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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
Trenta anni dopo
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Amnesty International ha diffuso due settimane fa alcune riprese via satellite che dimostrano la distruzione di massa di una grande comunità dello Zimbabwe, da parte di militari del governo di Harare.
"Se mai ve ne fosse ancora bisogno, queste immagini costituiscono la prova inconfutabile che il governo dello Zimbabwe ha raso al suolo intere comunità, cancellandole completamente dalle mappe, come se non fossero mai esistite", ha denunciato l’organizzazione.
Il villaggio distrutto è quello di Porta Farm, un grande insediamento sorto 16 anni fa, con scuole, case, una moschea ed un centro per l'infanzia. Prima c'era. Ora non c'è più nulla, solo deserto e macerie, occorre togliere Porta Farm dalle carte geografiche. "Le foto e il video sono un atto d’accusa contro le politiche del governo dello Zimbabwe. Mostrano come una vivace comunità sia stata orribilmente trasformata in un cumulo di rovine", aggiungono nel comunicato stampa gli attivisti di Amnesty International.
Il 27 giugno 2005 la polizia si è recata nel villaggio ed ha distribuito volantini in cui si chiedeva agli abitanti di radunare tutti i loro effetti personali e abbandonare le case. Gli agenti hanno dichiarato che sarebbero tornati la mattina dopo, pertanto i residenti hanno avuto appena 24 ore di tempo a disposizione per "traslocare" non si sa dove.
All’alba del 28 giugno un convoglio di veicoli militari e camion è entrato a Porta Farm. Gli abitanti hanno assistito all’operato dei bulldozer. Nessuno ha potuto opporre resistenza, poichè la polizia ha minacciato chiunque.
La distruzione di Porta Farm è durata tutta la giornata. Migliaia di persone costrette a dormire all’addiaccio, ricordiamo infatti che nell'emisfero australe giugno è in pieno inverno, in mezzo alle macerie.
La distruzione di Porta Farm è avvenuta mentre l’Inviata speciale delle Nazioni Unite, Anna Tibaijuka, si trovava proprio nello Zimbabwe. Il 29 giugno alcuni funzionari del suo staff sono anche stati testimoni diretti delle demolizioni e delle espulsioni di Porta Farm. Nel suo rapporto, l’Inviata speciale ha riferito come il suo staff fosse rimasto "scioccato dalla brutalità" cui aveva assistito.
Undici mesi dopo, Amnesty ha pubblicato le foto satellitari che documentano lo scempio.
A questo punto, scatta la curiosità. Perchè tutto questo? Che interesse può avere il governo dello Zimbawe a cancellare un villaggio?
E' ancora Amnesty che ci fornisce la soluzione.
Nel maggio 2005 il governo dello Zimbabwe lanciò l’operazione "Restaurare l’ordine", che prevedeva massicci sfratti forzati e la demolizione di case e di banchi di lavoratori ambulanti. L’operazione, condotta in pieno inverno e in un periodo di grave crisi alimentare, prese di mira le comunità povere delle zone urbane e semiurbane di tutto il paese. In un duro rapporto reso pubblico il 22 luglio 2005, le Nazioni Unite stimarono che nell’arco di circa sei settimane almeno 700.000 persone avevano perso le proprie case o i propri beni, o entrambi.
Le comunità colpite dall’operazione “Restaurare l’ordine” sono tra le più povere e vulnerabili dello Zimbabwe. Diverse di esse, come quella di Porta Farm, avevano già subito sfratti forzati da parte delle autorità. Anche in quei casi, le vittime avevano ricevuto un preavviso inesistente e non era stata fornita loro alcuna sistemazione alternativa. Secondo il governo di Harare, gli sfrattati dovrebbero tornare in campagna.
Perchè? Per due motivi. Uno ufficiale: secondo il governo, infatti, tutta Porta Farm era costituita da edifici abusivi.
A noi italiani, terra di condoni, forse viene un po' da sorridere... visto che lo Zimbabwe "sistema" in 24 ore il problema degli abbattimenti, mentre qui in Italia ci abbiamo messo 30 anni per tirare giù il Villaggio Coppola in provincia di Caserta, città abusiva con porto abusivo (anche la capitaneria di porto era abusiva), impianti sportivi abusivi. Quindi, se il capo del governo dello Zimbabwe venisse qui in Italia e vedesse i nostri interi quartieri abusivi potrebbe chiamarci "paese del terzo mondo" ed aggiungere: "Al mio paese queste cose non succedono!" :)
Poi, in un territorio in crisi alimentare ed abitativa... forse la (peraltro scarsa) edilizia abusiva non è mica come da noi...
Veniamo quindi al secondo vero problema. A volte, anche se spesso in circostanze poco chiare, anche in Zimbabwe si vota. Lì usano un'altra tecnica, meno televisiva rispetto a noi, e un po' più armata (dove per armata si intende proprio con il fucile).
Bene, l'insediamento di Porta Farm aveva espresso meno del 2% di voti a favore dell'attuale partito di governo. Una comunità di opposizione, la si potrebbe definire.
Opposizione che ha sancito la sua condanna. Speriamo che questa moda non arrivi anche qui in Italia...
In tutto questo va ad incastrarsi la storia umana di Felistus Chinyuku, una donna di 45 anni, rappresentante del comitato locale dell’insediamento di Porta Farm, che ovviamente si è vista trasferire forzatamente presso un campo di accoglienza, ha visto i suoi figli venire espulsi dalla scuola, ed è oggetto di minacce ed intimidazioni quotidianamente.
Per lei, Amnesty porta avanti anche un appello, che potete trovare qui.
Più complessa è la situazione politica che invece c'è dietro l'attuale governo, mi riferisco a chi lo appoggia. Ho ancora bisogno di documentarmi e studiare il complicato sistema di scatole cinesi, ma la strada verso chi pilota tutto ciò, contrariamente a quel che si potrebbe immaginare, non conduce agli Stati Uniti, che stavolta non sembra c'entrino molto.
Quella strada porta qui, in Unione Europea. Pertanto, seguiranno aggiornamenti ;)
Cronaca dall'Esterno
Torino, il blog come piazza cittadina
Interessante articolo su: Punto Informatico.
Letture Consigliate del Giorno
Il Fastidio - "Cultura e tradizione"
Doverosa premessa:
Se questo post ha preso vita nella mia mente, nelle ore serali di ieri, lo devo a Ofelia71 che, con questo suo post è stata involontariamente la musa ispiratrice delle mie riflessioni.
Sarò polemico. Gratuitamente polemico (ma oggi così mi viene).
Art. 605106
COSTUME DA BABBA NATALE
Cappellino, perizoma, cintura, ma soprattutto vestito cortissimo in pizzo bordato dalla classica pelliccia bianca. Come resistere?
Marca: Clandestine
Costo: 57 euro
Immagine dell'articolo:
No no, non sto inventando.
L'ho letto su: Cinderella.it - Sezione travestimenti
Direte voi...
ma che diavolo c'entra questa roba proprio qui su questo blog?
Perchè questa pubblicità a questi 57 euro buttati?
C'entra.
O meglio: non c'entra nè l'articolo in sè, nè la marca. C'entra solo il prezzo.
Vorrei infatti tornare a parlare, stamattina, del valore della moneta. Questo "pezzo" da collezione vale ben 57 euro. Ma tanto lo so bene che c'è chi avrà pensato che vale solo 57 euro. Dividiamo per 57 questo prezzo, e vediamo un attimo quanto vale un singolo euro.
Chiamo in aiuto Ugo Montanari, che è un volontario che lavora in Africa per una ONG.
Montanari scrive che una "pittoresca" usanza dei watoto (bambini) della valle dello Yovi (in Tanzania) consiste nel trasportare mattoni dai forni artigianali dove vengono cotti al luogo dove servono per costruire le case. Questa attività permette loro di ottenere un po’ di soldini per comprarsi i biscotti: per ogni mattone portato ricevono 5 scellini e, poiché un pacchetto di 6 biscotti costa 50 scellini, con 10 mattoni è concluso l’affare. I bambini più grandicelli (7-10 anni) portano 5 mattoni per volta, mentre i più piccoli ne portano 3... Tutti rigorosamente sulla testa. Ogni mattone pesa 3 chili o poco più.
Partendo da questo fatto abbiamo eseguito un calcolo interessante, che ci permette di stabilire una definizione del valore dell’Euro in modo decisamente diverso da quanto fanno gli economisti e gli esperti di varia natura che infestano la nostra esistenza.
Un Euro vale 1350 scellini; quindi per accumulare un euro un bimbetto della valle deve trasportare 270 mattoni (1350:5 = 270) per un peso totale di un po’ più di 8 quintali (270x3 = 810). Se consideriamo che il forno con annesso deposito di mattoni dista circa 500 metri dall’abitazione, un bimbetto che porti 3 mattoni per volta deve fare 90 viaggi di andata e ritorno (270:3 = 90), cioè 90 chilometri (90x0,5x2 = 90).
Da qui la definizione:
L’Euro è quella moneta il cui valore unitario equivale alla fatica di un bambino africano di 5 anni (il cui peso è sì e no 12-15 chili) che trasporta 810 chilogrammi di mattoni percorrendo complessivamente 90 kilometri, di cui 45 con 9 chili sulla testa.
Noi invece, qui in Italia, ne spendiamo 57, di Euro, per il completino da Babba Natale.
Devo sentirmi fortunato, o devo sentirmi in colpa, per il fatto che mi trovo da questa parte della barricata?
Fonte: Ugo Montanari su bondedogo.it
P.S.: Messaggio rivolto ad un'eventuale donna che voglia in qualche modo far colpo su di me. Non procurarti un completino da babba natale, non lo apprezzei. Sai, io mi accontento di molto meno, veramente di poco.
La mia sensibilità era quella di ogni sensibilità di
un cuore normale. Si stupiva per ciò che stupiva
ogni altra sensibilità: piangeva quando provava pena,
rideva quando era felice.
Ma ecco che in Africa mi hanno parlato d'indipendenza
di rottura di scatole
di scocciature
di mercurio rubato
di mercenario assassino
che tutto ciò che avveniva un Mercoledì
Mercoledì vigilia dell'indomani Giovedì
Allora ho detto: non sarò più semplice imbrattacarte
intento a stilare parole piacevoli da leggere.
Tu mi parli d'Arte! Discutiamone. L'arte significa bellezza
oppure ricerca della bellezza. Che sporco lavoro mi assegni!
QUali dimissioni vuoi farmi firmare! Quale maledizione
sarebbe la mia se passassi il tempo a scolpire alla ricerca
di una bellezza quando a Sabra ed a Chatila si assassina, quando
in Namibia si sventra, quando uomini sono dati dispersi nelle
miniere e i porti minati dagli uomini?
Quel mondo, io lo detesto
Quell'umanità, io la disprezzo: cinque tonnellate di bombe
da scaricare su una casa dove una donna sta partorendo: tre per lei
due per il neonato.
Poeta insolente, vedo Nerone che canta quando Roma
brucia, getta la tua carta. Non so che farmene della tua rima.
Diallo Falémé - 1985 ca.
(poeta e scultore del Senegal)
Leggo su "The Daily Nation" (Kenya) - http://www.nationmedia.com e con rabbia riporto.
Kenya, massacro in una scuola.
Decine di persone, forse sessanta, tra cui 21 alunni di una scuola elementare, sono state uccise in una serie di raid armati effettuati da una banda di uomini armati a Turbi, nell'estremo nord del Kenya. Cinquecento persone hanno circondato la scuola massacrando i bambini e gli insegnanti, quindi hanno dato la caccia agli altri abitanti del villaggio. Secondo alcuni testimoni gli assalitori appartengono a un gruppo rivale che cerca di assicurarsi il controllo di uno dei rari pozzi d'acqua della regione.
(..............)
uno dei rari pozzi d'acqua della regione.
uno dei rari pozzi d'acqua della regione.
uno dei rari pozzi d'acqua della regione.
uno dei rari pozzi d'acqua della regione.
uno dei rari pozzi d'acqua della regione.
(noi usiamo l'acqua potabile per lo scarico del water, e ne buttiamo dai 5 ai 10 litri ogni volta che premiamo il fatidico bottone..)
Ma quel pozzo, uno dei rari pozzi d'acqua della regione, tra poco ce lo prendiamo, mettiamo le tubature e portiamo l'acqua verso la costa, perchè sul mare ci stanno costruendo altri villaggi turistici per gli occidentali, e c'è bisogno di quell'acqua per poter fare l'impianto di scarico dei water.
Giacchè siamo in tema:
30 persone (donne in maggioranza) bruciate vive e 50 ferite a Ntulumamba, nella regione di Sud-Kivu, nell' est della Repubblica Democratica del Congo. Chiuse nelle loro capanne poi date alle fiamme.
Quando si dice che una giornata è iniziata bene...
Sulla Nigeria è stato detto praticamente tutto o quasi, sia dalla stampa ufficiale, sia da quella alternativa e grassroot, sia sui blog. Autentico crocevia dell'Africa e dei suoi problemi, la Nigeria, con i suoi giacimenti petroliferi, le sue miniere di diamanti e metalli preziosi, è forse il luogo dove più di ogni altro è ancora oggi palpabile il colonialismo occidentale, in tutta la sua durezza.
Luogo dove i diritti umani vengono sempre violati (ma solo per i Neri), luogo dove a decidere chi governa non sono le elezioni-farsa che si susseguono, ma i governi dei Paesi del primo mondo. Gli stessi governi che stimolano ed alimentano il conflitto tra le diverse etnie ed i ben 250 gruppi religiosi presenti. Apposta per tenere la Nigeria lontana dalla pacificazione..
Per approfondire l'informazione sul conflitto nigeriano, suggerisco l'ottima scheda presente su Warnews
Due poesie di Boubacar Camara, nato in Senegal, ma vissuto a lungo in Nigeria, noto per essere non solo un poeta (francofono) ma anche un pittore.
Seduto sulla sua sedia a dondolo
Seduto sulla sua sedia a dondolo
Cercando di essere giusto
Il vecchio non ricorda
Che il suo recente aspetto strano.
Niente si rispecchia nella sua parlata
Uno straniero che arriva qui in questo paese
E con dispiacere alla fine
Perchè mantiene uno stretto contatto con la natura
Ma come non andare lontano per impadronirsi del Paese
E proclamare una testimonianza di superiorità.
Perchè non stabilirsi nella natura generosa
Prima che la Zona circostante arrivi allo sviluppo?
Seduto sulla sua sedia a dondolo
Il vecchio corvo bianco
Sognava con un sorriso sulle labbra.
E poi in seguito
Si trasformò in Aquila gigante
E prese la terra ambìta tra i suoi artigli
Prima di millantare e proclamare
I suoi diritti ufficiali
Per essere il primo abitatore ufficiale e storico
Apartheid
Falso incubo
Apartheid
Vergogna della nostra umanità.
Assassini
Degli assassini, sì sono assassini
Dalla testa ai piedi
Assassini sparite da casa mia
La madre Africa piange
Accusandoli di assassinio
Di ladrocinio e di uso illegale del Potere
Degli assassini, sì siete degli assassini
Dei ciechi e spietati Cannibali Bianchi
Degli assassini degli assassini
Ditemi perchè continuate ad odiare
il vostro fratello Nero
Con il quale dividete il suo suolo
Ditemi perchè, perchè, perchè?

Ho trovato una poesia di V. Kashikola, poeta di pace e di libertà della Namibia (ex Africa del Sud-Ovest). Praticamente sconosciuto a noi occidentali. Molto attivo nei decenni scorsi come scrittore ed attivista contro le discriminazioni razziali nel suo paese.
La maggioranza della popolazione della Namibia è composta da neri (87%), appartenenti soprattutto alla tribù degli ovambo che, da sola, comprende circa la metà degli abitanti del paese. Vi è inoltre una minoranza di bianchi di origine europea (6%). Si tratta soprattutto di afrikaners (discendenti dai coloni olandesi) parlanti l'afrikaans e giunti in Namibia dal Sudafrica, sebbene vi siano anche i discendenti dei coloni tedeschi e inglesi.
Il Sudafrica occupò il territorio della Namibia durante la prima guerra mondiale e lo amministrò in virtù di un mandato della Società delle Nazioni fino alla seconda guerra mondiale, quando le autorità sudafricane riuscirono ad annettere direttamente il paese, imponendo un duro regime di apartheid.
Soltanto nel 1988 il Sud Africa decise di porre fine al suo controllo accettando un piano di pace delle Nazioni Unite che portò alla piena indipendenza del paese (1990).
La poesia di Kashikola che segue, è stata scritta nel periodo di dominazione sudafricana.
Razzismo
Avete fatto tutto il male possibile
Atti diabolici di disumanità
Crimini odiosi e di brutalità
Un vampiro che si nutre di crudeltà
Parassita, che dipende dallo sfruttamento
Del lavoro forzato e dell'oppressione
Ripugnante sistema, il razzismo!
Sinonimo di fascismo
Il momento è arrivato
Il tempo è ormai vicino
Per spezzare le catene del colonialismo
Per estirpare il razzismo
Il momento arriva
Il tempo è prossimo
Razzismo presto morirai
Fascismo presto svanirai
V. Kashikola
Gli uomini che lavorano nelle miniere di sale a cielo aperto di Taudenni cominciano a sudare già alle cinque del mattino e staccano alle undici, quando il sole è rovente. Subito dopo si rifugiano, esausti, nelle loro tane di sassi e terriccio, col tetto di lamiera o di pelle di cammello, e li se ne stanno nascosti e braccati dal sole l'intero pomeriggio, per sfuggire alla graticola dei quaranta gradi, e anche la notte, quando la temperatura s'abbassa d'improvviso e il freddo penetra nelle ossa.
L’acqua dei pozzi è salata a causa della vicinanza delle miniere e il cibo (un po' di crema di miglio e riso bollito, pane raffermo, qualche pezzo di montone di tanto in tanto e, quando c'è, è festa grande) basta appena a placare la quotidiana protesta del buco dello stomaco.
Vivono soli come monaci di clausura o, piuttosto, come ergastolani - dal momento che lo fanno per necessità e non per vocazione mistica - anche otto o nove mesi l'anno. Le famiglie stanno lontane e l'assenza delle donne e dei bambini è quindi totale: ma è proprio per garantir loro il minimo sufficiente alla sopravvivenza che si rassegnano ai lavori forzati in questa barbarica periferia del mondo.
Taudenni non è un villaggio e tanto meno un' oasi nello sconfinato deserto del Sahara: sulle mappe dell'Africa occidentale viene semplicemente indicata con un puntino nero quasi invisibile. Nessuno però ignora che le immense ed inesauribili miniere di sale, settecentocinquanta chilometri di sabbia a nord di Timbuktu lungo il Tropico del Cancro, continuano a essere l'approdo obbligato di centinaia di carovane di cammelli: un pellegrinaggio commerciale iniziato più di cinque secoli fa.
Da allora, le chiamano Azalai; le carovane del sale, che nel Seicento gli arabi mercanteggiavano come l'oro bianco, scambiandolo direttamente col prezioso metallo.
Gli uomini che lavorano a Taudenni, per secoli non hanno avuto diritti, sono stati solo trattati come schiavi.
Negli scorsi anni, il poeta e scrittore autoctono Chiaka Diarassouba, ex minatore anch'esso, dopo essere emigrato per qualche anno in Sudafrica, nella Pretoria degli anni dell'Apartheid, e sempre a fare il minatore, è ritornato in Mali, ed ha a lungo lottato per riuscire, dopo aver penato fatiche e carcerazioni, ad introdurre la sindacalizzazione tra i minatori di sale.
Oggi Diarassouba è il Presidente dell'Unione dei Minatori del Mali.
Segue una sua poesia.
Il minatore di Pretoria
Ho conosciuto un minatore di Pretoria
Durante uno dei miei inconsueti giri
All'incrocio degli immensi ghetti
Troppo affollati per le isolette dei fortunati.
Questo minatore, vecchio a quarant'anni, sbirciava
Di riflesso in una vetrina di droghiere
Guarnita di lussuosi gioielli per lo stomaco.
Commovente brama quella del paria,
La cui fame mette radici nell'impotenza
Rivoltante, di chi si trova ad essere un escluso disprezzato.
Prigioniero del regime,
Prigioniero del suolo natìo,
Il minatore di Pretoria ricordava
con una impercettibile ingenuità,
Quegli schiavi neri della Campania
Che Spartaco usò come fendente
Contro l'antico impero di Romolo.
Prigioniero di Pretoria egli era lo specchio
In cui si riflettevano le figure contorte
Degli scaricatori che incrociavo a Bombay,
O dei disoccupati che rasentavo a Calcutta.
Minatore di Pretoria, fratello di un terzo del mondo!
Come soffri nella tua pelle di nero,
Posto sul banco degli accusati
Dalla tua nascita sull'argine di un ruscello stagnante,
Misero rifugio dei tuoi genitori,
Che per tutta la vita subirono
Le sporche invettive dei coloni Boeri,
Feroci sfruttatori della tua patria dissanguata.
Minatore di Pretoria! Fratello di un terzo del mondo,
tu che non hai mai fiutato i sani odori
Provenienti da orizzonti aperti,
che la storia futura consacra
Con parsimonia di egoismo,
Come soffri nella tua pelle di pover'uomo nero.
Mai potrò misurare totalmente
La profondità di un abisso così infernale,
Così orribile per il suo eccessivo prolungarsi,
Disgustoso per la sua melma che impantana.
Minatore del Sudafrica, dell'Orange,
Minatore delle repubbliche schiaviste
Bagnate dagli oceani multimillenari
Che respirano la lugubre freddezza del marmo,
Minatore di Pretoria, di Johannesburg,
Commovente simbiosi dei dolori umani,
Nati da un secolo invertito e selvaggio!
Distruggi ed instaura il tuo impero rivendicato,
Al costo della tua catena alfine spezzata,
Al termine della crociata universale,
Impero dei miei sogni senza padroni,
Impero dei miei sogni senza schiavi,
Sogni... fantasticherie di realtà costruite
All'orizzonte multiforme della storia.
Chiaka Diarassouba