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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
Trenta anni dopo
Identità di un blog (e di chi lo scrive)
La grande truffa
Venticinque anni dopo
Ti spio anche senza risposta
Il valore della Moneta
La censura dei blog sbarca in Europa
Linea 601A (la mia banlieu)
Come muore la mia terra
Osservando Napoli
San Paolo Belsito, 4 maggio 2007
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Aggiornamento da Parigi
Spunta all'improvviso un video amatoriale, girato domenica sul luogo
dell'incidente che è costato la vita ai due adolescenti. Girato da un videoamatore tra
le 17.03 (ora presunta dell'incidente) e le 17.15 (ora dell'incidente
fornita dalla polizia). La differenza è che mentre i videoamatori italiani
quando girano qualcosa del genere corrono a postarla su YouTube, il francese
autore del video è andato invece a consegnarlo ai magistrati ed ad un giornalista
di Le Monde. Tanto di cappello.
Il problema (per le istituzioni francesi) è che il video smentisce completamente
le tesi della polizia, secondo cui l'automobile andava piano e se risulta molto
danneggiata è perchè ha subito altri danni dopo l'incidente, quando la
gente si è incazzata. Il video invece mostra l'auto fortemente danneggiata da
subito, il che suggerisce agli inquirenti l'ipotesi che andasse a velocità
elevata, a luci e sirene spente.
Difficile che in Italia se ne parli. Per chi è interessato, e legge il
francese, suggerisco:
1) Tele France 1
2) Le Monde
Palermo
Questa è la storia di un uomo, le cui generalità non sono state
rese note, che si trova ancora in ospedale.
La storia di un uomo di 35 anni che, mentre lavorava, si è all'improvviso
risvegliato ricoverato in rianimazione.
Succede anche questo in Italia. Succede ad uomo che di professione, guarda
caso, fa il monnezzaro.
Il 21 novembre scorso, questo trentacinquenne si trovava a Palermo, la
città in cui vive e lavora, in via Serradifalco, quasi all'angolo con
via Noce:
Visualizzazione ingrandita della mappa
Non era lì per caso. Era lì per lavoro: svuotamento dei cassonetti.
Ad un certo punto, nota una cosa strana accanto ad un cassonetto per
i rifiuti indifferenziati. Al di fuori dei cassonetti, accanto ad essi,
ci sono per terra due fusti. Sono entrambi di colore blu, senza scritte,
con sopra un coperchio nero, anche esso senza scritte.
L'uomo scende dal veicolo, per raccogliere manualmente i fusti, quando
all'improvviso uno dei due coperchi si apre. Ne esce, verosimilmente ma
è ancora tutto da dimostrare, del gas di natura ancora non nota, formatosi
all'interno, liberato dalla sostanza (ancora non nota) custodita nel fusto.
L'uomo si è sentito male immediatamente, ed ha perso i sensi.
I soccorsi, per sua fortuna sono stati immediati, ed avviati dai suoi stessi
colleghi di veicolo.
Allertati i vigili del fuoco che hanno fatto intervenire il loro reparto
speciale, protetti da maschere antigas. E' scattato l'allarme sostanza
tossica in pieno centro di Palermo. I vigili del fuoco hanno transennato la
zona e sigillato i fusti che sono stati caricati su un mezzo. Ora saranno
esaminati da un laboratorio per identificare la natura della sostanza.
Staremo a vedere cosa succederà, e di che diavoleria si tratta stavolta.
Sull'episodio, in rete si trova solo una
brevissima agenzia dell'AGI. Invece sui culi in mostra nei calendari 2008 si trovano molte cose.
1. Parigi
Tutto come previsto, tutto secondo copione. E' salito a oltre 30 agenti
feriti il bilancio provvisorio della terza giornata, o meglio... nottata di violenze
alla periferia settentrionale di Parigi. A Villiers-le-Bel, ne abbiamo
già
parlato, gli agenti in assetto antisommossa hanno sparato gas lacrimogeni
e ordigni stordenti contro una folla di giovani che in precedenza li aveva
bersagliati con petardi e bombe carta. Secondo testimoni locali diverse auto
e un camion per la raccolta di rifiuti sono stati dati alle fiamme.
Gli scontri sono avvenuti a poche decine di metri da dove domenica sera erano
morti due ragazzi, la cui moto si era scontrata contro un mezzo della polizia.
Nei violenti scontri seguiti all'incidente, un centinaio di ragazzi incappucciati
ha assaltato il commissariato di polizia locale e dato alle fiamme una ventina di
auto. Nel corso delle violenze, protrattesi per sei ore, erano stati anche
saccheggiati alcuni negozi.
A nulla sono serviti gli appelli alla calma dopo la prima notte di scontri. Come
prevedibile.
Sul fronte legale e delle indagini, c'è da dire che a differenza del 2005 stavolta
la magistratura si è mossa rapidamente. La procura della repubblica di Pontoise
ha avviato un'inchiesta per omicidio non volontario e per ritardo nei soccorsi.
Secondo la polizia la moto non avrebbe dato la precedenza ad un incrocio. L'auto, a
velocità normale e senza la sirena, non avrebbe, secondo alcuni testimoni, potuto
evitare lo scontro, violento anche a causa della velocità della moto. Resterebbe
da verificare se i due agenti a bordo dell'auto hanno tardato a soccorrere i due giovani. Su
questo stanno lavorando i magistrati di Pontoise.
Intanto, la violenza dilaga e si diffonde anche alle altre banlieues. Alcuni focolai
di rivolta si sono registrati anche nei vicini centri di Cergy, Ermont, Goussainville,
Fosses e Argenteuil.
Non solo. Rispetto al 2005, c'è chi parla di "violenza maggiore". Chi lo sa. Difficile
quantificare, forse non voglio neanche quantificare. Fatto sta, che le immagini
che seguono parlano chiaro.
E' stata la terza notte consecutiva di scontri. Sono rimaste ferite 84 persone. Sei
di loro sono state colpite da colpi d'arma da fuoco. Anche un poliziotto è stato
raggiunto da un colpo di fucile alla spalla. Molte bombe molotov sono state lanciate
contro i poliziotti. Distrutte due scuole ed una biblioteca.
Al momento non ho altre notizie fresche o testimonianze provenienti dalla Francia. Appena
possibile seguiranno aggiornamenti.
Resta il ricordo della scuola di Clicy-sous-bois, data alle fiamme due
anni fa. Ricordo che conservo in in questo video.
2. Napoli
Il volo di ieri mattina della compagnia Meridiana delle 6.35 diretto da Napoli
a Milano Linate è stato cancellato. No, non è un post su uno sciopero dei controllori
di volo. E' successo che l'equipaggio mentre stava viaggiando dall'albergo all'aeroporto
è stato assaltato e rapinato.
Il gruppo, della compagnia Eurofly, in code sharing con Meridiana, composto da quattro
assistenti di volo e due piloti, è stato avvicinato da un rapinatore che ha portato
via orologi, portafogli e altri oggetti personali.
E' successo alle 4 del mattino, in piazza Carlo III, in pieno centro cittadino, dove
l'equipaggio, partito da un albergo cittadino, si era fermato in un bar per fare
colazione. Poi l'aggressione e la rapina.
Non c'è che dire, ci siamo fatti conoscere ancora una volta.
Sul processo in corso, sempre a Napoli, riguardante lo scandalo rifiuti,
ne parla
Fraba.
3. Altri fatti a latere
Come sapete, ho la mania degli anniversari, e di ricordare fatti, eventi,
persone. Il problema è che quella di oggi è una data abbastanza piena di
anniversari.
Tanto per cominciare, il 28 novembre 1905 Arthur Griffith fondò il Sinn
Féin, partito politico il cui scopo è l'indipendenza per tutta l'Irlanda.
Lo stesso giorno, nel 1919, il Regno Unito vide una grande svolta nella
propria modernizzazione, con Lady Astor che fu la prima donna ad essere
eletta al Parlamento. Nel 1969, i Rolling Stones pubblicarono
l'LP Let It Bleed, mentre nel 1975 Timor Est dichiara l'indipendenza
dal Portogallo.
Venendo a tempi più recenti, nel 1989 cade il regime in Cecoslovacchia,
e nel 1994, con un referendum, la Norvegia rifiuta di entrare a far parte
dell'Unione Europea.
Per chi è di fede marxista, oggi è il giorno in cui è nato Friedrich Engels, mentre
per i patiti di musica, è il compleanno di Anton Grigorevic Rubinstein. In questo
giorno sono nati anche Matteo Renato Imbriani, Alberto Moravia, Umberto Veronesi,
nonchè personaggi storici come Winston Churchill o attrici famose come
Laura Antonelli. Gli appassionati di calcio festeggiano la nascita di
Alessandro Altobelli, ma sono nati nello stesso giorno anche
Anna Nicole Smith, Fabio Grosso, Martina Stella, Michele II di Russia,
e perfino il sottoscritto. Come è piccolo il mondo.
Quindi, meglio andare a prendere un caffè, in un giorno così pesante, e
tipico da crisi di mezza età.
E un grazie di cuore a chi ha pensato di fare su Napoli Bloggers una festa 2.0 :)
Scusate il doppio post. Ma i fatti lo impongono...
Sono passati due anni da allora. Due anni da quando due ragazzi adolescenti,
ad un normale controllo di polizia, iniziano a venire malmenati. Picchiati
perchè sospettati di avere appena commesso un furto (il fatto avviene in un
quartiere che ha il record assoluto di delinquenza minorile), ma anche perchè
neri. Non ci sono più da fare recriminazioni o polemiche politiche:
sono passati due anni e questa oramai è storia. Storia di cui è noto anche
l'epilogo: i due ragazzini si divincolarono e scapparono, ma furono inseguiti,
si nascosero in una cabina elettrica dove morirono folgorati da una scossa ad
alta tensione. Nei giorni seguenti, tutta la cintura di comuni dell'Ile de France
fu attraversata dalla rivolta delle banlieues.
Pochi giorni dopo, andandoci a ficcare in una situazione pericolosa, eravamo
lì, nei quartieri della rivolta.
Di quella "spedizione", potete leggerne qui (Storie) (lettura fortemente consigliata) e
qui (io)
Sono passati due anni, due anni nei quali l'allora ministro dell'Interno, che
non seppe gestire la crisi (4500 automobili incendiate, e la rivolta
finì solo per l'intervento delle comunità religiose che mediarono), è stato
"premiato" diventando Presidente della Repubblica, e la situazione dei
"beurs" è rimasta la stessa.
Ebbene, stamattina, alle 11.37, rabbrividisco mentre leggo una
nota d'agenzia dell'Ansa, e di colpo mi sento catapultato
all'indietro di due anni.
Nel comune di Villiers-le-Bel, dipartimento della Val d'Oise, a venti chilometri
dal centro, due ragazzini giovanissimi, pare 15 e 16 anni, scorazzano per il quartiere in moto
senza casco, ma sono stati intercettati dalla polizia e da lì è partito l'inseguimento
che però si è concluso con l'impatto della motocicletta con un'auto della polizia e
quindi la successiva caduta dei due. Subito il trasporto in ospedale, ma è
troppo tardi, entrambi i ragazzi muoiono.
Il seguito? Assomiglia tremendamente alla storia di due anni fa: la gente del quartiere
reagisce, accusa la polizia di aver causato la tragica morte dei due giovani. Subito viene
attaccata la stazione della polizia di Sarcelles con delle molotov.
Cassonetti ed automobili incendiate, vengono aggrediti poliziotti e pompieri.
Alla fine il bilancio dei feriti è alto: una ventina compresi otto poliziotti e un
vigile del fuoco. Gli scontri si sono poi spostati anche a Arnouville-les-Gonesse,
un comune vicino, dove è stato preso d’assedio il commissariato di polizia. Qui sono
rimasti feriti 3 poliziotti colpiti dai sassi dei dimostranti.
I poliziotti hanno cercato di giustificarsi con la gente: affermano che non c'è stato
nessun inseguimento, ma è stato uno scontro del tutto fortuito e non cercato.
In una nota dalla Direzione centrale della pubblica sicurezza si legge: "Ci dispiace per la
morte di questi giovani ma sembra che siano stati sfortunatamente vittime di un
incidente stradale". I familiari dei ragazzi però non sembrano dello stesso avviso
e hanno chiesto chiarezza sull'accaduto.
Staremo a vedere. Quel che è certo è che ancora una volta arriva un segnale molto
grave dalle banlieues di Parigi. E' il segnale che la rivolta sta covando ancora,
e forse sta riesplodendo. Torneremo sull'argomento, visto che ci si aspetta (e con ragione!) un'altra notte calda.
Per ora segnalo:
SkyLife.it
Scirocco non è solo il nome di un vento mediterraneo, ma anche il nome di
una trasmissione radiofonica settimanale, prodotta dall'agenzia
Amisnet, che parla
di Mediterraneo.
Trasmissione interessante, dove si toccano argomenti (uno per
puntata) che riguardano tutto il bacino del Mediterraneo, dal
Libano, alla desertificazione, all'immigrazione, alla qualità
dell'aria.
Qui c'è
l'archivio delle puntate. La trasmissione viene distribuita
ad un circuito di radio
presenti su tutto il territorio nazionale. Ogni puntata esce il venerdì pomeriggio.
Nella puntata di oggi, che sarà messa on line nel pomeriggio,
si parla di ecomafie e di rotte transfrontaliere (illecite) di
traffico di rifiuti. Dalla "rifiuti connection" del 1991, fino alla
nave che ha portato la morte ad Abidjan poche settimane fa.
Ci sarà (veramente già c'è stato, perchè è registrata, non è in diretta)
il collegamento telefonico con un
dirigente di Legambiente, che racconta le linee generali del fenomeno,
sia per quanto riguarda gli aspetti legislativi, sia per quelli
economici e più propriamente criminali.
Ospite in studio quel mezzo matto che parla sempre di monnezza
e di Campania sommersa dalla monnezza, insomma... quel matto che
nonostante stia sempre a parlare di monnezza... andate lo stesso
a leggere quotidianamente le cose che posta qua e non solo :)
Per chi non ha voglia di ascoltare la radio, la trasmissione
sarà disponibile
via web (in formato mp3)
nel pomeriggio di oggi.
Forse, se ne avrò voglia, tempo e forze, qualche parte saliente
la distribuirò via podcast a partire da lunedì.
Nel frattempo, in questi giorni ricorre l'anniversario del duplice omicidio
che scatenò la rivolta nelle banlieues di Parigi.
In quell'occasione, viste le polemiche sorte in Italia (anche su questo blog)
tenute vive da persone che tra l'altro non conoscevano affatto la realtà
dell'Ile de France, e tendevano a spostare l'analisi sul piano del "violenza o
non violenza", partii assieme a Storie, e sostenuto via sms da qualche blogger di qui.
Sono certo, dai segnali che vedo, che in un anno non è cambiato nulla, se
non gli effetti strumentali con i quali l'attuale ministro dell'Interno
francese cerca di aprirsi la strada verso le prossime elezioni presidenziali.
Con buona pace per chi si fece male.
Con grossa soddisfazione di chi si vide bruciare l'auto (perchè per un meccanismo
del sistema assicurativo francese che da noi non c'è, ora ha avuto l'auto nuova
migliore di quella di prima, e senza spendere neanche un euro).
Restano valide le osservazioni che facemmo in loco sia
Storie sia
io.
Restano campate in aria tutte quelle chiacchiere sulla replicabilità in Italia
del fenomeno (protagonista l'uomo che dopo aver detto queste cazzate è diventato
l'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri), e soprattutto tutte le fesserie
sulla violenza di quei ragazzi, che passarono anche su questo blog, dette sempre
e puntualmente da coloro che preferiscono parlare senza aver nè visto nè toccato con mano.
Un abbraccio per Bouna Traoré, 15 anni, e Zyed Benna, 17 anni, morti il
27 ottobre 2005 a Clichy-sous-Bois. Le uniche due vere vittime di quei giorni.
Segnalazioni, riprese, trackback, citazioni: Questo post è stato segnalato da:
Storie - "oggi ho il tempo solo di..."
CompagnaSpa - "Un Signor Post..."
Carmen Asteria - "Domande sparse"
Tostoini - "Lamentario"
Evdea - "Parigi. Racconto di un viaggio."
Giramundo - "Eppure sono volti!"
Storie - "Sempre più lontano dagli occhi"
ErreNoveNove - "Ah, les Banlieues!"
Questo post è rilasciato sotto Creative Commons pertanto è copiabile in tutti i sensi :) Se possibile, però, segnalatemelo :) Grazie.
Premesse.
Parlerò di Francia. Che Vintervila mi fustighi pubblicamente per ogni cazzata che dico.
Questo è un very long post, non è romantico, è solo molto amaro. E' stato scritto da me apposta per questo blog, pertanto non sarà pubblicato altrove. Altrove sarà pubblicato altro (ma vi passerò il link). Qui si mette ciò che non si può pubblicare altrove.
Veramente il titolo originale del brano dei Ratti della Sabina che ispira titolo e testo di questo post (e che riporterò in corsivo qua e là sparso) è Linea 670, ma qui il numero cambia.
La Linea 670 è una linea di autobus di Roma, che dall'estrema periferia, quella "banlieu" romana fatta di casermoni enormi dove vivono ammassate migliaia di famiglie nel totale degrado (soprattutto sociale), porta in centro.
Invece quando si scende dal treno, alla stazione di La Raincy, se si riesce ad uscire dalla stazione (già... perchè io per non tradire le mie origini napoletane... ero andato fin là con un biglietto falso), occorre invece prendere la Linea 601A per arrivare a Clichy sous bois.
La sera prima eravamo stati a La Corneuve ed alla periferia di Bobigny, scoprendo che erano quartieri ben diversi da come sono stati descritti sui giornali.
Giocano i bambini, giocano i bambini fra carcasse d'auto, lavatrici e copertoni.
Giocano i bambini, giocano i bambini nascosti in fondo a un pozzo dove annegano i pensieri e il vento se li porta, il vento li accompagna carico di mare e di cattivi odori, il vento è un sogno grande che arriva da levante racconta le sue storie e poi scompare all'orizzonte.
A dire il vero di carcasse d'auto, lavatrici e copertoni per strada non se son visti, ma che ci vogliamo fare, il brano si riferisce alla periferia di Roma, di gran lunga più degradata di quella della Parigi delle rivolte. Anzi se proprio devo dirla tutta, di degrado non ce n'era molto, e per scovarlo occorre faticare non poco. Qui da noi è molto più visibile. Ci hanno descritto una Clichy-sous-bois degradata, fatta di edifici cadenti, semidistrutti, abitati dalla feccia di Parigi. Invece quel quartiere è fatto esattamente come si vede in queste foto sul sito del municipio. Ed i miei occhi hanno visto esattamente quel che si vede in queste foto.
Con la differenza che qui non arriva l'odore del mare, ma il vento sì. Un vento che sa di Parigi, sa di ricchezza, sa di opulenza, sa di francesi come chi vive qui, ma francesi... diversi. E subito scompare, quel vento. Perchè non sempre per chi vive qui è facile passeggiare per Place de l'Etoile.
Chi esce e va in centro si sente addosso gli occhi dei parigini e incollata in fronte l'etichetta "banlieusard", che non è un complimento. Le loro case sono state fatte bene e con tutti i crismi, progettate per viverci in quattro, poi sono state assegnate a famiglie di 6 o 8 persone (Internazionale.it).
Per evitare che escano dal quartiere, molte linee di mezzi pubblici terminano alle 16.00, in modo da rendere difficile spostarsi da là. Chiamatela "ghettizzazione", se volete. Io la chiamo in un altro modo.
Nonostante questo, hanno parchi pubblici, aiuole curate, scuole, negozi (tutto lì nel quartiere, eh! Guai a farsi venire l'idea di spostarsi!), formando un posto tutto sommato vivibile.
Non tanto a Clichy sous bois, ma in posti come La Corneuve ci andrei ad abitare di corsa.
Qui (foto accanto) invece non ci andrei mai ad abitare, forse neanche se mi danno un appartamento gratis (ho detto forse ;P). Ma non è Parigi. E' Roma, via Ignazio Silone, Quartiere Laurentino. E non solo per l'architettura ed i trasporti, ma anche per altri motivi sui quali tornerò tra poco. Mi sa che occorre ricordare le rivolte per la luce elettrica e per gli ascensori, fatte appena due anni fa in quei palazzi di 16 piani... ma si sa, spesso abbiamo tutti la memoria corta, pronti a focalizzare sull'estero, spesso senza guardare sotto casa.
E corre corre il tempo e balla a piedi nudi sopra le auto rubate che brillano alla luna e sull'asfalto gonfio di caldo e di sudore, di mosche e di zanzare, di vino e facce al sole. E scendono le stelle truccate come neve con maschere d'argento e tutti i denti in mostra e portano preghiere e canzoni da suonare quando l'inverno arriva ed ogni notte è una scommessa.
E' un posto molto triste, lo ammetto. Triste ma a suo modo dignitoso, e le persone che ci vivono sono straordinariamente normali. Certo, non è una comunità aperta. Diremmo qui da noi che tendono a farsi i fatti loro. L'unica volta in cui qualcuno mi ha parlato (eccetto quando abbiamo fatto acquisti al centro commerciale) è stato perchè hanno temuto che fossimo agenti di polizia. Analisi ingenua, la loro, dettata probabilmente dalla sorpresa di trovare due facce nuove (e bianche!) nel quartiere. In realtà sono circondati da poliziotti, ma tutti in borghese e rigorosamente di colore. Quando si allontanano di pochi chilometri, vengono subito fermati, controllati, perquisiti, quasi si trattasse di un check point in piena Gerusalemme. Già, di pochi chilometri, perchè poco più in là c'è La Raincy, quartiere fatto tutto di villette a schiera monofamiliari o al massimo bifamiliari, tutte rigorosamente a due piani, con giardino, e Mercedes o BMW parcheggiato fuori. Chiamatela ghettizzazione, se volete; io la chiamo in un altro modo.
Lo "stacco" anche panoramico tra La Raincy e Clichy sous bois è tremendamente netto. Da una fermata d'autobus alla successiva, cambia il paesaggio di colpo: le villette a schiera terminano improvvisamente, ed iniziano i blocchi di cemento da 16 piani.
Dopo essere stato a Clichy-sous-bois, passando (e pranzando in elegante ristorante italiano dove si è mangiato uno schifo) per La Raincy, facendo un confronto mentale tra i due quartieri attigui, ci siamo detti più volte "se fossi di Clichy, a questi di La Raincy gli brucerei l'auto, però dovrei essere incazzato parecchio per farlo...".
Ci hanno raccontato balle, sui giornali italiani (non credo però che ci sia malafede, credo alla solita superficialità italica). Ci hanno detto: "bruciano le automobili dei vicini di casa, spesso immigrati come i loro genitori e i loro nonni. I poveri colpiscono i poveri." ("La Repubblica", link). Sullo stesso giornale invece leggo: "La Raincy (Seine-Saint-Denis) una delle banlieue più colpite dagli scontri" ( link)
Non hanno bruciato le auto dei loro vicini poveri. Hanno bruciato le auto dei loro vicini ricchi. Ricchi e bianchi.

Hanno occhi ritagliati dentro facce da serpente, che dicono di storie in cui non c'è da perdere niente, sono gonne colorate e mani sempre pronte a scommettersi il futuro in cambio della buona sorte.
Già... la buona sorte vale lo scommettersi il futuro. Ci hanno raccontato di orde di ragazzini assatanati. Non erano tutti ragazzini. Tra gli arrestati figurano anche ultraventenni diplomati, alla ricerca di un lavoro. Inutilmente.
Non perchè il lavoro non ci sia, ma perchè sono "beurs".
La Francia antirazzista non ha saputo proporre altro che... far fare le assunzioni basandosi su curriculum anonimi, perchè nessuno assume chi ha il cognome africano, anche se è nato in Francia da genitori altrettanto nati in Francia, cittadino francese con diritto di voto. Ai ragazzi delle banlieues, questa storia dei curriculum anonimi piace, perchè la vedono come possibilità di trovare lavoro, di scommettersi il futuro.
Io questa idea la trovo umiliante. Sarebbe non umiliante il poter essere scelto per le proprie capacità, indipendentemente dall'origine del cognome.
Ci hanno provato, in altri modi. Ma le fiaccolate notturne non sortiscono risultati (neanche in Italia, a dire il vero). Pare che per una strana legge di natura, più sia alto il grado di "democrazia moderna" di una nazione, e più sia necessario, per farsi ascoltare, dar fuoco ad almeno un cassonetto dell'immondizia. O qualcuno ha dimenticato la "rivolta degli ascensori" al Laurentino nel 2003?
All'epoca tutti facemmo a gara per schierarci dalla parte dei manifestanti, che chiedevano il diritto ad un'abitazione dignitosa (già perchè al Laurentino 38 si sta un po' peggio che a Clichy sous bois), ma quella è un altra storia: sono manifestanti che avevano la pelle bianca e parlavano romanesco, per cui nessun problema se hanno dato fuoco a cassonetti e automobili.
Se qualcuno ha la memoria corta, se la può rinfrescare con questo articolo di Matilde Spadaro su Carta.org.
Gira gira il sole fra cantilene strane urlate a piena voce sui sedili della metro fra vecchie fisarmoniche mai stanche di suonare, che si aprono e si chiudono per chi le vuol sentire.
Quando provano ad andare in giro si trovano di fronte la polizia che fa controlli frequenti, spesso abusivi e violenti, umiliando e insultando i ragazzi.
Non è colpa della polizia in questo caso. Il problema è politico. Vengono mandati (appositamente) in quei luoghi poliziotti non formati al dialogo, ma solo alla repressione, che sono ancora più giovani e impauriti, e che se si trovano a mal partito... se la svignano (Internazionale.it).
Ci hanno detto che sono ragazzi violenti, aggressivi. Boh, non ho capito perchè non mi hanno fatto del male.
L'unico che forse mi avrebbe potuto far del male, è stato un ragazzo che si è accorto del fatto che avevo in mano una telecamera digitale. Si è quasi spaventato, ha iniziato ad allontanarsi abbastanza in fretta, voltandosi molto molto spesso. Gli ho fatto cenno che non l'avrei inquadrato, si è tranquillizato ma a continuato a darsela a gambe. Mi è rimasto il sospetto che se l'avessi ripreso con la telecamera mi avrebbe menato violentemente. Avreste detto che è un violento, un teppista, un delinquente, ma chi mi conosce sa bene che se qualcuno mi riprende con una telecamera senza chiedermi il permesso... posso arrabbiarmi davvero molto. Nel mio caso però non si direbbe che sono violento. Si direbbe che sto salvaguardando il mio diritto alla privacy. Che ci vogliamo fare, io ho la pelle bianca. Chiamatela ghettizzazione, se volete; io la chiamo in un altro modo.
Il Municipio sembra che si adoperi per far qualcosa, e non si evince solo dal sito internet. Siamo stati al Municipio. Non siamo riusciti a parlare con nessuno, poichè era domenica mattina, ma abbiamo notato molta informazione verso i cittadini, ed anche il manifesto di un consiglio comunale aperto ai cittadini proprio sugli eventi della rivolta. Ma a quanto pare anche il Municipio non può nulla. Ed i giovani continuano a prendere botte, insulti ed umiliazioni tutti i giorni.
Chiamatela ghettizzazione, se volete, io lo chiamo apartheid.
Li ho visti rassegnati e costretti a subire un regime di apartheid mascherato da democrazia.
Sono decenni che scoppiano rivolte nelle banlieu, per tutti i motivi finora descritti. Infatti questa ultima rivolta, in Francia, viene etichettata come "la più intensa dalla metà degli anni '80", già perchè allora (20 anni fa) ci furono danni maggiori. Più o meno ogni 10 anni c'è una rivolta, e sempre per gli stessi motivi.

E a notte sono fuochi che si alzano oltre il muro che scaldano fortune indifferenti al falso e al vero che brillano negli occhi e nell'eco lontano di parole incomprensibili urlate contro il cielo.
Fuochi nella notte di Parigi.
Cosa ci si aspettava? Un altro '68 che non ci sarà? Una rivolta di intellettuali? Una rivolta da parte di chi ha ideologie politiche da seguire? No. Le rivolte le fa chi le cose le subisce, e chi subisce è sempre chi è più escluso, chi non ha voce, chi quando prova a parlare viene etichettato come delinquente (se riesce a parlare). Aspettiamoci sempre d'ora in poi, rivolte di teppisti, delinquenti, gente che non ha nulla da perdere, gente messa ai margini dalla società opulenta. Non sono rivolte di poveri ed ignoranti come poteva accadere 100 anni fa. Sono rivolte di chi non vede alcuna possibilità di miglioramento per il futuro, perchè questa possibilità gli viene negata con forza e violenza. E' il mondo che cambia.
Fuochi nella notte di Parigi.
La strada istituzionale per far valere i propri diritti non è semplicemente fallita: non è mai decollata. L'apartheid è cosa dura, e unisce tutti i bianchi, di destra come di sinistra, fa succedere cose assurde come la protesta per il fatto che nella nazionale di calcio ci siano più neri che bianchi. E quando si prova la strada istituzionale e si ricevono come risposta repressione, manganellate, e l'essere definiti pubblicamente "canaglie", basta una scintilla piccola a far accendere i fuochi, i fuochi delle auto davanti alle ville di La Raincy. Se poi la scintilla è caratterizzata da due adolescenti morti folgorati, i fuochi diventano 300, e se il ministro risponde: "tanto loro sono feccia", i fuochi diventano 1500.
Bruciata anche una scuola di Clicy sous bois (video girato da me alla fine del post), ma non il Municipio, forse proprio perchè prova a fare qualcosa.
Poco tempo fa, si ragionava su questo argomento proprio su questo blog. Ho sentito voci dire, e non con tutti i torti... anzi, con molte ragioni, cose tipo: "Sì ma passando alla violenza, le loro ragioni vanno a cadere. Bruciano le auto. Sono teppisti violenti. Avranno solo repressione."
Giusto. Tutto giusto. Già ho espresso un parere circa la Rivolta degli Ascensori. Anche loro erano violenti? O non lo erano perchè erano bianchi? O forse è perchè i ragazzi delle banlieues francesi sono disoccupati, mentre notoriamente al decimo ponte del Laurentino 38 (uno dei più degradati) vivono un ufficiale di marina e degli agenti di polizia? Loro possono dar fuoco all'arredo urbano, ed i ragazzi di Parigi no?
I ragazzi di Clichy sous bois sono violenti in quanto neri? Allora per coerenza occorre dare del "nero teppista violento" anche a Nelson Mandela, anzi di più: i ragazzi di Clichy (e di altre banlieu) hanno dato fuoco alle automobili, lo slogan di Mandela invece era "Lotta armata fino alla vittoria".
La risposta è no e non solo perchè Mandela era politicizzato mentre questi ragazzi di politica non ne sanno nulla. La differenza è altrove.
La differenza sta nel fatto che mentre in Sud Africa l'apartheid era dichiarato, in Francia è subdolo, mascherato da democrazia.
Allora va bene definire violenti i ragazzi di Clichy, ma forse occorrerebbe decidersi, e sarebbe ora, di definire come violenti anche tutti i regimi di Apartheid, sotto qualunque veste essi si presentino.
Ora che ho visto con i miei occhi, è questa la mia Parigi. E' questa la mia banlieu.
Sono ladri, banditi, straccioni, delinquenti, vagabondi senza patria, sporchi e strafottenti...
...Sempre meglio di cravatte, di colletti e denti bianchi, che se con una mano danno...
...con l'altra prendono per venti.
Per approfondire:
Municipio di Clichy sous bois (ovviamente in francese)
Banlieu 93 - Fotoblog da La Corneuve/Clichy sous bois
Clichy sous bois sui blog francesi (tutto in francese, ovviamente)
Internazionale.it sulle Banlieue
CompagnaSpa - "Da che pulpito..."
Popoblog - "La Francia brucia"
Pontedincontro.it - Laurentino38

E' ancora presto per scriverne in modo ordinato e serio. C'è ancora da riflettere. Ma tante contraddizioni sono visibilissime.
Quartieri dignitosi (e dove andremmo ad abitare con piacere) spacciati per luoghi della feccia sui nostri giornali, luoghi dove magari non è successo nulla.
Luoghi dove davvero è successo qualcosa, che si reggono ora su equilibri delicatissimi.
Avrò molto da dire. E non solo qui.
Abbiamo rischiato di prendere le sberle, credo, solo in due occasioni. Entrambe alla periferia estrema di Clichy-sous-bois, il luogo dove è nata la "rivolta delle banlieus", il luogo dove i due ragazzi sono morti nella cabina elettrica.
Un solo episodio (quasi divertente) che vale la pena di essere raccontato subito.
Domenica mattina. Entriamo in un bar turco di Clichy-sous-bois, proprio sulla strada parallela a quella dove c'è l'edificio scolastico dato alle fiamme. Tutte e sole persone turche o di colore. Siamo gli unici due bianchi. Tutti gli occhi puntati su di noi. Gente che prima chiacchierava e che all'improvviso zittisce, gente che giocava a flipper e che smette.
Ci avviciniamo al bancone. Il barista fa l'aria indifferente e va su e giù, anzichè chiederci cosa vogliamo ordinare. Alcuni secondi e all'improvviso alle mie spalle qualcuno ci chiama. Ci voltiamo.
Al primo tavolo ci sono seduti dei ragazzi. Uno di loro mi fissa con espressione seria e mi dice: "Tu! Tu police?".
Fingo di non aver capito e gli dico: "Eh???", voglio solo che lo ripeta.
E lui lo ripete. Serio. Guardandomi negli occhi per vedere se mento: "Police???".
Scoppio a ridere e gli dico: "No no! Je ne travail pas a la police!"
Per fortuna il mio accento mi tradisce, ed un altro ragazzo allo stesso tavolo dice ad alta voce: "No police! Italien!", l'altro ragazzo ride. Agli altri tavoli riprendono a giocare a carte e chiacchierare. Il flipper ricomincia a tintinnare. Possiamo ordinare al barista sorridente.
Nota tecnica per "l'inviato" di Repubblica che ha scritto sulle banlieus nelle scorse settimane: una sola cosa abbiamo capito con certezza, e cioè che negli ultimi 5 o 6 anni oltre me e chi era con me non si sono mai visti altri italiani a Clichy-sous-bois.
Un ringraziamento speciale a il fastidio per l'assitenza tecnico-meteorologica fornitami durante la trasferta!
Seguiranno certamente aggiornamenti.
Un abbraccio a tutti!