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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
Trenta anni dopo
Identità di un blog (e di chi lo scrive)
La grande truffa
Venticinque anni dopo
Ti spio anche senza risposta
Il valore della Moneta
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Come muore la mia terra
Osservando Napoli
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Sì, è la caduta di Trieste. Nelle mani di chi... insomma sappiamo chi.
Quando i sommozzatori della Guardia di Finanza di Trieste hanno effettuato
le prime ispezioni, non hanno creduto ai loro occhi.
Se a Napoli l'industria italiana sceglie di smaltire i proprio rifiuti sulle
campagne, la stessa industria italiana sulla piazza di Trieste ha scelto
un metodo più nascosto: il mare.
Così, i sommozzatori si sono trovati davanti ad un disastro ambientale: sul
fondo marino migliaia di metri cubi di detriti che hanno formato quelle che
il comunicato stampa delle fiamme gialle ha definito "colline artificiali"
composte da rifiuti di ogni genere.
Una volta entrati nella prima discarica abusiva subacquea mai trovata nella storia
d'Italia, hanno documentato tutto con riprese videofotografiche. Poi, dopo mesi di
appostamenti e di verifiche, i militari del Gico (gruppo
investigativo criminalità organizzata) hanno sequestrato la discarica
abusiva per rifiuti speciali, sta nella zona "scalo legnami", denunciando 12
persone a piede libero. La discarica abusiva è qui:
Visualizzazione ingrandita della mappa
Racconta la Reuters:
"La Guardia di Finanza di Trieste ha sequestrato una discarica di 20.000 metri quadri
usata per stoccare rifiuti speciali che venivano poi sversati in mare senza autorizzazione.
Ne hanno dato notizia le Fiamme Gialle in una nota, spiegando che al momento dell'operazione il materiale rinvenuto nella discarica ammontava a 4.000 metri quadri che finivano in mare, e ha generato un rilevante danno per l'ambiente circostante."
L'azienda che aveva in gestione il sito, e che in perfetto spirito ecomafioso, accettava rifiuti che non era autorizzata a recuperare è stata posta sotto sequestro.
Secondo la nota della GDF, "le condotte delittuose avevano la finalità di assicurare consistenti guadagni per l'attività d'impresa creando le condizioni per presentare sleali offerte concorrenziali rispetto a quelle di mercato".
Esattamente come gli stakes napoletani. Esattamente come la camorra. Nè più nè meno.
E l'ecomafia ha conquistato così l'Italia, anche Trieste è caduta.
La discarica è grande quanto 4 campi di calcio, ed essendo subacquea... chissà se e quando
verrà bonificata.
E chissà quanto materiale velenoso è già stato spinto dalle correnti su e giù per
l'Adriatico.
Buongiorno, Italia del Nord Est, benvenuta tra noi, e mi sa anche che è tempo di dire "Buongiorno, Slovenia".

Un colpo alla nuca, forse un martello, forse chi sa. L'assassinio vero e proprio
avviene con una carica di tritolo posta
sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia.
Tanti esecutori, tanti depistatori, un solo mandante.
Solo il 6 dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di
rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini. Nella commissione
si rendono note le posizioni di depistaggio poste in essere dai seguenti militari
dell'arma dei carabinieri: il maggiore Tito Baldo Honorati, il maggiore Antonio Subranni,
il maresciallo Alfonso Travali.
Per tutta la storia:
CentroImpastato
Per approfondire: Peppinoimpastato.com
Probabile azione legale in corso (da parte nostra).
Stiamo valutando il come procedere.
Ma ora ci siamo proprio rotti i cosiddetti. Io per primo.
Seguiranno aggiornamenti.
Sì, sto parlando di monnezza e di un lavoro scritto, che qui
conoscete benissimo.
Un'interrogazione urgente al presidente della Regione Campania e all'assessore alla sanità per fare chiarezza sulla problematica delle infiltrazioni camorristiche nel settore della sanità in Campania.
A presentarla è il vicepresidente del Consiglio regionale della Campania, Salvatore Ronghi.
"Per l'enorme quantità di danaro che gestisce, sembra che il settore della sanità sia un obiettivo sensibile per le organizzazioni malavitose che, nel corso del tempo, si sarebbero infiltrate in maniera capillare nel sistema degli appalti, partecipando per il tramite di ditte compiacenti o con imprese prestanome nelle gare di appalto relative a quei servizi esternalizzati dalle Aziende Sanitarie e, particolarmente, ai servizi di pulimento", spiega Ronghi
(ah Ronchi, cmq si dice "servizi di pulizia", e non "servizi di pulimento"), citando
l'esempio "dell'Asl Napoli 5 che è stata commissariata proprio per infiltrazioni camorristiche ed è divenuta oggetto delle indagini dell'Alto Commissariato contro la corruzione per gli appalti concessi da questa Asl e da altri enti pubblici della Campania".
Sulla base di queste considerazioni, chiede di conoscere "se le aziende che operano presso le Asl rispondano a tutti i requisiti richiesti, se siano stati consegnati i certificati antimafia e se tali verifiche abbiano interessato particolarmente le aziende operanti nell´Asl Napoli 5 per il lotto Castellammare di Stabia Mare - Torre Annunziata, per il quale la gara per l'affidamento dei servizi di pulimento sarebbe in itinere".
In realtà, se proprio vogliamo dirla tutta, per quanto riguarda la ASL NA5, le
infiltrazioni della criminalità organizzata sono già accertate da tempo. Ad affermarlo è la
commissione parlamentare Antimafia, che infatti in un suo recente documento scrive che:
"Le conclusioni alle quali è giunta la commissione per l'accesso (inviata a novembre 2005 dalla Prefettura presso l'Asl Napoli 5) dimostrano che occorrono interventi urgentissimi sull'Azienda sanitaria. Si tratta di fatti gravi che non possono essere ulteriormente ignorati dagli organismi competenti. Per tale ragione si sollecita il ministero dell'Interno e la prefettura di Napoli ad intervenire quanto prima."
Staremo a vedere.
Dopo il commissariamento della ASL NA4 di qualche anno fa, che fu il primo caso in tutta Italia di
commissariamento di una ASL per motivi di infiltrazione mafiosa, ora toccherà probabilmente anche
alla NA5. E ci sarà da ridere :)
Dall'Estero
Mitrovica - I militari della Nato in Kosovo hanno ordinato la chiusura dei due varchi di confine con la Serbia nel nord e rafforzato la loro presenza nella zona, a causa della situazione di tensione “molto grave e in escalation” oltre la frontiera. A un posto di blocco è stato dato fuoco, nell’altro vi è stata un’esplosione.
Secondo quanto ha reso noto la polizia a Pristina, le unità di occupazione della Kfor hanno assunto il controllo dei varchi dalla polizia kosovara e internazionale poco prima di mezzogiorno. “I due varchi nel nord sono stati chiusi, a Janjine e a Leposavic, a causa della situazione molto grave che è in escalation in quei punti”, ha spiegato all’agenzia di stampa tedesca Dpa, Veton Elshani, portavoce delle forze dell’ordine. La Nato ha quindi assicurato l’evacuazione degli agenti di polizia dislocati alla frontiera con la Serbia a bordo di elicotteri e mezzi corazzati, come ha reso noto un comandante Kfor francese.
Dall'Italia
Buon viaggio.
Cronaca dall'Interno
La seconda edizione del libro è già andata al macero, causa eccessi di guai nel passaggio
tipografico. L'ho fermata
io stesso. Ma niente paura, dopo notte insonne (al lavoro) e mattinata concitata,
va in stampa di nuovo, forse ci sta già andando adesso. Scusate il ritardo.
Del Signor Alfredo Cicala già se ne è parlato
altre volte, in questo blog.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti, si tratta dell'ex sindaco di Melito di Napoli,
noto per aver bastonato e ingiuriato, in quel di Melito, i cittadini che rifiutavano di
votarlo. Oltre questo, in un recente passato è anche venuto fuori un traffico sospetto
di schede elettorali imbucate nell'urna da chi non avrebbe potuto.
Bene. Nel post che ho appena linkato, concludevo con due affermazioni, delle quali ho sempre
avuto una profonda convinzione. Per chi non si è letto il post, le due affermazioni
in questione sono le seguenti:
1) Signor Cicala, Lei mi fa schifo, detto in tutta sincerità.
2) Sentiremo ancora parlare di lui, visto che in galera non ci va.
Queste due affermazioni le ho scritte il 26 settembre 2007.
Bene. Ho sbagliato. E lo ammetto. Non ho mai problemi a dire pubblicamente di
avere sbagliato.
Ovviamente non mi riferisco all'affermazione numero 1. Mi riferisco alla numero
2.
L'illustrissimo Cicala, infatti, è stato condannato a 5 anni di reclusione. Impensabile,
dopo la sua assoluzione di poco tempo fa da un'accusa di omicidio.
Condannato in primo grado su richiesta dei pm Stefania Castaldi e Michele Del Prete
"per aver fatto parte del sottogruppo di Melito" del clan Di Lauro.
Il poveraccio, poichè di poveraccio si tratta, vede schiudersi le porte della
galera, il che contraddice la mia affermazione di settembre.
Ho detto poveraccio perchè oramai lo è, dopo che la magistratura gli ha
sequestrato (e non gli ridarà indietro) 75 appartamenti (ho detto settantacinque!),
una villa di due piani con piscina, tre milioni in contanti e in titoli, 39 lotti di
terreno per un'estensione di oltre 15 ettari. Un patrimonio finanziario ed immobiliare
da 90 milioni di euro, messo in piedi - secondo gli inquirenti - grazie al condizionamento
di gare d'appalto pubbliche.
Ed ora finalmente arriva il conto salato.
(Era ora)
Cronaca dall'Interno
La mano non si è certo sistemata. Anzi. Continuiamo nella terapia.
Si parla del mio lavoro (anzi veramente ne parlo io) su
EcoRadio.
Per il resto, lavoro in incremento, come era prevedibile, no?
"Presentata la relazione annuale della Direzione nazionale antimafia.
Dalla relazione emergono (pensate un po'!)
collusioni tra esponenti della criminalità organizzata e amministratori
pubblici.
Poi, se volete, vi leggete l'articolo su
Repubblica.
Io la relazione l'ho letta. Leggere nel 2008 che:
"Le infiltrazioni della criminalità organizzata nella pubblica amministrazione sono fortissime nelle regioni del Mezzogiorno."
"Politici pagano boss per avere voti"
"L'emergenza rifiuti in Campania è stata elevata a sistema, grazie a una perversa strategia politico-economico-criminale che ha fatto sì che la necessità di affrontare il contingente col metodo dell'urgenza rispondesse agli interessi di centri di potere politico, economico e criminale (leggasi camorra)".
...e tanto altro che vi risparmio, mi fa fare una semplice riflessione.
Fermo restando che ho molta stima del dott. Piero Grasso, Procuratore Nazionale
Antimafia, che ho avuto il piacere di
conoscere di persona, ma... anzi ma
c'era bisogno della relazione annuale della DNA per arrivare a queste conclusioni?
Senza offesa per nessuno, ma è la copia della relazione dell'anno scorso, ed anche
di quella di due anni fa, e c'è anche un pezzo che c'era su quella di dieci anni
fa. E sono tutte cose che si sanno al di là del lavoro della DNA. Presentare la conclusione (?) che
esistono "Le infiltrazioni della criminalità organizzata nella pubblica amministrazione"
come un successo... insomma... viene il dubbio che si presentino cose ovvie
come successi per compensare dei fallimenti. O no? Scorriamo la
relazione, e vediamo...
Arriviamo così alle cose serie, cioè di quello che ci aspetteremmo
seriamente dalla DNA, la relazione dice cose piuttosto gravi:
1) Impossibile arrivare a mandanti occulti dell'omicidio Fortugno.
E già questo è un fallimento.
Per la Direzione nazionale antimafia, i mandanti occulti dell'omicidio di Franco Fortugno "sarà molto difficile individuarli".
2)
Su politica e 'ndrangheta la procura nazionale antimafia sottolinea che anche le indagini sul tentato omicidio del deputato Saverio Zavettieri sono a un punto morto e, "non hanno tuttavia consentito di individuarne mandanti ed esecutori, nonostante siano trascorsi quasi tre anni dal fatto". Fallimento anche questo?
3) Secondo la Direzione nazionale antimafia, che fa il punto sulle indagini che riguardano i mandanti dell'omicidio Fortugno, "la gravità della mancata soluzione non risiede solo nella impunità che ne conseguirebbe per gli ignoti committenti (ed esecutori nel caso del tentato omicidio di Saverio Zavettieri), ma anche nella impossibilità di uscire dalla logica criminale e mafiosa da cui sembra avviluppata e condizionata la Calabria, e ancora nella mancata individuazione dei collegamenti tra poteri politici, occulti e mafiosi, che si intuiscono sullo sfondo degli eventi".
Fate voi.
4) La procura nazionale sottolinea una fase particolare che non ha trovato sbocco nella società calabrese: "La sensazione diffusa che la fase di rinnovamento e di riscatto che sembrava inaugurata dopo l'omicidio Fortugno (di cui era emblema il movimento dei ragazzi di Locri) si sia rapidamente conclusa e senza il raggiungimento di alcuno dei frutti sperati".
Amen. Stendiamo un velo.
La mia è solo una volgarissima opinione di bassa lega, ma trovo che la relazione
annuale abbia semplicemente mostrato un ampio fallimento nella lotta alle mafie.
Cronaca dall'Interno
Per chi si trovasse a Roma domani, segnalo l'appuntamento delle ore 18.00
alla Libreria Odradek, Via dei banchi vecchi 57, per la presentazione
del nuovo numero della rivista Monitor, dedicata al tema dell'emergenza
rifiuti campana. Diversi interventi (brevi) previsti, tra cui il sottoscritto.
Per informazioni
Libreria Odradek.
Di come è organizzata la vera società a Napoli, si è parlato spesso in questo blog. E quindi non è una novità. Io, in particolare, ho sempre cercato di focalizzare sulla zona orientale della città, quindi nella zona che include Ponticelli, Cercola, ed i primi comuni vesuviani, per motivi di conoscenza: è la zona della città che ho frequentato di più, anche per l'attività giornalistica, e quindi è la zona dove più di tutte posso scrivere senza dire stronzate. Ovvio che quando parlo di area Flegrea, o della zona nord, dove non ho mai vissuto, mi può scattare la fesseria. E' fin troppo facile. Per fortuna, siamo su un blog, e quindi c'è sempre la speranza di beccare un lettore che lasci un commento in topic, che corregga l'errore. :) Spesso è successo, ed è stato importante, perchè ho imparato qualcosa.
Ma come al solito, sto divagando. Quindi, torniamo a Ponticelli.
Ne abbiamo parlato oltre un anno fa, raccontando le gesta dinamitarde (per fortuna fallite) del clan Sarno, già all'epoca padrone di Ponticelli, per poi tornarci varie volte, fino al 1 marzo 2007, quando il comando generale dei carabinieri pubblicò un comunicato stampa (un po' pomposo) dove dichiarava di aver disarticolato il clan Sarno per sempre.
Una grande fetta di persone che si interessano all'argomento (tra cui il sottoscritto), ha temuto fortemente che nei mesi successivi si sviluppasse una sanguinosa guerra di successione tra le seconde linee emergenti. Non perchè ci piaccia il sangue, ma perchè sappiamo che è così da sempre, nei regimi feudali come quello di Ponticelli: quando cade l'imperatore, scatta la guerra di successione tra i pretendenti al trono.
La guerra non c'è stata.
Ops... NON c'è stata.
Se qualcuno crede che non ci sia stata perchè... la camorra è sparita per sempre da Ponticelli, beh, che dire... è vero che è tempo di Babbo Natale e di Befana, però... forse tornare con i piedi per terra non fa male.
Se la guerra non c'è stata, è perchè evidentemente il clan Sarno non era affatto disarticolato. Non solo. E' rimasto anche ben organizzato. Se non c'è guerra per il potere, vuol dire che il potere è stabile, ma anche ben organizzato: il giorno dopo il mega blitz dello scorso inverno, le prime linee (nel mondo industriale si chiamano "i dirigenti") arrestate sono state immediatamente sostituite dalle seconde linee ("i quadri"), promosse sul campo, ricostruendo la rete di feudatari, vassalli, valvassini e valvassori, necessaria a mantenere in piedi l'impero feudale di Ponticelli.
(Oltretutto, l'opinione pubblica guarda solo Secondigliano, soprattutto dal resto d'Italia, come se le altre zone calde della città non esistessero)
Già. L'opinione pubblica. E' dura. Guardate che è dura davvero.
Se la camorra spara, allora esiste, se invece non spara, e non spara perchè ha il potere ben saldo nelle proprie mani (potere economico, ma anche di controllo del territorio), allora non esiste. E vallo a spiegare...
Ma se l'opinione pubblica (e in questo la stampa ha delle precise responsabilità, non stampa nel senso di giornalisti, ma nel senso di editori che non vogliono che si scriva di qualcosa che sembra non esistere) c'è cascata, non c'è cascata la DDA di Napoli, che ancora una volta conferma la sua assoluta professionalità.
Infatti, pochissimi giorni fa, è apparso su uno dei principali quotidiani napoletani un ottimo articolo, un'intervista/colloquio con Franco Roberti, capo della sezione napoletana della DDA. E come al solito, quando parla Roberti, esce fuori qualcosa di sensato sulla camorra, e non la solita fuffa.
Roberti nell'intervista non esita a dichiarare che l'organizzazione di Ponticelli viene ritenuta molto pericolosa dalla procura antimafia.
Tutto questo, è legato al recente arresto eccellente, quello di Edoardo Contini. Vediamo come, incollando un pezzo dell'articolo in questione:
"L’Alleanza di Secondigliano con l’arresto di Eduardo Contini perde uno dei fondatori con il ruolo di boss: un compito che anche negli anni di latitanza, nonostante un apparente isolamento, grazie a persone fidatissime, avrebbe continuato a esercitare.
La camorra, c’è scritto nelle ultime mappe e nelle informative più recenti, non è più spaccata in due come ai tempi della guerra tra i Contini (spalleggiati dall’Alleanza di Secondigliano, che resta comunque forte anche ora) e i Mazzarella (collegati ai Misso e ai Sarno): era il 1999 e fino al 2000 fu un susseguirsi di omicidi e ferimenti. Da allora la situazione è molto cambiata su entrambi i fronti, ma soprattutto sul secondo: il pentimento infatti dei tre reggenti del gruppo del rione Sanità ha rilanciato prepotentemente il clan Torino, a sua volta legato agli “scissionisti” di Secondigliano. "L’attività d’intelligence compiuta dai poliziotti della squadra mobile di Napoli - ha aggiunto Franco Roberti - è stata impeccabile. Consideriamo Eduardo Contini uno dei principali esponenti della camorra partenopea, anzi la più grande mente criminale della camorra napoletana: capace non solo di investire attraverso prestanomi introiti illeciti per ripulire il danaro, ma anche di gestirli in prima persona. Lo Stato può infilarsi nel vuoto creato dalla sua cattura e al tempo stesso continuare la caccia agli altri latitanti eccellenti rimasti".
Questo significa che l'arresto di Contini ha generato un disequilibrio nei rapporti tra clan e nella geografia dei quartieri e dei comuni di provincia.
Disequilibrio che non si vedeva da oltre dieci anni (cioè dall'epoca degli arresti di pezzi come Alfieri e Bardellino). Ora sta allo Stato approfittare di questo disequilibrio, sapendo che ha a disposizione un tempo limitato. Occorre saper stringere i tempi. O adesso o... torneranno forti.
Vorrei però ora fare un piccolo intermezzo, mettendo un altro pezzettino dell'articolo:
"Considerando anche che, a causa di pentimenti e arresti, sono scomparsi o sono stati fortemente ridimensionati clan come i Terracciano dei Quartieri Spagnoli, i Leone del rione Traiano, i Misso della Sanità, i Di Biasi anch’essi dei Quartieri, i Giuliano di Forcella, gli Stolder della Maddalena, la Nuova mafia flegrea e i Lo Russo di Miano."
Quindi, siccome questi altri potenti sono stati ridimensionati, chi potrebbe ora occupare il buco lasciato vuoto da Contini? Chi può, pistola alla mano, giungere ad essere più facilmente il clan leader della città di Napoli?
La mia risposta è ovvia, ma certamente la risposta più scientifica, e motivata (quindi la più sicura) è quella che da Franco Roberti:
"I Sarno di Ponticelli".
Il sostituto procuratore della DDA di Napoli, Alessandro Milita, stava
(e sta!) indagando sulle ecomafie e sugli intrecci della cosiddetta
zona grigia, cioè di quell'area tra politica e imprenditoria che
con piacere fa affari con le mafie.
Beh, è carino scoprire che anche in questo settore non si vedono
differenze tra destra e sinistra. Se fino a ieri siamo stati a
guardare, e criticare aspramente, le mosse della giunta regionale
bassoliniana, non possiamo non notare quanto avvenuto stamattina.
Nella relazione scritta da Milita si legge: "Un patto scellerato fra
camorra e politica, garanti a vicenda per la loro stessa sopravvivenza, che
si autoalimentava con il sostegno di operazioni legate al settore dei rifiuti."
E l'iscrizione nel registro degli indagati è scattata per Mario Landolfi,
ex ministro delle Comunicazioni durante il governo Berlusconi, attuale
presidente della commissione vigilanza della Rai, parlamentare di AN e
coordinatore dello stesso partito in Campania.
Assieme a lui, è stato chiesto l'arresto (rigettato dal gip) del sindaco di
Mondragone Ugo Alfredo Conte, che rimane però indagato insieme ad altre 19 persone.
L'ipotesi d'accusa, a vario titolo, è concorso esterno in associazione camorristica, estorsione e corruzione di pubblico ufficiale, aggravate dalla finalità camorristica, truffa ai danni dello Stato. In particolare, la truffa si riferisce ad una fraudolenta cessione di credito (4 milioni e 700 mila euro) vantato dalla Eco 4 dei fratelli Sergio e Michele Orsi
(dei DS, che però non disdicevano di fare affari con i signori di AN), nei confronti del Consorzio CE4 con un'operazione finanziaria che vedrebbe coinvolti anche alcuni dirigenti e funzionari di una filiale casertana della Banca Nazionale del Lavoro.
A riportare la notizia ci sono (per ora):
Pupia.tv
Caserta7
Attendiamo sviluppi. Buon lavoro alla DDA.
Seguiranno aggiornamenti, se nel frattempo non verrà insabbiato tutto.
Riprendiamo a parlare di Napoli, anche perchè l'avevo detto che c'erano
altre cose da dire. Riprendiamo da dove c'eravamo interrotti la
settimana scorsa, e spostandoci un po' più a nord, in particolare nel basso
casertano. Anche stavolta con nomi e cognomi e, dove possibile, anche
indirizzi.
Qui non è come in città, non ci sono scontri tra clan rivali che danno
vita a vere e proprie guerre. Gli unici scontri che ci sono... beh, sono
"regolamenti interni".
Il controllo camorristico del territorio, da oltre 30 anni, è saldamente
nelle mani del cartello dei casalesi, che non è un clan, ma una
federazione di clan, è l'unico pezzo di camorra campana che assomiglia
in qualche modo a cosa nostra: struttura verticistica, territorio diviso
in feudi.
Controllano un'area di territorio inimmaginabile. Sul versante sud arrivano fino
a Marano di Napoli, sul versante nord, il loro confine è territoriale
è a ridosso del raccordo anulare di Roma. Tutto ciò che è più a nord è
invece zona dove riciclare i capitali.
Il cuore di questo impero, dove si trova?
E' in un grosso paesone del basso casertano, che si chiama San Cipriano
d'Aversa.
Eccovelo qua:
Visualizzazione ingrandita della mappa
Perchè a San Cipriano?
Perchè il capo indiscusso di tutta la federazione dei casalesi si chiama
Antonio Iovine, anche se nega di esserlo, latitante storico, di famiglia sanciprianese.
La maggior parte degli elementi della famiglia Iovine vive in latitanza, ma non
è precisamente una latitanza normale, poichè avviene nella loro abitazione di
via delle Rose.
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Antonio Iovine no, lui è latitante sul serio, e non è reperibile.
Via delle Rose marca il confine tra due paesi, San Cipriano e Casale. Il marciapiede sud è
comune di San Cipriano, quello nord è comune di Casale.
Prima vivevano in una villa blindata di Casale, ma ora non serve più, perchè non ci sono
più nemici. Nè negli altri clan, nè altrove.
Ma non è questo il bello.
Il bello è che la loro abitazione si trova a ridosso del palazzo del Comune di
San Cipriano, a 300 metri dal nuovo comando della polizia municipale, e per finire
fa angolo con la stazione dei carabinieri.
Il paese fa 13.000 abitanti. Quindi tanto piccolo non è.
Quale è la particolarità di San Cipriano? Beh, è molto semplice. E' una particolarità
che sta nell'ultima operazione anticamorra effettuata dai carabinieri, perchè la polizia a
San Cipriano non c'è, e in passato i carabinieri si sono fatti aiutare dalla polizia
municipale. Invece questa volta no.
Non si sono fatti aiutare perchè per contrastare la camorra, e qui sta la particolarità,
è stato necessario arrestare gli agenti della polizia municipale.
Se si va a San Cipriano e si parla con la gente che con la camorra non c'entra nulla
(e ce ne sta parecchia!), diranno che la loro è una comunità che non ha mai smesso di convivere con la camorra,
perchè spesso, troppo spesso, lo Stato e la camorra
hanno la stessa faccia. Ed hanno ragione, almeno stavolta...
Il comando di polizia municipale ha 11 (undici) vigili. Di questi, 7 (sette) tra
cui il comandante, sono indagati per favoreggiamento della camorra, peculato e
concussione. Mica male.
Ci sarebbe allora da riflettere in profondo, anche - e diciamolo - sul piano politico.
Invece la politica ha preferito attaccare il sindaco Enrico Martinelli, perchè ha i
vigili camorristi, tralasciando di
considerare che l'indagato più pericoloso, Giuseppe (guarda caso) Iovine,
faceva il vigile urbano anche quando c'era la precedente amministrazione, di
opposto colore politico.
Indagato per associazione camorristica anche un aggregato all'ufficio tecnico
(oh! vecchia cara edilizia!) ed il custode aggiunto al cimitero comunale.
In pratica, nessun arrestato fa un lavoro diverso dall'impiegato comunale, con
o senza pistola.
Una brava giornalista del quotidiano "Il Mattino", redazione di Caserta,
che si chiama Rosaria Capacchione, ha allora fatto una cosa intelligente: è andata
sia dall'attuale sindaco, sia dall'ex sindaco, a porre qualche domanda un po'.. ehm...
provocatoria.
Martinelli, il sindaco attuale, se ne è lavato le mani in modo semplice:
"I fatti contestati risalgono alla fine del 2004, la mia
amministrazione si era appena insediata". Per la serie, non ne so nulla e nulla
ne voglio sapere.
Angelo Reccia, sindaco nella passata amministrazione, qualcosina l'ha
raccontata: "Della posizione di Giuseppe Iovine e di
altri impiegati comunali nella sua stessa situazione, assunti negli anni Ottanta
parlammo a lungo con vari prefetti, ma la legge non ci consentiva il licenziamento. Per quanto
possibile, li abbiamo tenuti sotto controllo".
Sinceramente, mi pongo una domanda che può sembrare banale: come fa un comune
a tenere sotto controllo qualcuno? Ha un solo modo: usare la polizia municipale. Ma
allora come ha fatto in questo caso qui, visto che gli elementi da controllare erano
proprio gli agenti della polizia municipale?
L’affare dei vigili collusi è subito arrivato fino
in commissione antimafia, ed è solo una delle
tante tessere che compongono il mosaico di cui è fatta la vita camorristica di
Antonio Iovine e dei suoi uomini.
Uno dei tanti tasselli. E sono tanti davvero. Qualche esempio? Potremmo
ricordare la storia del consigliere comunale
che faceva da autista alla moglie di Peppe Russo, boss di primo piano a quel tempo
latitante. Ma l'esempio più bello è quello dei fascicoli riservati su appalti e condizionamenti.
Cosa hanno di bello? Semplice: prima compaiono, e poi scompaiono, ma non è che scompaiono
a caso, scompaiono sempre al momento giusto, in modo tale che in prefettura non arrivino, che
alla Procura antimafia non vengano trasmessi.
Nella stazione dei carabinieri di San Cipriano, gli uomini resistono pochissimo:
c'è chi chiede di andare via e chi viene mandato via forzatamente, dall'oggi al domani,
dai superiori, come i due uomini del servizio radiomobile che appena un paio di mesi fa
avevano cercato di evitare una contravvenzione al figlio di Antonio Iovine.
Il Comune, che già una volta era stato sciolto per condizionamenti mafiosi, aveva
avuto il fratello di Bardellino come sindaco e il nipote di Mario Iovine
come assessore ai lavori pubblici. Poi Mario Iovine, latitante, si fece ammazzare a
colpi di rivoltella a Cascais,
ed il nipotino (capito l'avvertimento) preferì dimettersi.
Qualcuno potrebbe obiettare che erano altri tempi, che la camorra di Bardellino
era quella di 20 anni fa...
E' vero, ma è anche vero che il clima non è cambiato. Anzi,
è diventato rovente. Tornano anche le armi, nelle strade di San Cipriano,
come quelle sequestrate ad inizio mese in casa di Francesco Cecoro, piccoli
precedenti nel suo passato, ma una pistola calibro 38 e un
mitragliatore di marca americana nel ripostiglio.
Aria di guerra? Non si sa. E' ancora tutto da vedere. Per ora, l'aria di guerra
si respira nel Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dove qualche giorno fa era
atteso il controesame di Mimì Bidognetti, nuovo pentito.
Cosa è successo? Lo si è appreso dai giornali, ed è qualcosa di raggelante.
Invece di Mimì, ha preso la parola suo cugino, imputato di estorsione, che è il ben
noto Francesco Bidognetti, capo storico dei Casalesi ai tempi del triumvirato formato
da lui, Schiavone e Zagaria. Il super boss ha detto che voleva rilasciare dichiarazioni
spontanee. Sono state dichiarzioni inquietanti, prima tra tutte
la risposta al parente che appena otto giorni fa aveva detto di essersi pentito perché
temeva per la vita dei figli: "Anche noi abbiamo i figli, proprio come lui..."
Una minaccia?
Fatto sta che di quel triumvirato tutti, Vincenzo Zagaria, Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti sono stati
arrestati. Ma c'è Michele Zagaria che è ancora latitante. E comanda insieme a
Iovine.
E' già noto, grazie ad un'informativa del SISDE risalente ad un anno fa, che
il clan sta progettando l’attentato a un magistrato, Raffaele Cantone, nativo di
Giugliano in Campania, ed in forze nella DDA di Napoli. Perchè? Perchè Cantone è arrivato
vicinissimo all'arresto di Michele Zagaria, e di Antonio Iovine, e poi perchè colpisce
le strutture economiche del clan, soprattutto le imprese edili.
Ed il pentito, Mimì, ne ha parlato. Ha detto che all'interno della
federazione casalese c'è semplicemente un dibattito interno tra "falchi" e
"colombe". Per i primi, Cantone va fatto fuori subito, per i secondi, far fuori
Cantone è una vendetta per i processi, e pertanto va fatto dopo le sentenze
definitive.
A questo punto, mi fermo un attimo, e riprendo una parte dell'intervista
fatta da Gianluca Di Feo a Franco Roberti, che è il capo della DDA di
Napoli, pubblicata sull'Espresso in una data simbolica: il 16 agosto,
chissà... i malpensanti diranno che è la data apposita per far passare
inosservate le notizie.
Roberti nell'intervista ricorda che la capacità dei Casalesi è andata
oltre l'immaginabile, sono passati
dall'economia industriale a quella finanziaria: "Sono così ricchi che
agiscono investendo capitali nelle imprese legali, senza pretendere
il controllo della gestione. Hanno inventato le società a p.c.m.
ossia a partecipazione di capitale mafioso, che sono ormai parte
rilevante dell'economia nazionale. Ma trovano mercato
anche all'estero. Perchè la loro strategia è vincente: i boss
guadagnano facendo risparmiare le imprese. Sono più morbidi delle
banche: chiedono interessi inferiori, non fanno fretta per recuperare
l'investimento. Hanno una ricchezza talmente vasta che li esonera
dalle intimidazioni e dallo strozzinaggio. Il processo Zagaria sulle
infiltrazioni nelle ditte di Parma e della pianura padana dimostra
come gli imprenditori del Nord fossero felici di avere i capitali
della camorra".
Per questo, sostiene Roberti, i Casalesi hanno dato vita a una
metamorfosi micidiale: un nuovo modo di essere mafia. E se lo
dice il capo della Divisione Distrettuale Antimafia...
Infatti continua a raccontare che: "Bisogna
aggiornare il concetto di metodo mafioso alla luce della loro
trasformazione. Non solo il vincolo di omertà e la for