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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
Trenta anni dopo
Identità di un blog (e di chi lo scrive)
La grande truffa
Venticinque anni dopo
Ti spio anche senza risposta
Il valore della Moneta
La censura dei blog sbarca in Europa
Linea 601A (la mia banlieu)
Come muore la mia terra
Osservando Napoli
San Paolo Belsito, 4 maggio 2007
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Avrei dovuto scrivere questo post ieri, ma i tempi del mio lavoro... attualmente non mi permettono di scrivere troppo. Riparo oggi.
Vorrei ricordare il trentesimo anniversario di una tragedia.
Una tragedia "minore", che non ha avuto e non avrà mai la popolarità e le commemorazioni delle "tragedie maggiori" dell'Italia del novecento.
Vorrei ricordarla perchè mi tocca nel cuore, e molto da vicino per una serie di motivi che non sto a spiegare qui. Almeno non ora.
Undici Aprile 1975 - Undici Aprile 2005
In provincia di Napoli, nel territorio del comune di Sant'Anastasia, c'è una frazione, chiamata Madonna dell'Arco, nota ai più per il grande santuario mariano, che ospita un pellegrinaggio annuale nel giorno del lunedì in albis. Ad appena un chilometro dal santuario, in direzione nord, lungo la strada denominata via Romani, dal nome di un'antica masseria collocata lungo la strada, c'era una volta una fabbrica. Un piccolo stabilimento: la Flobert's.
Già.. Flobert's, come le note cartucce per armi da fuoco. E' proprio questo infatti che produceva quella fabbrica: munizioni e fuochi d'artificio.
Nel primo pomeriggio di quel malaugurato venerdì 11 aprile, per motivi che non sono noti e non saranno mai chiariti (causa veloce archiviazione delle inchieste), la fabbrica...
Trascrizione del servizio radiofonico andato in onda sul GR1 dell'12 aprile 1975
Qui è Napoli, vi parla Luigi Necco. 11 morti e un disperso, un operaio che manca tutt'ora all'appello. Questo è il bilancio dello scoppio avvenuto ieri alla Flobert's, una fabbrica di munizioni per armi giocattolo di S.Anastasia, un comune alle spalle del Vesuvio. I feriti sono 10, due hanno riportato gravi ustioni, cinque sono donne. Il Ministro dell'Interno ha disposto un'inchiesta, ma sembra già accertato che nella fabbrica di S.Anastasia si procedeva a lavorazioni non autorizzate di esplosivi per micidiali armi-giocattolo. Al momento del primo scoppio, alle 13.25 di ieri, nella fabbrica si trovavano 60 persone, in maggioranza donne. Nella baracca, vicino alle 200.000 cartucce già preparate, si trovavano 13 operai scaraventati dall'esplosione fino a 100 metri dal luogo dove lavoravano: 11 sono morti, uno è ferito, uno è disperso. Stamattina si stanno cercando sue notizie o sue tracce sotto le macerie polverizzate.
Finora è stato possibile identificare con certezza soltanto 5 delle 11 vittime. Dieci dei morti erano stati assunti appena due settimane fa.
Non erano più contadini, non erano ancora operai: per sfuggire alla disoccupazione e alla miseria avevano accettato un compromesso con la morte, lavorando in uno stabilimento che nonostante leggi e regolamenti si è dimostrato insicuro al pari delle micidiali baracchette dove si fabbricano fuochi d'artificio. A voi Roma.
Questo invece potrei trascriverlo, ma preferisco invece digitarlo così, a memoria, come faccio da 20 anni. Pertanto chiedo scusa per eventuali "errori". E' il testo del canto popolare "'A Flobert", del Gruppo Operaio 'E Zezi di Pomigliano d'Arco. Brano fortemente politicizzato (per cui i lettori di destra possono anche cambiare pagina) dedicato a quei 12 morti. In pieni anni '70.
Dedicato anche ai loro figli. Tanti dei quali sono stati i miei compagni di uscite serali e domenicali durante l'adolescenza.
Nonostante siano disponibili molte traduzioni in italiano, preferisco digitare qui la versione originale, scritta in dialetto Vesuviano.
A Flobert
(Gruppo operaio 'e Zezi)
Viernarì unnice aprile
'a Sant'Anastasia
nu tratto nu rummore
sentiett' 'e ch' paura.
Je ascevo 'a faticà
manc'a forza 'e cammenà
p'à via addumandàje
sta botta che sarrà.
'A Massaria 'e Rumani
na fabbrica è scuppiata
e 'a ggente ca fujeva
e ll'ate ca chiagneva.
Chi jeva e chi turnava
p'à paura e ll'ati botte
ma arrivato nnanz' 'o canciello
maronn' e ch' maciello!
Din't vuliette trasì
me sentiette 'e svenì
'nterr' na capa steva
e 'o cuorpo n' 'o teneva.
Cammino e ch' tristezza
m'avoto e ncopp' 'a rezza
dduje pover' operaje
cu 'e carne tutt'abbruciat'.
Quann' arrivano 'e pariente
'e chilli puverielle
chiagnevano disperati
pè 'lloro figlie perdute.
"'O figlio mio addò stà
aiutateme a cercà
facitelo pè pietà
pè fforza ccà adda stà".
"Signò nun alluccate
ca forse s'è salvato"
e 'a mamma se và avvutà
sott' 'a terra 'o vede piglià.
Sò state duricie 'e muorte
p'è famiglie e ch' scunfuorto
ma uno nun s'è trovato
povera mamma scunzulata.
Sò arrivat' 'e tavute
e 'a chiesa simmo jute
p'ò l'urdemo saluto
p'e cumpagne sfurtunate.
P'e mmane nuje pigliammo
tutti sti telegrammi
sò lettere 'e condoglianze
mannate pè crianza.
Atterrà l'ajmm' accumpagnat'
cu arraggiaria 'ncuorpo
e 'ncopp' 'a chisti muort'
giurammo ll'ata pavà...
E chi và 'a faticà
pur' 'a morte addà affruntà
murimm' 'a uno 'a uno
p'e colpa 'e 'sti padrune.
A chi ajmma aspettà
sti padrune a' cundannà
ca ce fanno faticà
cu 'o pericolo 'e schiattà.
Sta ggente senza core
cu 'a bandiera tricolore
cerca d'arriparà
tutt' 'e sbagli ca fà.
Ma vuje nun'ò sapite
qual'è 'o dolore nuosto
cummigliate cu 'o tricolore
sti durici lavoratori.
Ma nuje l'ajmm' capito
cagnamm' sti culuri
pigliammo a sti padrune
e mannamml' 'affanculo.
E cu 'a disperazion'
sti fascisti e sti padrune
facimmo un ' muntone
nu grand' fucarone.
Cert' chisto è 'o mumento
e 'o mumento 'e cagnà
e 'a guida nostra è grossa
è 'a bandiera rossa.
Compagni pè luttà
nun s'adda avè pietà
me chesta è 'a verità
'o comunismo è 'a libertà.
