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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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Per chi non conosce Napoli (ma in fondo chi non conosce Napoli?), o per chi non c'è mai stato, Napoli magari sembra essere solo questa. Quel che è certo è che vista dal satellite appare così.
Chi invece a Napoli ci vive (ho detto: ci vive! Non che "c'è stato da piccolo"), la conosce (non "crede di conoscere") o che legge questo blog da almeno qualche mese, sa anche di sicuro che a Napoli (e provincia) si muore, per mancata riqualificazione ambientale, con associato un progressivo peggioramento delle condizioni ambientali.
E se in provincia si muore di discarica, in città già normalmente si muore di aria, non utilizzabile per la respirazione umana da almeno 10 anni, ma la si usa lo stesso. Sì certo è vero, l'inquinamento da traffico automobilistico e da sostanze componenti le gomme dei pneumatici è grave fonte di cancro polmonare in tutte le città, ma non si può dire, poichè il più grande centro di ricerca sul cancro d'Italia ha come finanziatori principali Fiat e Pirelli, per cui si preferisce dire che il cancro è causato dall'alimentazione. Ma torniamo a Napoli.
L’escalation di violenza registratasi negli ultimi mesi a Napoli ha riacceso i riflettori sulla città, e torna a riaccenderli periodicamente. Anche in questi giorni.
Napoli non è una città normale. Napoli non è normale per un livello di sicurezza inferiore alla norma. Napoli non è normale per un livello di tolleranza dell'illegalità al di sopra della media.
Per quanto riguarda la sicurezza (proprio quella spicciola eh! Dico quella "sicurezza" quando si esce di casa la mattina), basta pensare alle baby gang, e su questo argomento si dia uno sguardo d'insieme con google.
Omicidi a scopo di rapina, pochi euro o un cellulare, come quello di pochi giorni fa, descritto magistralmente da Fraba, dove è morto Sasà l'edicolante dell'Arenella, ad appena cento metri dal luogo in cui, anni addietro, svolsi la parte sperimentale della mia tesi di laurea.
Poi c'è sempre l'immancabile camorra, che esiste davvero, mica è solo nei film!
Proprio per quanto riguarda la camorra, mi arrivano i segnali che più di tutti fanno rabbrividire.
Sarà caduta la tregua, sarà stato violato il trattato di pace, qualunque cosa sia stata (e non è questa la sede per analizzare le cause), nella zona nord è ricominciata la guerra di Secondigliano, che la volta scorsa ha fatto centinaia di morti, guerra che la città non è riuscita a reggere.
Contemporaneamente, a pochi chilometri di distanza, nella zona orientale, è ripresa la fase cruenta della faida di Ponticelli, che vede opposti i Panico ed i Sarno, questi ultimi non sono nuovi all'usanza di non impugnare pistole, ma di far esplodere la dinamite per strada per essere certi di far fuori l'avversario, fa nulla se poi cadono anche 10 civili innocenti: quando la sfida tra clan passa sul piano militare, è piano militare per davvero, e le vittime sono necessarie, quindi tanto peggio per loro.
Poi ovviamente chi dalle parti di Napoli non ci ha vissuto o ci ha vissuto poco, liquiderà il tutto facilmente e con i soliti luoghi comuni, e non fa nulla ve l'assicuro, oramai se ne sono sentiti così tanti, soprattutto da chi è emigrato, tra l'altro.
Nella perenne battaglia interna, nell'eterno dibattito tra l'andare e il restare, continua lo stillicidio di omicidi, con una media di tre sparatorie al giorno, e solo la fortuna evita la strage.
E questo è l'aspetto che si vede. C'è poi quello che non si vede.
Mentre gli omicidi, la dinamite, i bossoli, i mazzi di fiori commemorativi si vedono, il racket non si vede, ma il fatto che non si veda non implica affatto che non ci sia. Una parte consistente dei commercianti, imprenditori e professionisti di Napoli e provincia è costretta a fare ogni giorno i conti con la sopraffazione, l’arroganza e la violenza del fenomeno criminale del pizzo, punto di partenza del potere che la camorra esercita sul territorio.
Nella notte del 18 maggio 2005, un gruppo (come si è poi scoperto) di anonimi, ha girato per il centro di Napoli, attaccando ovunque, su negozi, portoni, muri, un piccolo adesivo con la scritta "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità".
La provocazione si è ripetuta il 29 giugno, poi gli anonimi sono venuti allo scoperto, lanciando la campagna contracamorra contro il racket.
Io gli faccio gli auguri. Speriamo che tengano conto del fatto che il teatro è cambiato: se dieci anni fa le attività commerciali erano "tassate" dal racket, oggi un abbondante 50% di esse è stato acquisito alle proprietà di questo o quel clan.
Per il resto, i tanti napoletani che leggono questo blog, capiranno di sicuro il senso sottile di quanto sto scrivendo, ed il perchè lo sto scrivendo. Sono certo che anche tanti altri capiranno.
Resta il dato che mi preoccupa, e che mi ha fatto scrivere queste righe:
la ripresa degli scontri a Secondigliano e Ponticelli non fa presagire nulla di buono per i prossimi mesi, e parlo di scontri armati.
Se sul primo teatro di scontro ho poco o nulla da dire, per scarsa competenza mia ma anche perchè è stato già detto tutto sia in Italia sia all'estero, sul secondo tornerò a parlarne, perchè conosco il territorio ed i suoi delicati equilibri, ma ovviamente solo dopo aver fatto qualche giro da quelle parti.
Se a cavallo tra il 2004 ed il 2005, la faida di Secondigliano ha sconvolto la città (tranne quelli che si sono messi il prosciutto sugli occhi), figuriamoci come ora può reggere due guerre in corso, quella settentrionale e quella sul fronte orientale.
E' anche ora di piantarla con il luogo comune che "si accoppano tra di loro", visto che non è per nulla vero, e che decine di vittime la volta scorsa sono state persone estranee ai clan ed al giro della criminalità.
Altri luoghi comuni che andrebbero sfatati ce ne sono, eccome. C'è ad esempio chi confonde Napoli con Palermo (tanto è sempre sud), e quindi confonde la struttura mafiosa con quella camorristica, c'è chi crede che sia solo un problema giudiziario (visione terribilmente riduttiva), e chi - in buona fede - pensa che dichiarando l'emergenza e mandando l'esercito si calmino le acque. Dieci anni fa a Palermo funzionò, a Napoli invece non funzionò, e la struttura criminale non fu intaccata per nulla. Da quella lezione occorrerebbe imparare che non serve l'esercito. Anche su questo argomento, ci tornerò.
Per ora, stiamo certi che anche se personaggi come questi sono "a fare le ferie",
meglio essere pronti, per i prossimi mesi, a scene del genere.
