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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
Trenta anni dopo
Identità di un blog (e di chi lo scrive)
La grande truffa
Venticinque anni dopo
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Il valore della Moneta
La censura dei blog sbarca in Europa
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Come muore la mia terra
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Del premio Big Brother Awards Italia 2008, abbiamo già parlato qui,
sia per la presentazione che per le
nominations.
Il 10 maggio, a Firenze, si è svolta la premiazione, ed ecco a voi i vincitori
dell'edizione 2008.
Premio "Peggiore azienda privata": Yahoo.
Il monitoraggio pervasivo delle attività degli utenti Internet, sia yahoo sia flickr,
eseguito a scopo commerciale secondo le rilevazioni degli esperti, non ha eguali
rispetto alle altre dotcom.
Yahoo è responsabile di un tracciamento considerato persino più estensivo
di quello dei propri competitor Google e Microsoft.
Yahoo ha a più riprese fornito in maniera "coperta" dati sui suoi utenti
al governo della Cina Popolare che li ha utilizzati per fini repressivi.
Non contento ha prima negato la cosa e poi fornito risposte parziali,
evasive e giudicate in malafede alle richieste di chiarimenti giunte dal governo
degli Stati Uniti fino a quando, chiamato a testimoniare in forma ufficiale
l'11 novembre 2007 di fronte ad una commissione del Congresso sul caso del
dissidente e giornalista cinese Shi Tao, il CEO Jerry Yang ha dovuto ammettere
di non aver detto la verità e chiedere perdono per evitare pesantissime sanzioni.
Sanzioni che gli sarebbero però state comminate non per aver contribuito a far
gettare in carcere dissidenti, ma "solo" per aver mentito di fronte al Congresso.
Premio "Peggiore ente pubblico": Ministero dell'Economia e delle Finanze
Il Ministero dell'Economia e delle Finanze possiede già amplissimi strumenti di
verifica come i poteri ispettivi e l'inversione dell'onere della prova (è il contribuente
a dover dimostrare di essere "virtuoso" e non l'amministrazione a provare la
violazione di legge).
Recentemente, e senza particolari reazioni della società civile, essi sono stati
ulteriormente potenziati dalla creazione di schedature di massa (sanitarie,
bancarie ecc.) che sono chiaramente una inaccettabile "scorciatoia". Invece di
controllare palesi e diffuse prassi illegali, violano inutilmente la privacy
di milioni di cittadini onesti.
Con le ultime disposizioni attuative del famoso Articolo 50 della legge 326 del
24-11-2003 siamo tutti sotto l'occhio vigile e ferreo dello Stato per quanto
riguarda la materia sanitaria: per prendere farmaci con il servizio sanitario
veniamo schedati dettagliatamente, infine dal 2008 con l'introduzione dello
scontrino parlante (Art. 1 comma 28 della Legge 296 del 27-12-2006) per
scaricare farmaci di libera vendita siamo ancor di più schedati. E quando,
non "se" ma "quando", tutti questi dati finiranno in mani errate, come minimo ci
sarà da attendersi la pubblicità targettizzata per supposte e sciroppi; come massimo
invece non esiste un limite alle conseguenze negative.
Concludendo, con la scusa della lotta all'evasione (e senza altrettanto zelo
per la lotta agli sprechi di spesa pubblica) il governo in maniera assolutamente
bipartisan ha attivato sistemi di controllo della popolazione degni di stati
totalitari. Questo è il peggiore rischio per i diritti dei cittadini; dovesse
arrivare un "baffone" popolare troverebbe già tutto pronto per esercitare ogni
tipo di controllo sul popolo.
Ma forse l'obbiettivo è proprio questo.
Premio "Bocca a stivale": Bruno Vespa.
Il conduttore televisivo e giornalista Bruno Vespa è stato premiato per avere
trattato in modo superficiale e disinformato un tema serio come quello della Rete,
contribuendo a rafforzare un'idea negativa di questa tecnologia, e favorendo
l'acquiescenza popolare a provvedimenti repressivi e censori.
Nel corso della trasmissione del 21 febbraio 2008 della trasmissione
"Porta a Porta", coadiuvato dalla dott.ssa Graziottin, ha reiterato posizioni
già espresse l'anno precedente, facendo disinformazione a proposito delle
nuove tecnologie e di Internet, del loro impatto sulla privacy e sullo
sviluppo dei giovani.
Attraverso una serie di affermazioni allarmistiche, basate su falsi
luoghi comuni e su tesi infondate, ha contribuito ad allontanare gli italiani
dalle nuove tecnologie, incurante di ciò che può causare sia nella cultura
dei telespettatori che dell'economia italiana, già arretrata rispetto al
resto d'Europa in campo tecnologico. Ciò gli è valso pesanti critiche da parte
della blogosfera tutta ed anche l'assegnazione di questo meritatissimo,
e quest'anno molto conteso, premio.
Premio "Minaccia da una vita": Franco Frattini
Curiosamente, proprio nel ruolo di Commissario U.E. alla Giustizia,
Libertà e Sicurezza ha propagandato un'idea di Sicurezza che, violando
la Libertà dei cittadini e nuocendo alla Giustizia, prevedeva il
"monitoraggio e la censura delle parole pericolose".
Si è in piu' occasioni distinto assumendo posizioni pubbliche incivili
e liberticide, come quelle del filtraggio dei contenuti circolanti in
rete e relativi a parole afferenti al "terrorismo", e continua indefessamente
la sua opera a favore della repressione della libertà.
Premio "Tecnologia più invasiva": Banca dati DNA del R.I.S. di Parma
Il R.I.S. di Parma ha "quietamente" realizzato un biobanca per analisi del DNA
in assenza di una normativa specifica. Non se ne sa praticamente nulla
(quanti campioni ci sono, come viene utilizzata, chi e come ha accesso ai tessuti
biologici e ai database che contengono i test del DNA).
Già in passato il Reparto delle Investigazioni Scientifiche dei Carabinieri e
la Polizia Scientifica risultano tra i principali promotori della Banca Dati
del DNA, un database genetico che nelle intenzioni dovrebbe contenere i profili
del più alto numero possibile di italiani e stranieri (non dei pregiudicati), al
fine di agevolare le indagini e la prevenzione anti-terrorismo.
Database del genere sono già attivi in diversi paesi. Il rischio privacy è
evidentemente legato all'abuso dei dati, alla sicurezza del database e
alla pervasività della profilazione di massa.
E per finire, il premio "in positivo:
Premio "Winston Smith - eroe della Privacy": collettivo Autistici/Inventati
Il collettivo Autistici/Inventati, nell'ambito delle sue attività ha portato avanti
per anni una indefessa e meritoria fornitura di servizi di comunicazione molto più
rispettosi della privacy di quelli commerciali od istituzionali.
Ha fatto questo in maniera totalmente volontaria e gratuita in presenza sia di difficoltà
economiche che di una intrusione informatica devastante giustificata come effetto
secondario di indagini giudiziarie.
Ha reagito in maniera positiva e creativa a queste problematiche e continua a dare
una possibilità a chi ritiene di dover difendere e mantenere il proprio diritto
alla privacy in Rete.
Con mezzi limitati si è impegnato nel lodevole tentativo di costruire una struttura
di comunicazione che sia resiliente ad attacchi di tipo censorio.
Per maggiori informazioni:
bba.winstonsmith.info.
Arrivederci al premio 2009 :)
Del premio Big Brother Awards Italia abbiamo già parlato pochi
giorni fa qui, per raccontare il bando. Siccome molte
nomination, ogni anno, arrivano da questo blog, vediamo quale
è la tappa successiva.
Si è concluso il lavoro dei giurati del
Big Brother Awards Italia 2008,
che hanno vagliato le nomination inviate dal pubblico nelle ultime
cinque settimane, e votato i vincitori nelle varie categorie del Premio.
Come sempre, anche quest'anno i nomi della Giuria vengono rivelati solo
a lavori ultimati per evitare possibili (e già accadute) pressioni
e minacce nei
loro confronti; infatti il successo del Big Brother Awards, una
manifestazione internazionale che si svolge in 13 paesi, pone sotto
(sgraditi) riflettori quei soggetti e quelle tecnologie che hanno a
vario titolo rappresentato danno o minaccia per la privacy.
I giurati con un breve curriculum professionale
sono elencati qui.
I nomi dei vincitori dei premi (Peggior ente pubblico, Peggiore azienda privata,
Bocca a stivale, Minaccia da una vita, Tecnologia più invasiva)
verranno annunciati sabato 10 maggio, durante la cerimonia di
assegnazione che si svolgerà a Firenze nell'ambito del
convegno
e-privacy 2008.
Uno dei vincitori avrebbe dovuto essere annunciato subito dopo il
termine dei lavori della Giuria e prima della cerimonia; avrebbe dovuto
essere il vincitore del premio "Lamento del Popolo", assegnato senza la
mediazione della giuria a chi è stato piu' votato, cioè ha ricevuto
più nomination negative. Nessuno dei candidati
ha riportato abbastanza voti (meno del 20%) e quindi, come già accaduto in passato,
il premio "Lamento del Popolo" quest'anno non sarà assegnato. Il Popolo
ritiene evidentemente di non doversi lamentare di nessuno in particolare.
Secondo me è un madornale errore, ma pazienza.
Per tutti gli altri premi vengono oggi annunciati i tre
candidati più votati in ogni categoria.
Ecco le nomination:
Per la categoria "Peggior azienda privata" i finalisti, in ordine
rigorosamente alfabetico, sono:
- Facebook
- Finmeccanica
- Yahoo
Per la categoria "Peggior ente pubblico" i finalisti sono:
- Governo Prodi
- Ministero dell'Economia e Finanze
- Università della Calabria
Per la categoria "Bocca a stivale" i finalisti sono:
- Bruno Vespa, conduttore televisivo
- Partito Pirata italiano
- Francesco Rutelli, ex vicepremier
Per la categoria "Minaccia da una vita" i finalisti sono:
- Google Italia
- Franco Frattini, commissario E.U.
- Giuseppe Pisanu, ex ministro dell'Interno
Per la categoria "Tecnologia più invasiva" i finalisti sono:
- Apple Computer
- Botnet
- R.I.S, Carabinieri
Il premio "positivo" di "Eroe della Privacy" vede invece in lizza:
- Ask.com
- collettivo Autistici/Inventati
- Franco Pizzetti, Garante della Privacy
Tutti i finalisti o loro rappresentanti sono invitati alla cerimonia di
premiazione, dove se vincitori potranno ritirare l'"Orwell", che pur
essendo tutto d'oro come il ben più famoso "Tapiro" non è particolarmente
ambito e spesso rimane abbandonato.
Come cerimonia il Big Brother Award è in effetti poco frequentata dai
vincitori; nell'edizione 2005 però uno dei premi (debitamente
incartato) fu realmente ma con molta discrezione ritirato da un membro
dell'organizzazione premiata presente in sala.
Anche i vincitori "in contumacia" del BBA 2007 sono stati invitati, come
d'abitudine, a ritirare il premi già vinti per offrire loro un'altra
occasione di partecipazione.
Parte la raccolta delle nomination per il Big Brother Award Italia 2008
Lunedì 17 marzo è partita ufficialmente la raccolta delle nomine per il Big
Brother Award Italia 2008,
che terminerà il 18 aprile.
Cos'è il BBA Italia? E' un premio "in negativo" che ormai da anni viene
assegnato in tutto il mondo a chi più ha danneggiato la privacy.
In una situazione in cui la privacy è fatta continuamente a polpette dalle nuove
tecnologie e da discutibilissime iniziative di "sicurezza", il BBA vuole puntare
il dito contro chi opera in prima linea contro la privacy, beneficiando spesso
del fatto che come ormai è abitudine i "riflettori" della pubblica attenzione sono
ben lontani da questi argomenti.
E nella migliore tradizione della Rete, il BBA è una iniziativa molto seria ma
realizzata anche con allegria; tutto il BBA è infatti permeato anche dalla voglia
di divertirsi, non certo per sdrammatizzare la situazione, ma perchè fare le
cose con allegria aiuta a farle bene. Per questo motivo, durante la cerimonia di
assegnazione, che avverrà a Firenze il 9 e 10 maggio durante il convegno
e-privacy 2008,
sono previste anche alcune sorprese.
Il meccanismo del BBA é semplice, chiunque, entro il 18 aprile, potrà
proporre uno o più candidati per una o più delle 5 categorie del premio.
Il form per la nomina
si trova qui.
Dal 21 al 25 aprile una giuria
voterà i vincitori delle varie categorie, scegliendo tra le nomine proposte dal pubblico.
Il 7 maggio verranno resi pubblici i tre candidati più votati in ogni categoria e l'annuncio
dei vincitori avverrà nella la cerimonia di premiazione che si terrà durante e-privacy 2008.
Il BBA nel 2007 è stato assegnato in
10 diverse nazioni oltre l'Italia.
Qui
trovate la cerimonia di premiazione dello scorso anno.
L'organizzazione del premio è a cura del Progetto Winston Smith, in collaborazione con
Privacy International,
il Consiglio del Quartiere 1 di Firenze ed altre organizzazioni.
Aspettiamo le vostre nomination!!! Più dettagli vengono forniti, più una nomination
è utile.
Un'ultima cosa; esiste anche un premio "in positivo"; se conoscete qualcuno che se
lo merita, nominatelo.
Aeroporto di Nizza. Un piccolo giocattolino in riva al mare. Piccolo piccolo, con poca
gente e quindi poca fila. Se passate di là, non comprate l'acqua, dico la bottiglietta da
mezzo litro non gasata, nell'area dopo il controllo di sicurezza. Ve la fanno pagare tre
euro e 15, che per una bottiglia da 50 centilitri di d'acqua è un vera e propria rapina
a mano disarmata. Non ci cascate.
Al controllo di sicurezza c'era una vatussa molto nera
e molto bella che con la scusa del controllo mi ha fatto quasi denudare, sistemandosi
meglio gli occhiali sugli occhi ad ogni cosa che mi toglievo. Che lo stesse facendo
apposta l'ho capito quando mi ha fatto mettere sul rullo per i raggi x anche il
pacchetto di fazzoletti di carta, dicendo che forse era quello che faceva suonare
l'allarme del metal detector. Oh va be' che dire, è questione di gusti. Contenta lei.
Mi sono allontanato che questa non mi toglieva gli occhi dal sedere (il mio).
Torniamo a noi. Nizza è molto bella, probabilmente (anzi certamente) è la località
migliore tra tutte quelle che ho visto. Bella città, con mare, lungomare lungo, golfo,
sole, spiaggia, clima mite (c'è chi ha fatto il brrrrrrr bagno, ma a marzo io non me
la sento), belle ragazze, poco traffico. Certo per essere la città perfetta manca qualcosa
(prima di tutto il caffè, poi in secondo ordine anche altre cose cose, come la pizza,
la sfogliatella, il mandolino, maradona, il babà, il casatiello, la pastiera,
ecc. ecc. blablabla. Invece la
monnezza c'è, non sul lungomare però, è stata sapientemente nascosta verso l'interno).
Disapprovo Cannes. Non mi piace. Approvo Antibes, che però non è una città ma un paesino
sul mare molto bello con porticciolo. Disapprovo lo schifo che hanno combinato lungo la
costa, con quelli che noi chiameremmo senza esitare ecomostri e che invece lì
sono considerati molto in (e fanculo).
La parte più propriamente professionale, è andata bene. Tutto ok, tutti soddisfatti. Se
non fosse andata bene sarebbero stati dolori. Ma è andata, e quindi ok. Tutti felici e
contenti (e si va avanti).
L'albergo era ottimo, camera con vista sulla monnezza, come già raccontato nello
scorso post, frigo bar ben fornito di robe che non mangio e non bevo e non mi
piacciono, e due cessi in camera. Che poi... due cessi per una camera singola, insomma
non saprei... Prima colazione buona (tranne che per quel liquido nero, che qui non hanno
manco idea di come lo si metta nella macchina, quando è ancora allo stato di grani o di
polvere). Insomma, tutto ok.
Tutto sommato, sono sopravvissuto. Tornato vivo. Per questa volta è andata così, purtroppo
per voi, e come se non bastasse non è neanche caduto l'aereo.
Ed ora, svanisco per un po', visto che sto abbastanza stanco, perchè non ho più 20 anni e
comunque questa trasferta è stata un po' uno sballottolamento in fretta e in furia.
Insomma, per farla breve, vado a recuperare un po' di sana, sanissima, necessaria,
caffeina all'italiana. E non datemi del tossico!
Dopo questa collezione di stronzate, passiamo a cose più serie.
Oggi, 21 marzo, è l'equinozio di primavera. E' l'istante in cui
il Sole raggiunge una delle due intersezioni tra l'eclittica e l'equatore celeste.
Oggi, il giorno e la notte hanno la stessa durata. Per definire esattamente la
lunghezza del giorno, si conviene che l'alba comincia quando il sole ha superato di metà l'orizzonte e il tramonto finisce quando il sole è di metà sotto l'orizzonte. Usando questa convenzione, la lunghezza del giorno è esattamente 12 ore. Agli equinozi, il sole sorge all'esatto est e tramonta all'esatto ovest.
Non solo. Ci sono altre particolarità.
All'equatore il sole sorge in linea verticale dall'orizzonte est fino allo zenit, e poi tramonta in linea verticale dallo zenit all'orizzonte ovest.
Al Tropico del Cancro il sole passa a sud, dove giunge alla sua massima altitudine per quel giorno che è 66°33'
Al Tropico del Capricorno il sole passa a nord, dove giunge alla sua massima altitudine per quel giorno che è 66°33'
Al polo nord oggi è l'alba: il sole sorge, e si passa da una notte lunga 6 mesi ad un giorno lungo 6 mesi.
Al polo sud invece oggi è il tramonto: il sole va via, e si passa da un giorno lungo 6 mesi ad una notte
lunga 6 mesi.
Buon 21 marzo! Buona primavera!
Immaginate una metropoli come New York, o come Roma o Milano o la vostra città,
all'improvviso senza più cartelli pubblicitari né insegne luminose o schermi
elettronici su cui scorrono gli spot.
Immaginatela. Chiudete gli occhi e immaginatela.
No, non sto dicendo di spegnere e togliere le insegne dei negozi, quelle restano. Dico i
cartelloni pubblicitari, quelli enormi, quelli che coprono i palazzi o quelli
sui tetti ed anche quelli che stanno appesi ai pali. Ok? La state immaginando?
Da noi, come in quasi tutto il mondo, solo l'immaginazione può arrivare a tanto, ma
spostiamoci un attimo nella più grande città dell'America Latina: San Paolo del Brasile. Ha
20 milioni di abitanti.
Ebbene, quel che avete immaginato, a San Paolo è la realtà. Realtà vera! Ottenuta con
una legge municipale entrata in vigore dal primo gennaio di quest'anno. Una legge che
impedisce ad insegne, cartelli e quant'altro veicoli pubblicità di penzolare dai
grattacieli della metropoli. Obiettivo: città pulita.
A dire il vero, a San Paolo la popolazione si è spaccata in due. Due fazioni che si
contrappongono.
Da un lato ci sono gli entusiasti, a partire dal sindaco Gilberto Kassab che
vuole disfarsi di circa 15 mila insegne. Con lui si sono schierati una sfilza di
architetti, intellettuali, paesaggisti che vedono realizzato il sogno di una
metropoli ideale, dove a svettare siano solo le altezze perfette e armoniose
degli edifici. E anche molti cittadini di San Paolo, felici di poter ammirare
angoli antichi della loro metropoli, fino a ieri nascosti dalle enormi insegne
pubblicitarie, ma anche statunitensi ed europei che si dicono entusiasti della
decisione di Kassab e vorrebbero che l’esperimento fosse esteso nelle loro città. Come
forma di riappropriazione di uno spazio pubblico: le strade e le piazze. Spazio pubblico
che di fatto viene privatizzato dagli enormi cartelloni pubblicitari, sempre più grandi.
L'altra fazione, è quella dei detrattori. A partire da chi con le affissioni e
la pubblicità ci campa. Secondo l'associazione commercianti di San Paolo, con questa
legge vengono meno le regole di base del mercato e del capitalismo. Senza parlare delle
perdite di guadagni stimata dalle stesse aziende intorno ai 900 milioni di reais
(circa 350 milioni di euro) e il lavoro a rischio di circa 700 persone impiegate
nel settore della cartellonistica pubblicitaria. Sei le aziende che finora hanno
tentato di bloccare il provvedimento. E spaventate sono anche le società che gestiscono
i 72 centri commerciali della città che da sole generano un quarto dell'
intero fatturato di tutti i centri commerciali del Brasile.
"I tempi per mettersi in regola sono stretti", si lamentano, "e le multe, che partono
da 9000 reais in su (circa 3500 euro) certo non aiutano". Schierati con i commercianti sono
anche molti consumatori che vedono in pericolo una forma di espressione oltreché di
informazione sui prodotti da acquistare. E che temono che senza la luce di quei
cartelloni di notte le strade diventino più pericolose del solito. Ma su questa ultima
obiezione, sono molto poco convinto :)
A San Paolo niente più colorate pubblicità di jeans o cellulari, addio alle
insegne di banche e di sexy shop. Non ci saranno neanche più i depliant distribuiti
per strada, né pubblicità sugli autobus, né sui taxi.
Recentemente, ne ha parlato in rete anche
Talkingcity.
Io ne ho parlato con Mauro Pecchioli, medico fiorentino, che da tempo sta lanciando
una campagna del genere in Italia.
La tesi di Pecchioli è la seguente: "Gli spazi pubblici, intesi in senso lato,
dalle strade, alle piazze, ai canali pubblici dei media radiotelevisivi, sono per
definizione proprietà condivisa da tutti in quanto utile a tutti per la vita
quotidiana. Sulla base dell'articolo 3 della nostra Costituzione non possono
essere concessi in uso ad interessi di privati, che, per il solo fatto di
versare denaro nelle casse delle amministrazioni pubbliche, si prendono il diritto
di farne casse di risonanza per aumentare i loro profitti personali, a spese della
libertà psicologica dei loro concittadini, e creando una diseguaglianza tra
due gruppi di cittadini: quelli che possono esporre multimedialità in pubblico, e
quelli che possono soltanto subire la multimedialità prodotta dagli altri, senza
avere scelto di acquistare un biglietto per visionarla (che sarebbe il segno di
una scelta voluta), ma solo perchè tale multimedialità galleggia libera e
sfrenata sulle loro teste nei loro spazi pubblici."
La differenza, sostanziale e non certo fuffosa, è che mentre in caso di pubblicità
su un canale radiotelevisivo pubblico posso avere la libertà di cambiare canale o
di spegnere l'apparecchio, per la pubblicità stradale... non è la stessa cosa!
E qui, da queste parti, cosa se ne pensa?
Che si apra il dibattito.
(seguiranno aggiornamenti, perchè non finisce qui)

La vignetta è stata disegnata dal dott. Pecchioli, pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.
http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/
40 anni fa, moriva il più grande comico italiano:
Antonio Griffo Focas Flavio Dicas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis
di Bisanzio, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del sacro Romano
Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria, principe di Costantinopoli,
di Cilicia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso,
conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo.
Il caro Antonio che, nonostante tutti i suoi titoli... resterà sempre nel
nostro cuore come
Totò
Il genio di Totò ha toccato ogni settore del teatro,
ma anche del cinema con 97 film interpretati dal 1937 al 1967,
visti da oltre 270 milioni di spettatori, un record che non ha eguali
nella storia del cinema italiano, ed anche in televisione con una
serie di 9 telefilm diretti da Daniele D'Anza, poco prima della scomparsa,
ormai ridotto alla quasi cecità che lo aveva costretto nel 1957 ad
abbandonare il palcoscenico.
Io preferisco ricordarlo così:
Per approfondire:
Antoniodecurtis.com
Votantonio.sm
Voce "Totò" in Wikipedia
Aderiscono alla rete di post per ricordare Totò:
Lameduck
MrCima
Virginia
Dalianera
Lazzaroblu
Pensatoio
Cloro
Luposordo
Munchhausen
Alduccio
Vulvia
Pibua
Pasquale Orlando
Antonio64j
L'eco di Dionisio
Sogni e bisogni
vi_di
PensierofiliArts
Ed ovviamente:
Napoli Bloggers
Cronaca dall'Esterno
Parigi, pronta la mannaia sul citizen journalism
Solo i professionisti potranno riprendere immagini e video di atti di
violenza. Tutti gli altri rischieranno la prigione. In allarme i
sostenitori dei diritti civili.
Fonte:
Punto Informatico.
YouTube sì, YouTube no
Dopo i litigi con Viacom e la concorrente MySpace a proposito della
protezione dei diritti di autore, uno Stato australiano vieta in tutte le
scuole l'accesso al popolare sito di video sharing.
Fonte:
ZeusNews.
Cose serie
I sette peccati capitali di Internet (e le sue virtù)
di Stefano Rodotà
Qual è il destino dei parlamenti nell'età dell'informazione e della
comunicazione? Alcuni anni fa, quando cominciò il dibattito sulla
democrazia elettronica, sembrava che le nuove tecnologie avrebbero
portato ad una progressiva scomparsa della democrazia rappresentativa,
sostituita da forme sempre più diffuse di democrazia diretta. Nel
nuovo agorà elettronico i cittadini avrebbero potuto prendere sempre
la parola e decidere su tutto.
La memoria dell'antica Atene e il modello dei town meetings del New
England apparivano come la forma nuova della democrazia, con un
intreccio tra antico e nuovo che avrebbe via via cancellato il ruolo
dei parlamenti. Oggi queste ipotesi sono lontane, e la democrazia
elettronica segue strade diverse da quelle di una brutale e
ingannevole semplificazione dei sistemi politici. Ma questo non vuol
dire che i parlamenti possano trascurare le grandi novità determinate
dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, che incidono
profondamente sul loro ruolo e sul modo in cui si struttura il loro
rapporto con la società. Non siamo di fronte a semplici strumenti
tecnici, ma ad una forza potente, la tecnologia nel suo complesso, che
sta trasformando in modo radicale le nostre società.
Stiamo passando, su scala mondiale, da un equilibrio tecnologico
all'altro. Il primo, grande compito dei parlamenti, oggi, è dunque
quello di cogliere questo momento, di compiere tempestivamente le
scelte intelligenti necessarie perché l'insieme delle tecnologie si
risolva in un rafforzamento complessivo della democrazia.
Sono divenute chiare alcune linee di analisi e di intervento, che
possono essere così riassunte:
- evitare che le nuove tecnologie portino ad una concentrazione
invece che ad una diffusione del potere sociale e politico;
- evitare che le nuove tecnologie si consolidino come la forma del
populismo del nostro tempo, con un continuo scivolamento verso la
democrazia plebiscitaria.
-evitare che ci si trovi sempre più di fronte a tecnologie del
controllo invece che a tecnologie delle libertà;
- evitare che nuove disuguaglianze si aggiungano a quelle esistenti;
- evitare che il grande potenziale creativo delle nuove tecnologie
porti non ad una diffusione della conoscenza, ma a forme insidiose di
privatizzazione.
Pure l'età digitale, dunque, ha i suoi peccati, sette come vuole la
tradizione, e che sono stati così enumerati:
1) diseguaglianza;
2) sfruttamento commerciale e abusi informativi;
3) rischi per la privacy;
4) disintegrazione delle comunità;
5) plebisciti istantanei e dissoluzione della democrazia;
6) tirannia di chi controlla gli accessi;
7) perdita del valore del servizio pubblico e della responsabilità sociale.
Non mancano, tuttavia, le virtù, prima tra tutte l'opportunità
grandissima di dare voce a un numero sempre più largo di soggetti
individuali e collettivi, di produrre e condividere la conoscenza, sì
che ormai molti ritengono che la definizione che meglio descrive il
nostro presente, e un futuro sempre più vicino, sia proprio quella di
"società della conoscenza".
Al di là delle immagini e delle metafore, i parlamenti non sono
chiamati a scegliere tra il bene e il male. Di fronte ad una realtà
complessa, nella quale convivono società della conoscenza e società
del rischio, i parlamenti non sono chiamati scegliere tra bene e male.
Devono ribadire la loro storica e insostituibile funzione di custodi
della libertà e dell'eguaglianza.
Non sono riferimenti retorici. La tecnologia è prodiga di promesse.
Alla democrazia offre strumenti per combattere l'efficienza
declinante, e arriva fino a proporne una rigenerazione. Ma, se
guardiamo al mondo reale, alle tendenze in atto, rischiamo di
incontrare sempre più spesso un uso delle tecnologie che rende
capillare e continuo il controllo dei cittadini. A queste tendenze
bisogna reagire, non solo per sfuggire ad una sorta di schizofrenia
istituzionale che spinge verso la costruzione di un mondo diviso tra
le speranze di libertà e l'insidia della sorveglianza. E' necessario
soprattutto considerare realisticamente le dinamiche sociali, a
cominciare da quelle che rischiano di produrre nuove diseguaglianze.
Questo problema viene solitamente indicato con l'espressione digital
divide, ed effettivamente l'uso delle tecnologie, di Internet in primo
luogo, produce stratificazioni sociali, l'emergere di nuove categorie
di haves e di have nots, di abbienti e non abbienti proprio per quanto
riguarda la fondamentale risorsa dell'informazione. Ma le più
attendibili ricerche sul digital divide mettono in evidenza che il
divario tra paesi sviluppati e paesi meno sviluppati, per quanto
riguarda l'accesso ad Internet, non può essere esaminato riferendosi
prevalentemente alle differenze di reddito. Pur rimanendo
profondissime, infatti, le distanze riguardanti Internet tendono a
ridursi più rapidamente di quelle relative alla ricchezza.
Questo vuol dire che i fattori influenti non sono tanto quelli
economici, quanto piuttosto quelli sociali e culturali.
Conoscenza è parola che sintetizza le possibilità di accedere alle
fonti, di elaborare il materiale, raccolto, di diffondere liberamente
le informazioni. Già nell'articolo 19 della Dichiarazione universale
dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite si è affermato il diritto di
ogni individuo alla libertà di opinione e di espressione "e quello di
cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni
mezzo e senza riguardo a frontiere". Oggi questo diritto è in pericolo
per la pretesa di molti Stati di controllare Internet, per l'esercizio
di veri poteri di censura, per le condanne di autori di quelle
particolari comunicazioni in rete che sono i blog.
Questa situazione non può essere ignorata, soprattutto perché alcune
grandi società - Microsoft, Google, Yahoo!, Vodafone - hanno
annunciato per la fine dell'anno la pubblicazione di una "Carta" per
tutelare la libertà di espressione su Internet. I parlamenti non
possono accettare che la garanzia del free speech, che gli Stati Uniti
vollero affidare al Primo Emendamento della loro Costituzione, divenga
materia di cui si occupano solo i privati, che evidentemente
offriranno solo le garanzie compatibili con i loro interessi.
Internet è il più grande spazio pubblico che l'umanità abbia
conosciuto, dove si sta realizzando anche una grande redistribuzione
di potere. Un luogo dove tutti possono prendere la parola, acquisire
conoscenza, produrre idee e non solo informazioni, esercitare il
diritto di critica, dialogare, partecipare alla vita comune, e
costruire così un mondo diverso di cui tutti possano egualmente dirsi
cittadini.
Ma tutto questo può diventare più difficile, per non dire impossibile,
se la conoscenza viene chiusa in recinti proprietari senza considerare
proprio la novità della situazione che abbiamo di fronte e che impone
di guardare alla conoscenza come il più importante tra i beni comuni.
La questione dei beni comuni è essenziale. Parole nuove percorrono il
mondo - open source, free software, no copyright - dando il senso di
un cambiamento d'epoca. Oggi, infatti, il conflitto tra interessi
proprietari e interessi collettivi non si svolge soltanto intorno a
risorse scarse, in prospettiva sempre più drammaticamente scarse come
l'acqua. Nella dimensione mondiale assistiamo ad una creazione
incessante di nuovi beni, la conoscenza prima di tutto, rispetto ai
quali la scarsità non è l'effetto di dati naturali, ma di politiche
deliberate, di usi impropri del brevetto e del copyright, che stanno
determinando un movimento di "chiusura" simile a quello che, in
Inghilterra, portò alla recinzione delle terre comuni, prima
liberamente accessibili. Questa scarsità artificiale, creata, rischia
di privare milioni di persone di straordinarie possibilità di crescita
individuale e collettiva, di partecipazione politica.
La sfida lanciata ai parlamenti non riguarda soltanto la necessità di
trovare nuovi equilibri tra logica della proprietà e logica dei beni
comuni. Investe lo stesso modo d'intendere la cittadinanza. La vera
novità democratica delle tecnologie dell'informazione e della
comunicazione, infatti, non consiste nel dare ai cittadini
l'ingannevole illusione di partecipare alle grandi decisioni
attraverso referendum elettronici. Consiste nel potere dato a ciascuno
e a tutti di servirsi della straordinaria ricchezza di materiali messa
a disposizione dalle tecnologie per elaborare proposte, controllare i
modi in cui viene esercitato il potere, organizzarsi nella società.
Con questo vasto mondo - in cui la democrazia si manifesta in maniera
"diretta", ma senza sovrapporsi a quella "rappresentativa" - i
Parlamenti devono trovare nuove forme di comunicazione, attraverso
consultazioni anche informali, messa in rete di proposte sulle quali
si sollecita il giudizio dei cittadini, procedure che consentano di
far giungere in parlamento proposte elaborate da gruppi ai quali, poi,
vengano riconosciute anche possibilità di intervento nel processo
legislativo.
La rigida contrapposizione tra democrazia rappresentativa e democrazia
diretta potrebbe così essere superata, e la stessa democrazia
parlamentare riceverebbe nuova legittimazione dal suo presentarsi come
interlocutore continuo della società.
In questa prospettiva, i parlamenti debbono soprattutto impedire che
le esigenze di lotta a terrorismo e criminalità e le richieste del
sistema economico portino alla nascita di una società della
sorveglianza, della selezione e del controllo, alterando quel
carattere democratico dei sistemi politici di cui proprio i parlamenti
sono i primi ed essenziali garanti.
Proprio le tecnologie, con la loro apparente neutralità, hanno
rafforzato le spinte verso la creazione di gigantesche raccolte di
dati personali.
La politica sta delegando alla tecnica la gestione dei più diversi
aspetti della società, dimenticando, ad esempio, un principio
chiaramente indicato nell'articolo 8 della Convenzione europea dei
diritti dell'uomo. In questa norma si ammettono limitazioni dei
diritti per diverse finalità, compresa la sicurezza nazionale, a
condizione però che si tratti di misure compatibili con le
caratteristiche di una società democratica. I parlamenti devono
esercitare con il massimo rigore questa funzione di controllo, senza
delegarla ad altri organi dello Stato, fossero pure le corti
costituzionali. Solo così possono evitare la trasformazione dei
cittadini in sospetti, ed impedire che, con l'argomento della difesa
della democrazia, sia proprio la democrazia ad essere perduta.
Dopo lunga pausa... dovuta ad un PC (a casa) che decide da solo
quando spegnersi, solitamente dopo pochi minuti essere stato
acceso, rieccomi davanti a qualcosa che non si spegne :)
Sono stati giorni di pausa, (in parte) di riposo. Sono stato un
po' in giro, sono stato accanto ad una persona che non sta bene.
In circostanze chiare, ma che non posso ancora raccontare, c'è
stato un piccolo incidente, a causa del quale ora sono
momentaneamente separato dal fedele mezzo mobile, che è ricoverato
presso un meccanico che deve rifargli l'avantreno. Cose che capitano.
Veniamo a noi. Iniziato bene il 2007? Tutti con buoni propositi? Immagino
di sì. Soprattutto dopo che, nello scorso dicembre, il celebre Time ha
nominato i blogger, i "Cittadini della nuova democrazia digitale" come
"Persona dell'anno", riferendosi in particolare alla comunità che ruota
attorno a YouTube. Sbaglio, o ne hanno parlato in Italia qualche
centinaio di blog, e varie decine di migliaia nel mondo? A mio avviso
tanti blogger si sono fatti anche delle discrete seghe mentali,
considerando "l'importanza" della cosa. Qui invece non ne ho parlato.
Essenzialmente perchè sentivo puzza di imbroglio, ma non riuscivo a
capire dove era l'imbroglio, e non mi va di gridare all'imbroglio così,
a vuoto, tanto per gridare.
Ho provato a seguire la traccia dell'imbroglio, ma l'ho trovata solo
su siti scritti in lingua spagnola, ed io naturalmente non capisco una
mazza di spagnolo. Poi sono tornato a casa, avevo il PC che si spegneva,
e allora addio inseguimento dell'imbroglio.
Per fortuna, nel frattempo l'ottima Agnese Licata di Altrenotizie (che
invece lo spagnolo lo capisce eccome), è riuscita ad andare a fondo
alla cosa.
Dove era l'imbroglio? Semplice. A "votare" sono gli stessi lettori,
attraverso il sito internet del Time. Se si va a guardare lo "spoglio"
dei voti, si scopre che la comunità di YouTube, quei cittadini digitali
ai quali è stato assegnato il premio, sono solo al terzo posto, tra i
più votati...
Questa è la truffa, in pillole, ma è meglio se i dettagli li leggete
direttamente nell'articolo di Agnese.
Quindi, meglio se tutti noi, cittadini digitali, scendiamo dal piedistallo
costruito ad arte da Time, tanto è una fregatura. Torniamo a dimensioni
umane, e facciamo - nel nostro piccolo - quello che facciamo sempre con
i blog, YouTube, album online eccetera, cioè essenzialmente una gran
caciara.
Con buona pace per tutti quei blogger che hanno enfatizzato l'iniziativa di
Time, che ci hanno creduto e che se la sono tirata un bel po'.
Ora, essendo io appena rientrato al lavoro, ho un po' da fare: ho trovato
sulla scrivania una pila di robe da fare, ovviamente entro e non oltre
il termine ultimo, corrispondente a... ieri sera. Ma comunque sono tornato,
eccomi qua, pieno di buoni propositi per il 2007, primo tra tutti lo stabilizzare
certe situazioni personali ;)
A dopo!