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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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Venticinque anni dopo
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San Paolo Belsito, 4 maggio 2007
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Premessa: Questi sono appunti personalissimi, ricordi sparsi, risalenti
ai primi anni '90. Nonostante io abbia una memoria di ferro, restano appunti
personali, pertanto privi di ogni valenza storica.
Fatti e personaggi sono tutti rigorosamente reali.
Very long post
A quei tempi, Napoli era una città oscura.
Ed io ero molto più giovane di ora, ma proprio molto.
Era un altro tempo, un tempo in cui la monnezza non c'era ancora,
le strade erano attraversate dai cortei dei disoccupati
organizzati (cosa che avviene ancora oggi ma con minore
frequenza e senza autobus appicciati, all'epoca invece c'era la mitologica banda
di Michele Franco), ed il famoso
"rinascimento napoletano" stava appena iniziando, era appena
agli albori.
I disoccupati organizzati usavano ancora lo slogan antico:
"O' rre sta a jnd, e o' popolo for! Nun e'
cagnat' o riest e nient!", senza immaginare che stava
per arrivare un altro re, anzi un altro vicere.
Tangentopoli aveva spazzato via da pochi mesi i vari
Polese, Laboccetta e compagni (tranne Gava, Scotti e Pomicino, che
quelli anche oggi non li tocca nessuno, per cui nun e'
cagnat' o riest e nient), il questore Vito Mattera si
era fatto cacciare perchè si era fatto intercettare dai suoi
stessi sottoposti durante una telefonata con il sindaco in cui avvisava
il primo cittadino che c'era un avviso di garanzia in arrivo, e che
avrebbe fatto bene a rendersi irreperibile e portare via da casa quel
che non si doveva trovare, perchè ci sarebbe stata una perquisizione.
Via loro, non c'era ancora lo sfacelo della classe politica
attuale, che oramai è al capolinea. Perfino Berlusconi non aveva
ancora fatto la sua celebre discesa in campo.
Non solo non c'era la monnezza, ma anche
certe tragedie non erano ancora avvenute.
Nonostante questo, Napoli di quegli anni me la ricordo buia,
e oscura. Dopo cerchiamo di capire il perchè...
Torniamo a noi.
Anche se Maradona era andato via da un po', i Giuliano di Forcella erano
ancora il clan più forte del centro città, e controllavano sia l'eroina,
sia il lotto clandestino, sia il racket, sia l'erogazione dell'elettricità
pubblica. Si sparava, ma molto di meno rispetto al periodo dal 2002 in poi.
Io frequentavo la città soprattutto di notte. Forse è per questo che
me la ricordo buia e oscura. Non che fosse illuminata male, infatti Napoli
da sempre gioca molto la sua immagine sull'illuminazione, ma ero io
che frequentavo in massima parte il centro storico, tipo ad esempio
Spaccanapoli/Tribunali/Anticaglia/Banchi Nuovi/Sedile di Porto/Vergini,
e mi infilavo nei vicoli stretti e
bui. E più erano stretti e bui, più mi ci infilavo.
Insomma, se di mattina ero un qualunque studente, anche piuttosto
diligente, la notte ero in giro, nei angoli bui.
Non sto dicendo quindi che la città era buia e oscura perchè ho
dei brutti ricordi di quel periodo. Anzi, ho ricordi molto belli.
Ricordi fatti di impegno civile, di politica, di amori, di tornei
di scacchi, di balli 'a tammurriata e vino, di albe a
Piazza Municipio, di passioni e rimorchi aret 'a palma, e tutte quelle
cose che fa un normale studente universitario di 23 anni.
Ovviamente sulla città dell'epoca, ci sarebbe ancora tanto da scrivere,
e mi piacerebbe anche, ma ci porterebbe lontano dallo scopo che mi sono
prefissato, quindi magari sarà per un'altra volta...
Ora veniamo a noi.
Solo alla fine del 1993, sarebbero nate le isole pedonali nel centro
storico, quindi sto parlando di un'epoca in cui ad esempio il sabato
sera non c'era posto per parcheggiare lungo via San Biagio dei Librai
o Piazza del Gesù.
All'epoca non c'era ancora neanche il mezzo mobile. Avevo una gloriosa
Fiat 500 color crema più vecchia di me, immatricolata nel 1963, mica
fuffa!
Arrivavo con l'auto al centro di piazza San Domenico Maggiore, risalendo
rumorosamente via Mezzocannone, nell'area dove ora le auto non possono andare
perchè ci sono le fioriere a delimitare l'isola pedonale. E parchèggiavo
giusto sotto l'obelisco. Ed era tutto pieno di auto parcheggiate, e i
vigili se ne fottevano, se ne stavano a prendere il caffè e la
sfogliatella da Scaturchio
mentre noi pagavamo mille lire di permesso parcheggio ai tossici,
per poter tenere l'auto in divieto di sosta.
Poi c'era lei. Ma lei era proprio lei, cioè la mia "lei". Insomma, ci
siamo capiti, no? Già perchè di solito in questi casi, quando si scrivono
ricordi del secolo scorso, c'è sempre una lei. O mi sbaglio?
Dunque, dicevo, lei era strana perchè se non fosse stata strana non
mi sarebbe piaciuta. Ed era anche napoletana D.O.C., mica fuffa!
Dunque la sua stranezza era... ehm... un po' teatrale, ma non nel senso
che era teatrale lei...
(Attenzione: la parte che segue, vista la natura dell'argomento,
è consigliata solo ad un pubblico adulto)
Allora, la teatralità dovevo farla io. Altrimenti a lei non veniva
voglia. Scusate se lo dico in modo così diretto.
Prima di tutto, dovevo arrivare da lei, nel profondo dei vicoli del
ventre di Napoli, rigorosamente quando era già buio, e dovevo stare
tutto vestito di nero. E fin qui, nessun problema, visto che all'epoca
già vestivo di nero per fatti miei.
Poi, mi ero procurato un chiodo (non quello per inchiodare, dico
l'abito!), che però non dovevo indossare, ma solo mettere sulle spalle,
e poi dovevo camminare rasente il muro del vicolo, in modo che sto
coso nero sulle spalle svolazzasse come un mantello. Lei sbirciava il
mio arrivo dalla finestra, e questa cosa di me che avanzavo
di soppiatto nel vicolo con il manto nero svolazzante... la eccitava
tantissimo.
Solo che poi si incazzava perchè era un chiodo, lei preferiva uno
spolverino (svolazza di più) o addirittura un vero e proprio mantello
nero. Solo che io le rispondevo: "Co' cazz ca vac girann mmiez a via
con il mantello! Scordatelo!" E la cosa finiva lì. Ma torniamo a noi,
se no dite che non faccio mai i post erotici.
Dunque, dicevo, dopo essermi fatto tutto il vicolo di notte con il
chiodo messo ad uso mantello che doveva svolazzare, e dove c'erano i
portici dovevo pure infilarmi sotto i portici perchè più sembrava
che mi muovessi segretamente più lei si eccitava, salivo a casa sua.
Impresa non facile. Non so se conoscete i palazzi quattrocenteschi
napoletani, dove ogni piano ha il soffitto alto sette metri, e quindi
arrivare al quinto piano senza ascensore significava fare una scalata
tale che arrivavi sopra con l'affanno e di certo non avevi voglia di
baciare nessuna, ma chiedevi solo acqua e di poterti sedere.
Ma torniamo a noi. Lei mi aspettava con un abito lungo, bianco, di
taglio molto retrò, tipo sul settecentesco o giù di lì, che doveva
aver trovato a Resina o giù di lì. Ed io l'abbracciavo con il mio
mantello nero. Musica di sottofondo, medievale o al limite barocca.
In una casa della Napoli medioevale. Insomma, a lei
piaceva così, che ci posso fare. Tipo scimmiottare un incontro
segreto di tardo settecento. Che poi la cosa avrebbe anche il suo senso, perchè
ha indubbiamente un bel po' di fascino. Ma mica finiva lì!
Eh già, pollastri! Crederete mica che poi finivamo a letto? Ovvio
che no, o almeno non subito. Perchè io all'epoca ero già un drogato
di caffeina, e dopo 5 piani di palazzo quattrocentesco... insomma una
dose me l'ero anche guadagnata, no?
Ma nel frattempo, mentre io ansimavo ancora e lei preparava il
caffè, dovevo raccontarle qualche
leggenda, se no lei non si eccitava. E più
raccontavo, spesso rigorosamente in dialetto, più lei cambiava faccia. E che
faccia...
La mia specialità però era una
particolare leggenda. Che le faceva un tale
effetto che... spesso prima che finissi di raccontarla, mi saltava
addosso e succedeva quello che tutti voi state aspettando che
succeda :)
Dopo restavamo abbracciati sul grande letto (con baldacchino),
ed io le dovevo cantare la canzoncina, che settecentesca non è, e poi
io sono stonato come una campana ungherese, ma tant'è, le andava bene
così, anzi ci andava bene così.
Ovviamente, come pezzo finale, dovevo andare via (quando riuscivo
ad andare via) in modo furtivo, come se fosse un incontro segreto
davvero, e lei rimaneva alla finestra a sbirciare il mio chiodo nero
che svolazzava e si allontanava nella notte napoletana...
(Attenzione: fine della parte consigliata ad un pubblico adulto.
Quel che segue però potrebbe suscitare sentimenti contrastanti in un
pubblico non napoletano. Invece per i napoletani sarà tutto normale:
anche se passano gli anni, nun e' cagnat' o riest e nient.)
Dunque... dicevo... lei voleva che io facessi la parte di quello che
arriva in segreto... Ma anche spostandomi nel buio, non si poteva, perchè
per arrivare a casa sua si doveva passare davanti al finestrino di lui.
Direte voi, "e chi diavolo è lui"? Beh, ma lui è lui: Alfonsino.
(Attenzione: per motivi di privacy, Alfonsino è un nome di fantasia: il
personaggio è tremendamente reale ed anche attuale, ma non si chiama così.)
Alfonsino all'epoca aveva 40 anni, di cui 22 passati in galera, era sposato
da 20 anni, non aveva mai mai mai tradito sua moglie, ed aveva 4 figli,
uno per ogni vvota che m'hann arrestat, eh!, teneva a specificare.
Ma per parlare di Alfonsino bisogna prima parlare dei luoghi in cui si svolge
la scena.
A Napoli, nella zona dove avvengono i fatti che racconto, c'è una chiesa
molto antica e molto bella. Sotto la chiesa c'è da decenni un garage, molto
grande, di quelli dove paghi un affitto mensile per metterci l'auto, visto
che in quei vicoli non si parcheggia. Si dice che potesse contenere 50
veicoli, ma conoscendo i garagisti napoletani... ce ne saranno certamente
entrati molti di più.
Un bel giorno il parroco decise di rifare l'intonaco all'interno del garage.
Chiama un po' di imbianchini, e li paga per rifare l'imbiancatura delle
pareti. Gli imbianchini per prima cosa scrostano un po' del vecchio intonaco,
e...
...da sotto l'intonaco (che risaliva a subito prima della seconda guerra
mondiale) emergono degli affreschi... Arriva di corsa una squadra di tecnici
della Soprintendenza ai beni culturali, che emette in breve il verdetto:
affreschi religiosi di epoca rinascimentale!!!
Ovviamente la Soprintendenza blocca immediatamente i lavori, e manda a
carte quarantotto l'imbiancatura, poi sigilla il locale, imponendo al parroco
di non usarlo più come garage, e lo lascia chiuso, in vista di un recupero completo
delle opere, cose che ancora oggi non è avvenuta, infatti
nun e'cagnat' o riest e nient.
Qui entra in ballo Alfonsino, che incurante della Soprintendenza, non
entra nel garage, ma entra, e si appropria, del gabbiotto del
custode del garage, ampio la bellezza di ben 12 metri quadri, e
ci va ad abitare dentro con la moglie ed i quattro figli, eliminando così
il suo grande problema: quello di essere senzatetto.
(da notare che nel gabbiotto non c'è il bagno)
Il gabbiotto aveva come unico punto luce, oltre la porticina, un
finestrino a livello strada.
Insomma, io la notte entravo nel vicolo, dovevo fare di tutto per
dare l'impressione di un incontro segreto con la misteriosa donna
del quinto piano, di cui nessuno doveva sapere nulla... e puntualmente
ogni volta andava a finire che passavo in punta di piedi avanti al finestrino di
Alfonsino e sentivo da dentro: "Buonasera, eh! Non si saluta?"
Analogamente, al ritorno, io svolazzavo con il mio chiodo nero
a mo' di mantello nel vicolo, e quando passavo lì davanti sentivo
puntualmente: "Buonanotte eh! Andato tutto bene con la bella
signorina?"
Insomma, nell'arco di poche settimane, ero già entrato in
confidenza con il personaggio.
"Buonasera! Comm jamm stasera?"
Io: "Tutt'appost, grazie, a voi?"
Lui: "Eh, vec c'aggia fa per da' a magnà e' criatur."
Io: "Ma come fate a campare qua dentro?"
Lui: "Non è un problema, o materass ci trase just just... Occupa tutto
il pavimento, ma ci entra. Noi lasciamo le scarpe fuori, e c'a facimm."
Io: "E v'cuccat n'copp... a 6!"
Lui: "E c'amma fa? O comune s'ha futtut e sord r'o terremot... e c'ha lasciat
senza casa..."
Io: "Ma non avete manco il cesso..."
Lui: "Non è un problema, nel garage sequestrato, ci sta un tombino,
l'aggio scuperchiat, e 'a facimm tutt quant direttamente ind a' fognatura."
Io: "Alfonsi', ma voi.. na fatica a' tenite?"
Lui: "Beh, con 4 criature, uno ogni volta c'm'hann arrestato, l'aggia ra'
a' magna', no? Ma qualcosa da fare per guadagnare la trovo sempre: io in vita
mia nun aggio mai fatto 'na fatica onesta!".
Io: "Alfonsi'... ma chi t'ho ffa fa! Tien quattro criaturi... Trova qualcosa di
pulito dai..."
Lui: "Ma io ho fatto la scuola fino alla quarta alimentare... chi mi piglia?
E come li do a magnare? Prima andavo al porto a scaricare... mo pigliano solo
agli africani..."
Io: "Si ma..."
Lui: "Poi ho fatto di mestiere il disoccupato organizzato, ma non si abbuscava
niente, e i criaturi cumm magnano? Ora come lavoro faccio il pregiudicato,
e bene o male me la cavo..."
Io: "Si ma....!"
Lui (appassionato): "Io una cosa saccio fare. Saccio piglià e machine. Mi chiedono
una fiat uno, e io gli porto una fiat uno. Mi chiedono una panda, ed io gli porto
una panda. Chest' faccio pe' campa'. Se non lo faccio... i bambini nè mangiano
nè fanno il resto.."
Io: "Il resto cosa??"
Lui: "Come cosa... quelli di 12, 8 e 6 anni vanno a scuola! E ci andranno anche
dopo le scuole alimentari! E io i libri glieli compro, e soprattutto per
quello che già va alle medie... costano... E io non tengo nè casa nè lavoro,
ma i miei figli devono andare avanti!"
Io: "E quindi devi rubare una macchina in più per comprare i libri..."
Lui: "Foss a maronn'! Qua pure arrubbann nun s'arriva cchiù a ffine mese!"
Io: "E' la prova che rubare non rende..."
Lui: "Si. Ma io un futuro ai miei figli glielo devo dare! Nun sta scritt
a nisciuna parte ch'hanna fa' a fine mia...."
Io: "Hai mai pensato di mollare tutto?"
Lui: "Ma tu stasera t'fuss scemunut? Io amo mia moglie! La amo più di ogni
altra cosa! Non posso mollare, perchè teng a essa! Essa è a' vita mia! Je aggia
sta cu essa! Si m'n vac.. cumm campa? No no, io la amo troppo... da anni, e la
amo ancora. E ogni matina, me sceto, e vvec l'uocchie suoje... e allora m'vene
a forza e m'aizà."
Una sera parcheggio la gloriosa 500 a Piazza San Domenico, ma avevano
messo l'ora legale, per cui era ancora giorno, quindi non potevo
andare ancora da lei. Mi faccio un giro, e passo per il vicolo.
Alfonsino non c'era, ma sul vicolo, accanto alla ex entrata del garage,
c'era la moglie.
Io: "Buonasera, signora"
Lei (voce tremante): "Buonasera, giuvino'..."
Io: "Signo'.. tutto bene? Vi vedo nervosa e preoccupata..."
Lei: "Eh sì, Alfonsino è asciut stammatina c'a' machina, e nun è ancora turnato..."
Io: "Signo', se è uscito con la macchina, non deve preoccuparsi... lei non ha idea
di che traffico ci sta. E' tutto bloccato. Sarà rimasto bloccato nel traffico..."
Lei: "Uh maronn! E si o' fermano..."
Io: "Beh, se lo fermano perde qualche minuto in più... ma poi arriva. Ci vuole
tempo perchè c'è traffico."
Lei: "No no! Se lo fermano... è nu guajo! Chillo nun tene a patente!"
Io: "Azz, s'è scurdat a patente a casa..."
Lei: "No no ma chiiiii! La patente? Alfonsino non l'ha mai tenuta, non l'ha
mai pigliata!"
Io: "Ehm... ma la macchina..."
Lei: "Che c'azzecca? Alfonsino a' machina a sape purtà..."
Io: "No dico... come ha fatto a comprare la macchina, senza la patente?"
Lei: "Che c'azzecca? A' machina è arrubbata..."
(Anche su questo punto, c'è da dire che ancora oggi
nun e' cagnat' o riest e nient)
Provate ad immaginare la mia faccia qualche mese dopo, quando una sera,
dopo essere stato da lei al quinto piano, essere andato via, e scambiato due chiacchiere
con Alfonsino, mi ritrovai con la 500 che non andava in moto...
Alfonsino si fiondò fuori, urlando: "Alessa'! Nun te preoccupa'! T'presto
a machina mia!"
"No no, m'a faccio a piedi!", risposi frettolosamente...
L'epilogo fu un giorno d'estate.
Ero a casa, alle 14.00, e stavo guardando distrattamente il TG3 regionale,
quando per un attimo, uno solo, passò sullo schermo l'immagine di
Alfonsino ammanettato tra due poliziotti.
Prima o poi doveva succedere.
Oramai non stavo più con quella lei lì, le nostre strade si erano
separate, ed ora frequentavo una ragazza che almeno mi permetteva di
vestire come diavolo mi pareva, senza mantelli neri, anche se pure
questa nel suo palazzo non aveva l'ascensore. Ma almeno era al terzo
piano e non al quinto.
Nonostante questo, volli passare lo stesso nel vicolo, di giorno,
e infatti trovai la moglie di Alfonsino.
Io: "Signo'... che è succies?"
Lei: "Eh... che vulite ca succer..."
Io: "Eh, ho saputo..."
Lei: "Ah, avete saputo che sono di nuovo incinta!"
Io: "Eh???"
Lei: "Io c'ho riciett a Alfonsino bello! Statt accort, nun m'mettere
incinta, ca t'arrestano n'ata vota! Nun m'è stat a sentì, e dopo
manco due mesi... l'hanno arrestato".
Potrei anche chiudere qui questa storia. Ma non si può, per motivi di
onestà intellettuale da parte mia. Perchè manca ancora una cosa: manca
il movente. Manca cioè il motivo che mi ha spinto a scrivere queste cose.
Allora prima di tutto lo ammetto:
oggi sono un po' triste. Lo sono da qualche giorno.
Nei giorni scorsi, per motivi monnezzari, ho sentito telefonicamente
alcuni attivisti napoletani, tra i quali alcuni con i quali ho condiviso
antiche esperienze politiche, di amicizia e di vita. Così ho saputo che un paio di mesi fa,
all'età di 56 anni, Alfonsino è morto. Ha avuto un infarto. Una vita di stenti
che l'ha fiaccato. Senza concedergli un attimo di respiro.
Una vita che probabilmente non gli ha dato molto, se non la capacità di
arrangiarsi. E la bravura come ladruncolo di utilitarie.
Una vita che gli ha giocato anche un brutto tiro proprio alla fine, un brutto tiro
che poteva risparmiarsi: Alfonsino è morto giusto una settimana prima che
il suo figlio maggiore, che ora ha 28 anni, conseguisse la laurea in
Lettere, all'Università Federico II. Ma quella seduta di laurea lui, Alfonsino,
non ha potuto vederla.
Nonostante non l'abbia vista, è riuscito a gettare, tra mille stenti, i semi
di un avvenire migliore per quei suoi cinque figli.
E allora, anche se passerà alla storia il fatto che è morto un pregiudicato
storico, mi viene da pensare senza alcuna retorica che Alfonsino, anche se
post mortem, in fondo ha vinto la sua battaglia: quella per la sopravvivenza.
