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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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...anche tu che leggi hai preso la scarlattina?
Cavolate dalla rete: questa è pesante mi sa....
Carissimo,
abbiamo passato assieme quasi un decennio. Certo, mi hai fatto sborsare
palate di soldi, anche se non li valevi, ma come sai con te ho sempre avuto un rapporto affettuoso. Assieme ci siamo difesi da tentativi di estorsione, abbiamo affrontato ragazzini armati, ed abbiamo attraversato le montagne... e qualche volta sei stato perfino ingiustamente speronato, ma con delicatezza.
Si lo so, magari ce l'hai avuta con me, per quel giorno in cui ti parcheggiai sulle rotaie di una linea ferroviaria, magari avesti paura che potesse passare il treno. Però ammetti, e sono certo che lo fai, che ti ho sempre riparato, ad ogni guasto. Oddio, non proprio sempre sempre... ma almeno per le cose importanti sì.
All'interno del tuo abitacolo ho pensato, riflettuto, baciato, amato, litigato, odiato. Ne abbiamo passate tante, assieme. Siamo perfino rimasti a piedi in autostrada, abbiamo attraversato mille e mille discariche abusive: 1500 e passa chilometri non sempre sull'asfalto, nonostante tu non sia mai stato un fuoristrada, finchè un giorno non stavi per rimetterci ruote, braccetti e semiassi. Analogamente, credo che tu ti sia spaventato quando sei stato violentemente aggredito, in circostanze che ancora oggi sono rimaste poco chiare...
Sì certo, ti ho sempre chiamato mezzo mobile nel senso che sei metà mobile e metà no, nel senso che per metà ti mettevi in moto e partivi, mentre l'altrà metà no, ma fa nulla, sei stato lo stesso il mio compagno di avventure.
Nell'aprile 2008 ti si dava per spacciato, dopo l'ennesima grave defaillance alle porte dell'aeroporto, ma anche in quel caso, sei tornato alla carica. Così come nel maggio 2008, quando fosti violentemente tamponato.
Insomma, assieme abbiamo condiviso un grosso pezzo di vita, e mille avventure e peripezie. Per questo, oggi mi piange il cuore.
Perchè è purtroppo arrivato il giorno della rottamazione.
Mi mancherai, ti ricorderò con nostalgia. E non ti preoccupare: starò attento a fare in modo che tu non vada a finire in una discarica abusiva.
Riposa serenamente.
Io davvero mi diverto, a guardare le stranezze della gente.
Treno. Stazione di partenza. La porta di intercomunicazione tra i due vagoni si apre premendo un pulsante di lato, sul quale c'è scritto enorme "Apertura Porta". Arriva la signora con il trolley attaccato dietro, lungo l'interno del vagone. Fa tutto il corridoio, arriva alla porta, inizia a cercare di aprirla a mano, cerca di forzarla, si sforza. Ad un certo punto mi viene il sospetto che stia per aprire il trolley per tirare fuori un piede di porco. Ovviamente mi guardo bene dal dirle che c'è il pulsante, anche perchè lei per pochi millimetri non ci si è appoggiata sopra. Invece cosa fa? Scende dal treno, per risalirci, sempre con trolley al seguito, alla porta successiva, subito dopo il passaggio di intercomunicazione!
Appena è salita, e la vedevo dall'altro lato del passaggio, ho premuto casualmente il pulsante di apertura.
Scusate se ho riso, ma non potevo resistere.
Se il treno parte tra sette minuti, ho detto sette non capisco perchè lungo il marciapiede la gente corra. Camminando a passo di lumaca, e sapendo quanto è lungo il treno, è facile calcolare che in sette minuti si potrebbe fare su e giù l'intera lunghezza del treno, tipo vasche in piscina, tre volte. Eppure corrono. Ed io trovo ridicolo questo correre inutilmente.
Poi ci sono quelli che lì per lì mi fanno arrabbiare. Ma poi dopo giuro che rido lo stesso.
Se c'è il marciapiede con il tabellone che indica che è il treno giusto, con tanto di orario di partenza, e c'è il treno fermo con le porte aperte, perchè diavolo devi andare sull'altro marciapiede, quello dall'altro lato del treno, dove all'inizio c'è scritto "Marciapiede di servizio. Divieto di accesso", ed il treno da quel lato ha le porte chiuse? Ok, non sei uno che legge i cartelli. Ma siccome lungo il marciapiede c'è una sfilza di cartelli con su scritto: "Salire e scendere dal lato opposto", come fai a non vederli? E fin qui... sono cose che possono capitare, si sa che siamo tutti sotto stress. Ma le cose cambiano quando ti incazzi perchè le porte del treno sono chiuse, e urli e sbraiti, e premi il pulsante di apertura di continuo, e bestemmi perchè la porta non si apre.
Fin qui rido.
Poi mi incazzo anche io quando ti appendi alla porta con tutte le tue forza, dando calci e continuando a premere quel pulsante, fino a chiedere aiuto al primo che passa dentro il treno, bussando forte con la mano sul vetro della porta. E quel fesso dentro il treno che fa? Invece di farsi una grossa risata, o fargli segno che si sale dall'altro lato, prova da dentro ad aprire la porta e, non riuscendoci, tira la leva dell'apertura di emergenza. Forzando, di fatto, la porta.
Qui mi incazzo perchè poi, al momento della partenza, il treno non partirà. Ci sarà da fare la procedura per ripristinare la porta forzata, e quindi si partirà con circa dieci minuti di ritardo, a causa di un coglione (scusate il termine).
Stamattina. Arrivo del treno a Milano centrale. Sono in fila per scendere. Davanti a me c'è un uomo ben vestito sulla cinquantina, davanti alla porta, e con il ditino già pronto sul pulsante, evidentemente non vedeva l'ora di scendere dal treno.
Il treno si ferma, si sente il rumore dello sblocco della porta, e lui con il ditino scivola via dal pulsante "Apertura Porta", lo appoggia deciso sul pulsante "Chiusura Porta", e inizia a premerlo in modo ossessivo-compulsivo che sembra uno psicopatico. Ovviamente la porta non si apre, e lui ovviamente ha gridato: "Che merda! Non funziona un cazzo in queste ferrovie italiane!"
Che fare?
Ho riso a crepapelle. Ho allungato il dito ed ho premuto il pulsante giusto. Si è anche stizzito. :)
Per ora mi fermo qui, ma di casi del genere potrei raccontarne a decine :)
Parto da una mia personalissima opinione.
Guardiamo Milano.
La Torre Velasca fa schifo.
Questa impressione mi fece, quando la vidi per la prima volta, e nulla riesce a farmi cambiare idea.
Che poi, mi domando, come è possibile che una città con quel popo' di Duomo e quel popo' di Castello Sforzesco, debba mettere sulle guide per turisti la Torre Velasca, come se non ci fosse altro? C'è davvero bisogno della Torre Velasca? E non fatemi dire a cosa assomiglia, altrimenti il mio linguaggio sfocerebbe rapidamente nello scurrile e nel pornografico... (tanto la Torre Velasca giusto a quello assomiglia, anche se non lo dico).
Non so, sarebbe come dire, a Roma, che sulle guide si dice alla gente di andare a vedere oltre al Colosseo e San Pietro, qualcosa come Corviale. O il palazzo dell'INPS all'Eur.
Sarebbe come dire, a Napoli, di andare a vedere... non San Martino, non il Maschio Angioino, ma che so... il Jolly Hotel, o peggio ancora il grattacielo Wind, che per ora ha il primato di "grattacielo più alto d'Italia" (come se fosse un bel primato... mah!).
Primato, quello del grattacielo Wind, destinato a durare ancora poco: in vista dell'Expo milanese futura (se non si sbranano tutti i soldi), sono in costruzione grattacieli ancora più alti.
Già. Non si è capito perchè, ma qua in Italia si è diffusa l'idea che lo sviluppo si misuri solo in con l'altezza.
Eh no, per favore, basta con questi soliti doppi sensi da caserma quando scrivo che lo sviluppo si misura solo in altezza!
Intendo dire che si è diffusa l'idea che siamo "più moderni" solo se costruiamo edifici sempre più alti...
Siamo poi sicuri, che lo sviluppo di una società sia proporzionale all'altezza dei suoi edifici? O meglio, siamo sicuri che questo metro di valutazione vada bene per questa Italia delle 100 città e dei 1000 borghi?
Intanto, su e giù per l'Italia fioriscono le opere cosiddette architettoniche, dico "cosiddette" perchè ogni anno che passa mi ricordano sempre di più dei simboli fallici, a suggellare l'estremo maschilismo diffuso nella società della penisola.
E non fatemi parlare di quello che ha combinato il famoso architetto della sinistra milanese a Brescia! Se no, altro che simbolo fallico...
Apprendo dall'edizione nord-est de Il Gazzettino di un nuovo tipo
di delitto passionale.
È accaduto a Cavasso Nuovo, in provinvia di Pordenone, ed il protagonista è un pensionato di 68 anni che passava molte ore al PC. Ma il PC un bel giorno ha iniziato a tradirlo, non nel senso che si faceva usare da altri, ma nel senso che era diventato lento, e con errori nell'esecuzione dei programmi (ovviamente usava windows, ma questo non mi meraviglia). A lungo andare, la lentezza del PC ha esasperato l'uomo.
Così, qualche sera fa, il tragico epilogo, dopo l'ennesima bizza del PC, l'uomo gli ha fatto una vera e propria scenta di gelosia, sperando che la situazione si sbloccasse ma poi, in preda ad uno scatto d'ira, ha tirato fuori dal cassetto la propria pistola calibro 22 regolarmente denunciata ed ha sparato cinque colpi all'indirizzo del PC.
Per approfondire, c'è un trafiletto sul Gazzettino, oppure basta cercare con google.
Restando sempre nel nord-est, per chi fosse interessato a quel che succede in Veneto, mi permetto di suggerire Altrenotizie.
Un signore che è a capo del governo italiano cerca di fare una cosa che
tecnicamente,
come si può leggere in qualunque manuale di scienze politiche, si chiama
dittatura di ritorno, ed un passo fondamentale è l'iniziare a limitare i
poteri
del parlamento, con l'obiettivo di medio termine di abolirlo. Ma i
giornali italiani
scelgono di dare molto risalto ad un particolare, che svia l'attenzione
da questo
problema della dittatura di ritorno.
Scendendo nel dettaglio, si è scelto di
evidenziare che sempre lo stesso personaggio ha dato della "velina" nientemeno che alla
presidente dell'unico
sindacato italiano che ottiene sempre quel che vuole: Confindustria.
E allora, sviare per sviare, contribuiamo anche noi allo sviamento, ma
fecendo un po' d'ordine.
La signora presidente di Confindustria si è incazzata e gli ha risposto. Ed ha fatto
bene. Anche perchè
proprio "velina" non le si addice e non le appartiene. Questo al di là
di come magari
preferisce essere chiamata.
Della presidente di Confindustria, del suo passato, e di come certo suo
passato venga
scritto solo all'estero (qui non si può), abbiamo
già parlato. Ha studiato danza e ballo, anche se poi la carriera non
le è riuscita, e
quindi il papà l'ha messa a dirigere l'azienda di famiglia. Ma vorrei
far notare a chi guida
il governo che, come noto, le veline non solo non sanno ballare, ma non
hanno mai studiato danza e ballo.
Oltretutto, le veline non riescono a far sparire dalla rete certe cose
(cache di google compresa),
come un corso di danza e ballo, cose che invece un anno e mezzo fa erano presenti e visibilissime.
Ora, chiamarla ballerina sarebbe stato più corretto, ma anche
meno sminuente di "velina" (per
fare la ballerina bisogna studiare, per fare la velina no). Non solo,
chiamarla "ballerina" sarebbe
stato un complimento, ed anche un incoraggiamento. Velina è solo
offensivo.
Inviterei dunque d'ora in poi ad etichettarla con maggiore precisione:
ballerina, non velina.
Vale anche per chi presiede il governo. O l'abbiamo frainteso anche
stavolta?
Capita al mattino, tutti i giorni per la precisione, di viaggiare su un
treno affollato. Capita che a volte prima di salire a bordo, al volo, la
mano si spinga a prelevare una copia di uno dei tanti giornaletti
gratuiti che si trovano nelle stazioni. Magari capita di sfogliarli,
e puntualmente succede di mettere le mani nei capelli per qualcosa.
Eccone una.
"E' crollato a terra, mentre attendeva, davanti al Palazzo Ducale
di Urbino, che il suo capogruppo rientrasse con i biglietti della
mostra di Raffaello. Un malore ha ucciso A.I.R., 78 anni, pensionato
in gita con degli amici. Ma mentre i vigili urbani attendevano il
carro funebre, qualcuno dei turisti in fila ha cominciato a scattare
delle foto. Si sono fermati solo dopo la dura reazione di un agente."
Ma dico, anzi penso. Possibile che ci sia bisogno di far
sbraitare un vigile urbano, per capire che si è superato il limite
del buon senso? Da soli non ci si arriva? Poi, fotografare
perchè? A che servono queste foto? A rivederle la sera a casa
e dirsi: "Quanto sono stato bravo"?
No no, io non ci arrivo. Non sono in grado di arrivarci, da solo. Se
magari mi date qualche aiutino, lo gradirò.
Resta una sola consolazione (non sempre, anzi è un caso raro): i
messaggi dei lettori.
Infatti, su E-Polis Milano del 13 maggio, un uomo che si firma
"Mario, libero pensatore", scrive:
"Nasciamo tutti uguali, poi dove ci crescono, così diventiamo. A buon
intenditor poche parole."
Direte voi che non ha scritto nulla di nuovo, o di strano, o di
speciale... E' vero, ma almeno mostra che esiste ancora vita
intelligente sulla Terra. Soprattutto per la sua
ultima frase :)