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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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A partire da oggi ha preso il via in Francia la distribuzione di pastiglie di iodio nelle aree intorno alle centrali nucleari. "La campagna di distribuzione delle compresse di iodio si rivolge a tutte le persone che vivono in un perimetro di 10 chilometri intorno ad una centrale nucleare", è scritto in un comunicato sul sito ufficiale della campagna, che è www.distribution-iode.com. Il comunicato continua così (scusate qualche errore di traduzione, ma non sono un professionista della lingua francese): "In pratica riguarda circa 400.000 abitazioni e 2 000 edifici pubblici ripartiti in circa 500 comuni. Le scatole delle compresse sono da ritirare nelle farmacie situate in queste zone. Si tratta di un'azione di prevenzione, che si inscrive all'interno di un insieme di azioni di protezione quali la messa al riparo della popolazione, l’evacuazione o le restrizioni alimentari. La distribuzione di iodio è rinnovata regolarmente, la data di produzione delle compresse permettono di controllare la loro validità. Le compresse di ioduro di potassio utilizzate per la campagna 2009 sono dosate a 65 mg, rimpiazzando quelle a 130 mg utilizzate durante la campagna precedente. Questo cambiamento di dosaggio implica una modifica della posologia e facilita l'uso del medicinale per i bambini e le donne che allattano".
La nuova campagna di distribuzione di iodio è organizzata dall'Autorité de sûreté nucléaire e dai ministeri degli interni e della sanità, con la partecipazione del gigante nucleare Edf, dell’Ordine e dei sindacati dei farmacisti francesi e dell’association nationale des commissions locales d’information. "Il suo obiettivo", spiegano gli organizzatori, "é quello di rendere I cittadini protagonisti della loro protezione in caso di incidente nucleare dando loro dei messaggi chiari: in caso di incidente nucleare, l'ingestione delle compresse di iodio stabile è un modo semplice ed efficace per proteggere la tiroide contro gli effetti dello iodio radioattivo; la protezione dei giovani di meno di 18 anni e le donne anziane è prioritaria, essendo i più sensibili alle fuoriuscite di iodio radioattivo; l'ingestione di iodio stabile deve essere combinata ad altre azioni di protezione".
Ovviamente non dicono che dietro c'è il fatto che solo nel 2008 hanno avuto, sparso su tutto il territorio, almeno 20 incidenti nucleari, ma questo è solo un dettaglio.
Fatto sta, che il fatto di dover prendere pastiglie di iodio è leggermente inquietante, o sono io che esagero? Fatto sta che la rete di associazioni Sortir du nucléaire scrive: "Queste distribuzioni, così come le simulazioni di incidenti nucleari organizzate intorno alle centrali, sono delle vere e proprie prese in giro. Ovviamente, il vero obiettivo delle autorità è quello di fare in modo che le persone accettino la possibilità, altrimenti intollerabile, di una catastrofe nucleare. In caso di incidente nucleare le pastiglie di iodio non salveranno nessuno: una nube del tipo Cernobyl comprende decine di elementi radioattivi e non solo lo iodio. Ora, non esistono delle pastiglie contro gli altri elementi. Con queste distribuzioni ed altri esercizi ridicoli, le autorità ammettono, tuttavia, che il peggio è possibile e che può verificarsi una tragedia equivalente a Cernobyl. Ma le autorità non forniscono le risposte alle domande davvero fondamentali: In caso di dramma nucleare, che fare degli abitanti della regione interessata? Come evacuare centinaia di migliaia di persone? Dove evacuarle? Per quanto tempo? Il perimetro di qualche chilometro riguardante le attività ufficiali e le distribuzioni di pastiglie di iodio è proprio ridicolo".
Per gli antinuclearisti francesi le compresse sono in realtà un placebo politico preventivo.
"Il nucleare", dice ancora Sortir du nucléaire, "è un rischio non paragonabile a tutti gli altri. La sola maniera per proteggersi contro questo rischio è di chiudere al più presto tutti gli impianti nucleari, militari o civili, e non di organizzare delle derisorie esercitazioni e delle distribuzioni di pasticche che non salveranno nessuno in una situazione reale".
Teoricamente potrei anche essere d'accordo, ma purtroppo l'avere una cultura scientifica di base mi impone, a livello personale, che la sola chiusura degli impianti non basta, se poi non si trova (e non si può trovare) dove mettere i combustibili nucleari, irraggiati e non irraggiati, già divenuti scorie o ancora sfruttabili. Nel frattempo, attendiamo che anche da noi vengano a darci le pasticche :)
...l'hanno fatta, la figuraccia,
e come gaffe è abbastanza grossa. No?
A meno che... non si tratti di errore, e sia stato fatto apposta. In tal caso, qualcuno mi avanzi qualche
ipotesi sulla strategia che c'è dietro.... :)
Il primo luglio 1946, sull'atollo di Bikini,
alle isole Marshall, ci fu un grande test atomico statunitense. Il fungo atomico salì
rapidamente in 3 minuti e 30 secondi all'altezza di 10.000 m.
Siccome i progettisti avevano sbagliato i calcoli... affondarono subito tre navi scorta,
un cacciatorpediniere, e il giorno seguente un incrociatore di 10.000 tonnellate, ancorati
nel raggio di 1 km dall'epicentro dello scoppio.
La popolazione fu forzatamente evacuata (cioè gli americani sbarcarno armi alla mano
e sgomberarono tutti). Solo nel 1997 è tornata ad essere abitabile.
Il 25 luglio dello stesso anno, sempre a Bikini, primo test nucleare sott'acqua della
storia alla profondità di 71 metri con una bomba da 20 chilotoni.
Quel che oggi vorrei mostrare, è un breve video (giusto un paio di minuti e mezzo) con
scene originali dei due esperimenti di allora.
Scusate per la scarsa qualità delle immagini, ma il video è del 1946, solo materiale
originale. Anche l'audio è originale, così potete notare il tono trionfalistico.
Cronaca dall'Interno
La settimana finisce bene: pare che io abbia finalmente trovato un lavoro serio :)
Un pezzo di storia, dei tempi della guerra fredda.
Questo è un video realizzato dal Dipartimento della Difesa Civile
degli Stati Uniti d'America, e risale al 1955, quando
anche la strategia di comunicazione era diversissima rispetto a
quella odierna.
Racconta al pubblico, alla massa, anche quella meno acculturata,
cosa è un fallout in caso di attacco nucleare, come è fatto e
come si usa un rifugio antiatomico, e fornisce alcuni elementi
di sopravvivenza in caso di attacco nucleare.
Godetevelo.
Al Presidente della Repubblica,
Al Presidente del Senato,
Al Presidente della Camera Deputati,
Al Presidente del Consiglio,
Ai Parlamentari tutti
Noi cittadini e cittadine italiane, visto il “Piano Triennale per lo Sviluppo”, approvato dal Consiglio dei Ministri, che lancia “il ritorno all’energia nucleare”, facciamo presente che:
a. Il popolo italiano ha votato a larghissima maggioranza, con i 3 referendum del 1987, l'uscita definitiva dell'Italia dall'avventura nucleare, come hanno deciso anche Austria e Polonia (che non hanno avviato le loro centrali già costruite), Danimarca, Grecia, Norvegia e Irlanda (che hanno rinunciato alla loro costruzione), Germania, Belgio, Olanda, Spagna e Svezia (che hanno deciso di non costruire più centrali nucleari nel loro territorio, puntando sulle energie rinnovabili).
b. Il nucleare non ci libera dalla dipendenza dall'estero: l’uranio è una fonte esauribile; per far funzionare le centrali dovremmo importarlo e il suo prezzo sta salendo ancora più rapidamente del petrolio: dal 2001 al 2007 si è moltiplicato per dieci.
c. Non esiste il nucleare “sicuro” e “pulito”: i reattori di “quarta generazione” sono previsti tra 25-35 anni (dopo il 2030, attorno al 2040); intanto il governo vuole costruire centrali di “terza generazione” che non hanno risolto né il problema della sicurezza ( non c'è solo Cernobyl, ma decine di incidenti gravissimi come quelli che hanno provocato 7 morti nelle centrali giapponesi tra il 1995 e il 2005) né di come smaltire le scorie che restano radioattive per centinaia e migliaia di anni.
d. La strada maestra sono le energie rinnovabili: Germania, Spagna, Austria, Grecia, Danimarca e tanti altri stati, europei e non, si stanno liberando dalla schiavitù del petrolio investendo grandi risorse sull'energia solare termica, fotovoltaica e a concentrazione, sull’energia eolica e sul risparmio e razionalizzazione degli attuali consumi. In Italia basterebbe coprire di pannelli fotovoltaici solo lo 0,1% (un millesimo) del territorio nazionale (utilizzando un decimo di tetti, pensiline, barriere autostradali ecc.) per soddisfare il 20% del fabbisogno nazionale di energia elettrica.
e. Il nucleare è fuori mercato, vive grazie a sovvenzioni statali e militari: Le stime Usa per i nuovi impianti danno il costo del kWh nucleare a 6.3 cent, addirittura il 20% in più dei 5,5 cent del gas o 5,6 del carbone (anche questi, peraltro, dannosi per la salute e l’ambiente). Per questo negli Usa, nonostante gli enormi incentivi stanziati da Bush, nessun privato ci investe dal 1976. L'unico reattore in costruzione in Europa è in Finlandia, perchè quello stato carica sul proprio bilancio (dei contribuenti) smaltimento delle scorie e smantellamento finale della centrale (che costa quasi come la costruzione). Gli altri 8 stati che, nel mondo, investono nel nucleare, lo fanno, quasi tutti, per produrre anche materia prima per le bombe: Cina, India, Russia, Pakistan, Giappone, Argentina, Romania e l'Iran, attualmente nel mirino degli Usa, perchè non è suo alleato.
Perciò chiediamo ai massimi rappresentanti di Stato e Parlamento di non tradire la volontà popolare e non imboccare, con i nostri soldi, questo costosissimo vicolo cieco.
Per firmare, basta un click ;)
L'altro ieri, il 3 marzo, è apparso sulla nota (e interessante) testata
Italia chiama Italia,
portale dedicato principalmente agli italiani all'estero, un articolo intitolato
Nucleare? Perchè sì sul quale credo sia necessario, dal punto
di vista scientifico e tecnologico, spendere due parole. Non per entrare nel
merito della disputa "nucleare sì" contro "nucleare no", anche perchè la mia
posizione la conoscete tutti, e non mi occorre ribardirla qui. C'è piuttosto da
parlarne poichè nell'articolo ci sono delle pericolose inesattezze nei dati
che vengono forniti. Inesattezze che provocano una pericolosa disinformazione.
Prima di entrare nel merito, invito chi abbia curiosità per i "numeri"
dell'energia elettrica in Italia, a scaricare il PDF della Terna con i
bilanci energetici nazionali del 2006 e 2007 - dati generali, lo si trova
all'indirizzo
http://www.terna.it/LinkClick.aspx?fileticket=OnkycVUaLqs%3d&tabid=418&mid=2501
Altre informazioni "al volo", non sempre corrette numericamente, ma che danno un'idea
qualitativa, sono invece alla voce "Produzione di energia elettrica in Italia" su
Wikipedia
Detto questo, entriamo giusto un attimo nel merito. C'è da dire qualcosa su
questi punti:
1) importiamo energia elettrica dalla Francia e dalla Svizzera.
Questo è vero. Ma la importiamo per motivi commerciali, dei quali parlerò ai punti
2) e 3).
2) Senza quell'energia noi non potremmo muoverci.
Senza quell'energia (quella francese) ci muoveremmo facendo finalmente lavorare le
nostre centrali. Al momento, essendo in Italia il mercato dell'energia libero e
privatizzato, le centrali elettriche italiane lavorano meno di quanto potrebbero. Succede
sempre, quando il mercato è libero: i privati tendono a ridurre i costi di gestione
delle centrali e massimizzare i profitti. La Francia, e non certo perchè produce
energia per via nucleare, fa dei prezzi che di notte sono inferiori a quelli praticati
dalle centrali italiane. Per tale motivo, i gestori (privati) italiani, di notte preferiscono
acquistare l'energia dalla Francia. E le centrali italiane? Semplice: le spegnamo. E questa
non è una novità: tutti ricorderete il 28 settembre 2003, quando un black out colpì
tutta la penisola. Per un guasto, vennero a mancare di notte pochi megawatt provenienti
dalla Svizzera, ma noi in Italia avevamo le centrali spente... e crollò tutto il
sistema fisico italiano. Se avessimo avuto le centrali accese...
Oltre questo, l'Italia nel 2007 ha anche esportato a clienti esteri
2.648,1 GWh (Gigawattore) di energia. Se non spegnessimo le centrali, se le usassimo
sempre, avremmo addirittura molta energia da esportare: la capacità produttiva italiana
è superiore al consumo!
Certo, oggi è così, domani no perchè il fabbisogno energetico, con questo livello
di economia, è destinato ad aumentare.
Nella frase "Senza quell'energia non potremmo muoverci" c'è anche una grande verità. Una
verità alla quale la politica sembra non pensare: avete idea di quanta sia l'energia
elettrica che si perde nel suo percorso tra il luogo dove viene prodotta e
l'utilizzo finale? Ve lo dico io. Nel 2007 abbiamo perso lungo le linee elettriche
20.975,7 GWh (sono Gigawattore!!! Cioè milioni di KiloWattore! Mica caramelle!).
Personalmente, oltre che tanti bei discorsi sul nucleare si o no, che a noi fisici
piacciono tanto, mi piacerebbe anche sentire (non dall'articolo che sto commentando,
ovviamente, ma da molto più un alto) altrettanti bei discorsi sull'ammodernamento
del sistema elettrico italiano, sul rinnovamento delle linee, sulla minimizzazione
delle perdite, sulla riduzione degli sprechi.
3) noi non produciamo l'energia nucleare ma la importiamo dalla Francia, che ha le centrali attaccate praticamente all'Italia, pagandola di più! E' una situazione paradossale, no?
No no, l'energia dalla Francia, come già anticipato, non la paghiamo di più. La Francia ce
la vende a prezzi inferiori rispetto alle nostre centrali. Direte voi "e come fa?" Semplice. L'energia
elettrica in Francia la produce principalmente la EDF (Electricité de France), che per ora è ancora
statale. Pertanto, non essendo un privato che deve fare budget e guadagnare e fare profitti,
fa ancora tariffe "statali", al di sotto del prezzo di mercato.
Certo, prima o poi questo finirà, poichè in Francia è in programma una graduale
privatizzazione di EDF... ma via via sarà la Francia a costruire nuove centrali (e quindi
fare nuovi guadagni) in Italia, e la dipendeza dall'estero rimane.
Dietro tutto questo c'è anche un problema reale che le centrali italiane hanno davvero. Come
tutti i manufatti, anche le centrali italiane invecchiano, hanno costi di manutenzione
sempre maggiori, e quindi aumentano anche i costi di produzione. Il problema dello svecchiamento
delle centrali sembra però non interessare nè gli operatori dell'energia nè l'alta politica...
4) Bisogna anche considerare il lato ambientale, poiché il nucleare permetterebbe di ridurre le emissioni di CO2 e di vari "gas serra"
Purtroppo non è così. Le emissioni di CO2 non si riducono, e questo è bene ricordarlo:
la CO2 viene rilasciata nei processi per la preparazione del combustibile, vedere ad esempio
Sergio Zabot in E-Gazette. In questo articolo, Zabot stima che le emissioni siano
dello stesso ordine di grandezza di quelle di una centrale a cogenerazione.
Come se non bastasse, non è una tecnica moderna: tutte le centrali
a fissione, che siano di tecnologia ad acqua pressurizzata, o VVER, o anche EPR come quelle francesi che si
vorrebbe costruire in Italia, alla fin fine sono solo delle macchine a vapore. Per via nucleare viene
generato calore, ed il calore poi trasmesso (di solito con acqua) ad una turbina che genera energia elettrica.
Semmai viene da pensare a come mai, in pieno terzo millennio pensiamo ancora a costruire macchine a
vapore...
5) sia il nucleare che le fonti rinnovabili vanno nella stessa direzione, una riduzione dell'uso dei combustibili fossili.
E' parzialmente vero. C'è da precisare tuttavia che l'Uranio è un minerale, quindi assimilabile ai
combustibili fossili, e non certo una fonte rinnovabile. Anzi, diviene importante precisare che oggi,
con il consumo che si fa attualmente di Uranio, si prevede che duri ancora, prima di esaurirsi sulla
Terra, appena 50 anni, essendo un minerale rarissimo. Non è che... visto che l'Italia (e mi dispiace
dirlo) è il Paese dei rinvii e dei ritardi sulle opere... finiamo di costruire le centrali
giusto per vedere esaurito l'Uranio e quindi lasciarle spente per assenza di combustibile?
Infine, da un articolo serio sull'argomento mi sarei aspettato, ma questa - sia chiaro - è solo
una mia opinione personale, anche qualche numero riguardante il costo di costruzione delle
centrali, per cercare di ragionare su due cose: 1) i soldi li abbiamo? 2) ne vale la pena?
Le stime attuali parlano di costi che oramai superano i 4 miliardi di euro per ogni centrale. Su
questo, a mio parere, si dovrebbe riflettere sul serio...
Le emozioni si alternano alla rabbia per le cose che succedono, e per le
frottole che si raccontano a noi cittadini.
Per quanto riguarda l'indignazione e la rabbia per l'eccesso di
frottole, rinvio a Altrenotizie.
Io nel frattempo... sono impegnato con le emozioni. Molto impegnato :)
Per chi gradisce l'attualità, piuttosto che i ricordi del passato,
suggerisco questa lettura su Altrenotizie.
Ora veniamo alla nostra storia di oggi.
Deserto del Nevada. Località segreta. Ore 9.00
Faceva caldo, in quel settembre 1979, talmente caldo che sarebbe stato
più piacevole stare all'aperto.
Ma l'uomo, assieme ai suoi colleghi, doveva per forza rimanere al
chiuso per tutto il suo turno di lavoro, in quella sala di controllo
sotterranea. C'era poco da fare, era un militare, un capitano
dell'aeronautica degli Stati Uniti d'America, e lavorava al DSP,
che significa Defense Support Program, il dipartimento che
attraverso l'uso militare dello spazio extra-atmosferico, in collaborazione con la NASA
e con i laboratori di Los Alamos, doveva monitorare lo spazio e far scattare
l'allarme in caso di attacco militare sugli Stati Uniti.
Erano tempi in cui c'erano altre tensioni, rispetto ad oggi, c'era
l'Unione Sovietica, c'erano i missili balistici intercontinentali.
Il capitano si occupava proprio di questo: comandava l'unità che doveva
monitorare eventuali esplosioni nucleari sulla superficie del pianeta
Terra.
Quel settembre era noioso. Il sistema di monitoraggio delle esplosioni
nucleari era nato dopo il Trattato del 1963 sul
bando parziale dei test nucleari, ed esisteva oramai da 10 anni, ma
non è che avvenisse spesso che qualcuno facesse detonare un'atomica,
soprattutto a fine anni '70. Così, i turni di lavoro del capitano si
risolvevano spesso in lunghe ore senza far nulla, ma sempre con
l'occhio vigile verso i segnali inviati a terra dai satelliti.
Il capitano si accomoda alla sua scrivania, e sfoglia il giornale.
La prima pagina è tutta dedicata al colpo di stato nell'Impero
Centro Africano, ed alla conseguenza principale: è stato rovesciato
l'imperatore Bokassa I.
Mentre legge, sente all'improvviso dei rumori e passi trafelati
provenienti dalla sala controllo. Alza gli occhi d'istinto, non
ha neanche il tempo di pensare qualcosa del tipo "Che cazzo sta
succedendo?" che entra nel suo ufficio un giovane sergente, visibilmente
emozionato, che subito gli grida: "Signor Capitano! Abbiamo un'emergenza!
Un'emergenza grossa!"
Capitano: "Che succede, sergente?"
Sergente: "Roba grossa! Venga a vedere!"
Capitano: "Vengo a vedere, ma tu intanto spiega!"
I due escono dall'ufficio e vanno verso la sala controllo. Nel breve
corridoio, il sergente parla rapidamente: "Capitano, il satellite
artificiale Vela 6911 ha rilevato un doppio lampo, tipico di
un'esplosione nucleare!"
Capitano: "Coordinate?"
Sergente: "47 gradi latitudine sud, 4 gradi longitudine est."
Capitano: "Ad occhio e croce... tra l'Atlantico del Sud e l'Oceano
Indiano..."
Sergente: "Sì, Capitano. A nord dell'Isola di Bouvet!"
Capitano: "Dove cazzo sta l'Isola di Bouvet?"
Sergente: "L'isola
di Bouvet è sub-antartica, tra l'Antardite è il Sud Africa, a sud ovest
del Capo di Buona Speranza."
Capitano: "Chi cazzo è, che ha deciso di far scoppiare un atomica in quel
posto sperduto??"
Sergente: "Non era in programma nessun test atomico da parte di
nessuna nazione del globo..."
I due entrano in sala controllo, il capitano osserva sui monitor i dati
provenienti dal satellite Vela 6911, e corruga la fronte.
Capitano: "E' tra l'Isola Bouvet e le Isole del Principe Edoardo. Fate
le stime di energia subito."
Sergente: "Già fatto."
Capitano: "Quanto è?"
Sergente: "20 Kilotoni."
Capitano: "Il doppio lampo parla chiaro: Il primo breve e molto intenso
seguito da uno più lungo e meno luminoso, è un'atomica a fissione, fatta
esplodere non a terra, ma in atmosfera. Ci troviamo
anche con i 20 Kilotoni. Chiara esplosione di test. E nessuno ha dichiarato
questo test."
Sergente: "Sì signore. La nazione che l'ha fatta esplodere, l'ha fatto
segretamente."
Capitano: "Raccogliete tutti i dati, e inviate immediatamente
tutto al Pentagono. La notizia deve essere alla Casa Bianca entro due
ore. Mi raccomando. Nessuna parola con nessuno."
Ministero della Difesa USA. Pentagono. Ore 10.15
"Tutto è stato già inviato a Washington. E' già tutto sulla scrivania
del Presidente Carter", disse il generale al
suo interlocutore.
"Sì generale, ma il problema è che la cosa non è passata inosservata, e
non solo da noi", rispose l'uomo.
Generale: "Chi se ne è accorto? Voi siete la CIA, quindi dovreste
saperlo"
Agente CIA: "Abbiamo avuto una sola comunicazione ufficiale: un gruppo
di scienziati che stanno in una base antartica nel
Territorio Antartico Australiano. Hanno dichiarato di aver individuato
del pulviscolo radioattivo che sta ricadendo sulla zona della base."
Generale: "Possono essere stati loro?"
Agente CIA: "Non lo escludo al 100%, ma... la zona è lontana dall'Australia,
e la stessa Australia negherà sempre di aver eseguito un test nucleare."
Generale: "Chi altro se ne accorto?"
Agente CIA: "Sicuramente i satelliti sovietici..."
Generale: "Mi dica chi può essere stato."
Agente CIA: "Non lo sappiamo con precisione, ma certamente un nostro
alleato, che però ha preferito non avvisarci preventivamente."
Generale: "Dice che i sovietici non c'entrano?"
Agente CIA: "L'avrebbero fatta esplodere nell'Artico. Non vedo perchè
buttare milioni di rubli per attraversare il globo. No no, questa è una
questione di uno Stato che ci è amico, ma che ha pensato di fare segretamente
questo test. Ed i sovietici useranno questo episodio contro di noi..."
Generale: "Chi è stato?"
Agente CIA: "Sappiamo che il Sud Africa ha un programma nucleare in
corso. Solo che... ci aspettavamo che fossero in grado di fare il loro
primo test non ora, ma tra due o tre mesi..."
Generale: "Potrebbero aver anticipato i tempi."
Agente CIA: "Plausibile. Ma se è così, è un pasticcio."
Generale: "Perchè?"
Agente CIA: "L'isola Bouvet è territorio norvegese, anche se in passato
la Gran Bretagna ha avuto delle pretese sull'isola, ma vi ha rinunciato. Anche
se l'isola è disabitata, e c'è solo una stazione meterologica automatica, possiamo
aspettarci che il governo norvegese alzi una caciara a livello diplomatico..."
Generale: "Cioè... il Sud Africa avrebbe fatto esplodere un'atomica in territorio
norvegese?"
Agente CIA: "Io ho solo detto che il Sud Africa ha un programma nucleare in corso,
non ho detto che sono stati loro..."
Generale: "Chi altro potrebbe essere stato?"
Agente CIA: "Sempre se di un'esplosione nucleare si è trattato..."
Generale (scaldandosi): "E non rompa i coglioni! Le dico qualcosa che ho saputo
mezz'ora fa: alcuni idrofoni della marina militare statunitense hanno rilevato un
segnale compatibile con una piccola esplosione atomica! E sa dove? In prossimità
della superficie dell'acqua nelle vicinanze dell'Isola del Principe Edoardo! Chiaro?
Ed ora gliene dico una che ho saputo per telefono un attimo prima che lei entrasse
qui: il telescopio spaziale di Arecibo ha rilevato un'anomalia nella ionosfera, compatibile
con un'esplosione atomica!"
Agente CIA: "Spero che lei non abbia intenzione di divulgare queste informazioni..."
Generale: "Le ho divulgate solo al Presidente Carter. Allora? Chi altro può essere
stato?"
Agente CIA: "C'è un altro Paese che ha un programma nucleare, che prevede un test
in questo periodo, ma è un Paese molto amico..."
Generale: "Voglio sapere chi".
Agente CIA: "Israele. Spero si renda conto della situazione..."
Ma il generale scoppia a ridere: "Ahahah e lei vuol farmi credere che Israele,
per testare un'atomica, sia andato fino all'Isola Bouvet? E come poteva fare
questo segretamente senza che noi non ce ne accorgessimo? O voi della CIA lo
sapevate, e avete taciuto?"
Agente CIA: "Ovviamente non posso rispondere. Ma è altrettanto ovvio che se
è stato Israele, l'ha fatto con l'appoggio del Sud Africa, magari in un quadro
di scambi tecnologici tra i due programmi nucleari... che hanno voluto tenerci
segreto."
Generale: "E ovviamente, sia Sud Africa sia Israele negheranno per sempre
di aver fatto questo test..."
Agente CIA: "Già. Attendiamo la decisione del Presidente Carter. Poi
evenutalmente ne riparliamo. Ora la saluto, generale."
Sei ore dopo
Agente CIA: "Generale, posso entrare? Ho la risposta da Washington. Il Presidente
ha deciso."
Generale: "Entri, si accomodi, e mi dica tutto."
Agente CIA: "Generale, la questione è delicata. Ed è politica."
Generale: "Spieghi tutto! Non si perda in chiacchiere! Io non sono un politico!"
Agente CIA: "Il Presidente Carter ha lavorato intensamente sulla strada della
non proliferazione nucleare con l'Unione Sovietica, e se per caso venisse accertato che un Paese
che fa parte del nostro blocco, e non di quello sovietico, ha
effettuato un test a scopi militari ci sarebbe una vigorosa protesta internazionale,
causando seri problemi al negoziato che ha portato nel 1978 alla firma degli
accordi di Camp David."
Generale: "Quindi? Dobbiamo negare anche noi?"
Agente CIA: "Ovviamente sì. Deve passare alla storia che non c'è stata nessuna esplosione nucleare."
Generale: "Spero che lei sappia che c'è stato un problema con la stampa..."
Agente CIA: "Sì lo so. Un portavoce della Casa Bianca si è lasciato sfuggire
questa storia con i giornalisti, pertanto domani la questione sarà su tutti i
giornali."
Generale: "Come pensate di risolvere?"
Agente CIA: "Il Presidente Carter nominerà una Commissione d'Inchiesta, che
dimostrerà che si è trattato di un guasto agli strumenti del
satellite Vela."
Generale: "E' un progetto dei Laboratori di Los Alamos..."
Agente CIA: "Peggio per loro, a Los Alamos. Ci serve dire che anche gli
scienziati sbagliano, quando progettano i satelliti. Pertanto non è avvenuta un'esplosione atomica, ma un guasto agli strumenti del satellite, che hanno inviato a terra dati sbagliati."
Washington, gennaio 1980. Commissione d'Inchiesta
Inquirente: "Professore, lei dirige il programma di rilevamento nucleare del
Los Alamos National Laboratory in New Mexico. E' così?"
Professore: "Certo. E' così."
Inquirente: "Il vostro staff è preparato?"
Professore: "Moltissimo. Circa un terzo dei membri del personale è costituito
da fisici, circa un quarto da ingegneri, un sesto da chimici o scienziati
dei materiali; i rimanenti lavorano nei settori della matematica o della
scienza computazionale, della biologia, della geoscienza o in altre
discipline. Lo staff collabora con le università e le industrie in un
ampio campo di ricerche".
Inquirente: "I satelliti del programma Vela li avete progettati voi?"
Professore: "I satelliti no, ma il payload, cioè gli strumenti di cui
sono dotati, li abbiamo fatti noi."
Inquirente: "Vede professore, questo programma Vela è oramai piuttosto
vecchiotto..."
Professore: "Non direi affatto!"
Inquirente: "Beh, sono stati lanciati nel 1968..."
Professore: "I satelliti del programma Vela sono stati lanciati nel 1968, ma questo non
significa che nel 1979 siano vecchi o arrugginiti, anzi... sono satelliti
ancora giovani..."
Inquirente: "Il satellite in questione, il Vela 6911, è stato lanciato il 23
maggio 1969, più di 10 anni fa, ed ha passato già da due anni il limite
di vita operativa previsto."
Professore: "Ma questo è falso! Gli strumenti sono progettati per durare
50 anni, quindi fino al 2019!"
Inquirente: "A noi è noto un guasto ad un sensore di impulsi elettromagnetici.
Inoltre, nel luglio 1972 quel satellite ha avuto un'avaria ai sistemi di memorizzazione
dei dati, poi risoltasi da sola nel Marzo 1978."
Professore: "No no, scusi, un'avaria non si risolve da sola... Poi abbia pazienza,
ma a noi a Los Alamos non risulta nessula avaria, e nessun guasto ai sensori. Quei
sensori funzionano benissimo!"
Inquirente: "Professore, lei i dati del 22 settembre li ha visti?"
Professore: "Certo. Li ho visti e studiati."
Inquirente: "E allora secondo lei... di cosa si è trattato?"
Professore: "Il doppio lampo è stato senza dubbio generato da una esplosione
nucleare la cui responsabilità è da ascriversi al Sud Africa".
Inquirente: "Ne è sicuro?"
Professore: "Sicurissimo. Abbiamo studiato il caso. Per quattro mesi. Abbiamo dati
certi, le chiami prove, se vuole."
Inquirente: "Un attimo che faccio una telefonata... alla Casa Bianca."
Professore: "Faccia pure."
Inquirente: "Ehi pronto, mi senti?"
Sala Ovale: "Sì ti sento. Tutto risolto?"
Inquirente: "Col cazzo! Sto stronzo di uno scienziato non si prende la
responsabilità dell'errore da parte degli strumenti del Vela!"
Sala Ovale: "E chi se ne frega? Noi diciamo che è lui che sbaglia."
Inquirente: "Non è così semplice: questo stronzo di scienziato dice di
aver studiato i dati, e di avere le prove che si è trattato
di un'esplosione atomica."
Sala Ovale: "Oh cazzo! Merda!!!"
Inquirente: "Che faccio?"
Sala Ovale: "Mandalo via, e non convocarlo mai più! Ora risolviamo
noi. Ciao."
Click.
Estate 1980. Relazione finale della Commissione d'Inchiesta sull'Incidente
Vela
Dopo attenta valutazione, questa Commissione stabilisce che con tutta
probabilità non si è trattato di un'esplosione atomica. Tuttavia, non
si è in grado di stabilire con certezza la natura del fenomeno.
La Commissione indica come causa del fenomeno la possibile collisione del satellite
Vela con un meteorite, all'altezza della telecamera, l'impatto ha prodotto
l'immagine di un doppio lampo. A prova di ciò, si riscontra che solo uno dei
due satelliti posizionati su quell'area ha riscontrato il fenomeno e che nessuna
delle ricognizioni aeree effettuate nell'area dall'aviazione ha riscontrato la
presenza di radiazioni.
Pertanto, la Commissione considera chiuso il caso.
Estate 1980. Comunicato Stampa della Direzione Generale dei Laboratori
Nazionali di Los Alamos
L'ipotesi dell'esplosione atomica resta certamente la più valida, specie
in considerazione del fatto che il satellite Vela 6911 ha già in passato
segnalato correttamente ben 41 test nucleari in atmosfera, poi
confermati anche da altre fonti. Vogliamo inoltre ricordare che poche ore
dopo l'incidente, alcuni idrofoni della marina militare statunitense avevano
rilevato un segnale compatibile con una piccola esplosione atomica in
prossimità della superficie dell'acqua nelle vicinanze dell'Isola del
Principe Edoardo, che politicamente è una dipendenza sudafricana. Nello
stesso momento il telescopio spaziale di Arecibo rilevava una anomalia
nella ionosfera. Pochi mesi più tardi, durante un test condotto
nell'Australia Occidentale venivano rilevate quantità anomale di radioattività.
Pertanto, gli scienziati di Los Alamos, responsabili del Progetto Vela rimarcano
che il satellite ha funzionato correttamente, rilevando una esplosione da fissione atomica avvenuta in bassa atmosfera, al limite delle acque territoriali del Sud Africa.
Settembre 1980. Comunicazione CIA classificata segreta, e declassificata
solo nel novembre 1999
Insabbiare tutto ciò che riguarda l'Incidente Vela. Se il Sud Africa volesse
rendere noti documenti a tale proposito, far notare che è poco credibile, e
aggredire la sua politica di apartheid in modo da sviare l'attenzione, dal
nucleare al razziale. Tenere sotto controllo il ben noto Contrammiraglio della
Marina Sudafricana, da tempo sospettato di essere fonte di informazioni per il
KGB e l'Unione Sovietica. Assicurarsi che costui, nel caso sia davvero un informatore, non racconti dettagli dell'esperimento ai sovietici.
Considerazioni
Il Sud Africa aveva un programma di armi atomiche, e la posizione geografica
del test sembra indicare il paese come il più probabile. Secondo il rapporto scritto dall'AIEA all'epoca dei fatti,
il Sud Africa non avrebbe avuto la capacità di costruire un'arma simile prima del
Novembre 1979, due mesi dopo l'incidente. In ogni caso i servizi segreti
degli Stati Uniti avevano avuto segnali di un infittimento della rete di sicurezza
senza precedenti intorno alla base di Walvis Bay una settimana prima dell'evento.
Questo fa ritenere che il test sia stato gestito da lì.
All'epoca del fatto Israele aveva già quasi certamente delle armi nucleari,
ma è improbabile che avesse la capacità di allestire un test così lontano dal proprio
territorio e contemporaneamente con un così elevato livello di segretezza.
La CIA prese in considerazione anche l'India, vista la frequente presenza di
navi indiane nella zona, ma l'ipotesi fu presto scartata per via della limitata
capacità nucleare del Paese all'epoca dei fatti.
Le principali potenze avevano scarso interesse a condurre ulteriori test in atmosfera,
e la potenza dell'esplosione fa pensare che si trattasse di una tecnologia ancora
arretrata.
Oggi. 29 anni dopo.
Nessuna nazione ha mai ammesso la responsabilità del test. Probabilmente nessuna lo farà mai.
Dopo la caduta dell'Unione Sovietica, e la pubblicizzazione degli archivi dei loro servizi segreti, non è venuta alla luce alcuna indagine da parte sovietica. Il KGB si è limitato ad osservare quel che avveniva, a debita distanza, ma senza interessarsi a scoprire il colpevole. Una volta capito che non si trattava di un esperimento fatto da un Paese comunista, l'URSS classificò l'incidente come una polemica interna al blocco capitalista-imperialista.
Nel febbraio 1994 l'ex alto ufficiale della marina sudafricana, di cui si parla nel
comunicato della CIA, oggi declassificato, fu arrestato, con l'accusa di essere
una spia sovietica. Costui dichiarò che il test era una operazione congiunta
israelo-sudafricana che non avrebbe dovuto essere scoperta ma che invece costrinse
gli Stati Uniti a turare la falla. Gli Stati Uniti hanno risposto cercando di minare
la credibilità dell'ex ufficiale.
Il 20 aprile 1997 il quotidiano israeliano Ha'aretz citò il ministro degli
esteri sudafricano che confermava il lampo luminoso del sud Atlantico come un test
sudafricano. Poco dopo lo stesso ministro smentì dicendo di essere stato
frainteso (chi vi ricorda?) e che stava riportando solo alcune voci che circolavano
da anni.
L'incidente Vela,
di cui si trovano poche informazioni in letteratura, come per molti incidenti dell'epoca
della guerra fredda, ha costituito la base per il romanzo di Abe Ariel dal
titolo "L'ultima guerra". Nel romanzo si narra di un test nucleare israeliano
effettuato in un'isola non segnata sulle carte.