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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
Trenta anni dopo
Identità di un blog (e di chi lo scrive)
La grande truffa
Venticinque anni dopo
Ti spio anche senza risposta
Il valore della Moneta
La censura dei blog sbarca in Europa
Linea 601A (la mia banlieu)
Come muore la mia terra
Osservando Napoli
San Paolo Belsito, 4 maggio 2007
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Zeus News
Il livello del ghiaccio nell'Artico si sta abbassando sempre di più.
E' l'allarme climatico che da anni viaggia in lungo e in largo per il
pianeta, suscitando non molte reazioni costruttive e molte polemiche di
stampo negazionista.
Che il riscaldamento globale sia totalmente a svantaggio del
pianeta e dell'ambiente, è evidente, eppure... c'è chi trae vantaggio
da questo.
Di chi stiamo parlando?
Delle aziende petrolifere che, trovando un paesaggio meno ostile, sono
più attratte a cercare territori redditizi per la propria attività estrattiva.
A raccontarcelo è uno studio dell'Istituto Polare norvegese, secondo cui il
ghiaccio intorno alla Norvegia artica, in particolare quello dell'isola di Hopen,
nell'arcipelago delle Svalbard, ha raggiunto un livello più basso
di un metro rispetto al 1960. La causa di questo progressivo abbassamento del
ghiaccio, spiega la ricerca, è il surriscaldamento globale.
Ma c'è un rovescio della medaglia, cioè c'è chi fa il tifo per il surricaldamento:
il cambiamento climatico sta rendendo la regione meno inospitale e il prezzo
del barile, che ha superato i 100 dollari, può giustificare l'esplorazione di
nuove aree, ed i costi si abbassano grazie alla diminuzione dello spessore della
calotta di ghiaccio.
Il più grande produttore di petrolio norvegese, StatoilHydro, opera nei campi nel
sud del Mare di Barents. L'azienda è posseduta al 51% dal gigante russo Gazprom,
al 25% da France's Total, mentre StatoilHydro possiede il 24%.
Per quel mi riguarda, la notizia del giorno è però un'altra, e riguarda una
bella vittoria per il movimento contro la pena di morte e per i diritti civili.
Ne parlo su Altrenotizie.
Se invece qualcuno non ha voglia di pensare alle notizie, e preferisce una
lettura poetica, riguardante la mia città natale, allora rinvio con piacere
a Eus, che come al solito ha scritto cose bellissime.
Non Rassegnata Stampa,
per chi non lo sapesse, è una web-tv (molto carina a dire il vero, ma solo per
chi ha la connessione a banda larga), fondata e portata avanti, tra mille
fatiche, da Filippo Giardina e Mauro Fratini.
Una web-tv che ha il merito di sapere essere satirica al punto
giusto. Manda su web video satirici, liberi, indipendenti e senza censura.
In questi giorni, nonostante le difficoltà, Non Rassegnata Stampa
compie un anno di vita. Complimenti a loro, è un traguardo meritato :)
Per l'occasione, organizza una diretta web di 24 ore che verrà trasmessa sul
loro sito per rivivere gli avvenimenti del 2007 e lanciare un indomito 2008.
Il loro comunicato dice testualmente:
"Un'esperienza estrema di satira, comicità, irriverenza, ironia, musica e perversione
per ricordarci che con la volontà, la passione e l'impegno è possibile immaginare
qualcosa di diverso. Un'intera
giornata dedicata a tutti noi che non ci rassegnamo ad una realtà mediatica
distorta e artisticamente depressa."
"Un anno di Non Rassegnata Stampa" sarà in diretta
sul sito
dalle ore 22 di giovedi 13 dicembre 2007 alle ore 22 di venerdì 14 dicembre presso
gli studi di The Blog TV in via Cameria n°10, a Roma.
Inoltre, come si può leggere sul sito, trattandosi di 1440 minuti di diretta,
chiunque voglia dare una mano è ben accolto. Idee? ;)
Cronaca dall'Interno
Va bene. Avrete una foto del telefono rosa, come richiesto in calce al post
di ieri da più voci.
Cronaca dall'Esterno
La censura in Rete si espande a macchia d'olio
Centoventi Internet Service Provider in 25 paesi dispongono dei filtri dei
contenuti.
Fonte: VnuNet.
Il Governo lancia il Portale dell'Open Source
Lo scopo è consentire agli enti locali di rendere pubblico quanto
realizzato in modalità open source, spingere sul riuso di quelle soluzioni
e sulla collaborazione nello sviluppo di nuovi software.
Fonte:
Punto Informatico.
Bruce Perens e Richard Stallman alla Camera dei Deputati
Il giorno 7 giugno alle ore 16, Richard Stallman e Bruce Perens saranno
ascoltati presso la Commissione Cultura della Camera dei Deputati.
Fonte: Arturo Di Corinto.
Big Brother Award. I risultati finali
Ne abbiamo parlato spesso qui, in pratica
abbiamo seguito passo per passo tutto l'iter. E finalmente, ecco il verdetto.
Premio "Lamento del Popolo" (già assegnato): Telecom Italia
Il vincitore ha totalizzato 12 nomination su 50, con grande distacco
rispetto al secondo in graduatoria di "lamentazioni". Il caso Tavaroli &
C. è stato indubbiamente una eccezionale violazione della privacy degli
italiani, ed il presunto coinvolgimento dei livelli dirigenziali è
senz'altro meritorio del premio. Le peripezie giudiziarie e le manovre
finanziare hanno comunque "aggravato" la situazione di Telecom Italia ed
agevolato la vittoria.
Premio "Peggiore ente pubblico": Comune di Milano
Il Comune di Milano è stato premiato per aver installato una
moltitudine di telecamere nella città di Milano, cominciando dai parchi
pubblici, e perchè le telecamere appese ai lampioni non portano nessun
cartello con l'indicazione di chi tratta i dati raccolti.
Ma la motivazione più importante è dovuta ad una recente
sponsorizzazione di un'iniziativa privata che propone ai commercianti
milanesi un rimborso del 50% per l'installazione di telecamere sul loro
pezzo di marciapiede.
Il depliant dell'iniziativa suggerisce che la sorveglianza sarà
effettuata da polizia e carabinieri invece che da privati.
L'iniziativa viene così giustificata da un importantissimo
rappresentante del Comune: "...la percezione di una maggiore sicurezza
è una sfida rilevante e una delle leve principali per migliorare
ulteriormente la qualita' della vita di Milano e dei milanesi".
Premio "Peggiore azienda privata": Telecom Italia
Migliaia di cittadini italiani sono stati intercettati da dipendenti
Telecom Italia, titolare dell'unica rete nazionale di telecomunicazioni,
senza garanzia costituzionale alcuna e senza esigenze dei servizi
segreti o altre eccezioni legate a stati d'emergenza particolare. I loro
dirigenti nella migliore delle ipotesi hanno omesso di controllare e di
preoccuparsi di cosa facevano i loro dipendenti, nella peggiore è
meglio non pensarci.
Non ci sono parole bastevoli a descrivere lo scempio della privacy
causato dalle intercettazioni; questa volta se ne sono accorti anche
l'ufficio del Garante della Privacy ed il Parlamento, che si sono
affrettati a legiferare in merito.
Non dimentichiamo neppure meriti passati; dalle manipolazioni presso il
CNAG a Super Amanda, da Radar ai sistemi per tenere sotto controllo
persino la magistratura, Telecom Italia ha invaso e violato la privacy
di tutti.
Anche la gestione del dopo scandalo è stata poco soddisfacente, e certo
ha mancato di classe; si vedano ad esempio le scuse di Tronchetti per
tutta la vicenda che sembrano dirette più agli azionisti che ai clienti
Telecom Italia ed ai cittadini italiani.
Premio "Tecnologia più invasiva": Google
Brin, uno dei fondatori di Google ama ripetere ai suoi dipendenti (od
almeno così si dice) "Don't be evil." "Non fate i cattivi". E'
diventato ormai lo slogan aziendale.
L'ammirazione generale per Google ed i servizi che rende ed il suo
successo come azienda non può rendere però insensibili alla sua
realtà, ai suoi scopi ed ai suoi progetti.
Ogni ricerca, ogni e-mail, ogni post in Google Groups viene registrato
ed analizzato, anche se nominalmente in modo anonimo, e le analisi
fatte volgono alla profilazione del navigatore. Dopo la Acxiom, che
però non offre servizi gratuiti e lo ammette chiaramente, è l'entità
al mondo potenzialmente più pericolosa per la privacy. Il recentissimo
acquisto di DoubleClick.com, gigante dell'advertising e della
profilazione online, che ingigantisce le potenzialità di data mining di
Google, sembrerebbe che il motto possa ora diventare "Don't be evil, buy
the Devil!".
Premio "Bocca a stivale": Paolo Gentiloni - Ministro delle Comunicazioni
Ministro delle comunicazioni e politico di primo piano, ritiene che le
intercettazioni siano un problema solo se divengono pubbliche o se i
giornalisti ne fanno usi "non graditi", non se ne vengono fatte troppe
o addirittura su tutti i cittadini italiani.
"... le intercettazioni sono strumento di indagini che come tale non si
può eliminare, è nel loro diventare pubbliche che nasce il problema. I
giornali dovrebbero fare una prima scrematura - ha detto ancora - anche
se non glielo può imporre la legge."
"Altra questione è, invece, quella delle intercettazioni illegali nel
quale caso cioè e ci deve essere un atteggiamento più severo."
"Ai giornalisti in ogni caso, direi che, se anche filtrano dagli uffici
giudiziari bisognerebbe pubblicarle se hanno rilevanza per le indagini."
Sulle intercettazioni "scomode" ai politici ha detto ogni tipo di
banalità dimostrando di avere scarsa competenza sul tema privacy e
libertà di stampa.
Premio "Minaccia da una vita": Parlamento italiano
Il Parlamento italiano è stato premiato per avere approvato in fretta e
furia una legge contro le intercettazioni abusive e la loro diffusione
solo quando i parlamentari si sono visti in pericolo personalmente.
Mirabile esempio di senso civico e interesse per la tutela dei diritti
della cittadinanza.
Nelle attività del Parlamento la difesa della privacy degli italiani
non è mai centrale; dal progetto del prelievo del DNA ai criminali di
Mastella fino alle scarsissime risorse dedicate al Garante, il
Parlamento dimostra anche in questa legislatura di non ritenere la
privacy un elemento centrale della società dell'informazione in cui si
diffondono le nuove tecnologie.
Di converso il Parlamento si è quasi sempre mostrato sensibile alle
istanze delle lobby dei contenuti e degli editori, approvandone leggi e
mozioni draconiane a larghissima maggioranza.
In generale il Parlamento ha sempre dimostrato molta miopia sulle
questioni tecnologiche. Quasi tutti i suoi membri rifiutano di
informarsi (perchè è una cosa "per tecnici") e poi passano norme
scritte dalle aziende senza preoccuparsi di valutare gli effetti sul
cittadino.
Premio "Winston Smith - eroe della Privacy": on Maurizio Turco
Deputato della Rosa nel Pugno in questa legislatura, ha presentato il
DDL n.1728 contro la Data Retention "Norme in materia di raccolta, uso,
conservazione e cancellazione di dati georeferenziati o
cronoreferenziati, contenenti identificatori univoci di utente,
effettuata mediante apparecchiature automatiche" proposto dal Progetto
Winston Smith.
Si tratta dell'unico atto legislativo compiuto nell'ultimo anno in
favore della privacy dei cittadini italiani.
Differisce da altre attività in quanto non cerca di normare principi
generali o di tappare buchi che altri hanno aperto, ma di agire in modo
proattivo sui motivi che spingono alla data retention anche quando non
è obbligatoria per legge col fine di scoraggiarla, e quindi ridurne la
dimensione e la tendenza alla crescita.
Il DDL n.1728 ha oggi bisogno di promotori e difensori durante il suo
iter parlamentare; il premio meritatamente assegnato all'on. Turco per
la sua iniziativa è anche l'auspicio di un suo futuro supporto al DDL
al fianco dei promotori.
Varie amenità campane
Scatti geniali da parte di
Edoardo Farina e MisterCima. Foto da vedere. Assolutamente. ;)
Non lo so se sia casuale o meno, ma ho il forte dubbio che potrebbe non
esserlo. Il dubbio, non la certezza. Quindi essendo in dubbio, meglio se
mi confronto con voi qui.
Che in una città come Napoli, realtà di grandi dimensioni, dove le energie
e le persone disposte a mettersi in gioco certo non mancano (anche se non
sono la maggioranza della popolazione), chiuda una testata d'informazione
indipendente già suona stonato... ma per carità, sono cose che possono
succedere.
Se nell'arco di una settimana ne chiudono due, allora se permettere subito
salta la pulce all'orecchio. O no?
(il fatto poi che entrambe abbiano chiuso subito dopo avere intervistato
il sottoscritto, fa venire il dubbio supplementare che sia io a portare
sfiga, ma questa è un'altra storia.)
Fatto sta, che in rapida sequenza sono cadute prima
Alternapoli e poi
Miniver. Unite da una
circostanza (oltre l'intervista al sottoscritto): quella di non avere
"dietro" un padrino politico o una lobby economica, ma di essere voci
libere.
La città ha un milione di abitanti, e se si aggiunge l'hinterland si
arriva a due milioni e mezzo di abitanti; pertanto è un po' difficile che
non si trovino persone disposte a scrivere. Certamente ci deve essere dietro
anche altro. Nel caso di Miniver potrebbe trattarsi di carenza di lettori,
ma da questo problema Alternapoli appare piuttosto immune.
Napoli non è un bacino facile? Certamente è vero, ma non so se si tratti
di questo.
Fatto sta che questa doppia chiusura è stata davvero un dispiacere, oltre
che un danno per tutto il settore dell'informazione indipendente nonchè
un segnale preoccupante.
Quali potrebbero essere le altre ipotesi plausibili?
Non sto provocando. Sto chiedendo sul serio.
Qualcuno potrebbe interpretarla come una provocazione perchè
notoriamente alcuni redattori sia di Alternapoli sia di Miniver
leggono questo blog. E' vero, ci conosciamo, per cui avrei potuto
anche alzare il telefono direttamente, ma preferisco una chiacchierata
qui, così magari altre persone possono dare qualche idea, o suggerire
qualcosa.
Cronaca dall'Esterno
Brevetto comunitario, l'Europa ci riprova
Dopo la fallimentare richiesta di brevettare i programmi software, la
Commissione Europea mira a farsi riconoscere una giurisdizione
sovranazionale per dirimere le controversie.
Fonte:
ZeusNews.
La distruzione del Darfur sotto l'occhio di Google Earth
Una mappa svela le atrocità della crisi nella regione africana.
Fonte: VnuNet.
I blogger come il mercurio
La blogosfera è sempre più il vero termometro del progresso, soprattutto
in quei paesi in cui l'unica innovazione che si concepisce è quella
tecnologica. Ma la comunità internazionale preferisce chiudere gli occhi.
Fonte:
Punto Informatico.
e-privacy 2007
"Tecnocontrollo e controllo sociale."
e-privacy 2007 si terrà il 18 ed il 19 maggio a Firenze, in
Palazzo Vecchio, nella Sala degli Otto (venerdi) e nella
Sala Incontri (sabato).
Per maggiori informazioni:
e-privacy.winstonsmith.info
Il tema centrale di questa edizione è la sostituzione
del controllo sociale svolto con metodi ordinari con il tecnocontrollo informatico e telematico.
Sono previsti come d'abitudine anche interventi su altri aspetti attuali della privacy, particolarmente
sotto il profilo legale.
Durante il convegno avverrà la consegna dei Big Brother Awards Italia 2007 con la collaborazione di Privacy
International; maggiori informazioni su
bba.winstonsmith.info oppure su
su un mio post di qualche giorno fa.
La sede del convegno, Palazzo Vecchio è il Municipio
di Firenze in Piazza della Signoria 1.
Il programma del convegno verrà pubblicato sul sito nei
prossimi giorni al termine della Call For Papers.
Lunedì 2 aprile è partita ufficialmente la raccolta delle nomine
per il Big Brother Award Italia 2007,
che terminerà il 30 aprile.
Cos'è il BBA Italia? E' un premio "in negativo" che ormai da anni
viene assegnato in tutto il mondo a chi più ha danneggiato la privacy.
In una situazione in cui la privacy è fatta continuamente a polpette
dalle nuove tecnologie e da discutibilissime iniziative di "sicurezza",
il BBA vuole puntare il dito contro chi opera in prima linea
contro la privacy, beneficiando spesso del fatto che mai come in
questo periodi i "riflettori" della pubblica attenzione sono
lontani da questi argomenti.
E nella migliore tradizione della Rete, il BBA è una iniziativa molto
seria ma realizzata anche con allegria; tutto il BBA è infatti
permeato anche dalla voglia di divertirsi, non certo per sdrammatizzare
la situazione, ma perchè fare le cose con allegria aiuta a farle bene.
Per questo motivo, durante la cerimonia di assegnazione, che avverrà
a Firenze alla fine di maggio durante il convegno
e-privacy 2007,
sono previste anche alcune sorprese...
Il meccanismo del BBA è semplice, chiunque, entro il 30 aprile,
potrà proporre uno o più candidati per una o più delle
5 categorie del premio. Il form per la nomina
si trova qui.
E' anche possibile votare per email, inviando i dati della
nomination a bba_nomination@winstonsmith.info, anche
via anonymous remailer.
Dall'1 al 4 maggio, una giuria voterà i vincitori delle varie
categorie, scegliendo tra le nomine proposte dal pubblico.
Il 7 maggio verranno resi pubblici i tre candidati più votati
in ogni categoria e l'annuncio dei vincitori avverrà nella
cerimonia di premiazione che si terrà durante e-privacy
2007.
Onde evitare indebite pressioni, le nomine potranno essere fatte anche
in parziale o totale anonimato, e i nomi dei componenti della giuria
saranno resi pubblici solo alla fine dei suoi lavori.
Il BBA nel 2006 è stato assegnato
in 11 diverse nazioni
oltre l'Italia; qui
trovate la cerimonia di premiazione dello scorso anno.
L'organizzazione del premio è a cura del
Progetto Winston
Smith, in collaborazione con
Privacy International
ed altre organizzazioni.
Aspettiamo
le vostre nomination; più dettagli vengono forniti, più una nomination è utile.
Un'ultima cosa; esiste anche un premio "in positivo"; se conoscete
qualcuno che se lo merita, nominatelo.
Cronaca dall'Esterno
Parigi, pronta la mannaia sul citizen journalism
Solo i professionisti potranno riprendere immagini e video di atti di
violenza. Tutti gli altri rischieranno la prigione. In allarme i
sostenitori dei diritti civili.
Fonte:
Punto Informatico.
YouTube sì, YouTube no
Dopo i litigi con Viacom e la concorrente MySpace a proposito della
protezione dei diritti di autore, uno Stato australiano vieta in tutte le
scuole l'accesso al popolare sito di video sharing.
Fonte:
ZeusNews.
Cose serie
I sette peccati capitali di Internet (e le sue virtù)
di Stefano Rodotà
Qual è il destino dei parlamenti nell'età dell'informazione e della
comunicazione? Alcuni anni fa, quando cominciò il dibattito sulla
democrazia elettronica, sembrava che le nuove tecnologie avrebbero
portato ad una progressiva scomparsa della democrazia rappresentativa,
sostituita da forme sempre più diffuse di democrazia diretta. Nel
nuovo agorà elettronico i cittadini avrebbero potuto prendere sempre
la parola e decidere su tutto.
La memoria dell'antica Atene e il modello dei town meetings del New
England apparivano come la forma nuova della democrazia, con un
intreccio tra antico e nuovo che avrebbe via via cancellato il ruolo
dei parlamenti. Oggi queste ipotesi sono lontane, e la democrazia
elettronica segue strade diverse da quelle di una brutale e
ingannevole semplificazione dei sistemi politici. Ma questo non vuol
dire che i parlamenti possano trascurare le grandi novità determinate
dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, che incidono
profondamente sul loro ruolo e sul modo in cui si struttura il loro
rapporto con la società. Non siamo di fronte a semplici strumenti
tecnici, ma ad una forza potente, la tecnologia nel suo complesso, che
sta trasformando in modo radicale le nostre società.
Stiamo passando, su scala mondiale, da un equilibrio tecnologico
all'altro. Il primo, grande compito dei parlamenti, oggi, è dunque
quello di cogliere questo momento, di compiere tempestivamente le
scelte intelligenti necessarie perché l'insieme delle tecnologie si
risolva in un rafforzamento complessivo della democrazia.
Sono divenute chiare alcune linee di analisi e di intervento, che
possono essere così riassunte:
- evitare che le nuove tecnologie portino ad una concentrazione
invece che ad una diffusione del potere sociale e politico;
- evitare che le nuove tecnologie si consolidino come la forma del
populismo del nostro tempo, con un continuo scivolamento verso la
democrazia plebiscitaria.
-evitare che ci si trovi sempre più di fronte a tecnologie del
controllo invece che a tecnologie delle libertà;
- evitare che nuove disuguaglianze si aggiungano a quelle esistenti;
- evitare che il grande potenziale creativo delle nuove tecnologie
porti non ad una diffusione della conoscenza, ma a forme insidiose di
privatizzazione.
Pure l'età digitale, dunque, ha i suoi peccati, sette come vuole la
tradizione, e che sono stati così enumerati:
1) diseguaglianza;
2) sfruttamento commerciale e abusi informativi;
3) rischi per la privacy;
4) disintegrazione delle comunità;
5) plebisciti istantanei e dissoluzione della democrazia;
6) tirannia di chi controlla gli accessi;
7) perdita del valore del servizio pubblico e della responsabilità sociale.
Non mancano, tuttavia, le virtù, prima tra tutte l'opportunità
grandissima di dare voce a un numero sempre più largo di soggetti
individuali e collettivi, di produrre e condividere la conoscenza, sì
che ormai molti ritengono che la definizione che meglio descrive il
nostro presente, e un futuro sempre più vicino, sia proprio quella di
"società della conoscenza".
Al di là delle immagini e delle metafore, i parlamenti non sono
chiamati a scegliere tra il bene e il male. Di fronte ad una realtà
complessa, nella quale convivono società della conoscenza e società
del rischio, i parlamenti non sono chiamati scegliere tra bene e male.
Devono ribadire la loro storica e insostituibile funzione di custodi
della libertà e dell'eguaglianza.
Non sono riferimenti retorici. La tecnologia è prodiga di promesse.
Alla democrazia offre strumenti per combattere l'efficienza
declinante, e arriva fino a proporne una rigenerazione. Ma, se
guardiamo al mondo reale, alle tendenze in atto, rischiamo di
incontrare sempre più spesso un uso delle tecnologie che rende
capillare e continuo il controllo dei cittadini. A queste tendenze
bisogna reagire, non solo per sfuggire ad una sorta di schizofrenia
istituzionale che spinge verso la costruzione di un mondo diviso tra
le speranze di libertà e l'insidia della sorveglianza. E' necessario
soprattutto considerare realisticamente le dinamiche sociali, a
cominciare da quelle che rischiano di produrre nuove diseguaglianze.
Questo problema viene solitamente indicato con l'espressione digital
divide, ed effettivamente l'uso delle tecnologie, di Internet in primo
luogo, produce stratificazioni sociali, l'emergere di nuove categorie
di haves e di have nots, di abbienti e non abbienti proprio per quanto
riguarda la fondamentale risorsa dell'informazione. Ma le più
attendibili ricerche sul digital divide mettono in evidenza che il
divario tra paesi sviluppati e paesi meno sviluppati, per quanto
riguarda l'accesso ad Internet, non può essere esaminato riferendosi
prevalentemente alle differenze di reddito. Pur rimanendo
profondissime, infatti, le distanze riguardanti Internet tendono a
ridursi più rapidamente di quelle relative alla ricchezza.
Questo vuol dire che i fattori influenti non sono tanto quelli
economici, quanto piuttosto quelli sociali e culturali.
Conoscenza è parola che sintetizza le possibilità di accedere alle
fonti, di elaborare il materiale, raccolto, di diffondere liberamente
le informazioni. Già nell'articolo 19 della Dichiarazione universale
dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite si è affermato il diritto di
ogni individuo alla libertà di opinione e di espressione "e quello di
cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni
mezzo e senza riguardo a frontiere". Oggi questo diritto è in pericolo
per la pretesa di molti Stati di controllare Internet, per l'esercizio
di veri poteri di censura, per le condanne di autori di quelle
particolari comunicazioni in rete che sono i blog.
Questa situazione non può essere ignorata, soprattutto perché alcune
grandi società - Microsoft, Google, Yahoo!, Vodafone - hanno
annunciato per la fine dell'anno la pubblicazione di una "Carta" per
tutelare la libertà di espressione su Internet. I parlamenti non
possono accettare che la garanzia del free speech, che gli Stati Uniti
vollero affidare al Primo Emendamento della loro Costituzione, divenga
materia di cui si occupano solo i privati, che evidentemente
offriranno solo le garanzie compatibili con i loro interessi.
Internet è il più grande spazio pubblico che l'umanità abbia
conosciuto, dove si sta realizzando anche una grande redistribuzione
di potere. Un luogo dove tutti possono prendere la parola, acquisire
conoscenza, produrre idee e non solo informazioni, esercitare il
diritto di critica, dialogare, partecipare alla vita comune, e
costruire così un mondo diverso di cui tutti possano egualmente dirsi
cittadini.
Ma tutto questo può diventare più difficile, per non dire impossibile,
se la conoscenza viene chiusa in recinti proprietari senza considerare
proprio la novità della situazione che abbiamo di fronte e che impone
di guardare alla conoscenza come il più importante tra i beni comuni.
La questione dei beni comuni è essenziale. Parole nuove percorrono il
mondo - open source, free software, no copyright - dando il senso di
un cambiamento d'epoca. Oggi, infatti, il conflitto tra interessi
proprietari e interessi collettivi non si svolge soltanto intorno a
risorse scarse, in prospettiva sempre più drammaticamente scarse come
l'acqua. Nella dimensione mondiale assistiamo ad una creazione
incessante di nuovi beni, la conoscenza prima di tutto, rispetto ai
quali la scarsità non è l'effetto di dati naturali, ma di politiche
deliberate, di usi impropri del brevetto e del copyright, che stanno
determinando un movimento di "chiusura" simile a quello che, in
Inghilterra, portò alla recinzione delle terre comuni, prima
liberamente accessibili. Questa scarsità artificiale, creata, rischia
di privare milioni di persone di straordinarie possibilità di crescita
individuale e collettiva, di partecipazione politica.
La sfida lanciata ai parlamenti non riguarda soltanto la necessità di
trovare nuovi equilibri tra logica della proprietà e logica dei beni
comuni. Investe lo stesso modo d'intendere la cittadinanza. La vera
novità democratica delle tecnologie dell'informazione e della
comunicazione, infatti, non consiste nel dare ai cittadini
l'ingannevole illusione di partecipare alle grandi decisioni
attraverso referendum elettronici. Consiste nel potere dato a ciascuno
e a tutti di servirsi della straordinaria ricchezza di materiali messa
a disposizione dalle tecnologie per elaborare proposte, controllare i
modi in cui viene esercitato il potere, organizzarsi nella società.
Con questo vasto mondo - in cui la democrazia si manifesta in maniera
"diretta", ma senza sovrapporsi a quella "rappresentativa" - i
Parlamenti devono trovare nuove forme di comunicazione, attraverso
consultazioni anche informali, messa in rete di proposte sulle quali
si sollecita il giudizio dei cittadini, procedure che consentano di
far giungere in parlamento proposte elaborate da gruppi ai quali, poi,
vengano riconosciute anche possibilità di intervento nel processo
legislativo.
La rigida contrapposizione tra democrazia rappresentativa e democrazia
diretta potrebbe così essere superata, e la stessa democrazia
parlamentare riceverebbe nuova legittimazione dal suo presentarsi come
interlocutore continuo della società.
In questa prospettiva, i parlamenti debbono soprattutto impedire che
le esigenze di lotta a terrorismo e criminalità e le richieste del
sistema economico portino alla nascita di una società della
sorveglianza, della selezione e del controllo, alterando quel
carattere democratico dei sistemi politici di cui proprio i parlamenti
sono i primi ed essenziali garanti.
Proprio le tecnologie, con la loro apparente neutralità, hanno
rafforzato le spinte verso la creazione di gigantesche raccolte di
dati personali.
La politica sta delegando alla tecnica la gestione dei più diversi
aspetti della società, dimenticando, ad esempio, un principio
chiaramente indicato nell'articolo 8 della Convenzione europea dei
diritti dell'uomo. In questa norma si ammettono limitazioni dei
diritti per diverse finalità, compresa la sicurezza nazionale, a
condizione però che si tratti di misure compatibili con le
caratteristiche di una società democratica. I parlamenti devono
esercitare con il massimo rigore questa funzione di controllo, senza
delegarla ad altri organi dello Stato, fossero pure le corti
costituzionali. Solo così possono evitare la trasformazione dei
cittadini in sospetti, ed impedire che, con l'argomento della difesa
della democrazia, sia proprio la democrazia ad essere perduta.
Come promesso qualche giorno fa, eccomi a parlare di WiMax. Naturalmente
conto sul contributo di molti di voi ;)
Prima di tutto, cerchiamo di capire cosa diavolo è questo WiMax. E' una
sigla, solo una sigla, che sottende una tecnologia. La sigla è
l'acronimo di Worldwide Interoperability for Microwave Access. Chi è
interessato ad approfondire, può tranquillamente consultare la
relativa voce su
Wikipedia. Qui, senza entrare nei dettagli tecnologici, diciamo apertamente
che è una tecnologia di rete di area metropolitana senza fili che fornirà
un'estensione wireless alle connessioni via cavo e xDSL per l'accesso in
banda larga del cosiddetto ultimo miglio (a buon intenditor poche parole...).
WiMax rispetto al Wi-Fi risulta sia più veloce sia di maggiore portata.
Nei mesi scorsi (come tra l'altro segnalai a suo tempo), sono state
effettuate delle sperimentazioni in zone particolarmente montuose ed
impervie, in Montenegro e in Macedonia, dimostrando un'ottima affidabilità
e la capacità di portare la banda larga anche in luoghi impervi, luoghi
dove l'ADSL non arriverà mai, tagliando di fatto fuori dalla comunicazione via
internet certe fette di popolazione. Fette di popolazione che invece con
WiMax potrebbero. Ma anche in città ci sarebbero grossi vantaggi, soprattutto
per la questione "ultimo miglio".
In Italia? Che succede?
Partiamo dalle buone notizie. Non lo so se per tutti sono buone. Per me sì
perchè sono molto interessato al Wi-Max.
Il 5 Dicembre 2006, il Ministero della Difesa ed il Ministero delle
Telecomunicazioni hanno raggiunto un primo accordo per liberare le
frequenze necessarie al Wi-Max. Liberare da cosa? Semplice: il Wi-Max in
Italia c'è già, ma è esclusiva dell'esercito. Lo usano i militari per i loro
radar. L'accordo del 5 dicembre permetterebbe di rendere disponibili le frequenze
WiMax alle applicazioni civili.
Ovviamente dopo le buone notizie ci sono anche le cattive:
Contemporaneamente alla notizia dell'accordo si è anche scoperto che esiste
l'intenzione di assegnare le frequenze disponibili del WiMax agli operatori
commerciali interessati seguendo la stessa strada già seguita per l'assegnazione
delle frequenze UMTS: una bella asta pubblica.
Qualcuno potrebbe dire che non è una cattiva notizia, ma che anzi è una bella
idea... pertanto forse è meglio spiegare perchè non mi piace per niente.
Il motivo per cui le aste pubbliche per le assegnazione delle frequenze
non vanno bene, ad avviso di molti (me compreso) sono diventate evidenti
dopo l'episodio dell'UMTS: l'alto costo delle licenze è ricaduto sugli utenti
ed ha trasformato una tecnologia che era a basso costo (niente cavi,
niente scavi, etc.) in un costoso giocattolo per ricchi. Tutti potete permettervi
un cellulare UMTS? Non credo. Perchè costa di più. Eppure, dal punto di vista
tecnologico, l'UMTS cosa addirittura un po' meno del GSM...
In quella occasione, l'asta UMTS, si è persa l'occasione di liberarsi del monopolio
Telecom sulla rete fisica e di dare vita ad una ricca comunità di piccoli e medi
WISP (Wireless Internet service Provider) che avrebbe avuto effetti molto
positivi sulla concorrenza e sui prezzi.
Di fatto, l'assegnazione delle frequenze con il meccanismo delle aste rafforza
il potere del più forte e consolida gli oligopoli esistenti, escludendo dal
mercato gli operatori più piccoli e più nuovi. Quindi, c'è poco da fare: se si fa
un'asta pubblica, tra gli assegnatari delle frequenze ci sarà Telecom.
Per questo, credo assieme a molti, che ci sarebbe bisogno di un
meccanismo alternativo di assegnazione delle frequenze. Diverso da quello delle aste,
un meccanismo che non sia di tipo economico.
Si possono ipotizzare molti meccanismi di questo tipo, dalla condivisione
delle frequenze tra più operatori, alla creazione di una fondazione pubblica che si
occupi delle infrastrutture e le noleggi a prezzi politici agli operatori. Quello
che conta è che sia un meccanismo aperto a tutti. L'asta non lo è.
Il rischio è rappresentato proprio dal precedente UMTS.
Ovviamente, se ora il nostro governo decidesse di assegnare le frequenze WiMax con
un meccanismo diverso da quello delle aste, le aziende che a suo tempo hanno
acquistato le licenze UMTS a suon di miliardi si troverebbero a doversi confrontare
sul mercato con una miriade di nuovi operatori che hanno ottenuto le licenze
WiMax quasi gratis e che sono tecnicamente in grado di offrire alla clientela
dei servizi quasi identici a quelli dell'UMTS. La resistenza di queste aziende
sarà sicuramente molto elevata.
Tuttavia, a mio modestissimo avviso, che è un sì un po' provocatorio, ma non
polemico, è proprio questo che deve succedere: le grandi aziende hanno avuto
la loro occasione con l'UMTS (diversi anni di vantaggio) ed ora dovrebbero cedere
il passo a tecnologie ed a operatori più adatti alla realtà del mercato ed
alle esigenze del paese.
Del paese. Non di Telecom.
Non so se mi spiego... :)
Insomma... forse dovremmo far qualcosa per liberare il
Wi-MAX davvero :)
Per approfondire:
-
ZeusNews
- Punto Informatico
Qualche iniziativa, per ora a livello di Google bombing è stata intrapresa
da AntiDigitalDivide
e da "partito pirata" per
Wi-MAX, che fa anche delle proposte interessanti.
Staremo a vedere...
Dopo lunga pausa... dovuta ad un PC (a casa) che decide da solo
quando spegnersi, solitamente dopo pochi minuti essere stato
acceso, rieccomi davanti a qualcosa che non si spegne :)
Sono stati giorni di pausa, (in parte) di riposo. Sono stato un
po' in giro, sono stato accanto ad una persona che non sta bene.
In circostanze chiare, ma che non posso ancora raccontare, c'è
stato un piccolo incidente, a causa del quale ora sono
momentaneamente separato dal fedele mezzo mobile, che è ricoverato
presso un meccanico che deve rifargli l'avantreno. Cose che capitano.
Veniamo a noi. Iniziato bene il 2007? Tutti con buoni propositi? Immagino
di sì. Soprattutto dopo che, nello scorso dicembre, il celebre Time ha
nominato i blogger, i "Cittadini della nuova democrazia digitale" come
"Persona dell'anno", riferendosi in particolare alla comunità che ruota
attorno a YouTube. Sbaglio, o ne hanno parlato in Italia qualche
centinaio di blog, e varie decine di migliaia nel mondo? A mio avviso
tanti blogger si sono fatti anche delle discrete seghe mentali,
considerando "l'importanza" della cosa. Qui invece non ne ho parlato.
Essenzialmente perchè sentivo puzza di imbroglio, ma non riuscivo a
capire dove era l'imbroglio, e non mi va di gridare all'imbroglio così,
a vuoto, tanto per gridare.
Ho provato a seguire la traccia dell'imbroglio, ma l'ho trovata solo
su siti scritti in lingua spagnola, ed io naturalmente non capisco una
mazza di spagnolo. Poi sono tornato a casa, avevo il PC che si spegneva,
e allora addio inseguimento dell'imbroglio.
Per fortuna, nel frattempo l'ottima Agnese Licata di Altrenotizie (che
invece lo spagnolo lo capisce eccome), è riuscita ad andare a fondo
alla cosa.
Dove era l'imbroglio? Semplice. A "votare" sono gli stessi lettori,
attraverso il sito internet del Time. Se si va a guardare lo "spoglio"
dei voti, si scopre che la comunità di YouTube, quei cittadini digitali
ai quali è stato assegnato il premio, sono solo al terzo posto, tra i
più votati...
Questa è la truffa, in pillole, ma è meglio se i dettagli li leggete
direttamente nell'articolo di Agnese.
Quindi, meglio se tutti noi, cittadini digitali, scendiamo dal piedistallo
costruito ad arte da Time, tanto è una fregatura. Torniamo a dimensioni
umane, e facciamo - nel nostro piccolo - quello che facciamo sempre con
i blog, YouTube, album online eccetera, cioè essenzialmente una gran
caciara.
Con buona pace per tutti quei blogger che hanno enfatizzato l'iniziativa di
Time, che ci hanno creduto e che se la sono tirata un bel po'.
Ora, essendo io appena rientrato al lavoro, ho un po' da fare: ho trovato
sulla scrivania una pila di robe da fare, ovviamente entro e non oltre
il termine ultimo, corrispondente a... ieri sera. Ma comunque sono tornato,
eccomi qua, pieno di buoni propositi per il 2007, primo tra tutti lo stabilizzare
certe situazioni personali ;)
A dopo!