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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
Trenta anni dopo
Identità di un blog (e di chi lo scrive)
La grande truffa
Venticinque anni dopo
Ti spio anche senza risposta
Il valore della Moneta
La censura dei blog sbarca in Europa
Linea 601A (la mia banlieu)
Come muore la mia terra
Osservando Napoli
San Paolo Belsito, 4 maggio 2007
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Questo post è rilasciato sotto Creative Commons pertanto è copiabile in tutti i sensi :) Se possibile, però, segnalatemelo :) Grazie.
Aggiornamento:
Su segnalazione di Ilpizzo, segnalo un articolo su Repubblica sul come continua la guerra digitale in Francia.
Iniziammo mesi fa, qui e su altri blog, a parlare di censura in rete, e di come (e quanto) ad un governo (di qualunque parte sia) possa tornare comodo zittire certi blog, in quanto strumenti di libera espressione.
Partimmo dalla Cina, dove molti blogger si sono visti non solo chiudere i blog ma anche arrestare, grazie anche a provider di stato e multinazionali come Yahoo.
Nessuno se ne è preoccupato, perchè tanto, la Cina è lontana.
Peccato che Yahoo non sia cinese, e peccato che il suo operato sia stato molto di parte, come raccontano Unimondo e Punto Informatico
Poi, pochissimo tempo fa, ci è toccato parlare di Tunisia, dove le retate dello Stato hanno portato all'arresto di più di una decina di blogger, causando addirittura la morte di uno di loro, e poi il più recente caso Zarzis.
Ma nessuno se ne è preoccupato, perchè tanto la Tunisia è in Africa, non rispetta i valori umani.
Poi, solo due giorni fa, proprio su questo blog, ho parlato di Egitto e Libia (che è qui di fronte, il mare che ci separa non è grande), dove altri due blogger sono finiti dietro le sbarre, ed altre decine si sono visti chiudere i blog.
Nessuno se ne è preoccupato: per l'Egitto si è dimenticato quanto sia "occidentale" il loro governo, in questi casi si pensa che tanto è sempre una nazione araba e la Libia è pur sempre la nazione di Gheddafi.
Stavolta invece la censura di ben tre blog è avvenuta in piena Unione Europea, e per la precisione in Francia.
Ma nessuno se ne è preoccupato, perchè se la sono cercata, hanno parlato della rivolta di Parigi in modo molto di parte.
Preferisco pensare ad una variante teatrale di una citazione del grande Berthold Brecht, lasciando a voi l'improvvisazione nella seconda parte:
Quando vennero a prendere gli Ebrei, non dissi nulla perchè non ero ebreo.
Quando vennero a prendere i Comunisti, non dissi nulla perchè non ero comunista.
Quando vennero a prendere i XXX, non dissi nulla perchè non ero XXX.
Quando vennero a prendere i YYY, non dissi nulla perchè non ero YYY.
Quando vennero a prendere me, nessuno disse nulla, perchè non era rimasto più nessuno.
A cosa serve dire, si ma i blogger francesi hanno parlato bene dei rivoltosi, oppure che hanno incitato alla rivolta, e menate del genere? Crediamo ancora che questa non sia stata una semplice scusa?
E' bastato uno scrivere "forse però i rivoltosi non hanno tutti i torti", e per la polizia francese è diventato subito una "fomentazione alal rivolta"!
Ovviamente la notizia è stata tenuta molto nascosta e molto sotto silenzio. Se non fosse stato per Loreanne che me l'ha segnalato, non me ne sarei neanche accorto.
Pertanto, è il caso di parlarne
Dopo aver invaso le periferie delle più gandi città francesi, la violenza dei "beur" ha contagiato anche Internet costringendo il ministro della Giustizia Pascal Clement a chiudere alcuni blog che invitavano i cybernauti alla rivolta contro le forze dell'ordine. Tre i blogger arrestati, che ora rischiano fino a cinque anni di carcere. L'accusa è di istigazione alla violenza.
Stando a quanto riferito dalle autorità, i tre blogger (blogger normali, come me, come voi) utilizzavano la piattaforma blog francese (Skyblog.com) per animare post e spazi virtuali che gridavano vendetta e proponevano di attaccare i commissariati. In realtà due dei tre blog erano nati per raccogliere messaggi d'addio e ricordare Zyad Benna e Bouna Traore, i due ragazzi morti folgorati dopo essersi rifugiati in una cabina elettrica per sfuggire a una pattuglia della polizia.
La cosa ha subito messo in allarme il ministro della Giustizia francese e ha costretto le autorità competenti a ricorrere alla censura. Molti i post cancellati dai diari online sequestrati dagli agenti, ma molti anche i messaggi di protesta degli utenti, inferociti per l'azione censoria della polizia postale e della piattaforma stessa che ospita i blog.
Inequivocabili i post eliminati dai diari online. "Parigi brucia? Fanno bene.", si leggeva su uno dei blog chiusi. "L'Intifada francese? E' la Jihad d'Europa", citava invece un altro weblog. "I poliziotti sono delle merde", scriveva infine un altro cybernauta. Ma non è tutto qui. Studiando i testi di alcuni blog dedicati ai due ragazzi morti folgorati, il direttore generale della polizia nazionale, Michel Gaudin ha dichiarato infatti che tra diversi siti Web si sarebbe instaurata una sorta di complicità e una "vera e propria competizione per scommettere su quale quartiere riuscirà meglio a dar battaglia alle forze dell'ordine".
Ovviamente non ho potuto verificare, essendo tali blog chiusi e sotto sequestro, per cui rimane una dichiarazione "di parte".
Per chi vuole approfondire: yahoo (purtroppo) news (in francese).
Che dire: in Francia si è rotta la pace sociale, e ovviamente in questo terzo millennio si usa anche la Rete, e non solo le piazze come negli anni '70 del '900.
Quando la pace sociale si romperà anche qui in Italia, possiamo aspettarci che con sola mezza parola contro il governo... vedremo blog sequestrati, blogger denunciati, ed un bel crackdown di gran lunga superiore a quello del 1994 (che magari molti di voi non ricordano, poichè all'epoca ad usare la rete eravamo giusto 4 gatti).
Il caso francese apre un pericolosissimo precedente in Unione Europea: in caso di problemi di ordine pubblico (scusa applicabile a migliaia di casi), i blog non allineati al pensiero di Stato vanno sequestrati.
Mi raccomando: d'ora in poi sui blog tutti a parlare di libri, di poesia, di cinema, di ricette di cucina, di reality show, di giochi televisivi e di tanto tanto tanto calcio!
Battuta di cattivo gusto: quando i vostri blog saranno sequestrati, sarò il primo ad adoperarmi per far casino ed alzare caciara. Sempre a condizione che non sequestrino prima me :)
