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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
Trenta anni dopo
Identità di un blog (e di chi lo scrive)
La grande truffa
Venticinque anni dopo
Ti spio anche senza risposta
Il valore della Moneta
La censura dei blog sbarca in Europa
Linea 601A (la mia banlieu)
Come muore la mia terra
Osservando Napoli
San Paolo Belsito, 4 maggio 2007
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Ho molto da lavorare, ma poca voglia. Ho un po' di delusioni che mi attraversano la testa, mi sembrava di stare sulla via di risolvere certe problematiche, ma a quanto pare non è così. Avrò scelto la strada sbagliata, da cui il senso profondo di delusione.
Poi, anche tutto il resto, esterno, è deludente: è arrivato il sì definitivo del Senato al dl sicurezza. Un altro passo verso l'apartheid. Come se la colpa delle nostre crisi e dei nostri guai fossero loro. Non è un problema: che arrestino ed espellino tutti. Da queste parti vedo quotidianamente fabbriche che vanno avanti e non si fermano solo grazie al lavoro straniero, e campi coltivati solo da loro. Fanno il 9% del nostro PIL, e noi creiamo apartheid. Va benissimo così. Quando le fabbriche si fermeranno per mancanza di manodopera a basso costo (ed a bassi diritti, non dimentichiamolo), i loro padroni le sposteranno in Cina, in Moldavia, in Birmania, in Uzbekistan, in Cambogia, in Malesia. Ci sta bene.
Comunque oggi, tra delusioni personali e politiche, non ho la testa di scrivere, per cui diciamo che... se proprio non mi cade un fulmine sulla testa, ci si risente lunedì.
Come vorrei rivedere Napoli.
Il razzismo è un'emergenza o è diventato un fatto sociale ordinario? Vi è o no una responsabilità della politica, delle istituzioni, degli intellettuali, dei media nella produzione e riproduzione dei discorsi e delle pratiche stigmatizzanti che alimentano le discriminazioni e le violenze razziste?
L'associazione Lunaria ricostruisce l'evoluzione del razzismo in Italia negli ultimi due anni in un libro bianco a partire dalla narrazione di 319 casi di razzismo quotidiano realizzata grazie al monitoraggio della stampa tra il 1 Gennaio 2007 e il 15 Aprile 2009.
Le cronache di ordinario razzismo documentate nel Libro bianco parlano da sole: testimoniano l'infondatezza della tesi che tenta di liquidare come “casi isolati” quelle violenze razziste che, per la loro gravità, riescono ad acquisire visibilità sui media e divengono oggetto del discorso pubblico.
Il razzismo in Italia non è ormai più un'emergenza, nel senso che è quotidiano e diffuso da tempo in tutte le aree del paese. Eppure, dovrebbe allarmarci la facilità con la quale tendiamo ad abituarci alla sua presenza accettandolo come un fatto sociale ordinario. Non contribuisce certo a frenare questa deriva, quel processo di legittimazione culturale, politica e sociale del razzismo di cui gli attori pubblici, in particolare istituzionali, sono i principali protagonisti: esso svolge un ruolo di primo piano nel mutamento delle modalità con le quali la società italiana si relaziona con i cittadini di origine straniera. Tale legittimazione, che ha richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale e delle istituzioni europee, ha alimentato e continua ad alimentare quei sentimenti diffusi di intolleranza e di ostilità che costituiscono l'humus favorevole per la proliferazione di atti e violenze razzisti. Nel Libro bianco viene analizzata questa evoluzione indagandone le radici storiche e soffermandosi sul ruolo che il mondo della politica, i media e il diritto speciale "riservato" ai migranti hanno svolto e svolgono nella produzione di un'immagine stigmatizzante dei cittadini di origine straniera e dei rom.
La decostruzione dei pregiudizi e degli stereotipi veicolati dal discorso pubblico e dai media viene svolta grazie a un'attenta analisi del carattere performativo del linguaggio che li contraddistingue e attraverso la narrazione di otto casi esemplari delle cronache del razzismo degli ultimi due anni. Cronache che la raccolta dei 319 casi monitorati sulla stampa riesce a rappresentare solo in piccolissima parte. Tra i molti protagonisti del razzismo quotidiano vi sono i giovani, nel ruolo di attori o di vittime. E' questa una delle tendenze più preoccupanti: dovrebbe sollecitare le istituzioni e la società civile a guardare con maggiore attenzione i disagi, ma anche le aspettative, dei "figli dell’immigrazione". Dovrebbe anche suggerire il rilancio delle politiche di inclusione sociale, una, anche se non la sola, delle scelte necessarie da intraprendere per combattere le molteplici forme del razzismo contemporaneo.
Per approfondire: Lunaria.org
Apprendo dall'edizione nord-est de Il Gazzettino di un nuovo tipo
di delitto passionale.
È accaduto a Cavasso Nuovo, in provinvia di Pordenone, ed il protagonista è un pensionato di 68 anni che passava molte ore al PC. Ma il PC un bel giorno ha iniziato a tradirlo, non nel senso che si faceva usare da altri, ma nel senso che era diventato lento, e con errori nell'esecuzione dei programmi (ovviamente usava windows, ma questo non mi meraviglia). A lungo andare, la lentezza del PC ha esasperato l'uomo.
Così, qualche sera fa, il tragico epilogo, dopo l'ennesima bizza del PC, l'uomo gli ha fatto una vera e propria scenta di gelosia, sperando che la situazione si sbloccasse ma poi, in preda ad uno scatto d'ira, ha tirato fuori dal cassetto la propria pistola calibro 22 regolarmente denunciata ed ha sparato cinque colpi all'indirizzo del PC.
Per approfondire, c'è un trafiletto sul Gazzettino, oppure basta cercare con google.
Restando sempre nel nord-est, per chi fosse interessato a quel che succede in Veneto, mi permetto di suggerire Altrenotizie.
Certo che... svegliarsi la mattina, prepararsi, uscire prima delle sette, accendere in auto la radio e...
...apprendere quanto avvenuto (e avviene) a Viareggio, non solo fa venire i brividi, ma fa anche passare la voglia di scrivere quel che si aveva in
testa per oggi...
E i brividi continuano...
Per approfondire, è certamente più indicato il blog di Angela Ricci, rispetto al mio.
Il tema "Città e Cittadinanza" è al centro dell’edizione 2009 della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile, che si terrà dal 9 al 15 Novembre 2009, sotto l'egida e il coordinamento della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO. Anche quest'anno scenderanno in campo centinaia e centinaia di soggetti, dalle istituzioni alle scuole, dalle associazioni alle imprese, dalle fondazioni alle università, dando vita a una fitta rete di eventi del genere più diverso: convegni, giochi, escursioni, mostre, laboratori, spettacoli, stand, esposizioni, tutti finalizzati a sviluppare, negli individui come nelle collettività, la consapevolezza e le capacità operative necessarie a costruire una città ecologica e solidale, orientata alla qualità della vita e animata da una cittadinanza responsabile e democratica. Sviluppo urbano, energia, mobilità, rifiuti, inquinamento, patrimonio storico, governance partecipata, intercultura, legalità, integrazione, sono tra le principali tematiche che saranno affrontate. Le manifestazioni centrali si svolgeranno quest'anno a Milano ma gli eventi potranno essere organizzati in qualsiasi regione italiana: tutti coloro che sono a vario livello impegnati nell'educazione alla sostenibilità sul territorio sono invitati ad aderire promuovendo iniziative da inserire nel programma nazionale e curandone la realizzazione. La Settimana s'inquadra nel "DESS - Decennio dell'Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2005-2014", campagna mondiale proclamata dall'ONU e coordinata dall'UNESCO, allo scopo di diffondere valori, conoscenze e stili di vita orientati al rispetto del bene comune e delle risorse del pianeta.
A scegliere il tema dell'anno è il "Comitato nazionale DESS" che si compone di tutte le principali realtà che operano a ogni livello in Italia per promuovere la "cultura della sostenibilità": ministeri, Regioni, enti locali, rappresentanze socio-economiche, associazioni, istituzioni di ricerca e formazione, reti di scuole, agenzie ambientali.
Le precedenti edizioni della Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile sono state dedicate ai temi dell'Energia (2006), dei Cambiamenti Climatici (2007) e della Riduzione e Riciclaggio dei Rifiuti (2008), ed hanno avuto uno straordinario successo di partecipazione. La Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO confida nel massimo coinvolgimento e nell'azione sinergica di tutte le sedi che, anche a livello informale, contribuiscono a formare i valori e i comportamenti della nostra società.
Per approfondire: Unescodess.it
"L'utopia sta all'orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana
di due passi. Faccio dieci passi e l'orizzonte si allontana di dieci
passi. Per quanto cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve
l'utopia? A questo: serve a camminare."
(Eduardo Galeano)
Il positivo entra ed esce dalla testa. Il negativo lascia sempre dentro qualcosa
di strisciante, un'inquietudine sorda. In pratica, il negativo si accumula.
Oggi c'è un eccesso di negatività nell'aria. Pertanto, meglio lasciare perdere.
Oltretutto, di che dovrei parlare? Di un posto, tra le Alpi, dove si stava tenendo
un normalissimo concerto heavy metal? Ma poi è successo che in una vicina fattoria
sono scomparse tre (tre!) galline (galline!!!), ed allora tutti hanno chiamato la
polizia per far sospendere il concerto perchè certamente le galline sono servite
ai metallari per qualche rito satanico, perchè si sa, i metallari sono satanisti..
Pensare che invece si sia aggirato da quelle parti un ladro di galline (in senso
letterale) proprio no, eh? Quando mi hanno sfondato il finestrino del mezzo mobile, ho
pensato che qualcuno voleva frugare nel portaoggetti per rubare, non che a qualcuno
servivano delle schegge di vetro per tagliarsi le vene o per leggerci dentro il futuro
o per fare il malocchio ad altra gente...
Questa delle galline e del rito satanico l'ho sentita per radio stamattina.
Oppure? Di che dovrei parlare? Di episodi meno locali e più globali? Tipo
di quanto sia strano il sistema economico dal quale ci aspettiamo la salvezza, il
progresso ed il benessere? Nessuno (soprattutto in Italia) costruisce materialmente
qualcosa, che sia una pentola, una scacchiera, un telefono. L'idea di tutti è che si
possa andare in qualche posto remoto della Terra (che di solito è l'India, la Cina, o
il Sud-Est asiatico) a comprare qualcosa, da rivendere poi in patria a prezzo maggiorato.
In pratica, solo shopping. Anche la produzione è diventata shopping e basta. Quindi, loro
fanno i telefonini e le simm, noi facciamo solo le ricariche (sempre delle simm).
Il mondo è matto.
Io non ho voglia manco di pensarci, oggi. Ho molto da lavorare, e molte cose da
pensare (perchè il mio cervello si inceppa, oggi è inceppato, ed il togliermi
dall'inceppamento è solo un'illusione).
Pertanto, questo post è solo una perdita di tempo. Mi dispiace per chi lo ha
letto fino in fondo :)
A dopo ;)
Domenica 21 giugno, è apparso sul quotidiano spagnolo "El Pais" un interessante articolo, a firma di Miguel Mora, intitolato
España es 'cosa nostra', e con sommario: "Camorra, mafia e ‘ndrangheta stringono un’alleanza strategica e gestiscono assieme dal suolo spagnolo il traffico di stupefacenti in Europa". L'articolo è interessante, e val la pena di metterlo qui, tradotto in italiano. La traduzione non è mia (che in spagnolo non so dire neanche una parola), ma di Italiadallestero. L'articolo originale (ovviamente in spagnolo) potete leggerlo sul sito di El Pais.
Le tre mafie italiane più potenti e pericolose – la camorra napoletana, la siciliana Cosa Nostra e la calabrese ‘ndrangheta - hanno rafforzato la loro alleanza economica in Spagna. I capi delle tre organizzazioni criminali vivono come onesti cittadini e latitanti di lusso sulla costa mediterranea, da Barcellona a Estepona. E da qui governano il traffico europeo degli stupefacenti. Vivono in ville di lusso, viaggiano su auto da 160.000 euro, fanno investimenti milionari nell’edilizia per riciclare il denaro sporco e gestiscono l’affare cruciale: i boss comprano la droga in consorzio con i fornitori latino americani per abbassare il prezzo e ridurre i rischi di cattura. Poi distribuiscono le dosi in Europa.
Questa è la storia di Luigi Cannavale, Procuratore antimafia di Napoli dal 2001 e coautore dell’Operazione Tiro Grosso che si concluse nel 2007 con 114 arrestati e il sequestro di 1500kg di cocaina e 3 tonnellate di hashish. Lavora in collaborazione con i carabinieri della città, sotto il comando del generale Gaetano Maruccia, e con l’Unità Centrale Operativa (UCO) della Guardia Civile spagnola.
Da un paio di anni, la collaborazione si è intensificata e i risultati iniziano a vedersi. Negli ultimi 12 mesi sono stati catturati una mezza dozzina di boss della Camorra e vari luogotenenti rifugiatisi in Spagna. Ma in questo momento la giustizia italiana conta nella sua lista di mafiosi pericolosi 249 tra boss e affiliati. Il generale Maruccia e il Procuratore Cannavale calcolano che almeno il 70% di loro si trovano in Spagna.
Il penultimo ad essere stato catturato è stato Raffaele Amato, alias Lo Spagnolo. È stato arrestato a Marbella dopo un’indagine partita da Malaga, dove era stato localizzato grazie alle intercettazioni telefoniche della Guardia Civil. Amato, 44 anni, era il capo del potente clan degli Spagnoli, un gruppo secessionista del clan Di Lauro, che da cinque anni controllava i quartieri napoletani di Scampia e Secondigliano, i più grandi mercati della droga a cielo aperto d’Europa. Amato controlla 39 delle 40 zone di traffico in questa area.
Nel maggio 2005, Amato era stato arrestato a Barcellona, insieme ad altri cinque membri della Camorra, all’uscita di un casinò. Ora su di lui pesano quattro accuse di omicidio, come mandante o esecutore, durante la cosidetta guerra di Scampia. Dopo aver passato un anno di custodia cautelare, ha finito per essere rimesso in libertà prima di essere estradato per decorrenza dei termini di carcerazione. Anziché tornare in Italia, è rimasto in Spagna per gestire il traffico di droga tra i paesi latinoamericani e l’Italia. Ora la sua cattura ha generato in Italia più di 200 arresti in tre settimane. L’esito è stato possibile grazie alle soffiate telefoniche Italia-Spagna.
“Una delle conseguenza più preoccupanti dell allenza tra le mafie è questa”, aggiunge il Procuratore. “Comprando insieme, il prezzo si abbassa, il guadagno si moltiplica e i rischi di controllo e sequestro si riducono. Non è la stessa cosa se la droga arriva in Europa in tre barche piuttosto che in una”.
Le alleanze si rafforzano in ambienti di lusso.” Si muovono sempre con cautela e discrezione, ed hanno sempre le tasche piene di contanti se sorgono problemi” spiega Cannavale. “Bosti, che fu arrestato mentre stava entrando in una farmacia, aveva con sé 24.000 euro in tagli da 500. Amato dette 30.000 euro in contanti al portiere di un hotel londinese affinché non lo registrasse con il suo vero nome”.
I boss dormono in case e ville di lusso, sempre di loro proprietà, e cambiano continuamente domicilio e identità. Vincenzo Scarpa, un altro narcotrafficante napoletano arrestato recentemente a Rivas Vaciamadrid (Madrid), si scambiava nome e documenti con il fratello Domenico. È stato arrestato per un passo falso costato caro: ha festeggiato il compleanno nel giorno della sua nascita, invece di festeggiarlo il giorno in cui è nato suo fratello.
Un’altra caratteristica della dolce vita di Cosa Nostra è che i mafiosi vivono soli, senza mogli o famiglia. E non vanno mai in giro armati. “Qui [in Italia] possono ricevere qualche pallottola, là invece vivono più tranquilli. Non hanno paura di essere presi di mira e si fanno passare per normali imprenditori”, racconta il generale Maruccia.
Molti hanno ristoranti e pizzerie come copertura. E durante gli ultimi 20 anni hanno contribuito a gonfiare una parte della bolla immobiliare in Spagna. Quando fu arrestato a Marbella, Amato aveva finito di investire parecchi milioni di euro in terreni sul litorale di Malaga. La sua idea era di costruire un complesso turistico.
“L’emigrazione mafiosa in Spagna iniziò negli anni ’80″, racconta Cannavale. “Alcuni clan che si dedicavano al contrabbando in Italia andarono a Malaga e crearono delle colonie vere e proprie. Iniziarono a trafficare con l’importazione di hashish dal Marocco su motoscafi che attraversano lo Stretto in mezz’ora, e a poco a poco si sono introdotti nell’economia legale.”
Come ha denunciato tante volte il giornalista Roberto Saviano, autore di Gomorra, l’infiltrazione è stata tollerata o ignorata dalle autorità, che preferivano limitarsi ad applicare la dottrina Mitterrand: in mancanza di crimini di sangue, venivano lasciati tranquilli. Il buon clima, l’assenza di una legislazione antimafia, le occasioni di riciclaggio offerte dall’espansione economica e la simpatia reciproca, soprattutto grazie al Mondiale del 1982, hanno trasformato la Spagna nella Costa Nostra.
Oggi, siciliani delle famiglie di Trapani, calabresi delle bande di Reggio Calabria e camorristi di diversi clan e quartieri napoletani, la maggioranza pezzi grossi puliti senza precendenti penali, lavorano gomito a gomito nel settore della coca e dell’hashish.
“Quasi tutti i capi si trovano là” assicurano Maruccia e Cannavale. La collaborazione tra le polizie dei due paesi è migliorata molto, e il Procuratore e il generale sono ottimisti. Ma avvertono: “All’inizio la mafia genera soldi, però poi questo investimento si tramuta in un boomerang. Ora la Spagna sta aiutando molto perché inizia a temerli. Sanno che là hanno la loro base logistica e che là c’è il grande mercato della droga. Abbiamo già scoperto contatti con i marsigliesi, olandesi, tedeschi, alcuni di loro macchiatisi di omicidi. È inquietante.”
Saviano, lo scrittore che ha spiegato che le mafie sono un impresa su scala globale, teme che forse sia troppo tardi. “Gli ultimi sequestri in Italia mostrano che la Spagna sta continuando ad essere una porta aperta al narcotraffico. Mentre i politici litigano, mentre si parla in campagna elettorale di tutti i temi e si provocano allarmi sul terrorismo, i clan italiani, russi e nigeriani stanno conquistando l’economia attraverso le falle aperte dalla crisi. La Spagna deve capire che i clan importeranno anche le abitudini militari in questa terra. Finora hanno solo fatto affari e investimenti. Presto inizieranno a sparare”.
Sono passati sei anni dal
Summit di Salonicco, quello che gettò le basi per la cosiddetta Fortezza Europa, ma tra le
tante corbellerie che si udirono (con buona pace per chi mostra sempre fiducia nelle istituzioni
dell'Unione Europea), se ne sentì una che sembrava una cosa interessante: l'integrazione degli
Stati dei Balcani occidentali nell'UE.
Sono passati sei anni, e cosa è successo?
Basta guarda la cartina dell'UE
qua accanto: è stato inglobato quasi tutto, tranne i Balcani occidentali. Presa per i fondelli
nei confronti dei popoli che abitano quei sette stati?
Con la premessa che quei sette stati sono abitati da europei a tutti gli effetti e che
hanno compiuto considerevoli progressi nell'ambito delle riforme politiche ed economiche avvicinandosi
all'adesione all'Ue, il loro processo di integrazione è stato rallentato dagli stessi altri
stati UE, che hanno preferito velocizzare il processo di adesione di altri Paesi che invece non erano
ancora del tutto pronti (Bulgaria, Romania, Polonia), ed oggi invece c'è una corrente a Bruxelles
che preferisce velocizzare (per ovvi motivi economico-commerciali, solo l'accesso della Turchia.
Secondo il professor Jovan Teokarević, che è un docente dell’Università di Belgrado ma anche
Direttore del Centro di Integrazione europea di Belgrado (BeCEI), quelle idee dovrebbero essere oggi
"rinnovate e arricchite, prendendo in considerazione l’acquisito livello di europeizzazione della regione,
così come altri importanti cambiamenti".
In pratica, il professor Teokarević sta indicando la necessità di un nuovo summit che veda la partecipazione
dei rappresentanti di quegli stati esclusi fino ad ora. Ed aggiunge: "Recentemente, tra i politici e i
cittadini dei Balcani Occidentali sta crescendo un pensiero condiviso, secondo il quale la strada per l’Ue promessa a Salonicco sta diventando sempre più lunga e incerta; questo perché, oltre ad uno sguardo retrospettivo, questi paesi hanno bisogno di una visione ancor più approfondita e strategica rivolta al futuro, da elaborare insieme all’Ue."
Eppure, un forum “Salonicco II” era stato previsto nelle conclusioni del summit precedente, come una occasione in cui i rappresentanti delle due parti si potessero incontrare nuovamente in futuro. Ma poi non si è più fatto. Come se qualcuno, a livello continentale,
avesse voluto che ci dimeticassimo di loro.
Di recente, anche il presidente serbo Boris Tadić, parlando praticamente per l'intera regione, ha affermato: "si ha l'impressione che l'Ue non sia pronta in questo momento ad accettare i paesi dei Balcani Occidentali quando noi tutti lo vorremmo”. Gli abitanti della regione temono che aumenti la “fatica d'allargamento” all'interno dell'Ue, che paradossalmente coincide con il quinto anniversario dell'ultimo allargamento, che ha dimostrato di essere molto vantaggioso sia per i vecchi che per i nuovi stati membri dell'Ue. Almeno tre fattori legati tra loro hanno portato alla “fatica d'allargamento”, e nessuno di questi esisteva al tempo di “Salonicco I” in una forma così chiara e spaventosa.
Dei tre fattori parla abbondantemente il professor Teokarević: "Il primo fattore è la crisi economica interna ai paesi membri Ue, scoppiata per lo scarso adeguamento alla globalizzazione, e attualmente aggravata dal crollo finanziario a livello mondiale e dalla recessione economica. (...) Il secondo fattore è la crisi istituzionale dell'Ue, che non è certo nuova, ma è diventata manifesta durante il processo di assestamento istituzionale dell'Unione: dal fallimento della Costituzione europea nel 2005, agli sforzi attuali per completare con successo la ratificazione del Trattato di Lisbona entro la fine del 2009. (...) Il terzo fattore che ha portato alla fatica d'allargamento è stato un reale, anche se informale inasprimento dei criteri
per i paesi dei Balcani Occidentali."
In pratica, si pretende da quei Paesi, per farli entrare, molto di più di quanto non si sia preteso dagli altri.
La Macedonia ha già aspettato tre anni e mezzo come candidato ufficiale all'Ue per avviare i negoziati di adesione, ma non può entrare perchè la Grecia non vuole. Con molta probabilità questa potrebbe essere la prospettiva degli altri paesi della regione quando finalmente diverranno candidati (perchè non lo sono ancora!). A causa della non piena collaborazione della Serbia con il TPI dell'Aja, per un anno intero l'Ue non ha attivato l'Accordo commerciale temporaneo con la Serbia, che dovrebbe aprire la strada per vero il primo passo per l'adesione: l'Accordo di stabilizzazione e associazione. Tutti concordano nel dire che l'attuale ritardo dell'integrazione europea della Bosnia Erzegovina deriva dal fatto che il paese è molto lontano dal trovare un consenso interno sul suo futuro, più lontano rispetto ad un paio di anni fa, ma qui l'argomento si fa complicato, e di post ce ne vorrebbero addirittura una decina. Infine, c'è un blocco ancora molto forte per non far entrare la Croazia, e ad applicarlo c'è la sua vicina di casa, la Slovenia. Eppure la Croazia sarebbe addirittura già pronta all'entrata, e ci aspettata il suo ingresso in UE alla fine del 2010. Anche qui ci sarebbe da parlare visto che c'è una questione riguardante i confini tra i due stati. Sulla Serbia c'è il veto dell'Olanda, e così via.
In pratica, c'è uno stato già interno all'UE che non vuole uno solo degli stati balcanici. E questo avviene per ogni stato balcanico. Non è certo così che si costruisce un'unione continentale, ma anche questo è un altro discorso (bisognerebbe parlare del come e perchè si pensa ad una unione continentale, e su che basi.)
Chiaramente ho dovuto contenere molto l'argomento, perchè è vasto, complicato, e con notevoli implicazioni geopolitiche, bancarie, commerciali, ecc... Per chi volesse approfondire, consiglio l'articolo del professor Teokarević, ovviamente tradotto in italiano, sul sito
Osservatorio Balcani.
Sulla mancanza di direzione della Bosnia-Erzegovina, consiglio invece Andrea Rossini.
Non solo a caldo, ma anche scarse, per ora, perchè non ho avuto il tempo materiale
di scrivere.
Il posto è eccezionale. Chi è appassionato di montagna e natura, faccia prima o poi
un bel giro in Val Borbera. E' in provincia di Alessandria, non lontano dal confine
con la Liguria. Si raggiunge facilmente dall'autostrada Milano-Genova. E' una
valle bellissima, con flora e fauna eccezionali, paesaggi notevoli, si può fare
dell'ottimo escursionismo (non io, che viaggiavo con la carrozzina per Viola).
La manifestazione è stata riuscitissima, a mio personale avviso. Qualcuno potrebbe
dire che i vari eventi previsti hanno accumulato notevoli ritardi, il che è vero,
ma fa parte dell'atmosfera decrescente, che prima di tutto deve essere "rilassata",
e non certo a fare le corse. Questo ha avuto di sicuro un effetto negativo, visto
che ho dovuto "tagliare" proprio il mio intervento e fare un po' di corse, per
recuperare il ritardo e far partire lo spettacolo teatrale successivo, ma va bene
così lo stesso: certi concetti chiave sono riuscito a trasmetterli, anche se
di fretta. Tutto sommato, bene così.
E, sempre tutto sommato, il bilancio della festa è certamente positivissimo: è
venuta gente non solo da tutta Italia, ma anche dai Paesi limitrofi, prima di
tutti la Francia. Quindi, l'augurio che si tratti di una tappa intermedia di una
lunga serie di appuntamenti che sono sia di socialità sia di approfondimento,
con tante cose interessanti.
Inquinamento fuori casa: obesità programmata?
Si tratta di uno studio prospettico realizzato su un campione di neonati delle Fiandre, da questo stuio si scopre una associazione tra esposizione prenatale a inquinanti ambientali ed elevato BMI durante i primi tre anni di vita. Per la cronaca, il BMI è quel numeretto chiamato body mass index, cioè indice di massa corporea. In pratica è il numeretto che dice se siete obesi o no. Per informazioni vedere qui.
Già dalla fine degli anni '90, quindi da dieci anni, i dati di laboratorio indicavano che l'esposizione a quelle sostanze che in inglese sono chiamate endocrine disruptors come i policlorobifenili (PCB), le diossine e il bisfenolo A, in periodi critici dello sviluppo fetale poteva aumentare il rischio di obesità in fasi successive della vita, ma pochi studi epidemiologici avevano investigato in tal senso. In questo studio i ricercatori hanno esaminato un campione casuale di coppie madre-bambino provenienti da 26 maternità delle Fiandre collocate in aree geografiche con diverse caratteristiche di inquinamento (rurali, urbane e industriali). Sono state raccolte informazioni sullo stato di salute, fumo, età, condizione socioeconomica; sono stati registrati peso e altezza dei bambini da 0 a 3 anni e da un campione di sangue ombelicale sono stati misurati i livelli di esaclorobenzene, PCB, composti della famiglia delle diossine, e DDE (metabolica del DDT).
Cosa si è scoperto?
Alti livelli di PCB erano associati ad elevati BMI tra 1 e 3 anni di età. E non è fuffa. L'effetto di alti livelli di DDE sul BMI a 3 anni di età era non significatico in figli di madri non fumatrici, ma questo effetto aumenta nei figli delle fumatrici in gravidanza. La conseguenza scientifica? Beh, la simultanea esposizione intrauterina a endocrine disruptors sembra aggravare l'effetto del fumo in gravidanza sull'aumento del BMI!
Qualcuno (chi ancora oggi usa a livello industriale PCB, diossine, bisfenoli) obietterà certamente che questo studio è scientificamente limitato, poichè il follow up dei bambini è durato solo fino ai tre anni. In tal caso si può contro argomentare che un elevato BMI nel bambino piccolo è già riconosciuto come fattore di rischio di obesità nell'adulto). Chiara l'antifona? Ovviamente, al di là di questo, sono comunque necessari altri studi prospettici per confermare questi risultati, e studi che spieghino i possibili meccanismi con cui gli inquinanti possono alterare il metabolismo energetico. Quindi, è solo l'inizio di un'indagine importante.
La mia fonte, grazie ad una segnalazione di ISDE Italia, è stato l'articolo di Verhulst SL, Nelen V, Der Hond E, "Intrauterine exposure to environmental pollutants and body mass index during the first 3 years of life.", pubblicato su Environ Health Perspect 2009, n.117, pagg. 122-126.
Inquinamento dentro casa: patologie respiratorie nei prematuri
Sembra che i nati pretermine hanno un rischio più elevato di sviluppare patologie respiratorie. Questo studio non è belga e non è stato fatto nelle Fiandre, è stato invece effettuato negli USA su 124 bambini con peso molto basso alla nascita. Cosa ha dimostrato?
Ha dimostrato come il rischio di patologie respiratorie possa essere almeno in parte attribuibile all'esposizione a fattori ambientali modificabili.
Lo studio ha coinvolto bambini dimessi da un centro di cure intensive neonatali di Rochester, New York. Al momento dell'arruolamento nel campione, sono state richieste ai genitori informazioni sulle condizioni sociodemografiche della famiglia e sull'esposizione prenatale al fumo di sigaretta.
All'età di un anno mediante interviste telefoniche sono stati indagati i problemi respiratori dei bambini, come ad esempio necessità di visite mediche e di ricoveri per patologia respiratoria, presenza di una diagnosi medica di asma, e la presenza di fattori di rischio nell'ambiente di vita. I fattori di rischio principali sono: fumatori in casa, presenza di muffe, di stufe a legna, l'uso di prodotti chimici per il controllo dei parassiti. Ha completato il follow-up l’86% degli arruolati.
Ecco i risultati. La necessità di cure mediche per problemi respiratori è risultata molto comune (il 47% ha richiesto almeno una visita medica per problemi respiratori, l’11% è stato ricoverato almeno una volta, il 9% ha avuto una diagnosi di asma). La maggioranza dei soggetti era esposta ad almeno un fattore ambientale nocivo (82%): coabitazione con almeno un fumatore (33%), presenza domestica di muffe (14%), stufe a legna (13%), uso di antiparassitari (13%).
Anche dopo aver controllato i dati in base alle caratteristiche demografiche, alla storia familiare di asma o allergia, peso alla nascita, presenza o meno di broncodisplasia, si è evidenziato come la convivenza con un fumatore e l'esposizione a antiparassitari risultavano associate in modo indipendente tra loro ad un aumento della necessità di cure mediche per problemi respiratori.
E' un ulteriore conferma quindi dell'impatto dei fattori ambientali, peraltro facilmente modificabili, sulla salute dei bambini. E qui si tratta dei fattori ambientali dentro casa.
La mia fonte è un insieme di post scritti dal dott. Toffol, sul sito dell'Associazione Culturale Pediatri, che poi è un sito la cui lettura consiglio a chiunque abbia interesse per la salute dei bambini.
Altro
Ricordo l'appuntamento di domani in Val Borbera e infine, per gli appassionati astrofili, che c'è il solstizio d'estate :)