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Le vie infinite dei rifiuti

Ma chi sarà costui

Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose: fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."

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lunedì, 12 maggio 2008
.: Napoli '93 :.

Premessa: Questi sono appunti personalissimi, ricordi sparsi, risalenti ai primi anni '90. Nonostante io abbia una memoria di ferro, restano appunti personali, pertanto privi di ogni valenza storica.
Fatti e personaggi sono tutti rigorosamente reali.
Very long post
 
A quei tempi, Napoli era una città oscura. Ed io ero molto più giovane di ora, ma proprio molto. Era un altro tempo, un tempo in cui la monnezza non c'era ancora, le strade erano attraversate dai cortei dei disoccupati organizzati (cosa che avviene ancora oggi ma con minore frequenza e senza autobus appicciati, all'epoca invece c'era la mitologica banda di Michele Franco), ed il famoso "rinascimento napoletano" stava appena iniziando, era appena agli albori.
I disoccupati organizzati usavano ancora lo slogan antico: "O' rre sta a jnd, e o' popolo for! Nun e' cagnat' o riest e nient!", senza immaginare che stava per arrivare un altro re, anzi un altro vicere.
Tangentopoli aveva spazzato via da pochi mesi i vari Polese, Laboccetta e compagni (tranne Gava, Scotti e Pomicino, che quelli anche oggi non li tocca nessuno, per cui nun e' cagnat' o riest e nient), il questore Vito Mattera si era fatto cacciare perchè si era fatto intercettare dai suoi stessi sottoposti durante una telefonata con il sindaco in cui avvisava il primo cittadino che c'era un avviso di garanzia in arrivo, e che avrebbe fatto bene a rendersi irreperibile e portare via da casa quel che non si doveva trovare, perchè ci sarebbe stata una perquisizione.
Via loro, non c'era ancora lo sfacelo della classe politica attuale, che oramai è al capolinea. Perfino Berlusconi non aveva ancora fatto la sua celebre discesa in campo.
Non solo non c'era la monnezza, ma anche certe tragedie non erano ancora avvenute.
Nonostante questo, Napoli di quegli anni me la ricordo buia, e oscura. Dopo cerchiamo di capire il perchè...
Torniamo a noi.
Anche se Maradona era andato via da un po', i Giuliano di Forcella erano ancora il clan più forte del centro città, e controllavano sia l'eroina, sia il lotto clandestino, sia il racket, sia l'erogazione dell'elettricità pubblica. Si sparava, ma molto di meno rispetto al periodo dal 2002 in poi.
Io frequentavo la città soprattutto di notte. Forse è per questo che me la ricordo buia e oscura. Non che fosse illuminata male, infatti Napoli da sempre gioca molto la sua immagine sull'illuminazione, ma ero io che frequentavo in massima parte il centro storico, tipo ad esempio Spaccanapoli/Tribunali/Anticaglia/Banchi Nuovi/Sedile di Porto/Vergini, e mi infilavo nei vicoli stretti e bui. E più erano stretti e bui, più mi ci infilavo.
Insomma, se di mattina ero un qualunque studente, anche piuttosto diligente, la notte ero in giro, nei angoli bui.
Non sto dicendo quindi che la città era buia e oscura perchè ho dei brutti ricordi di quel periodo. Anzi, ho ricordi molto belli. Ricordi fatti di impegno civile, di politica, di amori, di tornei di scacchi, di balli 'a tammurriata e vino, di albe a Piazza Municipio, di passioni e rimorchi aret 'a palma, e tutte quelle cose che fa un normale studente universitario di 23 anni.
Ovviamente sulla città dell'epoca, ci sarebbe ancora tanto da scrivere, e mi piacerebbe anche, ma ci porterebbe lontano dallo scopo che mi sono prefissato, quindi magari sarà per un'altra volta...
Ora veniamo a noi.
 
Solo alla fine del 1993, sarebbero nate le isole pedonali nel centro storico, quindi sto parlando di un'epoca in cui ad esempio il sabato sera non c'era posto per parcheggiare lungo via San Biagio dei Librai o Piazza del Gesù.
All'epoca non c'era ancora neanche il mezzo mobile. Avevo una gloriosa Fiat 500 color crema più vecchia di me, immatricolata nel 1963, mica fuffa! Arrivavo con l'auto al centro di piazza San Domenico Maggiore, risalendo rumorosamente via Mezzocannone, nell'area dove ora le auto non possono andare perchè ci sono le fioriere a delimitare l'isola pedonale. E parchèggiavo giusto sotto l'obelisco. Ed era tutto pieno di auto parcheggiate, e i vigili se ne fottevano, se ne stavano a prendere il caffè e la sfogliatella da Scaturchio mentre noi pagavamo mille lire di permesso parcheggio ai tossici, per poter tenere l'auto in divieto di sosta.
 
Poi c'era lei. Ma lei era proprio lei, cioè la mia "lei". Insomma, ci siamo capiti, no? Già perchè di solito in questi casi, quando si scrivono ricordi del secolo scorso, c'è sempre una lei. O mi sbaglio?
Dunque, dicevo, lei era strana perchè se non fosse stata strana non mi sarebbe piaciuta. Ed era anche napoletana D.O.C., mica fuffa!
Dunque la sua stranezza era... ehm... un po' teatrale, ma non nel senso che era teatrale lei...
 
(Attenzione: la parte che segue, vista la natura dell'argomento, è consigliata solo ad un pubblico adulto)
 
Allora, la teatralità dovevo farla io. Altrimenti a lei non veniva voglia. Scusate se lo dico in modo così diretto.
Prima di tutto, dovevo arrivare da lei, nel profondo dei vicoli del ventre di Napoli, rigorosamente quando era già buio, e dovevo stare tutto vestito di nero. E fin qui, nessun problema, visto che all'epoca già vestivo di nero per fatti miei.
Poi, mi ero procurato un chiodo (non quello per inchiodare, dico l'abito!), che però non dovevo indossare, ma solo mettere sulle spalle, e poi dovevo camminare rasente il muro del vicolo, in modo che sto coso nero sulle spalle svolazzasse come un mantello. Lei sbirciava il mio arrivo dalla finestra, e questa cosa di me che avanzavo di soppiatto nel vicolo con il manto nero svolazzante... la eccitava tantissimo.
Solo che poi si incazzava perchè era un chiodo, lei preferiva uno spolverino (svolazza di più) o addirittura un vero e proprio mantello nero. Solo che io le rispondevo: "Co' cazz ca vac girann mmiez a via con il mantello! Scordatelo!" E la cosa finiva lì. Ma torniamo a noi, se no dite che non faccio mai i post erotici.
Dunque, dicevo, dopo essermi fatto tutto il vicolo di notte con il chiodo messo ad uso mantello che doveva svolazzare, e dove c'erano i portici dovevo pure infilarmi sotto i portici perchè più sembrava che mi muovessi segretamente più lei si eccitava, salivo a casa sua. Impresa non facile. Non so se conoscete i palazzi quattrocenteschi napoletani, dove ogni piano ha il soffitto alto sette metri, e quindi arrivare al quinto piano senza ascensore significava fare una scalata tale che arrivavi sopra con l'affanno e di certo non avevi voglia di baciare nessuna, ma chiedevi solo acqua e di poterti sedere.
Ma torniamo a noi. Lei mi aspettava con un abito lungo, bianco, di taglio molto retrò, tipo sul settecentesco o giù di lì, che doveva aver trovato a Resina o giù di lì. Ed io l'abbracciavo con il mio mantello nero. Musica di sottofondo, medievale o al limite barocca. In una casa della Napoli medioevale. Insomma, a lei piaceva così, che ci posso fare. Tipo scimmiottare un incontro segreto di tardo settecento. Che poi la cosa avrebbe anche il suo senso, perchè ha indubbiamente un bel po' di fascino. Ma mica finiva lì!
Eh già, pollastri! Crederete mica che poi finivamo a letto? Ovvio che no, o almeno non subito. Perchè io all'epoca ero già un drogato di caffeina, e dopo 5 piani di palazzo quattrocentesco... insomma una dose me l'ero anche guadagnata, no?
Ma nel frattempo, mentre io ansimavo ancora e lei preparava il caffè, dovevo raccontarle qualche leggenda, se no lei non si eccitava. E più raccontavo, spesso rigorosamente in dialetto, più lei cambiava faccia. E che faccia...
La mia specialità però era una particolare leggenda. Che le faceva un tale effetto che... spesso prima che finissi di raccontarla, mi saltava addosso e succedeva quello che tutti voi state aspettando che succeda :)
Dopo restavamo abbracciati sul grande letto (con baldacchino), ed io le dovevo cantare la canzoncina, che settecentesca non è, e poi io sono stonato come una campana ungherese, ma tant'è, le andava bene così, anzi ci andava bene così.
Ovviamente, come pezzo finale, dovevo andare via (quando riuscivo ad andare via) in modo furtivo, come se fosse un incontro segreto davvero, e lei rimaneva alla finestra a sbirciare il mio chiodo nero che svolazzava e si allontanava nella notte napoletana...
 
(Attenzione: fine della parte consigliata ad un pubblico adulto. Quel che segue però potrebbe suscitare sentimenti contrastanti in un pubblico non napoletano. Invece per i napoletani sarà tutto normale: anche se passano gli anni, nun e' cagnat' o riest e nient.)
 
Dunque... dicevo... lei voleva che io facessi la parte di quello che arriva in segreto... Ma anche spostandomi nel buio, non si poteva, perchè per arrivare a casa sua si doveva passare davanti al finestrino di lui.
Direte voi, "e chi diavolo è lui"? Beh, ma lui è lui: Alfonsino.
 
(Attenzione: per motivi di privacy, Alfonsino è un nome di fantasia: il personaggio è tremendamente reale ed anche attuale, ma non si chiama così.)
 
Alfonsino all'epoca aveva 40 anni, di cui 22 passati in galera, era sposato da 20 anni, non aveva mai mai mai tradito sua moglie, ed aveva 4 figli, uno per ogni vvota che m'hann arrestat, eh!, teneva a specificare.
Ma per parlare di Alfonsino bisogna prima parlare dei luoghi in cui si svolge la scena.
 
A Napoli, nella zona dove avvengono i fatti che racconto, c'è una chiesa molto antica e molto bella. Sotto la chiesa c'è da decenni un garage, molto grande, di quelli dove paghi un affitto mensile per metterci l'auto, visto che in quei vicoli non si parcheggia. Si dice che potesse contenere 50 veicoli, ma conoscendo i garagisti napoletani... ce ne saranno certamente entrati molti di più.
Un bel giorno il parroco decise di rifare l'intonaco all'interno del garage. Chiama un po' di imbianchini, e li paga per rifare l'imbiancatura delle pareti. Gli imbianchini per prima cosa scrostano un po' del vecchio intonaco, e...
 
...da sotto l'intonaco (che risaliva a subito prima della seconda guerra mondiale) emergono degli affreschi... Arriva di corsa una squadra di tecnici della Soprintendenza ai beni culturali, che emette in breve il verdetto: affreschi religiosi di epoca rinascimentale!!!
Ovviamente la Soprintendenza blocca immediatamente i lavori, e manda a carte quarantotto l'imbiancatura, poi sigilla il locale, imponendo al parroco di non usarlo più come garage, e lo lascia chiuso, in vista di un recupero completo delle opere, cose che ancora oggi non è avvenuta, infatti nun e'cagnat' o riest e nient.
Qui entra in ballo Alfonsino, che incurante della Soprintendenza, non entra nel garage, ma entra, e si appropria, del gabbiotto del custode del garage, ampio la bellezza di ben 12 metri quadri, e ci va ad abitare dentro con la moglie ed i quattro figli, eliminando così il suo grande problema: quello di essere senzatetto.
(da notare che nel gabbiotto non c'è il bagno)
Il gabbiotto aveva come unico punto luce, oltre la porticina, un finestrino a livello strada.
 
Insomma, io la notte entravo nel vicolo, dovevo fare di tutto per dare l'impressione di un incontro segreto con la misteriosa donna del quinto piano, di cui nessuno doveva sapere nulla... e puntualmente ogni volta andava a finire che passavo in punta di piedi avanti al finestrino di Alfonsino e sentivo da dentro: "Buonasera, eh! Non si saluta?"
 
Analogamente, al ritorno, io svolazzavo con il mio chiodo nero a mo' di mantello nel vicolo, e quando passavo lì davanti sentivo puntualmente: "Buonanotte eh! Andato tutto bene con la bella signorina?"
 
Insomma, nell'arco di poche settimane, ero già entrato in confidenza con il personaggio.
"Buonasera! Comm jamm stasera?"
Io: "Tutt'appost, grazie, a voi?"
Lui: "Eh, vec c'aggia fa per da' a magnà e' criatur."
Io: "Ma come fate a campare qua dentro?"
Lui: "Non è un problema, o materass ci trase just just... Occupa tutto il pavimento, ma ci entra. Noi lasciamo le scarpe fuori, e c'a facimm."
Io: "E v'cuccat n'copp... a 6!"
Lui: "E c'amma fa? O comune s'ha futtut e sord r'o terremot... e c'ha lasciat senza casa..."
Io: "Ma non avete manco il cesso..."
Lui: "Non è un problema, nel garage sequestrato, ci sta un tombino, l'aggio scuperchiat, e 'a facimm tutt quant direttamente ind a' fognatura."
Io: "Alfonsi', ma voi.. na fatica a' tenite?"
Lui: "Beh, con 4 criature, uno ogni volta c'm'hann arrestato, l'aggia ra' a' magna', no? Ma qualcosa da fare per guadagnare la trovo sempre: io in vita mia nun aggio mai fatto 'na fatica onesta!".
Io: "Alfonsi'... ma chi t'ho ffa fa! Tien quattro criaturi... Trova qualcosa di pulito dai..."
Lui: "Ma io ho fatto la scuola fino alla quarta alimentare... chi mi piglia? E come li do a magnare? Prima andavo al porto a scaricare... mo pigliano solo agli africani..."
Io: "Si ma..."
Lui: "Poi ho fatto di mestiere il disoccupato organizzato, ma non si abbuscava niente, e i criaturi cumm magnano? Ora come lavoro faccio il pregiudicato, e bene o male me la cavo..."
Io: "Si ma....!"
Lui (appassionato): "Io una cosa saccio fare. Saccio piglià e machine. Mi chiedono una fiat uno, e io gli porto una fiat uno. Mi chiedono una panda, ed io gli porto una panda. Chest' faccio pe' campa'. Se non lo faccio... i bambini nè mangiano nè fanno il resto.."
Io: "Il resto cosa??"
Lui: "Come cosa... quelli di 12, 8 e 6 anni vanno a scuola! E ci andranno anche dopo le scuole alimentari! E io i libri glieli compro, e soprattutto per quello che già va alle medie... costano... E io non tengo nè casa nè lavoro, ma i miei figli devono andare avanti!"
Io: "E quindi devi rubare una macchina in più per comprare i libri..."
Lui: "Foss a maronn'! Qua pure arrubbann nun s'arriva cchiù a ffine mese!"
Io: "E' la prova che rubare non rende..."
Lui: "Si. Ma io un futuro ai miei figli glielo devo dare! Nun sta scritt a nisciuna parte ch'hanna fa' a fine mia...."
Io: "Hai mai pensato di mollare tutto?"
Lui: "Ma tu stasera t'fuss scemunut? Io amo mia moglie! La amo più di ogni altra cosa! Non posso mollare, perchè teng a essa! Essa è a' vita mia! Je aggia sta cu essa! Si m'n vac.. cumm campa? No no, io la amo troppo... da anni, e la amo ancora. E ogni matina, me sceto, e vvec l'uocchie suoje... e allora m'vene a forza e m'aizà."
 
Una sera parcheggio la gloriosa 500 a Piazza San Domenico, ma avevano messo l'ora legale, per cui era ancora giorno, quindi non potevo andare ancora da lei. Mi faccio un giro, e passo per il vicolo.
Alfonsino non c'era, ma sul vicolo, accanto alla ex entrata del garage, c'era la moglie.
Io: "Buonasera, signora"
Lei (voce tremante): "Buonasera, giuvino'..."
Io: "Signo'.. tutto bene? Vi vedo nervosa e preoccupata..."
Lei: "Eh sì, Alfonsino è asciut stammatina c'a' machina, e nun è ancora turnato..."
Io: "Signo', se è uscito con la macchina, non deve preoccuparsi... lei non ha idea di che traffico ci sta. E' tutto bloccato. Sarà rimasto bloccato nel traffico..."
Lei: "Uh maronn! E si o' fermano..."
Io: "Beh, se lo fermano perde qualche minuto in più... ma poi arriva. Ci vuole tempo perchè c'è traffico."
Lei: "No no! Se lo fermano... è nu guajo! Chillo nun tene a patente!"
Io: "Azz, s'è scurdat a patente a casa..."
Lei: "No no ma chiiiii! La patente? Alfonsino non l'ha mai tenuta, non l'ha mai pigliata!"
Io: "Ehm... ma la macchina..."
Lei: "Che c'azzecca? Alfonsino a' machina a sape purtà..."
Io: "No dico... come ha fatto a comprare la macchina, senza la patente?"
Lei: "Che c'azzecca? A' machina è arrubbata..."
 
(Anche su questo punto, c'è da dire che ancora oggi nun e' cagnat' o riest e nient)
 
Provate ad immaginare la mia faccia qualche mese dopo, quando una sera, dopo essere stato da lei al quinto piano, essere andato via, e scambiato due chiacchiere con Alfonsino, mi ritrovai con la 500 che non andava in moto...
Alfonsino si fiondò fuori, urlando: "Alessa'! Nun te preoccupa'! T'presto a machina mia!"
"No no, m'a faccio a piedi!", risposi frettolosamente...
 
L'epilogo fu un giorno d'estate.
Ero a casa, alle 14.00, e stavo guardando distrattamente il TG3 regionale, quando per un attimo, uno solo, passò sullo schermo l'immagine di Alfonsino ammanettato tra due poliziotti.
Prima o poi doveva succedere.
 
Oramai non stavo più con quella lei lì, le nostre strade si erano separate, ed ora frequentavo una ragazza che almeno mi permetteva di vestire come diavolo mi pareva, senza mantelli neri, anche se pure questa nel suo palazzo non aveva l'ascensore. Ma almeno era al terzo piano e non al quinto.
Nonostante questo, volli passare lo stesso nel vicolo, di giorno, e infatti trovai la moglie di Alfonsino.
Io: "Signo'... che è succies?"
Lei: "Eh... che vulite ca succer..."
Io: "Eh, ho saputo..."
Lei: "Ah, avete saputo che sono di nuovo incinta!"
Io: "Eh???"
Lei: "Io c'ho riciett a Alfonsino bello! Statt accort, nun m'mettere incinta, ca t'arrestano n'ata vota! Nun m'è stat a sentì, e dopo manco due mesi... l'hanno arrestato".
 
Potrei anche chiudere qui questa storia. Ma non si può, per motivi di onestà intellettuale da parte mia. Perchè manca ancora una cosa: manca il movente. Manca cioè il motivo che mi ha spinto a scrivere queste cose.
Allora prima di tutto lo ammetto: oggi sono un po' triste. Lo sono da qualche giorno.
 
Nei giorni scorsi, per motivi monnezzari, ho sentito telefonicamente alcuni attivisti napoletani, tra i quali alcuni con i quali ho condiviso antiche esperienze politiche, di amicizia e di vita. Così ho saputo che un paio di mesi fa, all'età di 56 anni, Alfonsino è morto. Ha avuto un infarto. Una vita di stenti che l'ha fiaccato. Senza concedergli un attimo di respiro.
Una vita che probabilmente non gli ha dato molto, se non la capacità di arrangiarsi. E la bravura come ladruncolo di utilitarie.
 
Una vita che gli ha giocato anche un brutto tiro proprio alla fine, un brutto tiro che poteva risparmiarsi: Alfonsino è morto giusto una settimana prima che il suo figlio maggiore, che ora ha 28 anni, conseguisse la laurea in Lettere, all'Università Federico II. Ma quella seduta di laurea lui, Alfonsino, non ha potuto vederla.
Nonostante non l'abbia vista, è riuscito a gettare, tra mille stenti, i semi di un avvenire migliore per quei suoi cinque figli.
E allora, anche se passerà alla storia il fatto che è morto un pregiudicato storico, mi viene da pensare senza alcuna retorica che Alfonsino, anche se post mortem, in fondo ha vinto la sua battaglia: quella per la sopravvivenza.

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 08:40 | link | fate pure commenti (15) |
donne, ricordi, napoli, storie e storielle


Commenti
#1   12 Maggio 2008 - 10:59
 
nonostante io disprezzi chi ruba, credo sia stato giusto scrivere questo post e x questo ti ringrazio; quello era anche il mio Ateneo, e le notti passate tra i vicoli avevano un non so che di particolare, davano un senso ai turni di lavoro notturno che mi servivano per pagare le tasse; la spaghetteria, la vineria, le passeggiate, le sigarette...(quelle le ho lasciate li volentieri per sempre!) i miei amici...
e l'odore della notte nella MIA città non era certo monnezza, ma solo tanta, tanta, meravigliosa spensieratezza.....
grazie.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente 1KONAN

#2   12 Maggio 2008 - 11:12
 
Alfonsino in fondo, mica era tanto ladro...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente nonsologeomangio

#3   12 Maggio 2008 - 11:19
 
sto imparando a conoscerti un po' alla volta..ho iniziato con il tuo libro,con la trasmissione "Terra",i tuoi post,e poi di nuovo con il tuo libro...
ci unisce la zona d'appartenenza,la voglia di provare a cambiare le cose..
ma tu sei di piu'...autoironico e contemporaneamente serio(spesso le tue battute sono vere frecciatine),e poi scopro ora un po' pazzerello..e anche un bel po' sentimentale....ma tua dote piu' grande è quello di saper scrivere e far indignare chi ti legge..sempre obiettivo e preciso..mai un vuoto nei racconti..sembra di essere li'e vivere con le tue esperienze...

Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Maryanna1982

#4   12 Maggio 2008 - 11:46
 
Un lungo post in cui mi sono divertito per tanti motivi. per la sua costruzione, per l'uso della lingua napoletana, e per le situazioni descritte con ironia e garbo.

Poi, alla fine, la commozzione ha preso il sopravvento.

Me lo ricorderò a lungo, Alfonsino.

Un saluto silenzioso
Mister X di Comicomix
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#5   12 Maggio 2008 - 13:15
 
bellissima storia, bellissmo post :-)

PS - il questore Mattera venne "fottuto" dall'interno (via medina)...e l'artefice, qualche anno dopo si ritrovò candidato (a cosa, suppongo lo capirai da solo).

In ogni caso Mattera non è stato il peggior questore che questa città ha avuto, anzi. Apparteneva ad una schiera di funzionari "vecchio stampo" con una concezione "pulita" del proprio ruolo e con la giusta esperienza per evitare casini. tanto per intenderci, con Mattera a via Medina, mai ci sarebbero stati gli scontri a p.zza municipio pochi mesi prima del G8 di genova.
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#6   12 Maggio 2008 - 15:05
 
post con tanto cuore... bellissimo leggerti...

i dialoghi sono sempre piu azzeccati!

nmrk
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#7   12 Maggio 2008 - 19:30
 
Alessandro,che bella storia che hai raccontato.
Riuscivo a vedere ogni immagine, quei palazzi bellissimi, con gradini altissimi, i vicoli, i contrabbandieri che vivono nei bassi, e che quando sei studente ti conoscono perfettamente, e ti salutano con affetto, perchè, alcuni di loro, anche se pregiudicati sono persone con un gran cuore! La ricodo perfettamente quella spaccanapoli piena di gente. Piazza San Domenico, Piazza del Gesù, piena di ragazzi, di musica, di birre bevute seduti a terra. Adesso il centro storico è spento, molti locali hanno chiuso, gira brutta gente. Non come quella che c'era anni fa, che alla fine erano brave persone, nonostante tutto. Che nostalgia di quei tempi...
Sai, forse Napoli allora, apparentemente era più buia, ma sotto sotto aveva molta più luce di adesso.

Elisewinfox
utente anonimo

#8   12 Maggio 2008 - 21:52
 
mi stavo strozzando al tuo co cazz che me mett o mantell
e continuavo aleggere divertita cercando di capire il motivo del post
l'ho capito non era per una lei
ma per lui che della precarieta' dell'arte della sopravvivenza ne ha fatto un ponte per il futuro dei figli


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#9   12 Maggio 2008 - 22:09
 
E' una storia triste come la vita...
Però se mi toccano la panda nuova, che ci ho ancora quattro anni di rate da pagare, io m'incazzo di brutto :(
Leela
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#10   13 Maggio 2008 - 01:02
 
Bellissima storia, Alex. bellissimo post.
Ah! l'ha già detto qualcuno? ;-)
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#11   13 Maggio 2008 - 12:47
 
Spccato di vita, squarcio partenopeo che in parte conosco da altri racconti. Cuore in mano tra mille tragedie, ricordo quando mia cognata (originaaria di Torre del Greco) mi diceva dei poveracci che vendevano sigarette di contrabbando, o di altre e altre ancora, a volte commoventi, spesso fuori dal mondo a noi noto.
Ma che grande morale celata dietro a chi cerca di sopravvivere.
Un abbraccio...
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#12   13 Maggio 2008 - 15:05
 
Leggo quasi sempre, nn commento mai ma oggi...impossibile tacere davanti a tanta storia...A me piace pensare che Alfonsino c'era e, naturalmente, sorrideva ;)
Lascio un saluto :)
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#13   13 Maggio 2008 - 17:23
 
Devo dire che il tuo è un bel post, scritto con genuinità e si vede. E l'idea che questo Alfonsino alla fine abbia fatto tutto per i suoi figli e la moglie suscita un sentimento d'ottimismo che però non deve giustificare quello che faceva, lo dico senza retorica e falsi moralismi.
Perchè anche io sono nato nella terra "dell'arrangiarsi" ed a volte invidio uomini come questi perchè in fondo hanno avuto il coraggio di affrontare la vita.
utente anonimo

#14   13 Maggio 2008 - 22:32
 
Un post di quelli che rimangono dentro...davvero commovente.

Rosario
utente anonimo

#15   13 Maggio 2008 - 23:22
 
Mi hai fatto tornare a casa e sentire tanta nostalgia per una Napoli, con tutti i suoi figli, che adesso non c'è più.
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Commenti
boh