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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
Trenta anni dopo
Identità di un blog (e di chi lo scrive)
La grande truffa
Venticinque anni dopo
Ti spio anche senza risposta
Il valore della Moneta
La censura dei blog sbarca in Europa
Linea 601A (la mia banlieu)
Come muore la mia terra
Osservando Napoli
San Paolo Belsito, 4 maggio 2007
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La mia sensibilità era quella di ogni sensibilità di
un cuore normale. Si stupiva per ciò che stupiva
ogni altra sensibilità: piangeva quando provava pena,
rideva quando era felice.
Ma ecco che in Africa mi hanno parlato d'indipendenza
di rottura di scatole
di scocciature
di mercurio rubato
di mercenario assassino
che tutto ciò che avveniva un Mercoledì
Mercoledì vigilia dell'indomani Giovedì
Allora ho detto: non sarò più semplice imbrattacarte
intento a stilare parole piacevoli da leggere.
Tu mi parli d'Arte! Discutiamone. L'arte significa bellezza
oppure ricerca della bellezza. Che sporco lavoro mi assegni!
QUali dimissioni vuoi farmi firmare! Quale maledizione
sarebbe la mia se passassi il tempo a scolpire alla ricerca
di una bellezza quando a Sabra ed a Chatila si assassina, quando
in Namibia si sventra, quando uomini sono dati dispersi nelle
miniere e i porti minati dagli uomini?
Quel mondo, io lo detesto
Quell'umanità, io la disprezzo: cinque tonnellate di bombe
da scaricare su una casa dove una donna sta partorendo: tre per lei
due per il neonato.
Poeta insolente, vedo Nerone che canta quando Roma
brucia, getta la tua carta. Non so che farmene della tua rima.
Diallo Falémé - 1985 ca.
(poeta e scultore del Senegal)
Sulla Nigeria è stato detto praticamente tutto o quasi, sia dalla stampa ufficiale, sia da quella alternativa e grassroot, sia sui blog. Autentico crocevia dell'Africa e dei suoi problemi, la Nigeria, con i suoi giacimenti petroliferi, le sue miniere di diamanti e metalli preziosi, è forse il luogo dove più di ogni altro è ancora oggi palpabile il colonialismo occidentale, in tutta la sua durezza.
Luogo dove i diritti umani vengono sempre violati (ma solo per i Neri), luogo dove a decidere chi governa non sono le elezioni-farsa che si susseguono, ma i governi dei Paesi del primo mondo. Gli stessi governi che stimolano ed alimentano il conflitto tra le diverse etnie ed i ben 250 gruppi religiosi presenti. Apposta per tenere la Nigeria lontana dalla pacificazione..
Per approfondire l'informazione sul conflitto nigeriano, suggerisco l'ottima scheda presente su Warnews
Due poesie di Boubacar Camara, nato in Senegal, ma vissuto a lungo in Nigeria, noto per essere non solo un poeta (francofono) ma anche un pittore.
Seduto sulla sua sedia a dondolo
Seduto sulla sua sedia a dondolo
Cercando di essere giusto
Il vecchio non ricorda
Che il suo recente aspetto strano.
Niente si rispecchia nella sua parlata
Uno straniero che arriva qui in questo paese
E con dispiacere alla fine
Perchè mantiene uno stretto contatto con la natura
Ma come non andare lontano per impadronirsi del Paese
E proclamare una testimonianza di superiorità.
Perchè non stabilirsi nella natura generosa
Prima che la Zona circostante arrivi allo sviluppo?
Seduto sulla sua sedia a dondolo
Il vecchio corvo bianco
Sognava con un sorriso sulle labbra.
E poi in seguito
Si trasformò in Aquila gigante
E prese la terra ambìta tra i suoi artigli
Prima di millantare e proclamare
I suoi diritti ufficiali
Per essere il primo abitatore ufficiale e storico
Apartheid
Falso incubo
Apartheid
Vergogna della nostra umanità.
Assassini
Degli assassini, sì sono assassini
Dalla testa ai piedi
Assassini sparite da casa mia
La madre Africa piange
Accusandoli di assassinio
Di ladrocinio e di uso illegale del Potere
Degli assassini, sì siete degli assassini
Dei ciechi e spietati Cannibali Bianchi
Degli assassini degli assassini
Ditemi perchè continuate ad odiare
il vostro fratello Nero
Con il quale dividete il suo suolo
Ditemi perchè, perchè, perchè?

Ho trovato una poesia di V. Kashikola, poeta di pace e di libertà della Namibia (ex Africa del Sud-Ovest). Praticamente sconosciuto a noi occidentali. Molto attivo nei decenni scorsi come scrittore ed attivista contro le discriminazioni razziali nel suo paese.
La maggioranza della popolazione della Namibia è composta da neri (87%), appartenenti soprattutto alla tribù degli ovambo che, da sola, comprende circa la metà degli abitanti del paese. Vi è inoltre una minoranza di bianchi di origine europea (6%). Si tratta soprattutto di afrikaners (discendenti dai coloni olandesi) parlanti l'afrikaans e giunti in Namibia dal Sudafrica, sebbene vi siano anche i discendenti dei coloni tedeschi e inglesi.
Il Sudafrica occupò il territorio della Namibia durante la prima guerra mondiale e lo amministrò in virtù di un mandato della Società delle Nazioni fino alla seconda guerra mondiale, quando le autorità sudafricane riuscirono ad annettere direttamente il paese, imponendo un duro regime di apartheid.
Soltanto nel 1988 il Sud Africa decise di porre fine al suo controllo accettando un piano di pace delle Nazioni Unite che portò alla piena indipendenza del paese (1990).
La poesia di Kashikola che segue, è stata scritta nel periodo di dominazione sudafricana.
Razzismo
Avete fatto tutto il male possibile
Atti diabolici di disumanità
Crimini odiosi e di brutalità
Un vampiro che si nutre di crudeltà
Parassita, che dipende dallo sfruttamento
Del lavoro forzato e dell'oppressione
Ripugnante sistema, il razzismo!
Sinonimo di fascismo
Il momento è arrivato
Il tempo è ormai vicino
Per spezzare le catene del colonialismo
Per estirpare il razzismo
Il momento arriva
Il tempo è prossimo
Razzismo presto morirai
Fascismo presto svanirai
V. Kashikola
Gli uomini che lavorano nelle miniere di sale a cielo aperto di Taudenni cominciano a sudare già alle cinque del mattino e staccano alle undici, quando il sole è rovente. Subito dopo si rifugiano, esausti, nelle loro tane di sassi e terriccio, col tetto di lamiera o di pelle di cammello, e li se ne stanno nascosti e braccati dal sole l'intero pomeriggio, per sfuggire alla graticola dei quaranta gradi, e anche la notte, quando la temperatura s'abbassa d'improvviso e il freddo penetra nelle ossa.
L’acqua dei pozzi è salata a causa della vicinanza delle miniere e il cibo (un po' di crema di miglio e riso bollito, pane raffermo, qualche pezzo di montone di tanto in tanto e, quando c'è, è festa grande) basta appena a placare la quotidiana protesta del buco dello stomaco.
Vivono soli come monaci di clausura o, piuttosto, come ergastolani - dal momento che lo fanno per necessità e non per vocazione mistica - anche otto o nove mesi l'anno. Le famiglie stanno lontane e l'assenza delle donne e dei bambini è quindi totale: ma è proprio per garantir loro il minimo sufficiente alla sopravvivenza che si rassegnano ai lavori forzati in questa barbarica periferia del mondo.
Taudenni non è un villaggio e tanto meno un' oasi nello sconfinato deserto del Sahara: sulle mappe dell'Africa occidentale viene semplicemente indicata con un puntino nero quasi invisibile. Nessuno però ignora che le immense ed inesauribili miniere di sale, settecentocinquanta chilometri di sabbia a nord di Timbuktu lungo il Tropico del Cancro, continuano a essere l'approdo obbligato di centinaia di carovane di cammelli: un pellegrinaggio commerciale iniziato più di cinque secoli fa.
Da allora, le chiamano Azalai; le carovane del sale, che nel Seicento gli arabi mercanteggiavano come l'oro bianco, scambiandolo direttamente col prezioso metallo.
Gli uomini che lavorano a Taudenni, per secoli non hanno avuto diritti, sono stati solo trattati come schiavi.
Negli scorsi anni, il poeta e scrittore autoctono Chiaka Diarassouba, ex minatore anch'esso, dopo essere emigrato per qualche anno in Sudafrica, nella Pretoria degli anni dell'Apartheid, e sempre a fare il minatore, è ritornato in Mali, ed ha a lungo lottato per riuscire, dopo aver penato fatiche e carcerazioni, ad introdurre la sindacalizzazione tra i minatori di sale.
Oggi Diarassouba è il Presidente dell'Unione dei Minatori del Mali.
Segue una sua poesia.
Il minatore di Pretoria
Ho conosciuto un minatore di Pretoria
Durante uno dei miei inconsueti giri
All'incrocio degli immensi ghetti
Troppo affollati per le isolette dei fortunati.
Questo minatore, vecchio a quarant'anni, sbirciava
Di riflesso in una vetrina di droghiere
Guarnita di lussuosi gioielli per lo stomaco.
Commovente brama quella del paria,
La cui fame mette radici nell'impotenza
Rivoltante, di chi si trova ad essere un escluso disprezzato.
Prigioniero del regime,
Prigioniero del suolo natìo,
Il minatore di Pretoria ricordava
con una impercettibile ingenuità,
Quegli schiavi neri della Campania
Che Spartaco usò come fendente
Contro l'antico impero di Romolo.
Prigioniero di Pretoria egli era lo specchio
In cui si riflettevano le figure contorte
Degli scaricatori che incrociavo a Bombay,
O dei disoccupati che rasentavo a Calcutta.
Minatore di Pretoria, fratello di un terzo del mondo!
Come soffri nella tua pelle di nero,
Posto sul banco degli accusati
Dalla tua nascita sull'argine di un ruscello stagnante,
Misero rifugio dei tuoi genitori,
Che per tutta la vita subirono
Le sporche invettive dei coloni Boeri,
Feroci sfruttatori della tua patria dissanguata.
Minatore di Pretoria! Fratello di un terzo del mondo,
tu che non hai mai fiutato i sani odori
Provenienti da orizzonti aperti,
che la storia futura consacra
Con parsimonia di egoismo,
Come soffri nella tua pelle di pover'uomo nero.
Mai potrò misurare totalmente
La profondità di un abisso così infernale,
Così orribile per il suo eccessivo prolungarsi,
Disgustoso per la sua melma che impantana.
Minatore del Sudafrica, dell'Orange,
Minatore delle repubbliche schiaviste
Bagnate dagli oceani multimillenari
Che respirano la lugubre freddezza del marmo,
Minatore di Pretoria, di Johannesburg,
Commovente simbiosi dei dolori umani,
Nati da un secolo invertito e selvaggio!
Distruggi ed instaura il tuo impero rivendicato,
Al costo della tua catena alfine spezzata,
Al termine della crociata universale,
Impero dei miei sogni senza padroni,
Impero dei miei sogni senza schiavi,
Sogni... fantasticherie di realtà costruite
All'orizzonte multiforme della storia.
Chiaka Diarassouba