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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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Ilpizzo - "Qualcosa di interessante sul 'valore' dei soldi"
I.Vanattila - Una raccolta di post interessanti (e che consiglio!) Peccato che ha detto che non mi sposa...
Questo post è rilasciato sotto Creative Commons pertanto è copiabile in tutti i sensi :) Se possibile, però, segnalatemelo :)
Questo è il primo di una serie di post derivanti dalle mie recenti letture. Avevo promesso da tempo che l'avrei fatto no?
A dire il vero, questa serie di post ha molti ispiratori, sia in rete sia nella vita reale, infatti alla fine ci sarà una lunga sequenza di ringraziamenti...
Ciò non toglie che il principale ispiratore è stato lo stimatissimo Signor Ivanattila, che immagino abbia capito che se fossi una donna l'avrei già sposato.
Il discorso che mi accingo a fare non è breve. Per questo motivo, lo "spezzerò" in più post.
Il valore della moneta è la conseguenza di una convenzione: se non c'è accettazione da parte delle persone che ne fanno uso, la moneta non acquista, nè perde valore, e quindi automaticamente cessa di essere moneta. E' quel che succederebbe se io andassi dal salumiere e costui rifiutasse il pagamento in Euro della merce che compro, e prentendesse, che so, una contropartita in sale (o zucchero o quel che ci pare).
Questo significa che il concetto di moneta ha radice, così come il concetto di materia, nello spirito dell'uomo, e che appartiene pertanto al mondo delle idee e del pensiero. La moneta infatti non esiste in natura: fu inventata dall'uomo affinchè potesse servire come strumento per lo scambio di beni, in un tempo in cui, ampliatisi i commerci, il baratto cominciò a mostrare tutti i suoi limiti e difetti.
Questi concetti sulla moneta non sono nè nuovi nè originali, se ne trova infatti ampia trattazione già in Aristotele.
Non intendo fare qui la storia della moneta, argomento sul quale I.Vanattila è certamente più preparato e più indicato di me. Per arrivare dove sto cercando di andare è sufficiente ricordare che c'è stato un tempo in cui la moneta veniva emessa dal sovrano, sotto forma di pezzi di metallo prezioso (Oro, Argento, Rame), appositamente "coniati" perchè fosse garantita la sua provenienza ed il suo peso, quindi in pratica il suo valore.
In una seconda fase, quando sorsero le prime banche, tanto il sovrano quanto i cittadini preferirono depositare in esse il proprio capitale monetario (soprattutto per motivi di sicurezza) ricevendo in cambio una ricevuta, detta "fede di deposito", esibendo la quale si otteneva dalla banca la restituzione dell'importo in monete metalliche.
Successivamente, commercianti ed artigiani, al fine di rendere più rapidi ed agili i loro affari, si resero conto che invece di ritirare i loro depositi bancari potevano usare per i pagamenti quelle stesse ricevute, le quali in tal modo si sostituirono alle funzioni della moneta. Quelle fedi di deposito erano anche dette note del banco, o semplicemente banconote.
Accettate dai creditori, in quanto costoro erano rassicurati dalla garanzia rappresentata dai depositi bancari, quelle ricevute acquistarono funzioni e valore di moneta vera e propria.
Fin qui, tutto regolare, ma...
A questo punto, furono gli stessi banchieri a rendersi conto di un singolare fenomeno.
Poichè per comodità i cittadini preferivano pagare ed essere pagati con quelle ricevute bancarie invece che con monete metalliche, i banchieri notarono che i depositi che venivano ritirati ammontavano all'incirca ad un solo decimo del metallo depositato. A questo punto (attenzione, siamo agli inizi dell'evo moderno, storicamente!), escogitarono un trucco, anzi una truffa tanto semplice quanto ingegnosa: emisero un numero di ricevute di gran lunga superiore al valore dei depositi reali.
Già. Banconote false. Normalissime banconote false. L'economia moderna nasce così. Il capitalismo nasce così, e non per "superamento del feudalesimo" (almeno in parte, ma è un altro discorso).
Quelle ricevute false, pur essendo prive della copertura delle monete metalliche e quindi di ogni garanzia di controvalore, circolarono assieme alle prime ricevute (quelle vere), ed indistinguibili da esse. Funzionarono come moneta anche se false, perchè accettate dai cittadini come le altre.
Queste banconote (il 90% delle banconote in circolazione) non rappersentavano nulla. I banchieri cominciarono a creare moneta cartacea dal nulla, senza alcun costo se non quello tipografico, pur pretendendo ed ottenendo i relativi interessi da chi si rivolgeva a loro per dei prestiti.
Oggi succede ancora così, in un doppio livello: al livello "basso", avviene che le banche, confidando nel fatto che la massa di moneta depostitata dai clienti non verrà mai ritirata tutta contemporaneamente, prestano denaro per un valore enormemente superiore al valore dei depositi; prestano quindi denaro che non hanno e dal nulla percepiscono interessi.
Ad un livello "alto", succede qualcosa di ancora più grave, mi riferisco al livello delle banche centrali, le quali prestano allo Stato, per i suoi bisogni istituzionali, ed al sistema bancario, la moneta che creano dal nulla, richiedendo non solo i relativi interessi, ma anche un importo pari alla moneta prestata.
Su questo passaggio delicato tornerò in un prossimo post.
Restringiamo ora il nostro campo d'azione alla nostra piccola Italia, e facciamo un passo indietro nel tempo, e andiamo precisamente nel Piemonte del 1849. In tale anno si costituì la Banca Nazionale degli Stati Sardi, di proprietà privata, il Conte di Cavour, che aveva propri interessi in quella banca, essendone un azionista, impose al parlamento di affidare a tale istituzione compiti di tesoreria dello Stato. Altro che conflitto di interessi!! L'attuale presidente del consiglio, da questo punto di vista, appare piuttosto dilettantesco rispetto al suo illustre predecessore.
Si ebbe quindi una banca privata che emetteva e gestiva denaro dello Stato. A quei tempi, l'emissione di banconote avveniva solo in Piemonte, in Italia meridionale, ad esempio, il Banco delle Due Sicilie emetteva monete in oro e in argento. La carta moneta del Piemonte aveva anch'essa una riserva d'oro, ma il rapporto era che ogni tre lire di carta avevano nelle riserve una sola lira in oro. Tra le conseguenze delle continue guerre operate da casa Savoia, ci fu anche una stampa ulteriore di banconote senza alcun controdeposito, con il risultato che già prima del 1861 le banconote piemontesi erano solo cartastraccia a causa dell'emissione incontrollata fatta dalla Banca privata di cui era azionista l'allora presidente del consiglio. L'unica soluzione per evitare il tracollo economico, era mettere le mani sull'oro e sull'argento delle banche del resto d'Italia (ah, quanti retroscena che ha l'unità d'Italia...)
Avvenuta la conquista militare di tutta la penisola, i piemontesi misero le mani nelle banche degli stati appena annessi. Naturalmente la Banca privata degli Stati Sardi divenne dopo quasi 20 anni la Banca d'Italia.
Pertanto, basta con le frottole che girano da qualche mese in rete e non, anche su siti che godono di una certa "autorevolezza", circa la privatizzazione della Banca d'Italia. La Banca d'Italia è nata privata. Lo è sempre stata. Come tutte le banche. Ritorniamo nell'Italia post-unificazione.
La prima mossa piemontese (siamo ancora al 1861/862), fu l'impedire al Banco delle Due Sicilie (diviso poi in Banco di Napoli e Banco di Sicilia) di rastrellare dal mercato le proprie monete d'oro (per trasformarle in carta moneta secondo le leggi piemontesi). Questo perchè con tutto quell'oro, i Banchi di Napoli e di Sicilia avrebbero potuto emettere moneta per un totale di 1200 milioni di lire, contro gli appena 20 milioni di lire in oro della Banca degli Stati Sardi. Pertanto, i banchi meridionali sarebbero potuti diventare padroni di tutto il mercato finanziario italiano (e la "questione meridionale" non sarebbe mai nata). Quell'oro passò velocemente nelle casse piemontesi. Nonostante questo, nonostante tutto l'oro rastrellato al Sud, la nuova Banca d'Italia risultò non averne. Nemmeno in parte. Zero assoluto.
Dove era finito tutto l'oro italiano?
Evidentemente... aveva preso altre vie... che erano quelle del finanziamento delle imprese del nord operato da Banche (costituite appositamente per l'occasione), socie della Banca d'Italia. E' anche storicamente noto quali siano state tali banche: Credito Mobiliare di Torino, Banco Sconto e Sete di Torino, Cassa generale di Genova, e Cassa di Sconto di Torino.
Le ruberie operate e l'emissione non controllata della carta moneta ebbero come conseguenza che ne fu decretato già nel 1863 il corso forzoso: la lira non poteva cioè essere più scambiata in oro.
Quindi, cancelliamo anche il malinteso diffuso che una moneta esiste in quanto convertibile in oro.
E' proprio dal 1863, con l'imposizione del corso forzoso, che nasce il Debito Pubblico: lo Stato per finanziarsi iniziò a chiedere carta moneta ad una banca privata (che poi se lo fa restituire con gli interessi).
Facciamo un salto in avanti nella storia abbastanza ampio (altrimenti qua viene un libro e non un post), e vediamo come questa situazione, ora descritta per l'Italia, diventa se proiettata sul mondo intero.
Passiamo al 22 luglio 1944. In vista della imminente sconfitta nazista e dell'approssimarsi della fine della seconda guerra mondiale, gli stati del mondo disegnano un nuovo sistema monetario, senza dare troppo spazio mediatico alla cosa. L'incontro avviene in un'anonima località americana: Bretton Woods. Gli accordi di Bretton Woods prevedono che: tutte le monete erano convertibili in dollari, e solo il dollaro era convertibile in oro.
Le conseguenze degli accordi di Bretton Woods sono stati:
1) Gli Stati Uniti iniziarono a stampare più dollari che carta igienica, dato che era la loro moneta a garantire l'equilibrio del mondo intero.
2) Tutti gli stati del mondo costituirono riserve per l'emissione di banconote utilizzando dollari. Pertanto le riserve non erano più in oro, ma in bigliettoni verdi.
3) Fu costituito il Fondo Monetario Internazionale con il compito di venire in soccorso a quei paesi in debito (con altri prestiti in dollari, da restituire con gli interessi). Il FMI è però nelle mani di USA e Gran Bretagna, che contribuiscono con l'80% dei propri versamenti alla sua costituzione. In tal modo, l'FMI riesce a "ricattare" ed a volte impoverire gli Stati usando la leva monetaria e la restituzione degli interessi sul Debito. E' così ad esempio, che muore l'Africa.
L'Unione Sovietica, i cui dirigenti avevano ben compreso il meccanismo perverso, che di fatto da potere monetario agli USA, non aderì al FMI, accettando la non convertibilità del Rublo in Dollaro. Ha resistito 50 anni, prima di tracollare verticalmente.
Come rompere questa spirale assurda? Tutte le monete non valgono niente. Valgono dollari. Solo il dollaro vale oro.
Un tentativo di rottura, peraltro ben noto, poichè molti di noi eravamo già nati, è avvenuto nel 1970 ad opera dei Paesi Arabi aderenti all'OPEC. Già proprio loro: i Paesi produttori di petrolio. In tale data, questi Paesi decisero di comune accordo di rifiutare i dollari come moneta di pagamento, rispondendo alle richieste di acquisto di tutto il mondo con un: "Se volete il petrolio, lo pagate direttamente in oro. Non importa che pesa molto, il camion lo mandiamo noi. Ma non accettiamo più banconote di nessun tipo come pagamento."
I Paesi dell'Occidente, Italia compresa, cercarono di cambiare i dollari che avevano in riserva e farsi restituire l'oro dagli americani. Oro che ovviamente gli americani non avevano, neanche svuotando tutta Fort Knox. Perchè non l'avevano? Semplice! Per una legge di natura! Solo la natura, alla fine, può intralciare sul serio qualcosa di artificiale come l'economia: i dollari stampati e sparsi per il mondo valgono un totale di 75 milioni di tonnellate d'oro, si stima che su tutto il pianeta Terra esista un totale di 200.000 tonnellate d'oro. Da duecentomila a 75 milioni il salto è grandicello eh...
Gli Stati Uniti incrementano i finanziamenti al programma Apollo, sperando di trovare oro sulla Luna. Che non trovano.
Presi dalla disperazione della crisi petrolifera, il 15 agosto 1971 Richard Nixon annuncia a Camp David che gli Stati Uniti abrogano unilateralmente gli accordi di Bretton Woods! In pratica sospendono la convertibilità del dollaro in oro.
Nessuna moneta, da quel giorno, è convertibile in oro. Ogni moneta è solo un nulla. Carta e basta.
Da quel momento, ogni Paese, si è messo a stampare moneta a raffica, senza limite, causando inflazione, aumento del debito pubblico costante, e la corsa a rotta di collo verso il tracollo economico, alla quale assistiamo oggi.
E l'avventura continua... ma non ora, continuerà in un futuro post. Anche perchè fin qui... è la parte critica, poi occorrerà riflettere sulle possibili soluzioni.
Fonti usate:
I testi indicati nel mio post del 6 settembre
Ecoroma.org
Doverosi ringraziamenti:
Come già detto all'inizio, lo spunto iniziale (ed anche vari suggerimenti "in corso d'opera") è dovuto a I.Vanattila, al quale chiedo di non esitere a bacchettarmi per tutte le imprecisioni che sicuramente avrò commesso.
Molte piccole idee sulle banche, e stimoli a studiare un argomento così lontano dal mio background culturale, mi sono arrivati da Baader e Ciailan.
Molte riflessioni ed analisi, derivano da una lunga chiacchierata avuta con Lux e Maria avvenuta in quel di Serravalle qualche settimana fa.
Ed è ancora merito di qualche personaggio conosciuto ed ascoltato a Serravalle, se alla fine ho deciso di mettermi a studiare.
...e lo studio non finisce qua.
Ci sarà il seguito....
Seconda parte: Il valore della moneta 2
Terza parte: Il valore della moneta 3
