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Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose: fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
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giovedì, 17 aprile 2008
.: Podgorica-Germania, serve un... :.

Ecco una di quelle notizie che in Italia i giornali proprio non vogliono dirci. Eppure, riguarda l'Italia. Riguarda noi.
Pensate che... se nei giorni scorsi vi foste trovati/e a sfogliare qualche quotidiano di un qualunque Paese situato dall'altra parte dell'Adriatico (Grecia, Macedonia, Kosovo, Albania, Montenegro, Croazia, Serbia, Bosnia-Erzegovia, Slovenia), avreste trovato questa storia sulle prime pagine. In Montenegro e Kosovo addirittura in prima pagina.
E tutti gridano allo scandalo. In nove nazioni, e non so quanti milioni di abitanti.
E si parla di Italia.
E in Italia... silenzio!!!
Bene. Vuol dire che la raccontiamo qui.
Prima però ci vuole una breve digressione su come funziona il mondo delle dogane di frontiera dell'Unione Europea.
(non sono esperto, se dovessi dire qualche imprecisione, bacchettatemi)
 
Se io sono un cittadino di Bosnia, o magari di Serbia, e voglio fare un viaggio in Italia, che è in UE, non mi basta presentarmi alla frontiera con un passaporto valido, perchè verrei rispedito indietro.
Devo invece recarmi all'ambasciata italiana del mio Paese (a Sarajevo se sono bosniaco, a Belgrado se sono serbo), e chiedere il visto di entrata per l'Italia. Che vale per entrare in Italia e per girare al suo interno.
Se invece sono un turista e voglio girare mezza europa, quindi non un solo Paese, devo chiedere un visto diverso: un visto che mi permette di girare tutta l'UE, tutta l'area soggetta al trattato di Shengen. Un visto che per l'appunto si chiama visto Schengen. Quindi, se sono turco, vado ad una qualunque ambasciata di un Paese dell'UE con il mio passaporto, e chiedo umilmente che mi venga rilasciato il visto Schengen.
Ovviamente, se sono turco, devo andare ad un'amasciata di un Paese UE che sta a Istanbul, non posso andare a Belgrado, o a Sarajevo o... a Podgorica.
Ora, veniamo a noi ed alla storiaccia.
 
Che dalla regione sud dei balcani parta un corridoio privilegiato di immigrazione irregolare verso i Paesi dell'Unione Europea, quindi in area dove vige il trattato di Schengen, non è certo cosa nuova.
Sappiamo tutti bene che attraverso Kosovo e Montenegro i migranti passano, soggetti a sfruttamenti e pagamenti spesso inimmaginabili verso la costa della Puglia, e da lì si diffondono in tutta l'area Schengen.
Nulla di nuovo.
Sappiamo che una volta giunti in Italia, se nessuno li becca allo sbarco, allora ok, vanno via. Se li si becca, li si rinchiude in un CPT e poi (forse) li si rimanda indietro. Qualcuno racconta quel che gli è successo, altri invece... sapendo che stanno per tornare indietro hanno paura di parlare. Ma qualcuno racconta, e dice quanto diavolo ha pagato per un trasbordo clandestino attraverso l'Adriatico.
Ma ora, attraversiamo l'Adriatico, andiamo in Montenegro, e fermiamoci a Podgorica, capitale della Republika Crna Gora, che in serbo vuol dire appunto Monte Negro.
A Podgorica, come in tutte le capitali, ci sono le ambasciate di tutti gli Stati esteri, dal 3 giugno 2006, giorno dell'indipendenza (prima era Serbia).
A Podgorica un giorno arriva un signore tedesco, che si presenta alla polizia montenegrina, e si qualifica come poliziotto tedesco. E fin qui tutto bene. Proviamo ad immaginare il dialogo tra il poliziotto tedesco e quelli montenegrini. Non se ne sa molto, ma deve essere stato qualcosa di questo genere:
 
Tedesco: "Salve colleghi, in Germania, durante dei controlli, abbiamo trovato dei cittadini extracomunitari muniti di passaporto regolare con sopra un visto Schengen regolare".
Montenegrino: "Beh, allora direi che è tutto regolare..."
Tedesco: "No, per nulla."
Montenegrino: "Scusa collega, e cosa ci sarebbe di irregolare?"
Tedesco: "C'è che tutti i visti Schengen avevano il timbro di Podgorica". Montenegrino: "Beh, è normale... tutti i cittadini montenegrini per avere il visto Schengen devono andare ad una qualunque ambasciata di un Paese UE a Podgorica!"
Tedesco: "Appunto. Io invece ho detto che in Germania hanno tutti il visto Schengen con il timbro di Podgorica".
Montenegrino: "Ehh? Tutti chi?"
Tedesco: "Tutti! Turchi, Kosovari, Albanesi, Kurdi, Iraniani, Pakistani, e perfino Siriani, Ciprioti e disperati del sud est asiatico. Tutti con il timbro di Podgorica."
Montenegrini (in coro): "Merda!!! Ma che timbro era?"
Tedesco: "Beh, signori, si tratta di visti Schengen, quindi sono rilasciati, in questo caso abusivamente, dall'ambasciata di un Paese UE!".
Montenegrini: "Merda! Le ambiasciate godono dell'extraterritorialità, e non possiamo intervenire... ma scusi perchè vi siete rivolti a noi? Dovevate rivolgervi al Ministero degli Esteri del Paese di questa ambasciata che rilascia i visti abusivi!"
Tedesco: "Ci abbiamo provato, ma non ci hanno risposto nè calcolati. Quando abbiamo insistito ci hanno mandato a cagare. Per questo sono venuto da voi, dobbiamo elaborare un piano per fermarli: gli albanesi che abbiamo fermato in Germania ci hanno raccontato quanto cazzo hanno dovuto pagare come mazzetta per quei visti..."
Montenegrino: "Ci dice almeno di quale ambasciata si tratta? Chi è che sta lucrando sul traffico di esseri umani?".
Tedesco: "Certo! Si tratta dell'ambasciata italiana".
 
Fermiamoci un attimo e respiriamo forte, perchè qui le cose si fanno delicate. Penalmente, ma anche eticamente. E diplomaticamente.
Mettiamoci nei panni del poliziotto montenegrino, che si mette in pieno centro di Podgorica, davanti all'ambasciata italiana, e si mette a pedinare chiunque esca.
E pedina di qua, e pedina di là... prima o poi qualcosa deve pur scovare. E scova qualcuno, non montenegrino e neanche italiano, che esce dall'ambasciata italiana e va via. E' straniero, in territorio montenegrino. Il poliziotto lo ferma.
Poliziotto: "Mi favorisca i documenti".
Straniero: "Ecco il mio passaporto".
Il poliziotto controlla il passaporto, e poi sfoglia e vede che ha un bel visto Schengen nuovo nuovo.
Poliziotto: "Va in Europa?"
Straniero: "Si."
Poliziotto: "Ma lei lo sa che il visto Schengen deve riceverlo al suo Paese di residenza???"
Straniero: "ehm... dunque io... scusi ma in fondo, a lei cosa gliene frega... io sono kosovaro, il visto per il Montenegro come vede ce l'ho... ehm... cioè... cioè per lei qui in Montenegro è tutto regolare, su su non faccia il fiscale...."
Poliziotto: "Guardi sto cercando di dirle che questo visto non è valido. Poi se la beccano in UE sono cazzi suoi eh!"
Straniero: "Come non è valido??? Ho parlato telefonicamente con l'agenzia di viaggi! La domanda per il visto l'hanno fatta loro, ho anche pagato!"
Poliziotto: "Quale agenzia di viaggi?"
Straniero: "Quella con la quale parto per l'Europa..."
Poliziotto: "E quanto ha pagato per questo visto?"
Straniero: "Beh mi hanno detto che il costo normale per un visto Schengen è di 2.500 euro, questo ho pagato!"
Poliziotto: "2.500 euro per un visto!!! Dove si trova questa agenzia viaggi?"
Straniero: "E che ne so... io ho tenuto i contatti con loro solo telefonicamente... infatti come vede sono venuto io qui a ritirarlo..."
Poliziotto: "L'arresto subito, o prima mi da il numero di telefono di questa agenzia di viaggi?"
 
Trafiletto apparso sul quotidiano Danas, mentre l'operazione era ancora in corso:
 
"Un uomo montenegrino è sospettato per aver guadagnato circa 1 milione di euro contraffacendo passaporti per gli albanesi del Kosovo ed altri. Secondo quanto riportato dai media locali, l'organizzazione coinvolta ha usato un'agenzia di viaggio inesistente che, attraverso l'Ambasciata italiana in Podgorica, ha messo in circolazione circa 400 visti Schengen prima che la polizia tedesca e del Montenegro riuscisse ad individuare la frode.
Si pensa che l'uomo, nei cui confronti è stato emesso un avviso di garanzia, abbia guadagnato tra i 2,000€ e i 2,500€ a visto.
L'Ambasciata italiana ha già dato il via ad una investigazione interna per determinare se qualche impiegato ha preso parte alla frode, ed ha imposto delle restrizioni sui visti di emissione in Podgorica".
 
Ma il giorno dopo, le cose cambiano, appaiono le cifre vere, si capisce che l'inchiesta interna dell'ambasciata non serve e su tutti i giornali si legge:
 
"La polizia del Montenegro scopre una traffico di visti Schengen falsi, messi in circolazione tramite un’agenzia di viaggi inesistente, utilizzando l'ambasciata italiana di Podgorica. Secondo quanto riportato dai media locali, due dipendenti dell’Ambasciata italiana in Montenegro hanno emesso circa 800 visti Schengen destinati agli albanesi del Kosovo, con un giro di affari di oltre 1,6 milioni di euro".
 
Torniamo a noi.
Quindi, l’ambasciata italiana di Podgorica è rimasta coinvolta in un traffico di visti Schengen falsi, messi in circolazione tramite un’agenzia di viaggi non registrata, denominata Avio Travel che ha emesso circa 800 visti Schengen. Una frode grossa, per un valore che oscillava tra i 2,000€ e i 2,500€ ciascuno, guadagno che secondo la ricostruzione della polizia, era successivamente suddiviso tra i dipendenti dell'ambasciata e gli intermediari, che riuscivano a percepire circa il 10% della somma pagata.
Al momento sono stati sequestrati i documenti falsi dell’ambasciata italiana, li stanno consegnando alla direzione dell'Interpol, ce lo racconta il quotidiano di Podgorica Dan.
 
Bene. Due dipendenti dell'ambasciata. Saranno due montenegrini che lavoravano come impiegati presso l'ambasciata?
NO.
Come è giusto che sia, vogliamo i nomi.
E vogliamo che se ne parli, in Italia.
Se agli intermediari andava il 10%, ed il visto veniva venduto a 2.500 euro, vuol dire che in tasca a questi signori finivano 2.250 euro puliti ed in nero per ogni visto. 2.250 euro strappati dalle tasche di chi? Dalle tasche di disperati, di poveri, di migranti.
No, non voglio parlare di immigrazione. Voglio parlare semmai di sfruttamento dell'immigrazione, di traffico di esseri umani.
Vogliamo sapere chi si è arricchito.
Ma non dobbiamo cercare molto: ci ha pensato la polizia di Podgorica a scoprire chi sono.
 
La polizia montenegrina ha iscritto tra gli indagati Guido Rotelli e Alessio Ciccaranella, impiegati dell'ambasciata e principali imputati, e Mersad Licina, abitante a Rozaj e che faceva da intermediario.
Da notare la posizione di Rotelli che per un motivo che non mi è noto aveva intuito che la rete tesa dalla polizia stava per scattare. Allora cosa ha fatto? Un attimo prima che l'operazione iniziasse è corso a denunciare l’operazione: nel tentativo di non destare sospetti, aveva avvisato le autorità competenti dell'accaduto depistando così le indagini nei suoi confronti. Ma gli è andata male.
Lo stesso Rotelli è stato raggiunto dalla redazione di Podgorica del Dan per avere maggiori informazioni sull'operazione, ma ha rifiutato qualsiasi tipo di contatto, rendendosi così irraggiungibile da parte dei giornalisti.
 
Adesso, per cortesia, dimostratemi che l'inizio di questo post è sbagliato, elencandomi le testate italiane di tutti i tipi (giornali, radio, tv) che hanno parlato qui nel nostro Paese di questa storiaccia.
Grazie.

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mercoledì, 06 febbraio 2008
.: Affitti senza senso :.

Ci resto un po' di stucco, quando leggo sui giornali delle follie che avvengono a Roma.
Roma ha problemi abitativi enormi, con affitti che superano ogni limite, non solo della speculazione, ma anche del buon senso, e costi di vendita inimmaginabili, soprattutto entro il perimetro del grande raccordo anulare.
Il problema è reale, ed i senza tetto aumentano. Chi deve provvedere?
Scende in campo la Regione Lazio, e fin qui mi sembra giusto. La Regione è proprietaria di 700 abitazioni, e decide di pubblicare un bando, il 20 dicembre scorso, per la loro assegnazione. Fin qui, mi pare giusto.
E siccome Roma ha problemi seri per quanto riguarda l'accesso al mercato abitativo, sul bando si legge che i canoni di locazione sono "Al pari delle case popolari di proprietà del comune o di enti vari", quindi sono notevolmente più bassi rispetto ai normali prezzi praticati.
Anche questo, mi sembra giusto.
Bene, direte voi. 700 famiglie in difficoltà potranno avere un'abitazione dignitosa. C'è qualcosa che funziona.
Peccato che...
Già. Peccato che....
(occhio che mi sto incazzando)
 
Peccato che in quello stramaledetto bando c'è anche una sezione che rigurada i requisiti che devono avere i cittadini per poter partecipare al bando stesso.
E tra questi requisiti c'è scritto che i cittadini che vogliono presentare domanda devono dimostrare di avere reddito superiore ai 125.000 euro all'anno.
 
(e secondo voi, se avevo un reddito superiore a 125.000 euro all'anno, avevo bisogno del bando della Regione per trovare casa?)
(e secondo voi, chi ha difficoltà a pagare l'affitto ed ha bisogno della casa popolare della Regione guadagna 125.000 euro all'anno?)
 
Io, da cittadino che non parteciperà al bando in quanto carente di questo prerequisito) (il sottoscritto guadagna quei soldi in poco più di 5 anni di lavoro, e non all'anno), pretendo di sapere la logica quale è!
E non si tratta neanche di appartamenti di periferia, ma sono appartamenti ubicati in zone centrali o semicentrali ma anche sul litorale laziale. Appartamenti in centro per ricchi? Bene! Non ci sarebbe nulla di male se per queste abitazioni venisse richiesto un canone mensile proporzionato ai valori di mercato. Ma non è così, accidenti!
(ora sono incazzato davvero)
 
I canoni di locazione sono bassi, con la differenza che ci andranno a vivere dei milionari.
(ma che pagassero di più!!!)
 
La logica? Secondo la Regione Lazio è molto semplice: la scelta di affittuari benestanti è finalizzata (o meglio dovrebbe essere finalizzata) alla valorizzazione del patrimonio abitativo.
(!!!!)
(ma se li volete benestanti, fateli pagare il prezzo intero! non una tariffa avvantaggiata!)
 
125.000 euro lordi all'anno, tenendo conto della fascia irpef e di tutto il resto, vuol dire che si tratta di gente che guadagna 8.000 euro al mese! E no! Non va bene così.
E non va bene neanche che stia bene a tutti. Infatti a lamentarsi è stata soltanto l'Unione Inquilini, che in un comunicato ha dichiarato che "E' politicamente assurdo e contrario sia alle norme sindacali che agli accordi di legge".
Già, la legge. Quella legge (Legge regionale 4/2006) che impone (e l'ha fatta la Regione stessa!!) che nelle assegnazioni di case vengano tutelate le fasce più deboli.
Ah beh certo. Questi poverini, con 125.000 euro/anno devo essere davvero una fascia debolissima.
Per chi voglia imprecare un po', consiglio di leggere questo articolo su Repubblica.it.

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 09:07 | link | fate pure commenti (20) |
politica, storie e storielle, madeinitaly, lavori pubblici privati

mercoledì, 02 maggio 2007
.: Ancora guai :.

A pochi giorni dalla tragedia di Gragnano, e proprio durante la festa del primo maggio, la penisola sorrentina si mette di nuovo in mostra, e non per il suo panorama da cartolina.
Già, 1 Maggio, festa dei lavoratori. Siamo proprio a Sorrento, dove fervono i preparativi per una festa che animerà tutta la città.
Ci sono tutti gli elementi: la festa del lavoro, la festa cittadina, il giorno festivo, la giornata di primavera, il paesaggio incantevole.
Tutti gli elementi della morte.
Si sta lavorando a mettere le illuminazioni nelle strade. Quelle per le feste. Ovviamente attorno alla chiesa principale, ci sono più luminarie: sarà il centro della festa.
Un braccio elevatore, utilizzato da tre operai per montare l'illuminazione nei pressi della Chiesa, all'improvviso si è spezzato. E' caduto. Incidente sul lavoro, ancora una volta. Ma non basta. Il carico cade su due donne, due passanti, Claudia Russo e Teresa Reale, entrambe sono morte sul colpo. Avevano appena assistito alla messa e osservavano, come tanti, i preparativi annuali alla festa di paese. Feriti anche i tre operai, tra cui i due figli del titolare della ditta, e l'autista di un autobus, colpito di rimbalzo dall'enorme peso del braccio elevatore.
Non c'è che dire, un primo maggio esemplare.
Poi ovviamente si scatenano le chiacchiere, su morti bianche, lavori pubblici, sicurezza, responsabilità della ditta, eccetera. Tutte chiacchiere che oggi non ho alcuna voglia di leggere.
 
Per approfondire:
Il Giorno
La Stampa

Vie dei rifiuti - t1. Seconda chiamata
Caserta News

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pensieri, notizie, napoli, lavori pubblici privati

giovedì, 22 marzo 2007
.: Galileo Italia :.

Ne avevamo già parlato sia qui sia su Altrenotizie: Galileo Italia ha annunciato da tempo il licenziamento di 109 dipendenti sui 220 attualmente impiegati. La causa? L'acquisizione dell'azienda da parte di una società finanziaria americana, le cui speculazioni ora rischierebbero di mandare all'aria una realtà che opera dal 1993.
 
Domani, 22 Marzo, i sindacati si incontreranno presso la Regione Lazio con l'azienda, con lo scopo di trovare un accordo. Sarà difficile trovare un accordo, le organizzazioni sindacali puntano alla salvaguardia del posto di lavoro e la Regione dovrebbe da mediatore tra le parti, che ripartiranno dalle posizioni di mancato accordo raggiunte in sede di contrattazione libera.
Per il 22 ed il 23 Marzo sono state indette due giornate di sciopero di 8 ore con una manifestazione presso la Nuova Fiera di Roma.
Per approfondire, i lavoratori di Galileo Italia a rischio licenziamento hanno aperto un blog su splinder. ;)
 
Cronaca dall'Interno
 
Stanotte ho sognato che sudavo vino rosso. Che numeri devo giocare al lotto?
Si prospettano giornate piene, da qui in avanti. Molto piene. Forse è meglio, almeno sguazzo.
Vado a prendere un caffè, poi torno subito ;)

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mercoledì, 30 agosto 2006
.: Ischia 4 mesi dopo :.

Mi decido a rivelare che il post di ieri sull'abusivismo edilizio mi serviva solo come "introduzione" a questo post qui, mi serviva per "entrare nell'argomento".
 
Sono passati 4 mesi da quel 30 aprile.
Quattro mesi bastati a smentire sindaco, abitanti, eccetera. Quattro mesi per far diventare pubblico quel che già era noto da dieci anni almeno. Solo che se prima lo dicevi pubblicamente ti beccavi una querela.
Sembra di rivedere a distanza di anni le stesse scene che mi videro presente a Sarno tra i soccorritori. Stesso dramma, stessa natura del dramma.
Nella notte fra il 29 e 30 aprile 2006 è caduta su Barano d’Ischia una pioggia insistente, che però non ha mai superato i 47 millimetri. Una portata considerata quindi non rovinosa, ma che è diventata mortale per una famiglia di Via Arenella, in un'area, quella del Monte Vezzi, che aveva perso le difese naturali sotto le fiamme di incendi dolosi e sotto i colpi dell'abusivismo edilizio.
Dopo, e soltanto dopo, come succede spesso nel nostro Paese, si scopre che la zona franata era inserita nelle cartografie con la sigla R4, cioè "ad alto rischio". Tradotto significa che non bisognava permettere a nessuno di abitare in quel posto.
Poche ore dopo la tragedia si viene a conoscenza che la casa travolta dal fango era abusiva. Niente di più ovvio nell'isola degli abusivi.
Ricordo come si arrabbiò il sindaco di Ischia, che nelle ore successive alla tragedia urlò con forza all'Italia intera che "l’abusivismo non c’entra. Il crollo è stato determinato da una disgrazia, sull’isola non esistono ecomostri. Non ci sono scempi ma solo abusivismo di necessità". Vedere il post di ieri sull'argomento. Infatti quel post mi serviva esattamente a scrivere questo.
Povero sindaco, i numeri e le carte raccolte dal magistrato che ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di disastro colposo a carico di "persone da identificare", lo smentiscono terribilmente: 28.900 case nei sei comuni dell’isola, oltre 27.000 abusi acclarati.
Ritornando al post di ieri, questi numeri non possono minimamente essere giustificati con la forza della disperazione, di chi non ha casa ed è costretto ad arrangiarsi da sé. O no? Sembra chiaro che i fabbricati non abusivi siano solo una piccola minoranza.
Rabbrividisco davanti al caso di Forio d’Ischia: su 8.767 case ci sono 9.240 abusi. Un record tutto campano, forse l’unico comune italiano dove ci sono più abusi che case.
Non è da meno Casamicciola. Anche qui le domande di condono superano il totale delle case: 5.779 istanze contro le 3.602 abitazioni. Anche il Comune di Ischia si specchia in numeri da brividi: 9.000 case e 7.352 abusi.
Purtroppo però siamo un paese senza memoria, e quindi succede che le immagini della tragedia, delle lacrime dei familiari vengono dimenticate e dopo pochi giorni sull’isola si continua a costruire come niente fosse successo.
Qui non ero presente, ma è bastato leggere, mesi fa, un'inchiesta sul quotidiano "Il Mattino" di Napoli, dove si mostrava come ogni mattina al porto di Ischia giungano nuovi camion da Pozzuoli. Trasportano cemento, mattoni.
Dopo pochi giorni i carabinieri hanno scoperto e sequestrato 10 manufatti in realizzazione. Il più eclatante è a Barano d’Ischia, un manufatto grezzo di oltre mille metri quadrati, destinato a diventare un albergo. A Casamicciola rinvenuti altri tre manufatti illegali nel bosco. A fine maggio 2006, a Serrara Fontana, su un fondo rustico, dove è stata realizzata una casa abusiva, i proprietari con una pala meccanica procedevano al taglio del costone per realizzare una via che, dalla strada provinciale porta alla casa abusiva. Già, il costone della montagna! Che prima o poi, poichè le Leggi della gravità e della meccanica dei fluidi non sono aggirabili come le leggine umane, franerà.
Ad Ischia nulla è cambiato. Non è neanche stato capito che l'edilizia selvaggia non solo deturpa il paesaggio, ma è anche fonte di pericolo.

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martedì, 29 agosto 2006
.: Abusivismi edilizi :.

Preso (con poche modifiche) dal dossier "Mare monstrum 2006" di Legambiente
 
Abusivismo di necessità, si diceva un tempo, facendo riferimento alle costruzioni realizzate per venire incontro alle esigenze di prima casa di tanti cittadini costretti a fare i conti con un’amministrazione particolarmente severa e un’ottusa burocrazia. Chissà se nella realtà è mai esistito un fenomeno del genere, se l’abusivismo edilizio è nato veramente come risposta ai sacrosanti problemi abitativi di tante persone, o piuttosto, com’è più probabile, se non si sia trattato della costruzione di necessità di una seconda o terza casa, di una pratica diffusa che ha sempre optato per la strada più semplice: “io intanto costruisco...”... poi tanto sono sempre arrivati i condoni.
Quel che è certo è che le caratteristiche del fenomeno in questi ultimi anni hanno sgombrato il campo da ogni equivoco. Non c’è più dilemma, non ci sono più interrogativi inevasi o dubbi amletici: l’abusivismo edilizio del terzo millennio è l’abusivismo del superfluo. Niente più miseri rustici tirati su in una notte, niente appartamenti monofamiliari con rifiniture dozzinali e senza intonaco. La nuova frontiera è l’abusivismo di lusso. Si compiono abusi per aumentare la dotazione di stanze dell’esclusivo albergo in costiera, per costruire ville signorili, per trasformare piccole cabine in altrettante camere da letto vista mare, si scava nella roccia e si costruisce al riparo dai teloni usati per coprire gli agrumeti. C’è chi si cimenta anche a costruire abusivamente aeroporti, strade, cimiteri e quant’altro la fervida fantasia dei nostri concittadini suggerisce.
Il premio per l’originalità va sicuramente a quel signore che si stava tranquillamente attrezzando la villa al mare con una seggiovia, una vera e propria seggiovia per la quale erano già stati installati “nove supporti in ferro a forma di U rovesciata delle dimensioni di metri 6 di altezza e metri 2,50 di larghezza”, così come si legge dal verbale dei Carabinieri della compagnia di Amalfi che non volevano credere ai loro occhi quando hanno scoperto l’abuso. Il passo successivo sarebbe stato la sistemazione dei cavi per far scorrere i seggiolini, uno in discesa e uno in salita. Ancora qualche giorno, insomma e avremmo potuto assistere a un’altra scenetta surreale: il viavai di bagnanti in pinne e maschera comodamente trasportati dal giardino di casa alla spiaggia.
Cuore pulsante di tanto attivismo a base di mattoni e cemento è sicuramente la costiera amalfitana che si è conquistata una posizione di rispetto fra gli ecomostri nazionali. Una sorta di riconoscimento all’opera collettiva di singoli e amministrazioni locali che ha portato nel 2005 la Sezione Aeronavale della Guardia di Finanza a sequestrare opere per oltre 24.000 metri quadrati e un valore superiore ai 25 milioni di euro. E così i comuni della costiera più abusiva d’Italia hanno trascinato la Campania a scalare ben due posti nella classifica delle regioni con più abusi sul demanio marittimo conquistando, sia pur di un’incollatura sulla Sicilia, la vetta di questa poco onorevole classifica.
Viva l'Italia.

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venerdì, 05 maggio 2006
.: Non si parla più di TAV? :.

Capisco la "tregua olimpica", capisco le magagne e tutto quello che c'è dietro, capisco la campagna elettorale ma.. tutto caduto nel silenzio?
Intanto i cantieri vanno avanti, al Nord come al Sud.
Allora... visto che anche la rete sembra essersene dimenticata, andiamo un po' a spulciare per vedere cosa succede, e cosa è successo.
 
Affari TAV
 
Un affare da oltre 7,5 miliardi di euro per far viaggiare ad "alta velocità" le Ferrovie italiane, sul quale avrebbero puntato numerosi potentati economici, ma anche la criminalità organizzata. Un’ulteriore conferma è arrivata quando la Dia e i carabinieri di Caserta hanno sequestrato beni mobili ed immobili per un valore di circa 20 miliardi di lire agli imprenditori Antonio e Pasquale Zagaria. Buona parte del dispositivo di sequestro è dedicato al ruolo svolto dai due imprenditori, fratelli di Michele, uno dei più pericolosi esponenti del clan dei casalesi latitante da sei anni, nelle operazioni per il controllo generalizzato degli appalti per l’Alta Velocità.
Messi sotto sequestro fondi, terreno, automobili, mezzi di trasporto e una ditta, la "Edil Moter"(che si occupa di movimento terra ed appalti), facente capo ai due imprenditori. I sigilli sono stati apposti a terreni e fondi situati a Villa Literno, Cancello Arnone e San Cipriano mentre sono stati sequestrati trattori con rimorchio e cinque autovetture di lusso.
Insomma, non ci mangia solo la famiglia Lunardi... ;)
 
Movimento Anti TAV
 
Il 3 maggio, 9 avvisi di garanzia sono arrivati a cittadini della Valle di Susa fra i quali il sindaco di Bussoleno Giuseppe Joannas ed un ragazzo, studente presso il Liceo di Bussoleno, che all'epoca dei fatti era minorenne, impegnati nella mobilitazione.
Le accuse? Sinceramente mi aspettavo di meglio...
Sì lo confesso, sono scoppiato a ridere quando ho letto che l'accusa è di "auguri di un male ingiusto ai rappresentanti delle forze dell'ordine".
Scusate ma dal punto di vista giuridico questo implica che allora sarebbe anche possibile augurare un male giusto? Più ci penso, più mi viene da ridere... Potevano almeno pensare a qualcosa di meglio, tipo non so.. "occupazione di pubblico cantiere", ah già, il cantiere è privato, dimenticavo...
A parte gli scherzi, l'obiettivo è evidente: intimorire e dividere una popolazione che ha sviluppato negli anni un'opposizione ampia, pacifica, basata su solide argomentazioni.
 
Prossime tappe Anti TAV
 
Già perchè anche se i giornali non ne parlano più... la cosa va avanti, eh!
Oggi, 5 maggio, alle ore 17,30, presidio alla Fiera del Libro di Torino. Domani, sabato 6 maggio alle ore 15, davanti al Comune di Torino, si terrà un presidio No Tav promosso dal Comitato autogestito di Torino e Caselle.
Lunedì 8 e martedì 9 davanti al Tribunale di Torino dove saranno in corso i vari interrogatori, per gli avvisi di garanzia appena citati.
 
La CUB Scuola comunica anche che gli insegnanti del Liceo di Bussoleno sono in agitazione a sostegno dello studente inquisito e che sta organizzando uno sciopero del personale contro quanto sta avvenendo.
 
Staremo a vedere... ;)
Seguiranno aggiornamenti.
 
Lettura consigliata del giorno (altro argomento):
Cinzia Frassi (Altrenotizie) - "La quotazione dell'Iran"

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martedì, 28 marzo 2006
.: Ma si può fare? :.

Arroganza senza limiti, o calcolo? Alla vigilia delle elezioni politiche, quando il programma del centro sinistra prevede la sospensione delle procedure di realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina e sancisce la cancellazione del progetto, la Società Stretto di Messina ed Impregilo sottoscrivono il contratto la cui firma era stata fino ad ora rinviata.
A pochi giorni dalle elezioni, prima che un eventuale "cambio di macchinista" del treno... questi firmano il contratto.
Colpo basso? Provocazione?
Una provocazione che, oltre a calpestare il diritto degli enti locali di Messina e Villa San Giovanni, colpisce la Regione Calabria, la cui giunta si è nettamente espressa contro il progetto e sta legiferando per proteggere il proprio territorio (l'area dello Stretto è stata dichiarata Zona di Protezione Speciale e la recente normativa urbanistica e paesistica non prevede una simile infrastruttura).
Un affronto alle procedure di infrazione avviate dalla Comunità Europea ed ai procedimenti in atto da parte della magistratura.
Non dimentichiamo la storiella della penale da pagare in caso di cancellazione del progetto: infatti occorre ricordare che la penale è categoricamente esclusa per la fase di progettazione e comunque fino all'approvazione del progetto definitivo da parte del Cipe e della Società Stretto di Messina; lo afferma esplicitamente lo schema di contratto che è già stato approvato dal consiglio di amministrazione della Società Stretto di Messina e che è stato sottoposto alla firma del general contractor guidato da Impregilo. Non solo: l'articolo 43 dello stesso schema di contratto prevede che "il soggetto aggiudicatore, a suo insindacabile giudizio, ha la facoltà di recedere dal contratto in qualunque tempo e qualunque sia lo stato di esecuzione della prestazione oggetto del contratto stesso".
 
Girando in rete per le varie agenzie di stampa, ho trovato questa, su Finanzaonline.com:
 
Firmato il contratto tra la Stretto di Messina spa ed Impregilo.
Una nota emessa dalla società annuncia che è stato firmato oggi il contratto tra la Società Stretto di Messina e la Società Impregilo, capogruppo mandataria del Raggruppamento temporaneo d'imprese, per l'affidamento a Contraente generale della progettazione definitiva, esecutiva e della realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina e dei suoi collegamenti stradali e ferroviari.
Il contratto è del valore di 3,9 miliardi di euro e prevede dieci mesi per la progettazione definitiva ed esecutiva e 5 anni per la realizzazione dell'opera. Del Raggruppamento temporaneo di imprese, guidato dalla capogruppo mandataria Impregilo Spa, con una quota del 45%, fanno parte la società spagnola Sacyr S.A. (18,70%), Società Italiana per Condotte D'Acqua Spa (15%), Cooperativa Muratori & Cementisti-C.M.C. di Ravenna (13%), la società giapponese Ishikawajima-Harima Heavy Industries CO Ltd (6,30%), il Consorzio Stabile A.C.I. S.c.p.a (2%).
Il Contraente generale si avvarrà inoltre delle società danesi e canadesi Cowi A/S, Sund & Baelt A/S e Buckland & Taylor Ltd come soggetti incaricati d ella progettazione.
 
Almeno sappiamo con precisione quanti sono i soldi, e chi è implicato in questo affare :)
 
La firma del contratto - ha dichiarato Pietro Ciucci, Amministratore delegato della Società Stretto di Messina - è il naturale completamento della gara, dopo l'aggiudicazione definitiva deliberata dal Consiglio di Amministrazione della Stretto di Messina e dopo la recente sentenza del Tar Lazio che ha respinto la richiesta di sospensiva. La gara è stata particolarmente impegnativa, sia per il valore di oltre 4 miliardi di euro che per l'unicità dell'opera da realizzare, e ha coinvolto numerosi operatori nazionali ed internazionali. Il primo impegno del Contraente generale - ha ricordato Pietro Ciucci - riguarderà la predisposizione del progetto definitivo. Sono sicuro che questa attività potrà avvenire in stretta collaborazione tra la Stretto di Messina e le competenti Autorità territoriali al fine di recepirne le istanze e le opportune indicazioni. In questo ambito, dovranno essere altresì definite le opere di accompagnamento da realizzarsi sul territorio interessato alla costruzione, al fine di massimizzare ed ottimizzare a livello locale le ricadute socioeconomiche del progetto ponte. In parallelo il Contraente generale dovrà definire la propria organizzazione sul territorio nonché avviare, come previsto dal contratto, le indispensabili attività di formazione professionale del personale locale. Entro la fine del 2006 è previsto il completamento del progetto definitivo, la relativa approvazione da parte della Stretto di Messina nonché l'avvio della procedura prevista dalla Legge Obiettivo per l'approvazione finale da parte del Cipe".
 
Invece Alberto Lina, Amministratore delegato di Impregilo, esclama tutto felice che: "Siamo particolarmente orgogliosi di poter avviare, con la firma del contratto, la fase dello sviluppo del progetto che può costituire, da una parte, una importante opportunità di sviluppo infrastrutturale e di crescita occupazionale per la Sicilia e la Calabria, e dall'altra, rappresentare una straordinaria occasione per l'ingegneria e la ricerca italiana per riaffermare, anche nel nostro Paese, le proprie competenze nella realizzazione di grandi infrastrutture, come il Ponte sullo Stretto, particolarmente complesse e all'avanguardia tecnologica".
 
Chiara l'antifona? ;)
 
Cronaca dall'Interno
 
Il potente mezzo mobile del sottoscritto avanza lungo la via di Roma, verso un semaforo. Verde. Poi giallo. Infine rosso. Mi fermo.
Arriva, puntuale, il lavavetri.
Agita il suo strumento da improvvisata pulizia di parabrezza. Dal finestrino aperto (è primavera) gli dico: "No grazie."
Lavavetri: "AHAHAHAHAH EHEHEHEHEH UHUHUHUHUHUHUH"
Io: "Scusa, ma cosa hai da ridere?"
Lavavetri: "Ahahahah ma te lo sei visto il vetro? AHAHHAHAH"
Io: "Beh?"
Lavavetri: "Ma come fai a vedere, con 'sto vetro sporco ahahhaha è zozzo da paura!"
Io: "Ehm....."
Lavavetri (guardando dietro): "UAHAHAHAHHA Non parliamo del vetro posteriore! Ma la puoi fare la retromarcia, o vedi nero?"
Io: "............."
Lavavetri: "Eh no, hai ragione non te lo lavo il vetro, passo al prossimo!"
Io: "?"
Lavavetri: "Con tutta questa zozzeria sui vetri, mi ci vorrebbe il triplo del sapone per lavartelo. No no, passo al prossimo."
Io: "..."
Lavavetri: "Ciao, buona giornata!", e si avvia verso l'auto successiva.
Io: "Ehi! Ascolta!"
Lavavetri: "Sì?"
Io: "Dai, ok, lavami il vetro."

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venerdì, 16 dicembre 2005
.: Sulla manifestazione del 17 dicembre a Torino :.

Sono sinceramente perplesso dal comportamento di varie figure, non solo istituzionali. Che stia per succedere la solita frittella all'italiana, non ho dubbi: abbiamo una storia passata piena di accordi sottobanco e di cose serie finite a tarallucci e vino. Quel che mi perplime è che dopo aver fatto la magra figura (dal punto di vista democratico e di diritti civili) con gli sgomberi dei presìdi di Venaus, ora il sindaco di Torino si appresti a fare un'altra figura poco democratica, chiedendo di vietare e non autorizzare la manifestazione di domani 17 dicembre a Torino.
 
Se il governo si è risolto ad un confronto è solo perché c'è stata una mobilitazione forte, unitaria e chiara nei contenuti. Ogni divisione del movimento sotto la pressione delle minacce del governo stesso non potrebbe che rafforzare il governo nazionale, e quello locale e indurlo a forzare la mano e a procedere nella realizzazione della linea TAV.
Questo lo sa chi partecipa al movimento notav? Secondo me sì, lo sa benissimo.
I sindaci della valle, come noto, sono stati convocati a Roma e ricevuti da un Ministro, proprio per cercare un accordo. Alla fine ne è uscito un documento "ufficiale" che - basta leggerlo con attenzione per rendersene conto - è volto esclusivamente a prendere tempo in vista della stagione invernale e delle Olimpiadi torinesi. In pratica la lobby pro Tav cerca di depotenziare il movimento in un momento critico e di riprendere successivamente i lavori (dopo le olimpiadi).
Torino, capitale olimpica e principale città coinvolta nel progetto TAV, è stata coinvolta fino ad adesso in misura limitata dal progredire della mobilitazione anti TAV. Le Olimpiadi si avvicinano ed è necessario (per il fronte notav) gettare sul piatto della vertenza TAV la possibilità che il movimento sia in grado di utilizzarle come palcoscenico internazionale per rilanciare la propria protesta. Rinunciare a scendere in corteo a Torino il 17 sarebbe come accettare il rispetto di una presunta tregua olimpica utile solamente ai fautori della linea ad alta velocità.
Secondo me, queste cose le sanno benissimo, tutti quelli che partecipano al movimento notav!
La richiesta (un po' isterica a dire il vero) di divieto della manifestazione da parte del principale portavoce della lobby TAV in Piemonte, il sindaco di Torino Chiamparino, la dice lunga su come i sostenitori del treno ad alta voracità siano seriamente preoccupati dalla possibilità che anche tra la popolazione del capoluogo piemontese si diffonda la consapevolezza che la linea TAV sia inutile, costosa e dannosa, e che la sua realizzazione sia interesse esclusivo della lobby che ne gestirà lavori e realizzazione.
Mi viene un dubbio: ma non è che per caso Chiamparino stia facendo l'isterico di proposito, nel tentativo di trasformare una vertenza popolare in una questione di ordine pubblico? Non sarebbe mica la prima volta, in Italia... Sull'argomento, e sul come esistano divisioni anche all'interno del movimento, ho letto un interessante articolo su L'altra Lombardia (sì! Leggo spesso "L'altra Lombardia", e allora? Qualcosa da ridire? eheheheh).
A questo punto, mi chiedo, ha molto senso il chiedere di vietare una manifestazione?
 
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Storie - "Siamo messe male"
Sibillacumina - "Un tetto per tutti"