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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
Trenta anni dopo
Identità di un blog (e di chi lo scrive)
La grande truffa
Venticinque anni dopo
Ti spio anche senza risposta
Il valore della Moneta
La censura dei blog sbarca in Europa
Linea 601A (la mia banlieu)
Come muore la mia terra
Osservando Napoli
San Paolo Belsito, 4 maggio 2007
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Alessandro Benedetti, agente della Gendarmeria del Vaticano si è ucciso ieri
mattina sparandosi un colpo di pistola alla testa nel bagno dell’alloggio
che occupava nella caserma della Città del Vaticano.
La versione ufficiale dell'ufficio stampa vaticano è che il suicidio sia
stato causato da una delusione d'amore del giovane, 26 anni.
Nonostante Benedetti avesse superato con successo tutti gli esami
psicoattitudinali per entrare nella Gendarmeria, corpo di polizia vaticano
che accoglie cittadini italiani di provata fede cattolica (bisogna
esibire il certificato di battesimo) e che si occupa della sicurezza
pontificia, vigilando direttamente sull'incolumità del Papa in occasione
degli eventi pubblici e nella vita privata. Un corpo efficientissimo e
superaddestrato, con compiti di intelligence e pronto a rispondere
nel giro di pochi secondi a qualsiasi problema inerente la sicurezza del
pontefice, non è questa la storia alla quale penso stamattina.
Anche un uomo superaddestrato che fa la superguardia del corpo può
arrivare al suicidio, di questo ne sono certo. Quindi, tendo a scartare
le voci (a dire il vero flebili) che sulla stampa qua e là parlano di
"giallo in Vaticano". Di solito è sempre meglio non montare artificiosamente
gli eventi di cronaca. L'episodio però mi fa fare un'associazione mentale
con qualcosa di più vecchio.
La mente vola di colpo indietro nel tempo di nove anni, e torna alla
storia di Alois Estermann. Per chi legge il tedesco c'è una
voce in Wikipedia. Per Estermann c'è
davvero qualcosa di poco chiaro, di troppo complesso, ambiguo, indefinito.
Chi era Alois Estermann? Era un soldato. Un soldato svizzero, nato
nel cantone di Lucerna nel 1954. A 25 anni entra nell'esercito pontificio come
alabardiere. E' un particolare importante, e che fa la differenza rispetto
al suicidio di Benedetti. Gli agenti della Gendarmeria del Vaticano conservano
la cittadinanza italiana, mentre Estermann non conserva la cittadinanza svizzera,
perchè le Guardie Svizzere diventano cittadini del Vaticano. Non è una differenza
da poco.
Il 13 maggio 1981 era in piazza San Pietro in occasione dell’attentato di
Alì Agca contro il Pontefice Giovanni Paolo II. Ma il suo lavoro è un altro,
ed è più delicato. Probabilmente, a sostenerlo è il giornalista Ferruccio Pinotti,
autore di “Poteri Forti” (Rizzoli Bur), Estermann ha compiti di intelligence.
Fatto sta che a partire dall’autunno 1981, Estermann si sarebbe recato più volte,
in incognito a Danzica e Varsavia per coordinare l’arrivo di imprecisato
materiale proveniente dalla Scandinavia e destinato al sindacato cattolico
polacco “Solidarnosc”. Di che materiale si tratti, non si è ancora scoperto, e
forse non lo si scoprirà mai, perchè chi sapeva di cosa si trattasse, oltre
Estermann, ha la bocca chiusa per sempre: Roberto Calvi.
E' infatti proprio Calvi a parlare di aiuti a “Solidarnosc” in una lettera personale
indirizzata direttamente a Giovanni Paolo II il 5 giugno 1982 in un disperato
appello al Pontefice confidando in un possibile incontro. L'incarico di organizzare
l'incontro viene affidato a... Estermann.
Intanto lo svizzero fa carriera, molto stimato dal segretario personale del Papa,
monsignor Stanislaw Dziwisz e dal sostituto della Segreteria di Stato, monsignor
Eduardo Martinez Somalo. Nei tardi anni Ottanta ha fatto parte della sicurezza
del Pontefice nei suoi viaggi all’estero.
Nel 1982 venne promosso capitano, nell’83 maggiore e nel 1989 Tenente Colonnello.
Una carriera luminosa, pare. Una carriera di agente segreto.
Peccato che... facesse (probabilmente) il doppio gioco.
Ad ipotizzare che facesse il doppio gioco sono il quotidiano polacco “Super Express”
e quello tedesco cattoloco “Berliner Kurier” che, all’indomani della morte di
Estermann, ospitarono una esplosiva intervista di Markus Wolff, (Misha) ex
numero due della Stasi, il servizio segreto della Germania dell'Est, uno dei
più efficienti del blocco comunista, nella quale dichiarava che Estermann era
entrato in contatto con la Stasi nel 1979 poco prima del suo
arruolamento nella Guardia Svizzera.
Uno 007 perfetto, probabilmente. Ma probabilmente, perchè la verità
non si sa.
Sposato con Gladys Meza Romero, funzionaria dell'Ambasciata venezuelana
presso la Santa Sede, Estermann vive in Vaticano, e si sposta spesso in
Europa dell'Est.
Cosa abbiano fatto fare poi al loro agente, dopo la caduta del Patto di
Varsavia, è ancora fumoso e poco chiaro. Probabilmente viene impiegato alla
sicurezza del Pontefice. Fino al 4 maggio 1998.
Quel giorno, alle ore 12.00 in punto, come vuole la tradizione,
Alois Estermann viene nominato Comandante del corpo delle Guardie
Svizzere. Incarico prestigioso!
Peccato che il suo comando sia durato solo... nove ore.
Alle nove di sera e una suora - sulla cui identità verrà sempre mantenuto
il più stretto riserbo - entra nell'alloggio di servizio del neo comandante
delle Guardie Svizzere, Alois Estermann. Davanti ai suoi occhi una scena
raccapricciante: tre corpi, in un mare di sangue, massacrati da revolverate. Quello
di Estermann, di sua moglie Gladys Meza Romero e del vice caporale Cedric Tornay.
Ecco come ricostruisce i primi momenti dopo la scoperta Sandro Provvisionato,
scrittore e giornalista, nel suo sito Misteri d'Italia: "Tra i primi ad arrivare sul luogo sono
il portavoce del papa, Joaquin Navarro Valls, laico di origine spagnola, membro
numerario dell'Opus Dei; monsignor Giovanni Battista Re, sostituto delle
segreteria vaticana; e monsignor Pedro Lopez Quintana, assessore per gli
Affari generali della Segreteria di Stato vaticana. La scena del delitto
non viene sigillata, anzi già alla 21 e 30 sono decine le persone che si
aggirano tra i cadaveri. Elementi di prova importanti vengono rimossi o spostati.
A differenza di altri episodi avvenuti all'interno del perimetro vaticano,
come l'attentato al Papa, nessuna richiesta di collaborazione viene
inoltrata alle autorità italiane. Delle indagini si occupa il Corpo di
Vigilanza Vaticana. Prima ancora dell'arrivo del magistrato, il Giudice
Unico Gianluigi Marrone che arriva sul posto un'ora dopo, mani ignote
hanno già provveduto a perquisire non solo l'ufficio, ma anche
l'appartamento di Estermann e l'alloggio di Tornay. Quando i corpi
verranno rimossi, non sarà adottata alcuna precauzione utile alle indagini.
Anche l'autopsia sui tre cadaveri si svolgerà all'interno delle mura vaticane".
Non male, per la più grande istituzione religiosa del mondo.
Tre ore - siamo a mezzanotte - e Navarro Valls può sentenziare: "I dati finora emersi
permettono di ipotizzare un raptus di follia del vice-caporale Tornay. E' tutto
molto chiaro, non c'è spazio per altre ipotesi".
Complimenti vivissimi a Navarro.
Caso chiuso in 180 minuti. Con la prova delle prove: una lettera, nientemeno che
una lettera d'addio, affidata qualche ora prima (le 19 e 30, precisa Navarro) a un
commilitone dal folle vice-caporale con una lacrima e queste parole: "Se mi
succede qualcosa, consegnala ai miei genitori".
La verità? Beh, quel che è successo davvero è impossibile da ricostruire, ed
anche per elencare le ipotesi e gli elementi a loro favore, si potrebbe
scrivere un altro post lungo il doppio di questo...
Pertanto, a chi voglia interessarsi e approfondire il caso della
"Strage in Vaticano" del 1998, consiglio:
Storia.net
Decreto del giudice istruttore vaticano
Swiss Info
Così, quello che per regola sarebbe un triplice delitto irrisolto, in tre ore
è diventato un duplice omicidio più un suicidio, tutto risolto. E archiviato.
Per la cronaca, e solo per la cronaca, il giudice unico incaricato di
arch... ehm.. di indagare sul suicidio di Alessandro Benedetti, è lo stesso
del caso Estermann.
