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Le vie infinite dei rifiuti

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Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose: fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."

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mercoledì, 29 agosto 2007
.: Vista Sud (seconda parte) :.

La strada statale 106, la litoranea jonica, non è una bella strada. Ed è un peccato, perchè potrebbe esserlo. E' l'unica litoranea da cui non si vede bene il litorale, se non in brevi tratti. Tra la spiaggia e la strada c'è la ferrovia. Un solo binario, senza elettrificazione, solo treni con motrice diesel. La ferrovia elettrica qui non è ancora arrivata.
La spiaggia sembra abbandonata. In agosto, la spiaggia, soprattutto davanti a quel mare blu intenso, pulito e fresco, dovrebbe essere affollata. Invece è vuota. Non ci sono stabilimenti balneari, non ci sono ombrelloni, non ci sono bagnanti, non ci sono alberghi o campeggi. Sviluppo mancato. Sviluppo mancato voluto?
Ci avviciniamo a Bovalino e, incredibile a dirsi, c'è una persona all'inizio del paese. Una sola. Sembra intenta a scrivere un sms.
(sembra).

Da notare la fiancata del palazzo dove c'è parcheggiato il Suv: mattoni scoperti, niente intonaco.
L'abitato è deserto. Anche questo. Tutto separato dalla spiaggia dalla linea ferroviaria, come un paese di mare senza lungomare. Eh no, il lungomare deve esserci per forza. Ci mettiamo a superare tutti i passaggi a livello ed i sottopassaggi possibili ed immaginabili, e finalmente al mare ci arriviamo.
Un mare deserto. Bellissimo ma deserto. E le case tutte che sembrano non ultimate. Sembrano fatte apposta per dare l'idea della povertà.
Intanto rifletto.
Mi ero abituato male.
Mi ero abituato alla camorra napoletana.
Cioè mi ero abituato a quella mafia che ostenta con arroganza il proprio potere e la propria ricchezza, che te la sbandiera in faccia, senza nascondersi, anzi evitando accuratamente di nascondersi. Qui invece, Duisburg o non Duisburg, ci si nasconde sul serio.
Mi ero abituato a mafiosi che, per far sentire il peso del loro potere, si costruiscono ville con il colonnato in stile dorico che sembrano il Partenone, e con piscine di 200 metri quadri. Qui invece ci sono mafiosi che fanno di tutto per mostrare di essere poveri, e vivono al piano terra di un palazzo che sembra un rudere, o una umile casetta ancora in costruzione, con i mattoni all'aria, senza intonaco.
Poi, magari dentro casa (come ci dicono al telefono) hanno 30.000 euro solo di arredamento della cucina, ma da fuori la casa sembra umile. Povertà ostentata. Ricchezze reinvestite all'estero, magari alla Borsa di Francoforte, ma nulla in casa. Il paese d'origine deve sembrare povero. Ad ogni costo.
 
Ancora il telefono. Storie ascolta, più che parlare. Si sente la voce dall'altro capo dire: "fatevi i fatti vostri, tirate dritto, non siate curiosi e non fate domande".
Io mando un messaggio a Mata, visto che sono sempre stato convinto che la cooperazione tra bloggers sia la cosa migliore, ma non la trovo.
 
Disoccupazione altissima e sviluppo sempre più lontano. E' questa la radiografia del basso jonio calabrese, della antica Costa dei Gelsomini, oggi. Eppure, gli strumenti per lo sviluppo ci sono, eccome se ci sono.
Laciamo Bovalino, alla volta di Bianco.
Bianco di nome e di fatto. Le case sono bianche, tranne quelle (la maggior parte) che hanno i mattoni scoperti e l'intonaco assente. Bianca la spiaggia. Bianca la strada. Bianca la chiesa.

Deserto anche qui. Fermiamo la macchina e ci addentriamo a piedi negli stretti vicoli, verso la chiesa.
Nella chiesa c'è una persona seduta tra gli scranni. Non ha abiti da uomo del clero, ma un jeans ed una polo a righe orizzontali. Si volta appena a guardarci, poi torna a pensare ai fatti suoi, ma tiene le orecchie tese, ne siamo certi.
Disoccupazione altissima e sviluppo sempre più lontano. Come racconta un documento scritto da Comunità Libere, Consorzio Sociale GOEL e Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Locri-Gerace, è proprio da questi due elementi che parte "il grande imbroglio della 'ndrangheta, una fregatura principalmente rivolta alle stesse famiglie mafiose."
Quel grande imbroglio che vede la sua attuazione nell'inesistenza di attrezzature turistiche (tutta la spiaggia di Bianco è libera, nonostante sia bandiera blu d'Europa da anni!), nelle case che sembrano in costruzione, in quelle che in costruzione lo sono davvero, nell'investimento all'estero dei propri capitali, nel fingersi ladri di galline in casa, o poverissimi pastori.
 
Quei capitali investiti all'estero nascono qualche decennio fa, quando la 'ndrangheta si occupava di sequestri di persona. Finita quella fase, i soldi dei sequestri li riciclarono nell'eroina. Ma non nello spaccio, quanto piuttosto nel traffico.
I proventi del traffico (che continua ancora oggi) vengono reinvestiti in borsa, principalmente in pacchetti azionari di multinazionali come Gazprom, E.On (che sarebbe l'equivalente tedesco dell'ENI-AGIP), o alcune case discografiche negli Stati Uniti.
Sta proprio in questo la differenza con le altre mafie. Sia in Sicilia che in Campania, le cosche hanno re-investito parte dei capitali, riempendo le coste di villaggi turistici, di ristoranti, di alberghi, di centri commerciali, di fabbrichette e caseifici.
L'Italia intera è piena di centri commerciali sempre più grandi. Ne ho visto anche uno a Siderno. Ma non ne ho visto nessuno a Locri, a Bovalino, a Bianco. E se mancano perfino i centri commerciali...
Qui c'è da mostrare povertà. Solo povertà. Povertà, omertà e basta.
Ed è anche ora di finirla chiamando "Faida di San Luca" quel che avviene da quelle parti, visto che tanti dei morti sono di Locri, di Siderno, di Bovalino, di Bianco, di Platì, di Gioiosa Jonica, oltre che di San Luca.
Sia certa però una cosa: a San Luca l'aria pesante si respira davvero. Mentre negli altri centri c'è il deserto, a San Luca c'è elettricità nell'aria. Anche troppa.

La strada per San Luca è piena di tornanti e curve. Si arrampica lungo una fiumara, oramai secca a fine agosto, e risale le colline, lasciandosi alle spalle il mare. A metà strada tra Bianco e Bovalino, svoltiamo e iniziamo la salita. Storie è alla guida, io sono al posto del passeggero. Superiamo un posto di blocco di polizia all'ingresso dell'abitato di Benestare, e restiamo fermi dietro un camion caricato di balle di fieno che non riesce a fare una curva. All'angolo c'è una casa, ovviamente sembra in costruzione ma non lo è. Non ha intonaco, ma al secondo piano, su un balcone, si affaccia una ragazza. Ci guarda, poi prende il cellulare, dopo aver sbirciato verso la targa dell'auto.
Io: "Siamo stati osservati".
Storie non risponde. In questi casi si lascia andare alla tentazione di non credermi. Continua a salire verso San Luca.
Ma oramai il mio destino è segnato: quando sono circondato da delinquenti, vengo puntualmente scambiato per poliziotto, come successe a Parigi durante la rivolta delle banlieues, quando invece sono tra poliziotti, vengo puntualmente scambiato per delinquente. Così, mentre entriamo nell'abitato, Storie mi segnala la presenza di un posto di blocco della Guardia di Finanza, e mi ingiunge imperativamente di spegnere la telecamerina e abbassarla, mentre loro mi squadrano come se fossi io il boss.

Il paese natale di Corrado Alvaro non si presenta diverso dagli altri. Case che sembrano in costruzione, ma all'improvviso da quel che sembra un cantiere esce una massaia e si mette a stendere i panni. Poche persone in casa, porte e finestre chiuse. Comando della Guardia forestale chiuso, Municipio chiuso.
L'abitato sembra deserto.

E' aperto solo il bar. Fuori ci sono 5 persone. Persone del luogo, a giudicare dal fatto che stanno in pantofole. Fermiamo l'auto e scendiamo. Stavolta ci prendono per poliziotti. Come già calcolato, no? Non ci staccano gli occhi da dosso mentre ci spostiamo dall'auto al bar, passiamo in mezzo a loro, ci fanno ala.
 
Differenza fondamentale tra Camorra e 'ndrangheta
Se entri in un bar dell'hinterland napoletano, e fuori ci sono delle persone, stai pur certo che almeno una di quelle persone entrerà dietro di te, per vedere cosa fai e sentire cosa dici e se fai domande.
Se entri in un bar di San Luca, e fuori ci sono delle persone, stai pur certo che nessuno di loro entrerà dentro, in modo che - qualunque domanda fai e qualunque cosa dici - potranno sempre dire "io non c'ero" e "io non ho sentito". Ma nel frattempo, si attaccano ai telefoni cellulari e chiamano qualcuno.
Fine differenza fondamentale
 
Nel bar ci sono due ragazzi. Uno è il barista, l'altro è al di qua del banco. Parlano tra loro. Appena entriamo smettono di parlare. Entrambi si spostano sull'estremità sinistra del banco, quella più vicina alla porta. Il ragazzo al di qua del banco esce fuori dopo pochi secondi, in modo da non vedere e non sentire qualunque cosa. Il barista sta quasi proteso verso la porta, in modo da far vedere a quelli fuori che lui con noi non ci sta parlando, che lui si sta facendo i fatti suoi.
Insomma, restiamo tutti zitti. Il barista non mi guarda, guarda quelli fuori.
Cosa gli chiedo? Cosa gli dico? Se aspetto che mi dica lui qualcosa... si fa notte.
Proviamo con la stessa tattica usata la mattina a Gioia Tauro: Storie si allontana e va nel bagno, anche se sente lo stesso quel che domanderò al barista, e le sue (eventuali) risposte.
Restiamo zitti. Io guardo lui, lui non guarda me, e controlla che da fuori se ne accorgano.
Beh, qualcosa devo inventarmi. Qualcosa devo pur chiedergli.
Io: "Due caffè. Grazie".
Lui si volta verso la macchina del caffè ed armeggia. Non ha risposto. Storie ritorna. Quelli che stanno fuori, ci danno le spalle. Lo fanno apposta. Ma ogni tanto uno di loro sbircia
Il barista mette i caffè sul banco e subito si volta di spalee, mostrando una ferma volontà di non interloquire con dei "forestieri".
Tra qualche giorno ci saranno i funerali delle vittime di Duisburg, e l'aria è tesa, sia da parte delle cosche sia da parte delle forze dell'ordine. Beviamo i caffè.
Io: "Quanto TI devo?"
Il barista digita sul registratore di cassa, facendo apparire sul display la cifra 1.20 e poi guarda la cassa. Gli do i soldi.
Io: "Arrivederci".
Lui si gira verso la macchina del caffè.
Sono andato via da San Luca senza essere riuscito a sentire la voce del barista.
Due persone nel bar e 5 fuori, al nostro arrivo. Una persona nel bar e 6 fuori, quando siamo usciti. Nessuno ha parlato. Nessuno ha visto. Nessuno ha sentito.
Ma hanno telefonato in tre, in contemporanea, quindi a numeri diversi, per avvisare che c'erano due persone, probabilmente (secondo loro) due poliziotti in borghese, con un'auto con la targa del nord Italia (giusto per non dare nell'occhio eh, furbi noi ;P)
E con un sorriso, anzi con una vera e propria risata, penso a cosa può essere successo se la polizia, quella vera, ha intercettato le loro telefonate. Immagino un dialogo del tipo:
Agente1: "Ehi, questi hanno individuato i nostri due agenti nel bar a San Luca".
Agente2: "Chi???"
Agente1: "Dicono che hanno visto due poliziotti nel bar".
Agente2: "Ma... e chi cazzo sono questi due? Non abbiamo mandato nessuno lì!"
 
All'uscita da San Luca, la pattuglia del posto di blocco guardava tutte le vetture, squadrava i conducenti da capo a piedi, ed anche i passeggeri. A noi invece.. hanno finto di non vederci.
 
Io non sono ormetoso come loro, e non riesco ad esserlo. Io c'ero, ho visto, e se non ho sentito è solo perchè nessuno ha parlato. Ma in ogni caso, non ho problemi a dire che ho preso un caffè qui, nella curva a gomito.
 
Il documento che ho citato durante questo post, che può essere letto per intero sul sito di Comunità Libere, anche se esagera in certi punti di premessa (36 miliardi di euro annui non sono un fatturato da "più potente organizzazione criminale al mondo", ma sono quattro spiccoli rispetto agli incassi di organizzazioni camorristiche, mafiose, colombiane, peruviane, russe e cinesi), fornisce degli spunti perfetti per quanto riguarda l'analisi del fenomeno:
 
Duisburg è il segno evidente del fallimento della 'ndrangheta, della sua stessa ragion d'esistere.
Si entra nella 'ndrangheta col mito del "rispetto", con la certezza che prima "non sei nessuno" e poi tutti ti rispetteranno e ti temeranno.
(...)
Si entra pensando di poter contare sull'amicizia e sulla solidarietà di tutta "l'onorata società", dentro e fuori il proprio paese.
(...)
Si entra pensando di poter fare soldi, tanti soldi, per garantire alla propria famiglia uno stile di vita "da signori", per costruire un avvenire ai figli.
(...)
La verità è che solo pochi faranno i soldi, gli altri faranno la fame: è ormai risaputo che il 90% delle ricchezze della 'ndrangheta è nelle mani del 10% degli affiliati! I soldi li fanno solo i capi...
 
Ridiscendiamo da San Luca, per dirigerci verso Siderno e Gioiosa Jonica, dove certe differenze rispetto ai paesi visti fino ad ora ci sono e si vedono (ma le case in apparente costruzione ci sono anche lì).
 
Anche Storie ha fatto una bella analisi della trasferta calabra, che potete leggere a questo link.
 
Io sono riuscito a sentire telefonicamente Mata solo dopo le 20.00, ma mi ha dato lo stesso degli ottimi spunti e degli ottimi suggerimenti, che serviranno però per la prossima trasferta lì, dove l'Italia peninsulare termina. Su quel punto di vista sud che impone di ritornare.
Poi, come è chiaro che debba essere, di cose da dire ancora e di analisi fatte in questi giorni... ce ne sono, eccome. Ma potranno essere oggetto di un post futuro, non di questo. Qui volevo solo raccontare fatti visti con i miei occhi, e dare elementi. Le riflessioni le rimandiamo a dopo.
Magari... a dopo il caffè ;)

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 09:00 | link | fate pure commenti (22) |
calabria, mafie

martedì, 28 agosto 2007
.: Vista Sud (prima parte) :.

La ragazza è ferma accanto alla macchina del caffè. Il bar è vuoto, se si esclude il fatto che ci sono io accanto al banco, e Storie che è nel bagno. Anche fuori c'è il deserto. L'agosto calabrese non si smentisce.
Ho il GPS acceso, con la mappa dell'Italia sopra. Mi decido a sondare il terreno, dopo qualche esitazione, forse dovuta al profondo silenzio del bar.
Io: "Scusi, ma qui siamo ancora a Gioia Tauro, o siamo già nel comune di Taurianova?"
Ragazza: "No no, qui è ancora Gioia Tauro."
Io: "Ci vuole molto per Taurianova?"
Ragazza: "Una decina di chilometri. E' vicina".
Io: "E dopo Taurianova?"
Ragazza: "Dopo.. il nulla. C'è Cittanova, poi si va in mezzo alle montagne... si va nelle montagne".
 
Quelle "montagne" altro non sono che la parte settentrionale dell'Aspromonte, ma a me interessa quel che c'è oltre le montagne. Intanto Storie ritorna.
Io: "Scusi ma... dopo le montagne? La strada dove va?"
Ragazza: "Va in mezzo alle montagne".
Io: "E se volessi arrivare sulla costa jonica?"
Ragazza: "No! Non di qua! Tornate indietro! Riprendete l'autostrada verso nord, uscite a Rosarno, e lì prendete la superstrada per Siderno."
 
Eh no! Non ci sto! Io non voglio mica andare a Siderno (per ora...). La carta geografica parla chiaro:
 

Visualizzazione ingrandita della mappa
 
Partendo da Gioia Tauro e Rizziconi, e passando per Taurianova, proseguendo in avanti si arriva dritti dritti a Locri.
 
Io: "Quindi, se proseguo dritto dopo Taurianova, dove vado?"
Ragazza: "No no! Tornate indietro! Dopo Taurianova si va nelle montagne!"
Io: "...."
Ragazza: "Tornate indietro."
Mi innervosisco. Vorrei urlarle contro qualcosa tipo: "Sai che esiste una città antichissima, che esiste dai tempi della Magna Grecia, che si chiama Locri? Lo sai che è stata fondata attorno al 673 a.C, quindi è più antica di Napoli, di Milano, di Firenze, di Venezia e della stessa Reggio Calabria? Lo sai, o hai rimosso la sua esistenza?"
Ovviamente però, nella realtà, non le dico nulla. Pago i caffè e ce ne andiamo. Ma di certo... non torniamo indietro.

L'automobile sale lungo i tornanti. Non arranca perchè è un'auto seria e sale bene, mica come il mezzo mobile. Ci siamo lasciati alle spalle Taurianova da quasi mezzora, siamo in pieno Aspromonte. Il GPS dice che siamo appena 10 primi al di sopra del 38° parallelo. E' tutto boscoso. Una grande foresta. Non il massiccio brullo ed arido che ci hanno fatto credere in anni e anni di telegiornali. E' un unico grande bosco, di quelli che se ti ci fiondi dentro... davvero non ti trovano più. Storie parla a telefono con un amico calabrese, che non fa altro che dirle: "No, noi che siamo calabresi, là non ci andiamo. Non parlate con nessuno, non fermatevi neanche a prendere un caffè. Filate via!"
Ancora pochi chilometri, e siamo in vetta. Valichiamo.

Ora la strada è in ripida discesa, giù verso Gerace, già sul versante jonico. Tornanti a volte morbidi, a volte secchi, ma con una caratteristica costante: non c'è anima viva. Siamo soli.

Per strada siamo praticamente da soli, da circa 15 chilometri. Oltre noi, il nulla. Nessuno.
Poche curve, e siamo al livello del mare. Entriamo nell'abitato dove, se c'è un minimo di movimento di veicoli, non ci sono pedoni: nessuno a piedi per strada, non ci sono balconi aperti, non ci sono finestre aperte. Se non ci fossero le auto per strada, sembrerebbe una città abbandonata. I negozi sono chiusi. Le saracinesche abbassate.

Sarà che siamo all'indomani della strage di Duisburg, sarà che alcune delle vittime (e dei carnefici) sono di qui? Chi lo sa.
Per ora, occorrerebbe capire meglio, ma come si fa a capire meglio Locri, se i locresi non si vedono?
Decidiamo di mangiare qualcosa in una trattoria a caso, e poi di fare un giro. Ma c'è già un particolare che salta all'occhio, come una nota stonata. In realtà è qualcosa di normalissimo, ma c'è qualcosa che non quadra, qualcosa che stona. Si tratta degli edifici in costruzione.
Dovunque ci si volta con lo sguardo, sia in periferia sia in pieno centro, c'è un continuo di cantieri. In periferia si tratta di nuovi edifici, in centro sono spesso sopraelevazioni di edifici preesistenti. E ovunque ci sono mattoni. Mattoni grezzi. Come se i costruttori non si curassero affatto di intonacare le pareti esterne degli edifici. E' questa la nota stonata. La mancanza di intonaco.
A nostro avviso (che Storie mi bacchetti se non è d'accordo), in questa strana questione c'è nascosto uno dei veri noccioli della mafia calabrese, e della sua diversità biologica rispetto alle altre mafie. Ma questo lo vediamo dopo.
 
Il pranzo non ci aiuta. Non perchè non fosse buono (il piatto di spaghetti alle vongole che ho mangiato era davvero ottimo), ma perchè il personale della trattoria non ha mai dato occasione (e quando dico mai vuol dire mai) per scambiare qualche parola. Il cameriere non è neanche venuto a prendere i soldi del conto, glieli abbiamo portati noi.
Una trattoria particolarmente silenziosa? Nessun chiacchiericcio di fondo, nessuno che ci abbia dato confidenza. Sarà che non eravamo del paese, ma forse da questo "cortese" modo di tenerci a distanza... avremmo dovuto imparare come sarebbe andato il resto della giornata.
Abbiamo girato Locri palmo a palmo, e l'impressione è che il paese sia in rinnovamento edilizio totale, ovviamente senza intonacare edifici nuovi e vecchi. E tante tante attività commerciali "particolari": laboratori di analisi cliniche, laboratori specializzati. Siamo nel paese della famosa "relazione della commissione d'accesso", riguardo la ASL RC9, con sede principale proprio a Locri. Quella ASL dove, nei suoi meandri più nascosti, sono maturate le condizioni "ambientali" che hanno portato all'omicidio Fortugno. Ancora oggi, a due anni di distanza, la sanità risulta essere una delle principali attività private nella zona. Anche questo è un segnale chiaro. Chiarissimo.
Sotto il sole dell'agosto jonico, decidiamo di dirigerci verso Bovalino e Bianco. Tanto per cambiare, lungo la strada non c'è nessuno.
A dire il vero, qualcuno a Bovalino l'abbiamo intravisto, come anche a Bianco e nella stessa San Luca, dove davvero si respirava la presenza dei fantasmi di Duisburg, ma di questo... parleremo nella prossima puntata ;)
Ora è tempo di un caffè.

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 10:15 | link | fate pure commenti (20) |
calabria, mafie

lunedì, 27 agosto 2007
.: Back :.

Dice un proverbio brasiliano che all'inizio i ricordi dei morti appaiono come fango, affondandoci le dita scopriamo che si tratta dell'argilla necessaria a ricomporre il vaso della vita.
 
Sì lo so, avrei dovuto fermarmi, fare ferie, riposare. Per certi versi l'ho fatto, certo che l'ho fatto. Ma questo non significa che sono stato in spiaggia perennemente. Anzi.
Forse ci sarei riuscito, se non ci fosse stata a ferragosto la strage di Duisburg. Invece c'è stata, ed il giorno dopo...
...beh, non abbiamo resistito alla tentazione di partire:
 

 
Qualcosa l'abbiamo capita, qualcosa no. Un'idea ce la siamo fatta, ma c'è ancora molto da ragionare. Ovviamente, sull'argomento seguiranno aggiornamenti ;-)
Ci hanno presi per poliziotti, ma almeno non ci hanno sparato addosso.
Prima di scriverne, però, c'è molto da ragionare, se no si corre il rischio di scrivere stronzate...

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 11:24 | link | fate pure commenti (17) |
calabria, mafie

boh