamentale dello
stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima
stalkizzata,
definita anche stalking victim, in uno stato di allerta, di
emergenza e di stress
psicologico. Questi vissuti psicologici possono essere legati sia
alla percezione
dei comportamenti persecutori come sgraditi, intrusivi e fastidiosi, che
alla
preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria
incolumità.
Ero in depressione costante. Al mattino, al risveglio, il mio primo
pensiero
era: "Cosa farà oggi? Come farà ad essere presente ed assillarmi? Quante
volte scriverà?
Quante volte telefonerà? Farà la pazzia di venire qui?" Tutti i giorni.
Feriali e festivi.
Sempre. Si può vivere così? Si può vivere in collegamento continuo con una
persona con la quale non si vuole un contatto continuo?
Identikit del molestatore assillante
La coazione che connota il comportamento di stalking, e che
permette di delinearlo
anche giuridicamente, ha fatto ipotizzare che tale problema fosse una
forma di
“disturbo ossessivo”. Tuttavia, come è stato osservato, i disturbi
psicopatologici
ossessivi sono connotati da vissuti egodistonici relativi ai
comportamenti attuati
e, conseguentemente, da un malessere provocato dalle idee, dai pensieri,
dalle
immagini mentali e dagli impulsi ossessivi legati alla persecuzione.
Questi vissuti
di disagio e di intrusione in realtà non risultano presenti in genere
negli stalkers
che, al contrario, tendono perfino a trarre piacere dal
perseguitare.
Mi mandava messaggi di continuo. Mi telefonava di continuo. Avevo uno
stress addosso
che non mi permetteva neanche di relazionarmi normalmente con le
persone. Temevo sempre
di veder spuntare quella persona all'improvviso. Stavo perdendo
tutto. Restavo
chiuso in casa con il terrore di uscire. Ho perso degli amici perchè ho
tenuto per
giorni il telefono spento e non leggevo la mail, ho rovinato una
relazione d'amore, a causa della presenza
costante e incombente di quella persona. E quando a volte ho risposto al
telefono, la
sua voce era tranquilla, allegra. Sì, era felice della mia risposta, ne
era gratificata,
provava piacere. Quella persecuzione mi stava rovinando la vita. Non
riuscivo ad avere
relazioni normali con altre persone, senza tremare, senza subìre il
condizionamento
dovuto alla sua presenza...
È molto importante sottolineare che lo stalking non è un fenomeno
omogeneo; pertanto,
risulta difficile far rientrare i molestatori assillanti in una
categoria diagnostica
precisa o identificare sempre la presenza di una vera e propria
patologia mentale di
riferimento. Gli stalkers non sono sempre persone con un disturbo
mentale e, anche se
esistono alcune forme di persecuzione nascono nel contesto di un quadro
psicopatologico, questa non è una condizione sempre presente così come
non esiste
sempre un abuso di sostanze associato al comportamento stalkizzante.
Ciò che è importante comprendere è che dietro a comportamenti di
molestia simili
possono celarsi motivazioni anche molto differenti tra loro. A questa
conclusione si
è giunti in seguito a studi che hanno esaminato il profilo psicologico
di numerosi
stalkers e, sulla scorta dei quali, si è giunti ad individuare cinque
tipologie di
stalkers, distinti in base ai bisogni e desideri che fanno da motore
motivazionale.
1) Una prima tipologia di molestatore insistente è stata definita “il
risentito”. Il
suo comportamento è sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o
di un torto che
ritiene di aver subito ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta.
Si tratta di
una categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine
della persona e
poi la persona stessa. Il problema più grave è legato alla scarsa
analisi della
realtà: perché il risentimento fa considerare giustificati i propri
comportamenti
che, producendo sensazioni di controllo sulla realtà, tendono a loro
volta a
rinforzarli.
2) La seconda tipologia di stalker è stata denominata “il bisognoso
d’affetto”, una
tipologia che è motivata dalla ricerca di una relazione e di attenzioni
che possono
riguardare l’amicizia o l’amore. La vittima in genere viene scelta
attraverso
una generalizzazione che la rende vicina al “partner o amico/a ideale”,
una persona che si ritiene
possa aiutare, attraverso la relazione desiderata, a risolvere la
propria mancanza di
amore o affetto. Spesso il rifiuto dell’altro viene negato e
reinterpretato
sviluppando la convinzione che egli abbia bisogno di sbloccarsi e
superare qualche
difficoltà psicologica o concreta. L’idea di un rifiuto, vissuto come
un’intollerabile
attacco all’Io, viene respinta con grande energia e strutturando un’alta
difesa
basata sull’allontanamento della percezione reale dell’altro, delle sue
reazioni e
della relazione reale che viene sostituita da quella immaginaria.
3) Una terza tipologia di persecutore è quella definita “il
corteggiatore incompetente”,
che tiene un comportamento alimentato dalla sua scarsa o inesistente
competenza
relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e,
quando non riesce
a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani. Questo
tipo di molestatore
è generalmente meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione
della stessa
vittima, ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando
persona
da molestare.
4) Esiste poi “il respinto”, un persecutore che diventa tale in
reazione ad un
rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a
vendicarsi
per l’abbandono. Spesso oscilla tra i due desideri, manifestando
comportamenti
estremamente duraturi nel tempo che non si lasciano intimorire dalle
reazioni
negative manifestate dalla vittima: la persecuzione infatti rappresenta
comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita
totale,
percepita come intollerabile. Nella psicologia di questo tipo di
“inseguitore
assillante” gioca un ruolo cruciale il modello di attaccamento
sviluppato che è
una delle forme di tipo insicuro, in grado di scatenare angosce legate
all’abbandono
che creano una tendenza interiore, più o meno consapevole, a considerare
l’assenza
dell’altro come una minaccia di annientamento e di annullamento del Sé.
5) Infine, è stata descritta una categoria di stalker definita “il
predatore” e
costituita da un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con
una vittima che
può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura, infatti, eccita
questo tipo
di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto.
Questo genere
di stalking può colpire anche bambini e può essere agito anche da
persone con disturbi
nella sfera sessuale, quali pedofili o feticisti.
Solitamente, nella stragrande maggioranza dei casi, il meccanismo è
lo stesso
delle violenze di genere, pertanto di solito lo stalker è un uomo, e la
vittima è una donna.
Trovarsi nel caso opposto, che è raro, essere cioè uomo-vittima,
inseguito da una stalker-donna, è
deprimente. Se si cerca di raccontarlo, non si viene creduti. Gli
altri perdono fiducia
nella vittima, poichè a livello sociale si percepisce che in qualche
modo l'uomo in
quanto tale debba aver dato dei segnali positivi, che hanno magari
fatto scattare i
meccanismi nella stalker. La mia stalker apperteneva contemporaneamente
alle categorie
1) 2) e 4). Impossibile liberarsene, se non per tempi inferiori alle 48
ore. Poi
tornava all'attacco. Tornava ad essere presente.
E l'incubo ricominciava. Iniziavo a stare male anche fisicamente, con palpitazioni cardiache, mal di testa, nervi sempre tesi.
La vittima e il legame con il suo Stalker
Molte persone che subiscono molestie assillanti sono donne di un’età
frequentemente
compresa tra i 18 e i 24 anni. Tuttavia, alcuni tipi di persecuzioni,
quali ad esempio
quelle legate al risentimento o alla paura di perdere la
relazione che nasce
dall’essere respinti, sono rivolte principalmente a donne tra i 35 e i
44 anni. In
alcuni casi invece (come quello che stiamo testimoniando), le vittime
sono uomini
tra i