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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
Trenta anni dopo
Identità di un blog (e di chi lo scrive)
La grande truffa
Venticinque anni dopo
Ti spio anche senza risposta
Il valore della Moneta
La censura dei blog sbarca in Europa
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Come muore la mia terra
Osservando Napoli
San Paolo Belsito, 4 maggio 2007
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Venti anni fa, il 26 aprile 1986, avveniva il più drammatico incidente nucleare della storia dell'umanità: l'esplosione del reattore numero 4 della centrale termonucleare di Chernobyl.
La centrale, contrariamente a quanto scritto e detto qui in Europa occidentale poco dopo l'incidente, non era affatto obsoleta, era stata infatti costruita appena tre anni prima. Da sola generava 4000 megawatt di potenza, per intenderci è poco meno della potenza assorbita dall'intera Lombardia.
La centrale era di tipo RBMK: senza scendere troppo nei dettagli tecnici, questo tipo di reattore nucleare ha un "nucleo" centrale costituito da barre di uranio infilate in tubi in cui scorre acqua per il raffreddamento. A loro volta i tubi sono ricoperti da mattonelle di grafite. La grafite è chiusa in un ambiente ermetico, in assenza di aria: infatti se la temperatura aumenta troppo, e la grafite viene esposta all'aria, inizia a bruciare.
Quel giorno era in corso di un test sperimentale che tendeva a verificare la possibilità di servirsi dell'energia cinetica del motore della turbina per garantire, in caso di emergenza, l'erogazione di energia elettrica durante l'intervallo di tempo necessario a far partire i generatori a gasolio di soccorso. In altre parole, si intendeva vedere il comportamento del sistema di sicurezza in condizioni particolarmente critiche.
Erano stati esclusi i sistemi di spegnimento automatico e di raffreddamento di emergenza del nucleo. Finché tali sistemi di sicurezza sono attivi, un incidente del genere resta assolutamente impossibile.
Inoltre, e questa fu la vera causa dell'incidente, il nucleo era stato portato a funzionare ad una potenza molto bassa, una potenza talmente bassa da renderlo instabile. Fisicamente, nucleo del reattore instabile significa che, in caso di una lieve fluttuazione della potenza erogata, la reazione a catena di fissione atomica (normalmente controllata) tende a salire in modo incontrollato.
All'1 e 23 del 26 Aprile 1986 si è verificata la fluttuazione che ha fatto perdere il controllo della reazione a catena: il reattore è arrivato, nel giro di 20 secondi, a 100 volte la sua potenza nominale.
La temperatura all'interno è aumentata notevolmente, portando in ebollizione l'acqua del circuito di raffreddamento, l'acqua divenuta vapore ha alzato la pressione interna, ed ha iniziato a reagire con la grafite.
E' stato questo aumento di pressione a causare l'esplosione che ha distrutto completamente il nucleo, l'edificio di contenimento e la sala turbine. Con la distruzione dell'edificio, la grafite (a contatto con l'aria) si è incendiata, e si è creata una colonna di fumo che ha trasportato in aria tonnellate di materiale radioattivo, prodotto dalla reazione di fissione. Quindi: non si è trattato di una vera e propria esplosione nucleare come quella di Hiroshima, per intenderci. Si è trattato di un incendio che ha trasporato via tutto il materiale radioattivo custodito nel nucleo. Il tutto a causa di un errore umano: il non rispetto di alcune norme di sicurezza piuttosto basilari. Il 15% del materiale è ricaduto sulla centrale, il 50% nella zona intorno alla centrale stessa, e il resto è stato trasportato dalle correnti d'aria. Il grosso della nube radioattiva è passato sul nord Europa, ed è poi ricaduto sull'Europa centrale e meridionale.
Nonostante il grosso della nube sia caduto proprio da queste parti, è bene precisare che le conseguenze sono state praticamente nulle fuori dalla Bielorussia e dall'Ucraina.
Infatti in Italia la concentrazione di Iodio 131 (l'isotopo radioattivo più presente della nube) è rimasta sempre entro la concentrazione massima ammessa.
La dose assorbita da noi italiani è stata equivalente a quella di una radiografia, ma meno pericolosa perché diluita in una settimana.
La proibizione delle verdure a foglia larga è stata decisa per scrupolo, ma la radioattività di un chilo di lattuga era di circa quattro micro Curie, assolutamente non pericolosa.
In Ucraina le cose sono state profondamente diverse. Alcuni addetti alla sala controllo sono morti per sindrome acuta da radiazioni.
Ci sono stati 31 morti nel primo anno e 9 negli anni seguenti a causa dell'esposizione a dosi di radiazioni eccessive, la maggior parte dei quali vigili del fuoco impegnati nello spegnimento dell'incendio.
Una volta esploso il reattore, il grosso problema (logistico, politico e sociale) da affrontare è stato quello dell'evacuazione.
La "zona rossa" in cui c'è stata alta contaminazione, al limite della compatibilità con la vita, si estende per circa 3000 km quadrati, in un raggio di 50 km dalla centrale.
Entro questo raggio ci sono zone con contaminazione 100 volte superiore al livello di guardia. In questa zona c'era necessità di evacuazione completa della popolazione nell'arco di 24/48 ore al massimo.
È bene notare che a Chernobyl non c’è stata un’esplosione nucleare con gli associati effetti di onda d’urto e di intensa produzione di neutroni e di radiazioni da fissione. Ma l’esplosione da vapore e il successivo incendio della grafite hanno prodotto comunque l’immissione nell’ambiente di un'enorme quantità di isotopi radioattivi.
Una descrizione dell’evento non ufficiale ma molto interessante è contenuta nel libro "Chernobyl insight from the inside" scritto da V.M. Chernousenko (fisico nucleare ucraino coinvolto a livello direttivo nel lavoro di bonifica successivo all’incidente) ed edito da Springer-Verlag.
Ancora oggi, a 20 anni di distanza, la bonifica non è conclusa, ampie zone della Bielorussia, ed alcuni settori dell’Ucraina, non sono considerati vivibili a causa della contaminazione.
Altrenotizie pubblica due articoli oggi sull'argomento:
Carlo Benedetti - "L'ora di Chernobyl"
Liliana Adamo - "Cosa resta di Chernobyl"
