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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
Trenta anni dopo
Identità di un blog (e di chi lo scrive)
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Venticinque anni dopo
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Il valore della Moneta
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Come muore la mia terra
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L'aeronautica militare statunitense ha certificato di nuovo come idoneo a missioni operative lo squadrone che nello scorso agosto fece volare un bombardiere B-52 con a bordo sei testate nucleari attivate: solo dopo 36 ore le autorità si resero conto di quanto accaduto.
Il bombardiere era decollato dalla base area di Minot, dove è di stanza il 5° Stormo da Bombardamento, ed era diretto in Lousiana con a bordo dodici missili da crociera ormai obsoleti e pronti per essere decommissionati, le cui testate avrebbero dovuto essere sostituite da false ogive di peso identico. Né il personale di terra né l'equipaggio si erano accorti che sei delle ogive erano invece testate nucleari pienamente operative, particolare che venne scoperto solo al momento della consegna del carico.
La catena degli errori era iniziata nella stessa base di decollo, dove nessuno aveva ispezionato visivamente le testate prima dell'imbarco (quelle nucleari sono rese riconoscibili da un sistema di codici a barre); neppure l'equipaggio - al quale è richiesta un'ulteriore ispezione certificata dalla firma del comandante dell'apparecchio - si era reso conto dell'errore.
Il B-52 e il suo carico erano poi rimasti sulla pista tutta la notte, senza alcuna speciale sorveglianza se non le pattuglie di routine della base aerea. L'incidente, una evidente falla di sicurezza, era stato classificato come "Bent spear" ("Lanciapiegata"), il grado immediatamente inferiore alla "Broken Arrow" ("Freccia spezzata"), codice che definisce la perdita, distruzione o esplosione accidentale di un ordigno nucleare.
L'incidente costò il posto al comandante della base - insediato da appena due mesi - e agli ufficiali ritenuti responsabili: l'ispezione per la certificazione era prevista per il mese di gennaio ma è stata ritardata per permettere un più approfondito addestramento sulle procedure di gestione dell'armamento. Minot dispone anche di silos per il lancio di 150 missili nucleari Minuteman II, oltre ad essere una delle due basi di bombardieri B-52 in territorio statunitense.
(speriamo che stavolta stiano più attenti)
1987: con un referendum abrogativo gli italiani dissero "no" al nucleare.
2007: nonostante la decisione del popolo sovrano, la lobby nucleare continua a lavorare
per reinstallare l'atomo nel nostro Paese.
Così, mentre in Italia il dibattito
sull'energia nucleare torna in prima pagina e mentre si moltiplicano coloro che
guardano con interesse al business dell'atomo, "Fermiamo Mr. Burns. Come evitare la
Trappola Nucleare", di Roberto Bosio ed Alberto Zoratti, rimette al centro della
discussione i limiti dell'energia nucleare, la gestione tutta italiana della
rincorsa all'atomo, le alternative reali ad un futuro apparentemente già scritto.
Attualità e puntualità scientifica, case history e ricchi approfondimenti, rendono
il testo un ottimo strumento per avvicinarsi al tema controverso del nucleare. Una
lettura che non si limita a rendere pubblica l'antieconomicità dell'energia nucleare
o l'incapacità dell'industria di smaltire eventuali scorie radioattive, ma che
traccia il percorso verso un sistema energetico fondato sul risparmio energetico e
sulle energie rinnovabili, anziché su quelle fossili: è l'unica alternativa
possibile e realmente percorribile per combattere l'effetto serra.
Per approfondire: Macrolibrarsi.it
Appuntamenti fissati, in ospedale o alla ASL, in base alle necessità cliniche dei
cittadini e non sull'ordine di arrivo delle richieste.
E' la prima delle 10 regole
d'oro per tagliare i tempi d'attesa delle prestazioni sanitarie, garantendo ai
pazienti che ne hanno più bisogno la prestazione nei primi tre giorni dalla
richiesta.
Il decalogo è stato messo a punto dalla Società italiana per la qualità
dell'assistenza sanitaria (SiQuas-Vrq) ed è stato distribuito a dirigenti e operatori
sanitari, a società scientifiche e associazioni di consumatori.
Oltre alla priorità
legata alle necessità cliniche le raccomandazioni degli esperti della qualità
sanitaria puntano sul coinvolgimento attivo dei cittadini.
Per approfondire: Siquas.it (in PDF)
Il paradosso del paziente consapevole
Non è affatto detto che il coinvolgimento nelle scelte terapeutiche dei pazienti
porti a migliori risultati clinici, anzi. Lo sostiene uno studio pubblicato dagli
Annals of Behavioral Medicine.
I ricercatori del Veterans Affairs Iowa City Health
Care System hanno preso in esame 189 pazienti ipertesi per monitorare il loro
approccio al percorso terapeutico, e hanno scoperto con sorpresa che quelli che
preferivano un maggiore coinvolgimento, un ruolo più attivo e consapevole, avevano
in media la pressione sanguigna più elevata (141/79 contro 137/72) e il quadro lipidico
più preoccupante (colesterolo LDL 112 contro 92) dopo 12 mesi di follow-up.
Spiega Austin Baldwin, professore di Psicologia e leader del team di ricercatori del
Veterans Affairs Iowa City Health Care System: "L'assunto intuitivo che le persone
più coinvolte nella gestione della propria salute siano le più abili a gestire le
proprie condizioni croniche a quanto pare è sbagliata. Quei pazienti che
preferiscono un'assistenza 'medico-centrica' nella quale lo specialista è una figura
più autoritaria e il paziente più passivo hanno migliori outcome clinici".
Come spiegare il fenomeno?
Forse i pazienti che preferiscono un ruolo più attivo tendono
a essere più facilmente delusi dell'andamento della terapia e hanno una compliance
peggiore? Non so. Consigli?
Fonte:
Pensiero.it
Ce la ricordiamo la storia dell'acciaio radioattivo? Per regola dovremmo ricordarla, visto che è recente: datata
marzo 2008. Tuttavia, se c'è qualche smemorato in giro, una rinfrescata può trovarla anche su
Archivio Nucleare.
Comunque, la storia sembra finita bene. L'acciaio, contaminato da Cobalto 60, è arrivato dalla
Cina e le nostre fonderie, contente di avere a disposizione acciaio a basso costo, l'hanno
prontamente comprato per lavorarlo ed immetterlo sul mercato. Ed evidentemente dovevano essere
davvero contente, visto che quelle maledette 30 tonnellate sono arrivate a La Spezia e in pochi
giorni si sono diffuse fino a Brindisi, Campobasso, Treviso, Milano, Lucca, Frosinone, Latina e Mantova. E
ovviamente nessuna industria acquirente, oh poveretta, aveva immaginato neanche lontanamente di
fare un'analisi su un campione di materiale... (che ovviamente per i semilavorati non è un
obbligo di legge!). Proviamo a pensare, visto che si parla sempre
di incidenti sul lavoro, cosa ne sarebbe stato dei lavoratori di quelle imprese, che avrebbero - del
tutto ignari - lavorato esposti al Cobalto 60. Ma per carità, non parliamo male degli industriali
e della loro adorata e potente organizzazione di categoria....
Per fortuna, stavolta i carabinieri sono arrivati appena in tempo. L'acciaio è stato sequestrato,
e tutti felici e contenti per lo scampato pericolo. Il 4 marzo la notizia già era sparita dai
mass media e archiviata come appartenente al passato.
Chi frequenta questo spazio di sfogo personale, in generale, lo frequenta da tempo. Qui sono di più
i visitatori abituali che quelli nuovi. Pertanto, chi passa di qua oramai mi conosce bene. Spesso
addirittura senza conoscermi di persona. La conseguenza è che chi legge - ancora prima di me
stesso - già sa una volta appresa la notizia che domande mi sono posto. Quindi sapete benissimo
che tipo di ricerche ho fatto e dove voglio arrivare :)
Una volta letta la notizia, siccome in Italia non abbiamo siti di deposito di scorie nucleari
che non siano palesemente illegali e fuori da ogni norma, mi si è accesa in testa questa lampadina: dove è andato a
finire l'acciaio una volta sequestrato? Che forma di smaltimento/deposito è stata inventata?
(ho detto apposta inventata e non adottata, non è un errore)
Prima di tutto, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Avevo una traccia, e la stavo
seguendo, ma non avrei potuto seguirla fino in fondo, se non fosse stato per Melita
(che ringrazio), una vecchia amica giornalista slovena con cui sono in contatto fin
dagli anni '90, dai tempi della prima guerra in Jugoslavia. Per chi si fosse perso per strada
la mia attività giornalistica in Est
Europa, rinvio a questo vecchio post.
Ma torniamo a noi. Si può leggere tutta la documentazione giudiziaria che si vuole, ma
non si trova da nessuna parte dove sia stato depositato il materiale radioattivo. E già
questa non è una bella cosa...
La pista che avevo è che tutto l'acciaio radioattivo, che come abbiamo visto era
oramai dislocato in città di tutta Italia, è stato tutto quanto radunato nel porto
di Brindisi. Eh beh... se non è una traccia questa. Non perchè sia Brindisi, ma
perchè è il porto. E c'è una cosa sola che si fa, nei porti (almeno di solito).
Non solo, è un porto adriatico. Per questo ho tirato in ballo Melita, perchè
è una che di Adriatico ne capisce. Però non ha avuto alcun bisogno di sguinzagliarsi
a cercare in tutti i porti perchè, come ha saputo da una giornalista che si chiama
Vukicevic, che 30 tonnellate di acciaio radioattivo fosse comparso come per magia
in Croazia era già noto. E già il 5 marzo ne hanno parlato alcuni giornali
croati, ma non quelli italiani.
Ma qua viene il bello: c'è qualcosa che sfugge!
Da parte italiana, potevano esserci due risposte possibili:
1) L'abbiamo mandato lì per lo stoccaggio, in attesa del processo.
2) Non è quell'acciaio lì, è altra roba, magari un'altro pezzo del carico originale
proveniente dalla Cina.
Invece di una di queste due risposte, c'è stato solo silenzio.
Non sappiamo, a meno di non volere fare ipotesi azzardate, se si tratta di quell'acciaio
trovato in Italia o se sono altre 30 tonnellate. Quel che sappiano è che il
destinatario del carico, a quanto mi dicono dalla Croazia, è uno smaltitore privato.
Qui in Italia, silenzio assoluto, ma in Croazia si è alzata la caciara. Con tanto
di indagini di polizia e - forse - futuro incidente diplomatico.
Sui giornali croati si è letto sempre lo stesso titolo: "Acciaio radioattivo
dall'Italia portato in Croazia".
Per ora, quel che si sa (da parte Croata) è che sono confermati i sospetti secondo cui l'acciaio
cinese giunto in Italia, si trova adesso in Croazia.
Lo afferma l'Istituto nazionale croato per la protezione contro le radiazioni
nucleari, aggiungendo ovviamente che non vi è alcun pericolo per la popolazione
locale.
Destinazione Croazia, quindi? Chi lo sa... Fatto sta che
il governo d'oltreadriatico, non ci sta. E fa bene. A tale proposito, alcune fonti
governative croate (che non sono riuscito ancora ad individuare, ma spero sia questione di ore),
hanno richiesto alla loro magistratura ulteriori indagini al fine di verificare il percorso
dell'acciaio, verificare se sia avvenuto sotto controllo di forme di criminalità organizzata,
che, come è accaduto già altre volte, trasporta sul territorio croato una grande quantità di
materiale radioattivo proveniente da altri stati.
"L'importazione di materiale radioattivo è contraria alla legge", scrive in un comunicato il Ministero dell'Ambiente croato, sottolineando che fino a questo momento non avrebbe dato alcun permesso in tal senso.
È ovvio tuttavia, che le organizzazioni criminali non agiscono con i permessi, e utilizzerebbero
dei punti d'accesso alle frontiere e dei forti collegamenti presso il Consiglio delle Dogane croato
(Attenzione!: Questa informazione è trapelata tra i media croati, non è confermata ed io
non ho strumenti per verificarla! Ok? Ci siamo capiti?).
La Croazia, tuttavia, non deve affrontare solo i gravi problemi nella gestione dei rifiuti
radioattivi esteri, ma anche dei propri. Il governo croato ha infatti sottoscritto un accordo con la Slovenia per l'istituzione di un fondo comune per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi della centrale termonucleare di Krsko. Al momento non è stato ancora chiarito dove verranno depositati i rifiuti, considerando che la Croazia non può sostenere al momento i costi per il trasporto in altri Stati.
Ma le domande sono altre.
La prima è quella più ovvia: è davvero l'acciaio sequestrato in Italia quello che
ha attraversato l'Adriatico? O no?
E poi... Chi? Cioe... intendo dire:
Chi ha mandato a Brindisi quell'acciaio? Chi l'ha imbarcato? Con quale compagnia di trasporto?
Che intermerdiari sono stati usati? Come è stato scelto il destinatario? Quanto è stato
pagato? Perchè diavolo i media italiani non ne sanno nulla?
Poi, ci sono domande ancora più gravi... ma quelle sono certo che le avete intuite.
Chi vuole aggiungere nuove domande... può farlo nei commenti.
Tutte domande alle quali non abbiamo risposte, così come potrebbe anche darsi che in
Croazia tutti abbiano preso un granchio... Anzi, ci auguriamo che sia tutto un granchio.
Ma questi dubbi profondi non possono certo impedire a noi, in Italia, di sollevare
qualche ragionevole dubbio. Perchè vorremmo delle risposte.
L’impianto nucleare di Indian Point non è sicuro e scarsamente funzionante. Per
questa ragione è stato chiesto che venga definitivamente chiuso.
Secondo un editoriale del New York Times, la Commissione per la regolamentazione
del nucleare dovrà decidere entro il prossimo anno o due se concedere ad
Indian Point di rimanere funzionante dopo che le sue licenze per i due
reattori scadranno nel 2013 e nel 2015.
L’impianto potrebbe essere vulnerabile ad attacchi terroristici, ma la cosa
grave è che ha un record di falle, incidenti e danni ambientali e rappresenta
un pericolo per i 20 milioni di residenti in un raggio di 50 miglia.
Campania
Un argomentazione interessante, anche se politicamente schierata,
è pubblicata su Il pane e le rose.
Inoltre, ad Aversa, c'è
vita intelligente, e lo dimostra la lettera che linko.
Segnalo anche con piacere la notte di un vigile del fuoco, che poi è anche
un amico.
Stiamo attendendo che l'agenzia radiofonica Amisnet metta on-line
l'mp3 registrato ieri, a commento della manifestazione di Napoli di ieri,
molto partecipata (circa 15.000 persone).
Seguiranno aggiornamenti, ma ovviamente dopo il caffè. :)
Partiamo dalle cose strane, o che per lo meno dovrebbero esserlo.
Il governo albanese ratifica con il Vaticano un accordo per l'esonero fiscale
delle organizzazioni e delle entità della Chiesa Cattolica in Albania. Un accordo che
prevede la mancata tassazione dei redditi percepiti dalla Chiesa e dai suoi enti che
svolgono attività senza scopo di lucro, oltre all'esonero delle tasse di successione e di
donazione.
Fonte: Rinascita Balcanica
Passiamo a qualche notizia migliore, o che almeno da un po' di speranza.
I giurati della Corte Superiore di Los Angeles hanno condannato
3 imprese multinazionali nordamericane che hanno prodotto ed applicato il mortale
pesticida Nemagón, beneficiando 6 dei 12 querelanti con una quantità di 3,3 milioni
di dollari, riconoscendo che il loro stato di sterilità è stato causato dal contatto
diretto con il prodotto chimico in questione. Durante i prossimi giorni le compagnie
condannate presenteranno istanza di appello presso la Corte di Los Angeles. Il
verdetto è diviso in due parti: la prima riguarda i danni causati alle persone e la
seconda riguarda quella che si conosce come "punizione esemplare".
Se si riuscirà a
dimostrare che queste imprese hanno agito in malafede, che sapevano che questo
agente chimico causava danni e che era proibito negli Stati Uniti, i giurati potrebbero
applicare una pena aggiuntiva che potrebbe essere il doppio o il triplo di quella
già applicata per danni fisici. Sarebbe una specie di "misura punitiva esemplare"
che si applica alle imprese, affinché sia d'esempio per il futuro. Tutto questo
permetterebbe di dimostrare la malafede delle imprese ed il loro unico obiettivo:
quello di arricchirsi sulla pelle dei lavoratori. La sentenza contro le
multinazionali nordamericane crea un importante precedente negli Stati Uniti e
dimostra che il Nemagón ha prodotto danni irreversibili ai lavoratori nicaraguensi.
Fissa inoltre dei parametri concreti per i giudici nicaraguensi per futuri processi
e sentenze.
Fonte:
Associazione Italia-Nicaragua
Poi passiamo alle cose serie.
Domani 8 Dicembre ricorre il XX anniversario della firma dell'accordo che portò
gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica ad eliminare i propri missili nucleari
installati in Europa. Firmato a Washington dai Presidenti degli Stati Uniti Ronald
Reagan e dell'Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov il "Trattato sulle Armi Nucleari
Intermedie" pose fine alla corsa al riarmo che aveva trasformato l'Europa in un
campo di battaglia nucleare.
Oggi il Presidente Russo Vladimir Putin minaccia di
cancellare questo trattato, come ritorsione alla decisione americana di installare un nuovo sistema
missilistico americano in Polonia e nella Repubblica Ceca. Inutile, il 5 dicembre scorso, la
conferenza tenutasi all'Università di Harvard, intitolata "Superare il pericolo nucleare". Tra
i partecipanti c'erano Mikhail Gorbaciov, George Shultz, Alexander Bessmertnykh e Ted
Turner.
Per approfondire: www.perlapace.it
Cronaca dall'Interno
Volevate vedere il telefono rosa? Eccovelo:
Nucleare, Usa avrebbero prove del programma nordcoreano
Gli Stati Uniti avrebbero le prove dell'acquisto da parte della Corea del Nord di attrezzature per l'arricchimento dell'uranio, un passo verso la produzione di armi nucleari.
Reuters
Materiale nucleare a spasso per l'Europa
Collegato alla seconda parte del post di venerdì ;)
Altrenotizie
Elezioni in Russia: parziali, Putin al 62,5%
Dopo gli exit poll, anche i primi scrituni parziali danno la maggioranza assoluta
al partito di Vladimir Putin.
Instablog
Acqua bene comune. Dopo il primo dicembre
Nella visione bioregionalista, sviluppatasi negli Stati Uniti, le regioni naturali sono individuate dai bacini fluviali, la bioregione è quell'ecosistema dove, gli uomini, gli animali e le piante, accomunati dall'appartenenza ad un territorio, in un clima di rispetto e di riconoscenza, vivono nella condivisione delle risorse naturali. L'acqua, portata dalle piogge, filtrata dalla terra e portata dai fiumi al mare è la risorsa primaria che lega gli esseri viventi in un comune destino.
In questa visione, il governo, quantomeno dell'acqua, dovrebbe essere di tutta la bioregione. Purtroppo i confini degli stati e delle regioni attuali non tengono conto dei confini naturali ma rispondono a situazioni di fatto e a rapporti di potere difficili da cambiare. Si fa strada però, a differenza del passato una nuova consapevolezza sul diritto all'acqua come bene comune che non dovrebbe essere sottoposto a veti di potere o leggi di mercato. Senza andare tanto lontano, possiamo vedere come, anche in Italia, il problema dell' acqua sia vivo e come sia importante il contributo di ognuno affinchè la risorsa idrica sia salvaguardata dall'inquinamento, dalla privatizzazione degli acquedotti e dall'imbottigliamento indiscriminato delle acque in bottiglia.
Insomma, per essere lunedì... ce ne sta parecchia, di carne al
fuoco...
Firenze è attraversata dall'Arno, e questo lo sappiamo bene tutti.
Lungo il tratto cittadino del fiume, ci sono da secoli le cosiddette
“traverse” o “briglie”, che sono i piccoli dislivelli artificiali creati
lungo il corso del fiume per regolare il deflusso delle acque e per
ottenere la forza motrice che serviva ai mulini.
Già i mulini. Mulini che ora non ci sono più, e anche da molto tempo. Ma
quei mulini prendevano energia dall'acqua.
Insomma, non consumavano petrolio o carbone, come invece fanno i nostri
moderni impianti industriali.
Propio da questa idea, nasce il progetto della Provincia di Firenze del
quale vorrei parlarvi oggi.
Il progetto nasce dalla necessità di risistemare le 20 briglie fiorentine:
un lavoro da 20 milioni di euro di competenza proprio della Provincia.
Consiste nell'installare dodici turbine idroelettriche lungo il tratto
fiorentino dell'Arno, proprio in corrispondenza delle briglie.
E’ stato commissionato al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università
di Firenze uno studio sulla fattibilità e sulla convenienza economica del
progetto.
I risultati sono stati positivi, e non solo sul piano economico, ma anche
su quello energetico. In questo modo infatti si produrebbero 47 GW
all'anno di energia pulita, pulitissima.
Ovviamente ci sono un po' di problemi. Ed il problema, come al solito, sono
i soldi: l’investimento necessario per gli impianti - che verrebbero installati su
12 delle 20 briglie - è di ulteriori 27 milioni, per un totale di 47 milioni di
Euro, che non sono precisamente caramelle, anche per un'amministrazione
provinciale.
Non si sa bene cosa succederà in futuro. Per ora ci sono delle perplessità circa
il come la Provincia potrebbe reperire i finanziamenti. Ad esempio potrebbe
affidarli a privati che in cambio riceverebbero i proventi della vendita
dell’energia elettrica, stimati in 9-10 milioni di euro all'anno.
Speriamo che la Provincia chiarisca questi aspetti... poichè ci dispiacerebbe
che il tutto diventi l'ennesima macchina genera-soldi per qualche privato.
Il progetto rimane comunque virtuoso ed innovativo, visto che si tratta di uno dei
primi del genere in Italia.
Per approfondire:
Provincia di Firenze
Andiamo ora all'estero. In Europa dell'Est.
Sarebbe uranio arricchito il materiale nucleare sequestrato a tre persone arrestate
tra Slovacchia e Ungheria. Lo riferisce l'agenzia di stampa ceca.
Due dei sospettati sono stati fermati nella zona orientale della Slovacchia, un altro invece
in Ungheria. L'identità degli arrestati non è ancora stata resa nota.
Sono accusati di aver cercato di vendere un chilogrammo di materiale nucleare. Un portavoce
della polizia ha affermato che degli esperti stanno esaminando il materiale radioattivo. I
tre uomini volevano venderlo per un milione di dollari.
Melissa Fleming, portavoce dell'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica,
afferma che i loro ispettori seguiranno il caso.
Non è la prima volta che in quella zona vengono alla luce dei traffici di materiale
nucleare.
Nel 2003 la polizia arrestò due slovacchi a Brno, in Repubblica Ceca, che cercavano
di vendere clandestinamente Uranio impoverito per 715mila dollari.
Fonte: Notizie Alice.it
Poi con calma, un giorno qualcuno racconterà di come questi traffici passino anche per
l'Italia.
Seguiranno aggiornamenti :)
Quarta ed ultima parte. Dal 1999 ad oggi
La prima parte sta qua.
La seconda parte invece sta qua.
Infine la terza parte è qui.
Il resto del 1999, dopo Tokaimura, non è stato affatto tranquillo. E' anzi stato
caratterizzato da un ottobre caldo: in un solo mese si sono concentrati
tanti di quei guai...
Il giorno 2, in Ucraina, alla centrale di Khmelitskaya,
un malfunzionamento provoca il blocco del reattore. Non sono state date notizie
circa eventuali contaminazioni.
Il giorno 4, alla centrale di Wolsong, in Corea del sud, una fuga
radioattiva mette le autorità in condizioni di dover per forza dichiarare
qualcosa, e dichiara che ci sono 22 operai contaminati.
Il giorno dopo, il 5 ottobre, tocca alla centrale Loviisa, in
Finlandia, dove c'è una perdita di idrogeno. Le autorità finlandesi minimizzano.
L'8 ottobre, in Giappone, presso il deposito di scorie a Rokkasho,
si rileva una radioattività al di fuori della norma, segno evidente che il deposito,
o il suo contenuto, non è sigillato secondo le norme di sicurezza. Dal Giappone
si minimizza.
Il 20 ottobre, tocca alla vicina Francia, dove la centrale Superphenix è
protagonista di un incidente: il materiale radioattivo da scaricare (l'acqua) non
viene scaricato. Il sistema automatico di scarico (di fabbricazione italiana,
precisiamo) inspiegabilmente si blocca.
Il 27 ottobre è una data importante. E' il giorno di Ernest Sternglass.
Sternglass è professore di radiologia all'università di Pittsburgh, qualche
nota biografica la si può trovare su Wikipedia, e la
mattina del 27 ottobre 1999 si reca, in qualità di relatore, ad una
importante conferenza stampa: quella del progetto no-profit di
"radioprotezione e salute pubblica". Vuole esporre i risultati del suo studio,
costatogli anni di rilevamenti ed analisi.
Si accomoda, i giornalisti iniziano a scattare foto, ed esordisce con
una frase che già da sola vale tutto lo studio effettuato, una frase che
nel giro di poche ore fa il giro del mondo:
"I bambini statunitensi residenti vicino le
centrali nucleari di New York, New Jersey e Florida hanno nei denti
un radioisotopo, lo stronzio 90, che li espone ad un rischio tumore molto alto".
Ed è solo l'inizio della sua relazione...
Lo sconcertante risultato è stato
ottenuto analizzando centinaia di bambini
residenti negli Stati di New York, New Jersey e Florida. I livelli di
radioattività rilevata nei campioni, raccolti dal 1979 al 1992, erano
molto vicini a quelli osservati a metà degli anni '50 quando Stati Uniti
e Unione Sovietica, in piena guerra fredda, si dilettavano negli esperimenti
con le armi nucleari. Secondo Sternglass, i livelli di
radioattività dovevano invece essere scesi intorno allo zero. "Se gli
esperimenti nucleari sia di superficie, sia sotterranei sono effettivamente
terminati, i primi sospetti cadono sui reattori nucleari e sui relativi
incidenti", continua Sternglass come un fiume in piena, e conclude il suo
intervento con un'altra frase ad effetto: "Il mondo è troppo piccolo
per gli incidenti nucleari". I responsabili del progetto attribuiscono
parte di questa radioattività al disastro avvenuto nel 1979 a Three Mile
Island e a quello di Chernobyl nel 1986.
Per approfondire lo studio di Sternglass, consiglio vivamente
RPHP.
Già, il mondo è troppo piccolo. Nonostante questo, si sfiora la tragedia
il 18 novembre 1999, quando in Scozia un aereo da caccia Tornado,
durante un'esercitazione, ha un'avaria e precipita. Si schianta a
terra a meno di 800 metri dal reattore della centrale di Torness.
5 gennaio 2000. Siamo in Francia, a Blayais. Come succede spesso in
gennaio, arriva una tempesta, che si abbatte nella zona della centrale nucleare.
Nonostante le misure di sicurezza, l'acqua penetra all'interno e allaga le
sale! Si è costretti a fermare due reattori.
Invece, il 15 febbraio, al reattore Indian Point 2, negli USA, c'è
una fuga di vapore radioattivo che si abbatte sulla cittadina di
Buchanan sul fiume Hudson, località distante circa 70 chilometri da New York. La perdita di gas radioattivo
costringe la società che gestisce l'impianto a chiudere la centrale e a dichiarare lo stato di
allerta. Sull'incidente c'è in rete un'analisi interessante (in francese).
Altro incidente grave è stato quello di Brunsbuettel, porto della Germania
settentrionale, dove nel 2001 una parte dell'impianto è esplosa. Le autorità tedesche
hanno minimizzato.
Ed ora veniamo a fatti seri.
E' giovedì sera, il 10 aprile 2003, quando qualcuno che lavora nella vasca di
stoccaggio del combustibile della centrale nucleare di Paks, a 115 chilometri
a sud di Budapest, si è visto davanti occhi passare velocemente la storia
di Three Mile Island e quella di Chernobyl.
Nel blocco 2 della centrale, vanno in surriscaldamento 30 barre di
combustibile estremamente radioattive che si trasformarono in una massa irradiante sul
fondo di una vasca di acciaio riempita d’acqua, le 30 barre risulteranno distrutte,
alla fine dell'incidente.
Parlare di Paks è legato al più grave incidente accaduto in un reattore nucleare europeo
dopo Chernobyl. Già perchè una volta che le 30 barre hanno iniziato ad irradiare, c'è
stato un rilascio massiccio di gas
inerte radioattivo nella stanza del reattore, dalla quale gli addetti erano fuggiti in preda al
panico. Per eliminarlo, c'è stato bisogno di una ventilazione forzata di oltre
14 ore, che disperse il gas non filtrato
nell’atmosfera esterna, per consentire al personale di accedere ai locali indossando le
apposite tute protettive.
Il materiale altamente radioattivo si surriscaldò oltre le pareti di
contenimento in cemento armato. Nonostante questo, al di là delle frontiere ungheresi vi fu una
scarsissima eco dell’incombente inferno nucleare che si stava preparando.
Gli specialisti ungheresi e stranieri
che a tarda notte ricostruirono la catena di eventi si resero conto con orrore che le
conseguenze avrebbero potuto essere catastrofiche. In casi del genere, occorre
un allarme mondiale, che però non ci fu.
L'incidente di Paks ha anche un altro primato. Per la prima volta, i responsabili di reattori
dell’Europa occidentale e orientale sono stati, assieme,
all’origine di gravi carenze dovute a una catena di disattenzioni, a errori di gestione, a
procedure superficiali. I responsabili erano i progettisti e i gestori del gruppo francotedesco
di energia nucleare Framatome ANP (una controllata della francese Areva e della
tedesca Siemens), i gruppi operativi della centrale nucleare di Paks, gli
esperti dell’ente di controllo nucleare ungherese. Avevano tutti la loro parte di
responsabilità, e tutti se la sono cavata con poco danno.
Le 30 barre di combustibile, circa un decimo del nucleo del reattore, non si raffreddarono
sufficientemente nel corso del processo di pulizia chimica. Dapprima portarono l’acqua
della vasca al punto di ebollizione, poi la fecero completamente evaporare riscaldandola
fino a 1200° centigradi, infine si sbriciolarono come porcellana quando gli operatori,
oramai disperati, le ricoprirono con una massa di acqua fredda dopo
aver tentato invano di evitare l’incidente. Secondo i fisici del reattore, avrebbe potuto
avere luogo un’esplosione nucleare, in altre parole una reazione a catena limitata, ma
incontrollata, con conseguenze disastrose per tutta l'Europa.
Il tutto è successo nella primavera 2003. Senza echi sulla stampa.
Il 16 luglio 2003 è stata presentata un'interrogazione al Parlamento Europeo sull'argomento.
Qui c'è il testo
E facciamo un giro a Mihama, 350 chilometri a ovest di Tokyo, il
9 agosto 2004. Nel reattore numero 3, all'improvviso cede una
valvola. La conseguenza è durissima: una fuoriuscita di vapore ad alta pressione,
con una temperatura superiore ai 200 gradi, è costata la vita a quattro operai.
Altri sette operai vengono ricoverati in condizioni molto gravi.
L’azienda Kansai Electric Power, che gestisce la centrale, si è
affrettata a comunicare che non c’è stata contaminazione radioattiva.
Ed ora viene il bello. Stesso giorno, sempre il 9 agosto, e
sempre in Giappone. L'agenzia Kyodo riferisce di un incendio in un
reattore, ma - e qui c'è tutta l'arte nipponica - senza precisare in
quale centrale! Nel testo dell'agenzia si legge che le fiamme sono
divampate nel settore dove vengono smaltite le scorie, adiacente al
reattore numero 2, in un impianto situato nella prefettura di Shimane. Anche
in questo caso, secondo le autorità, non c'è stata alcuna fuga radioattiva.
E non finisce qui, il 9 agosto giapponese. Nel tardo pomeriggio c'è un
incidente nella centrale nucleare di Fukushima-Daini,
della Tokyo Electric Power Company (Tepco), la
più grande impresa produttrice di energia in Giappone. La società ha comunicato che il
generatore dell’impianto è stato fermato per una perdita di acqua.
Tre gravi incidenti in un solo giorno. Record ancora imbattuto ;)
Andiamo avanti nel tempo, e arriviamo al 18 gennaio 2006, quando
nel reattore di Fukui c’è stata una perdita d’acqua contaminata.
la fuga d’acqua contaminata ha investito quattro operai. Da parte sua, la
Kansai Electric, la compagnia che gestisce il reattore, si è affrettata a
dire che l'investimento non ha avuto ripercussioni sulla salute dei quattro.
Per approfondire, vedere
Altrenotizie.
E veniamo al 10 aprile 2006. Forse eravamo
tutti distratti, quella sera, dallo spoglio delle schede per le elezioni
politiche... Fatto sta che quasi nessuno si accorse che
in Giappone, in una centrale nucleare in costruzione Rokkashomura,
si sono rovesciati 40 litri di Mox. Immediata la reazione dei dirigenti
della centrale: non c'è stata nessuna fuoriuscita di liquido, e nessun pericolo
di contaminazione. Forse, le cose non stanno proprio così, ne parlai su
Altrenotizie.
Un mese dopo, tocca all'Eurex di Saluggia (VC), tornare agli
onori delle cronache per una perdita di acqua
contaminata dalla piscina dell’impianto. Perde ancora oggi, quella piscina.
Torna alla ribalta anche il pericolo di contaminazione alla fine del 2006,
quando a Londra viene ucciso il colonnello Litvinenko con una dose di Polonio
210. Ne abbiamo parlato anche qui.
E nel 2007? Cioè oggi?
Poco più di un mese fa, a fine giugno, un cortocircuito ha portato allo stop del
reattore di Brunsbuettel, in Germania. Poche ore dopo, mentre veniva
riavviato Brunsbuettel, è scoppiato un incendio in un trasformatore della centrale di
Kruemmel. Le autorità tedesche anche stavolta hanno dichiarato che non
c'era stato alcun problema, e solo diversi giorni dopo (lunedì 9 luglio 2007),
hanno ammesso che, contrariamente a quanto comunicato all'inizio dal
gestore, le fiamme hanno raggiunto e danneggiato la struttura che ospita
il reattore nucleare e che il fumo di combustione è penetrato fin nella cabina di controllo.
Come è potuto succedere? La spiegazione ufficiale è che i dipendenti avrebbero
compreso male alcuni ordini e commesso degli errori nella procedura di emergenza.
E con questo, arriviamo al terremoto giapponese che ha causato danni alla
centrale di Kashiwazaki Kariwa, la più grande del mondo. Ne abbiamo già discusso sia
qui
sia su Altrenotizie.
C'è poco da stare tranquilli, l'1 agosto 2007 (ehm... ieri mattina!), alcuni
ispettori dell'ONU hanno riscontrato una contaminazione nella centrale nucleare
nordcoreana di Yongbyon. Prima hanno detto che era "lieve", poi hanno ammesso
che è stata necessaria una decontaminazione, come racconta un'agenzia
ANSA.
C'è poco da fare, come spiega l'ottimo Gerd Rosenkranz, uno che di nucleare ne
capisce davvero, nel suo "Energia nucleare: mito e realtà", si tratta di una
tecnologia estremamente sensibile, talmente sensibile che non ci può essere
cieca fiducia in essa. Ovunque ci sono
uomini che lavorano, ci sono possibilità di errori; e quegli uomini possono considerarsi
fortunati se la catena di errori non ha sempre
le conseguenze disastrose di Windscale, di Three Mile Island, di Chernobyl, di Tokaimura.
Resto dell'opinione che è bene tenere alta la guardia, e non dimenticare. Ancora
in accordo con Rosenkranz.
I sostenitori della produzione di elettricità a partire dall’energia nucleare sono visibilmente
soddisfatti che il dibattito sul suo uso si sia smorzato, e che, grazie al cambiamento
climatico e all’esplosione dei prezzi petroliferi, il tono sia diventato più "sobrio e compassato".
Sono inoltre particolarmente contenti di una cosa: le discussioni sulla politica
nucleare si sono spostate dai problemi fondamentali legati alla sicurezza a quelli legati
all’economia, alla protezione ambientale, alla salvaguardia delle risorse. Il che è
un imbroglio. Eludere la sicurezza è sempre un imbroglio. La loro speranza
è che l’opinione pubblica muti il suo punto di vista e consideri quella nucleare una
tecnologia tra le tante, alla pari delle centrali a carbone o delle fonti eoliche. La fissione
nucleare viene sempre più esaminata alla luce dei tre punti di riferimento che gli
economisti usano per inquadrare il dibattito sulla politica energetica: fattibilità economica,
fornitura affidabile, compatibilità ambientale. I pro-nucleare non sono particolarmente
turbati dal fatto che, anche nell’ambito di questo quadro, restino
comunque molti dubbi sulla affidabilità dell’energia nucleare, anzi se ne compiacciono: per
quel che li riguarda, il punto importante è che sta diventando sempre più facile nascondere
le potenziali catastrofi dell’energia nucleare dietro un muro di argomenti che distraggono
l’attenzione dal problema fondamentale della sicurezza. Non si tratta di un’evoluzione
casuale, ma del risultato di una deliberata e tendenziosa strategia portata avanti per anni
dagli operatori e dai fornitori dei principali Paesi produttori di energia nucleare.
E siccome non ci lasciamo ingannare, ne riparliamo al prossimo incidente nucleare. Che
prima o poi ci sarà. E' matematico.
Terza parte. Tokaimura
La prima parte sta qua.
La seconda parte invece sta qua.
Il 30 settembre 1999 è il giorno di passione di Tokaimura
130 km a nord est di Tokio.
Parlare, raccontare, di Tokaimura come di un incidente nucleare, è
qualcosa che va al di là delle mie capacità. Ogni volta che ho scritto
o parlato di Tokaimura, non sono mai riuscito nè a trattenere le
lacrime, nè a raccontarlo come disastro nucl