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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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Se domani la NATO dovesse fare un'esercitazione militare congiunta a Capo Teulada, sicuramente non ce ne meraviglieremmo. Magari molti di noi sarebbero contrari, ci sarebbe qualche manifestazione pacifista e antimilitarista, ma la cosa non può meravigliarci di certo: l'Italia è un Paese membro della NATO, tra l'altro membro fondatore. Stessa cosa vale se l'esercitazione si tenesse sulle scogliere di Dover, o in Florida.
Eppure, quest'anno, per la prima volta nella sua storia, la NATO terrà le proprie esercitazioni militari in un Paese che non fa parte dell'Alleanza. Non solo, sarà nel territorio di un'amministrazione locale di un Paese composto in prevalenza da popolazione omogenea a quella del Paese in cui, per la prima volta, la NATO, in barba al suo stesso statuto che ne prevede la natura difensiva, ha portato una guerra di aggressione.
Infatti, non solo l'esercitazione del 2009 si terrà in Bosnia Erzegovina (dal 4 al 17 settembre prossimo), ma in particolare le manovre si svolgeranno sul monte Kozara, vicino a Banja Luka, centro amministrativo della Repubblica Srpska, la comunità amministrativa dei serbi bosniaci. Alle esercitazioni parteciperanno più di cinquecento militari di sedici paesi NATO.
Con l'avvicinarsi dell’inizio delle manovre, chiamate Joint Endeavor 2009, in Bosnia Erzegovina si moltiplicano le polemiche, fioriscono le teorie di complotto, si discute sui giornali e in TV se le manovre saranno positive o negative per lo Stato e la situazione politico-economica.
Ovviamente, la maggior parte dei serbo-bosniaci sono contrari alle manovre. L’Alleanza Atlantica è vista ancora come un nemico, quello che durante la guerra, dopo la firma di un trattato che ne prevedeva la neutralità, ha bombardato le posizioni dei serbi, favorendo i loro avversari, ma soprattutto la NATO è vista come quella che nel 1999, per tre mesi, durante la crisi in Kosovo, ha bombardato la "madre Serbia".
Fa nulla se quella "madre Serbia", quasi quattro anni prima, aveva deciso di chiudere le frontiere con la Repubblica Srpska, e di isolarla per tentare di far smettere una volta per tutte la guerra in Bosnia. Fa nulla perchè si sa, la gente ha poca memoria, oppure non studia. Lì, in Repubblica Srpska. Figuriamoci da noi.
Resta senza dubbio un delicato problema di natura diplomatica, ovviamente taciuto e aggirato, ma soprattutto geopolitica: perchè diavolo proprio nei Balcani?
I politici, i media e vari analisti in Republica Srpska e nella vicina Serbia sostengono che le manovre hanno un obiettivo nascosto: la NATO vuole impadronirsi dei sistemi di sicurezza della Repubblica (molto plausibile secondo la valutazione di chi scrive) e localizzare i depositi di armi (altrettanto plausibile). Alcuni sostengono che il tutto è una messa in scena per facilitare la cattura e destituzione dell'attuale premier della Repubblica, Milorad Dodik (molto poco plausibile, e praticamente sconfina nella fantapolitica, che nei Balcani va ancora oggi di moda).
Questo a livello politico. E a livello popolare?
I bosgnacchi e i croati bosniaci sono più favorevoli o perlomeno non sono contrari alle manovre. Forse dire "favorevole" è esagerato, diciamo
che si astengono. Fa eccezione la vecchia generazione, quella cresciuta quando la Yugoslavia era un paese leader del movimento dei paesi non
allineati. Loro guardano alle esercitazioni della NATO con notevole scetticismo. Per decenni, infatti, la ex Yugoslavia si era preparata e
armata per difendersi da un eventuale attacco sia della NATO che del Patto di Varsavia. A dire il vero più per difendersi dal Patto di
Varsavia, ma anche questo la gente con scarsa memoria l'ha dimenticato, o non l'ha studiato. Ed oggi, soprattutto qui da noi in Italia, si crede
ancora che la Yugoslavia sia stata un Paese del blocco sovietico, ignorando che la missilistica di Belgrado era puntata verso Mosca, che il governo riceveva finanziamenti occidentali, che Stalin ha provato almeno 4 volte a far assassinare Tito, che in caso di terza guerra mondiale di tipo convenzionale il piano di offensiva della NATO era di penetrare in Ungheria proprio attraverso la Yugoslavia, e c'era il consenso del governo di Belgrado.
Ma tutto questo appartiene al passato. Veniamo al presente.
Perchè dietro la manovra NATO (ed i fattori geopolitici dietro le quinte sono ben noti....), a livello locale è sorto un bel dibattito (con molta
partecipazione dei cittadini, quindi non solo a livello dei partiti politici) che che riguarda il futuro del Paese.
Da una parte ci sono quelli che tifano per la piena adesione della Bosnia Erzegovina all'Alleanza Atlantica e all'Unione Europea. Ci credono, e sperano che l’integrazione nella NATO e nell'UE salverà la Bosnia Erzegovina in quanto Paese unito.
Senza che ci giriamo attorno, è un qualcosa di estremamente prematuro. Chi ci crede lo fa per fede politica, ed evidentemente non tanto per realismo...
Chi conosce appena un po' quei territori sa benissimo quanto non si tratti di un Paese unito, anzi... E' palpabile quanto il rischio di
disgregazione sia attuale. Probabilmente, per l'idea che mi sono fatto da 15 anni a questa parte, la via migliore sarebbe l'integrazione
nell'Unione Europea, e personalmente sono convinto che sia la cosa migliore ma a patto che ci entri anche la Serbia (che è Europa a pieno titolo, storicamente, culturalmente e tutto il resto, e solo per motivi politici ne viene tenuta fuori). Qualcuno potrebbe obiettare: è la Croazia? Vale lo stesso
discorso fatto per la Serbia: la Slovenia ha posto il veto a Bruxelles, non la vuole in Europa. Il perchè l'ho raccontato già in un recente post.
L'idea di entrare in UE è sostenuta da una parte dei croati bosniaci e in misura maggiore dai bosgnacchi, nonostante qui da noi in Italia si sia raccontata spesso la balla disinformante che i bosgnacchi non vogliono entrare in Europa (fu una balla targata Lega Nord, se non sbaglio Calderoli, ma la memoria potrebbe ingannarmi, e se qualcuno proprio vuol saperlo c'è google).
Comunque, secondo un recente sondaggio, una percentuale altissima di bosgnacchi (tra il 60 e l'80%) sono favorevoli all'integrazione europea.
Qui viene un po' da pensare. E da riflettere. Perchè durante la guerra i bosgnacchi sono stati vittime (15 anni fa) sia del nazionalismo serbo (Sarajevo, Tuzla) che di quello croato (Mostar). E nonostante questo insistono sull'idea di una Bosnia Erzegovina unita, con serbi, croati, e bosgnacchi, senza fratture. Noi invece non abbiamo ancora sanato le nostre fratture interne dei tempi della Resistenza (64 anni fa), e non abbiamo risolto quelle comparse con l'Unità d'Italia (148 anni fa). Notevole, no?
Ovviamente non è tutto oro quel che luccica... quindi c'è da considerare che non per tutti quei "favorevoli" ci sia alla base la pacificazione nazionale, il perdono, la volontà di unità del Paese... Per loro l’alternativa è una divisione del Paese stesso, che gli lascerebbe una piccola area, chiusa,
attorno a Sarajevo, circondata ed esposta alle pretese territoriali dei nazionalisti della vicina Serbia e Croazia... Per cui, se tanto mi da tanto...
Invece, in Repubblica Srpska, i serbi bosniaci, a partire dal primo ministro Milorad Dodik, cercano di ostacolare o rimandare l'integrazione europea. Come mai? Beh, sperano davvero che il Paese si fratturi, e che prima o poi riusciranno a unirsi alla Serbia. Non hanno fatto i conti con Boris Tadic, presidente Serbo, che non è che proprio muoia dalla voglia di averli nel proprio Paese e di fare un'unificazione vista di buon occhio solo da una parte del suo elettorato... Soprattutto, Tadic sa benissimo che certe sacche di estremismo di destra (di stampo cetniko, espansionista e isolazionista) presenti in forze in Repubblica Srpska non andrebbero certo ad arricchire l'elettorato dei partiti democratici.
Intanto la posizione politica del governo della Repubblica è fin troppo chiara: in vista prossime esercitazioni in Bosnia Erzegovina, Milorad Dodik ha dichiarato che "nonostante i nostri rapporti storici con la NATO, malgrado l’Alleanza abbia bombardato la Republika Srpska con bombe all’uranio impoverito, non ostacoleremo l’adesione della Bosnia Erzegovina alla NATO."
Diplomazia. Di facciata.
E in tutto questo l'Europa che fa? L'ho già raccontato nel mio vecchio post che ho già citato, che per la cronaca è questo. L'Europa se ne fotte, ed affoga nei suoi stessi litigi interni (la Grecia non vuole che entri la Macedonia, la Slovenia non vuole che entri la Croazia, l'Olanda non vuole tra i
piedi la Serbia... peggio che gli scontri tra tifoserie ai mondiali di calcio...). Ce l'hanno fatto notare anche dagli USA: James Lyon, analista dell'International Crisis Group, ha scritto sull'International Herald Tribune che "l’Europa ha lasciato la Bosnia Erzegovina a se stessa".
Un bel lavarsene le mani. Soprattutto da parte dell'Italia e degli italiani, tranne ovviamente quando si tratta di "importare" giovani donne slave da avviare sotto sfruttamento ad una certa professione... allora sì, che tutti si ricordano dell'importanza economica e... ehm... geopolitica dei Balcani.
Intanto, tra qualche giorno le truppe della NATO inizieranno a manovrare sui monti attorno a Banja Luka. Non in casa loro. Nessuno che abbia fatto notare l'incongruenza. Nessuno che ha fatto notare che manovrare giusto lì alza la tensione nell'intera regione. Nessuno che ha fatto notare che si tratta di una provocazione.
Per chi voglia approfondire gli aspetti legati alla NATO, quelli attuali e non certo quelli storici dei tempi della guerra fredda, anche dal punto di vista del diritto internazionale, oltre che da quello tecnico e - ahimè - economico (spendiamo molto ogni anno....), consiglio il dossier, un po' datato ma consolidato e sempre attuale, presente su Altrenotizie (in PDF).
Il mare Adriatico, per la forma che hanno sia le sue coste sia i suoi
fondali, assomiglia molto ad una grande vasca da bagno, ma di questo ce
ne siamo dimenticati. Preferiamo pensare che è una grande risorsa
economica, sia per il turismo, sia per i trasporti marittimi. Ma...
l'abbiamo ridotto male.
Un team internazionale, incaricato di analizzare la composizione della
fauna d'alto fondale nelle zone più profonde della Fossa sud
adriatica, sì è trovato di fronte ad una incredibile quantità di
sporcizia. Alla profondità di 1200 metri non sono state trovate le
solite specie di pesci abissali ma una enorme quantità di
rifiuti, soprattutto bottiglie e sacchetti di plastica.
A confermare la triste scoperta sono arrivati gli esperti dell'Istituto
oceanografico di Spalato: la zona che va da Palagruža fino a Otranto si
sta trasformando in una vera e propria discarica.
Gli studiosi di Spalato ritengono che le cause principali della presenza
di rifiuti nella Fossa sud adriatica siano dovute alle caratteristiche
geomorfologiche e alle correnti marine dell’Adriatico, che sono in grado
di trasportare il materiale galleggiante come la plastica, infatti si
trovano sacchetti di plastica con scritte in lingua serbo-croata e
italiana, ma ci sono anche i rifiuti gettati dalle navi che
attraversano l'Adriatico.
A dire il vero si è cercato subito di dare la colpa alle navi in
transito ma... se si va a guardare bene i ritrovamenti, si scopre che
tre quarti dei rifiuti in questione provengono dalla costa (la metà è
plastica!). Questa discarica sul fondo del sud Adriatico potrebbe
compromettere seriamente la biodiversità di questo territorio. Inoltre,
annualmente l'Adriatico è solcato da cinquemila navi cisterna e, secondo
le statistiche, ad una nave su cinque accade un
incidente.
Per questo motivo il governo croato ha proposto che tutti gli
Stati che si affacciano sull'Adriatico inoltrino una proposta
all'Organizzazione internazionale marittima per dichiarare questo mare
un “territorio marino particolarmente sensibile”.
La proposta è stata appoggiata, oltre che dalla Croazia, anche
dai governi albanese e montenegrino.
Uhm... (pausa di riflessione)....
Sbaglio o tra gli aderenti alla proposta manca un certo Stato che
si affaccia sull'Adriatico? Se hanno aderito Croazia, Albania e
Montenegro, ne manca uno! Alle scuole elementari mi hanno insegnato che
sull'Adriatico affacciano quattro Paesi (veramente all'epoca erano tre,
perchè Croazia e Montenegro facevano parte dello stesso Stato). Quindi,
ne manca uno. Indoviniamo quale è?
A dire il vero, anche se guardiamo a quelli che hanno aderito, ci
sarebbe da dire che da quando esiste come Stato, il Montenegro si
sta comportando come uno Stato senza mare: a Podgorica non c’è traccia
di un'agenda adriatica... eppure se fanno così sono fessi, perchè
tagliano quello che è stato definito "il ramo più solido su cui è seduto
il Montenegro". Già perchè è inutile puntare su un turismo d'alto
livello, se poi non ci si preoccupa del mare e non si pensa all'acqua,
il che sottintende anche un ambiente sano, e mare e spiagge puliti.
Questo dovrebbe essere l’elemento più forte del turismo montenegrino. Ma
nella prassi, se ne fregano esattamente quanto se ne frega quel quarto
Stato che affaccia su quel mare...
I rischi che si corrono per un Adriatico sporco sono talmente grandi che
ci si pone la seguente domanda: questo rischio è accettabile per il
turismo, la pesca e l'allevamento ittico, la salute delle persone, la
bellezza della vita e per godere di questo bel mare?
Teniamo presente che nel mondo non è più un problema costruire un
collettore, qualche depuratore, oppure organizzare la raccolta dei
rifiuti. Anzi, si guadagna con questo.
Vale o no anche per l'Adriatico?
Per quanto riguarda l'arretramento italiano verso il medioevo, segnalo invece
Altrenotizie.
Sono passati sei anni dal
Summit di Salonicco, quello che gettò le basi per la cosiddetta Fortezza Europa, ma tra le
tante corbellerie che si udirono (con buona pace per chi mostra sempre fiducia nelle istituzioni
dell'Unione Europea), se ne sentì una che sembrava una cosa interessante: l'integrazione degli
Stati dei Balcani occidentali nell'UE.
Sono passati sei anni, e cosa è successo?
Basta guarda la cartina dell'UE
qua accanto: è stato inglobato quasi tutto, tranne i Balcani occidentali. Presa per i fondelli
nei confronti dei popoli che abitano quei sette stati?
Con la premessa che quei sette stati sono abitati da europei a tutti gli effetti e che
hanno compiuto considerevoli progressi nell'ambito delle riforme politiche ed economiche avvicinandosi
all'adesione all'Ue, il loro processo di integrazione è stato rallentato dagli stessi altri
stati UE, che hanno preferito velocizzare il processo di adesione di altri Paesi che invece non erano
ancora del tutto pronti (Bulgaria, Romania, Polonia), ed oggi invece c'è una corrente a Bruxelles
che preferisce velocizzare (per ovvi motivi economico-commerciali, solo l'accesso della Turchia.
Secondo il professor Jovan Teokarević, che è un docente dell’Università di Belgrado ma anche
Direttore del Centro di Integrazione europea di Belgrado (BeCEI), quelle idee dovrebbero essere oggi
"rinnovate e arricchite, prendendo in considerazione l’acquisito livello di europeizzazione della regione,
così come altri importanti cambiamenti".
In pratica, il professor Teokarević sta indicando la necessità di un nuovo summit che veda la partecipazione
dei rappresentanti di quegli stati esclusi fino ad ora. Ed aggiunge: "Recentemente, tra i politici e i
cittadini dei Balcani Occidentali sta crescendo un pensiero condiviso, secondo il quale la strada per l’Ue promessa a Salonicco sta diventando sempre più lunga e incerta; questo perché, oltre ad uno sguardo retrospettivo, questi paesi hanno bisogno di una visione ancor più approfondita e strategica rivolta al futuro, da elaborare insieme all’Ue."
Eppure, un forum “Salonicco II” era stato previsto nelle conclusioni del summit precedente, come una occasione in cui i rappresentanti delle due parti si potessero incontrare nuovamente in futuro. Ma poi non si è più fatto. Come se qualcuno, a livello continentale,
avesse voluto che ci dimeticassimo di loro.
Di recente, anche il presidente serbo Boris Tadić, parlando praticamente per l'intera regione, ha affermato: "si ha l'impressione che l'Ue non sia pronta in questo momento ad accettare i paesi dei Balcani Occidentali quando noi tutti lo vorremmo”. Gli abitanti della regione temono che aumenti la “fatica d'allargamento” all'interno dell'Ue, che paradossalmente coincide con il quinto anniversario dell'ultimo allargamento, che ha dimostrato di essere molto vantaggioso sia per i vecchi che per i nuovi stati membri dell'Ue. Almeno tre fattori legati tra loro hanno portato alla “fatica d'allargamento”, e nessuno di questi esisteva al tempo di “Salonicco I” in una forma così chiara e spaventosa.
Dei tre fattori parla abbondantemente il professor Teokarević: "Il primo fattore è la crisi economica interna ai paesi membri Ue, scoppiata per lo scarso adeguamento alla globalizzazione, e attualmente aggravata dal crollo finanziario a livello mondiale e dalla recessione economica. (...) Il secondo fattore è la crisi istituzionale dell'Ue, che non è certo nuova, ma è diventata manifesta durante il processo di assestamento istituzionale dell'Unione: dal fallimento della Costituzione europea nel 2005, agli sforzi attuali per completare con successo la ratificazione del Trattato di Lisbona entro la fine del 2009. (...) Il terzo fattore che ha portato alla fatica d'allargamento è stato un reale, anche se informale inasprimento dei criteri
per i paesi dei Balcani Occidentali."
In pratica, si pretende da quei Paesi, per farli entrare, molto di più di quanto non si sia preteso dagli altri.
La Macedonia ha già aspettato tre anni e mezzo come candidato ufficiale all'Ue per avviare i negoziati di adesione, ma non può entrare perchè la Grecia non vuole. Con molta probabilità questa potrebbe essere la prospettiva degli altri paesi della regione quando finalmente diverranno candidati (perchè non lo sono ancora!). A causa della non piena collaborazione della Serbia con il TPI dell'Aja, per un anno intero l'Ue non ha attivato l'Accordo commerciale temporaneo con la Serbia, che dovrebbe aprire la strada per vero il primo passo per l'adesione: l'Accordo di stabilizzazione e associazione. Tutti concordano nel dire che l'attuale ritardo dell'integrazione europea della Bosnia Erzegovina deriva dal fatto che il paese è molto lontano dal trovare un consenso interno sul suo futuro, più lontano rispetto ad un paio di anni fa, ma qui l'argomento si fa complicato, e di post ce ne vorrebbero addirittura una decina. Infine, c'è un blocco ancora molto forte per non far entrare la Croazia, e ad applicarlo c'è la sua vicina di casa, la Slovenia. Eppure la Croazia sarebbe addirittura già pronta all'entrata, e ci aspettata il suo ingresso in UE alla fine del 2010. Anche qui ci sarebbe da parlare visto che c'è una questione riguardante i confini tra i due stati. Sulla Serbia c'è il veto dell'Olanda, e così via.
In pratica, c'è uno stato già interno all'UE che non vuole uno solo degli stati balcanici. E questo avviene per ogni stato balcanico. Non è certo così che si costruisce un'unione continentale, ma anche questo è un altro discorso (bisognerebbe parlare del come e perchè si pensa ad una unione continentale, e su che basi.)
Chiaramente ho dovuto contenere molto l'argomento, perchè è vasto, complicato, e con notevoli implicazioni geopolitiche, bancarie, commerciali, ecc... Per chi volesse approfondire, consiglio l'articolo del professor Teokarević, ovviamente tradotto in italiano, sul sito
Osservatorio Balcani.
Sulla mancanza di direzione della Bosnia-Erzegovina, consiglio invece Andrea Rossini.
E non mi riferisco alle periferie delle singole città, ma magari
alle periferie dell'Unione Europea.
La crisi finanziaria ed economica parte dagli Stati Uniti, ma le sue
conseguenze maggiori si faranno sentire sulle periferie. E tra queste vi
sono i Balcani. Lo ha affermato l'economista e premio nobel Joseph Stiglitz,
ospite in Serbia, in una sua lezione dal titolo “Crisi economica globale e
previsioni delle sue ripercussioni nei Balcani”.
Gli economisti locali sembrano concordare. A loro avviso il futuro non è
certo roseo per la regione, e prevedono che la crisi inizierà presto a
farsi sentire in modo più intenso e durerà molto più a lungo di quanto
si pensi, portando con sé anche instabilità politica.
C'è chi è più pessimista, chi meno ma su un punto tutti sembrano d'accordo:
i membri più ricchi e sviluppati dell'Unione europea dovranno investire
seriamente per evitare che la porzione orientale del continente passi dalla
recessione alla catastrofe. Non per altruismo, ma perché i legami tra le
economie da una parte all'altra d'Europa sono ormai così stretti che l'eventuale
crollo non lascerebbe nessuno incolume.
(no, non sto facendo il catastrofista, poi vi spiego).
Per approforndire consiglio di leggere l'articolo di
Nikos Arvanites e quello di Francesco Martino su Osservatorio Sui Balcani.
Se avessi voluto fare il catastrofista, avrei riportato per intero
il testo e l'analisi pubblicata ieri su
Altraconsapevolezza,
che in effetti eccede seriamente in catastrofismo al punto che non condivido affatto
la previsione sul futuro. Condivido però la parte riguardante come viene data in Italia l'informazione
circa i grandi movimenti che in Europa si oppongono all'attuale oligarchia (movimenti
che in Italia non ci sono). Naturalmente ho messo qui il link all'articolo anche per un altro motivo: credo che valga la pena guardare i video mostrati alla fine :)
Rischiano dai 23 ai 58 anni. Sono minorenni e sono curdi. Attendono il
giudizio a seguito della partecipazione a manifestazioni di protesta contro
le autorità turche lo scorso otttobre.
Saranno processati con l’accusa di aver commesso un “reato a nome
dell’organizzazione terroristica PKK” gli oltre cento minorenni che si
trovavano tra le prime file dei cortei durante le manifestazioni di protesta
che si erano svolte per tre giorni in diverse città dell’est e del sudest
anatolico lo scorso ottobre.
La presenza di minorenni in manifestazioni di questo tipo per fini politici
e il conseguente trattamento non particolarmente tenero che ne segue, sia
da parte della polizia che da quello delle autorità giudiziarie, non è comunque
una novità. Altri bambini per aver partecipato a manifestazioni passate,
attendono l’esito del verdetto che deciderà per loro, mentre nel frattempo
alcuni, meno fortunati degli altri, attendono anni crescendo in stato di
reclusione.
Per approfondire e leggere per intero l'articolo, vedere
Osservatorio Balcani.
Così, giusto per non pensare sempre al natale con il solito spirito
falso-buonista.
Per chi invece è in zona Ravenna, ed ha voglia di vedere un
bel documentario, segnalo Youth of Tuzla, a
Bagnacavallo (RA), il 23 dicembre ore 18.00.
Proiezione del video documentario sui problemi ed opportunità delle
giovani generazioni bosniache a 13 anni dalla fine della guerra,
nell'ambito delle iniziative "Segni di Pace". Ci saranno anche alcuni
volontari della "Missione Tuzla/Bosnia" che racconteranno del progetto
e della loro esperienza personale con la città di Tuzla, dopo il terribile 25
maggio 1995.
Per informazioni sulla serata: Osservatorio Balcani, per
informazioni sul documentario: youthoftuzla.com,
per chi fosse interessato alla storia che si racconta, vedere
youTube.
Per gli auguri di buone feste... ne possiamo parlare domani
(martedì) :)
Il dottor Nebojša Srbljak, fondatore dell'Ong "Angelo misericordioso", con sede a Mitrovica, denuncia l'aumento di tumori maligni in Kosovo, in particolare del carcinoma polmonare, collegando il fenomeno all'utilizzo dell'uranio impoverito durante i bombardamenti Nato del '99.
Sul territorio del Kosovo, in base ai dati accessibili, 113 località sono state colpite nel 1999 dalle forze Nato con munizioni all'uranio impoverito. Inoltre, stando ai dati e alle ricerche sul campo di varie organizzazioni, non è confermato che questi luoghi siano stati bonificati nel periodo successivo al conflitto. Gli abitanti del Kosovo più consapevoli delle conseguenze dell'utilizzo di tali munizioni sono molto preoccupati, perché sono convinti che l'uranio sia filtrato nella catena alimentare.
L'organizzazione non governativa "Milosrdni andjeo" (Angelo misericordioso), di Mitrovica si occupa già da 7 anni dello studio di questo problema. Il principale esponente di questa organizzazione è anche il suo fondatore, l'internista Nebojša Srbljak, il quale sostiene che nella regione è in atto una vera “esplosione” di tumori maligni, e che questa sia conseguenza diretta dell'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito.
L'articolo di Tatjana Lazarević con l'intervista per intero al
dottor Srbljak può essere letto su
Osservatorio Balcani.
Partiamo da lontano, da molto lontano, in particolare dalla lontanissima
Skopje, capitale della Repubblica di Macedonia, dove un arzillo vecchietto,
che si chiama Stamen Filipov, ma che tutti chiamano "nonno Stamen", ha scelto un
insolito passatempo per i suoi anni da pensionato: fare da sentinella nella
difesa della costituzione. In pratica, si è autonominato come una sorta di
difensore civico, e siccome è anche bravo... è diventato in pochi giorni un
vero rompiscatole per le autorità, mentre i cittadini gli vogliono un bene da
morire :)
Si puà leggere la sua storia su Osservatorio Balcani.
Sul fronte italiano, invece, l'imbroglio governativo di ferragosto (io non
c'ero, ero all'estero, in linea d'aria non lontano da dove abita nonno Stamen)
è ben raccontato su Altrenotizie. In altri Paesi si chiamerebbe frode bancaria,
da noi invece è un atto del governo...
Dopo le esternazioni poco felici del politico di cui si è parlato nello scorso
post, anche oltre i nostri confini accade qualcosa di preoccupante. Succede prima
nell'area di Pola e poi si diffonde in tutta l'Istria: si tratta della comparsa di
graffiti fascisti sui muri, ma un po' troppi ed in modo organizzato, non come qui
da noi, a cui segue la proibizione da parte delle amministrazioni locali dei concerti
del controverso cantante (ed esponente dell'estrema destra)
Marko Perković Thompson, i cui testi vengono bollati come
"inneggiati al fascismo" da chi amministra quei territori. Si scatena in questi giorni
un acceso dibattito nella multietnica Istria. Qualcuno parla di timori di un ritorno
del fascismo, in uno Stato che è stato fascista fino alle elezioni legislative del 2003...
(sia chiaro, questa è la mia valutazione politica personale, non certo una valutazione
storica: è presto per una valutazione storica, quando gli eventi si riferiscono
al 2003.)
Se ne può leggere qualcosa in italiano qui.
Nel frattempo, qui c'è molto da fare, ma proprio molto... :(
Ma non temete, il tempo per un caffè c'è, quello lo si trova sempre ;)
Ora, andiamo incontro ad un settembre che sarà caldo, molto caldo, ma
davvero molto....
Ah dimenticavo, in Francia hanno
perso un altro po' di Uranio per strada.
Già! Preso! Proprio lui! Radovan Karadžić, in cima alla
lista dei più ricercati per i crimini di guerra nella ex-Yugoslavia.
Era ora, dopo oltre dieci anni di latitanza, tredici per la precisione.
L’arresto è stato annunciato dal presidente serbo Boris Tadić, pare
che sia stato compiuto dalle forze di sicurezza di Belgrado.
Di lui ho parlato di recente qua (a quanto pare scrivere di Yugoslavia è ancora
tremendamente attuale!). Perchè le sue responsabilità sono elevatissime.
E' noto al pubblico perchè è l'uomo che ordinò di sparare sui civili durante l'assedio di Sarajevo,
compensando gli snipers con 50 marchi tedeschi per ogni vittima,
come già raccontai qua, è anche l'uomo che diede via libera al massacro di 7.800 persone
a Srebrenica.
Ma le responsabilità di quest'uomo sono ben altre, e vanno oltre l'immaginazione...
E' stato un degno allievo di Jovan Rašković,
ed anche il primo ad applicare nei Balcani la sua teoria psichiatrica: quella di usare la
psicologia sociale e delle masse come arma da guerra. Rašković poco prima di
morire orgogliosamente affermò: "Sono il principale responsabile della preparazione
della guerra in Yugoslavia, anche se non della preparazione militare. Ma se io non
avessi creato lo stato emozionale giusto in tutto il popolo serbo, nulla sarebbe successo".
Karadžić applica in pieno le teorie del suo maestro, d'altronde anche lui
è un bravo psichiatra e, quando è in servizio presso l'ospedale militare di Belgrado,
tra i suoi pazienti ha nientemeno che Slobodan Milošević.
Radovan Karadžić è responsabile, soprattutto nella sua comunità, quella
dei serbi di Bosnia, quella che oggi è diventata la Repubblica Srpska, di aver "pompato" attraverso una campagna
mediatica soprattutto televisiva (ma anche radiofonica e con i giornali) la
popolazione serba di Bosnia a vedere tutti gli altri come nemici. Un'attento attacco
psicologico di massa su tutto il suo stesso popolo, per fomentare le atrocità oramai
ben documentate.
Quindi, non un semplice assassino e mandante di assassinii di massa, ma qualcosa
di più sottile... un fomentatore di odio.
L'arresto di Radovan Karadžić rappresenta "un momento storico
per le sue vittime, che hanno aspettato tredici anni per vederlo portato di
fronte alla giustizia", così il segretario generale delle nazioni Unite, Ban Ki-moon,
riassume la soddisfazione di gran parte della comunità internazionale per la consegna
dell'ex presidente serbo-bosniaco al Tribunale penale internazionale che si
occupa dei crimini di guerra e contro l'umanità compiuti nell'ex Yugoslavia.
Ovvio che c'è un rovescio della medaglia. C'è sempre.
Dopo la cattura di Karadzic i Balcani si spaccano in due.
Perchè è ancora presto per dare un giudizio storico sul personaggio, è
ancora personaggio di cronache non concluse.
Quel che è certo è che è accusato dal Tribunale Penale Internazionale per i Crimini nella Ex-Yugoslavia
di crimini contro l'umanità, la vita e la salute pubblica, genocidio, gravi violazioni
delle convenzioni di Ginevra del 1949, omicidio e violazioni delle norme e delle
convenzioni di guerra.
Ma i Balcani restano spaccati in due.
I cittadini di Sarajevo hanno festeggiato sfilando nelle strade con bandiere bosniache
e con un corteo di auto in festa. Sarajevo è in festa e saluta la cattura di Karadzic,
ma sembra più che altro uno strano rito per esorcizzare il fallimento della Federazione
della Bosnia Erzegovina e fare banchetto, come avvoltoi, sui serbi della Republika Srpska.
In Repubblica Srpska, invece centinaia di suoi sostenitori hanno manifestato in sua difesa.
D'altronde, i suoi sostenitori affermano che egli non ha maggiori colpe rispetto ad
altri leader di Paesi in stato di guerra, e poi... quella maledetta latitanza
ha fatto di lui un eroe popolare in alcuni ambienti nazionalisti serbi. Ambienti
nazionalisti che aveva creato lui stesso, con il suo uso spregiudicato della
psicologia dei gruppi.
Ovvio che un giudizio storico su di lui non c'è ancora, anche se piano piano
a puntate sto raccontando come me la sono vissuta,
ma il giudizio politico
è pronto da un pezzo, anche guardando i fatti da fuori, ed in particolare
dall'altro lato dell'Adriatico. Una volta diventato Presidente della
Repubblica Serba di Bosnia, questo signore non ha ordinato un omicidio,
ma uno sterminio (articolo 5 dello Statuto del Tribunale Internazionale),
mentre la sua attività psichiatrica basata sull'uso dell'arma psicologica
attraverso le TV è classificata come violazione dell'articolo 3 dello Statuto
del Tribunale Internazionale: creazione di un clima illegale di terrore tra
i civili. Dovrà rispondere anche di questo. Dell'aver fatto una pressione
psicologica tale sui serbi di Bosnia, da averli indotti ad attaccare
credendo di starsi difendendo da un attacco che in realtà non c'era.
Già. La psicologia se usata come arma può essere molto pericolosa... Arma politica,
nelle mani di un leader, arma da guerra, nelle mani del capo di un esercito.
Stamattina ho esultato. Finalmente una buona notizia. Era ora.
Ma non basta.
Vogliamo anche Ratko Mladić, il macellaio di Srebrenica.
Per approfondire:
Il "wanted" dell'Interpol.
Tribunale Internazionale
(scegliere Karadzic nel menu elenco accusati).