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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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Sul sito di Articolo 21 è comparso ieri questo divertente articolo sull'on. Salvini, pescato dal vivo mentre canta una canzoncina contro i napoletani, ma avrebbe potuto cantarla contro gli albanesi, i romeni, gli africani, non avrebbe fatto differenza. Infatti è una polemica che non mi interessa, poichè ora vivo qui ed ho potuto constatare con mano che è una polemica inutile, poichè impossibile è un confronto culturale (Salvini e suoi ne uscirebbero troppo con le ossa rotte, il divario e l'arretratezza culturale che ho trovato qui, non li ho trovati da nessuna parte). Il punto è un altro, ed è un invito "serio" che faccio a Salvini, che puntualmente identifica nel "diverso", nello "straniero", la causa dei mali, mentre ieri magari era "il meridionale". Io invece non mi sono sentito offeso dalla canzoncina di Salvini: è un coro da stadio, va preso per tale, e ci ho riso sopra. Tra l'altro dovrebbe esistere da qualche parte un piccolo video clip del 1998 che ritrae me che canto la stessa canzoncina offensiva sui napoletani, che in effetti mi hanno rotto le scatole esattamente quanto i milanesi, i romani e tutti gli altri italiani in genere. Infatti le offese di cui vorrei parlare non riguardano i napoletani.
Ieri mattina a Milano ha piovuto. C'è stato un grande temporale. Si sa, d'estate capita che ci siano temporali estivi. E' stato un temporale molto intenso. Tra le 8.25 e le 9.10 mi è successo di dover attraversare Milano. In questo breve lasso di tempo (c'è gente che ha passato più tempo sotto la pioggia, ma non mi va di raccontare cose "per sentito dire"), ho visto cose che gli umani non possono neanche immaginare, ma anche cose che non ho visto in tanti anni passati a Roma, a Napoli, ed anche cose che - mi scusi se lo dico, Salvini! - in Congo non succedono:
1) Corto circuito dell'intero sistema semaforico, con conseguente trasformazione del traffico in una mandria impazzita e dedita alla lotta corpo a corpo, dove ad ogni incrocio, piazza, rotatoria, vigeva la legge della giungla.
2) In conseguenza del punto 1) è scomparso il sistema di trasporto pubblico di superficie.
3) Allagamento della metropolitana, con conseguente sparizione del sistema di trasporto ferroviario urbano.
4) Black out completo in zona da Loreto a Cinque Giornate. Conseguente decesso anche della circolazione tramviaria, ma anche dei bancomat, dei negozi, della luce stradale, degli ascensori, di tutto.
5) Allagamento della stazione centrale FS. Non solo del piano superiore in area binari, ma anche del piano ammezzato invaso dall'acqua in stile acqua alta a Venezia a causa delle infinite crepe che costituiscono quella stazione. Dal piano ammezzato, l'effetto cascata ha portato poi all'allagamento anche del piano terra. Per carità, l'effetto estetico era anche bello, vista la somiglianza con la cascata delle Marmore assunta dallo scalone centrale.
6) Tutti indistintamente, pendolari e residenti, sono stati condannati al bagno completo dalla pioggia battente.
Vede, On. Salvini, tutto questo non offende Napoli, i napoletani, l'africa e gli africani, o magari gli albanesi (sui cinesi invece Lei dice sempre poco...).
Tutto questo offende profondamente i milanesi ed i lombardi. Ma non li offende a parole, come con la canzoncina che Lei ha cantato. No, li offende profondamente, li offende con il bagno freddo della pioggia, in una città che si dice moderna, che dovrebbe esserlo davvero, che dovrebbe rendere confortevole lo spostamento ai suoi residenti anche in caso di pioggia, e possibilimente lasciandoli all'asciutto. Li offende perchè un temporale estivo ha paralizzato in ora di punta la loro città, gli ha impedito spostamenti, li ha frustrati tenendoli bloccati. E non si poteva dire certo che fosse colpa degli extracomunitari clandestini.
Io non sono d'accordo con chi dice che Lei dovrebbe chiedere scusa ai napoletani per quella canzoncina. Lei dovrebbe chiedere scusa ai milanesi per il trattamento che hanno ricevuto ieri, quando sono affondati nell'acqua. Per rendere una città vivibile, non basta urlare ai quattro venti frasi del tipo: "Milano è una città europea", le parole non bastano, occorrono anche dei fatti, delle cose reali.
Non è difficile, basterebbe un sistema elettrico di riserva per il sistema semaforico, tanto per cominciare. Come è stato fatto proprio a Napoli, come anche ad Algeri, a Monrovia, a Bucarest, come a Rabat, a Kuala Lumpur, e da qualche anno anche a Baghdad. Al Cairo no perchè pare che non piova quasi mai, ma l'hanno fatto lo stesso in caso di blackout. Che dice? Sarebbe ora di farlo anche a Milano? E poi, che dice? Magari invece di perdere tempo con le canzoncine razziste, o al limite con le beghe attorno ai soldi per l'Expo, non sarebbe forse ora di fare politica sul serio, e risolvere qualche problema reale di quei milanesi che Lei dice di avere tanto a cuore?
P.S.: In un intervista al quotidiano "Il Giornale", Salvini ha affermato e confermato di aver cantato canzoncine razziste anche rivolte a bresciani e comaschi. Non c'è che dire, una bella performance. Al mio paese in questi casi si invitavano le persone a fare qualche anno scolastico in più, ma qui non si può perchè non si vuole perdere tempo con la scuola: bisogna subito lavorare e produrre. Ma caso strano non si lavora e produce per tappare le crepe della stazione o per non far allagare una metropolitana.
...ma non so se posso, ai signori Berlusconi e Franceschini
che ci hanno rotto i c******i in egual modo.
Vorrei inoltre ricordare che anche se la maggior parte degli
italiani è cascata nella trappola mentale che avete sapientemente
teso, c'è ancora un bel po' di gente che non crede nè al
bipolarismo nè tantomeno al bipartitismo che spacciate per
una sedicente "modernizzazione".
A parte gli scherzi e le facili battute, sono stanco, davvero
stanco delle infinite frottole che ci propinano.
Per non parlare di come vengono rigirate le cose. Ma su questo
potrei parlare e scrivere per ore e ore, e so che annoierei
con uno sproloquio che parte dalle economie pianificate per
arrivare a come artificiosamente si sdogana il fascismo.
:)
E fatemi un "in bocca al lupo", perchè oggi ho un colloquio
di lavoro al quale tengo particolarmente perchè è una cosa
molto interessante. Soprattutto culturalmente.
Fine della parentesi autoreferenziale.
Passiamo alle cose serie.
Italia come stai, e Italia come sei
“Italia come SEI” rappresenta un quadro realistico ed aggiornato dello stato di salute
della popolazione Italiana comprese le specificità regionali o macro-regionali di
prevalenza di malattia, a partire da quelle a maggior impatto sul territorio. Le problematiche
relative allo stile di vita ed ai temi di prevenzione hanno oggi quotidianamente investito
l’attenzione collettiva. La presenza ormai consolidata di un diario clinico informatizzato
fa della banca dati di Health Search una fonte accreditata ed accurata di informazione
su temi di salute e sanità pubblica.
Invece, “Italia come STAI” è una sorta di bollettino della salute dei cittadini italiani
che, di volta in volta e secondo le necessità contingenti, la SIMG (Società Italiana
di Medicina Generale) offre alla popolazione. Come quando ci si incontra e si chiede
“Come stai?”, allo stesso modo la SIMG, incontrando la popolazione, risponderà a questa
domanda collettiva. Lo farà iniziando a parlare di influenza e di sindromi influenzali
visto il periodo invernale: Quanti sono i pazienti che sono andati dal loro medico o che
hanno richiesto una visita domiciliare? Quanti giorni di assenza dalle proprie attività
lavorative? Quanti invece sono stati ricoverati?
Si tratta di strumenti utili. Pertanto, chi volesse consultarli, può andare su
www.italiacomestai.it.
Sul fronte "locale" invece, già nei giorni scorsi ho raccontato qualcosa sulla
cosiddetta Lombardia tossica, e specifico ancora che
non si parla di droga.
Si parla invece della analisi epidemiologica per la valutazione dei possibili effetti
sanitari in relazione alla qualità dell’aria nei comuni di Mazzano e Rezzato, in provincia
di Brescia.
Nell’area di questi due comuni si trova il Cementificio Italcementi, che ha
recentemente avanzato domanda di ampliamento dello stabilimento. E’ disponibile una relazione
che costituisce il passaggio successivo e conclusivo rispetto a quello sviluppato
dall’Istituto Mario Negri, cioè la "Valutazione del rischio sanitario della popolazione
dei Comuni di Mazzano e Rezzato in relazione alla qualità dell’aria", con l’obiettivo di fornire
una stima degli effetti sanitari associati alle concentrazioni di inquinanti osservate
nella zona, con riferimento specifico agli ossidi di azoto, tenendo conto delle differenze
di esposizione osservate nelle diverse zone dell’area coperta dai due Comuni. Per effettuare
la valutazione degli effetti sanitari è stato utilizzato uno studio epidemiologico osservazionale
con disegno caso-controllo di popolazione. Durante lo svolgimento del lavoro è stato utilizzato
un sistema di tipo GIS (Geografic Information System) che ha consentito di semplificare e
velocizzare la fase di stima dell’esposizione per i soggetti coinvolti nell’analisi, nonché
di produrre delle mappe utili alla descrizione “visiva” della situazione. Il risultato non
è affatto favorevole al Cementificio...
Staremo a vedere cosa succederà.
Quando la pattuglia della Guardia di Finanza di Sarnico (BG) è entrata
in quell'area recintata nel pieno del centro abitato Grumello del Monte,
in provincia di Bergamo, lo spettacolo non è stato di sicuro piacevole.
Sulla carta, in quel recinto - era specificato sulle carte - dovevano
esserci in custodia delle attrezzature edili, ma davanti agli occhi c'era
ben altro. Non un deposito di attrezzi per la costruzione di edifici e
strade, ma una discarica (ovviamente abusiva) di materiali tossici.
Hanno trovato eternitma anche scarti di lavorazione di piastrelle e sanitari,
e poi di tutto di più: dai materiali inerti agli elettrodomestici in
disuso. Non erano lì per sbaglio. Era la vera attività della società
proprietaria dell'area, ed era anche un'attività molto redditizia: i proprietari
avevano richiesto circa 80.000 euro ad un imprenditore che aveva
necessità di depositare nel sito rifiuti pericolosi. Il pagamento era
stato motivato proprio dallo stoccaggio di questo materiale nocivo.
Non male, vero?
Oltretutto, era in pieno centro abitato! Grumello del Monte ha 7.000 abitanti,
si trova tra Bergamo e Brescia, accanto all'autostrada A4, in una zona densamente
popolata, contando anche i comuni limitrofi, ed a breve distanza dal lago
d'Iseo.
Visualizzazione ingrandita della mappa
Il Gip presso il Tribunale di Bergamo, su richiesta della locale Procura della Repubblica
ha disposto il sequestro dell'intera area, e ci mancherebbe. Il problema è che con le leggi
attuali... i due egregi signori responsabili di questo avvelenamento collettivo rischiano
fino (al massimo) a tre anni di carcere ed una sanzione di 52.000 euro. Non sono
un giustizialista, non sono mai stato forcaiolo, ma la sanzione indica - anche se dovessero
pagare la cifra massima - che comunque ci sono andati a guadagnare... Il che costituisce un
buon esempio per chi verrà dopo di loro.
Poi, tre anni di carcere (sempre al massimo!) per aver fatto respirare amianto ad una comunità di 7000 persone...
Mah!
Ma che ci vogliamo fare, siamo in Italia.
La variante è che se prima mi arrabbiavo, ora ci rido su: siamo diventati ridicoli.
(poi però domani mi arrabbierò di nuovo).