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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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Dopo il casino messo in scena dal sindaco Luigi Parisella, con tanto di insulti dei consiglieri della maggioranza di centrodestra contro un po' tutti quelli che avevano organizzato la manifestazione del 9 settembre scorso “Contro la criminalità”, dopo il casino perchè quella giunta comunale, guardando le leggi dello Stato, e non certo la fuffa dei politici d'opposizioni, andrebbe sciola per eccesso di infiltrazioni mafiose, stavolta il Comune di Fondi
nega la piazza ai promotori dell’iniziativa nazionale di lotta “Contro tutte le mafie, per la legalità e la democrazia”, che si dovrebbe tenere in piazza dell’Unità d’Italia il 25 settembre prossimo.
A negare lo spazio sotto il castello Caetani, nel centro di Fondi, risulta essere la segretaria comunale, in base a un regolamento da più parti contestato secondo il quale a Fondi le piazze non possono essere utilizzate per manifestazioni politiche.
Che un segretario comunale, che in fin dei conti è un impiegato statale, si metta a negare le piazze, ci credo poco. Credo, come immagino tutti, che la scelta sia politica, ma che i politici non intendono certo mostrare la faccia in questa decisione, per cui si nascondono dietro un segretario comunale.
Auguri.
Domenica 21 giugno, è apparso sul quotidiano spagnolo "El Pais" un interessante articolo, a firma di Miguel Mora, intitolato
España es 'cosa nostra', e con sommario: "Camorra, mafia e ‘ndrangheta stringono un’alleanza strategica e gestiscono assieme dal suolo spagnolo il traffico di stupefacenti in Europa". L'articolo è interessante, e val la pena di metterlo qui, tradotto in italiano. La traduzione non è mia (che in spagnolo non so dire neanche una parola), ma di Italiadallestero. L'articolo originale (ovviamente in spagnolo) potete leggerlo sul sito di El Pais.
Le tre mafie italiane più potenti e pericolose – la camorra napoletana, la siciliana Cosa Nostra e la calabrese ‘ndrangheta - hanno rafforzato la loro alleanza economica in Spagna. I capi delle tre organizzazioni criminali vivono come onesti cittadini e latitanti di lusso sulla costa mediterranea, da Barcellona a Estepona. E da qui governano il traffico europeo degli stupefacenti. Vivono in ville di lusso, viaggiano su auto da 160.000 euro, fanno investimenti milionari nell’edilizia per riciclare il denaro sporco e gestiscono l’affare cruciale: i boss comprano la droga in consorzio con i fornitori latino americani per abbassare il prezzo e ridurre i rischi di cattura. Poi distribuiscono le dosi in Europa.
Questa è la storia di Luigi Cannavale, Procuratore antimafia di Napoli dal 2001 e coautore dell’Operazione Tiro Grosso che si concluse nel 2007 con 114 arrestati e il sequestro di 1500kg di cocaina e 3 tonnellate di hashish. Lavora in collaborazione con i carabinieri della città, sotto il comando del generale Gaetano Maruccia, e con l’Unità Centrale Operativa (UCO) della Guardia Civile spagnola.
Da un paio di anni, la collaborazione si è intensificata e i risultati iniziano a vedersi. Negli ultimi 12 mesi sono stati catturati una mezza dozzina di boss della Camorra e vari luogotenenti rifugiatisi in Spagna. Ma in questo momento la giustizia italiana conta nella sua lista di mafiosi pericolosi 249 tra boss e affiliati. Il generale Maruccia e il Procuratore Cannavale calcolano che almeno il 70% di loro si trovano in Spagna.
Il penultimo ad essere stato catturato è stato Raffaele Amato, alias Lo Spagnolo. È stato arrestato a Marbella dopo un’indagine partita da Malaga, dove era stato localizzato grazie alle intercettazioni telefoniche della Guardia Civil. Amato, 44 anni, era il capo del potente clan degli Spagnoli, un gruppo secessionista del clan Di Lauro, che da cinque anni controllava i quartieri napoletani di Scampia e Secondigliano, i più grandi mercati della droga a cielo aperto d’Europa. Amato controlla 39 delle 40 zone di traffico in questa area.
Nel maggio 2005, Amato era stato arrestato a Barcellona, insieme ad altri cinque membri della Camorra, all’uscita di un casinò. Ora su di lui pesano quattro accuse di omicidio, come mandante o esecutore, durante la cosidetta guerra di Scampia. Dopo aver passato un anno di custodia cautelare, ha finito per essere rimesso in libertà prima di essere estradato per decorrenza dei termini di carcerazione. Anziché tornare in Italia, è rimasto in Spagna per gestire il traffico di droga tra i paesi latinoamericani e l’Italia. Ora la sua cattura ha generato in Italia più di 200 arresti in tre settimane. L’esito è stato possibile grazie alle soffiate telefoniche Italia-Spagna.
“Una delle conseguenza più preoccupanti dell allenza tra le mafie è questa”, aggiunge il Procuratore. “Comprando insieme, il prezzo si abbassa, il guadagno si moltiplica e i rischi di controllo e sequestro si riducono. Non è la stessa cosa se la droga arriva in Europa in tre barche piuttosto che in una”.
Le alleanze si rafforzano in ambienti di lusso.” Si muovono sempre con cautela e discrezione, ed hanno sempre le tasche piene di contanti se sorgono problemi” spiega Cannavale. “Bosti, che fu arrestato mentre stava entrando in una farmacia, aveva con sé 24.000 euro in tagli da 500. Amato dette 30.000 euro in contanti al portiere di un hotel londinese affinché non lo registrasse con il suo vero nome”.
I boss dormono in case e ville di lusso, sempre di loro proprietà, e cambiano continuamente domicilio e identità. Vincenzo Scarpa, un altro narcotrafficante napoletano arrestato recentemente a Rivas Vaciamadrid (Madrid), si scambiava nome e documenti con il fratello Domenico. È stato arrestato per un passo falso costato caro: ha festeggiato il compleanno nel giorno della sua nascita, invece di festeggiarlo il giorno in cui è nato suo fratello.
Un’altra caratteristica della dolce vita di Cosa Nostra è che i mafiosi vivono soli, senza mogli o famiglia. E non vanno mai in giro armati. “Qui [in Italia] possono ricevere qualche pallottola, là invece vivono più tranquilli. Non hanno paura di essere presi di mira e si fanno passare per normali imprenditori”, racconta il generale Maruccia.
Molti hanno ristoranti e pizzerie come copertura. E durante gli ultimi 20 anni hanno contribuito a gonfiare una parte della bolla immobiliare in Spagna. Quando fu arrestato a Marbella, Amato aveva finito di investire parecchi milioni di euro in terreni sul litorale di Malaga. La sua idea era di costruire un complesso turistico.
“L’emigrazione mafiosa in Spagna iniziò negli anni ’80″, racconta Cannavale. “Alcuni clan che si dedicavano al contrabbando in Italia andarono a Malaga e crearono delle colonie vere e proprie. Iniziarono a trafficare con l’importazione di hashish dal Marocco su motoscafi che attraversano lo Stretto in mezz’ora, e a poco a poco si sono introdotti nell’economia legale.”
Come ha denunciato tante volte il giornalista Roberto Saviano, autore di Gomorra, l’infiltrazione è stata tollerata o ignorata dalle autorità, che preferivano limitarsi ad applicare la dottrina Mitterrand: in mancanza di crimini di sangue, venivano lasciati tranquilli. Il buon clima, l’assenza di una legislazione antimafia, le occasioni di riciclaggio offerte dall’espansione economica e la simpatia reciproca, soprattutto grazie al Mondiale del 1982, hanno trasformato la Spagna nella Costa Nostra.
Oggi, siciliani delle famiglie di Trapani, calabresi delle bande di Reggio Calabria e camorristi di diversi clan e quartieri napoletani, la maggioranza pezzi grossi puliti senza precendenti penali, lavorano gomito a gomito nel settore della coca e dell’hashish.
“Quasi tutti i capi si trovano là” assicurano Maruccia e Cannavale. La collaborazione tra le polizie dei due paesi è migliorata molto, e il Procuratore e il generale sono ottimisti. Ma avvertono: “All’inizio la mafia genera soldi, però poi questo investimento si tramuta in un boomerang. Ora la Spagna sta aiutando molto perché inizia a temerli. Sanno che là hanno la loro base logistica e che là c’è il grande mercato della droga. Abbiamo già scoperto contatti con i marsigliesi, olandesi, tedeschi, alcuni di loro macchiatisi di omicidi. È inquietante.”
Saviano, lo scrittore che ha spiegato che le mafie sono un impresa su scala globale, teme che forse sia troppo tardi. “Gli ultimi sequestri in Italia mostrano che la Spagna sta continuando ad essere una porta aperta al narcotraffico. Mentre i politici litigano, mentre si parla in campagna elettorale di tutti i temi e si provocano allarmi sul terrorismo, i clan italiani, russi e nigeriani stanno conquistando l’economia attraverso le falle aperte dalla crisi. La Spagna deve capire che i clan importeranno anche le abitudini militari in questa terra. Finora hanno solo fatto affari e investimenti. Presto inizieranno a sparare”.
A Napoli, alla fine del secolo scorso, per far sparire migliaia di tonnellate
di rifiuti tossici usarono l'interno dei 16.000 pilastri (esternamente in
cemento armato) che reggono il Centro Direzionale.
A L'Aquila, l'avete visto dai telegiornali. In tutto circa 16.000 pilastri.
A Milano stanno già festeggiando: grazie all'Expo, ci sono da fare palazzi per
un totale di 16.000 pilastri.
D'altronde, i cantieri dell'alta velocità, la quarta corsia della A4 tra Milano-Bergamo
non sono bastati.
Su questo, e non sul Risorgimento, è stata realizzata davvero l'Unità d'Italia.
E allora prepariamoci, la festa sta per cominciare.
Giorni fa, ha iniziato a girare per la rete una lettera scritta dal Sig. Giuseppe Toro, ex comandante della polizia locale di un piccolo comune siciliano.
E' una lettera triste, ma anche dura, che secondo me vale la pena leggere. Per tale motivo, la riporto qui, per chi passa da queste parti.
OGGETTO: Mafia – quello che succede quando la vittima sono io.
Dopo ventitré anni di servizio, arrivo per mobilità volontaria al Comune di Saponara in provincia di Messina, per ricoprire il ruolo di comandante della polizia municipale. Mi vengo a trovare in un luogo dove i registri risultano contraffatti, diffuse irregolarità, l’impossibilità di registrare la posta perché il sindaco ha sottratto alla polizia municipale l’apposito registro, e mi imbatto mio malgrado in una vastità di illeciti che riguardano anche gli altri settori comunali (false attestazioni di funzionari, licenza commerciale rilasciata in violazione della legge, interessi privati e tanto, tanto vario altro). Di fronte alle diffuse irregolarità nelle quali mi imbatto, ricevo dai più alti rappresentanti dell’ente, l’invito ad attuare una linea morbida, ad essere per così dire “comprensivo”.
Non volendo restare coinvolto in brutte situazioni, richiedo il nulla osta alla mobilità e cerco, invano, un altro comune disposto ad accogliermi.
Nel frattempo,oltre alla guerra che viene condotta nei miei confronti dagli esponenti politici locali, al crescente isolamento da parte delle altre strutture comunali, iniziano una serie di atti intimidatori che hanno per bersaglio me e la polizia municipale. Una forma di pane lasciata sul tetto della mia autovettura parcheggiata sotto casa, le macchine della polizia municipale bloccate nel parcheggio comunale, il comando sigillato con nastro da cantiere, io che vengo rinchiuso con un lucchetto all’interno del comando, dei fiori che vengono lasciati all’ingresso del comando. Delle strane cose che succedono e di quelle che sento, tengo costantemente informata la procura della repubblica e la prefettura di Messina.
La guerra messa in atto contro di me, viene implementata con una serie di provvedimenti disciplinari tutti basati su personali dichiarazioni del sindaco. La cosa che mi preoccupa maggiormente è che, tra le varie accuse mossemi per iscritto dal sindaco, risulta quella di essermi spesso recato dal procuratore della repubblica senza essere mai stato da questi invitato, e di aver parlato male dell’amministrazione comunale al prefetto di Messina. Perché mi preoccupano tali dichiarazioni? Semplice: anche qualora mi fossi sognato tutto, e così non è stato, le indagini dovevano comunque restare tutelate dal segreto. E se io ero certo di non aver riferito nulla al sindaco, chi era stato ad informarlo?
A seguito dei procedimenti disciplinari avviati dal sindaco, il plotone d’esecuzione appositamente istituito ed erroneamente denominato commissione disciplinare, costituita in difformità alla legge ed i cui due componenti risultavano essere due giannizzeri del sindaco, funzionari a carico dei quali alcune azioni illegali sono già state definitivamente accertate dalla Corte dei Conti e dalla Regione Siciliana (false dichiarazioni nella formazione dei bilanci, irregolarità contabili, ipotesi di turbativa d’asta ecc. ecc.), mi sospende dal servizio e dalla paga.
Vengo immediatamente trasferito ai servizi sociali, dove mi viene data una scrivania, una sedia ed un telefono, tra l’altro disabilitato per le chiamate esterne e per i collegamenti ad internet; le pratiche (?) sono buttate per terra. Non dispongo nemmeno di una macchina per scrivere, e il personale sottoposto si pone nei miei confronti come se io fossi un appestato. Interpello i precedenti dirigenti per avere notizie di alcune pratiche e non ricevo che inutili risposte: “non ho memoria di ricordare cosa fatto in non so quale tempo”.
Inizio a lavorare nel nuovo ruolo, e mi imbatto in due possibili turbative d’asta; parallelamente il sindaco, utilizzando toni aspri e minacciosi, mi ordina di pagare ad una cooperativa somme, a fronte di prestazioni irregolari (la cooperativa è la stessa di cui accennavo prima, alla quale sono stati aggiudicati i servizi in modo irregolare). Prendo un mese di ferie e dico al segretario comunale, al sindaco ed al presidente della cooperativa che, durante la mia assenza avranno tutto il tempo di fare sistemare le carte al precedente dirigente, cioè a colui che aveva combinato gli imbrogli, e che al mio ritorno in servizio, trovando tutto “sistemato”, non mi sarei più interessato della cosa. Al mio rientro purtroppo trovo tutto come prima, anzi ricevo un ordine di servizio del segretario comunale che mi ordina di liquidare la cooperativa entro cinque giorni. Il mio dovere era quello di rispettare la legge, il mio potere era quello di farla rispettare; questo era il mio lavoro. Invio gli atti alla procura della repubblica ed alla corte dei conti, mando un esposto dettagliato agli uffici ispettivi della Regione Siciliana ed avvio contemporaneamente il contenzioso con la cooperativa. Da qui in poi rilevo un più che esponenziale aumento delle minacce verbali e scritte, nuovi procedimenti disciplinari che continueranno, poiché nelle altre pratiche d’ufficio che affronto rilevo ovunque diffuse irregolarità e possibili illegalità. Ricevo pure in busta chiusa recapitata a casa, alcuni bossoli di fucile. Sto molto male, dimagrisco tanto, ho difficoltà a dormire, il cuore ogni tanto impazzisce e se ne va per conto suo, ho sempre paura, tremo al passare di una macchina davanti casa oltre una certa ora, tutti i giorni cambio strada per recarmi da casa in ufficio e viceversa, mangio e vomito, a volte neanche mangio. Sono costretto ad assentarmi dal lavoro per la malattia, e nel mio caso non si trattava di quelle oggetto di attenzioni da parte del Ministro Brunetta. Decido di fuggire in Albania, ma arrivato a Bari torno indietro sui miei passi, per potere testimoniare a favore di due colleghi inquisiti per una falsa denuncia di un assessore comunale, tale signor Ruggeri, al quale pare che adesso qualcuno stia chiedendo indietro una parte delle somme da questo illegittimamente percepite a titolo di indennità assessoriale, in quanto corrisposte a seguito di dichiarazione scritta di essere disoccupato, quando invece non lo era, la qual cosa era a conoscenza di tutti.
Sempre alla ricerca di una mobilità continuo a lavorare, ad avere i soliti problemi ed a sentirmi sempre peggio. Quando non sono in ufficio, sono costantemente barricato in casa, fino al giorno che mi viene recapitato in ufficio un proiettile di fucile, questa volta carico. Lascio quindi la casa di Saponara, continuo a stare sempre male e sono costretto ad assentarmi dal lavoro, fino a quando dal comune di Saponara ricevo l’informazione di essere stato licenziato per aver superato il periodo di comporto, il giorno 19.09.2008. Non percepivo comunque lo stipendio sin dal mese di febbraio dell’anno 2008, a causa delle assenze per malattia.
Inizio a mandare esposti e denunce a mezzo mondo e ad alcuni soggetti che si occupano di informazione pubblica, tutte senza riscontro tranne quella inviata al Presidente della Repubblica, il quale mi dava notizia di dedicare una particolare attenzione alla vicenda che a lui risulta già seguita dalla Regione Siciliana, e tranne quello di una dirigente della Regione Siciliana , la quale mi chiede di non tediarla più con le mie denunce, perché la Regione non avrebbe sostanzialmente alcuna competenza per intervenire nella vicenda (?).
Mi reco alla sede INPS e faccio domanda per ottenere il sussidio di disoccupazione. Lì mi viene consegnato un modulo da compilare a cura del datore di lavoro. Spedisco quindi al comune di Saponara il modulo, il quale mi viene restituito intonzo. Il risultato è quello, ad oggi, di non aver percepito il sussidio di disoccupazione. Cerco lavoro presso alcuni ristoranti e pizzerie per fare il cameriere o anche il lavapiatti, ma nessuno ne ha bisogno. Faccio una inserzione in un giornale di annunci, per fare il badante a persone anziane, ma nessuno mi chiama. Faccio la domanda a scuola per fare il bidello, ma ancora oggi nessuno mi ha convocato. Ho mandato alcuni curriculum ad imprese edili, dichiarandomi disposto a lavorare anche all’estero, ma sono ancora senza risposta. E intanto le medicine per curarmi le devo comprare, e paradossalmente devo mangiare pure io. E poi mi servono i soldi per spedire le lettere raccomandate (già oltre cento). Nel frattempo, le finanziarie alle quali mi ero rivolto e che mi avevano concesso alcuni prestiti, mi chiedono di pagare le due rate non ancora pagate. Faccio presente di essere stato licenziato e di non percepire emolumenti sin dal febbraio 2008, ma che sono in attesa di un nuovo lavoro. Rilevo che alle persone che mi contattano telefonicamente, i miei problemi non interessano. La persona esiste solo in funzione del business.
Quando mi sono trovato, per la prima volta nella mia vita, in un contesto mafioso, ero impreparato. Ho comunque deciso di rispettare la legge ed ho cercato di resistere con ogni mezzo. Poiché non potevo confrontarmi con alcuno, per farmi coraggio mi sono detto che se resistevo lo facevo pure per i miei figli, per i quali non ho mai cercato una raccomandazione, per provare ad offrire loro una società più pulita, anche per merito del loro papà. E sempre per farmi coraggio ho pensato di resistere per tutti quelli che desiderano un futuro migliore, un mondo più onesto, per chi scrive denunce sui giornali, per quelli che cercano un lavoro senza aver nessun pezzo grosso alle spalle, per tutte le persone oneste. Ribadisco, questi pensieri li facevo nella mia solitudine e solamente per farmi coraggio.
Ho combattuto, ed infine ho perso. E insieme a me avete perso anche voi. Voi che avete il potere di offrirmi un lavoro per pagare i debiti e che mi consentirebbe di mantenere la dignità sociale che mi è stata tolta. Voi che avete il potere di portare i fatti all’attenzione della gente per sensibilizzarla, e così contribuire ad una diffusa e maggiore consapevolezza sociale del problema. Voi che mi avete giustamente negato il sussidio di disoccupazione. Voi che, nonostante il potere conferito dalla legge, non avete fatto nulla per fermare chi, al comune di Saponara, ha abusato e continua ad abusare.
Avete perso voi quando la Regione Siciliana e la Corte dei Conti hanno accertato le irregolarità e le illegalità ed i danni all’erario compiute ad esempio dai Signori Vincenzo Giuliano, Francesco Campagna e Tommaso Venuto, poiché a fronte degli illeciti accertati, il Comune Di Saponara li ha premiati promuovendoli, facendoli diventare dirigenti ed aumentando i loro appannaggi economici.
Avrete perso voi se vostri parenti non troveranno lavoro, quando invece a Saponara alcune assunzioni sono state fatte per chiamata diretta. Per non tediarvi ulteriormente, della tantissima documentazione in mio possesso, allego in un CD una relazione ispettiva della Regione Siciliana, una sentenza della Corte dei Conti, una lettera della Regione Siciliana, due registrazioni vocali in una delle quali una mia sottoposta dichiara di essere stata avvicinata da un consigliere comunale che le chiedeva di denunciarmi, un altro sottoposto che riceve analoga richiesta da un onorevole della Regione Siciliana, un altro che dichiara di essere stato trasferito dall’ufficio personale all’ufficio notifiche, per aver segnalato al sindaco l’assunzione irregolare di un certo Cucinotta. Nell’altra registrazione la responsabile di una cooperativa riferisce delle intenzioni del sindaco di danneggiarmi per non avere sottostato ad alcune richieste, e che avrei dovuto aspettarmi delle pesanti provocazioni (le minacce si concretizzeranno da lì a poco). Infine una certificazione medica. Tanto allego per consentire a voi una scelta consa! pevole.
Se qualcuno mi dovesse chiedere: Come ci si sente ad essere una vittima? Risponderei semplicemente: Augurati di non scoprirlo mai!
Giuseppe Toro
29 luglio 1983. Un quarto di secolo fa. Una Fiat 126 imbottita di esplosivo
esplode a Palermo, in via Pipitone Federico. Muore il magistrato
Rocco Chinnici, a capo dell'Ufficio Istruzione della Procura di
Palermo, e padre del pool antimafia.
Assieme a lui, altre tre vittime: due componenti della
sua scorta, il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l'appuntato Salvatore Bartolotta,
ed il portiere dello stabile davanti al quale è avvenuta l'esplosione, Stefano Li Sacchi.
Ad azionare il detonatore è stato Pino Greco, killer specializzato della cosca dei corleonesi. Molto
specializzato, visto che tra le sue vittime figuravano, oltre a vari boss rivali dei
corleonesi, anche Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Pino Greco non pagherà mai alla giustizia terrena i suoi crimini: è scomparso
nel settembre 1985, eliminato su ordine di Totò Riina tramite lupara bianca.
Il primo grande processo alla mafia, il cosiddetto maxi processo di Palermo, è il
risultato del lavoro istruttorio svolto proprio da Rocco Chinnici. Pertanto, lo stesso
era assolutamente da eliminare.
Vista la levatura del personaggio, non ho molte parole da dire. A volte
per ricordare non servono parole, tra l'altro.
...ed anche questa volta, preferisco non metterci parole.
Alle 12.14 si è conclusa la camera di consiglio del processo Spartacus
ai boss del clan dei Casalesi. I giornalisti sono stati fatti entrare
nell'aula bunker del carcere di Poggioreale a Napoli. Ritirati all'ingresso
tutti i telefoni cellulari, per il timore che qualcuno scattasse foto
agli imputati o peggio ancora a qualche pentito.
Pochi minuti ed il presidente della Corte d'Assise d'Appello
Raimondo Romeres ha letto la sentenza.
Ed è stato un continuo.
Un continuo di...
Ergastolo
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Nell'aula bunker di Poggioreale i magistrati hanno confermato tutti i 16 ergastoli inflitti in primo grado ai boss del clan. Tra tutti, primeggia la condanna per Francesco Schiavone, detto Sandokan, Francesco Bidognetti e i latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine.
Seguiranno aggiornamenti. Anzi no, li leggerete sulla stampa.
Di solito un epilogo è un finale... pertanto è meglio,
per capire o ricordare i fatti, partire dall'inizio.
Qualcuno che qui conoscete molto bene così scrisse, analizzando
un pesante fatto di cronaca, su Altrenotizie il 6 aprile 2007
(l'articolo originale e integrale è
qui, ed i grassetti li ho messi ora):
"Tra le otto persone arrestate dalla Guardia di Finanza, che ha eseguito
ordinanze di custodia emesse su richiesta
dei pm della Divisione Distrettuale Antimafia di Napoli Raffaele Cantone
e Alessandro Milita, c’è Claudio De
Biasio, subcommissario ai rifiuti con delega agli impianti. In pratica,
il vice del Commissario Bertolaso.
L’accusa? Tra le più gravi possibili: il concorso esterno ed il
favoreggiamento di associazioni mafiose di stampo
camorristico, con un chiaro riferimento al cartello di clan dei casalesi
ed ai La Torre di Mondragone. Truffa ai
danni dello Stato, l’aver agevolato interessi patrimoniali dei due clan.
Questo quanto emerso dalle indagini, che
si sono avvalse della collaborazione di alcuni pentiti. Non è solo
quello di De Biasio, l’arresto
eccellente.
Anche Giuseppe Valente, ex presidente del Consorzio di Smalitimento
rifiuti Caserta 4 è accusato di truffa
aggravata, e ha ottenuto il beneficio degli arresti domiciliari. In
manette anche i fratelli Michele e Sergio
Orsi, esponenti dei DS ma anche imprenditori nel settore dei
rifiuti, ed alcuni elementi ai vertici del clan
dei casalesi. In particolare, i fratelli Orsi sono accusati di essere
il tramite tra la camorra e la
politica casertana.
(...)
Gli esponenti dello Stato avrebbero ricevuto cospicue somme di denaro
provenienti dai profitti ricavati
dall’attività dell’azienda Eco 4, società controllata dai fratelli
Orsi alla quale è affidato il servizio
di raccolta dei rifiuti in ben 18 Comuni della provincia di Caserta.
La truffa contestata agli indagati sarebbe stata realizzata in parte con
false fatturazioni atte a creare fittizie
situazioni debitorie del consorzio Caserta 4, a vantaggio della società
dei fratelli Orsi, per un valore di
905.000 euro. Gli inquirenti hanno accertato inoltre l’esistenza di
società fittizie, la vendita simulata di
azioni, una serie di irregolarità per eludere l’eventuale rifiuto della
certificazione antimafia, la stipula di
alienazioni di azioni per un corrispettivo di 9.100.000 euro."
Mica caramelle, insomma... Sono cifre di quelle che, come si direbbe a
Napoli,
"Miettl n'derr, e vir si camminano".
Non finisce qui. Nello stesso articolo, viene scritto, più
avanti:
"Vengono contestati dai magistrati anche degli episodi di corruzione da
parte di Michele Orsi. Uno per
l’ottenimento della certificazione antimafia, in cui è coinvolto un
funzionario dell’ispettorato del lavoro di
Caserta, componente del gruppo ispettivo antimafia istituito in
prefettura; l’altro relativo al rilascio del
rinnovo del porto d’armi, ottenuto grazie a un ispettore di polizia in
servizio alla questura di Caserta.
Poi vengono i legami con la criminalità organizzata. La DDA di Napoli su
questo è certa delle accuse che muove:
c’è un patto tra gli amministratori della Eco 4 e la criminalità
organizzata di Mondragone, alla quale veniva
versata una tangente di 15.000 euro mensili per poter svolgere
l’attività nel territorio controllato dal clan."
Per quanto riguarda Claudio De Biasio, nell'articolo si ricorda
di un'intercettazione
telefonica, nella quale Michele Orsi parla con una persona non
indagata, e dice:
"Claudio De Biasio? E' uno di noi!"
Niente male, no? :)
Tutti i cattivi arrestati, dunque, ma i magistrati sanno bene che dietro
ogni
cattivo si nasconde almeno un mandante di cattivi, che tesse le fila, e che
gli arrestati casertani sono sì politici-camorristi (sì sì entrambe le
cose
in contemporanea), ma sono soltanto una punta d'Iceberg.
L'occasione per andare avanti viene proprio da uno degli arrestati: da
Michele Orsi, che non decide di diventare collaboratore di
giustizia, ma nonostante questo sceglie di dichiarare spontaneamente
al PM tutto quello che sa.
Quindi chiariamo: non è un pentito, e neanche un testimone: è un imputato che ha scelto di non essere reticente.
Bene. Orsi fa il dichiarante serio, e se li canta tutti, ma proprio
tutti.
Se li canta a livello totale. E' originario del basso casertano, e
conosce tutti
i meccanismi, e li svela ai magistrati. Racconta di come esponenti del clan
La Torre gestiscano loro, e non certo chi è stato eletto non da
loro,
il comune di Mondragone. Svela tutti i meccanismi al punto in cui il
sostituto
procuratore della DDA che ha guidato l'inchiesta partita dal racconto di
Orsi
ha scritto di aver scoperto: “Un patto scellerato fra camorra e
politica, garanti a vicenda per la loro stessa
sopravvivenza, che si autoalimentava con il sostegno di operazioni
legate al settore dei rifiuti”.
E in questo patto c'era un nome eccellente.
Sempre qualcuno che conoscete, così scrisse su Altrenotizie il
14 novembre 2007 (l'articolo integrale sta
su Altrenotizie):
"6 arresti ed un totale di 19 indagati, tra i quali figura un nome
eccellente: l’ex ministro delle Comunicazioni
Mario Landolfi, parlamentare di An e coordinatore dello stesso partito
in Campania, attuale presidente della
commissione vigilanza della Rai. (...) le contestazioni giudiziarie
rivolte al sindaco ed all’ex ministro:
concorso esterno in associazione camorristica, estorsione e corruzione
di pubblico ufficiale, aggravate dalla
finalità camorristica, truffa ai danni dello Stato. Secondo la DDA di
Napoli, Landolfi, in accordo con il sindaco
Conte, con il presidente del consorzio intercomunale CE4 Giuseppe
Valente, e con i fratelli Sergio e Michele Orsi,
amministratori della ECO4, azienda per la raccolta e smaltimento dei
rifiuti, avrebbero “convinto” un consigliere
comunale, Massimo Romano, a dimettersi dalla carica, in cambio di un
meglio remunerato posto di lavoro nella ECO4
per la moglie e per il fratello poliziotto."
Sempre nello stesso articolo, più avanti, si racconta che:
"Il quadro che inizia a formarsi è quello di un litorale domitio
soggetto alla continua e costante pressione
mafiosa, da parte del clan dominante dei La Torre, nei confronti della
Eco 4, nonché la profonda infiltrazione del
medesimo clan all’interno dell’amministrazione comunale di
Mondragone."
Beh, Landolfi continua a fare il parlamentare, perchè la gente ha fatto
la fila
per votarlo, e questo è ok e si sa... Ma il resto? Avviciniamoci
all'epilogo.
E voglio farlo in modo diretto, non ho voglia di giri di
parole.
Come avrete letto dai giornali, negli ultimi mesi le operazioni contro i
clan
casertani si sono moltiplicate, al punto in cui qualcuno crede
erroneamente che
"i casalesi li stanno arrestando". Già, erroneamente perchè hanno più
emergenti e
riservisti loro che l'esercito italiano, per cui per uno arrestato, ce
ne sono due
nuovi, e sarà sempre così finchè non si attacca l'humus sociale dove
crescono (d'altronde
sono anni che dico che la sola soluzione giudiziaria non basta). Ma in
ogni caso
le operazioni si sono moltiplicate. Grazie al boss Bidognetti pentito, e
grazie alle dichiarazioni del personaggio
di cui stiamo raccontando, Michele Orsi.
Pertanto, con queste due bocche larghe che cantano, l'attacco è
stato serio
davvero, contro i clan.
Le contromisure? Beh, i clan ancora una volta non possono fare molto da
soli,
senza un serio aiutino, che di solito si ha l'impressione che
venga
proprio dallo Stato.
No no, non sto provocando, sia chiaro. Sto guardando solo i fatti.
Già perchè qualcuno mi deve spiegare una cosa. Qualcuno mi deve spiegare
per
quale serio motivo non era stato assegnato nessuno strumento di
sicurezza e tutela... proprio per Michele Orsi.
Come racconta il suo avvocato: "Non abbiamo mai chiesto un programma di
protezione per Michele Orsi, ma abbiamo chiesto sicurezza, una tutela per
un soggetto che era un dichiarante per i PM".
Passiamo all'Epilogo, che è meglio.
In questo momento, mentre scrivo queste righe, si è appena concluso il
funerale di Michele Orsi. Concluso. Prima che il supertestimone potesse
fare altri nomi.
La mattina di domenica primo giugno, rigorosamente dopo la messa,
fuori un bar nel centro di Casal di Principe, alle spalle della scuola, in
pieno corso Dante,
due sicari in motocicletta gli hanno esploso contro tanto di quel piombo
da essere certi di chiudergli la bocca per sempre. Domenica scorsa. Già
perchè giovedì prossimo avrebbe dovuto testimoniare, presso il tribunale
di Napoli, a quel processo lì, sì proprio quello sull'emergenza
rifiuti in Campania. Per cui... doveva tacere prima di giovedì.
Poi, il 17 giugno, sarebbe stato in udienza per un altro processo, quello
De Biasio, che lo vedeva tra gli imputati.
No, non chiedete a me per quale motivo... una settimana prima
di dover testimoniare in tribunale non era sotto scorta. Io non lo so. La
domanda dovrebbe essere rivolta molto più in alto.
Il resto è fuffa. E di fuffa ne è già volata parecchio, a tutti i
livelli.
Potete trovare poca fuffa su Sole 24
ore,
e poi tanta tanta fuffa su
Il Messaggero,
Caserta Sette, e
Repubblica.
Dove potrete leggere tante frottole ed imprecisioni, potrete leggere contemporaneamente
che era un testimone (ma se è un imputato...), e un pentito (e come potrebbe un testimone
essere un pentito, e poi non lo è mai stato, un pentito), e tanta tanta fuffa a volontà.