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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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Tutti stiamo a parlare di Libano, visto soprattutto i recenti eventi e la partecipazione italiana alla missione con ruolo di comando. Già, si mette l'accento sul comando. Forse perchè in Iraq e in Afghanistan gli italiani non hanno ruoli così di spicco. Intanto, ci si dimentica di un'altra "missione di pace", metto le virgolette perchè alle "missioni di pace" non ci credo, sono d'accordo con il cabarettista Alberto Patrucco quando dice che è equivalente a dire "trombare per la verginità".
C'è un'altra missione in cui è l'Italia a comandare.
Al confine tra la striscia di Gaza e l'Egitto c'è un valico di frontiera, in una zona rocciosa e desertica: il valico di Rafah, di cui potete osservare un'immagine qui sotto:
Dalla metà di novembre 2005, meno di un anno fa, la cosiddetta "assistenza" al valico viene fatta da una missione europea, comandata dal generale dell'Arma dei Carabinieri Pietro Pistolese. Carica fortemente voluta dall'allora ministro degli esteri Gianfranco Fini, e da lui salutata con vivo compiacimento. Non solo perchè Pistolese è da sempre "vicino" agli ambienti di AN.
Per leggere del "vivo compiacimento", basta andare sul sito del Ministero degli Esteri, in particolare qua.
Per i più curiosi, si può leggere on line il curriculum del generale. Nato a Parma nel '41, il curriculum appare un po' incompleto... infatti c'è un "buco" di quasi 30 anni: dal 1965, anno in cui esce dall'Accademia ufficiali dei carabinieri, fino al 1994, anno della sua prima missione all'estero nei carabinieri, sul curriculum c'è il nulla.
Tenente nel '65, lo ritroviamo Generale nel 1994. Nel frattempo? Nel frattempo ha fatto carriera, non è che si passa da Tenente a Generale in quattro e quattro otto. No? Comunque, è il signore in divisa sulla parte sinistra della foto.
Negli anni '70 il Tenente Pistolese, dopo una decina di anni di onorato servizio, viene promosso e diventa il Capitano Pistolese, e viene mandato a lavorare a Bologna, dove diventa famoso in tutta Italia per qualche tempo, ma di quel tipo di fama che rende necessario "costruire" a regola d'arte quel "buco" nel curriculum, quei 30 anni di silenzio, che hanno fatto dimenticare di lui tutta Italia, quell'oblio necessario a chi si macchia di...
Come si può leggere da tante parti, come per esempio qua ma anche da altre parti (google vi è amico), l'11 marzo 1977, nella centralissima Via Mascarella a Bologna, all'altezza della libreria Zanichelli, il Capitano diede l'ordine di sparare, a detta sua, su una manifestazione di studenti universitari. Beh a dire il vero c'era un piccolo problema... la manifestazione era a Via Zamboni, che non è precisamente vicina a Via Mascarella... anzi proprio a volerla ricordare tutta quel giorno a Via Zamboni intervennero addirittura i carri armati...
Insomma, via Mascarella era lontana dalla zona degli scontri, non c'erano scontri nè manifestazioni, ma nonostante questo Pistolese da ordine di sparare. Ma non di "sparare a caso".
Una pistola calibro 9 esplode 7 colpi in rapida successione ad altezza d'uomo, e in rete potete trovare le foto di allora dei buchi su un muro. I lavoratori della Zanichelli testimonieranno poi che il carabiniere che ha sparato ha preso la mira con precisione, poggiando il braccio su di una macchina. Insomma... non sembra un incidente...
Pier Francesco Lorusso, nella foto a lato, 26 anni, studente della facoltà di medicina, che era rimasto a studiare fino alle 12,30, che solo allora era sceso in strada e non stava partecipando alla manifestazione, a sua volta figlio di un militare, viene colpito alla schiena. Muore.
Lorusso aveva un problema grosso: anche se non partecipava a nessuno scontro in corso in quel momento, era notoriamente un "rosso" in quella Bologna rossa, vicino a "lotta continua".
Il carabiniere Massimo Tramontani giorni dopo ammetterà di avere sparato con la propria arma, ma solo dietro ordine del suo ufficiale, e verrà incriminato insieme al Capitano Pietro Pistolese, accusato di avere ordinato di sparare. Entrambi, processati, saranno ovviamente assolti.
Dopo l'assoluzione, Pistolese è promosso Maggiore, poi Colonnello, poi Tenente Colonnello, e nel 1995 diventa anche scrittore: pubblica un volume sul forte di San Giuliano a Genova. Ecco la copertina.
Proprio a Genova ci resta dopo essere diventato Generale. A partire dal... 2001 Pistolese è nominato comandante della Legione Carabinieri ligure! Già, avete capito bene. E' a capo della Legione Carabinieri... nella città del G8 proprio in quell'anno. Comanda lui! Ovviamente il suo nome non compare mai nelle inchieste, ma solo quelli dei suoi sottoposti.
Poi, nel 2005, eccolo a Rafah... chissà se fa sparare ancora alla schiena delle persone lontane dalle manifestazioni.
Questo post è stato ispirato da Aimfor (Licia), che per prima ha collegato il nome del Capitano a quello di Lorusso, che fino all'ultimo ha sperato e continuato a ripetersi "E’ un omonimo, vero? E’ un nome comune, no? Non è la stessa persona, VERO??"
Mi dispiace di doverti smentire, Licia, ma è proprio lui, l'uomo che ordinò l'omicidio a freddo di Lorusso per motivi politici in quella lunga notte della Repubblica. Come vedi ha fatto carriera, come tanti altri.
A noi resta solo il piccolo (e ingrato) compito di ricordare che anche se ci martellano dicendo che l'Italia è cambiata, caso strano i nomi sono ancora quelli, sempre gli stessi.
Si trattava di un vero e proprio consorzio di gestione illecita di rifiuti, tra cui forse alcuni tossici, messo in piedi da tre aziende dell'appenino tosco-emiliano tra Bologna e Prato.
Con una operazione congiunta la polizia provinciale di Bologna e quella di Prato hanno individuato un sistema per la gestione illecita di rifiuti tra Vernio e Castiglione dei Pepoli. Coinvolte tre aziende: una ha sede in Val di Bisenzio, due nel bolognese. Almeno non si può dire che certe cose succedono solo al sud...
Sette persone sono state denunciate a piede libero per gestione e trasporto illecito dei rifiuti.
L’indagine è partita da Prato. Per venire a capo della vicenda ci sono voluti tre mesi di indagini, appostamenti e pedinamenti.
Secondo i risultati, un’azienda della Val di Bisenzio faceva da riferimento per il conferimento di rifiuti misti da costruzione o provenienti da demolizione, privi di qualsiasi documentazione legale, e provvedeva al loro stoccaggio. I materiali venivano poi trasportati in un’azienda di Castiglione dei Pepoli, un centro di recupero che si occupava di lavorare questo materiale producendo materie prime e seconde di riciclo.
Sono stati eseguiti anche due sequestri preventivi: quello di un mezzo adibito al trasporto dei rifiuti e di un’area dove il materiale veniva stoccato. Il materiale sotto sequestro è adesso sotto l’esame dell’Arpat per verificare l’eventuale miscelazione tra rifiuti non pericolosi e pericolosi. In particolare c’è da verificare il sospetto che tra il materiale ci potessero essere residui di amianto.
In pratica, a Prato andavano a finire i rifiuti inerti dell'edilizia bolognese, con buona pace per il principio che ogni regione pensi ai propri rifiuti.
Per approfondire: La Nuova Ecologia
Intanto, ieri è stato presentato il Dossier Ecomafie 2006 di Legambiente. Cosa c'è di nuovo? Cresce il traffico dei rifiuti in Italia: +16,5% rispetto al 2004, 18,8 milioni di tonnellate rifiuti speciali spariti nel nulla, si allungano i tentacoli verso Veneto, Friuli e Trentino, si esporta illegalmente immondizia in Cina.
Viva l'Italia.
Per approfondire, anche in questo caso consiglio: La Nuova Ecologia.
Seguiranno aggiornamenti nel primo pomeriggio...
Partiamo dalle cose semplici: oggi è domenica, giorno del Signore, giorno di Eucarestia, giorno dedicato al riposo. Pertanto, da stamattina alle 9.00 sto a lavoro, e se tutto va bene ci resto fino alle 19.00
Pertanto, diciamo pure che la giornata non è proriamente delle migliori... Detto ciò, cerchiamo di dare un senso al post odierno (se un senso può esserci).
Avvertenza: In questo post sarò critico nei confronti di un personaggio politico facente parte della coalizione di Centro Sinistra. Credo che una delle forze della Sinistra debba essere lo spirito critico anche nei confronti di chi non appartiene allo schieramento opposto. Pertanto, siete pregati di non tacciarmi di essere diventato di destra.
Questa è una storia di risse mancate, anzi di risse evitate, e peraltro in circostanze fortunose; per essere più preciso: mai come questa volta ho rischiato di prendere sberle per strada, ma si sa... si cerca sempre di superare ogni limite (andando quindi sempre più vicini alle sberle).
Questa storia comincia un bel po' di giorni fa, e comincia per la precisione quando il Signor Sergio Cofferati, altrimenti detto il Cinese altrimenti detto il Sig. Sindaco di Bologna ("La rossa...", cantava Guccini, anche se l'ho trovata più imborghesita che mai), fa quel che fa (e che è noto a tutti e non sto a ripetere), tirandosi addosso polemiche su polemiche.
Come avrete notato, nello scorse settimane su questo blog non ho parlato dell'argomento. E' stata una scelta, fatta per altro per un motivo molto semplice: stando a Roma non posso avere "informazioni di prima mano" e, non avendo dei "ganci" fidati a Bologna, avrei dovuto basare le mie analisi su quanto letto in rete o sui giornali, o su quanto visto in TV. Non essendo io - come noto - affatto soddisfatto del come viene distribuita l'informazione in Italia, ho deciso di capirci di più in loco.
La spedizione inizia in una grigissima mattina, nebbiosa e umida che sembra di stare a Brescia, in una Bologna triste e spettrale, deserta alle 9.00 del mattino. Per trovare un po' di persone è stato necessario addentrarsi nel mercato della Montagnola.
Qui due loschi figuri sono comparsi all'improvviso (muniti di telecamera) e, passeggiando tra la folla, hanno provato a capire qualcosa studiando le reazioni dei bolognesi. Come noto dallo studio della Fisica, per ottenere una reazione è necessario prima compiere un'azione (Terzo Principio della Dinamica), e l'azione è stata il dire ad alta voce: "Beh? Hai visto il Cinese che cazzata ha fatto, nello sgomberare quella gente senza prima trovare alloggi alternativi? Eh ma neanche Guazzaloca ha fatto una cagata del genere...".
La reazione è stata sonnacchiosa e solo parziale (alla Montagnola): solo qualche occhiata torva ed uno sguardo inceneritore. Nessuna minaccia violenta, e per fortuna... dato che il sottoscritto aveva colpevolmente dimenticato di accendere la telecamera! Ad ogni modo, non ci è stato difficile defilarci tra le bancarelle. Fin qui tutto bene!
Bologna si sveglia solo verso mezzogiorno (evidentemente avrà fatto tardi la sera precedente), ma si sveglia... e noi ripetiamo la scena in Piazza Maggiore!
"Beh... qui però in effetti.. c'hanno il Cinese!". Mi passa accanto un tipo che provocatoriamente mi urta con l'ombrello, si ferma, si volta, ci incenerisce (in due) con un solo sguardo. Prima che decida se andarsene o se menarci senza pietà, ci diamo ad una ritirata strategica...
L'idea è di ritentare l'esperimento a Santo Stefano, ma la piazza è completamente vuota. Ripieghiamo su via Zamboni, ma quella è zona di studenti e c'è il rischio che alla nostra provoc... ehm... azione ci applaudano! Optiamo quindi per una ricca pausa pranzo con gnocchi, ravioli e lardo di colonnata a Santo Stefano. Poi progettiamo ed eseguiamo la prima azione eclatante del pomeriggio.
Ore 17.30. Sala Borsa, primo piano superiore. Dopo aver rotto le balle a mezza internet all'ultimo piano, ci concediamo un caffè. Mentre si sorseggia la magica bevanda, ovviamente si chiacchiera, nonostante il vociare proveniente dai tavoli vicini, e la musica diffusa dagli altoparlanti.
"Ma chi ha fatto fare 'sta roba alla Sala Borsa? Mica Guazzaloca!"
"Ma daaaaiiii, sarà qualche idea del Cinese!"
"Ah, oltre a far manganellare la gente, il Cinese qualcosa di culturale la fa vivere!", non faccio in tempo a finire la frase che percepisco distintamente l'interrompersi del vociare agli altri tavoli. Per un attimo ho pensato che anche la musica si interrompesse. Vedo distintamente, al tavolo davanti a me, le persone voltarsi verso di noi. Siamo circondati. Pochi secondi e sono mazzate... ma ancora meno secondi e siamo già in piedi e in fuga via da lì, a telecamera accesa stavolta.
Non contenti, ci siamo portati in via Indipendenza, alla ricerca della celebre insegna del ristorante... cinese. Sabato sera nella via borghesissima dello shopping, folla e ancora folla. Gerarchetti e Clarette impegnati nello struscio serale, ingorghi di traffico pedonale, poche possibilità di fuga... ma...
...ma prima di perderci nella notte bolognese...
...ce l'abbiamo fatta...
...a svignarcela anche stavolta prima che volassero gli schiaffi! Come documenta fedelmente questo video MPEG4 da 6 MegaBytes (per chi ha la pazienza per scaricarlo) ;)
(P.S.: Da notare la serietà: le macchine dell'internet point della SalaBorsa montano tutte Linux e basta.)