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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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...di passare così vicino (circa 2 metri e mezzo) ad un incidente ferroviario.
Brrrr, scena davvero da brivido...
Però è carino l'effetto di vedere un treno parcheggiato per traverso nel cortile interno di un palazzo.
Io davvero mi diverto, a guardare le stranezze della gente.
Treno. Stazione di partenza. La porta di intercomunicazione tra i due vagoni si apre premendo un pulsante di lato, sul quale c'è scritto enorme "Apertura Porta". Arriva la signora con il trolley attaccato dietro, lungo l'interno del vagone. Fa tutto il corridoio, arriva alla porta, inizia a cercare di aprirla a mano, cerca di forzarla, si sforza. Ad un certo punto mi viene il sospetto che stia per aprire il trolley per tirare fuori un piede di porco. Ovviamente mi guardo bene dal dirle che c'è il pulsante, anche perchè lei per pochi millimetri non ci si è appoggiata sopra. Invece cosa fa? Scende dal treno, per risalirci, sempre con trolley al seguito, alla porta successiva, subito dopo il passaggio di intercomunicazione!
Appena è salita, e la vedevo dall'altro lato del passaggio, ho premuto casualmente il pulsante di apertura.
Scusate se ho riso, ma non potevo resistere.
Se il treno parte tra sette minuti, ho detto sette non capisco perchè lungo il marciapiede la gente corra. Camminando a passo di lumaca, e sapendo quanto è lungo il treno, è facile calcolare che in sette minuti si potrebbe fare su e giù l'intera lunghezza del treno, tipo vasche in piscina, tre volte. Eppure corrono. Ed io trovo ridicolo questo correre inutilmente.
Poi ci sono quelli che lì per lì mi fanno arrabbiare. Ma poi dopo giuro che rido lo stesso.
Se c'è il marciapiede con il tabellone che indica che è il treno giusto, con tanto di orario di partenza, e c'è il treno fermo con le porte aperte, perchè diavolo devi andare sull'altro marciapiede, quello dall'altro lato del treno, dove all'inizio c'è scritto "Marciapiede di servizio. Divieto di accesso", ed il treno da quel lato ha le porte chiuse? Ok, non sei uno che legge i cartelli. Ma siccome lungo il marciapiede c'è una sfilza di cartelli con su scritto: "Salire e scendere dal lato opposto", come fai a non vederli? E fin qui... sono cose che possono capitare, si sa che siamo tutti sotto stress. Ma le cose cambiano quando ti incazzi perchè le porte del treno sono chiuse, e urli e sbraiti, e premi il pulsante di apertura di continuo, e bestemmi perchè la porta non si apre.
Fin qui rido.
Poi mi incazzo anche io quando ti appendi alla porta con tutte le tue forza, dando calci e continuando a premere quel pulsante, fino a chiedere aiuto al primo che passa dentro il treno, bussando forte con la mano sul vetro della porta. E quel fesso dentro il treno che fa? Invece di farsi una grossa risata, o fargli segno che si sale dall'altro lato, prova da dentro ad aprire la porta e, non riuscendoci, tira la leva dell'apertura di emergenza. Forzando, di fatto, la porta.
Qui mi incazzo perchè poi, al momento della partenza, il treno non partirà. Ci sarà da fare la procedura per ripristinare la porta forzata, e quindi si partirà con circa dieci minuti di ritardo, a causa di un coglione (scusate il termine).
Stamattina. Arrivo del treno a Milano centrale. Sono in fila per scendere. Davanti a me c'è un uomo ben vestito sulla cinquantina, davanti alla porta, e con il ditino già pronto sul pulsante, evidentemente non vedeva l'ora di scendere dal treno.
Il treno si ferma, si sente il rumore dello sblocco della porta, e lui con il ditino scivola via dal pulsante "Apertura Porta", lo appoggia deciso sul pulsante "Chiusura Porta", e inizia a premerlo in modo ossessivo-compulsivo che sembra uno psicopatico. Ovviamente la porta non si apre, e lui ovviamente ha gridato: "Che merda! Non funziona un cazzo in queste ferrovie italiane!"
Che fare?
Ho riso a crepapelle. Ho allungato il dito ed ho premuto il pulsante giusto. Si è anche stizzito. :)
Per ora mi fermo qui, ma di casi del genere potrei raccontarne a decine :)
Sul sito di Articolo 21 è comparso ieri questo divertente articolo sull'on. Salvini, pescato dal vivo mentre canta una canzoncina contro i napoletani, ma avrebbe potuto cantarla contro gli albanesi, i romeni, gli africani, non avrebbe fatto differenza. Infatti è una polemica che non mi interessa, poichè ora vivo qui ed ho potuto constatare con mano che è una polemica inutile, poichè impossibile è un confronto culturale (Salvini e suoi ne uscirebbero troppo con le ossa rotte, il divario e l'arretratezza culturale che ho trovato qui, non li ho trovati da nessuna parte). Il punto è un altro, ed è un invito "serio" che faccio a Salvini, che puntualmente identifica nel "diverso", nello "straniero", la causa dei mali, mentre ieri magari era "il meridionale". Io invece non mi sono sentito offeso dalla canzoncina di Salvini: è un coro da stadio, va preso per tale, e ci ho riso sopra. Tra l'altro dovrebbe esistere da qualche parte un piccolo video clip del 1998 che ritrae me che canto la stessa canzoncina offensiva sui napoletani, che in effetti mi hanno rotto le scatole esattamente quanto i milanesi, i romani e tutti gli altri italiani in genere. Infatti le offese di cui vorrei parlare non riguardano i napoletani.
Ieri mattina a Milano ha piovuto. C'è stato un grande temporale. Si sa, d'estate capita che ci siano temporali estivi. E' stato un temporale molto intenso. Tra le 8.25 e le 9.10 mi è successo di dover attraversare Milano. In questo breve lasso di tempo (c'è gente che ha passato più tempo sotto la pioggia, ma non mi va di raccontare cose "per sentito dire"), ho visto cose che gli umani non possono neanche immaginare, ma anche cose che non ho visto in tanti anni passati a Roma, a Napoli, ed anche cose che - mi scusi se lo dico, Salvini! - in Congo non succedono:
1) Corto circuito dell'intero sistema semaforico, con conseguente trasformazione del traffico in una mandria impazzita e dedita alla lotta corpo a corpo, dove ad ogni incrocio, piazza, rotatoria, vigeva la legge della giungla.
2) In conseguenza del punto 1) è scomparso il sistema di trasporto pubblico di superficie.
3) Allagamento della metropolitana, con conseguente sparizione del sistema di trasporto ferroviario urbano.
4) Black out completo in zona da Loreto a Cinque Giornate. Conseguente decesso anche della circolazione tramviaria, ma anche dei bancomat, dei negozi, della luce stradale, degli ascensori, di tutto.
5) Allagamento della stazione centrale FS. Non solo del piano superiore in area binari, ma anche del piano ammezzato invaso dall'acqua in stile acqua alta a Venezia a causa delle infinite crepe che costituiscono quella stazione. Dal piano ammezzato, l'effetto cascata ha portato poi all'allagamento anche del piano terra. Per carità, l'effetto estetico era anche bello, vista la somiglianza con la cascata delle Marmore assunta dallo scalone centrale.
6) Tutti indistintamente, pendolari e residenti, sono stati condannati al bagno completo dalla pioggia battente.
Vede, On. Salvini, tutto questo non offende Napoli, i napoletani, l'africa e gli africani, o magari gli albanesi (sui cinesi invece Lei dice sempre poco...).
Tutto questo offende profondamente i milanesi ed i lombardi. Ma non li offende a parole, come con la canzoncina che Lei ha cantato. No, li offende profondamente, li offende con il bagno freddo della pioggia, in una città che si dice moderna, che dovrebbe esserlo davvero, che dovrebbe rendere confortevole lo spostamento ai suoi residenti anche in caso di pioggia, e possibilimente lasciandoli all'asciutto. Li offende perchè un temporale estivo ha paralizzato in ora di punta la loro città, gli ha impedito spostamenti, li ha frustrati tenendoli bloccati. E non si poteva dire certo che fosse colpa degli extracomunitari clandestini.
Io non sono d'accordo con chi dice che Lei dovrebbe chiedere scusa ai napoletani per quella canzoncina. Lei dovrebbe chiedere scusa ai milanesi per il trattamento che hanno ricevuto ieri, quando sono affondati nell'acqua. Per rendere una città vivibile, non basta urlare ai quattro venti frasi del tipo: "Milano è una città europea", le parole non bastano, occorrono anche dei fatti, delle cose reali.
Non è difficile, basterebbe un sistema elettrico di riserva per il sistema semaforico, tanto per cominciare. Come è stato fatto proprio a Napoli, come anche ad Algeri, a Monrovia, a Bucarest, come a Rabat, a Kuala Lumpur, e da qualche anno anche a Baghdad. Al Cairo no perchè pare che non piova quasi mai, ma l'hanno fatto lo stesso in caso di blackout. Che dice? Sarebbe ora di farlo anche a Milano? E poi, che dice? Magari invece di perdere tempo con le canzoncine razziste, o al limite con le beghe attorno ai soldi per l'Expo, non sarebbe forse ora di fare politica sul serio, e risolvere qualche problema reale di quei milanesi che Lei dice di avere tanto a cuore?
P.S.: In un intervista al quotidiano "Il Giornale", Salvini ha affermato e confermato di aver cantato canzoncine razziste anche rivolte a bresciani e comaschi. Non c'è che dire, una bella performance. Al mio paese in questi casi si invitavano le persone a fare qualche anno scolastico in più, ma qui non si può perchè non si vuole perdere tempo con la scuola: bisogna subito lavorare e produrre. Ma caso strano non si lavora e produce per tappare le crepe della stazione o per non far allagare una metropolitana.
Ohhh c'è il sole! Vuoi vedere che quasi quasi la primavera è arrivata davvero?
Non ci sono alberi, poichè sono in pieno centro, circondato da palazzi, eppure
c'è polline che svolazza, e non capisco da dove viene. Ma non è questa la cosa che volevo
raccontare. Allora...
Ore 13.30, città di Milano, zona viale Brianza, non dico a che altezza per motivi di
privacy dei personaggi. Sono in un bar-tavola calda, ho appena consumato qualcosa
per pranzo, e sono alla cassa a pagare. Il cassiere, un tipo sulla sessantina abbastanza
simpatico, mi fa il conto, ma mentre sto pagando lui all'improvviso guarda fuori
dal locale. Volto anche io lo sguardo, istintivamente, per capire la ragione di
tanta attenzione. Giusto davanti al locale, ha appena parcheggiato un'auto dei
carabinieri, che si è posizionata esattamente sopra le strisce pedonali,
nè un centimetro prima nè un centimetro dopo. Il cassiere inizia subito a
borbottare.
Cassiere: "Ma guarda un po' questi! Che modo di parcheggiare!"
Io: "Beh, che ci vuole fare..."
Cassiere: "'Sti stronzi..."
Io: "Dovrebbero dare il buon esempio..."
Cassiere: "Manco il rispetto per i pedoni..."
Vorrei aggiungere: "Poi se parcheggi così tu... ti multano subito", ma mi
astengo dal farlo, perchè intanto i due carabinieri sono entrati nel locale, e
si mettono in fila alla cassa, giusto dietro di me, per cui taccio. Taccio io, ma...
Cassiere: "Ehi voi due! Ma vi pare questo il modo di parcheggiare???"
Carabiniere 1: "Scusi, dice a noi?"
Cassiere: "Perchè? Vedi altre auto sulle strisce? Insomma! Si parcheggia così?"
Carabiniere 1: "Ma... beh... non c'è altro posto per parcheggiare, ed è giusto un
attimo, il tempo di un caffè..."
Cassiere: "E' sopra le strisce!!! La gente deve attraversare!! Così non può
attraversare!"
Carabiniere 2: "Ma è solo un attimo...!"
Cassiere: "Attimo o non attimo, è maleducazione! Così non si fa! E allora io
non vi do nessun caffè. Chiaro?"
Carabiniere 1 (rivolto al Carabiniere 2): "Dai su, sposta la macchina, chiudiamola
qui 'sta cosa".
Cronaca dall'Interno
Viola cresce, impara tante cose, osserva, e quando torno a casa mi guarda e sorride. Il che mi riempie di gioia. Poi passa le ore ad osservare il soffitto, a studiarne ogni minimo particolare. Cosa ci trova, nel soffitto, non lo so, ma non importa: se le piace, che se lo studi centimetro per centimetro.
Il treno, la mattina, sembra un carro bestiame. La sera pure, tanto per cambiare.
Forse la novità più interessante, tra le varie che ho beccato in giro, è questa
della SIAE che "apre alla diffusione gratuita delle opere su Internet", lasciando la
scelta agli autori. Vedremo se gli autori sono pronti e se useranno questa opzione... Chi lo sa.
Il resto, soprattutto quello politico, è fuffa, tanto per cambiare. Non è un problema, visto che ultimamente non me ne sto interessando molto, e mi sto dedicando molto di più a questioni scientifiche e tecnologiche, che poi è la cosa che nella vita mi riesce meglio.