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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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Auguri! A Napoli, domani 11 giugno si festeggiano i 120 anni della
pizza margherita! Con buona pace per chi la pizza non la mangia :P
Nobili, popolani, tamburini e sbandieratori in abiti di fine Ottocento attraverseranno le strade della città fino all'antica pizzeria Brandi dove 16 marinai offriranno tranci di pizza rigorosamente Margherita. Ad aprire il corteo naturalmente la regina Margherita di Savoia a bordo di una carrozza.
La leggenda narra che la regina di casa Savoia invitò a corte il più famoso pizzaiolo della città per assaggiare l'alimento del popolo napoletano. Il pizzaiolo, per l'occasione, fece una pizza con i colori della bandiera italiana: verde basilico, bianco mozzarella e rosso pomodoro, e la chiamò proprio come la regina.
Gli eredi della pizzeria ancora oggi orgogliosi espongono nel locale la lettera firmata dal Gran capo dei servizi di tavola di casa Savoia Camillo Galli inviata a Raffaele Esposito Brandi. Nel documento si legge tutto l'apprezzamento della regina Margherita per la pizza.
>br>
Da piazza Plebiscito, a bordo di una carrozza, partirà la regina Margherita di Savoia che attraverserà le strade della città. In via Chiaia il taglio del nastro; da lì il corteo si trasferirà nella pizzeria Brandi.
L’alimento italiano più conosciuto al mondo nasce nel 1889 proprio lì, nella pizzeria Brandi. E dopo 120 anni, lì si torna. Io no, sto troppo lontano, ma prima o poi... ;)
Ricevo e inoltro, così come è.
Petru Birladeanu, cittadino rom di nazionalità rumena, era un suonatore di organetto nella ferrovia Cumana che parte dal quartiere Montesanto di Napoli. Tutti i viaggiatori lo conoscevano: un musicista, una persona gentile che proponeva la sua arte per pochi spiccioli, sempre accompagnato da sua moglie.
Martedì sera un commando d 8 persone su quattro motociclette attraversa via Pignasecca fino alla stazione della Cumana. Sparano in aria, all'impazzata. E' l'ennesimo scontro per il territorio che vedrebbe gli affiliati del clan Sarno di Pontcelli cercare di terrorizzare chi pensa di sostenere il ritorno su piazza del vecchio boss Mariano, appena scarcerato.
Petru forse neanche la conosce questa storia. Ma alla stazione della Cumana diversi colpi sono sparati ad altezza uomo, tra la folla che scappa. Forse hanno avvistato qualcuno del clan avversario, forse sparano contro i vetri della casa di qualche rivale, forse un errore... chissà. Un ragazzo di 14 anni viene colpito alla spalla e per poco non ci rimette la pelle. Petru è meno fortunato: le videocamere della Cumana lo riprendono mentre scappa e cerca rifugio come tanti altri dentro la stazione. Il braccio intorno al collo della sua compagna, un istintivo gesto di protezione. Ma una volta dentro si accascia: un proiettile gli è entrato sotto l'ascella bucando cuore e polmoni. Gli lascia sul corpo uno strano segno come di arma da taglio che inizialmente confonderà anche i medici. Ma Petru muore "sparato", come si dice a Napoli, sparato per niente! Muore dopo mezzora di agonia e i ritardi dei soccorsi che probabilmente hanno scontato anche il caos e la paura che si era creata in tutta la strada. Malgrado l'Ospedale Pellegrini fosse a 500 metri... La compagna piange disperata. Petru aveva 33 anni...
La sua fine terribile ricorda quelle di altri, come Silvia Ruotolo, uccisa anch'essa da un proiettile vagante al Vomero dodici anni fà. Ma la città non condivide la stessa commozione. Forse siamo più cinici in generale, forse Petru è "soltanto" un rom... sta di fatto che al momento in cui scriviamo non sono previste fiaccolate, esequie ufficiali, interventi istituzionali in sostegno della sua compagna... Nessun politico di professione o amministratore ha pensato di prendre parola su una sparatoria così insensata nel centro della città che dicono di voler rappresentare... Forse c'è un motivo a tutto questo.
Petru non ha avuto "l'onore" di essere veramente raccontato nei servizi di testa dei tg, se non dentro la più complessiva e impigrita retorica sul consueto far west napoletano. Un rom in cronaca senza essere accusato di stupro o di omicidio, un rom vittima innocente non da dividendi politici, non serve alla macchina della paura e della propaganda.
Anzi, alcuni quotidiani hanno inizialmente accreditato la tesi che fosse lui l'obiettivo dei sicari..! Per qualunque "indigeno" in poche ore la polizia è in grado di fornire un profilo attendibile su una possibilità del genere. Inutile dire che Petru, quotidiano suonatore di organetto sulla cumana, ben difficilmente (!) rientrava in questo schema. Ma intorno allo straniero, per lo più rom, si concede sempre un margine ulteriore all'incertezza, al sospetto, anche se questo sospetto non ha nessun punto d'appoggio razionale.
Per la verità in questi giorni c'è stato un altro caso in cui l'informazione napoletana non ha dato grande prova di sè: l'episodio che ha visto infine l'arresto di cinque persone di nazionalità nigeriana a vico Vertecoeli. Con l'eccezione di alcuni quotidiani, la gran parte, qualcuno perfino con imbarazzo, ha accreditato la più inverosimile delle ricostruzioni: il rapimento premeditato di una bambina di undici anni da parte di un gruppo di immigrati che abitavano nel suo stesso cortile, per soddisfare le voglie di un boss pedofilo...!! A Forcella...!
Probabilmente la più straordinaria panzana dell'ultimo anno per quella che, da qualche racconto che è arrivato a noi, potrebbe benissimo essere una banale rissa tra vicini. Non abbiamo certezze e non vogliamo distribuirne, nè dipingere sistematicamente il migrante come vittima innocente, ma digerire in maniera così acritica la più improbabile delle storie, solo per la sua "notiziabilità", non fa certo onore all'informazione.
Il tg1 ha fatto di meglio: oltre a riportare questa versione senza scomodare nemmeno un condizionale, l'ha poi fatta seguire da un servizio sulla scomparsa 13 anni fà della piccola Angela Celentano! Così lo psicodramma collettivo sull'uomo nero in agguato dietro la porta di casa è finalmente servito a oltre dieci milioni di persone.
Sarebbe magari utile cercare gli avvocati dei nigeriani arrestati e raccogliere almeno la loro versione... Qualche giornale sembra volerci provare senza rimuovere la notizia...
Dedicato a Napoli.
La Storia, la Scienza, la Propaganda - Convegno internazionale organizzato da ALTANUR, Associazione Culturale Interdisciplinare.
Sabato 15 novembre, alle ore 9, presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano – Via Monte di Dio, 14 - Napoli.
Relatori del Convegno:< r>
Il premio Nobel Brian Josephson, Emilio Del Giudice, Giulietto Chiesa
Maurizio Torrealta, Giorgio Galli, Flavio Barbiero, Giulio Calegari
Alessandro Giuliani
A presentare la il Convegno e le attività relative a tutto l’evento, che durerà dal 15 nov al 15 dicembre 2008, sarà
il Prof. Giuseppe Germano filologo, Prof di letteratura latina medievale presso l’Univ Federico Ii di Napoli, Vicepresidente dell’Ass.Culturale ALTANUR.
Per approfondire: Le connessioni inattese.
Testo e musica di Federico Salvatore, al quale va
il mio inchino.
Se io fossi san Gennaro non sarei così leggero
Con i miei napoletani io m'incazzerei davvero
Come l'oste che fa i conti dopo tanto fallimento
Senza troppi complimenti sarei cinico e violento
Vorrei dire al costruttore del centro direzionale
Che ci può solo pisciare perchè ha fatto un orinale
Grattacieli di dolore un infarto nella storia
Forse è solo un costruttore che ha perduto la memoria
Nei meandri dei quartieri di madonne e di sirene
Paraboliche ed antenne sono aghi nelle vene
E nei vicoli dei chiostri di pastori e vecchi santi
Le finestre anodizzate sono schiaffi ai monumenti
E' come sputare in faccia ai D'angiò agli Aragona
Cancellare via le tracce di una Napoli padrona
E' lo sforzo di cagare dell'ignobile pappone
Sulle perle date ai porci da Don Carlo di Borbone
E' perciò che mi accaloro coi politici nascosti
Perchè solamente loro sono i veri camorristi
A cui Napoli da sempre ha pagato la tangente
E qualcuno l'ha incassata con il sangue della gente
E per certi culi grossi il traguardo è una poltrona
E per noi poveri fessi basta solo un Maradona
E il miracolo richiesto di quel sangue rosso chiaro
Lo sa solo Gesù Cristo che quel sangue è sangue amaro
Lo sa il Cristo ch'è velato di vergogna e di mistero
Da quel nobile alchimista principe di Sansevero
E con lui lo sa Virgilio il sincero Sannazzaro
Giambattista della Porta che il colpevole è il denaro
E nessuno dice basta per il culto della festa
E di Napoli che resta sotto gli occhi del turista
Via i vecchi marciapiedi che hanno raccontato molto
Pietre laviche e lastroni seppelliamoli d'asfalto...
...l'appalto
Ma non posso più accettare l'etichetta provinciale
E una Napoli che ruba in ogni telegiornale
Una Napoli che puzza di ragù di malavita
Di spaghetti cocaina e di pizza margherita
Di una Napoli abusiva paradiso artificiale
Con il sogno ricorrente di fuggire e di emigrare
E di un popolo che a scuola ha creato nuovi corsi
E la cattedra che insegna qual'è l'arte di arrangiarsi
Io non posso più accettare l'etichetta di terrone
E il proverbio che ogni figlio è nu bello scarrafone
E mi rode che Forcella è la kasba del furbone
Che ti scambia con il pacco uno stereo col mattone
Se io fossi San Gennaro giuro che vomiterei
La mia rabbia dal Vesuvio farei peggio di Pompei
E poichè c'ho preso gusto con la scusa del santone
Io ritengo che sia giusto fare pure qualche nome
Chiederei a Pino Daniele che fine ha fatto terra mia
Siamo lazzari felici quanno chiove 'a pecundria
Napule è 'na carta sporca Napule è mille paure
Ma pe' chhiste viche nire so' passate 'sti ccriature
Da Pontano a Paisiello Giulio Cesare Cortese
Da Basile a Totonno Petito fino a Benedetto Croce
Da Di Giacomo a Viviani poi Caruso coi Parisi
Da Toto' ai De Filippo fino a Massimo Troisi
C'è passato Genovesi e Leopardi con orgoglio
La romantica Matilde e Il Mattino di Scarfoglio
Filangieri Cardarelli tutto l'oro di Marotta
C'è passata la madonna che ora vedi a Piedigrotta
Un Luciano De Crescenzo Bellavista di Milano
E Sofia che da Pozzuoli oggi parla americano
Un Roberto De Simone che le ha preso pure il cuore
Ora cerca di sfruttarala Federico Salvatore
Ma non posso tollerare chi si arroga poi il diritto
Di cambiare e trasformare tutto ciò che e' stato fatto
Di chi vuol tagliar la corda con la vecchia tradizione
Di chi ha messo nella merda la cultura e la canzone
Io non posso sopportare che un signore nato a Foggia
Porta Napoli nel mondo e la stampa lo incoraggia
E che il critico ha concesso al neomelodico l'evento
Di buttare in fondo al cesso Napoli del novecento
Perchè ancora io ci credo e mi incazzo ve lo giuro
Che Posillipo e Toledo li divide un vecchio muro
Come quello di Berlino che ci spacca in due metà
Uno è figlio 'e bucchino l'altro è figlio di papa'
Se io fossi San Gennaro giuro che mi vestirei
Pulcinella Che Guevara e dal cielo scenderei
Per gridare alla mia gente tutto ciò che mi fa male
E finire da innocente pure io a Poggioreale
Perchè come Gennarino sono vecchio in fondo al cuore
La speranza Iervolino può lenire il mio dolore?
Io ho capito che la vita è solo un viaggio di ritorno
Che domani è già finito e che ieri è un nuovo giorno
Sembra un gioco di parole ma mi sento più sicuro
Coi progetti dal passato e i ricordi del futuro
E alla fine del mio viaggio chiedo a Napoli perdono
Se ho cercato con coraggio di restare come sono
8 ottobre 2008, cioè ieri.
Ore 8.00. Napoli, zona orientale, zona vesuviana esterna, ed interna.
Un boato assordante scuote l'aria, i palazzi, i vetri. Dalla zona vesuviana
interna la gente non ha dubbi: il boato viene dal Vesuvio.
Ore 9.30. Agenzia ANSA
"Un forte boato è stato avvertito questa mattina nell'area vesuviana. Decine
le telefonate, giunte in pochissimo tempo, ai centralini delle forze dell'ordine. Secondo
una prima ricostruzione sembra che il boato provenga da una zona di campagna, molto isolata. Le
ricerche delle forze dell'ordine si stanno concentrando nella zona di località San Vito, nel
comune di Ercolano. Sul posto si stanno recando polizia, carabinieri e vigili del fuoco. Al
momento, in zona, non si scorge del fumo. Il boato, oltre che in tutta la zona vesuviana,
è stato avvertito anche in diversi quartieri della città di Napoli".
In realtà, al sottoscritto era arrivata una mail da Benevento, in cui un amico
diceva: "Qui si è sentito un rumore fortissimo... abbiamo pensato ad una bomba".
Cosa c'è a San Vito, ad Ercolano?
Beh un problema c'è. E lo si vede da qua:
Visualizzazione ingrandita della mappa
San Vito è alle falde del Vesuvio, in una zona abbastanza in basso e dove i materiali
piroclastici sono abbastanza sottili. Pertanto, il boato è compatibile con un movimento
magmatico giusto lì sotto. Si aprirà una nuova bocca del vulcano? Scatta l'allarme. O meglio,
si prova a far scattare l'allarme, perchè dall'Osservatorio Geofisico avvertono che
non c'è alcuna attività sismica. Questo è naturalmente incompatibile con ogni attività
magmatica...
Intanto, anche senza attività sismica, si diffonde l'allarme-Vesuvio.
Ma i vigili dei fuoco non vedono nè fumo nè fumarole uscire dal terreno...
A San Vito però c'è anche un altra cosa: un gran numero di fabbriche abusive
di fuochi d'artificio. Potrebbe esserne esplosa una?
Improbabile, visto che il botto si è sentito fino a Benevento...
Allora si guarda ancora al Vesuvio, mentre i centralini di 112, 113, vigili
del fuoco e tutto il resto vengono sommersi di chiamate.
L'Osservatorio Geofisico non manda fuori un portavoce, ma il direttore
dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia,
Vincenzo Boschi, che dichiara all'ADNKronos: "Nessun allarme Vesuvio, il vulcano
sta dormendo ancora tranquillamente, non c'entra con i boati registrati e percepiti
stamattina dalla popolazione come dai nostri strumenti acustici".
Quindi, anche se non c'è attivita sismica registrata dall'Ossevatorio, lo stesso
ha registrato i boati... Boschi risponde anche su questo: "I nostri strumenti acustici
hanno registrato due boati provenienti prima dalla Penisola Sorrentina e poi dal Golfo. Ma
si tratta di fragori acustici e non di segnali di attività vulcanica sul Vesuvio, attività
che sarebbe subito registrata dai nostri strumenti e sensori installati sul vulcano".
L'assessore alla Protezione Civile della Provincia di Napoli, Francesco Emilio Borrelli, ha subito
detto alla stampa: "I due boati avvertiti questa mattina nella zona del Vesuviano e del
Nolano non sono dovuti né a fenomeni sismici, né tantomeno all'attività vulcanica del Vesuvio".
Cosa è successo? A questo punto, le istituzioni chiamano l'esercito. Tanto oramai
è di moda chiamare l'esercito per ogni emergenza. Dal comando della Regione Militare
Meridionale, risponde l'Aeronautica Militare, con un secco: "Niente paura. Siamo
stati noi".
Mica male :)
Per capire cosa a causato i due boati, facciamo un saltino indietro nel tempo,
ed anche nello spazio.
Ore 6.40. Sebha, Libia.
L'Ilyushin 76 è un aereo molto pesante. E' quello che durante la guerra fredda
la NATO chiamava con il nome in codice "Candid". E' un aereo da trasporto, può
portare circa 50 tonnellate di carico, ha un'autonomia di volo di oltre 5.000 km,
una velocità massima di 800 km/h, e si difende con due cannoni da 23 mm caudali.
Quello che è sulla pista di Sebha, ha sulla carlinga il simbolo dell'aeronautica
civile da trasporto bielorussa, ha già chiuso i portelloni e sta già rullando
sulla pista. Destinazione Linz, Austria.
Cosa trasporti non si sa, e non si saprà mai.
In cabina, l'equipaggio parla russo, ma possiamo ragionevolmente supporre che il
dialogo sia stato di questo tipo:
Comandante: "Il piano di volo, quale è?"
Pilota: "Volo VOR a VOR. Rotta sul VOR di Sorrento, Italia, poi curvatura
rotta fino al VOR delle Isole Tremiti, poi avvicinamento finale su Linz. Tutto
già trasmesso all'ente volo austriaco."
Comandante: "Hai verificato che dalla torre di controllo abbiano avvisato
anche l'ente volo italiano?"
Pilota: "Ci ho provato, ma quel coglione della torre di controllo mi ha
risposto in arabo. Gli ho fatto notare che c'è l'obbligo di parlare inglese,
ma quello lo parlava con un accento tale che non ho capito una mazza... ma
secondo me non l'ha fatto, non ha capito niente."
Comandante: "Ha creduto che facessimo rotta diretta lungo l'Adriatico??"
Pilota: "Sì. Cmq non c'è problema, siamo un aereo civile, se gli italiani dicono
qualcosa li fanculizzo io."
Comandante: "La buona educazione suggerirebbe di no... Comunque, cerchiamo di
arrivare a Linz al più presto, che vorrei anche tornare a casa in Bielorussia."
Pilota: "Comunque, detto tra noi, a me gli italiani stanno sul cazzo."
Comandante: "Fottitene. Tanto andiamo in Austria e poi a casa."
Ore 7.10. Base radar militare presso l'aeroporto di Trapani-Birgi
Addetto_Radar: "Capitano, abbiamo un problema."
Capitano: "Che succede, ragazzo? Il turno di notte ti ha fiaccato? Dai, tra
50 minuti abbiamo finito e andiamo a casa."
Addetto_Radar: "No Capitano. Peggio. Un velivolo non identificato ha appena violato il nostro spazio aereo. Si dirige verso nord-ovest, verso
il Tirreno inferiore".
Capitano: "Minchiaaa! L'avete contattato via radio?"
Addetto_Radar: "Sì. Il pilota ci ha detto in inglese non rompete le
palle, italiani di merda, sto solo tornando a casa."
Capitano: "MIIIINCHIA!!! Provenienza del velivolo?"
Addetto_Radar: "Libia, signore!"
Capitano: "MIIIIIIINCHIAAAA!!! Tipo identificazione velivolo?"
Addetto_Radar: "Ilyushin 76, fabbricazione sovietica, modello che
spesso è armato con due cannoni caudali".
Capitano: "Miiiiiiinchiiaaaaaaaaaa!!! Il Candid!!! Devo prendere
una decisione, rapidamente! Fuori!!! Torna ai radar e seguitelo attimo
per attimo!"
Ore 7.18. Base radar militare presso l'aeroporto di Trapani-Birgi
Il capitano alza il telefono, ed urla immediatamente:
"Miiiiiiiiiinchiaaaaaaaaaaaaaaaa!! Scrambling immediato per i due caccia
F-16 di turno! Decollo immediato! Una volta in volo vi verranno
date le istruzioni! Missione d'emergenza!"
Ore 7.24. Aeroporto di Trapani-Birgi
Due caccia F-16 del 37esimo Stormo dell'Aeronautica decollano, missili
già armati. L'ordine è di abbattere, a meno che non arrivi il controordine.
Hanno in cabina la ripetizione del segnale radar, per cui si accodano alla rotta dell'Ilyushin, iniziando l'inseguimento.
Intanto, nella sala radio della base militare, si tiene il contatto radio
con l'aereo. Il dialogo è avvenuto in inglese, ma il senso è più meno il
seguente:
Capitano: "Si può sapere chi minchia siete e dove straminchia andate?? Se non
rispondete vi abbattiamo."
Pilota: "Ma a chi vuoi abbattere? Siamo un aereo civile che vola per i
cazzi suoi".
Capitano: "Le domande le faccio io. Chi minchia sei?"
Pilota: "Un aereo bielorusso. Ecco il numero del velivolo, ed il numero
del volo... Sei soddisfatto ora? Ti levi dalle palle?"
Capitano: "Bene. Iniziamo a ragionare... C'è un problema. Il numero del
velivolo ci risulta: siete un aereo civile bielorusso. Ma il numero del
volo non ci risulta".
Pilota: "Evidentemente un coglione di controllore di volo libico non ve
l'ha trasmesso. Ora che vuoi da me?"
Capitano: "Sapere dove minchia stai andando!!!"
Pilota: "E se ora ti dicessi una palla? Tipo che vado a Budapest o
a Cracovia? Anzi sai che ti dico? Vado a Berlino."
Capitano: "Miiiinchiaaa! Ti decidi a parlare? O ti abbatto?"
Pilota: "Ma che cazzo vuoi da me? Sai una cosa? Sei italiano, quindi
mi stai sul cazzo!"
Capitano: "Stammi un po' a sentire, stronzetto bielorusso, se non ti
sbrighi, tra poco i miei F-16 ti inculano con due bei missilietti
a forma di supposta, chiaro? O ne vuoi due più grandi, a forma di
miiiinchiaaaa!?"
Pilota: "Ah sì? Ci state intercettando?"
Capitano: "Braaavo :)"
Pilota: "Ah, allora io cambio rotta, così mi dovete cercare con
i radar e perdete tempo."
Capitano: "Senti, tu mi stai profondamente sulla minchiaaaa!! E
con questo passo e chiudo!"
Il capitano chiama il radar: "Dove minchia sta?"
Radar: "Sulla zona di Nola".
Capitano: "E i nostri caccia?"
Radar: "Su Sorrento".
Capitano: "Bene! L'hanno preso! Passo e chiudo."
Il capitano parla con i piloti dei caccia.
Capitano: "Accelerate quei reattori della minchia! L'avete quasi preso!"
Pilota_caccia: "Capitano, non possiamo."
Capitano: "Potete! Perchè ve lo ordino io!"
Pilota_caccia: "Capita' stiamo a 930 Km/h... se acceleriamo, superiamo
il muro del suono... immagini che boato... e siccome siamo due,
saranno due bei botti..."
Capitano: "A che quota siete?"
Pilota_caccia: "40.000 piedi, signore".
Capitano: "Ah! Quindi a terra si sentirebbe....."
Pilota_caccia: "Un boato che sembrerebbe l'esplosione di un vulcano,
anzi due boati, perchè siamo due F-16, e siccome siamo quasi sul Vesuvio..."
Capitano: "Me ne sbatto, di quei dannati napoletani! Sfondate la barriera del
suono. Subito! E' un ordine! Mettetevi subito in scia di quella cacchetta
bielorussa! E' un ordine! Chiaro?"
Pilota_caccia: "Sì Signore."
Ore 8.00. Napoli, zona orientale, zona vesuviana esterna, ed interna, zona nolana.
BOOOOOOOOOOOOOOOMMMMM
BOOOOOOOOOOOOOOOMMMMM
Capitano: "Ehi stronzetto bielorusso, mi senti?"
Pilota: "Certo, italiano di merda! Che era sto botto? Ci avete
sparato e avete sbagliato mira?"
Capitano: "No cara merdaccia. Hai due F-16 in coda che non
sbagliano mira quando sparano le suppostine a teleguida radar. Che fai?"
Pilota: "Io sto andando verso il VOR delle isole Tremiti."
Capitano: "Mi dici dove stai andando?"
Pilota: "Ma te ne fotte davvero?"
Capitano: "O me lo dici, o dico ai piloti di abbatterti, che fai?"
Pilota: "Beh, i soliti sboroni italiani... Ah, se ci fosse stata ancora
l'Unione Sovietica... non ti saresti permesso..."
Capitano: "Certo che no! Perchè se c'era ancora l'Unione Sovietica, tu
non avresti fatto il pilota di 'sta minchia, ma Stalin ti avrebbe mandato a
lavorare in una bella acciaieria del Kazakhistan."
Pilota: "Contro la forza... ragion non vale. Vado a Linz. Austria."
Capitano: "Finalmente. Allora adesso i miei F-16 ti accompagnano fino
alle Tremiti. Lì tu esci dallo spazio aereo italiano, entri in quello croato,
e te la vedi tu con loro. Chiaro? E se ti azzardi a cambiare rotta, ti abbattiamo."
Pilota: "Affare fatto. Passo e chiudo. Si fotta, lei e l'Italia intera."
Capitano: "Mi saluti la Bielorussia con un bel fanculo da parte mia!"
Click
Intanto, sul velivolo che si dirige veloce verso l'Adriatico...
Comandante: "Hai finito di fare lo stronzo con gli italiani?"
Pilota: "Mi stanno sul cazzo, gliel'ho detto."
Comandante: "Sì ma... capisci il rischio?"
Pilota: "Ma chi se ne fotte, gli italiani parlano parlano parlano..."
Comandante: "Non ti facevo così coraggioso. Fanculizzare un ufficiale
di un esercito della NATO così..."
Pilota: "No no è stato facile. Prima di partire, mi sono bastati
due bicchierini di vodka, ma di quella buona. E non c'è niente di
meglio della vodka a stomaco vuoto alle 6.30 del mattino :)"
Per la notizia, quella vera, meglio non leggere questo blog che
sfotte e fa dell'ironia, ma meglio leggere
Repubblica o
Il Messaggero, insomma
i giornali seri. Qui invece di serietà ce ne sta poca
La città era già liberata da un pezzo: alla fine di settembre
1943, con le fatidiche e famose quattro giornate, Napoli
si era liberata da sola, e con molto anticipo rispetto all'arrivo
degli alleati. I nazisti erano stati messi in fuga da un esercito
di scugnizzi, ragazzini, adolescenti, spinti da un uomo
chiamato Antonino Tarsia in Curia e capitanati da un giovane
tenente chiamato Enzo Stimolo, personaggi di cui forse un giorno
parlerò, ma non ora perchè sto parlando di altro :)
I tedeschi avevano portato via gli uomini di età compresa tra
i 16 e i 60 anni come ostaggi, tra cui praticamente il 90%
delle mie famiglie paterna e materna. Ma anche questa è un
altra storia.
Gli alleati arrivano in una città retta da un governo provvisorio
che è già in grado di badare a se stessa, sono accolti come liberatori,
fissano il loro campo base in quello che oggi si chiama Stadio
Collana, e iniziano a farla da padroni in città.
Riescono a controllare le bande di scugnizzi (che però li fregano
sotto tutti i punti di vista, ma anche questa è un'altra storia),
ma se i napoletani (escluso i vomeresi) li sopportano, e li
accolgono... c'è qualcun altro che mostra visibilmente di non
gradire la loro presenza. E non la gradisce... al punto di decidere
di fare un gran baccano.
Il 13 marzo 1944, il conetto di detriti che emergeva
dal cratere del Vesuvio, crolla all'improvviso su se stesso,
in concomitanza di una intensa attività sismica, avente come
epicentro lo stesso vulcano. Nei giorni seguenti, fino al 17
marzo, si forma e poi collassa un nuovo cono di detriti.
Il 18 marzo 1944, nel primo pomeriggio, dal
cratere del Vesuvio inizia un lancio di scorie incendiate
verso l'alto: è l'inizio dell'eruzione.
Alle 16.30 una colata lavica tracima
dalla parte settentrionale del cratere e inizia a scendere lentamente
lungo il versante, raggiunge la Valle dell'Inferno alle 22.30, dove
viene incanalata dalla forma stessa della valle.
Quasi contemporaneamente un'altra colata trabocca dalla parte meridionale
del cratere. Alle 23 si ha anche una fuoriuscita di lava dalla
parte occidentale del cratere: la colata costeggia il binario della
funicolare e interrompe la ferrovia.

Il 19 marzo, alle 11, la lava si riversa lungo il Fosso della
Vetrana, occupando tutto lo spazio disponibile.

Il 20 marzo, tra il pomeriggio e la notte, nuove colate
tracimano dalla parte settentrionale del cratere. Tutta l'attività
effusiva è accompagnata da tremore sismico con ampiezza
crescente fino a metà della giornata.
Il giorno dopo, la colata meridionale si arresta a una quota
di circa 300 metri sul livello del mare. Ma i problemi li causa la
colata settentrionale, che nel frattempo ha traboccato dalla Valle
dell'Inferno e nella notte raggiunge i centri abitati di S. Sebastiano e
Massa di Somma. Proprio a Massa di Somma, la colata si divide in
due rami che avanzano in direzione di Cercola, da cui in serata distano
circa 1,5 km.
S. Sebastiano e Massa di Somma vengono evacuati in tempo e i 10.000
abitanti trasferiti a
Portici.
Intorno alle 17, sempre del 21 marzo, iniziano a formarsi
spettacolari fontane di lava, l'ultima delle quali dura circa 5 ore e
raggiunge
un'altezza di quasi 1.000 m.

(foto scattata dagli uomini del comando delle truppe d'occupazione alleate a Napoli)
Frammenti di lava e ceneri,
spostati dai venti in quota, si depositano sulle aree sud-orientali del
vulcano, tra Angri
e Pagani. I frammenti più piccoli raggiungono distanze di
oltre 200 km verso sud-est. Scorie fino a un chilogrammo
raggiungono l'abitato di
Poggiomarino, a circa 11 km. dal cratere. Grandi quantità di scorie
ancora calde si
accumulano sui fianchi del Gran Cono.
Continua il tremore sismico, con massimi di ampiezza in coincidenza con
l'emissione delle
fontane di lava.
Ma il peggio arriva il giorno dopo.
Già, perchè fin qui era l'inizio :). Il 22 marzo, e precisamente alle
13, l'eruzione raggiunge la massima intensità: una colonna di gas
e cenere sale
fino a un'altezza di circa 6 km. La parte alta della colonna
viene spinta
dal vento verso sud-est, cenere e scorie cadono sui versanti
sud-orientali del vulcano. Parziali collassi della colonna eruttiva
formano piccoli flussi
piroclastici che scorrono lungo i fianchi del cono. Un intenso tremore
sismico accompagna
tutta questa fase, durante la quale il cratere si allarga
progressivamente
fino a raggiungere la forma che ha oggi.
Il 23 marzo i napoletani si svegliano al suono di forti
esplosioni. E' successo
che una bocca secondaria del Vulcano si è aperta sott'acqua, in pieno
Golfo, e la
serie di esplosioni è causata dall'ingresso di acqua nel condotto
vulcanico e si
verificano sciami di terremoti. Le esplosioni generano colonne di
cenere, che vengono
spinte dal vento verso sud-ovest, e piccoli flussi piroclastici scorrono
lungo i fianchi
del cono.
Il 29 marzo 1944 l'eruzione termina.
La morfologia dell'area sommitale del cono risulta profondamente
modificata con una nuova grande depressione craterica, la stessa
visibile oggi.

Rispetto alle potenzialità del Vesuvio, l'eruzione del '44,
è stata di energia moderata. Le vittime sono state alcune decine, causate
principalmente dai crolli conseguenti alle scosse sismiche. I danno gravi sono stati limitati ai centri abitati di S.Sebastiano e Massa di Somma.
Alle 12.14 si è conclusa la camera di consiglio del processo Spartacus
ai boss del clan dei Casalesi. I giornalisti sono stati fatti entrare
nell'aula bunker del carcere di Poggioreale a Napoli. Ritirati all'ingresso
tutti i telefoni cellulari, per il timore che qualcuno scattasse foto
agli imputati o peggio ancora a qualche pentito.
Pochi minuti ed il presidente della Corte d'Assise d'Appello
Raimondo Romeres ha letto la sentenza.
Ed è stato un continuo.
Un continuo di...
Ergastolo
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Nell'aula bunker di Poggioreale i magistrati hanno confermato tutti i 16 ergastoli inflitti in primo grado ai boss del clan. Tra tutti, primeggia la condanna per Francesco Schiavone, detto Sandokan, Francesco Bidognetti e i latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine.
Seguiranno aggiornamenti. Anzi no, li leggerete sulla stampa.