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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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È di pochi giorni fa la notizia della firma da parte del viceministro della sanità Ferruccio Fazio dell’ordinanza che porterà alla vaccinazione contro l'influenza A, del 40% della popolazione italiana. Inizialmente - dal primo di ottobre - saranno i medici e le persone che lavorano nei servizi "essenziali" a subire il trattamento, poi toccherà alle categorie "a rischio" (malati cronici e bambini con gravi malattie cardio-respiratorie) infine, ai
giovani fino a 27 anni, a partire da Gennaio 2010. Preso atto dei piani del governo, peraltro in linea con quanto succede in altri stati come Francia e Stati Uniti, che hanno già speso più di un miliardo di euro per il vaccino, la domanda che il cittadino comune si pone e che da giorni gira in internet è questa: cosa contiene il vaccino e quali sono le sue controindicazioni?
I componenti classici dei vaccini sono da sempre virus morti o depotenziati, in modo che sollecitino la risposta del nostro sistema immunitario, senza dare pericoli per la salute, ma anche sostanze chimiche e antibiotici. La domanda vera è, quindi, quali sostanze?
Per la prima volta da quando si parla di vaccino per l’H1N1 pare sia possibile sapere qualcosa della sua composizione (ho detto pare).
Nell’ordinanza di vaccinazione del viceministro è contenuta un’informazione passata in sordina, ma decisamente importante: il vaccino che verrà somministrato in Italia conterrà l’immuno-coadiuvante MF59, e non è una buona notizia.
L’MF59, conosciuto anche come squalene, ha lo scopo di aumentare la risposta immunitaria del nostro corpo a seguito della somministrazione del vaccino. In un certo senso si può quindi dire che rende il vaccino più forte, ma questo non è tutto. Perchè ci sono delle controindicazioni.
Lo squalene è una sostanza presente naturalmente nell’organismo umano, soprattutto nel sistema nervoso. Questo fatto non darebbe, in una situazione normale, alcuna ragione al sistema immunitario di aggredirlo. Il problema è che l’iniezione è una via d’ingresso "anormale" dello squalene nel corpo, ed è proprio questo che fa sì che tale sostanza venga improvvisamente considerata estranea dal sistema immunitario e quindi aggredita, ovunque si trovi, nel sangue come nel sistema nervoso, dove però è vitale.
A sostegno di questa affermazione c'è una ricerca condotta alla Tulane Medical School sui veterani della Guerra del Golfo vaccinati contro l’antrace con un vaccino contenente l’immuno-coadiuvante MF59: "...la maggioranza sostanziale (95%) dei pazienti che svilupparono la Sindrome della Guerra del Golfo (Gulf War Syndome) aveva anticorpi verso lo squalene. Tutti (100%) i pazienti GWS immunizzati per il servizio Tempesta del Deserto/Scudo del Deserto che non furono impiegati, ebbero gli stessi segni e sintomi di quelli che lo furono, ovvero anticorpi allo squalene. Per contro, nessuno (0%) dei veterani impiegati nel Golfo Persico senza segni e sintomi della GWS avevano anticorpi allo squalene. Né i pazienti con malattie idiopatiche e autoimmuni, né i controlli sulla salute mostravano un siero riconoscibile di anticorpi allo squalene.”
Ma se queste sono le conseguenze, per quale motivo la Novartis e la Glaxo, le due industrie che producono il vaccino, si prenderebbero un rischio simile? Non sarebbe sufficiente un vaccino che non contiene l’MF59?
In effetti, lo squalene aumenta la risposta immunitaria alla vaccinazione e questo ha come primaria conseguenza il fatto che ogni dose da somministrare necessiti di una quantità inferiore del vaccino stesso, con un conseguente aumento delle dosi a parità di vaccino disponibile. Ma allora viene il dubbio che l'uso dell'MF59 non è altro che la risposta delle due industrie alle necessità del mercato....
Che mercato? Semplice: milioni di persone che hanno paura dell’influenza che qualcuno ha etichettato come la "più mortale della storia", e chiede a gran voce un vaccino. Per fare i vaccini ci vogliono anni: bisogna isolare il virus, studiarlo, riprodurlo in laboratorio, mutarlo per ottenere la versione depotenziata, produrre il prototipo di vaccino, testarlo (ed i test anche durano anni, tra animali e uomo)...
La Novartis invece lo ha prodotto in 4 mesi, non ha avuto il tempo di testarlo adeguatamente, non c'è il tempo e poi è costoso farlo, e a questo aggiunge lo squalene, che lo rende più potente e permette di venderne una quantità di dosi che risponde alle richieste.
Pazienza se poi gli anticorpi in più che produrremo aggrediranno anche lo squalene naturale contenuto nei nostri nervi. Peccato che le conseguenze biologiche non siano state ancora valutate a fondo.
Domanda banale, fatta da persona banale (cioè io): non sarebbe sufficiente un vaccino che non contiene l’MF59?
Eh... il problema è che tutti voglio questo vaccino, per farlo in grandi quantità...
Perchè lo si fa? Per il mercato. Peccato che sia un mercato fittizio, creato dai media amplificando paure e gridando all’untore. Un mercato che varrà qualche miliardo di dollari per le case farmaceutiche e che darà margini ancora maggiori con l’MF59, una sostanza che per le "qualità" sopra
descritte non è stata approvata dalla Food and Drug Amministration americana e che quindi non sarà presente nella versione americana del vaccino.
In Europa sì. In Italia sì.
I sintomi delle persona che hanno sviluppato anticorpi contro lo squalene includono: artrite, fibromialgia, adenopatia, irritazioni cutanee fotosensitive, fatica cronica, emicranie croniche, perdita abnorme di peli, lesioni cutanee non guaribili, ulcere da afte, vertigini, debolezza, perdita di memoria. In casi più gravi e più rari (rati vuol dire fino a 5 casi ogni 100.000) può causare: attacchi epilettici, cambi di umore, probelmi neuropsichiatrici, effetti antitiroidei, anemia, alto tasso di sedimentazione degli eritrociti, lupus eritematoso sistemico, sclerosi multipla, fenomeno di Raynaud, sindrome di Sjorgren, diarrea cronica ed altro. Questo secondo una ricerca effettuata (ahimè) oltre 10 anni fa dal ministero della Sanità australiano.
Certo qualcuno potrebbe pensare che questo è allarmismo alla rovescia. Probabile. Plausibile. Fatto sta che anche sull'influenza stessa è innegabile che sia stato fatto dell'allarmismo. Io, da parte mia, preferisco non concentrarmi su nessuno dei due allarmismi. Perchè non mi interessano. Preferisco pensare ad un dato scientifico noto: i tempi.
I tempi: non si confeziona un vaccino in quattro mesi e soprattutto non lo si testa e controlla in sole due settimane. È pericoloso o quanto meno insicuro dichiarare il contrario.
Ad ogni modo, l’influenza A sembra avere un tasso di contagio e mortalità inferiore a quello di una normale influenza: solo in Italia nel 2008-2009 la temutissima "australiana" ha contagiato più di 2.000.000 di persone, mentre fino ad oggi la “suina” conta nell’intera Europa non più di 50.000 casi.
Quindi la domanda finale è: perché vaccinarsi? Il gioco vale la candela?
Per governi e case farmaceutiche pare di sì, per me no. Per voi, beh pensateci da voi.
Per approfondire:
Francesco Amato
Meryl Nass
Se domani la NATO dovesse fare un'esercitazione militare congiunta a Capo Teulada, sicuramente non ce ne meraviglieremmo. Magari molti di noi sarebbero contrari, ci sarebbe qualche manifestazione pacifista e antimilitarista, ma la cosa non può meravigliarci di certo: l'Italia è un Paese membro della NATO, tra l'altro membro fondatore. Stessa cosa vale se l'esercitazione si tenesse sulle scogliere di Dover, o in Florida.
Eppure, quest'anno, per la prima volta nella sua storia, la NATO terrà le proprie esercitazioni militari in un Paese che non fa parte dell'Alleanza. Non solo, sarà nel territorio di un'amministrazione locale di un Paese composto in prevalenza da popolazione omogenea a quella del Paese in cui, per la prima volta, la NATO, in barba al suo stesso statuto che ne prevede la natura difensiva, ha portato una guerra di aggressione.
Infatti, non solo l'esercitazione del 2009 si terrà in Bosnia Erzegovina (dal 4 al 17 settembre prossimo), ma in particolare le manovre si svolgeranno sul monte Kozara, vicino a Banja Luka, centro amministrativo della Repubblica Srpska, la comunità amministrativa dei serbi bosniaci. Alle esercitazioni parteciperanno più di cinquecento militari di sedici paesi NATO.
Con l'avvicinarsi dell’inizio delle manovre, chiamate Joint Endeavor 2009, in Bosnia Erzegovina si moltiplicano le polemiche, fioriscono le teorie di complotto, si discute sui giornali e in TV se le manovre saranno positive o negative per lo Stato e la situazione politico-economica.
Ovviamente, la maggior parte dei serbo-bosniaci sono contrari alle manovre. L’Alleanza Atlantica è vista ancora come un nemico, quello che durante la guerra, dopo la firma di un trattato che ne prevedeva la neutralità, ha bombardato le posizioni dei serbi, favorendo i loro avversari, ma soprattutto la NATO è vista come quella che nel 1999, per tre mesi, durante la crisi in Kosovo, ha bombardato la "madre Serbia".
Fa nulla se quella "madre Serbia", quasi quattro anni prima, aveva deciso di chiudere le frontiere con la Repubblica Srpska, e di isolarla per tentare di far smettere una volta per tutte la guerra in Bosnia. Fa nulla perchè si sa, la gente ha poca memoria, oppure non studia. Lì, in Repubblica Srpska. Figuriamoci da noi.
Resta senza dubbio un delicato problema di natura diplomatica, ovviamente taciuto e aggirato, ma soprattutto geopolitica: perchè diavolo proprio nei Balcani?
I politici, i media e vari analisti in Republica Srpska e nella vicina Serbia sostengono che le manovre hanno un obiettivo nascosto: la NATO vuole impadronirsi dei sistemi di sicurezza della Repubblica (molto plausibile secondo la valutazione di chi scrive) e localizzare i depositi di armi (altrettanto plausibile). Alcuni sostengono che il tutto è una messa in scena per facilitare la cattura e destituzione dell'attuale premier della Repubblica, Milorad Dodik (molto poco plausibile, e praticamente sconfina nella fantapolitica, che nei Balcani va ancora oggi di moda).
Questo a livello politico. E a livello popolare?
I bosgnacchi e i croati bosniaci sono più favorevoli o perlomeno non sono contrari alle manovre. Forse dire "favorevole" è esagerato, diciamo
che si astengono. Fa eccezione la vecchia generazione, quella cresciuta quando la Yugoslavia era un paese leader del movimento dei paesi non
allineati. Loro guardano alle esercitazioni della NATO con notevole scetticismo. Per decenni, infatti, la ex Yugoslavia si era preparata e
armata per difendersi da un eventuale attacco sia della NATO che del Patto di Varsavia. A dire il vero più per difendersi dal Patto di
Varsavia, ma anche questo la gente con scarsa memoria l'ha dimenticato, o non l'ha studiato. Ed oggi, soprattutto qui da noi in Italia, si crede
ancora che la Yugoslavia sia stata un Paese del blocco sovietico, ignorando che la missilistica di Belgrado era puntata verso Mosca, che il governo riceveva finanziamenti occidentali, che Stalin ha provato almeno 4 volte a far assassinare Tito, che in caso di terza guerra mondiale di tipo convenzionale il piano di offensiva della NATO era di penetrare in Ungheria proprio attraverso la Yugoslavia, e c'era il consenso del governo di Belgrado.
Ma tutto questo appartiene al passato. Veniamo al presente.
Perchè dietro la manovra NATO (ed i fattori geopolitici dietro le quinte sono ben noti....), a livello locale è sorto un bel dibattito (con molta
partecipazione dei cittadini, quindi non solo a livello dei partiti politici) che che riguarda il futuro del Paese.
Da una parte ci sono quelli che tifano per la piena adesione della Bosnia Erzegovina all'Alleanza Atlantica e all'Unione Europea. Ci credono, e sperano che l’integrazione nella NATO e nell'UE salverà la Bosnia Erzegovina in quanto Paese unito.
Senza che ci giriamo attorno, è un qualcosa di estremamente prematuro. Chi ci crede lo fa per fede politica, ed evidentemente non tanto per realismo...
Chi conosce appena un po' quei territori sa benissimo quanto non si tratti di un Paese unito, anzi... E' palpabile quanto il rischio di
disgregazione sia attuale. Probabilmente, per l'idea che mi sono fatto da 15 anni a questa parte, la via migliore sarebbe l'integrazione
nell'Unione Europea, e personalmente sono convinto che sia la cosa migliore ma a patto che ci entri anche la Serbia (che è Europa a pieno titolo, storicamente, culturalmente e tutto il resto, e solo per motivi politici ne viene tenuta fuori). Qualcuno potrebbe obiettare: è la Croazia? Vale lo stesso
discorso fatto per la Serbia: la Slovenia ha posto il veto a Bruxelles, non la vuole in Europa. Il perchè l'ho raccontato già in un recente post.
L'idea di entrare in UE è sostenuta da una parte dei croati bosniaci e in misura maggiore dai bosgnacchi, nonostante qui da noi in Italia si sia raccontata spesso la balla disinformante che i bosgnacchi non vogliono entrare in Europa (fu una balla targata Lega Nord, se non sbaglio Calderoli, ma la memoria potrebbe ingannarmi, e se qualcuno proprio vuol saperlo c'è google).
Comunque, secondo un recente sondaggio, una percentuale altissima di bosgnacchi (tra il 60 e l'80%) sono favorevoli all'integrazione europea.
Qui viene un po' da pensare. E da riflettere. Perchè durante la guerra i bosgnacchi sono stati vittime (15 anni fa) sia del nazionalismo serbo (Sarajevo, Tuzla) che di quello croato (Mostar). E nonostante questo insistono sull'idea di una Bosnia Erzegovina unita, con serbi, croati, e bosgnacchi, senza fratture. Noi invece non abbiamo ancora sanato le nostre fratture interne dei tempi della Resistenza (64 anni fa), e non abbiamo risolto quelle comparse con l'Unità d'Italia (148 anni fa). Notevole, no?
Ovviamente non è tutto oro quel che luccica... quindi c'è da considerare che non per tutti quei "favorevoli" ci sia alla base la pacificazione nazionale, il perdono, la volontà di unità del Paese... Per loro l’alternativa è una divisione del Paese stesso, che gli lascerebbe una piccola area, chiusa,
attorno a Sarajevo, circondata ed esposta alle pretese territoriali dei nazionalisti della vicina Serbia e Croazia... Per cui, se tanto mi da tanto...
Invece, in Repubblica Srpska, i serbi bosniaci, a partire dal primo ministro Milorad Dodik, cercano di ostacolare o rimandare l'integrazione europea. Come mai? Beh, sperano davvero che il Paese si fratturi, e che prima o poi riusciranno a unirsi alla Serbia. Non hanno fatto i conti con Boris Tadic, presidente Serbo, che non è che proprio muoia dalla voglia di averli nel proprio Paese e di fare un'unificazione vista di buon occhio solo da una parte del suo elettorato... Soprattutto, Tadic sa benissimo che certe sacche di estremismo di destra (di stampo cetniko, espansionista e isolazionista) presenti in forze in Repubblica Srpska non andrebbero certo ad arricchire l'elettorato dei partiti democratici.
Intanto la posizione politica del governo della Repubblica è fin troppo chiara: in vista prossime esercitazioni in Bosnia Erzegovina, Milorad Dodik ha dichiarato che "nonostante i nostri rapporti storici con la NATO, malgrado l’Alleanza abbia bombardato la Republika Srpska con bombe all’uranio impoverito, non ostacoleremo l’adesione della Bosnia Erzegovina alla NATO."
Diplomazia. Di facciata.
E in tutto questo l'Europa che fa? L'ho già raccontato nel mio vecchio post che ho già citato, che per la cronaca è questo. L'Europa se ne fotte, ed affoga nei suoi stessi litigi interni (la Grecia non vuole che entri la Macedonia, la Slovenia non vuole che entri la Croazia, l'Olanda non vuole tra i
piedi la Serbia... peggio che gli scontri tra tifoserie ai mondiali di calcio...). Ce l'hanno fatto notare anche dagli USA: James Lyon, analista dell'International Crisis Group, ha scritto sull'International Herald Tribune che "l’Europa ha lasciato la Bosnia Erzegovina a se stessa".
Un bel lavarsene le mani. Soprattutto da parte dell'Italia e degli italiani, tranne ovviamente quando si tratta di "importare" giovani donne slave da avviare sotto sfruttamento ad una certa professione... allora sì, che tutti si ricordano dell'importanza economica e... ehm... geopolitica dei Balcani.
Intanto, tra qualche giorno le truppe della NATO inizieranno a manovrare sui monti attorno a Banja Luka. Non in casa loro. Nessuno che abbia fatto notare l'incongruenza. Nessuno che ha fatto notare che manovrare giusto lì alza la tensione nell'intera regione. Nessuno che ha fatto notare che si tratta di una provocazione.
Per chi voglia approfondire gli aspetti legati alla NATO, quelli attuali e non certo quelli storici dei tempi della guerra fredda, anche dal punto di vista del diritto internazionale, oltre che da quello tecnico e - ahimè - economico (spendiamo molto ogni anno....), consiglio il dossier, un po' datato ma consolidato e sempre attuale, presente su Altrenotizie (in PDF).
Tratto da Altrenotizie.org
Pare che sia l'ultima novità, in fatto di controllo degli spazi pubblici. Evidentemente non sono sufficienti i milioni di telecamere posizionate nelle strade di quasi tutte le città del mondo, comprese le nostre. Evidentemente il controllo va esteso, e non basta vedere i volti di coloro che salgono sui treni o prendono l'autobus. L'esperimento pilota, per ora, riguarda la città americana di Baltimora, dove la MTA, Maryland Transportation Administration, la società che gestisce i trasporti pubblici, ha richiesto tutte le autorizzazioni legali per poter installare microfoni atti a captare e registrare tutte le conversazioni di passeggeri e personale sui treni metropolitani e sugli autobus della città.
Se qualcuno si meraviglia, o magari grida subito al mancato rispetto per la privacy, dovrebbe allora notare che già oggi è spiato da continui occhi elettronici, le telecamere CCTV, ad ogni passo che compie. In quanto tempo è stato possibile far accettare all'opinione pubblica di essere spiata in modo invasivo dalle CCTV? Certamente pochissimo: dopo tutto, la gente ha iniziato semplicemente a passeggiare per strada ignorando gli occhi elettronici che spiano. Quindi, si sono detti a Baltimora, perché non dovrebbe essere accettato, dopo un sistema "osserva-tutto", anche un sistema "ascolta-tutto"?
In effetti, a Baltimora non si rileva alcuna particolare reazione negativa da parte della società civile o della stampa. Sui quotidiani locali si legge piuttosto il comunicato ufficiale della MTA che recita: "The MTA is considering installing audio surveillance equipment on its buses and trains to record conversations of passengers and employees, according to a letter sent by the MTA's top official to the state Attorney General's Office."
In proposito, l'Amministratore delegato della società Wiedefeld, ha dichiarato che "la MTA ha già installato da anni impianti CCTV in grado di registrare in video tutto ciò che avviene sui veicoli delle sue flotte ferroviarie e su gomma. Come deterrente all'attività criminale, e per ridurre altre situazioni di rischio a bordo dei veicoli, la direzione dell'agenzia ha considerato di aggiungere anche la registrazione audio, a quella video già in uso".
Ma anche all'interno della stessa MTA le voci non sono concordi. Infatti, la signora Beverly Swaim-Staley, segretaria generale dell'MTA, ha dichiarato lunedì 17 agosto alla stampa che dal suo punto di vista la proposta è da ritirare, anche perché si teme l'opinione legale che potrebbe arrivare dall'avvocatura generale dello Stato del Maryland. Secondo la signora Swaim-Staley, "la questione andrebbe rivista a livello legislativo, prima che la MTA possa avere delle conseguenze di tipo legale da un'iniziativa del genere".
La dichiarazione, quindi, va letta come un "ci piacerebbe tantissimo farlo, ma temiamo che la gente si arrabbi, per cui speriamo che qualcuno prima faccia una bella legge che ci permetta di farlo senza che nessuno possa protestare". Nessuna parola circa le libertà civili che andrebbero eliminate salendo su un autobus o sulla metropolitana di Baltimora.
La questione è venuta alla luce perché è stata riportata dalla testata online Maryland Politics Watch, unica a dare spazio alla vicenda. Come conseguenza, anche le testate su carta di Baltimora hanno dovuto "inseguire" la notizia e riportarla pubblicamente. Il contrasto legale è evidente, così com’é evidente che la mossa, a dire il vero pionieristica, dell'MTA può costituire un utilissimo precedente in tutto il mondo, per tutti quelli che intendono aumentare il controllo sulla società e diminuire le libertà civili. Immaginiamo facilmente anche da noi quanti abbraccerebbero con gioia una simile proposta. Per ora, la MTA si è limitata a chiedere un parere "di legalità" ai dipartimenti del Maryland che si occupano di giustizia, ma la cosa potrebbe eventualmente avere un excalation ed espandersi a livello federale.
Stranamente, non sono molti i critici di questa iniziativa. Tra questi c'è il giornalista Paul Gordon, che ha scritto sul suo piccolo quotidiano on-line: "Altro che Stati Uniti d'America, l'idea di permettere legalmente di registrare le conversazioni su un mezzo pubblico, è una cosa che neanche nella vecchia Unione Sovietica si sarebbe vista". Quel che è certo, è che anche per l'installazione delle telecamere CCTV tutto iniziò così, con qualcuno che chiedeva un parere legale per un "eventuale" uso di questa tecnologia. Sappiamo com’é andata a finire.
Ovviamente non abbiamo a disposizione una sfera di cristallo, per cui non possiamo sapere se tra qualche anno saremo ascoltati perennemente oppure no. In ogni caso, è meglio prepararsi per tempo ed iniziare ad allenarsi a salire sugli autobus e sulle metropolitane, parlare solo di sesso, possibilmente con una discreta dose di turpiloquio, e magari decantare le performance erotiche segrete dei/delle partners degli addetti al controllo dell'audio. Magari veniamo invitati a Villa Certosa.
Scritto da Antonio Mazzeo, tratto da Carta.org.
Il ministro della difesa Ignazio La Russa ha annunciato che la base aeronavale siciliana ospiterà il centro di comando e controllo del nuovo sistema di intelligence elettronica e sorveglianza della Nato. E già fioccano le varianti ai piani regolatori dei comuni dell'area per gli alloggi dei militari.
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Ignazio La Russa ce l’ha fatta. Lo aveva promesso nel giugno 2008: «Faremo di Sigonella una delle più grandi base d’intelligence del mondo». Adesso è certo: la stazione aeronavale in mano all’Us Navy ospiterà il nuovo sistema Ags [Alliance ground system] dell’Alleanza Atlantica per la sorveglianza della superficie terrestre e la raccolta e l’elaborazione d’informazioni strategiche. Il governo italiano ha sbaragliato un’agguerritissima concorrenza: a volere i sofisticati impianti di spionaggio c’erano Germania, Grecia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna e Turchia. Gli investimenti in infrastrutture per oltre un miliardo e 560 milioni di euro facevano gola a tutti. Gli Stati uniti dovevano però ripagare in qualche modo l’incondizionata fedeltà dei governi italiani alle scelte più scellerate di questi ultimi anni [guerre in Afghanistan e Iraq, nuova base militare di Aviano, comandi Africom a Napoli e Vicenza, stazione radar satellitare Muos a Niscemi, interventi in Libano, Darfur, Somalia e adesso Gaza]. Roma dovrà comunque sborsare 150 milioni di euro entro la fine del 2010, anno in cui l’Ags diventerà pienamente operativo. Ma gli affari per i soliti noti del settore costruzioni militari sono assicurati.
L’Alliance ground system si divide in tre componenti: una stazione fissa terrestre ove opera il Centro di commando e controllo; una stazione terrestre che può essere facilmente trasportata su velivoli o navi in caso d’emergenza e/o conflitto; le «Software grounds stations» costituite da sofisticati sistemi computerizzati che permettono di ricevere, decodificare e trasmettere le informazioni raccolte.
Le stazioni terrestri sono state tutte progettate per supportare le operazioni di dispiegamento in tempi rapidissimi, in qualsiasi scacchiere internazionale, di forze terrestri, velivoli aerei, navi, sottomarini, unità missilistiche. L’Ags è dunque lo «strumento chiave per rendere più incisiva la Forza di Risposta della Nato [Nrf]», divenuta operativa nel giugno 2006.
Il sistema consente inoltre di elaborare in tempo reale un quadro strategico e tattico prontamente disponibile ai Centri di comando e controllo sia della Nato che dei Paesi membri, in tempo di pace e di conflitto. «La capacità alleata di sorveglianza terrestre Ags, è un elemento fondamentale per dare alle forze schierate i mezzi per colpire i loro bersagli con grande precisione, proteggendole contemporaneamente dagli attacchi», ha spiegato il relatore Usa John Shimkus alla Sottocommissione per la cooperazione transatlantica dell’Assemblea parlamentare della Nato. «L’Alliance ground system segna un grosso progresso tecnologico per quanto riguarda la cooperazione alleata in materia di difesa. Grazie ad esso, i comandanti disporranno di un’immagine completa, in tempo reale, delle attività sul campo di battaglia man mano che esse si evolvono. Ciò consentirà un’individuazione molto efficace degli obiettivi ed aumenterà la precisione dei tiri in ambienti complessi».
L’elemento cardine del sistema sarà rappresentato da un modernissimo velivolo senza pilota equipaggiato con sistemi radar e sensori in grado di rilevare, seguire ed identificare con grande accuratezza e da grande distanza il movimento di qualsiasi veicolo sul terreno. Lo scorso anno, l’Alleanza Atlantica ha formalizzato la scelta per l’Euro Hawks Uav, una variante specifica dell’Rq-4B Global Hawk acquisito da Us Air force e Us Navy, che offrirebbe «maggiori benefici in termini di supporto logistico, manutenzione ed addestramento».
Le caratteristiche tecniche del Global Hawk erano già invidiabili: con un peso di 13 tonnellate, questo aereo senza pilota può volare a circa 600 chilometri all’ora a quote di oltre 20.000 metri; ed è in grado di monitorare un’area di 103,600 chilometri quadrati grazie ad un potentissimo radar e all’utilizzo di telecamere a bande infrarosse. Le immagini registrate vengono poi trasmesse via satellite ai comandi terrestri. L’autonomia del Global Hawk è di 36 ore con un solo pieno di carburante. La sua rotta è fissata da mappe predeterminate, un po’ come accade con i missili da crociera Cruise, ma da terra gli operatori possono cambiare le missioni in qualsiasi momento.
Il primo prototipo di Euro Hawk diventerà operativo entro il 2009: due colossi del complesso militare industriale, Northrop Grumman ed Eads lo stanno costruendo dopo aver sottoscritto un contratto di 410 milioni di euro. I velivoli senza pilota della Nato destinati a Sigonella dovrebbero essere 6, a cui si aggiungeranno i 4 Rq-4B che l’Us Air force dislocherà in Sicilia quando saranno completati i lavori di realizzazione degli hangar di manutenzione degli aerei. «L’Ags è uno dei più costosi programmi di acquisizione intrapresi dall’Alleanza», dicono a Bruxelles. Per l’intero sistema di rilevazione è infatti prevista una spesa che sfiora i 4 miliardi di euro. A beneficiarsene sarà un consorzio costruito ad hoc da imprese statunitensi ed europee: oltre a Northrop ed Eads ci sono pure General Dynamics, Thales e l’italiana Galileo Avionica, società del gruppo Finmeccanica.
Se era ormai nota da tempo la notizia dell’arrivo a Sigonella di squadriglie di velivoli spia senza pilota, ha destato sorpresa l’accenno del Capo di stato maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini, all’«allestimento a Sigonella del sistema Sigint» [acronimo di Signals Intelligence, nda]. Ha dichiarato Camporini: «Abbiamo scelto questa base dopo un’attenta valutazione e per la sua centralità strategica nel Mediterraneo che le consentirà di concentrare in quella zona le forze d’intelligence italiane, della Nato e internazionali».
A Sigonella saranno dunque centralizzate le attività di raccolta d’informazioni ed analisi di comunicazioni, segnali e strumentazioni straniere, trasformando la Sicilia in un’immensa centrale di spionaggio mondiale. Un «Grande Fratello» Usa e Nato, insomma, ma non solo. I sistemi di Signals Intelligence hanno infatti una funzione determinante per scatenare il «first strike», convenzionale o nucleare che sia. Sono lo strumento chiave di ogni «guerra preventiva». Una delle articolazioni Sigin è la cosiddetta Elint – Electronic Intelligence, che si occupa in particolare d’individuare la posizione di radar, navi, strutture di comando e controllo, sistemi antiaerei e missilistici, con lo scopo di pianificarne la distruzione in caso di conflitto.
Per il funzionamento di aerei senza pilota, Ags e centrali di spionaggio, il ministro della difesa ha preannunciato l’arrivo in Sicilia di «800 uomini della Nato, con le rispettive famiglie». I solerti sindaci dei comuni di Motta Sant’Anastasia [Catania] e Lentini [Siracusa] sono stati premiati. Ben quattro varianti ai piani regolatori approvate negli ultimi anni, consentiranno bibliche colate di cemento su terreni agricoli e aranceti: su di essi prolifereranno residence e villaggi per i militari dell’Alleanza Atlantica.
Senza polemica: auguri, eh...
Mentre qui si fa la fuffa, e quando si parla di parlamento europeo
ci si ferma alla bozza di legge elettorale che si sta per fare in Italia
(per carità, non voglio sminuire l'argomento, che è importantissimo per
il nostro futuro), nell'istituzione centrale dell'UE si fanno cose
serie. Cose che, essendo davvero serie, non le si dice.
Tanto per cominciare, provate a leggere qua su
Chainworkers, e iniziate a rabbrividire.
Poi, torniamo a Bruxelles: tra il 15 ed il 18 dicembre prossimi,
il parlamento europeo discuterà la proposta di direttiva europea
sull'orario di lavoro. La direttiva prevede la possibile
deroga dei contratti. Deroga che prevede di portare l'orario di
lavoro a 60 o 65 ore settimanali medie, quindi con punte
massime fino a 78 ore in alcuni casi. Niente male no? Direi
che è una misura devastante per il diritto dei lavoratori, oltre che
per i lavoratori stessi. In Italia non se ne parla. In Germania ne
ha parlato il partito politico die Linke, che la definisce
una "vera e propia regressione storica".
Già, perchè noi non ce lo ricordiamo. Non ricordiamo quegli anni
a cavallo tra l'800 ed il '900, quando lo slogan sindacale
principale era "8 ore di lavoro, 8 ore di svago, 8 ore di sonno".
Perchè all'epoca, arrivati all'ottava ora di lavoro, si era ancora a
metà giornata lavorativa.
Il progetto di direttiva europea viene da una proposta del governo
della Gran Bretagna. Immediatamente appoggiata da chi?
Da Francia, Germania, Italia. E non è un caso.
Forse... in questa Europa figlia della Direttiva Bolkenstein
serve una mobilitazione internazionale?
Non sta a me dirlo, questo è certo. Quel che posso dire io è che
trovo molto grave tutto questo, e molto grave che non si alzi
una grande caciara.
Per ora, anche se timidamente, ne parla sul web il
partito democratico.
Naturalmente consiglio, prima di farsi un'idea, di provare
a leggere la proposta di direttiva europea, pubblicata in italiano sul
sito di Confetra.
Cronaca dall'Esterno
Europa Nucleare
Appena pochi giorni dopo l'ultima contaminazione, che ha riguardato 94 lavoratori, presso la centrale nucleare di Tricastin, arriva un altra anomalia prontamente negata. Ma anche in Germania e in Finlandia qualcosa
non va per il verso giusto, mentre in Italia si chiacchiera, chiacchiera chiacchiera...
Fonte: Altrenotizie.
Nucleare: basta con gli imbrogli
La verità è che l'energia atomica è fallimentare sia
dal punto di vista dei costi e del rischio sicurezza delle
centrali nucleari a fissione di terza generazione, sia per tutti
il resto.
Punto di vista espresso su: Politicamentecorretto.com
Cronaca dall'Interno
Siamo ad agosto, e questo blog rallenta un attimo. A differenza
degli anni scorsi non ci sarà una vera e propria pausa estiva, ma
la cadenza di pubblicazione non sarà più quotidiana. Insomma, provo
anche qua e là a riposare un po', che questa volta è stato un anno...
di quelli che mettono veramente a dura prova...
Comunque, in ogni caso, sono qui, non sparisco :)
E prendo anche un caffè!
Se nel frattempo qualcuno dovesse venirvi a raccontare che
per quanto riguarda un famoso
attentato, la cui ricorrenza cade in questi giorni... è
stata trovata una pista che porta all'estero, non credetegli molto,
si sta alzando un po' di fumo perchè ora i colpevoli hanno dei
padrini al governo, e quindi si cerca di cambiare la storia d'Italia.
Ed ora passiamo alle cose serie:
Cronaca dall'Esterno
Il Progetto Winston Smith, ALCEI e molte altre ONG europee
hanno aderito ad una importante iniziativa presso la Corte
di giustizia europea che tenta di scardinare la direttiva
EU sulla data retention ed i suoi figli perversi, come il
famigerato Decreto Pisanu.
L'iniziativa dell'associazione Vorratsdatenspeicherung
(no non provate a pronunciarne il nome, è inutile) merita
tutto il supporto possibile.
Per approfondire:
Punto Informatico.
Cronaca dall'Interno
La prossima volta che mi invitano a fare una presentazione
in libreria a Roma in un orario che si sovrappone ad una partita
di calcio della Roma, magari della Champions League, mando tutti a quel paese.
Non sono eventi sovrapponibili, c'è poco da fare, e non posso
permettermi sempre il lusso di perdere tempo, e beccarmi anche
il traffico.
Angolo politico pre-elettorale
L'ottimo Golem
è riuscito a farmi sorridere ben tre volte, stamattina:
una,
due e
tre
Adesso mi prendo un caffè, e poi si inizia a ragionare...
:)
Cronaca dall'Esterno
Un giudice condanna il precariato nei call center
Sentenza rivoluzionaria a Roma: a una lavoratrice di telemarketing
precaria di un call center Elitel viene riconosciuto il contratto di
lavoro dipendente anziché "a progetto".
Fonte: ZeusNews.
Le Web 3 Paris
Grande convention internazionale. Tenete gli occhi aperti su Parigi,
perchè si tornerà sull'argomento...
Fonte: Fucinaweb.
Accanimento Terapeutico. E politico
La questione di Piergiorgio Welby, analizzata da
Cinzia Frassi su Altrenotizie
Tutto il resto
Vivace finale di giornata ieri, nei commenti al post precedente :)
Diciamo che, siccome questo blog viene scritto da uno dei blogger
peggiori, ma ha i lettori migliori, sono volate a raffica buone idee,
belle osservazioni, soprattutto domande. Ancora una volta si
conferma che i commenti superano i post ;)
Allora, per rispondere cerchiamo di combinare due cose.
La prima: torniamo a Parigi, sulla seconda notizia della
"Cronaca dall'Esterno" di oggi. Alla convention è stata
lanciata un'idea, questa:
Blogger per un mondo migliore
Alla convention internazionale LeWeb3 di Parigi viene lanciato un nuovo
movimento che punta a coinvolgere i blogger per spingerli a parlare dei
grandi temi del nostro tempo.
Per approfondire:
Punto Informatico.
Può darsi che sia una fesseria, ma chi lo sa. Intanto è una possibilità ;)
La seconda cosa: l'ottimo commento di sANTAkLAUS nel post di ieri,
che suggerisce alcune domande. Potremmo farlo come gioco. Giochiamo
a rispondere alle sue domande :)
Facciamo così: ora le metto qua, anzi metto per intero il suo commento di ieri,
e nei commenti a questo post giochiamo a dare le risposte (darò anche io le
mie). Non so ancora cosa si vince, potremmo decidere anche questo no? :)
In ogni caso, divertiamoci a provocare.
Eccovi servito il gioco, le domande di sANTAkLAUS:
1) cos'è il debito pubblico e verso chi siamo in debito?.
2) se le nostre auto le fanno in Polonia, i nostri vestiti in Cina, le
scarpe in Indonesia, ecc.. su cosa si regge l'economia dell'occidente???
3) chi ha inventato le banche e chi le controlla ora??
4) cosa sono le logge massoniche e come funzionano??
5) chi fabbrica il denaro e chi o che cosa gli dà valore??
6) come posso diventare Presidente del Consiglio??
7) cos'è Gladio?
8) cosa significa economicamente il termine Globalizzazione.
le risposte valgono anche secche.. basta la definizione...
dopo rileggete e mettetele assieme.
(sANTAkLAUS)
Un post simile ovviamente è anche sul blog di
sANTAkLAUS
(giuro che non ci eravamo messi d'accordo)
A voi le risposte. A me il caffè.