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Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
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"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
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lunedì, 28 aprile 2008
.: Stalking :.

(In corsivo ci sono delle testimonianze dirette. Il nostro testimone ha chiesto di restare anonimo, ed ovviamente rispetto la sua scelta)

E' un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un'altra persona, spesso di sesso opposto, perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.
La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita privata.
Lo stalker può essere un estraneo, ma è un caso raro: il più delle volte è un conoscente, un collega, o un ex-partner, che agisce spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto.
In altri casi ci si trova davanti a persone con problemi di interazione sociale, che agiscono in questo modo con l'intento di stabilire una relazione sentimentale, imponendo la propria presenza ed insistendo anche nei casi in cui si sia ricevuta una chiara risposta negativa.
Solitamente questi comportamenti si protraggono per mesi o anni.

La sensazione di freddo che arriva fin nelle ossa era diventata una costante.
Ogni giorno. E con il freddo saliva l'ansia, il battito del cuore pronto a trasalire. E sembrava un infarto, ad ogni trillo del telefono, o del citofono. Ed il terrore di dover dire "ancora tu!" Mi sembrava di vivere sotto il peso dell'ossessione di quella persona. Ma era impossibile fare una denuncia o una cosa del genere, poichè non mi aveva mai messo neanche una mano addosso, per cui non c'era mai stata una aggressione o una molestia fisica...


Lo stalking è classificato giuridicamente tra le violenze di genere, ed è pertanto ritenuto una violazione dei diritti umani. Nonostante questo, soprattutto in Italia non c'è una legislazione tale da permettere di fermare lo stalker, prima che diventi un vero e proprio aggressore. Quindi, se lo stalker non aggredisce mai... diviene difficile ostacolarlo. Difficile anche dimostrare che stia ossessionando.
Alcuni comportamenti come telefonate, sms, e-mail, “visite a sorpresa” e perfino l’invio di fiori o regali, possono essere graditi segni di affetto che, tuttavia a volte, possono trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione in grado di limitare la libertà di una persona e di violare la sua privacy, giungendo perfino a spaventare chi ne è destinatario suo malgrado.

Mi mandava anche 70 o 80 sms al giorno. Spesso teneri e dolci, ma anche minacciosi quando vedeva che non rispondevo. Non ho idea di quanto spendesse di credito per il cellulare, o se avesse aderito appositamente ad una offerta tim. Stessa cosa con le email, il ritmo era almeno di una cinquantina al giorno, non sapevo dove trovasse il tempo di scrivere. Era una presenza costante, non riuscivo a liberarmene.

Inseguimento, molestia e persecuzione
E' stalking, ma è chiamato anche “sindrome del molestatore assillante” o “inseguimento ossessivo”. La terminologia più comune, quella di “stalking”, è stata coniata con la finalità di raffigurare simbolicamente, con un termine in lingua inglese che significa “appostarsi”, l’atteggiamento di chi mette in atto l'inseguimento ossessivo.
Il “molestatore assillante” manifesta, infatti, un complesso insieme di comportamenti che vengono ben racchiusi sinteticamente dall’espressione “fare la posta” che comprende l’aspettare, l’inseguire, il raccogliere informazioni sulla “vittima” e sui suoi movimenti, comportamenti che sono quasi sempre “tipici” di tutti gli stalkers, al di là delle differenze rilevate di situazione in situazione.
Alcuni studi compiuti su questo fenomeno hanno distinto due categorie di comportamenti attraverso i quali si può attuare lo stalking:

1) La prima tipologia comprende le comunicazioni intrusive, che includono tutti i comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie emozioni, sui bisogni, sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati affettivi amorosi (anche se in forme coatte o dipendenti) che a vissuti di odio, rancore o vendetta. I metodi di persecuzione adottati, di conseguenza, sono forme di comunicazione con l’ausilio di strumenti come telefono, lettere, sms, e-mail o perfino graffiti o murales.
2) Il secondo tipo di comportamenti di stalking è costituito dai contatti, che possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo diretto, quali ad esempio pedinare o sorvegliare, che mediante comportamenti di confronto diretto, quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni. Generalmente non si ritrovano due tipologie separate “pure” di stalkers, ma molestie in forme miste in cui alla prima tipologia, in genere segue la seconda specie di azioni.

Perché si possa parlare di “stalking”, occorre che si verifichino tre comportamenti:

1) l’attore della molestia, lo stalker, agisce nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideo-affettivo, basato su una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente immaginata (in base alla personalità di partenza e al livello di contatto con la realtà mantenuto);
2) lo stalker si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati sulla comunicazione e/o sul contatto, ma in ogni caso connotati da ripetizione, insistenza e intrusività;
3) la pressione psicologica legata alla “coazione” comportamentale dello stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima stalkizzata, definita anche stalking victim, in uno stato di allerta, di emergenza e di stress psicologico. Questi vissuti psicologici possono essere legati sia alla percezione dei comportamenti persecutori come sgraditi, intrusivi e fastidiosi, che alla preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria incolumità.

Ero in depressione costante. Al mattino, al risveglio, il mio primo pensiero era: "Cosa farà oggi? Come farà ad essere presente ed assillarmi? Quante volte scriverà? Quante volte telefonerà? Farà la pazzia di venire qui?" Tutti i giorni. Feriali e festivi. Sempre. Si può vivere così? Si può vivere in collegamento continuo con una persona con la quale non si vuole un contatto continuo?

Identikit del molestatore assillante
La coazione che connota il comportamento di stalking, e che permette di delinearlo anche giuridicamente, ha fatto ipotizzare che tale problema fosse una forma di “disturbo ossessivo”. Tuttavia, come è stato osservato, i disturbi psicopatologici ossessivi sono connotati da vissuti egodistonici relativi ai comportamenti attuati e, conseguentemente, da un malessere provocato dalle idee, dai pensieri, dalle immagini mentali e dagli impulsi ossessivi legati alla persecuzione. Questi vissuti di disagio e di intrusione in realtà non risultano presenti in genere negli stalkers che, al contrario, tendono perfino a trarre piacere dal perseguitare.

Mi mandava messaggi di continuo. Mi telefonava di continuo. Avevo uno stress addosso che non mi permetteva neanche di relazionarmi normalmente con le persone. Temevo sempre di veder spuntare quella persona all'improvviso. Stavo perdendo tutto. Restavo chiuso in casa con il terrore di uscire. Ho perso degli amici perchè ho tenuto per giorni il telefono spento e non leggevo la mail, ho rovinato una relazione d'amore, a causa della presenza costante e incombente di quella persona. E quando a volte ho risposto al telefono, la sua voce era tranquilla, allegra. Sì, era felice della mia risposta, ne era gratificata, provava piacere. Quella persecuzione mi stava rovinando la vita. Non riuscivo ad avere relazioni normali con altre persone, senza tremare, senza subìre il condizionamento dovuto alla sua presenza...

È molto importante sottolineare che lo stalking non è un fenomeno omogeneo; pertanto, risulta difficile far rientrare i molestatori assillanti in una categoria diagnostica precisa o identificare sempre la presenza di una vera e propria patologia mentale di riferimento. Gli stalkers non sono sempre persone con un disturbo mentale e, anche se esistono alcune forme di persecuzione nascono nel contesto di un quadro psicopatologico, questa non è una condizione sempre presente così come non esiste sempre un abuso di sostanze associato al comportamento stalkizzante.
Ciò che è importante comprendere è che dietro a comportamenti di molestia simili possono celarsi motivazioni anche molto differenti tra loro. A questa conclusione si è giunti in seguito a studi che hanno esaminato il profilo psicologico di numerosi stalkers e, sulla scorta dei quali, si è giunti ad individuare cinque tipologie di stalkers, distinti in base ai bisogni e desideri che fanno da motore motivazionale.

1) Una prima tipologia di molestatore insistente è stata definita “il risentito”. Il suo comportamento è sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta. Si tratta di una categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine della persona e poi la persona stessa. Il problema più grave è legato alla scarsa analisi della realtà: perché il risentimento fa considerare giustificati i propri comportamenti che, producendo sensazioni di controllo sulla realtà, tendono a loro volta a rinforzarli.
2) La seconda tipologia di stalker è stata denominata “il bisognoso d’affetto”, una tipologia che è motivata dalla ricerca di una relazione e di attenzioni che possono riguardare l’amicizia o l’amore. La vittima in genere viene scelta attraverso una generalizzazione che la rende vicina al “partner o amico/a ideale”, una persona che si ritiene possa aiutare, attraverso la relazione desiderata, a risolvere la propria mancanza di amore o affetto. Spesso il rifiuto dell’altro viene negato e reinterpretato sviluppando la convinzione che egli abbia bisogno di sbloccarsi e superare qualche difficoltà psicologica o concreta. L’idea di un rifiuto, vissuto come un’intollerabile attacco all’Io, viene respinta con grande energia e strutturando un’alta difesa basata sull’allontanamento della percezione reale dell’altro, delle sue reazioni e della relazione reale che viene sostituita da quella immaginaria.
3) Una terza tipologia di persecutore è quella definita “il corteggiatore incompetente”, che tiene un comportamento alimentato dalla sua scarsa o inesistente competenza relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e, quando non riesce a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani. Questo tipo di molestatore è generalmente meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione della stessa vittima, ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando persona da molestare.
4) Esiste poi “il respinto”, un persecutore che diventa tale in reazione ad un rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l’abbandono. Spesso oscilla tra i due desideri, manifestando comportamenti estremamente duraturi nel tempo che non si lasciano intimorire dalle reazioni negative manifestate dalla vittima: la persecuzione infatti rappresenta comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita totale, percepita come intollerabile. Nella psicologia di questo tipo di “inseguitore assillante” gioca un ruolo cruciale il modello di attaccamento sviluppato che è una delle forme di tipo insicuro, in grado di scatenare angosce legate all’abbandono che creano una tendenza interiore, più o meno consapevole, a considerare l’assenza dell’altro come una minaccia di annientamento e di annullamento del Sé.
5) Infine, è stata descritta una categoria di stalker definita “il predatore” e costituita da un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con una vittima che può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura, infatti, eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto. Questo genere di stalking può colpire anche bambini e può essere agito anche da persone con disturbi nella sfera sessuale, quali pedofili o feticisti.

Solitamente, nella stragrande maggioranza dei casi, il meccanismo è lo stesso delle violenze di genere, pertanto di solito lo stalker è un uomo, e la vittima è una donna.
Trovarsi nel caso opposto, che è raro, essere cioè uomo-vittima, inseguito da una stalker-donna, è deprimente. Se si cerca di raccontarlo, non si viene creduti. Gli altri perdono fiducia nella vittima, poichè a livello sociale si percepisce che in qualche modo l'uomo in quanto tale debba aver dato dei segnali positivi, che hanno magari fatto scattare i meccanismi nella stalker. La mia stalker apperteneva contemporaneamente alle categorie 1) 2) e 4). Impossibile liberarsene, se non per tempi inferiori alle 48 ore. Poi tornava all'attacco. Tornava ad essere presente.
E l'incubo ricominciava. Iniziavo a stare male anche fisicamente, con palpitazioni cardiache, mal di testa, nervi sempre tesi.


La vittima e il legame con il suo Stalker
Molte persone che subiscono molestie assillanti sono donne di un’età frequentemente compresa tra i 18 e i 24 anni. Tuttavia, alcuni tipi di persecuzioni, quali ad esempio quelle legate al risentimento o alla paura di perdere la relazione che nasce dall’essere respinti, sono rivolte principalmente a donne tra i 35 e i 44 anni. In alcuni casi invece (come quello che stiamo testimoniando), le vittime sono uomini tra i 36 e i 45 anni. In ogni caso, oltre l'80% dei casi di stalking vede le donne come vittime.
Alcuni studi sul fenomeno in esame hanno mostrato dei risultati interessanti che servono a riflettere ulteriormente sulle caratteristiche delle vittime di stalking e sull’importanza della relazione che, spesso solo nella mente dello stalker, si instaura con tutta la capacità di influenza che può esercitare una relazione reale. A questo proposito si è riscontrato che esiste una “categoria sociale a rischio di stalking” rappresentata da tutti gli appartenenti alle cosiddette “professioni d’aiuto”, vale a dire i medici, gli psicologi, gli infermieri e ogni altra sorta di “helper”. Spesso le vittime sono anche amici dello stalker, che in passato gli hanno dato una mano a superare momenti difficili. Generando situazioni di "dipendenza" che possono poi ri-palesarsi dopo anni.

Ho provato a dire che non doveva più contattarmi in alcun modo. Ma mi sono accorto molto presto che traeva piacere da questo, e continuava a fare pressione.
Non c'è niente di peggio del finire in cura da uno bravo perchè si subiscono queste autentiche violenze psicologiche. Ma era tutto inutile, la stalker non si toglieva dai piedi. Inutile chiedere aiuto: la risposta che ottenevo era "beh sei un uomo, se lo fa è perchè le hai dato speranze, ti sei mostrato disponibile. Ci sei stato."
Finchè un giorno, il bisogno di riprendere in mano la mia vita mi fece commettere un grave errore, ma la situazione era davvero disperata. L'errore fu dirle "palesati, fatti vedere, incontrami, così lo vedi da vicino che non ci può essere nessuna relazione tra noi, tanto che sono freddo e distaccato". No, non funziona così, non c'è alcun bisogno di essere freddi e distaccati. Provate a pensare a quale meravigliosa gratificazione è per uno stalker, sentirsi dire dalla vittima "incontriamoci". Ma io avevo bisogno di risolvere la situazione e uscire dall'incubo. Ad ogni costo. Non volevo più essere vittima. Ma il problema è che prima di tutto bisogna acquisire la consapevolezza di essere vittima
.

Tecniche di comportamento Antistalking
Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è possibile generalizzare facilmente delle modalità comportamentali di difesa che devono essere adattate alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori. Esistono tuttavia alcune regole utili:

1) Innanzitutto, inutile negare il problema. Spesso, dal momento che nessuno vuole considerarsi una “vittima”, si tende a evitare di riconoscersi in pericolo, finendo per sottovalutare il rischio e aiutando così lo stalker, come successo al nostro testimone diretto. Il primo passo è allora sempre quello di riconoscere il problema e di adottare delle precauzioni maggiori rispetto a quelle adottate dalle persone che non hanno questo problema. Occorre informarsi sull’argomento e comprendere i rischi reali, seguendo dei comportamenti volti a scoraggiare, quando è possibile, gli atti di molestia assillante.
2) Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, come nel caso del nostro testimone, è necessario essere fermi nel “dire di no” una sola volta e in modo chiaro. Altri sforzi di convincere il proprio persecutore, comprese improvvisate interpretazioni psicologiche che lo/la additano come bisognoso di aiuto e di cure, saranno lette come reazioni ai suoi comportamenti e quindi rappresenteranno dei rinforzi, in quanto attenzioni. Anche una telefonata di rabbia o una risposta negativa ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking.
3) Se le molestie sono telefoniche, non cambiare numero. Anche in questo caso, le frustrazioni aumenterebbero la motivazione allo stalking. È meglio cercare di ottenere una seconda linea, lasciando che la vecchia linea diventi quella su cui il molestatore può continuare a telefonare, magari mentre azzerate la suoneria e rispondete gradualmente sempre meno.
4) Per produrre prove della molestia alla polizia, non lasciarsi prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti.
5) È utile mantenere sempre a portata di mano un cellulare in più per chiamare in caso di emergenza.

Chi mi stava attorno, e vicino, assisteva a tutta l'ossessione continua. E paradossalmente stava male, male quanto me. Anche perchè non aveva più completa fiducia in me, visto che partiva dal presupposto che io avessi incoraggiato - o quanto meno permesso - tale comportamento.
Io stavo psicologicamente male, anche lei. stavamo tutti male. Sono stati mesi di cui difficilmente perderò il ricordo. Ancora oggi, mentre dormo, sogno il trillo del telefono. Ancora oggi, mi aumenta il battito cardiaco quando apro la posta.


Le conseguenze dello Stalking
Molto spesso, soprattutto a causa di norme giuridiche che limitano gli interventi di prevenzione alle sole situazioni di emergenza, i comportamenti di stalking possono essere protratti a lungo con conseguenze psicologiche negative principalmente per la vittima, ma anche per chi agisce e, talvolta, per chi lo osserva.
La vittima, per quanto possa essere breve il periodo in cui viene perseguitata, rischia di conservare a lungo delle vere e proprie ferite. Le conseguenze dello stalking infatti, per chi lo subisce, sono spesso diverse e si trascinano per molto tempo. In base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate possono determinarsi stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, ma anche flashback e veri e propri quadri di Disturbo Post Traumatico da Stress.

Il pubblico degli episodi di stalking può essere il ristretto pubblico familiare o il/la partner della vittima che, identificandosi empaticamente alla vittima, può sviluppare preoccupazioni per la persona cara o forme vicarie di paura ed ansia. In certi casi, come quello del nostro testimone, lo stalker può ottenere di distruggere la relazione sentimentale della vittima con il proprio partner.

Mi braccava. Mi braccava come una preda, per ridurmi all’angolo, rubarmi la vita. E riuscendo anche ad isolarmi. Si dice che spesso la vittima, soprattutto se donna, si vergogna di parlarne, sentendosi in colpa per la situazione e pensando di averla in qualche modo causata. Tranquilli, vale anche per gli uomini. E' esattemente la stessa situazione. Con l'aggravante che quando è l'uomo ad essere vittima di una violenza di genere, ha meno strumenti. A chi va a raccontarla? Se si ribella, e la stalker per vendetta dice che è lui che l'ha stuprata, tutti crederebbero alla donna. Forte di questo, la stalker sa profferire minacce. Minaccia di parlare con la famiglia, minaccia di parlare con la partner della vittima. Tutto questo mette in una situazione soffocante, che fa anche desiderare di morire.
Quando la stalker è una donna, può essere una ex respinta o una innamorata non ricambiata.
Anche se è più difficile che in questo caso si arrivi alla violenza fisica, ci possono essere però tutte le altre molestie: telefonate spesso mute, messaggi, finte telefonate di “telemarketing”, e-mail apparentemente innocue sotto falso nome, strane telefonate, lettere a lui, lettere anonime alle nuove fidanzate, foto porno in mailbox etc etc.
Una ragazza (niente affatto psicolabile!) che le ha provate tutte per mettersi con me, non rassegnandosi. Purtroppo non c’è nulla da fare, nessuna denuncia possibile, un fastidio enorme (e non so ancora se è finito).
Per non parlare poi del grave dolore che si riceve se ci si sfoga con un amico o con un collega di lavoro (uomo), che nella maggior parte dei casi risponderà: "scopatela, no? vedi che poi le passa".
Ma ve lo ricordate il film “Attrazione fatale”?


Per approfondire:
Osservatorio Nazionale Stalking

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 09:21 | link | fate pure commenti (10) |
documenti, stress, provocazioni, ricerche

giovedì, 24 aprile 2008
.: Domani non ci sono, quindi ne parlo oggi. In ricordo di Anty, alla vigilia del 25 aprile :.

In Italia, l’ultimo inverno di guerra è terribile.
Gli Alleati sono bloccati sulla Linea Gotica, che taglia la penisola da est ad ovest all’altezza della Toscana, mentre le atrocità dei nazisti ai danni della popolazione civile si moltiplicano.
Solo all’inizio della primavera il generale Alexander lancia l’offensiva finale: il 21 aprile gli anglo-americani entrano a Bologna e si aprono definitivamente la strada verso la valle del Po.
Le bande partigiane, contemporaneamente, attaccano le città ancora occupate, dove la popolazione civile insorge contro i nazisti e i fascisti. Entro il 25 aprile i centri maggiori (Milano, Bologna, Genova, Venezia) vengono liberati, alcuni giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate.
 


 

 
 
Comunicato del Comitato di Liberazione Nazionale - 21 aprile 1945

Ai Cln, ai comitati di agitazione, ali operai, ai tecnici, agli impiegati: Direttive per l'insurrezione nazionale, n. 1, 21 aprile 1945
 
Ad integrazione dei compiti militari previsti per le formazioni del Corpo volontari della libertà, il pieno successo dell'insurrezione nazionale che deve liberare le nostre terre dall'oppressione e dal saccheggio nazifascista richiede l'attiva e cosciente partecipazione di tutte le popolazioni delle città e delle campagne. Dei compiti di una particolare importanza spettano in questo campo alla massa degli operai, dei tecnici, degli impiegati, concentrati nei maggiori stabilimenti industriali. Perché tali compiti possano essere assolti con la massima efficienza, è necessario che tutti si attengano alle presenti direttive del Comitato di liberazione nazionale, ed a quelle che verranno successivamente impartite.
Alla proclamazione dello sciopero insurrezionale, gli operai, gli impiegati, i tecnici, i lavoratori tutti dovranno portarsi tutti, ognuno al proprio stabilimento, alla propria officina, al proprio cantiere o ufficio.
Gli stabilimenti rappresentano il centro di mobilitazione e la fortezza dell'insurrezione nazionale. E' dalle fabbriche, dai cantieri, dalle officine che le squadre dei lavoratori, dei patrioti partiranno per dare man forte ai Gap, alle Sap, ai partigiani per ingrossare le file dei combattenti, per occupare i punti più importanti della città, per scacciare dai loro nidi di resistenza i nazifascisti.
Per leggerlo integralmente: Anpi Roma
 
Ed ora, le cose serie.
 
Per questo 25 aprile, vorrei raccontare brevemente qualcosa di una persona di cui non si sa quasi nulla. Una persona alla quale non sono intitolate strade, non sta nei libri di storia, ma che ha dato un contributo fortissimo alla Resistenza. Oggi vorrei raccontare, anche se mi fa male e mi fa venire le lacrime, brevemente di
 
Irma Marchiani Detta "Paggetto", detta anche "Anty"
 
Irma-Paggetto era una casalinga, ma anche una pittrice. Nata a Firenze il 6 febbraio 1911. Di estrazione e cultura antifascista e libertaria.
Nei primi mesi del 1944 è informatrice e staffetta di gruppi partigiani formatisi sull'Appennino modenese. Nella primavera dello stesso anno entra a far parte del Battaglione "Matteotti", Brigata "Roveda", Divisione "Modena", all'interno di questa formazione partigiana, partecipa ai combattimenti di Montefiorino.
Nei giorni seguenti, succede qualcosa di spiacevole.
 
Un partigiano della sua divisione, un ragazzo appena diciottenne, viene ferito gravemente. Irma, assumendosi un grave rischio, tenta di farlo ricoverare in ospedale. Ma l'ospedale è pieno di italiani che collaborano con i tedeschi... Viene riconosciuta e denunciata al drappello delle SS più vicino, viene catturata. Viva la delazione.
Le truppe di occupazione nazista la traducono immediatamente nel campo di concentramento di Corticelli (Bologna), dove viene seviziata, stuprata, condannata a morte senza processo, poi la condanna viene trasformata in un'altrettanto dura deportazione in Germania.
Ma forse i tedeschi non avevano fatto i conti con lo spirito combattivo di Anty.
Così, la partigiana 33enne durante una notte senza luna riesce a fuggire dal campo di concentramento :)
Dopo la fuga, ricercata un po' da tutti, rientra nella sua formazione partigiana, di cui è nominata dapprima commissario, poi ne diviene il vice-comandante. E' stata la prima donna ad avere un compito di comando in una brigata partigiana. Il suo ruolo era contemporaneamente di infermiera, propagandista e combattente. Irma è fra i protagonisti di numerose azioni nel Modenese, fra cui quelle di Monte Penna, Bertoceli e Benedello.
 
L'autunno 1944 vede i tedeschi in ritirata attestarsi fortemente nel modenese, immediatamente al di sopra della linea gotica. La Divisione Modena effettua varie azioni di guerriglia ma l'11 novembre 1944, mentre con la formazione ridotta senza munizioni tenta di attraversare le linee, viene di nuovo catturata, assieme ad una staffetta che si chiamava Gaetano Ruggeri, da una pattuglia tedesca in perlustrazione.
Viene condotta a Rocca Cometa, dove viene riconosciuta. Viene trasferia a Pavullo nel Frignano.
Viene processata il 26 novembre I944, a Pavullo, da ufficiali tedeschi del Comando di Bologna, senza alcun diritto alla difesa. Infatti non è un processo lungo. Il processo inizia alle 15.00, e termina alle 16.30. Le viene concesso solo di scrivere una lettera e di fumare una sigaretta, poi viene fucilata alle ore 17, da un plotone tedesco, nei pressi delle carceri di Pavullo, con Renzo Costi, Domenico Guidani e Gaetano Ruggeri.
Oggi è Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.
 
Di lei, ho trovato una lettera, indirizzata al fratello, che da bene l'idea della tempra della persona.
 


Sestola, da la "Casa del Tiglio", 1° agosto 1944
 
Carissimo Piero, mio adorato fratello, la decisione che oggi prendo, ma da tempo cullata, mi detta che io debba scriverti queste righe. Sono certa mi comprenderai perché tu sai benissimo di che volontà io sono, faccio, cioè seguo il mio pensiero, l'ideale che pur un giorno nostro nonno ha sentito, faccio già parte di una Formazione, e ti dirò che il mio comandante ha molta stima e fiducia in me. Spero di essere utile, spero di non deludere i miei superiori. Non ti meraviglia questa mia decisione, vero?
 
Sono certa sarebbe pure la tua, se troppe cose non ti assillassero. Bene, basta uno della famiglia e questa sono io. Quando un giorno ricevetti la risposta a una lettera di Pally che l'invitavo qui, fra l'altro mi rispose "che diritto ho io di sottrarmi al pericolo comune?" E' vero, ma io non stavo qui per star calma, ma perché questo paesino piace al mio spirito, al mio cuore. Ora però tutto è triste, gli avvenimenti in corso coprono anche le cose più belle di un velo triste. Nel mio cuore si è fatta l'idea (purtroppo non da troppi sentita) che tutti più o meno è doveroso dare il suo contributo. Questo richiamo è così forte che lo sento tanto profondamente, che dopo aver messo a posto tutte le mie cose parto contenta. "Hai nello sguardo qualcosa che mi dice che saprai comandare", mi ha detto il comandante, "la tua mente dà il massimo affidamento; donne non mi sarei mai sognato di assumere, ma tu sì". Eppure mi aveva veduto solo due volte.
 
Saprò fare il mio dovere, se Iddio mi lascierà il dono della vita sarò felice, se diversamente non piangere e non piangete per me.
 
Ti chiedo una cosa sola: non pensarmi come una sorellina cattiva. Sono una creatura d'azione, il mio spirito ha bisogno di spaziare, ma sono tutti ideali alti e belli. Tu sai benissimo, caro fratello, certo sotto la mia espressione calma, quieta forse, si cela un'anima desiderosa di raggiungere qualche cosa, l'immobilità non è fatta per me, se i lunghi anni trascorsi mi immobilizzarono il fisico, ma la volontà non si è mai assopita. Dio ha voluto che fossi più che mai pronta oggi. Pensami, caro Piero, e benedicimi. Ora vi so tutti in pericolo e del resto è un po' dappertutto. Dunque ti saluto e ti bacio tanto tanto e ti abbraccio forte.
 
Tua sorella Paggetto
 
Ringrazia e saluta Gina.
 


Quando il 26 novembre viene condannata alla fucilazione immediata, le viene dato il tempo di scrivere solo poche righe.
Irma le indirizza a sua sorella.
 


Carcere di Pavullo, 26.11.1944
 
Mia adorata Pally, sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti dico a te saluta e bacia tutti quelli che mi ricorderanno.
Credimi non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto, ora sono qui... fra poco non sarò più, muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinché la libertà trionfasse.
 
Baci e baci dal tuo e vostro Paggetto
 
Vorrei essere seppellita a Sestola.
 


Una scheda che la riguarda sta sul sito dell' ANPI.
 
L'originale della lettera scritta prima della fucilazione è questa:

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mercoledì, 23 aprile 2008
.: 4° Rapporto mobilità in Italia :.

Lo studio realizzato da ISFoRT (Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti) con la collaborazione di AsSTra (Associazione delle Società esercenti il Trasporto pubblico locale) è suddiviso in 4 parti.
Nella prima sezione, il rapporto mostra che nel 2006 il trasporto motorizzato è ancora incrementato e che l'auto privata è prediletta dall'82,8% dei cittadini.
In contemporanea è diminuito il numero di chi usa i trasporti pubblici: meno 0,6% nel corso del 2006.
Aumenta, inoltre in modo costante chi percorre un tratto di strada inferiore ai 10 km e usa in ogni caso l'auto, causando un aumento di traffico e inquinamento probabilmente riducibile.
In generale, il trasporto urbano nelle grandi aree ha registrato un incremento dell'utilizzo dei mezzi pubblici, mentre nei centri più piccoli il trasporto pubblico copre solo il 3,4% del settore.
La situazione è probabilmente il risultato della scarsa capillarità del servizio. Il fattore accessibilità e il tempo impiegato sono percepiti dai cittadini come non ancora adeguati alle necessità reali della popolazione.
Un elemento importante è costituito dalla diffusione della mobilità ciclo-pedonale che permette di ridurre l'impatto ambientale del settore dei trasporti e la congestione, benefici percepiti dai cittadini e manifestatisi con un aumento degli spostamenti a piedi ed in bicicletta corrispondente al 33,9% del totale.
Nonostante questi miglioramenti e cambiamenti parziali di cultura, il parco veicolare in Italia si è accresciuto con 34,6 milioni di auto e 5 milioni di moto e motorini. Il numero di passeggeri trasportati su mezzi privati è dunque cresciuto, ma la maggioranza dei cittadini coinvolti nell'indagine vorrebbe diminuire l'uso dell'auto e aumentare l'utilizzo dei mezzi pubblici.
 
In pratica, tanti buoni propositi ma, come si dice a Napoli, stiamo ancora inguaiati.
 
Per approfondire: Isfort.it
 
Lettura consigliata del giorno:
Maredidirac - "Edward Norton Lorenz" (una commemorazione appassionata del fisico scomparso di recente).
 
Ora prendiamo un bel caffè, e poi si ragiona... :)

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mercoledì, 09 gennaio 2008
.: Effetti climato-magnetici :.

Nel 2002 nasce l'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima (ISAC), dall'accorpamento, previsto nelle norme di riordino generale del CNR, di 4 entità precedentemente esistenti. L'ISAC ha un organico di circa 130 ricercatori e tecnici che afferiscono a 4 "Aree Tematiche" e una "Struttura Tecnica di Servizio", le cui attività riguardano la meteorologia dinamica, il clima e le sue variazioni, le osservazioni della Terra e i processi atmosferici.
In particolare quest'ultima sezione comprende settori di forte interesse per le problematiche del clima e dell'ambiente quali la chimica dell'atmosfera, le nubi e le precipitazioni, l'aerobiologia: attività di studio del materiale biologico aerodisperso in atmosfera e negli ambienti confinati, immissione, trasporto e diffusione, interazione con altro materiale particolato.
Viene gestita la rete di campionamento del materiale biologico per i ministeri della Sanità e dell'Ambiente, la conservazione dei beni artistici e culturali.
Per informazioni: isac.cnr.it
 
Ancora Campania
 
Io ne ho parlato abbastanza, per chi non avesse letto, ci sono i link nei post dei giorni scorsi.
Al limite posso suggerire, come approfondimento, questo intervento audio su Radio Onda d'Urto.
Oltre alle cose che scrivo e dico, ci sono un po' di cose interessanti sull'argomento, e che mi permetto di suggerire.
Prima di tutto, la lucida analisi di Domdin, che si affianca bene a quella di Rapace. Poi segnalo con piacere anche lo spunto di riflessione di Fraba.
 
Infine, l'ottimo Gianfalco, da sempre bravissimo vignettista, propone un bel gesto per Napoli, che raccolgo volentieri.

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venerdì, 14 dicembre 2007
.: 15 dicembre 1969 - 15 dicembre 2007 :.

Ed anche stavolta sono 38 anni. La verità oramai si sa, ma la giustizia non c'è stata. E' stata affossata.
Era destino che dopo il post di qualche giorno fa andassimo a finire in una delle pagine più buie della storia del nostro Paese.

Quella sera a Milano era caldo,
ma che caldo che caldo faceva.
Brigadiere apra un pò la finestra
e ad un tratto Pinelli cascò.
 

Per leggerne più seriamente (che io non ho la forza di scriverne, essendo emotivamente coinvolto), consiglio vivamente:
Antiwarsongs.
Spartaus.
Voce "Pinelli" di Wikipedia.
Circolo Ponte della Ghisolfa.
 
Con l'occasione, a 38 anni di non giustizia, faccio un sentito ringraziamento al Sostituto Procuratore milanese Gerardo D'Ambrosio, che seppe insabbiare e archiviare l'inchiesta come mai avvenuto nella storia più nera d'Italia, inventando la geniale dicitura di morte per malore attivo.
Questo insabbiamento della verità, questo asservimento a quei poteri deviati che si sono fatti vivi a Piazza Fontana, come a Piazza Loggia, come sul treno Italicus, gli hanno permesso di far carriera fino ad oggi, fino a rifarsi una faccia pulita (vedi mani pulite), e fino ad arrivare a sedere al parlamento.
Viceversa, tanto di cappello, a Indro Montanelli e Giorgio Bocca, che non cascarono nella trappola, e fin da subito cercarono di far capire, attraverso i loro giornali, quale fosse la verità. Oggi, a quasi 40 anni di distanza, sappiamo che avevano visto giusto.

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mercoledì, 12 dicembre 2007
.: Oggi è 12 dicembre :.

Sono passati 38 anni. Assurdo, per un Paese civile. Infatti anche per questo noi non lo siamo.
Sono 38 anni che se ne parla. 38 anni che non si raggiunge la verità, anzi. Sono 38 anni che la si nasconde. Certo, diciamolo una volta per tutte che quella verità la sappiamo tutti, che non è affatto nascosta. Solo che vorremmo vederla ufficializzata, e non strisciante e diffusa tra la gente, ma sempre tacciata di non essere una verità.
Scriverne ancora, sarebbe altrettanto assurdo, visto che oramai si è detto di tutto e di più, e si rischierebbe anche di scadere nella demagogia. Anche qui se ne è già parlato due anni fa.
 
E allora, per evitare di fare chiacchiere inutili, tipo come e quanto sia cambiata (in peggio) la storia d'Italia, ecc. e cose varie che ho già detto e scritto in mille altre occasioni, io oggi dico solo quel che conta veramente:
 
Giovanni Arnoldi
Giulio China
Ennio Corsini
Pietro Dendena
Carlo Gaiani
Calogero Galatioto
Carlo Garavaglia
Paolo Gerli
Luigi Meloni
Mario Pasi
Carlo Perego
Oreste Sangallo
Angelo Scaglia
Carlo Silva
Attilio Valè

 

Se proprio qualcuno avesse ancora bisogno di approfondire, c'è sempre Wikipedia.
Qualche documento interessante sul dopo-strage, viene riportato da joy_lb.

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venerdì, 16 novembre 2007
.: Europa. Anno di pace 2007 :.

Una premessa importante: non ho alcuna intenzione di fare un post splatter. Ok? Non è il mio stile. Ma sto un po' incazzato: l'apprendere certe notizie mi addolora, e mi fa rabbia.
Mi fanno rabbia le guerre dimenticate. Ma se mi incazzo per le guerre lontane... mi incazzo al triplo quando la guerra dimenticata in questione è nel cuore dell'Europa, cioè in pratica dietro casa.
 
In linea d'aria siamo a poco più di 300 Km da città come Bari e Brindisi, ancora meno rispetto ad una megalopoli come Atene.

No, non è l'Afghanistan, non è l'Iraq. E' l'Europa. Forse per questo non c'è neanche un servizio in nessun TG. Forse è per questo se solo saltuariamente si vede un trafiletto a pagina 16 di qualche quotidiano.
 
Fatto sta, che si è appena conclusa l'operazione Tempesta di Montagna nella regione del Tetovo, nel cuore della Macedonia, le indagini in corso tentano di far luce sulla dinamica dell'accaduto e sulle forze coinvolte nella guerriglia. Molte le contraddizioni della versione ufficiale rilasciata dal Ministero degli Interni macedone, smentita da dichiarazioni discordanti provenienti da differenti fronti.
Tanto per capirci, stiamo parlando di questa zona della Macedonia.
La prima contraddizione rispetto alla versione ufficiale del Governo Macedone giunge dall'Organizzazione della Sicurezza Nazionale Albanese, parte dell'Armata Nazionale Albanese, gruppo paramilitare della resistenza albanese in Macedonia, rilasciando una dichiarazione all'Agenzia di stampa INA.
Il gruppo paramilitare afferma che l'attacco nei confronti della comunità albanese sarebbe da attribuire alle forze serbe e macedoni, probabilmente costituite da mercenari smentendo la versione ufficiale macedone, rilasciata Ministro degli Interni Gordana Jankulovska, secondo il quale la formazione militare della missione era composta da una squadra di etnia mista macedone-albanese.
Questa dichiarazione non rappresenta il solo lato oscuro della vicenda, in quanto vi sono implicazioni molto più delicate, che coinvolgono tutta la situazione della regione kosovara. Che resta una bomba senza sicura, in piena Europa.
 
Che diavolo è successo? E' successo che nelle prime ore del 7 novembre, la cittadina di Brodec, nella regione albanese della Macedonia di Tetovo, è stata protagonista di un combattimento armato tra la polizia macedone e un gruppo armato di etnia albanese.
Qualcosa, ce la racconta senza dubbio la TV Macedone:

Le unità speciali macedoni, appoggiate da elicotteri, si sono scontrate nella regione montana di Shar con degli appartenenti all'ex esercito di Liberazione Nazionale, AKSH. Gli scontri hanno avuto inizio verso l'alba del mercoledì con l'uccisione di Xhavit Morina, ex Comandante dell'Armata Nazionale Albanese, mediante un attacco aereo, per poi agire sul territorio con grossi mezzi blindati di sicurezza che hanno così sparato in direzione dei gruppi armati posizionati nei pressi dei villaggi. Ma uno dei gruppi armati gli ha abbattuto un elicottero.
Per chi è interessato ad approfondire, consiglio questo video dell'emittente di Stato macedone A1.
Il combattimento armato ha causato la distruzione di molte case che sono state avvolte dalle fiamme, mentre sono state danneggiate le linee telefoniche e sono state interrotte le vie comunicazione con il villaggio, chiudendo anche le vie di fuga della popolazione. Secondo le dichiarazioni dei testimoni oculari vi sono stati morti e feriti da entrambe le parti.
Anche se dalle fonti di Stato macedoni giunge la notizia che l'operazione è stata chirurgica e professionale, ci sono molti dubbi documentati dalle immagini.
L'AKSH invece non è d'accordo. Dice che tra gli attaccanti c'erano mercenari stranieri, e insiste sul fatto che ci sia stato un eccesso di violenza gratuita.
Il 13 novembre, l'AKSH diffonde a tale proposito questo video comunicato (ehm... non provate a capire la lingua, non serve :P )

Tanto per cominciare, che ci sia stata violenza gratuita da parte di persone appartenenti o alla polizia macedone o ai mercenari serbi è documentato da un video girato da un'emittente indipendente locale.
Il video non lo metto, non metto neanche il link, perchè contiene scene di violenza fisica che culminano in un omicidio, pertanto si sconsiglia la visione ad un pubblico non adulto e/o debole di stomaco. A me non ha fatto bene vederlo.
 
Probabilmente, la testimonianza più tragica è un'altra. E' contenuta in un video amatoriale, nel quale si vede con quale violenza gli attaccanti si siano accaniti sugli uomini del AKSH.
Attenzione: il video contiene immagini di cadaveri con evidenti ferite da granate sul corpo. Se ne sconsiglia la visione, in generale. Io personalmente sono stato mezz'ora con la nausea.
Per i forti di stomaco, sta qua.
 
Così magari, prima di farci spingere da politica e media a focalizzare solo sulle violenze in medio oriente... può darsi che proviamo a guardare anche quelle del nostro vecchio caro continente.
Da un punto di vista politico, c'è da notare come l'Unione Europea sulle questioni balcaniche sia completamente fratturata. Ma di questo parlammo già due anni fa su questo blog. Poi oggi non ho voglia di parlare di politica. Magari un'altra volta.
Fatto sta che dalla seconda metà degli anni '90, una situazione esplosiva nel Kosovo meridionale, anzichè essere sistemata (non dimentichiamo che nel '99 la NATO aveva intavolato una guerra di aggressione che ha distrutto la biologia dell'Adriatico) si è estesa in Macedonia ed in alcune aree del Montenegro. Se non si chiama fallimento questo...
Seguiranno aggiornamenti, quando ne avrò voglia.

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