Questi sono appunti sparsi.
Tutti i testi da me realizzati, ove non diversamente specificato, sono pubblicati con licenza Creative Commons. Per informazioni sulla copia, modifica e redistribuzione dei testi ivi presenti, consultare il testo della licenza.

This work is licensed under a Creative Commons License.
Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
acquacalda
africa
ambiente
arte
asia
balcani
bologna
calabria
censura
comunicazioni
credenze
criminali
culture
demagogia
discariche
documenti
domande
donne
economia
europa
fascismo
firenze
fuffa
fuoco alle polveri
giochi
gioia
governo ombra
grande truffa
idee
immagini
informazione
kosovo
lavori pubblici privati
libertà
libri
lombardia
madeinitaly
mafie
milano
movimenti
multi
musica
napoli
notizie
nucleare
palladium
parigi
pensieri
poesie
politica
privacy
provocazioni
recitazione
ricerche
ricordi
riflessioni
roma
salute
scacchi
scienza
sicilia
slovenia
sonno
storie e storielle
stress
treni
ungheria
unità d italia
video
vie dei rifiuti
vita
yugoslavia
SempreAcuacheta in .: Dimenticati :.
lorypersempre in .: Dimenticati :.
Sydbarrett76 in .: Ciao mezzo mobile...
Sydbarrett76 in .: Dimenticati :.
Sydbarrett76 in .: Mica... :.
ilpizzo in .: Dimenticati :.
Galdo in .: Dimenticati :.
Mollie in .: Ciao mezzo mobile...
kappa_pera in .: Mica... :.
lorypersempre in .: Mare d'autunno :.
A.i.u.t.o.
Abagnomaria
Ago in un pagliaio
Ai lov Nepols
Aimfor
Al aiciM
Alessia Gizzi
Alidada
AmelieSun
Amici di Roma - Associazione Culturale
Annabel
Annapaola
Anyanka blog
Aquila in volo
Aramcheck
Atyka
Batsceba
Blogfriends
BlueRoad
Botulinux
Ca' di Scatola
Calabbrog
Carmen Asteria
Cavallette
Cecilia
Ciailan
Cometa1976
Controcorrente consapevolmente
Coordinate Galattiche
Corrente Alternata
Cosí vicini, cosí lontani
Crocomania
Cryptolife
d4rkcloud
Demona
DilaniaGrini
Diodati
Dolcenera
El Giramundo
Eleonora Formisani
Entropia.....
Epistrophy
Eus
Falsi Movimenti
Farfalla Notturna
Fiocchi di Nuvole
Foglia Di Fico
Fraba
Freedom Island
FreedomPeace
Fuori tempo
Fuorifase
Gioia e rivoluzione
Glassex
Gridadicemento
Ice
Il cavallo di Troia
Il giardino segreto
Il nodo e il chiodo
Il viaggio infinito di Sibilla C
Il vizio di leggere
In cerca di me
Kappa_Pera
Kilombo
Kymma
La biblioteca di Shawshank
La casa della ssstrega
La Mano Sinistra
La mattonella di ^MalediMiele^
La Micia
La nave d'oriente
La Soglia
La tana dell'orso
La Terra
La valanga
Le suole delle scarpe
Legittimi interrogativi
Les yeux dans les yeux
Liberautopia
Littlebridges
Lizzyblack
Loft City
Luca nella rete
Mangacdg
Maredidirac
Maree
Mariaprivi
Marte
MiladyDeWinter
Mille Giorni
Moltitudini
Napoli Bloggers
Nata Libera
Nessuna Scusa
News Pusher
Nunzia Lombardi
Nuvola Rossa Cafè
Oltre la porta dell'Inferno
On The Road
One Sky Friends
Paradosso
Pasquale Orlando
Pietraluna
Pino Scaccia
Poesse
Poeta Impazzita
Poganka
Popoblog
Pralina Tuttifrutti
Preferireidino
Pressante
Quando si fa sera
Questastoria
Quotidianamente
Riotinmymind
Rubicondo
Sempre Acuacheta
Sibillacumina
Silvio Berlusconi
Solare
Spartaus
Spighetta
Storie
Storiedifantasmi
Strana... mente
Sydbarrett76
TeatrOkkupato
terraemiraggi
Tessa73
The Golem
Thomasmann
Tiptop
Tostoini
Transit
Umanità alla deriva
Varsavia caput mundi
vigili del fuoco per passione
Vintervila
Virtualblog
Volobliquo
W la fisica
Weltanshaung
Woods
Zakynthos
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---
Alternapoli
Altrenotizie.org
20q.net
Alan Turing
Alcatraz
Arpia
Astrolink
Bioinformatica
Bookcrossing
Bookcrossing Italia
e-laser
EcoRoma
Enzo Baldoni
Home page del progetto ILN
L'augurio di compleanno
linux.org
Misteri d'Italia
No 1984
Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise
Peacelink
physicsweb.org
ppcnerds
Punto Informatico
Servizio Antibufala
Stefano Benni
Storia in rete
TCPA FAQ
UAAR
Zeus News
Partiamo da un dato di fatto, un dato proprio numerico, verificabile da tutti sul sito dell'Istat, o magari con google ;).
Centinaia di migliaia di cittadini sono impegnati oggi in associazioni, comitati, campagne, movimenti, per fare quella che a seconda dei casi viene definita politica dal basso, o politica diffusa. Qualcuno la chiama con un brutto termine: politica molecolare, ma a me non piace, è proprio brutto. Sappiamo bene tutti che roba è: si tratta di organizzazioni e persone che si danno da fare per influenzare le scelte generali, ottenere il ripetto e la promozione dei diritti fondamentali, per la difesa del proprio territoro, per concorrere nel posto dove vivono alle scelte quotidiane degli amministratori pubblici, o per un modello di società diverso.
No non temete, non voglio annoiare dando ancora una volta la definizione di politica, quella la si trova in un qualunque manuale di filosofia per il liceo. Non voglio annoiare con queste cose anche perchè in Italia c'è una pericolosa confusione, praticamente da quando esiste la Repubblica.
Infatti, qui da noi quando si usa la parola politica la si associa generalmente ai partiti, e spesso solamente ad essi. Come se al di fuori dell'essere irregimentati nei partiti... non si facesse politica. Ovvio che se questo succede è a causa di un errore. Non posso ovviamente sbilanciarmi e dire se semplicemente errore o se malafede, anche perchè in quel momento c'erano delle condizioni storiche un po' particolari, e forse di meglio non si poteva fare. Già, perchè questa deviazione che ha generato l'equazione "politica=partiti" è contenuta nella nostra Costituzione, in
particolare nell'articolo 49, dove dichiara che i cittadini possono "associarsi liberamente nei partiti per concorrere a determinare la politica nazionale". Eh sì, dice proprio così. Dice "i partiti", non le associazioni, i comitati, i movimenti. Per questo motivo, e per tanti altri che riguardano la storia delle istituzioni e della società nel secondo dopoguerra, i partiti hanno goduto di un primato che ha avuto due risvolti importanti:
1) vantaggi e privilegi economici, rendite di potere, occupazione delle istituzioni.
2) nell'immaginario colletivo i partiti sono diventati custodi e depositari della politica tutta.
Nell'immaginario collettivo. Perchè la realtà non è precisamente così. Tra la seconda metà degli anni '80 e gli anni '90, sono nati gruppi di volontariato, associazioni e comitati impegnati nella politica diffusa. Secondo il censimento Istat del 2001, citato all'inizio del post e da me usato come fonte per i numeri, il primo in Italia di tutto ciò che è no-profit (il secondo è previsto per il 2009, cioè è in corso), fino al 1999 di gruppi come questi ne sono nati oltre 120.000. Centoventimila. Cioè molti di più della somma delle sedi locali di tutti i partiti italiani.
Oggi, in totale, sono più di 220.000, secondo dati ufficiosi perchè il secondo censimento Istat è in corso d'opera, le organizzazioni senza scopo di lucro impegnate nella società civile, con milioni di cittadini coinvolti. Si tratta, per un certo numero di queste organizzazioni, della politica in prima persona (qualcuno si ricorda di Don Milani?), contro la delega della politica separata. E la sinistra non c'entra, è inutile dire che è la militanza comunista rimasta orfana del PCI, come si dice spesso da destra, infatti questo concetto l'ha inventato Don Milani che frequentava due posti: le parrocchie e gli oratori, non certo le case del popolo e le feste dell'Unità.
Ma torniamo ai partiti. Qualcuno più diligente di me (Giulio Marcon), si è messo a fare i conti, ed ha calcolato che siano all'incirca 10.000 le persone, tra funzionari di partito, appartenenti alle formazioni politiche, impegnate nella politica tradizionale, cioè nei partiti; a queste vanno aggiunte le poche decine di migliaia di attivisti, i militanti dei partiti. Quanti saranno in tutto? Facciamo 40.000?
Invece, pure in un'accezione ristretta, cioè per quanto riguarda l'impegno in attività di pressione, rivendicazione, advocacy, eccetera, sono oltre 400.000 coloro che fuori dai partiti fanno politica, e cioè si impegnano in organizzazioni, campagne e movimenti volti alla realizzazione dei beni comuni e dell'interesse generale. Il rapporto mi sa che è oltre 10 a 1.... Non male vero? Ed è una sottostima, perchè ho tenuto fuori appositamente il mondo del volontariato poichè in Italia chi fa volontariato... sono circa 2.600.000 (due milioni e seicentomila) persone, per cui... la politica nei partiti finirebbe travolta. Ovviamente ho lasciato fuori gli altri tipi di associazionismo, che qui non interessano poichè non dedicati al bene comune, come le logge massoniche e le associazioni religiose, sia di stampo orientalista che occidentalista.
Cosa è tutta questa massa di gente che si impegna, magari in piccolo nel proprio quartiere, per qualcosa che è politico ed è così diffuso? E' quella che si chiama società civile, e spesso si parla nel modo sbagliato di lei. Anche perchè "lei", in fin dei conti, siamo noi. E può essere pericolosa (vedere battaglie civili negli anni '70! Neanche il Vaticano riuscì a spuntarla sul divorzio e sul diritto matrimoniale!), talmente pericolosa che si cerca sempre di tenerla irregimentata...
Nel secondo dopoguerra, la società civile è riemersa in Italia (e non solo) con una forza straordinaria. Milioni di persone hanno partecipato alla vita politica e democratica del Paese. Movimenti, associazioni, gruppi di base, campagne, hanno dimostrato di essere capaci non solo di interpretare la
volontà di partecipazione della società civile intera, ma anche di essere all'origine di trasformazioni sociali e politiche, nuovi modelli e comportamenti sia culturali sia civili sia economici (il cosiddetto terzo settore oggi fa economia per 38 miliardi di euro l'anno, e non sono caramelle), profonde innovazioni istituzionali, addirittura nuove leggi. Nella storia dei movimenti civili si registra costantemente una potenzialità di trasformazione e innovazione che si traduce, spesso in modo sotterraneo e in tempi differiti, in cambiamenti istituzionali, politici, sociali, ma non per
questo meno reali.
Si tratta di una politica diffusa, orizzontale. Una politica non fatta tramite gruppi di sintesi come i partiti, piuttosto fatta per gruppi di affinità. Una politica in cui l'obiettivo non è il potere da conquistare, ma diritti da ottenere e trasformazioni sociali da realizzare.
Questo arcipelago di organizzazioni, esperienze e persone non solo rimette in discussione, e di esempi ce ne stanno tanti anche ai giorni nostri, il sistema di equazioni "politica=partiti" e "partiti=potere", ma rimette in discussione anche un'altra equazione sbagliata ma in cui tutti credono, quella "pubblico=statale".
Infatti, molte di queste esperienze sociali hanno un'immediata valenza pubblica, eppure non hanno bisogno di essere (scusatemi la parola bruttissima) statizzate, o di ricevere un riconoscimento giuridico o formale per poter definire il proprio ruolo come "pubblico". Sono infatti già parte della dimensione "pubblica" nel momento in cui realizzano, o cercano di promuovere la realizzazione, dei beni comuni,
promuovono i diritti (e spesso anche i bisogni), perseguono un interesse generale. L'espressione politica diffusa, che mi piace di più rispetto a quell'altra brutta espressione, fa riferimento ad uno spazio sociale e civile, cioè un campo di soggetti e di azioni quotidiane, non particolaristici e non corporativi, in cui proprio i beni comuni e l'interesse generale diventano il principale obiettivo.
Questo la politica, i politici, quelli reali e quelli aspiranti, lo sanno bene. Per questo molti fondano la propria propaganda e il proprio consenso, elettorale o di piazza, richiamandosi alla "società civile", evocandola, o arrogando a sè di rappresentarla. E' il caso dell'Italia dei Valori di Di Pietro, nel caso dei partiti, o di movimenti tipo Grillo e dintorni, o di riviste intellettuali come Micromega: tutti questi soggetti proclamano di parlare a nome della "società civile", tentano di assoldarla nelle loro file (ma almeno fino ad ora solo quelli più civilmente ingenui ci sono cascati). Fortunatamente, sono ottimista, e quindi percepisco, anche analizzando superficialmente l'andamento delle cose... che questi tentativi di irregimentazione e furto del concetto di società civile non dureranno a lungo (ma ce ne saranno altri... come ce ne sono sempre stati). Tanto per
cominciare, appena l'attuale capo del governo tira le cuoia e se ne va all'inferno, ci toglieremo dai piedi Di Pietro, che non avrà più motivo di stare in politica senza mostrare la sua vera faccia di nuova destra. Per Grillo e soprattutto Micromega (anche se per motivi diversissimi) dovremo aspettare che vada all'inferno il Partito Democratico, ma tanto quello ha già dimostrato di saper fare da sè... Gli altri, sinistra e destra al di fuori della dicotomia PD-PDL, all'inferno ci sono andati già.
In realtà società civile vuol dire un'altra cosa: vuol dire quel rivolo di centinaia di migliaia di gruppi che, spesso a livello locale, lavorano sul territorio. Si tratta insomma di chi si impegna, richiamandosi ad una propria identità definita, a partire dai probemi che si individuano, che stanno più a cuore tra le migliaia di questioni della società di oggi, e diventano l'oggetto della propria azione. Ed è un'azione reale, non il "fare gli alternativi", come se fosse un gioco. E' reale perchè incide sulla realtà. Quindi, è quello che si fa a partire dal volto delle persone che incontriamo e riconosciamo, e non dai simulacri astratti che costruiamo su di loro, quei simulacri che poi pretendono di inglobare tutto.
Va bene, ho annoiato abbastanza, cerchiamo di tirare le somme.
L'associazionismo in Italia, sempre nel senso di attivismo sociale e politico, rappresenta un'importante realtà di partecipazione democratica e politica. In Italia oggi ci sono quasi 7000 (settemila) associazioni di tutela dei diritti, 35.000 (trentacinquemila) di promozione sociale, 26.000 (ventiseimila) di volontariato, 1400 (millequattrocento) di solidarietà internazionale, 4.000 (quattromila) ambientaliste. E ce ne sono tante altre che si
occupano di: tutela dei più deboli, affermazione dei diritti e dei bisogni (e sulla differenza tra diritti e bisogni necessiterebbe un altro post, ma la cosa mi annoia tremendamente perchè dovrebbero essere concetti acquisiti), per la trasformazione della società. Svolgono attività di interesse generale, perseguendo la realizzazione di beni comuni che possono inquadrarsi in obiettivi altrettanto generali quali la salvaguardia dell'ambiente, la promozione o la difesa del welfare, lo sviluppo sostenibile.
In definitiva, si tratta quindi di cittadini attivi che si muovono per l'affermazione di una cornice di diritti, a partire dall'assunzione dei propri doveri sociali di impegno civile e di responsabilità comune verso gli altri e verso il pianeta. Anche proponendo dei cambiamenti.
Poi, se qualcuno di recente ha scritto che queste cose servono perchè "poi tutti contenti si torna a casa con la coscienza pulita per sentirsi così alternativi!"... beh, massima libertà di pensarlo, per carità, ma fortunatamente non servirà certo a fermare questo fiume di impegno civile di qualche milione di persone che contribuiscono a dei miglioramenti reali. Ma poi, chiedo e mi chiedo, possibile mai che questo fiume di persone faccia tutto questo per sentirsi la coscienza a posto, e magari pulita con il sapone di Marsiglia? In ogni caso, si tratta di un fiume di persone di cui se permettete, nel pieno rispetto della mia autonomia intellettuale e senza abbracciare mai particolari bandiere, faccio parte, come ho spiegato nello scorso post.
Se qualcuno ha voglia di approfondire gli argomenti che, per ovvi motivi di spazio, qui ho appena tracciato, consiglio volentieri qualche lettura interessante, e che affronta tutto questo meglio di come saprei fare io:
G. Cotturri: "Potere sussidiario. Sussidiarieità e federalismo in Italia e in Europa", Carocci, Roma, 2001.
J. Holloway: "Cambiare il mondo senza prendere il potere", Intra-Moenia, Napoli, 2003.
E. Lévinas: "Totalità e infinito", Jaca Book, Milano, 1980.
A. Melucci: "L'invenzione del presente", Il Mulino. Bologna, 1982.
A. Melucci: "Diventare persone", Gruppo Abele, Torino 2000.
M. Revelli: "Oltre il novecento", Einaudi.
G. Marcon: "Come fare politica senza entrare in un partito", Feltrinelli 2005.
Ne hanno parlato anche i TG, ma giusto per dire che la procura di Milano ha deciso di indagare senza che per ora ci siano ipotesi di reato.
Eh sì, ci tocca parlare anche di loro: delle ronde nere, quelle che fanno tornare alla memoria gli anni '20.
Quest'estate, salvo imprevisti, i volontari della Guardia Nazionale Italiana (Gni) dovrebbero iniziare a pattugliare le strade delle città italiane in applicazione del disegno di legge sulla sicurezza del governo Berlusconi. Eh sì, come ricordiamo certamente, quel disegno di legge nell'articolo 3 dice che è possibile il concorso di "associazioni di cittadini" al presidio del territorio.
Chi sono questi signori della Guardia Nazionale? Sono ex appartenenti alle forze armate e alle forze dell'ordine e normali cittadini "patrioti e nazionalisti" pronti a "servire la nostra terra e il popolo italiano" svolgendo attività di vigilanza "per potenziare la sicurezza nei centri urbani" ma anche di "protezione civile" e di "promozione e divulgazione della storia, delle lingue e delle tradizioni Italiane con particolare riferimento all'Impero Romano".
Quindi, fascismo. Nè più nè meno. E chi non vuole farsi divulgare le tradizioni dell'impero romano...? E chi non vi si riconosce? Beh, poi si vedrà. Purganti e mazzieri non gli mancano.
Hanno un Comandante Generale, il colonnello dei carabinieri in congedo Augusto Calzetta. Quello che negli anni '80, quando era ancora il Tenente Calzetta (un nome, un programma), faceva il cacciatore di anarchici (anche se magari non ce ne stava manco uno), nelle provincie di Massa e Carrara. Quello che dove capitava lui, saltavano con l'esplosivo i tralicci dell'enel, e la colpa era sempre degli anarchici. Per chi fosse curioso del personaggio, consiglio di andare a scovare le annate del settimanale anarchico "Umanità Nova" degli anni '80, soprattutto le annate '85, '86 e '87, dove il nostro la fa da padrone. Ma d'altronde, cosa doveva fare un fascista autentico, se sta a Massa Carrara, cioè in quella zona che durante la resistenza fu liberata dal fascismo ad opera dei partigiani anarchici (Brigata Malatesta in primis)? Per chi vuole approfondire, c'è google.
Le "guardie", hanno anche un Presidente Nazionale, l'alpino Maurizio Correnti, di Torino. Hanno una divisa, che sa tanto di quel che già abbiamo visto e già sappiamo: camicia grigia con cinturone e spallaccio neri, cravatta nera, pantaloni grigi con banda nera laterale nera, basco o kepì grigio con il simbolo della Gni: l'aquila imperiale romana. E non è certo un caso. Ma nell'equipaggiamento c'è, oltre ad elmetto, anfibi e guanti, anche una grossa torcia elettrica di metallo nero. Talmente grossa, che si vede anche a distanza che può essere usata come manganello. Nonostante la legge dica che quelle devono essere "associazioni di cittadini non armati". Intanto con la scusa della torcia elettrica, il manganello c'è. L'olio di ricino magari è nascosto in una borsa.
Da dove prendono i soldi? Chi c'è dietro di loro? Vorremmo saperlo, no? Di chi ci sia dietro Calzetta, lo si sa da 25 anni, ma dietro gli altri?
C'è il PNI, il Partito Nazionalista Italiano: la nascente formazione politica che sta dietro alla Gni.
Ma c'è di più: questo partito è l'unico i cui membri non girano in abiti civili, ma hanno un'uniforme, la stessa della Guardia Nazionale Italiana.
Beh, oggi quando si parla di partiti si pensa alla fuffa, all'immagine, ai simboli, alle chiacchiere da salotto televisivo, per cui quasi nessuno si
pone un problema facile facile: ma costoro hanno un programma politico? Ebbene sì, ce l'hanno, ma non presenta alcuna novità rispetto alla prima metà degli anni '20 del XX secolo. E' un programma di stampo statalista e collettivista (cioè in parole povere nazionale e socialista, vi ricorda qualcosa?) e prevede tante cose già viste: la lotta "contro il parlamentarismo corruttore" (modo populistico e demagogico già usato da Mussolini per togliere adepti agli altri partiti e infine per eliminare il parlamento), la
creazione di "un forte potere centrale dello Stato" (sì sì, si chiama dittatura), di "camere sindacali e professionali" (proprio loro! I fasci e le corporazioni! Ma dico, almeno un po' di originalità, no?), il diritto di cittadinanza e l'accesso alle cariche pubbliche "solo per chi sia di sangue italiano" (il ritorno della difesa della razza, della razza ariana e tutto il resto... ma poi dall'analisi del sangue si vede se è sangue italiano?), il divieto di pubblicazione di "giornali che contrastano con l'interesse della comunità" (olè!) e l'abolizione di tutte le organizzazioni e istituzioni "che esercitano un influsso disgregatore sulla nostra vita nazionale".
Mica male, no?
Non sono ronde. Sono bande paramilitari, quelle guidate dal colonnello Calzetta. Ma anche Calzetta è solo un fantoccio. Dietro tutto questo c'è un nome noto: il signor (se lo si può indicare con questo titolo) Gaetano Saya, una bella feccia, come non mi sono mai stancato di dire. Sì proprio lui, l'altro tipo di rifiuto tossico che imperversa per l'italia, quello umano;
ex wanna-be golpista, ex sedicente agente segreto della Nato e del Sismi, ex ‘gladiatore' ed ex massone che già nel 2003 provò a creare un gruppo paramilitare di ‘camice grigie', arrestato nel 2005 per la vicenda dei ‘servizi paralleli'. Per approfondire questo c'è sempre google.
Insomma nazionalismo spinto, ben oltre la soglia del fascismo (e non basta certo Saya che nelle interviste giura di non essere fascista), populismo e collettivismo che sa un po' di sinistra, giusto per sviare demagogicamente gente comune, che già normalmente vive nell'ambiguità politica.
Nazionalismo che - si sperava - fosse finito ben oltre i bassifondi della storia. Il ritorno dello squadrismo.
Io nella mia vita ho sempre stravolto tutto, mi sono sempre accontentato di pochi "paletti" fermi, limiti invalicabili, principi forti. Poi su tutto il resto si può discutere e sono anche pronto a cambiare idea. Tra quei "paletti fermi" sui quali sono intransigente, oltre al non giocare la Partita Spagnola a scacchi, ci sono l'antifascismo, l'antirazzismo, l'antisessismo e l'avversione ad ogni forma di nazionalismo, interno o estero. Pertanto, con questi signori non ci può essere e non ci potrà mai essere alcun margine nè di confronto nè di dialogo. Non è un tirarmi indietro, è proprio una discriminante politica.
Ed ora, prepariamoci a rispedirli nelle fogne, altrimenti nell'arco di pochi anni ce ne pentiremo. Lo insegna la Storia recente. Quella europea tra le due guerre mondiali, quella italiana degli anni della "strategia della tensione", quella balcanica degli anni '90. E la storia lo insegna: con i fascisti non si discute, e qui il sottoscritto non pratica alcuna forma di desistenza culturale.
Se qualcuno ha abbastanza stomaco, può leggere su Altrenotizie.
Questo è un dibattito pubblico, siamo in democrazia, e le domande sono tutte bene accette. Parlate pure, e fate domande.
Silvana, tu che domandina hai fatto, e come ti è stato risposto?
Silvana: "Beh, come ho iniziato a parlare, mi hanno spento il microfono".
Ma vuoi vedere che, come dicono i redattori di un altro blog, siamo noi ad essere dei disadattati?
Se restassero al loro posto.
Se stessero sempre zitti, e il popolo lo lasciassero
fare ai comici che dicono un casso avanti.
Se la smettessero di andare in piazza a rompere le
balle.
Se obbedissero, senza che ci sia bisogno ogni volta
di spaventarli.
Se non ci fossero, addirittura.
I cittadini sono il più grande ostacolo per una
democrazia moderna.
(Stefano Benni, "Comici spaventati guerrieri", 1986 ma ancora
attuale)
Beh un modo per togliere di mezzo i cittadini, con
grande sospiro di sollievo per tutte le dirigenze di
partito (non per i militanti di base, quelli sono un'altra
cosa), c'è. Non è bastato fare le liste elettorali bloccate,
dove non si può esprimere una preferenza? Non è stato sufficiente?
Allora significa che è tempo di fare il passo successivo: fare
in modo che i cittadini vadano a votare sempre di meno,
così si tolgono dalle scatole ulteriormente.
Basta vedere i dati riferiti alle cosiddette "democrazie
moderne" (ma poi... moderne secondo chi?), soprattutto
in Europa centro-settentrionale, dove la percentuale di votanti,
rispetto al totale degli aventi diritto, si aggira attorno al
35%, e mostra un trend in diminuzione. Disaffezione al voto,
quindi. Ma c'è un problema: come causarla? Come provocarla? Ah,
ma è semplice. Facciamo un esempio banale. Se andassimo a votare
una volta all'anno, magari ci andiamo tutti... Ma se per caso dobbiamo
andare a votare per tre (dico tre) domeniche in un mese? Quanta
gente magari pensa "Oh, ma io mi rompo di andare tre volte a votare...".
Tre volte in un mese significa proprio andarsela a cercare, la
disaffezione al voto... cercare di far venire a noia l'esercizio di
un diritto a milioni di persone che, nate quando questo diritto era
già acquisito, non ne percepiscono neanche la portata.
Ora, fatevi due conti. Prima le elezioni europee ed amministrative, poi
c'è un referendum, e poi verosimilmente molti comuni e provincie andranno
al secondo turno di ballottaggio per le amministrative...
Mica male, eh?
Vi lascio con questo bel video a cura di Pressante. Mi raccomando con l'audio: ascoltate
attentamente...
E non mi riferisco alle periferie delle singole città, ma magari
alle periferie dell'Unione Europea.
La crisi finanziaria ed economica parte dagli Stati Uniti, ma le sue
conseguenze maggiori si faranno sentire sulle periferie. E tra queste vi
sono i Balcani. Lo ha affermato l'economista e premio nobel Joseph Stiglitz,
ospite in Serbia, in una sua lezione dal titolo “Crisi economica globale e
previsioni delle sue ripercussioni nei Balcani”.
Gli economisti locali sembrano concordare. A loro avviso il futuro non è
certo roseo per la regione, e prevedono che la crisi inizierà presto a
farsi sentire in modo più intenso e durerà molto più a lungo di quanto
si pensi, portando con sé anche instabilità politica.
C'è chi è più pessimista, chi meno ma su un punto tutti sembrano d'accordo:
i membri più ricchi e sviluppati dell'Unione europea dovranno investire
seriamente per evitare che la porzione orientale del continente passi dalla
recessione alla catastrofe. Non per altruismo, ma perché i legami tra le
economie da una parte all'altra d'Europa sono ormai così stretti che l'eventuale
crollo non lascerebbe nessuno incolume.
(no, non sto facendo il catastrofista, poi vi spiego).
Per approforndire consiglio di leggere l'articolo di
Nikos Arvanites e quello di Francesco Martino su Osservatorio Sui Balcani.
Se avessi voluto fare il catastrofista, avrei riportato per intero
il testo e l'analisi pubblicata ieri su
Altraconsapevolezza,
che in effetti eccede seriamente in catastrofismo al punto che non condivido affatto
la previsione sul futuro. Condivido però la parte riguardante come viene data in Italia l'informazione
circa i grandi movimenti che in Europa si oppongono all'attuale oligarchia (movimenti
che in Italia non ci sono). Naturalmente ho messo qui il link all'articolo anche per un altro motivo: credo che valga la pena guardare i video mostrati alla fine :)
Ritorno al post di qualche giorno fa riguardante l'attacco a Internet contenuto nel pacchetto sicurezza, che nel
frattempo è stato già emendato, con delle buone (ma non abbastanza) modifiche
all'articolo 50-bis rispetto a quanto detto nel post. Per quanto riguarda la
nuova stesura dell'articolo, se ne parla su
Altrenotizie.
Sull'argomento interviene anche google.
Qui, invece, vorrei far sentire la voce del senatore D'Alia, che parla
del suo emendamento.
Parliamone.
Mi riferisco al disegno di legge 733, il cosiddetto "pacchetto sicurezza". C'è un punto che CI riguarda tutti.
Sotto forma di un emendamento, inserito dal senatore Gianpiero D'Alia (UDC), si introduce nel DDL l'articolo 50-bis,
"Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet". Il Senato ha già
approvato il testo definitivo, nella disattenzione generale (artificialmente provocata grazie a Kakà ed
al caso Englaro). Il testo ora andrà alla Camera.
Il primo comma di questo articolo 50-bis che dice? Eccolo qui:
Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
Cerchiamo di capire che vuol dire tutto ciò.
Se le parole di un cittadino della rete dovessero finire sotto indagine per essersi pronunciato riguardo a certi delitti, se il cittadino della rete dovesse essere sospettato di aver incoraggiato a commettere un reato, l'autorità giudiziaria potrebbe comunicare al Ministro dell'Interno la necessità di intervenire. E fin qui sembra chiaro. Ma c'è nascosto dentro un uovo di Pasqua, con tanto di sorpresa. E precisamente
la sorpresa sta in quel passaggio: "il Ministro dell'interno (...) può disporre con proprio decreto l'interruzione".
Direte voi: "E allora? Quale sarebbe il problema?"
Il problema sta nella terza persona singolare del verbo potere: egli può disporre ecc. ecc.
Sia chiaro, io di questioni legali e legalesi ne capisco ben poco, ma ad esempio l'avvocato Daniele Minotti,
contattato dalla rivista Punto Informatico, spiega che: "Ci sono i presupposti perché il ministro agisca in modo discrezionale. La formulazione del testo non sembra obbligare il Ministro a disporre il decreto per mettere in moto i provider."
Ma c'è un'altra cosa che mi preoccupa. Il fatto che l'attuazione del decreto non spetta, come
funziona per tutti i reati informatici, alla polizia postale, o al GAT della guardia di finanza,
insomma ai corpi preposti, bensì ai fornitori di connettività.
In pratica è il provider internet che deve staccarci dalla rete, altrimenti va incontro a sanzioni
pesanti. Multe elevatissime, ed in certi casi anche punibile con il carcere...
Gli ISP poveracci si troveranno brutte grane da pelare.
Per leggere per bene una buona analisi, consiglio l'intervista all'avvocato Minotti
su Punto Informatico.
Se, in futuro, un blogger dovesse parlare di una legge e dire che la ritiene ingiusta, i
provider dovranno bloccarlo, se il Ministro dell'interno lo vuole.
Al di là del fatto che di leggi ingiuste ne sfornano una al giorno, tengo a precisare che
in questo spazio ho parlato spesso delle leggi sfornate un po' da tutti i governi, così come
contemporaneamente ho parlato sempre di legalità (vedere rifiuti) e di leggi che servirebbero, ma
molte le ho spesso criticate. Se questa critica sarà valutata come un'apologia di reato, beh...
chiudete pure questo spazio. Vuol dire che andrò a dirlo da un'altra parte, e poi
da un'altra ancora, finchè ne avrò voglia.
Le leggi che ho criticato sono così tante che sarebbe impossibile mettere qui i
link uno per uno, perchè questo diventerebbe un post lunghissimo :)
In ogni caso, se lor signori vogliono, possono sempre accettare
l'offerta che vi ho fatto poco tempo fa.
Per approfondire, consiglio, oltre all'articolo su PI già linkato, di leggere
quanto scritto da Anna Masera su La Stampa il 6 febbraio scorso, ma anche
l'interessante post apparso
sul blog di Daniele Minotti.
Sveglia, che è l'inizio del bavaglio.
Ricevo da un coraggioso medico napoletano, che si chiama Alessandro Scuotto, e volentieri pubblico.
Non ti denuncerò
Ieri, con emendamento approvato al Senato, è stato soppresso il comma 5 dell’articolo 35 del DL 25 luglio1998, n.286: “L’accesso alla struttura sanitaria da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
Dunque un medico può denunciare un immigrato irregolare che gli si rivolge per problemi di salute.
Può non significa che deve farlo!
La Federazione degli Ordini dei Medici, i medici cattolici italiani, l’organizzazione umanitaria “Medici senza Frontiere” e tante altre autorevoli organizzazioni sanitarie e non hanno già espresso il dissenso sull’emendamento. Come medico ne sono confortato e desidero manifestare la mia opinione.
Non so se, nell’esercizio della professione, mi capiterà di trovarmi in questa posizione, ma caro cittadino - italiano o straniero, regolarmente ammesso o irregolarmente presente in Italia - voglio farti sapere che, nell’osservanza delle leggi dello Stato, nell’adempimento delle disposizioni del codice deontologico e nel rispetto dei principi etici, io non ti denuncerò.
Non ti denuncerò. Perché ho giurato che: “dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo della sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza distinzioni di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera” (Art. 3 del Codice di Deontologia Medica, 16 dicembre 2006)
Non ti denuncerò. Perché ho giurato di ispirarmi “ai valori etici della professione, assumendo come principio il rispetto della vita, della salute fisica e psichica, della libertà e della dignità della persona” e di non dover “soggiacere a interessi, imposizioni e suggestioni di altra natura” (art. 4).
Non ti denuncerò. Perché ho giurato di “collaborare alla eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo sanitario, al fine di garantire a tutti i cittadini stesse opportunità di accesso, disponibilità, utilizzazione e qualità di cure” (art.6).
Non ti denuncerò perché un medico “non può mai rifiutarsi di prestare soccorso o cure d’urgenza e deve tempestivamente attivarsi per assicurare assistenza” (art.8).
Non ti denuncerò perché “il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o di cui venga a conoscenza nell’esercizio della professione” e perché “il medico non deve rendere al Giudice testimonianza su fatti e circostanze inerenti il segreto professionale” (art.10).
Ma soprattutto non ti denuncerò perché ho scelto di essere dalla tua parte, nella lotta contro la malattia e contro la sofferenza, e desidero che tu ti fidi di me.