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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
Trenta anni dopo
Identità di un blog (e di chi lo scrive)
La grande truffa
Venticinque anni dopo
Ti spio anche senza risposta
Il valore della Moneta
La censura dei blog sbarca in Europa
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Come muore la mia terra
Osservando Napoli
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Ancora denunce per bloggers italiani, i motivi (ed il querelante)?
Sempre gli stessi...
Leggere il tutto su: ZeusNews
La lince dell'Appennino
Tutte le immagini che abbiamo visto fino ad oggi (per chi le ha viste) che hanno
per soggetto una lince, sa bene che si tratta sempre di foto di esemplari in
cattività, almeno per quel che riguarda la nostra penisola.
Soprattutto nell'Appennino, la lince si era estinta (leggere: l'avevamo estinta)
molti decenni fa. Solo sulla Alpi Giulie resiste uno sparuto numero, arrivato
dalla Slovenia.
Anni fa, il
Gruppo Lince Italia era riuscito a rilanciare alcune coppie nell'Appennino.
I risultati? Eccoli.

(cliccare sull'immagine per ingrandirla)
L'immagine che segue documenta una ripresa fotografica
assolutamente eccezionale realizzata da alcuni membri del Gruppo Lince Italia sulle
montagne dell’Appennino Centrale. E' la prima immagine in assoluto di una
lince selvatica nella zona peninsulare dell'Italia.
La foto, nonostante sia stata ripresa da
notevole distanza con un teleobiettivo da 1000 millimetri di lunghezza focale, oltre
a mostrare un gruppo di cervi femmine insospettito dall'arrivo di un'estraneo,
svela la presenza seminascosta di una lince appenninica all'agguato. La foto,
schiarita nei colori al computer per
conferire maggiore evidenza, consente di riconoscere i tratti distintivi del
magnifico, rarissimo ed elusivo felino (orecchie a punta, coda mozza, mantello
bruno rossiccio leggermente maculato). La località della ripresa viene ovviamente
mantenuta segreta per ragioni di tutela.
Interrogato in merito, il Gruppo Lince Italia, che ha sempre sostenuto la presenza della lince
nell’Appennino, malgrado il forte scetticismo di certi ambienti accademici,
considerandola anche un’entità diversa (Lynx lynx apennina), fornirà quanto prima
dettagli fondamentali sul felino, che consentono di aggiungere una specie di grande
mammifero predatore alla fauna italiana.
Bagnoli
"Vendo Bagnoli, chi la vuol comprare?". Non è solo il titolo di una
canzone di Edoardo Bennato, risalente a quasi 20 anni fa. E' anche il
titolo di un post di Fraba veramente ottimo, che fa il
punto della situazione sul casino del litorale napoletano occidentale.
Io poi, che a quella zona ci sono legato, visto che ci ho campato dalla
mattina alla sera prima per studio, e poi per lavoro, non posso certo
evitare che mi pianga il cuore, al solo pensare alle tonnellate di idrocarburi
policiclici aromatici sotto la sabbia, sotto il mare, sotto la strada, sotto
i terreni.
Mi associo sempre a Fraba (mi raccomando, leggete
il suo post), nell'invitare a leggere
una lettera indirizzata al Cormez. Tenuto conto della chiarezza e della legittimità
dei quesiti esposti, dubito che tale missiva sarà mai pubblicata e dubito ancor più che ad essa
qualcuno (politici o pseudo-giornalisti da riporto) si degni di fornire risposta.
Firenze
Ne abbiamo già parlato in precedenza, per cui questa è la seconda chiamata.
Il 18 e 19 maggio, in Palazzo Vecchio a Firenze si svolgerà l'annuale convegno
e-privacy 2007, dedicato ai problemi della privacy nell'era digitale (venerdi nel Salone
dei 200 e nalla Sala degli 8, sabato nela Sala Incontri).
Durante questa due giorni sono in programma interventi di carattere
tecnologico e giuridico sul tecnocontrollo come evoluzione del
controllo sociale, sulle problematiche legali in riferimento
alla 196/2003 ed alla data retention prevista delle leggi vigenti
e future, sulla crittografia, e su altri argomenti fortemente legati
alla tutela della privacy individuale e dei diritti civili in Rete,
come il diritto all'anonimato e la riforma del codice penale in
materia di cybercrime.
Rispetto alla prima chiamata, stavolta c'è di nuovo che è
disponibile
il programma completo. E gli interventi sono tutti interessanti.
Durante il Convegno, nella mattinata di sabato, avverrà la cerimonia di
consegna dei Big Brother Award Italia 2007.
Questo premio internazionale, che si tiene da 6 anni in 12 paesi europei
ed extraeuropei, e' un premio in negativo (come il noto "Tapiro
d'oro") che viene assegnato a quelle persone, associazioni e tecnologie,
che peggio hanno fatto alla privacy degli italiani nell'ultimo anno.
Maggiori informazioni su
bba.winstonsmith.info/
e su bigbrotherawards.org/.
Cronaca dall'Esterno
Si avvicina il primo Citizen Camp
Mancano ormai pochi giorni al convegno sulla cittadinanza democratica, un
barcamp tematico che si terrà sabato 24 marzo a Casalecchio di Reno
(Bologna), nell'ambito del laboratorio la Città dei Cittadini. Questa è un
"laboratorio sulla cittadinanza democratica - si legge in una nota -
promosso da Casalecchio delle Culture, Istituzione dei servizi culturali
del Comune di Casalecchio di Reno. Sabato 24 marzo, dalle 10 alle 19,
blogger, giornalisti, esperti di nuove tecnologie e - soprattutto - tutti
coloro che vorranno partecipare, si confronteranno al Citizen Camp, il
barcamp sulla cittadinanza democratica".
Fonte:
Punto Informatico.
Sulla liberazione di Mastrogiacomo, rinvio con piacere all'editoriale
di ieri sera su Altrenotizie. Anche io mi sto chiedendo come mai si sia
dato invece pochissimo spazio alla liberazione di Cosma Russo e Francesco Arena. Magari
poi ci riflettiamo assieme ;)
Net Left
Il 10 marzo 2007, presso la sala della Biblioteca Alessandrina
a Roma, c'è stato il primo incontro nazionale di
Net Left,
intitolato "per costruire la società delle reti".
E' un’associazione che affronta i temi della comunicazione e
dell’innovazione tecnologica nell’ottica del rinnovamento del
linguaggio politico, della fondazione di nuove forme di aggregazione
(anche virtuali ma non solo) e in vista di una partecipazione
politica della società civile.
Non c'ero e non ho partecipato, non solo perchè non c'ero ma
anche perchè mi sto limitando a fare da "osservatore esterno". Pertanto,
vedrò come si evolverà la cosa.
Quel che riporto qui oggi, augurandomi che stimoli una bella
discussione, è l'intervento tenuto in assemblea da Stefano Rodotà.
"La libertà dei contemporanei è sempre più profondamente intrecciata con
le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. E sono almeno tre
i punti di vista dai quali viene abitualmente analizzata: libertà e
Internet; libertà e controlli; libertà e costruzione di una sfera
irriducibile alla tradizionale distinzione tra sfera pubblica e privata.
In tutti e tre i casi si pongono rilevanti questioni politiche.
Il tema della libertà in Internet ci interroga continuamente, e mette in
dubbio l’atteggiamento di chi considera l’essere in rete una sorta di
“stato di natura” da tutelare ad ogni costo contro qualsiasi intervento,
un luogo dove la libertà alla fine è sempre destinata a vincere, una
moderna reincarnazione della spada mitologica che rimargina le ferie da
essa stessa inferte. Ma la realtà ci parla anche di interventi
polizieschi, di bloggers condannati, di censura, di iniziative per
eliminare l’anonimato in rete, di regole pesanti sulla conservazione dei
dati riguardanti gli accessi. E questo fa emergere subito una
contraddizione: non si può dire giù le mani da Internet e, al tempo
stesso, scandalizzarsi quando si sottolinea la necessità di garanzie
contro ogni indebita invasione. Si identifica ogni regola con una
restrizione della libertà, mentre la dimensione in largo senso
“costituzionale” ha l’opposto significato di di apprestare proprio
difese per le libertà.
Sullo sfondo è l’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti
dell’uomo delle Nazioni Unite, dove si afferma il diritto di ogni
individuo alla libertà di opinione e di espressione “e quello di
cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo
e senza riguardo a frontiere”. Oggi questo diritto è in pericolo per la
pretesa di molti Stati di controllare Internet, per l’esercizio di veri
poteri di censura, per le condanne di autori di quelle particolari
comunicazioni in rete che sono i blog.
Questa situazione non può essere ignorata, soprattutto perché alcune
grandi società – Microsoft, Google, Yahoo!, Vodafone – hanno annunciato
per la fine dell’anno la pubblicazione di una “Carta” per tutelare la
libertà di espressione su Internet. I parlamenti non possono accettare
che la garanzia del free speech, che gli Stati Uniti vollero affidare al
Primo Emendamento della loro Costituzione, divenga materia di cui si
occupano solo i privati, che evidentemente offriranno solo le garanzie
compatibili con i loro interessi. Sono urgenti in questa materia
iniziative dei parlamenti nazionali, tuttavia coordinate tra loro dato
il carattere transnazionale dei fenomeni da regolare, e tenendo conto
che nell’Internet Governance Forum, organizzato dall’Onu alla fine
dell’anno scorso, è stata esplicitamente indicata la priorità
rappresentata dalla elaborazione di un Internet Bill of Rights. Una
buona occasione per sollevare il problema sarà costituita dall’hearing
che la Commissione Libertà Pubbliche del Parlamento europeo terrà il
prossimo 26 marzo, affrontando in particolare il tema della natura di
diritto fondamentale della protezione di dati personali.
Quali iniziative politiche dobbiamo sollecitare? Al Governo si deve
chiedere se e come intende organizzare l’incontro internazionale
sull’Internet Bill of Rights annunciato ad Atene, e se intende
sostenere, con iniziative istituzionali adeguate, le iniziative delle
“coalizioni dinamiche” che hanno avviato in rete la discussione
‘costituzionale’. Al Parlamento si deve chiedere di dedicare una
frazione del suo tempo ad una discussione di indirizzo sul tema, anche
perché la settimana scorsa la questione é stata esplicitamente sollevata
nel corso della Conferenza internazionale dell’Unione Interparlamentare,
ed ha lasciato traccia nel documento finale. Questo non vuol dire,
ovviamente, che singoli e gruppi debbano rimanere silenziosi in attesa
di iniziative parlamentari e governative. Al contrario, solo se dalla
rete verranno segnali intensi e concreti sarà possibile esercitare su
Governo e Parlamento adeguate pressioni.
Per quanto riguarda i controlli, un segnale confortante è venuto dal
provvedimento del Garante sull’accesso del datore di lavoro alla posta
elettronica dei dipendenti, frenando così le spinte verso una brutale
riaffermazione del vecchio principio secondo il quale “la democrazia si
ferma alle soglie dell’impresa”. Ma non è sempre così. Il diffondersi
della videosorveglianza non deve essere considerata come una deriva
inarrestabile, anche perché cominciano a manifestarsi reazioni dei
cittadini (ultimo caso, Milano 3) che vedono in pericolo il diritto
costituzionale alla libertà di circolazione. In Europa si annunciano
iniziative per cancellare o comunque limitare l’anonimato in rete. Di
fronte a tutto questo dev’essere ribadito con fermezza, e in ogni
occasione, che la protezione dei dati è un diritto fondamentale, come
vuole l’articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione
europea; e che nessuna limitazione di questi diritti di libertà è
ammissibile se mette in discussione il carattere democratico delle
nostre società, come prevede esplicitamente l’articolo 8 della
Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E, di nuovo, queste sono
questioni che la politica non può eludere.
Così come non può sfuggire agli interrogativi, gravi, legati alla
conservazione dei dati di traffico. Come si orienteranno Governo e
Parlamento nel momento in cui si dovrà trasporre nel nostro ordinamento
la direttiva europea in materia del 2006? Consideriamo qualche dato. Nel
2003 le intercettazioni sono state 77.500 (stime recenti parlano di più
di centomila). Ma i dati relativi al traffico telefonico, già
conservati, viaggiano oltre il milione di miliardi. Ora questa massa di
informazioni, destinata a crescere, deve essere conservata fino al 31
dicembre 2007. E dietro questo salto quantitativo vi è un ancor più
preoccupante salto qualitativo. Le intercettazioni telefoniche,
piacciano o no, sono comunque mirate, hanno alla loro base uno specifico
sospetto. Le grandi raccolte di informazioni, invece, prescindono da
ogni valutazione preventiva, riguardano tutti, trasformano tutti in
sospetti. Si può contestare il contenuto di una intercettazione. E’
assai più difficile liberarsi dal sospetto che può nascere dal nudo
fatto d’aver telefonato dieci volte ad una persona.
E’ irresponsabile disinteressarsi di questi problemi. L’articolo 15
della Costituzione garantisce la libertà e la segretezza delle
comunicazioni. Non è ammissibile, allora, che l’intera area della
comunicazione elettronica venga lasciata vuota di garanzie
costituzionali adeguate. Insieme alla riforma del vecchio mondo delle
intercettazioni dev’essere affrontato il nuovo mondo delle grandi
raccolte di informazioni personali per finalità investigative. E’ troppo
chiedere al Parlamento una seria indagine conoscitiva?
Infine, non servono troppo parole per sottolineare una volta di più
l’importanza capitale del tema dell’accesso, la sua irriducibilità al
profilo pur importantissimo del servizio universale, il suo presentarsi
come antidoto potente alla privatizzazione della conoscenza. Ricordo
solo quel che scriveva anni fa un grande studioso del costituzionalismo
americano, Theodore Lowi: “la tecnologia apre le porte, il capitale le
chiude”. Se espressioni come questa sembrano troppo crude, ricordiamo
almeno che la politica non può essere indifferente di fronte al modo in
cui si distribuiscono i poteri nell’organizzazione sociale che si sta
costruendo.
Cretini
Non ho problemi a definire cretini individui che fanno parte delle alte sfere
dello Stato, individui che possono anche querelarmi. Non ho problemi: se sono
irresponsabili, irresponsabili restano.
Qui di responsabili della propria irresponsabilità ce ne sono parecchi, come minimo:
1) Ai vertici del Ministero dell'Ambiente, quindi esponenti dell'attuale governo.
2) Ai vertici del Ministero dell'Interno, altri esponenti del governo.
3) Ai vertici della prefettura di un noto capoluogo di provincia campano.
4) Ai vertici del commissariato straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania.
Veniamo ai fatti. Perchè io non do mai dell'irresponsabile (o peggio ancora del "cretino") gratuitamente.
Del delicato problema della mediazione circa la discarica d'emergenza di Serre (SA),
già ho scritto su Altrenotizie. Riassumendo i fatti, il commissariato vuole aprire
una discarica dentro un'oasi WWF, e ovviamente amministrazione e popolazione locale
insorgono. Copio e incollo da Altrenotizie la frase (mia) che descrive il nocciolo della
contrapposizione (e non solo a Serre):
"Uno sversatoio al quale la popolazione si è opposta, come oramai avviene contro tutte le
decisioni del commissariato. Il motivo è semplice: fino al 2002, l'incarico è stato
assegnato al presidente della Giunta Regionale, figura eletta in modo diretto dai
cittadini. Dopo il 2002, l'incarico è sempre stato assegnato a prefetti o ad altre
figure istituzionali non scelte dai cittadini. Figure che, in virtù dei poteri straordinari
assegnati, hanno troppo spesso impedito ogni dialogo con la cittadinanza, arrivando
anche alla repressione violenta, come ad Acerra il 29 agosto 2004. Una mancanza di dialogo
che ha causato una vera e propria frattura nella democrazia campana. Frattura che vede
ora solo la contrapposizione: da un lato le scelte commissariali, dall'altro la cittadinanza
che si oppone. Senza che nessuno mostri capacità di mediazione."
(E scusate l'autocitazione!)
Insomma, o si ricuce la frattura, con tanto di ingessatura, o ci saranno sempre e solo
contrapposizioni. Normale, direi.
Un buon politico (ma anche un buon prefetto) come sanerebbe la frattura?
Di certo non come si legge su
Repubblica.it:
"la situazione ha rischiato di degenerare quando le forze dell'ordine hanno cercato di sgomberare il
presidio realizzato da amministratori e cittadini a ridosso del territorio, vicino a un'oasi
naturalistica del Wwf, scelto per la raccolta dei rifiuti.
Sul posto sono intervenuti circa 400 tra poliziotti e carabinieri che, dalle 8
di questa mattina, hanno tentato una mediazione con i manifestanti."
(da quando in qua le mediazioni si fanno con la polizia schierata con scudi, manganelli
e lacrimogeni?)
Più sotto si legge:
"Le forze dell'ordine dopo qualche ora sono riuscite ad entrare all'interno dell'area,
ma i manifestanti, bruciando anche dei copertoni, hanno bloccato l'accesso ai mezzi
che dovevano iniziare i lavori di messa in sicurezza. Per liberare la strada la
polizia ha sollevato di peso il sindaco di Serre, Palmiro Cornetta e altri amministratori
di comuni del circondario. Una donna ha anche accusato un malore."
Allora, senza parole inutili, diciamola in modo diretto, tanto è un concetto
semplice: con un'azione di forza, non si raccoglierà certo nessun favore dalla
popolazione locale, nè tanto meno si avvia un dialogo costruttivo.
Qualcuno stava cercando una delicata mediazione. Il suo lavoro è stato pregiudicato
irrimediabilmente.
Il ministero dell'Interno ha certamente autorizzato l'intervento. Non poteva esserne
all'oscuro. Idem il prefetto.
Cretini. Avete esteso la frattura. Avete scelto la via dell'imposizione (poco
democratica), credendo che la popolazione se ne sarebbe tornata a casa.
Non sarebbe stato meglio discutere, anche per giorni e notti, e cercare un accordo?
Dopo 13 anni di emergenza, non era il caso di far pace con la popolazione e lavorare
di concerto con le amministrazioni locali?
Siete stati miopi. Ma di una miopia che contraddistingue gli irresponsabili.
Se, viceversa, irresponsabili non siete, allora vuol dire che avete secondi fini.
In entrambi i casi, Vi auguro di NON
essere premiati alla prossima tornata elettorale.
Unione Europea
Qualcuno grida alla vittoria, perchè in sede europea a Bruxelles pare che ci sia
stata una svolta ecologista: un'accordo di principio per incrementare l'uso delle
rinnovabili. Sinceramente non canto vittoria, e mi sembra che ci siano delle
clausole che rendono il tutto... solo fuffa. I motivi li spiego su
Altrenotizie
E per finire, i cinesi
Me l'ha fatto notare Dalianera, non in modo diretto; anzi, è stato proprio bravo: mi ha
dato lo spunto per fare in modo che me ne accorgessi da solo. Ma su questo ci torniamo
dopo.
Ne avevo scritto su Altrenotizie oltre un anno fa: il governo cinese pratica, a partire dal
2003, una pesante censura contro i siti web. Censura che nel tempo non ha fatto altro che aumentare. Una
censura supportata dall'efficiente sistema dei proxy di Stato che consente al governo di
impedire agli utenti cinesi di accedere a moltissimi siti web contenuti nelle proprie liste di blocco,
mediante l'uso di un sofisticato insieme di "parole" non gradite.
A questo si aggiunga che la Repubblica Popolare cinese ha intrapreso numerose azioni di
censura contro blogger, alcuni dei quali hanno subito pesanti condanne carcerarie per aver espresso opinioni
ritenute pericolose.
Diversamente si agisce per i siti esteri, ai quali viene negato l'accesso o si viene
deviati verso siti governativi.
Quel 13 Gennaio 2006, quando scrissi l'articolo su Altrenotizie, fu censurata nientemeno che
Wikipedia. Sul caso Wikipedia si può leggere un'altro interessante articolo di
Sara Nicoli, sempre su Altrenotizie.
Non è solo Wikipedia ad essere censurata in Cina. Anche tantissimi altri siti, da Playboy
a Amnesty International, non sono visitabili dalla Cina.
E' possibile dal resto del mondo, verificare se un determinato sito sia bloccato
dal sistema di proxy e firewall di Pechino. Basta andare sul sito
Great Firewall of China
e immettere la URL da controllare. Il sito non fa altro che collegarsi con una macchina che
sta in Cina, e da lì cerca di connettersi alla URL richiesta, in modo da verificare se sia
raggiungibile o se sia bloccato.
Non mancano le sorprese.
Altrenotizie non è censurato,
quindi può addirittura essere letto in Cina.
Repubblica.it anche. Non so ovviamente quanti cinesi sappiano leggere l'italiano, ma siccome
sono un miliardo di loro... statisticamente qualcuno ci sarà. Va male a
El Pais e
YouTube, entrambi bloccati dal sistema
censorio... ma per quel che mi riguarda...
la sorpresa è un'altra.
Sono io.
Già.
Se non fosse stato per Dalianera non me ne sarei mai accorto.
Questo blog è censurato dal governo cinese.
Con tanto di prova lampante (cliccare sull'immagine per ingrandirla).
:|
Vie dei rifiuti, aggiornamento
Scende in campo anche Alternapoli
Hanno fatto un ottimo lavoro ;)
Ne abbiamo
già parlato qui, poco tempo fa. Ed ecco qualche sviluppo.
Ricordate tutti di sicuro l'omicidio di un importante politico calabrese
avvenuto nella locride di recete, e ricordate di sicuro la reazione civile
a quel barbaro assassinio. Ricordate anche che ne è nata, ad opera di
giovani volontari, l'associazione
Ammazzateci Tutti.
Bene. La follia non ha limiti. Dopo il sequestro e l’oscuramento (sui siti di Casa
della Legalità, Democrazia Legalità, Repubblica, Comunisti Italiani, Gil Botulino) della
Relazione sulla Asl di Locri della Commissione d’accesso (atto amministrativo di
un procedimento concluso con il Commissariamento decretato dal precedente Governo),
dopo il silenzio della stampa nazionale, un nuovo atto chiaramente intimidatorio,
per far tacere sui rapporti, le complicità, le infiltrazioni, le connivenze (e
convivenze, anche magari per parentela), dei colletti bianchi della classe dirigente
in Calabria (ma non solo) con i mafiosi.
La cosa assurda è che le intimidazioni non sono di matrice mafiosa. Infatti le
carte portano i simboli dello Stato.
E' arrivata infatti una nuova notifica, sempre della stessa Procura, dello
stesso pm Giuseppe Lombardo, (della Procura, non della DDA) nell’ambito del medesimo
procedimento penale 2243/06.
Da questa notifica si apprende che sono indagati per i delitti di cui agli artt. 110,
117, 326 C.P.:
Vittorio Zucconi, direttore responsabile di Repubblica.it;
Elio Veltri, Roberta Anguilesi, Marco Ottonelli, direttore e giornalisti di democrazialegalita.it;
Paride Leporace direttore del quotidiano Calabria Ora;
Perrino Angelo (direttore responsabile della testata giornalistica su web canali.libero.it);
Pantano Agostino (responsabile comunisticalabria.org - organo della Segr.Regionale del PdCI);
Santalmassi Giancarlo (direttore responsabile de Il Sole 24 Ore e Radio 24);
Andreacchio Pasquale (responsabile del sito web badolato.info).
L'associazione Ammazzateci Tutti.
Per la serie... chi pubblica anche una parte di quel documento...
C'è qualcosa che non quadra.
Nella notifica si afferma che l'associazione Ammazzateci Tutti avrebbe
aggirato il provvedimento di sequestro della Relazione,
ripubblicandone stralci nel proprio sito internet. Quel dossier è on line dal 27 ottobre
2006 (proprio nel giorno della perquisizione armata
nelle abitazioni dei giornalisti di Democrazia e Legalità a Firenze),
mentre il sequestro del sito Ammazzateci Tutti è stato effettuato il 3 novembre (e notificato
il 7). Quindi quale "aggiramento" del sequestro?
Non solo. Il dossier sul sito Ammazzateci Tutti contiene solo alcuni stralci
di quella relazione: è un lavoro più ampio, scritto e firmato dalla
"Casa della Legalità - Osservatorio sulle Mafie". L'associazione non è un Ufficio o Servizio
di Stato. Pertanto, come è possibile che sia stato sequestrato in quanto "segreto
di Stato?"
Ed ora alcune considerazioni, forse speculative, che faccio proprio basandomi
su quanto affermato da "Casa della Legalità - Osservatorio sulle Mafie":
quale segreto di Stato è mettere una dopo l’altra le ditte dei soci, delle aziende
che le diverse ’ndrine utilizzavano per dominare la ASL di Locri, vorremmo davvero saperlo.
Le visure camerali pubbliche, naturalmente omessi i dati sensibili, sono certo strumento
utile per capire, inequivocabilmente, quali altri Enti o Strutture pubbliche (scuole, ospedali,
comuni, province, magari Regione con 22 indagati su 50 consiglieri,..) hanno rapporti di
affari con l’onorata società. E’ questo che c’è nel dossier, per deduzione quindi,
si potrebbe dire che il Segreto di Stato sta qui: rendere evidenti i legami, le connivenze
e le alleanze tra la ’Ndrangheta, l’economia, le Istituzioni (cioè parte dello Stato).
Allora lo si dica.
Lo si ammetta una volta per tutte.
Intanto, ieri mattina è stata colpita anche Wikipedia, che permetteva di scaricare il documento.
Per approfondire l'argomento, consiglio:
GenovaWeb, che ricostruisce tutta la vicenda, con una cronologia molto
precisa.
Se qualcuno, infine, volesse leggere quella relazione, a buon intenditor poche
parole.
Ora vado a combattere la vecchiaia...
Siccome siamo a fine settimana, vi lascio per il week end
(che brutta espressione) un bell'argomento caldo caldo :)
Tutto è iniziato un po' di giorni fa.
Il Governo aveva nominato una "commissione d’accesso" che ha
svolto un'indagine, e redatto una relazione che ha
portato allo scioglimento dell’Azienda Sanitaria di Locri
per infiltrazioni mafiose.
L’insediamento della commissione era stata disposta dopo l’omicidio
del vice presidente del consiglio regionale della Calabria,
Francesco Fortugno.
Sembra un'azione di Stato (o di polizia) contro la mafia, e
certamente lo è, se non fosse che
a partire dal giorno dopo...
Elio Veltri, direttore di democraziaelegalita.it, pubblica
un'inchiesta sull'argomento, tra l'altro contenente ampi
stralci della relazione della "commissione d'accesso". Poche
ore ed arriva la polizia, ma stavolta non contro la mafia,
ma contro Elio Veltri, che si vede casa perquisita, ed il
sito oscurato.
Due pattuglie armate della polizia
postale di Firenze, hanno bussato alla porta di Marco Ottanelli e di Roberta
Anguillesi, responsabili del sito di Democrazia e Legalità, con un mandato di
perquisizione del sostituto procuratore di Reggio Calabria Dr. Lombardo.
Elio Veltri scrive un comunicato, che viene pubblicato sul blog
di
Marco Canestrari (che potete leggere) che pone anche qualche
inquietante interrogativo.
Un sequestro anomalo. Tanto anomalo che spinge un partito politico
italiano (il PDCI), ha scrivere un articolo sull'argomento, articolo
che viene pubblicato sul sito delle sezioni calabresi. C'è anche il
link alla versione on-line della relazione della "commissione d'accesso"...
Passano poche ore, e la polizia irrompe anche nella sede del partito.
Sequestra i computer, ed oscura le pagine sull'argomento!
La relazione è talmente bollente... ma talmente bollente... (soprattutto
la "parte seconda")...
Scoppia la bufera, interrogazioni parlamentari e casini vari, ma
nulla da fare: il sequesto resta! Ne parla anche
Punto Informatico.
Il problema è che la relazione della "commissione d'accesso" fa i nomi
e i cognomi... e si tratta (forse, io non essendo calabrese non lo so) di
famiglie "influenti" della Calabria...
Ma oramai il polverone è alzato, e la cosa finisce sui quotidiani.
Il giornale "Calabria Ora" ne scrive a lungo, ma... pubblica alcuni
stralci della relazione!
Poche ore ed arriva la polizia anche a "Calabria Ora"!
Domanda: ma in tutto questo alla polizia (o al ministero), si sono
resi conto che la relazione bollente, essendo un documento
dello Stato, sta sul sito della Presidenza Del Consiglio dei Ministri,
comodamente scaricabile in formato PDF da chiunque?
Viene il dubbio che forse non se ne siano accorti?
Su quanto accaduto a "Calabria Ora" ne parla
La voce di Fiore.
In effetti, dopo qualche ora, il documento sparisce anche dai server
dello Stato.
Ma che diavolo ci sta di così scottante, in questa relazione che va a fondo
in certi meccanismi funzionanti in Calabria?
Per loro sfortuna, la rete ha memoria lunga... Le tracce in rete restano, non
solo restano, ma valicano le frontiere... Per cui, se qualcuno questa relazione
la vuole leggere...
A buon intenditor, poche parole.
Diciamolo, in un pomeriggio d'estate passato al lavoro, la stanchezza si fa sentire...
Il caldo anche, si fa sentire... In molti luoghi d'Italia ha piovuto, qui no. Il cielo si è annuvolato, ma senza pioggia. Risultato? Stiamo boccheggiando.
Se volete passare il tempo con qualcosa di leggero, che tanto di guai ce ne sono tanti in giro, dal Libano all'Italia e fino alla Corea, leggetevi questo spettacoloso post di d4rkcloud.
Ora, posso anche riprendere a rompere le scatole ai lettori.
Negli anni '90, un modesto ma qualificatissimo professore dell'Università Sudafricana di Port Elizabeth, che si chiama Nicholas Allen, ha pubblicato diversi articoli ed un paio di libri che riguardavano la sacra sindone.
Non si tratta attenzione di libri, e di ricerche, volte a dimostrare se la sindone di Torino fosse originale o no. Assolutamente.
Il suo lavoro voleva dimostrare un'altra cosa, che riusciva anche a rendere evidente: che la sindone è di fatto la prima fotografia della storia. Di questo parlava il professor Allen: di come per mezzo della luce, l'immagine fosse rimasta impressa sul sudario. Pertanto, trattandosi di un'impressione a mezzo luce, si tratta di una fotografia.
Con il particolare che sarebbe la prima fotografia di tutti i tempi, arrivata fino a noi dal lontano 13° secolo, quindi circa 700 anni prima dell'invenzione "ufficiale" della fotografia, avvenuta alla metà dell'800.
Ahi ahi... il professor Allen però non aveva calcolato un pericoloso effetto collaterale: il suo lavoro implicava ed implica che la sindone sia un clamoroso falso.
Circa un anno fa, un blogger italiano ha parlato del lavoro di Allen in questo suo post, dove linka anche una serie di articoli sul sito dell'Università di Port Elizabeth, scritti dal professor Allen.
Il blogger non emette nessun giudizio di merito, si limita a fare una domanda: il lavoro del professore ha causato una forte discussione sull'argomento. In tutto il mondo, tranne in un posto. Quale? Ovviamente l'Italia. In altre nazioni sono stati pubblicati libri, si sono fatte trasmissioni televisive. Qui il nulla. Il silenzio. Eppure la sindone sta qua in Italia...
Adesso vengono le sorprese. Andate sul post di questo blogger, che ho appena linkato. Andateci sul serio, e provate a seguire i link che trovate nel post. I link agli studi del professor Allen. Trovato nulla? No? Che strano! Tutto sparito dalla rete!
Spiacente, ma io ho una mentalità sperimentale da sempre, per cui suggerisco un altro esperimento. Andiamo tutti su google, e mettiamo come stringa di ricerca "Nicholas Allen". Vediamo che succede.
Se cerchiamo su tutto il web, allora qualcosa, ma giusto qualcosa, la troviamo, e non è certo il primo link che esce... ma se ripetiamo la ricerca limitandoci ai siti in italiano, il professore scompare, e trovare le sue tracce diventa difficile.
Se cerchiamo in inglese, con un po' di fatica riusciamo a trovare non i suoi articoli, ma un articolo che parla di lui e del suo lavoro sulla fotografia medievale, mi riferisco a questo PDF in inglese: http://www.shroud.com/pdfs/orvieto.pdf
Il fare esperimenti non può fermarsi qua, perchè leggendo quel PDF, si scopre che il professor Allen ha scritto un libro intitolato "The Turin Shroud and the Crystal Lens", pubblicato nel 1998. Ho provato a cercarlo su Amazon. Cercatelo anche voi, Se ne trovate traccia, fatemelo sapere.
Chiariamo, io non ci credo al fatto che la Santa Inquisizione in persona si sia preoccupata di rimuovere tutto, ma...
...il professor Allen e le sue ricerche non entrano in Italia e stanno sparendo dalla rete in tutto il mondo.
Non so se si tratti di un ulteriore caso di censura ai danni del povero professore, già "cancellato" da anni da quasi qualunque pubblicazione in lingua italiana sul tema, o di altro... ma di certo fa pensare.
E infatti sto pensando.
Gironzolando in rete trovo questo articolo su Punto Informatico.
In pratica, negli USA dopo aver messo fuori legge il P2P, ora vogliono mettere fuori legge il social networking, come MySpace, ma anche le piattaforme blog! In pratica... qualunque posto in cui si possano esprimere idee liberamente.
Ma NO! Che avete capito!! Non si tratta di dittatura e di censura: è solo la nostra ingannevole percezione!
Infatti la legge dice chiaramente che questo viene fatto per tutelare i minorenni! Certo! Soprattutto perchè interagendo con i social network, potrebbero cadere vittime di stupri.
Chiaro?
Passando a cose più serie:
Letture consigliate del giorno:
The Golem - "Basta"
Fraba - "Nel giorno del signore"
ed ora...
Cronaca dall'Interno
Ve la ricordate, la nobildonna vero? Certo che ve la ricordate!!!
Ebbene: stamattina cosa ha fatto? E' entrata nel mio ufficio! Cose dell'altro mondo, ma come osa... E che fa? Mi sorride e dice: "Alex, hai una sigaretta?"
Io: "Certo, le ho sempre."
Lei (largo sorriso): "Me ne offri una?"
Io: "Senti, ma io ricordo benissimo che tu non fumi..."
Lei: "Va be' ogni tanto sì, diciamo due sigarette alla settimana."
Io: "E ovviamente non le compri...."
Lei: "Insomma, me la offri o no?"
Domanda del secolo. A vostro avviso, in questo caso cosa avrei dovuto fare??
Cronaca dall'Esterno
Censura online, India come la Cina?
Crescono le preoccupazioni della blogosfera indiana: il governo di New Delhi avrebbe costretto molti ISP a bloccare una innumerevole lista di indirizzi web. Inaccessibili Blogger, Typepad e Geocities.
Fonte: Punto Informatico.
Civitavecchia d'Estate
Ha messo a rischio l'incolumità dei vigili del fuoco e avrebbe potuto avere conseguenze dannose anche sull'ambiente circostante l'incendio scoppiato nel pomeriggio di ieri in un capannone in disuso ai margini dell'Aurelia, circa 7 km a nord di Civitavecchia, ora utilizzato come discarica abusiva.
Giunti sul posto, i vigili del fuoco si sono resi conto che, oltre all'immondizia, stavano andando a fuoco anche alcuni rotoli di lana di vetro e che le fiamme stavano per estendersi ai rivestimenti in amianto del soffitto, altamente tossici.
I pompieri hanno inviato una relazione alla Asl Roma F e alla polizia municipale. Come ha spiegato il responsabile della squadra intervenuta, "troppo spesso dobbiamo operare in strutture abbandonate e fatiscenti che, oltre a essere pericolanti, contengono materiali tossici, non rimossi da anni per incuria, o di dover spegnere incendi in discariche abusive, dove vengono gettati anche rifiuti speciali o vecchie bombole con residui di Gpl e quindi ancora altamente infiammabili. Situazioni pericolose più volte segnalate agli organismi preposti, ma che purtroppo si ripetono regolarmente".
(non so perchè, ma questa lamentela dei vigili del fuoco l'ho già sentita...)
Non è che nella capitale le cose vadano meglio, eh! Vedere ieri Repubblica.it per i più curiosi circa i rifiuti speciali che stanno tra la Appia e la Tuscolana.
Siccome sono finito, tanto per cambiare, a parlare di monnezza, faccio una considerazione temporale.
Esattamente un anno fa, scrissi qui alcune righe sui rifiuti spaziali. Oggi, ad un anno di distanza, nulla è cambiato, anzi.. le cose sono peggiorate grazie alla dismissione di alcuni satelliti (in orbita alta). Insomma, la notte alzate gli occhi e guardate il cielo: se credete di vedere stelle e pianeti, pensate che magari state guardando monnezza.
Che dite, posso prendere un caffè?
Seguiranno aggiornamenti ;)