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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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Le recenti dichiarazioni del ministro Scajola ci raccontano una cosa: la
riproposizione della costruzione di centrali nucleari. Ma... chissà perchè,
non di centrali nucleari qualsiasi, quanto piuttosto di centrali
nucleari che non sono realizzabili. Tra l'altro, sono le stesse proposte
5 anni fa, sempre da lui, regolarmente rimaste sulla carta.
In realtà è sufficiente considerare il caso del deposito nazionale delle scorie,
che verosimilmente l'Italia non sarà mai in grado di realizzare,
per capire che le centrali nucleari basate sulla tecnologia della fissione non
si faranno mai. I veti politici (e affaristici) delle
autorità locali e la reazione popolare non lo permetteranno. Ma non solo,
si tratta di opere talmente mastodontiche (e costose!) che ricordano il
famoso Ponte sullo Stretto...
Tuttavia esistono anche ulteriori motivi.
Tanto per cominciare, l'Italia non ha più una base industriale né
una tecnologia nucleare. La prima dovrebbe essere ricostruita,
e per fare una base industriale buona... ci vogliono vari decenni,
la seconda andrebbe importata dall'estero, con gravi costi e chissà quale
contropartita per chi ce la da. Con buona pace per chi dice che il nucleare ci
renderebbe indipendenti dall'estero.
I tempi lunghissimi di costruzione implicano costi elevati in termini di
anticipo di capitali che verrebbero ripagati molti decenni dopo. E qui si
schiude un mondo di pensieri nella testa, circa la provenienza di tali capitali...
Da numerosi studi è emerso che i costi di chiusura delle centrali nucleari da
dismettere
non è valutabile con precisione e rischia di essere molto più
salato del previsto.
Guardiamo allora cosa succede all'estero. La Francia, ad esempio, rinvia il problema
dilatando il periodo
di servizio da 30 a 40 anni e forse addirittura a 60 anni. Con un rischio per la sicurezza...
non calcolabile. Il fatto è che il rischio cade sulla testa di chi si troverà lì tra
60 anni... Uno studio della
British Nuclear Decommissiong Authority ha nel 2006 valutato in 105
miliardi di euro il costo per la chiusura delle centrali nucleari inglesi. E infatti la
Gran Bretagna sta chiudendo le centrali, e uscendo pian piano dal nucleare, come la
Spagna, come tanti altri (Finlandia esclusa).
Passiamo ai costi. Quelli preventivati dagli "esperti" pro nucleare sono
altamente ottimistici. I
sette anni dichiarati per la costruzione delle centrali non sono realistici.
La centrale nucleare francese in costruzione in Finlandia è già in ritardo di 2 anni (con
gravi costi supplementari) e non è ancora pronta.
Circa i tempi/costi di realizzazione di un impianto di vecchia concezione, (perchè
attenzione, quando in Italia si parla di nucleare, si parla puntualmente di roba
vecchia, se volete ne parliamo), esiste un recente studio del MIT. In questo
studio si sostiene che i tempi
effettivi di costruzione sono di 109 mesi senza contare le autorizzazioni.
In un paese come l'Italia paralizzata da ritardi cronici, burocrazia, veti
incrociati, interessi lobbistici, i tempi e quindi i costi sono destinati a
gonfiarsi a dismisura. Tutto sarebbe ovviamente a spese del debito pubblico o
del cittadino. Ecco perchè mi ricorda il Ponte sullo Stretto, o tutte le varie
"grandi opere", che spesso grandi non sono... Vogliamo ricordare ad esempio
la Fiera di Milano?
E di argomenti ce ne sarebbero ancora, primo tra tutti l'aumento esponenziale
del costo dell'Uranio e del suo rapido esaurirsi (è un materiale molto raro,
più del petrolio).
Insomma, la volontà del ministro di riproporre le centrali nucleari sembra rispondere a
una logica di centralizzazione e rafforzamento del controllo politico. Ma
con il vero potere dell'energia che sarebbe ancora una volta nelle mani di
investitori esteri.
Se volete, possiamo in futuro tornare sull'argomento. Per ora, chi volesse
approfondire, può leggere questo dossier su Altrenotizie.
