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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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Assistiamo a un ritorno quotidiano della violenza esercitata da uomini
sulle donne. Con dati allarmanti anche nei paesi evoluti dellOccidente
democratico. Violenze che vanno dalle forme più barbare dellomicidio
e dello stupro, delle percosse, alla costrizione e alla negazione della
libertà negli ambiti familiari, sino alle manifestazioni di disprezzo
del corpo femminile. Una recente ricerca del Consiglio dEuropa afferma che
laggressività maschile è la prima causa di morte violenta
e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo. E tale violenza
si consuma soprattutto tra le pareti domestiche.
Siamo di fronte a una recrudescenza quantitativa di queste violenze?
Oppure a un aumento delle denunce da parte delle donne?
Resta il fatto che esiste ormai unopinione pubblica e un senso comune,
che non tollera più queste manifestazioni estreme della sessualità
e della prevaricazione maschile.
Chi lavora nella scuola e nei servizi sociali sul territorio denuncia poi
una situazione spesso molto critica nei comportamenti degli adolescenti
maschi, più inclini delle loro coetanee femmine a comportamenti violenti,
individuali e di gruppo.
Forse il tramonto delle vecchie relazioni tra i sessi basate su una indiscussa supremazia maschile provoca una crisi e uno spaesamento negli uomini che richiedono una nuova capacità di riflessione, di autocoscienza, una ricerca approfondita sulle dinamiche della propria sessualità e sulla natura delle relazioni con le donne e con gli altri uomini.
La rivoluzione femminile che abbiamo conosciuto dalla seconda metà del
secolo scorso ha cambiato radicalmente il mondo.
Sono mutate prima di tutto le nostre vite, le relazioni familiari,
lamicizia e lamore tra uomini e donne, il rapporto con figlie e
figli.
Sono cambiate consuetudini e modi di sentire. Anche le norme scritte della
nostra convivenza registrano, sia pure a fatica, questo cambiamento.
Laffermarsi della libertà femminile non è una realtà
delle sole società
occidentali. Il moto di emancipazione e liberazione delle donne si è
esteso, con molte forme, modalità e sensibilità diverse, in tutto
il mondo.
La condizione della donna torna in modo frequente nelle polemiche sullo
scontro di civiltà che sarebbe in atto nel mondo. Noi pensiamo
che la logica della guerra e dello scontro di civiltà può
essere vinta solo con un cambio di civiltà fondato in tutto il mondo su una nuova
qualità del rapporto tra gli uomini e le donne.
Oggi attraversiamo una fase contraddittoria, in cui sembra manifestarsi una
larga e violenta reazione contraria al mutamento prodotto dalla
rivoluzione femminile. La violenza fisica contro le donne può essere
interpretata in termini di continuità, osservando il permanere di
unantica attitudine maschile che forse per la prima volta viene
sottoposta a una critica sociale così alta, ma anche in termini di novità,
come una risposta nel quotidiano alle mutate relazioni tra i sessi.
Un altro sintomo inquietante è il proliferare di mentalità e comportamenti
ispirati da fondamentalismi di varia natura religiosa, etnica e politica,
che si accompagnano sistematicamente a una visione autoritaria e
maschilista del ruolo della donna. Queste stesse tendenze sono però
attualmente sottoposte a una critica sempre più vasta, soprattutto
ma non esclusivamente da parte femminile
La recente cronaca italiana ci ha offerto alcuni casi drammatici,
eclatanti che rivelano anche modi diversi di accanirsi sul corpo e sulla
mente femminile.
Una ragazza incinta viene seppellita viva dallamante, che non vuole
affrontare il probabile scandalo. Un fratello insegue e uccide la sorella,
rea di non aver obbedito al diktat matrimoniale della famiglia. Un
immigrato pakistano uccide la figlia, aiutato da altri parenti maschi,
perché non segue i costumi sessuali etnici e religiosi della comunità.
In alcune città si susseguono episodi di stupro da parte di giovani immigrati
ma anche di maschi italiani. Sono italiani gli stupratori di una ragazza
lesbica a Torre del Lago. Italiano lassassino che a Parma ha ucciso con
otto coltellate la ex fidanzata, che perseguitava da qualche anno.
Ultimo caso di una lunga scia di delitti commessi in questi ultimi anni in
Italia da uomini contro le ex mogli o fidanzate, o contro compagne in
procinto di lasciarli.
Il clamore e lo scandalo sono alti. In un contesto di insicurezza (in
parte reale, in parte enfatizzata dai media e da settori della politica),
di continua emergenza e paura per le azioni del terrorismo di matrice
islamica e per le contraddizioni prodotte dalla nuova dimensione dei
flussi di immigrazione, nel dibattito pubblico la matrice della violenza
patriarcale e sessuale è stata spesso riferita a culture e religioni
diverse dalla nostra.
Molte voci però hanno insistito giustamente sul fatto che anche la nostra
società occidentale non è stata e non è a tuttoggi
immune da questo tipo
di violenza. E anzi possibile che il rilievo mediatico attribuito alla
violenza sessuale che viene dallo straniero risponda a un meccanismo
inconscio di rimozione e di falsa coscienza rispetto allesistenza di
questo stesso tipo di violenza, anche se in diversi contesti culturali,
nei comportamenti di noi maschi occidentali.
Si è parlato dellesigenza di un maggiore ruolo delle istituzioni
pubbliche, sino alla costituzione come parti civili degli enti locali e
dello stato nei processi per violenze contro le donne. Si è persino messo
sotto accusa un ipotetico silenzio del femminismo di fronte alla
moltiplicazione dei casi di violenza.
Noi pensiamo che sia giunto il momento, prima di tutto, di una chiara presa di parola pubblica e di assunzione di responsabilità da parte maschile. In questi anni non sono mancati singoli uomini e gruppi maschili che hanno cercato di riflettere sulla crisi dellordine patriarcale. Ma oggi è necessario un salto di qualità, una presa di coscienza collettiva.
La violenza è lemergenza più drammatica.
Una forte presenza pubblica maschile contro la violenza degli uomini
potrebbe assumere valore simbolico rilevante. Anche convocando nelle città
manifestazioni, incontri, assemblee, per provocare un confronto reale.
Siamo poi convinti che un filo unico leghi fenomeni anche molto distanti
tra loro ma riconducibili alla sempre più insopportabile resistenza con
cui la parte maschile della società reagisce alla volontà che
le donne
hanno di decidere della propria vita, di significare e di agire la loro
nuova libertà:
Il corpo femminile è negato con la violenza.
Ma viene anche disprezzato e considerato un mero oggetto di scambio (come
ha dimostrato il recente scandalo sulle prestazioni sessuali chieste da
uomini di potere in cambio di apparizioni in programmi tv ecc.)
Viene rimosso da ambiti decisivi per il potere: nella politica,
nellaccademia, nellinformazione, nellimpresa.
Lo sguardo maschile pensiamo anche alle organizzazioni sindacali
non vede ancora adeguatamente la grande trasformazione delle nostre società
prodotta negli ultimi decenni dal massiccio ingresso delle donne nel
mercato del lavoro.
Chiediamo che si apra finalmente una riflessione pubblica tra gli uomini, nelle famiglie, nelle scuole e nelle università, nei luoghi della politica e dellinformazione, nel mondo del lavoro.
Una riflessione comune capace di determinare una sempre più riconoscibile svolta nei comportamenti concreti di ciascuno di noi.
Primi firmatari: Alberto Leiss, Marco Deriu, Stefano Ciccone, Jones Mannino, Massimo Michele Greco, Sandro Bellassai, Claudio Vedovati.
Adesioni
Circa un migliaio, ed in continuo aggiornamento. Da oggi c'è anche il mio nome.
Chi volesse aggiungersi ai firmatari può scrivere all'indirizzo: appellouomini@libero.it.
Le ragioni di questo appello
L'appello che diffondiamo in questi giorni reca le firme di uomini provenienti
dai più disparati percorsi politici, culturali, religiosi, sessuali,
che hanno deciso di reagire in qualche modo ai terribili fatti di violenza alle
donne che le cronache hanno riportato alla nostra attenzione negli ultimi mesi.
Alcuni vengono da esperienze politiche tradizionali, altri vengono da movimenti
studenteschi, pacifisti e ambientalisti, altri ancora hanno cominciato a riflettere
su questi temi a partire da relazioni affettive o di amicizia o da scambi con
il movimento delle donne.
Si tratta di percorsi semplicemente individuali. Ma anche di esperienze, spesso informali, di gruppi di autocoscienza e di discussione su diverse questioni (stupro, guerra, prostituzione, pedofilia). Esistono attualmente in Italia gruppi di uomini di questo genere in diverse città: "Uomini in cammino" di Pinerolo, "Maschile plurale" di Roma, "Maschile plurale" di Bologna, il "Gruppo uomini" di Verona, il "Gruppo uomini" di Viareggio, il "Gruppo uomini" di Torino, il "Gruppo uomini di agape", "Il cerchio degli uomini" di Torino, l'"Associazione uomini casalinghi" di Pietrasanta, a cui si aggiungono gruppi misti di uomini e donne "Identità e differenza" di Spinea, "La merlettaia" di Foggia, il "Circolo della differenza" di Parma, il "Gruppo sui generis" di Anghiari, il "Gruppo sul patriarcato" di Roma promosso dal "Forum Donne PRC".
Queste occasioni di riflessione hanno dato vita a un ampia produzione di articoli, libri, incontri, convegni, sui temi della maschilità e dei rapporti tra i sessi (anche se finora con scarsa attenzione da parte dei media). Negli ultimi anni si sono infittite le occasioni di incontro e confronto a livello nazionale tra uomini e anche tra uomini e donne con alcuni appuntamenti oramai riconosciuti (ad Agape, Asolo, Anghiari fra gli altri).
Gli uomini che hanno attraversato queste esperienze non rivendicano estraneità rispetto alla storia a cui appartengono e non cercano rivincite riesumando vecchi trofei e valori patriarcali. Assumono la libertà conquistata dalle donne grazie al loro pensiero e alla loro pratica, come occasione per interrogarsi e scoprire cose nuove su di sé.
Ci auguriamo che questo appello non sia semplicemente un atto formale: ne proporremo la lettura e la discussione agli uomini che operano nella politica e nelle istituzioni, nelle università e nelle scuole, nei media, nei sindacati, nell'associazionismo, nei servizi, nelle comunità di immigrati, nelle realtà religiose. A tutti gli interessati diamo appuntamento per un incontro pubblico il 14 ottobre a Roma, per scambiare opinioni e elaborare ogni possibile ulteriore iniziativa. Intanto ci auguriamo che le adesioni continuino ad arrivare.
Fine appello
Ora vado via davvero. Se non torno dopo il fine settimana, vuol dire che mi hanno fatto fuori :)
