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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
Trenta anni dopo
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Venticinque anni dopo
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(In corsivo ci sono delle testimonianze dirette. Il nostro
testimone ha
chiesto di restare anonimo, ed ovviamente rispetto la sua
scelta)
E' un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie
di atteggiamenti
tenuti da un individuo che affligge un'altra persona, spesso di sesso
opposto,
perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che
possono arrivare a
comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.
La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di
comunicazione
verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita
privata.
Lo stalker può essere un estraneo, ma è un caso raro: il più delle
volte è un conoscente, un collega,
o un ex-partner, che agisce spinto dal desiderio di recuperare il
precedente rapporto.
In altri casi ci si trova davanti a persone con problemi di
interazione sociale,
che agiscono in questo modo con l'intento di stabilire una relazione
sentimentale,
imponendo la propria presenza ed insistendo anche nei casi in cui si sia
ricevuta
una chiara risposta negativa.
Solitamente questi comportamenti si protraggono per mesi o
anni.
La sensazione di freddo che arriva fin nelle ossa era diventata una
costante.
Ogni giorno. E con il freddo saliva l'ansia, il battito del cuore pronto a
trasalire. E sembrava un infarto, ad ogni trillo del telefono, o del
citofono. Ed
il terrore di dover dire "ancora tu!" Mi sembrava di vivere sotto il peso
dell'ossessione di quella persona. Ma era impossibile fare una denuncia
o una
cosa del genere, poichè non mi aveva mai messo neanche una mano addosso, per
cui non c'era mai stata una aggressione o una molestia fisica...
Lo stalking è classificato giuridicamente tra le violenze di
genere, ed è
pertanto ritenuto una violazione dei diritti umani. Nonostante
questo,
soprattutto in Italia non c'è una legislazione tale da permettere di fermare
lo stalker, prima che diventi un vero e proprio aggressore. Quindi, se
lo stalker
non aggredisce mai... diviene difficile ostacolarlo. Difficile anche
dimostrare
che stia ossessionando.
Alcuni comportamenti come telefonate, sms, e-mail, “visite a sorpresa” e
perfino
l’invio di fiori o regali, possono essere graditi segni di affetto che,
tuttavia
a volte, possono trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione in
grado di
limitare la libertà di una persona e di violare la sua privacy,
giungendo perfino
a spaventare chi ne è destinatario suo malgrado.
Mi mandava anche 70 o 80 sms al giorno. Spesso teneri e dolci, ma
anche minacciosi
quando vedeva che non rispondevo. Non ho idea di quanto spendesse di
credito per il
cellulare, o se avesse aderito appositamente ad una offerta tim. Stessa
cosa con le
email, il ritmo era almeno di una cinquantina al giorno, non sapevo dove
trovasse il
tempo di scrivere. Era una presenza costante, non riuscivo a
liberarmene.
Inseguimento, molestia e persecuzione
E' stalking, ma è chiamato anche “sindrome del molestatore assillante” o
“inseguimento ossessivo”. La terminologia più comune, quella di
“stalking”,
è stata coniata con la finalità di raffigurare simbolicamente, con un
termine
in lingua inglese che significa “appostarsi”, l’atteggiamento di chi
mette in
atto l'inseguimento ossessivo.
Il “molestatore assillante” manifesta, infatti, un complesso insieme di
comportamenti
che vengono ben racchiusi sinteticamente dall’espressione “fare la
posta” che comprende
l’aspettare, l’inseguire, il raccogliere informazioni sulla
“vittima” e sui suoi movimenti,
comportamenti che sono quasi sempre “tipici” di tutti gli stalkers, al
di là
delle differenze rilevate di situazione in situazione.
Alcuni studi compiuti su questo fenomeno hanno distinto due categorie di
comportamenti
attraverso i quali si può attuare lo stalking:
1) La prima tipologia comprende le comunicazioni intrusive, che
includono tutti
i comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie
emozioni, sui bisogni,
sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati
affettivi
amorosi (anche se in forme coatte o dipendenti) che a vissuti di odio,
rancore o
vendetta. I metodi di persecuzione adottati, di conseguenza, sono forme di
comunicazione con l’ausilio di strumenti come telefono, lettere, sms,
e-mail o
perfino graffiti o murales.
2) Il secondo tipo di comportamenti di stalking è costituito dai
contatti, che
possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo
diretto, quali
ad esempio pedinare o sorvegliare, che mediante comportamenti di
confronto diretto,
quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni.
Generalmente
non si ritrovano due tipologie separate “pure” di stalkers, ma molestie
in forme miste
in cui alla prima tipologia, in genere segue la seconda specie di
azioni.
Perché si possa parlare di “stalking”, occorre che si verifichino tre
comportamenti:
1) l’attore della molestia, lo stalker, agisce nei confronti di una
persona che
è designata come vittima in virtù di un investimento
ideo-affettivo, basato su
una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente
immaginata
(in base alla personalità di partenza e al livello di contatto con la
realtà mantenuto);
2) lo stalker si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati
sulla
comunicazione e/o sul contatto, ma in ogni caso connotati da
ripetizione, insistenza e intrusività;
3) la pressione psicologica legata alla “coazione”
comportamentale dello
stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima
stalkizzata,
definita anche stalking victim, in uno stato di allerta, di
emergenza e di stress
psicologico. Questi vissuti psicologici possono essere legati sia
alla percezione
dei comportamenti persecutori come sgraditi, intrusivi e fastidiosi, che
alla
preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria
incolumità.
Ero in depressione costante. Al mattino, al risveglio, il mio primo
pensiero
era: "Cosa farà oggi? Come farà ad essere presente ed assillarmi? Quante
volte scriverà?
Quante volte telefonerà? Farà la pazzia di venire qui?" Tutti i giorni.
Feriali e festivi.
Sempre. Si può vivere così? Si può vivere in collegamento continuo con una
persona con la quale non si vuole un contatto continuo?
Identikit del molestatore assillante
La coazione che connota il comportamento di stalking, e che
permette di delinearlo
anche giuridicamente, ha fatto ipotizzare che tale problema fosse una
forma di
“disturbo ossessivo”. Tuttavia, come è stato osservato, i disturbi
psicopatologici
ossessivi sono connotati da vissuti egodistonici relativi ai
comportamenti attuati
e, conseguentemente, da un malessere provocato dalle idee, dai pensieri,
dalle
immagini mentali e dagli impulsi ossessivi legati alla persecuzione.
Questi vissuti
di disagio e di intrusione in realtà non risultano presenti in genere
negli stalkers
che, al contrario, tendono perfino a trarre piacere dal
perseguitare.
Mi mandava messaggi di continuo. Mi telefonava di continuo. Avevo uno
stress addosso
che non mi permetteva neanche di relazionarmi normalmente con le
persone. Temevo sempre
di veder spuntare quella persona all'improvviso. Stavo perdendo
tutto. Restavo
chiuso in casa con il terrore di uscire. Ho perso degli amici perchè ho
tenuto per
giorni il telefono spento e non leggevo la mail, ho rovinato una
relazione d'amore, a causa della presenza
costante e incombente di quella persona. E quando a volte ho risposto al
telefono, la
sua voce era tranquilla, allegra. Sì, era felice della mia risposta, ne
era gratificata,
provava piacere. Quella persecuzione mi stava rovinando la vita. Non
riuscivo ad avere
relazioni normali con altre persone, senza tremare, senza subìre il
condizionamento
dovuto alla sua presenza...
È molto importante sottolineare che lo stalking non è un fenomeno
omogeneo; pertanto,
risulta difficile far rientrare i molestatori assillanti in una
categoria diagnostica
precisa o identificare sempre la presenza di una vera e propria
patologia mentale di
riferimento. Gli stalkers non sono sempre persone con un disturbo
mentale e, anche se
esistono alcune forme di persecuzione nascono nel contesto di un quadro
psicopatologico, questa non è una condizione sempre presente così come
non esiste
sempre un abuso di sostanze associato al comportamento stalkizzante.
Ciò che è importante comprendere è che dietro a comportamenti di
molestia simili
possono celarsi motivazioni anche molto differenti tra loro. A questa
conclusione si
è giunti in seguito a studi che hanno esaminato il profilo psicologico
di numerosi
stalkers e, sulla scorta dei quali, si è giunti ad individuare cinque
tipologie di
stalkers, distinti in base ai bisogni e desideri che fanno da motore
motivazionale.
1) Una prima tipologia di molestatore insistente è stata definita “il
risentito”. Il
suo comportamento è sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o
di un torto che
ritiene di aver subito ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta.
Si tratta di
una categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine
della persona e
poi la persona stessa. Il problema più grave è legato alla scarsa
analisi della
realtà: perché il risentimento fa considerare giustificati i propri
comportamenti
che, producendo sensazioni di controllo sulla realtà, tendono a loro
volta a
rinforzarli.
2) La seconda tipologia di stalker è stata denominata “il bisognoso
d’affetto”, una
tipologia che è motivata dalla ricerca di una relazione e di attenzioni
che possono
riguardare l’amicizia o l’amore. La vittima in genere viene scelta
attraverso
una generalizzazione che la rende vicina al “partner o amico/a ideale”,
una persona che si ritiene
possa aiutare, attraverso la relazione desiderata, a risolvere la
propria mancanza di
amore o affetto. Spesso il rifiuto dell’altro viene negato e
reinterpretato
sviluppando la convinzione che egli abbia bisogno di sbloccarsi e
superare qualche
difficoltà psicologica o concreta. L’idea di un rifiuto, vissuto come
un’intollerabile
attacco all’Io, viene respinta con grande energia e strutturando un’alta
difesa
basata sull’allontanamento della percezione reale dell’altro, delle sue
reazioni e
della relazione reale che viene sostituita da quella immaginaria.
3) Una terza tipologia di persecutore è quella definita “il
corteggiatore incompetente”,
che tiene un comportamento alimentato dalla sua scarsa o inesistente
competenza
relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e,
quando non riesce
a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani. Questo
tipo di molestatore
è generalmente meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione
della stessa
vittima, ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando
persona
da molestare.
4) Esiste poi “il respinto”, un persecutore che diventa tale in
reazione ad un
rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a
vendicarsi
per l’abbandono. Spesso oscilla tra i due desideri, manifestando
comportamenti
estremamente duraturi nel tempo che non si lasciano intimorire dalle
reazioni
negative manifestate dalla vittima: la persecuzione infatti rappresenta
comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita
totale,
percepita come intollerabile. Nella psicologia di questo tipo di
“inseguitore
assillante” gioca un ruolo cruciale il modello di attaccamento
sviluppato che è
una delle forme di tipo insicuro, in grado di scatenare angosce legate
all’abbandono
che creano una tendenza interiore, più o meno consapevole, a considerare
l’assenza
dell’altro come una minaccia di annientamento e di annullamento del Sé.
5) Infine, è stata descritta una categoria di stalker definita “il
predatore” e
costituita da un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con
una vittima che
può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura, infatti, eccita
questo tipo
di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto.
Questo genere
di stalking può colpire anche bambini e può essere agito anche da
persone con disturbi
nella sfera sessuale, quali pedofili o feticisti.
Solitamente, nella stragrande maggioranza dei casi, il meccanismo è
lo stesso
delle violenze di genere, pertanto di solito lo stalker è un uomo, e la
vittima è una donna.
Trovarsi nel caso opposto, che è raro, essere cioè uomo-vittima,
inseguito da una stalker-donna, è
deprimente. Se si cerca di raccontarlo, non si viene creduti. Gli
altri perdono fiducia
nella vittima, poichè a livello sociale si percepisce che in qualche
modo l'uomo in
quanto tale debba aver dato dei segnali positivi, che hanno magari
fatto scattare i
meccanismi nella stalker. La mia stalker apperteneva contemporaneamente
alle categorie
1) 2) e 4). Impossibile liberarsene, se non per tempi inferiori alle 48
ore. Poi
tornava all'attacco. Tornava ad essere presente.
E l'incubo ricominciava. Iniziavo a stare male anche fisicamente, con palpitazioni cardiache, mal di testa, nervi sempre tesi.
La vittima e il legame con il suo Stalker
Molte persone che subiscono molestie assillanti sono donne di un’età
frequentemente
compresa tra i 18 e i 24 anni. Tuttavia, alcuni tipi di persecuzioni,
quali ad esempio
quelle legate al risentimento o alla paura di perdere la
relazione che nasce
dall’essere respinti, sono rivolte principalmente a donne tra i 35 e i
44 anni. In
alcuni casi invece (come quello che stiamo testimoniando), le vittime
sono uomini
tra i 36 e i 45 anni. In ogni caso, oltre l'80% dei casi di stalking
vede le
donne come vittime.
Alcuni studi sul fenomeno in esame hanno mostrato dei risultati
interessanti che
servono a riflettere ulteriormente sulle caratteristiche delle vittime
di stalking e
sull’importanza della relazione che, spesso solo nella mente dello
stalker, si instaura
con tutta la capacità di influenza che può esercitare una relazione
reale. A questo
proposito si è riscontrato che esiste una “categoria sociale a
rischio di stalking”
rappresentata da tutti gli appartenenti alle cosiddette “professioni
d’aiuto”,
vale a dire i medici, gli psicologi, gli infermieri e ogni altra sorta
di “helper”. Spesso le vittime sono anche amici dello stalker, che in passato gli hanno dato una mano a superare momenti difficili. Generando situazioni di "dipendenza" che possono poi ri-palesarsi dopo anni.
Ho provato a dire che non doveva più contattarmi in alcun modo. Ma mi
sono
accorto molto presto che traeva piacere da questo, e continuava a fare
pressione.
Non c'è niente di peggio del finire in cura da uno bravo perchè si
subiscono queste
autentiche violenze psicologiche. Ma era tutto inutile, la stalker non
si toglieva
dai piedi. Inutile chiedere aiuto: la risposta che ottenevo era "beh sei
un uomo,
se lo fa è perchè le hai dato speranze, ti sei mostrato disponibile. Ci
sei stato."
Finchè un giorno, il bisogno di riprendere in mano la mia vita mi fece
commettere
un grave errore, ma la situazione era davvero disperata. L'errore fu
dirle "palesati,
fatti vedere, incontrami, così lo vedi da vicino che non ci può essere
nessuna
relazione tra noi, tanto che sono freddo e distaccato". No, non funziona
così, non
c'è alcun bisogno di essere freddi e distaccati. Provate a pensare a quale
meravigliosa gratificazione è per uno stalker, sentirsi dire dalla
vittima "incontriamoci".
Ma io avevo bisogno di risolvere la situazione e uscire dall'incubo. Ad ogni
costo. Non volevo più essere vittima. Ma il problema è che prima di
tutto bisogna
acquisire la consapevolezza di essere vittima.
Tecniche di comportamento Antistalking
Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è
possibile
generalizzare facilmente delle modalità comportamentali di difesa che
devono essere
adattate alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori.
Esistono tuttavia
alcune regole utili:
1) Innanzitutto, inutile negare il problema. Spesso, dal momento che
nessuno
vuole considerarsi una “vittima”, si tende a evitare di riconoscersi in
pericolo,
finendo per sottovalutare il rischio e aiutando così lo stalker, come
successo al
nostro testimone diretto. Il primo passo è
allora sempre quello di riconoscere il problema e di adottare
delle precauzioni maggiori
rispetto a quelle adottate dalle persone che non hanno questo problema.
Occorre informarsi
sull’argomento e comprendere i rischi reali, seguendo dei comportamenti
volti a scoraggiare,
quando è possibile, gli atti di molestia assillante.
2) Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire
una relazione
indesiderata, come nel caso del nostro testimone, è necessario
essere fermi nel
“dire di no” una sola volta e in modo chiaro.
Altri sforzi di convincere il proprio persecutore, comprese improvvisate
interpretazioni psicologiche che lo/la additano come bisognoso di aiuto
e di cure,
saranno lette come reazioni ai suoi comportamenti e quindi
rappresenteranno dei
rinforzi, in quanto attenzioni. Anche una telefonata di rabbia o una
risposta negativa
ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking.
3) Se le molestie sono telefoniche, non cambiare numero. Anche in
questo caso,
le frustrazioni aumenterebbero la motivazione allo stalking. È meglio
cercare di
ottenere una seconda linea, lasciando che la vecchia linea diventi
quella su cui il
molestatore può continuare a telefonare, magari mentre azzerate la
suoneria e
rispondete gradualmente sempre meno.
4) Per produrre prove della molestia alla polizia, non lasciarsi
prendere dalla
rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi
subiti.
5) È utile mantenere sempre a portata di mano un cellulare in più per
chiamare
in caso di emergenza.
Chi mi stava attorno, e vicino, assisteva a tutta l'ossessione
continua. E
paradossalmente stava male, male quanto me. Anche perchè non aveva più
completa fiducia in me, visto che partiva dal presupposto che io avessi
incoraggiato - o quanto meno permesso - tale comportamento.
Io stavo psicologicamente male, anche lei. stavamo tutti male. Sono
stati mesi
di cui difficilmente perderò il ricordo. Ancora oggi, mentre dormo, sogno il
trillo del telefono. Ancora oggi, mi aumenta il battito cardiaco quando
apro la posta.
Le conseguenze dello Stalking
Molto spesso, soprattutto a causa di norme giuridiche che limitano gli
interventi
di prevenzione alle sole situazioni di emergenza, i comportamenti di
stalking possono essere
protratti a lungo con conseguenze psicologiche negative
principalmente per
la vittima, ma anche per chi agisce e, talvolta, per chi lo
osserva.
La vittima, per quanto possa essere breve il periodo in cui viene
perseguitata, rischia
di conservare a lungo delle vere e proprie ferite. Le conseguenze
dello stalking
infatti, per chi lo subisce, sono spesso diverse e si trascinano per
molto tempo. In
base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate possono
determinarsi stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, ma anche
flashback e veri
e propri quadri di Disturbo Post Traumatico da Stress.
Il pubblico degli episodi di stalking può essere il ristretto pubblico
familiare o
il/la partner della vittima che, identificandosi empaticamente alla
vittima, può
sviluppare preoccupazioni per
la persona cara o forme vicarie di paura ed ansia. In certi casi, come
quello del
nostro testimone, lo stalker può ottenere di distruggere la relazione
sentimentale
della vittima con il proprio partner.
Mi braccava. Mi braccava come una preda, per ridurmi all’angolo,
rubarmi la
vita. E riuscendo anche ad isolarmi. Si dice che spesso la vittima,
soprattutto
se donna, si vergogna di parlarne, sentendosi in colpa per la situazione
e pensando
di averla in qualche modo causata. Tranquilli, vale anche per gli
uomini. E' esattemente
la stessa situazione. Con l'aggravante che quando è l'uomo ad essere
vittima di
una violenza di genere, ha meno strumenti. A chi va a raccontarla? Se si
ribella, e
la stalker per vendetta dice che
è lui che l'ha stuprata, tutti crederebbero alla donna. Forte di questo, la
stalker sa profferire minacce. Minaccia di parlare con la famiglia,
minaccia di
parlare con la partner della vittima. Tutto questo mette in una situazione
soffocante, che fa anche desiderare di morire.
Quando la stalker è una donna, può essere una ex respinta o una innamorata
non ricambiata.
Anche se è più difficile che in questo caso si arrivi alla violenza
fisica, ci
possono essere però tutte le altre molestie: telefonate spesso mute,
messaggi, finte
telefonate di “telemarketing”, e-mail apparentemente innocue sotto falso
nome,
strane telefonate, lettere a lui, lettere anonime alle nuove fidanzate,
foto porno
in mailbox etc etc.
Una ragazza (niente affatto psicolabile!) che le ha provate tutte
per mettersi con me, non rassegnandosi. Purtroppo non c’è nulla da fare,
nessuna
denuncia possibile, un fastidio enorme (e non so ancora se è finito).
Per non parlare poi del grave dolore che si riceve se ci si sfoga con un
amico o con un collega di lavoro (uomo), che nella maggior parte dei casi
risponderà: "scopatela, no? vedi che poi le passa".
Ma ve lo ricordate il film “Attrazione fatale”?
Per approfondire:
Osservatorio Nazionale
Stalking
In Italia, l’ultimo inverno di guerra è terribile.
Gli Alleati sono bloccati sulla Linea Gotica, che taglia la penisola da est ad
ovest all’altezza della Toscana, mentre le atrocità dei nazisti ai danni della
popolazione civile si moltiplicano.
Solo all’inizio della primavera il generale Alexander lancia l’offensiva
finale: il 21 aprile gli anglo-americani entrano a Bologna e si aprono definitivamente
la strada verso la valle del Po.
Le bande partigiane, contemporaneamente, attaccano le città ancora occupate,
dove la popolazione civile insorge contro i nazisti e i fascisti. Entro il
25 aprile i centri maggiori (Milano, Bologna, Genova, Venezia) vengono
liberati, alcuni giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate.


Comunicato del Comitato di Liberazione Nazionale - 21 aprile 1945
Ai Cln, ai comitati di agitazione, ali operai, ai tecnici, agli impiegati: Direttive
per l'insurrezione nazionale, n. 1, 21 aprile 1945
Ad integrazione dei compiti militari previsti per le formazioni del Corpo volontari della libertà, il pieno successo dell'insurrezione nazionale che deve liberare le nostre terre dall'oppressione e dal saccheggio nazifascista richiede l'attiva e cosciente partecipazione di tutte le popolazioni delle città e delle campagne. Dei compiti di una particolare importanza spettano in questo campo alla massa degli operai, dei tecnici, degli impiegati, concentrati nei maggiori stabilimenti industriali. Perché tali compiti possano essere assolti con la massima efficienza, è necessario che tutti si attengano alle presenti direttive del Comitato di liberazione nazionale, ed a quelle che verranno successivamente impartite.
Alla proclamazione dello sciopero insurrezionale, gli operai, gli impiegati, i tecnici, i lavoratori tutti dovranno portarsi tutti, ognuno al proprio stabilimento, alla propria officina, al proprio cantiere o ufficio.
Gli stabilimenti rappresentano il centro di mobilitazione e la fortezza dell'insurrezione nazionale. E' dalle fabbriche, dai cantieri, dalle officine che le squadre dei lavoratori, dei patrioti partiranno per dare man forte ai Gap, alle Sap, ai partigiani per ingrossare le file dei combattenti, per occupare i punti più importanti della città, per scacciare dai loro nidi di resistenza i nazifascisti.
Per leggerlo integralmente:
Anpi Roma
Ed ora, le cose serie.
Per questo 25 aprile, vorrei raccontare brevemente qualcosa di una persona di
cui non si sa quasi nulla. Una persona alla quale non sono intitolate strade,
non sta nei libri di storia, ma che ha dato un contributo fortissimo alla
Resistenza. Oggi vorrei raccontare, anche se mi fa male e mi fa venire le
lacrime, brevemente di
Irma Marchiani Detta "Paggetto", detta anche "Anty"
Irma-Paggetto era una casalinga, ma anche una pittrice. Nata a Firenze il 6 febbraio 1911. Di estrazione
e cultura antifascista e libertaria.
Nei primi mesi del 1944 è informatrice e staffetta di gruppi partigiani formatisi
sull'Appennino modenese. Nella primavera dello stesso anno entra a far parte del
Battaglione "Matteotti", Brigata "Roveda", Divisione "Modena", all'interno di
questa formazione partigiana, partecipa ai combattimenti di Montefiorino.
Nei giorni seguenti, succede qualcosa di spiacevole.
Un partigiano della sua
divisione, un ragazzo appena diciottenne, viene ferito gravemente. Irma, assumendosi
un grave rischio, tenta di farlo ricoverare in ospedale. Ma l'ospedale è pieno di
italiani che collaborano con i tedeschi... Viene riconosciuta e denunciata al drappello delle SS più vicino, viene catturata. Viva la delazione.
Le truppe di occupazione nazista la traducono immediatamente nel
campo di concentramento di Corticelli (Bologna), dove viene seviziata, stuprata,
condannata a morte senza processo, poi la condanna viene trasformata in un'altrettanto
dura deportazione in Germania.
Ma forse i tedeschi non avevano fatto i conti con lo spirito combattivo di
Anty.
Così, la partigiana 33enne durante una notte senza luna riesce a fuggire dal
campo di concentramento :)
Dopo la fuga, ricercata un po' da tutti, rientra nella sua formazione partigiana,
di cui è nominata dapprima commissario, poi ne diviene il vice-comandante. E' stata la prima donna ad avere un compito di comando in una brigata partigiana. Il suo
ruolo era contemporaneamente di infermiera, propagandista e combattente. Irma è
fra i protagonisti di numerose azioni nel Modenese, fra cui quelle di Monte Penna,
Bertoceli e Benedello.
L'autunno 1944 vede i tedeschi in ritirata attestarsi fortemente nel modenese,
immediatamente al di sopra della linea gotica. La Divisione Modena effettua varie
azioni di guerriglia ma l'11 novembre 1944, mentre con la formazione ridotta
senza munizioni tenta di attraversare le linee, viene di nuovo catturata, assieme ad
una staffetta che si chiamava Gaetano Ruggeri, da una pattuglia tedesca in perlustrazione.
Viene condotta a Rocca Cometa, dove viene riconosciuta. Viene trasferia a Pavullo nel
Frignano.
Viene processata il 26 novembre I944, a Pavullo, da ufficiali tedeschi
del Comando di Bologna, senza alcun diritto alla difesa. Infatti non è un processo lungo. Il processo inizia alle 15.00, e
termina alle 16.30. Le viene concesso solo di scrivere una lettera e di fumare una
sigaretta, poi viene fucilata alle ore 17, da un plotone tedesco, nei pressi delle
carceri di Pavullo, con Renzo Costi, Domenico Guidani e Gaetano Ruggeri.
Oggi è Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.
Di lei, ho trovato una lettera, indirizzata al fratello, che da bene l'idea della
tempra della persona.
Sestola, da la "Casa del Tiglio", 1° agosto 1944
Carissimo Piero, mio adorato fratello, la decisione che oggi prendo, ma da tempo cullata, mi detta che io debba scriverti queste righe. Sono certa mi comprenderai perché tu sai benissimo di che volontà io sono, faccio, cioè seguo il mio pensiero, l'ideale che pur un giorno nostro nonno ha sentito, faccio già parte di una Formazione, e ti dirò che il mio comandante ha molta stima e fiducia in me. Spero di essere utile, spero di non deludere i miei superiori. Non ti meraviglia questa mia decisione, vero?
Sono certa sarebbe pure la tua, se troppe cose non ti assillassero. Bene, basta uno della famiglia e questa sono io. Quando un giorno ricevetti la risposta a una lettera di Pally che l'invitavo qui, fra l'altro mi rispose "che diritto ho io di sottrarmi al pericolo comune?" E' vero, ma io non stavo qui per star calma, ma perché questo paesino piace al mio spirito, al mio cuore. Ora però tutto è triste, gli avvenimenti in corso coprono anche le cose più belle di un velo triste. Nel mio cuore si è fatta l'idea (purtroppo non da troppi sentita) che tutti più o meno è doveroso dare il suo contributo. Questo richiamo è così forte che lo sento tanto profondamente, che dopo aver messo a posto tutte le mie cose parto contenta. "Hai nello sguardo qualcosa che mi dice che saprai comandare", mi ha detto il comandante, "la tua mente dà il massimo affidamento; donne non mi sarei mai sognato di assumere, ma tu sì". Eppure mi aveva veduto solo due volte.
Saprò fare il mio dovere, se Iddio mi lascierà il dono della vita sarò felice, se diversamente non piangere e non piangete per me.
Ti chiedo una cosa sola: non pensarmi come una sorellina cattiva. Sono una creatura d'azione, il mio spirito ha bisogno di spaziare, ma sono tutti ideali alti e belli. Tu sai benissimo, caro fratello, certo sotto la mia espressione calma, quieta forse, si cela un'anima desiderosa di raggiungere qualche cosa, l'immobilità non è fatta per me, se i lunghi anni trascorsi mi immobilizzarono il fisico, ma la volontà non si è mai assopita. Dio ha voluto che fossi più che mai pronta oggi. Pensami, caro Piero, e benedicimi. Ora vi so tutti in pericolo e del resto è un po' dappertutto. Dunque ti saluto e ti bacio tanto tanto e ti abbraccio forte.
Tua sorella Paggetto
Ringrazia e saluta Gina.
Quando il 26 novembre viene condannata alla fucilazione immediata, le viene dato il
tempo di scrivere solo poche righe.
Irma le indirizza a sua sorella.
Carcere di Pavullo, 26.11.1944
Mia adorata Pally, sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti dico a te saluta e bacia tutti quelli che mi ricorderanno.
Credimi non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto, ora sono qui... fra poco non sarò più, muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinché la libertà trionfasse.
Baci e baci dal tuo e vostro Paggetto
Vorrei essere seppellita a Sestola.
Una scheda che la riguarda sta sul sito dell'
ANPI.
L'originale della lettera scritta prima della fucilazione è questa:
Lo studio realizzato da ISFoRT (Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i
Trasporti) con la collaborazione di AsSTra (Associazione delle Società esercenti il
Trasporto pubblico locale) è suddiviso in 4 parti.
Nella prima sezione, il rapporto
mostra che nel 2006 il trasporto motorizzato è ancora incrementato e che l'auto
privata è prediletta dall'82,8% dei cittadini.
In contemporanea è diminuito il
numero di chi usa i trasporti pubblici: meno 0,6% nel corso del 2006.
Aumenta,
inoltre in modo costante chi percorre un tratto di strada inferiore ai 10 km e usa
in ogni caso l'auto, causando un aumento di traffico e inquinamento probabilmente
riducibile.
In generale, il trasporto urbano nelle grandi aree ha registrato un
incremento dell'utilizzo dei mezzi pubblici, mentre nei centri più piccoli il
trasporto pubblico copre solo il 3,4% del settore.
La situazione è probabilmente il
risultato della scarsa capillarità del servizio. Il fattore accessibilità e il tempo
impiegato sono percepiti dai cittadini come non ancora adeguati alle necessità reali
della popolazione.
Un elemento importante è costituito dalla diffusione della
mobilità ciclo-pedonale che permette di ridurre l'impatto ambientale del settore
dei trasporti e la congestione, benefici percepiti dai cittadini e manifestatisi con
un aumento degli spostamenti a piedi ed in bicicletta corrispondente al 33,9% del
totale.
Nonostante questi miglioramenti e cambiamenti parziali di cultura, il parco
veicolare in Italia si è accresciuto con 34,6 milioni di auto e 5 milioni di moto e
motorini. Il numero di passeggeri trasportati su mezzi privati è dunque cresciuto,
ma la maggioranza dei cittadini coinvolti nell'indagine vorrebbe diminuire l'uso
dell'auto e aumentare l'utilizzo dei mezzi pubblici.
In pratica, tanti buoni propositi ma, come si dice a Napoli, stiamo ancora
inguaiati.
Per approfondire: Isfort.it
Lettura consigliata del giorno:
Maredidirac - "Edward Norton Lorenz" (una commemorazione appassionata
del fisico scomparso di recente).
Ora prendiamo un bel caffè, e poi si ragiona... :)
Nel 2002 nasce l'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima (ISAC),
dall'accorpamento, previsto nelle norme di riordino generale del CNR, di 4 entità
precedentemente esistenti. L'ISAC ha un organico di circa 130 ricercatori e tecnici
che afferiscono a 4 "Aree Tematiche" e una "Struttura Tecnica di Servizio", le cui
attività riguardano la meteorologia dinamica, il clima e le sue variazioni, le
osservazioni della Terra e i processi atmosferici.
In particolare quest'ultima
sezione comprende settori di forte interesse per le problematiche del clima e
dell'ambiente quali la chimica dell'atmosfera, le nubi e le precipitazioni,
l'aerobiologia: attività di studio del materiale biologico aerodisperso in atmosfera
e negli ambienti confinati, immissione, trasporto e diffusione, interazione con
altro materiale particolato.
Viene gestita la rete di campionamento del materiale
biologico per i ministeri della Sanità e dell'Ambiente, la conservazione dei beni
artistici e culturali.
Per informazioni: isac.cnr.it
Ancora Campania
Io ne ho parlato abbastanza, per chi non avesse letto, ci sono i link nei post
dei giorni scorsi.
Al limite posso suggerire, come approfondimento,
questo intervento audio su Radio Onda d'Urto.
Oltre alle cose che scrivo e dico, ci sono un po' di cose interessanti sull'argomento,
e che mi permetto di suggerire.
Prima di tutto, la
lucida analisi di Domdin, che si affianca bene a
quella di Rapace.
Poi segnalo con piacere anche lo spunto di riflessione
di Fraba.
Infine, l'ottimo Gianfalco,
da sempre bravissimo vignettista, propone un bel
gesto per Napoli, che raccolgo volentieri.
Ed anche stavolta sono 38 anni. La verità oramai si sa, ma la giustizia non c'è
stata. E' stata affossata.
Era destino che dopo il post di qualche giorno fa andassimo a finire in una delle pagine
più buie della storia del nostro Paese.
Quella sera a Milano era caldo,
ma che caldo che caldo faceva.
Brigadiere apra un pò la finestra
e ad un tratto Pinelli cascò.
Per leggerne più seriamente (che io non ho la forza di scriverne, essendo emotivamente
coinvolto), consiglio vivamente:
Antiwarsongs.
Spartaus.
Voce "Pinelli" di Wikipedia.
Circolo Ponte
della Ghisolfa.
Con l'occasione, a 38 anni di non giustizia, faccio un sentito ringraziamento
al Sostituto Procuratore milanese Gerardo D'Ambrosio, che seppe insabbiare e
archiviare l'inchiesta come mai avvenuto nella storia più nera d'Italia, inventando
la geniale dicitura di morte per malore attivo.
Questo insabbiamento della verità, questo asservimento a quei poteri deviati che
si sono fatti vivi a Piazza Fontana, come a Piazza Loggia, come sul treno Italicus, gli
hanno permesso di far carriera fino ad oggi, fino a rifarsi una faccia pulita (vedi
mani pulite), e fino ad arrivare a sedere al parlamento.
Viceversa, tanto di cappello, a Indro Montanelli e Giorgio Bocca, che
non cascarono nella trappola, e fin da subito cercarono di far capire, attraverso i
loro giornali, quale fosse la verità. Oggi, a quasi 40 anni di distanza, sappiamo che
avevano visto giusto.
Sono passati 38 anni. Assurdo, per un Paese civile. Infatti anche per questo noi non lo siamo.
Sono 38 anni che se ne parla. 38 anni che non si raggiunge la
verità, anzi. Sono 38 anni che la si nasconde. Certo, diciamolo
una volta per tutte che quella verità la sappiamo tutti, che non
è affatto nascosta. Solo che vorremmo vederla ufficializzata, e non
strisciante e diffusa tra la gente, ma sempre tacciata di non
essere una verità.
Scriverne ancora, sarebbe altrettanto assurdo, visto che oramai
si è detto di tutto e di più, e si rischierebbe anche di
scadere nella demagogia. Anche qui
se ne è già parlato due anni fa.
E allora, per evitare di fare chiacchiere inutili, tipo come e quanto sia
cambiata (in peggio) la storia d'Italia, ecc. e cose varie che ho già detto e scritto
in mille altre occasioni, io oggi dico solo quel
che conta veramente:
Giovanni Arnoldi
Giulio China
Ennio Corsini
Pietro Dendena
Carlo Gaiani
Calogero Galatioto
Carlo Garavaglia
Paolo Gerli
Luigi Meloni
Mario Pasi
Carlo Perego
Oreste Sangallo
Angelo Scaglia
Carlo Silva
Attilio Valè
Se proprio qualcuno avesse ancora bisogno di approfondire,
c'è sempre
Wikipedia.
Qualche documento interessante sul dopo-strage, viene riportato da
joy_lb.
Una premessa importante: non ho alcuna intenzione di fare un
post splatter. Ok? Non è il mio stile. Ma sto un po' incazzato:
l'apprendere certe notizie mi addolora, e mi fa rabbia.
Mi fanno rabbia le guerre dimenticate. Ma se mi incazzo per
le guerre lontane... mi incazzo al triplo quando la guerra
dimenticata in questione è nel cuore dell'Europa, cioè in
pratica dietro casa.
In linea d'aria siamo a poco più di 300 Km da città come
Bari e Brindisi, ancora meno rispetto ad una megalopoli come
Atene.
No, non è l'Afghanistan, non è l'Iraq. E' l'Europa. Forse per questo
non c'è neanche un servizio in nessun TG. Forse è per questo se solo
saltuariamente si vede un trafiletto a pagina 16 di qualche quotidiano.
Fatto sta, che si è appena conclusa l'operazione Tempesta di Montagna
nella regione del Tetovo, nel cuore della Macedonia, le indagini in corso
tentano di far luce sulla dinamica dell'accaduto e sulle forze coinvolte
nella guerriglia. Molte le contraddizioni della versione ufficiale
rilasciata dal Ministero degli Interni macedone, smentita da dichiarazioni
discordanti provenienti da differenti fronti.
Tanto per capirci, stiamo parlando di
questa zona della Macedonia.
La prima contraddizione rispetto alla versione ufficiale del Governo
Macedone giunge dall'Organizzazione della Sicurezza Nazionale Albanese,
parte dell'Armata Nazionale Albanese, gruppo paramilitare della resistenza
albanese in Macedonia, rilasciando una dichiarazione all'Agenzia di stampa INA.
Il gruppo paramilitare afferma che l'attacco nei confronti della comunità
albanese sarebbe da attribuire alle forze serbe e macedoni,
probabilmente costituite da mercenari smentendo
la versione ufficiale macedone, rilasciata Ministro degli Interni Gordana
Jankulovska, secondo il quale la formazione militare della missione era
composta da una squadra di etnia mista macedone-albanese.
Questa dichiarazione non rappresenta il solo lato oscuro della vicenda, in
quanto vi sono implicazioni molto più delicate, che coinvolgono tutta
la situazione della regione kosovara. Che resta una bomba senza sicura, in
piena Europa.
Che diavolo è successo? E' successo che nelle prime ore del 7 novembre,
la cittadina di Brodec, nella regione albanese della Macedonia di Tetovo, è
stata protagonista di un combattimento armato tra la polizia macedone e un
gruppo armato di etnia albanese.
Qualcosa, ce la racconta senza dubbio la TV Macedone:
Le unità speciali macedoni, appoggiate da elicotteri, si sono scontrate
nella regione montana di Shar con degli appartenenti all'ex esercito di
Liberazione Nazionale, AKSH. Gli scontri hanno avuto inizio verso l'alba
del mercoledì con l'uccisione di Xhavit Morina, ex Comandante dell'Armata
Nazionale Albanese, mediante un attacco aereo, per poi agire sul
territorio con grossi mezzi blindati di sicurezza che hanno così sparato in
direzione dei gruppi armati posizionati nei pressi dei villaggi. Ma uno dei gruppi armati gli ha abbattuto un elicottero.
Per chi è interessato ad approfondire, consiglio
questo video dell'emittente di Stato macedone A1.
Il combattimento armato ha causato la distruzione di molte case che sono
state avvolte dalle fiamme, mentre sono state danneggiate le linee telefoniche
e sono state interrotte le vie comunicazione con il villaggio, chiudendo anche
le vie di fuga della popolazione. Secondo le dichiarazioni dei
testimoni oculari vi sono stati morti e feriti da entrambe le parti.
Anche se dalle fonti di Stato macedoni giunge la notizia che l'operazione
è stata chirurgica e professionale, ci sono molti dubbi
documentati dalle immagini.
L'AKSH invece non è d'accordo. Dice che tra gli attaccanti c'erano
mercenari stranieri, e insiste sul fatto che ci sia stato un
eccesso di violenza gratuita.
Il 13 novembre, l'AKSH diffonde a tale proposito questo video
comunicato (ehm... non provate a capire la lingua, non serve :P )
Tanto per cominciare, che ci sia stata violenza gratuita da parte
di persone appartenenti o alla polizia macedone o ai mercenari
serbi è documentato da un video girato da un'emittente
indipendente locale.
Il video non lo metto, non metto neanche il link, perchè contiene scene di violenza fisica che culminano in un omicidio,
pertanto si sconsiglia la visione ad un pubblico non adulto e/o debole di
stomaco. A me non ha fatto bene vederlo.
Probabilmente, la testimonianza più tragica è un'altra. E' contenuta in un
video amatoriale, nel quale si vede con quale violenza gli attaccanti si siano
accaniti sugli uomini del AKSH.
Attenzione: il video contiene immagini di cadaveri con evidenti ferite da
granate sul corpo. Se ne sconsiglia la visione, in generale. Io personalmente sono
stato mezz'ora con la nausea.
Per i forti di stomaco, sta qua.
Così magari, prima di farci spingere da politica e media a focalizzare solo
sulle violenze in medio oriente... può darsi che proviamo a guardare anche
quelle del nostro vecchio caro continente.
Da un punto di vista politico, c'è da notare come l'Unione Europea sulle
questioni balcaniche sia completamente fratturata. Ma di questo parlammo già
due anni fa su questo blog. Poi oggi non ho voglia di parlare di politica. Magari
un'altra volta.
Fatto sta che dalla seconda metà degli anni '90, una situazione esplosiva nel Kosovo meridionale,
anzichè essere sistemata (non dimentichiamo che nel '99 la NATO aveva intavolato
una guerra di aggressione che ha distrutto la biologia dell'Adriatico) si è estesa
in Macedonia ed in alcune aree del Montenegro. Se non si chiama fallimento questo...
Seguiranno aggiornamenti, quando ne avrò voglia.