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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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Erano i tempi in cui il televisore non c'era ancora, o meglio: c'era, ma
non era diffuso come ora, ed era a livello sperimentale. Tutti in casa
non avevano il tubo catodico, ma la radio, la mitica radio. Sto parlando
degli anni '30 del XX secolo.
Il fatto che ci fosse solo la radio e non la televisione, non implica
affatto che non ci fossero le storie, quelle che oggi chiamiamo film,
o sceneggiati, o serie di telefilm, o fiction. La differenza sta nel
fatto che venivano raccontati a voce. Con tanto di attori, registi,
proprio come se fosse un film, ma solo in audio. La cosa chiaramente
presentava delle difficoltà. Le scene senza dialoghi, ad esempio,
dove sono le immagini che per via televisiva raccontano qualcosa,
erano sostituite da una voce narrante, di solito con sottofondo
musicale. Ma c'erano anche altre difficoltà: gli effetti. Come
fare a riprodurre radiofonicamente i suoni che non sono voci? In una
qualunque storia, ci sono anche rumori: passi, cavalli, automobili,
pioggia, grandine, tuoni, e chi più ne ha più ne metta. Come fare
a riprodurli, se il racconto veniva trasmesso in diretta?
C'erano gli specialisti degli effetti sonori. Quelli che
per fare i passi dell'assassino nel buio, per intenderci, stavano
accanto al microfono a battere un guantone da boxe su un asse
di legno :)
In questo video che presento con piacere oggi, si vede una rassegna
dei trucchi tipici usati negli anni '30. Il video è più o meno dell'epoca,
essendo stato girato nel 1938, pertanto
è in bianco e nero e con qualche problema qualitativo, ma attraverso il
racconto radiofonico di una storia di una rapina e relativo inseguimento
fatto dallo sceriffo, si vedono dentro lo studio radiofonico tutti
i trucchi utilizzati. E molti sono geniali.
Io ho trovato bellissimo questo spaccato di passato recente, pertanto
mi va di condividerlo.
Buona visione :)
Qui non serve un ambiente di sviluppo, o di collaudo. Serve un
ambiente di smanettamento.
La teoria è quando si sa tutto, ma non funziona niente. La
pratica è quando funziona tutto, ma non si sa perchè.
Qui si fa teoria e pratica: non funziona niente, e non
si sa perchè.
"Senti, avrei da risolvere quel problema... sai, una rogna,
anche piuttosto urgente..."
"Ma che te ne fotte? Prenditi un caffè!"
Qui succedono da anni
cose strane.
"Scusi che ufficio è questo?"
"E' l'U.C.A.S.".
"Ehm... e cosa è l'U.C.A.S.?"
"Ufficio Complicazione Affari Semplici".
"Dove sta il direttore?"
"Non c'è!"
"Ma come... aveva preso un appuntamento con noi..."
"Vero, ma ha visto che era una bella giornata, ed è
uscito con la barca".
Mi raccomando: facciamo in modo che tutto sia pronto
e funzioni entro e non oltre
ieri sera.
"Ma la dottoressa F. è stata assunta, o ricordo male? Mica è ancora
stagista... Mi pare di ricordare che è stata assunta..."
"Ricordi bene, Capo. La dottoressa F. è stata assunta a tempo
indeterminato."
"E allora perchè cazzo si mette ancora la minigonna e i
tacchi a spillo???"
Per carità! Quando un lavoratore è a casa malato, noi
pretendiamo che
nessuno gli rompa le scatole!
"Cioè, questo manda una mail a mezzo mondo... e in
copia io non ci sono? Ah, ma io faccio scoppiare un
casino! Arrivo fino all'amministratore delegato!"
"Ciao senti ha telefonato X, ha un problema, non è che
lo chiamiamo per vedere che ha?"
"Scusa ma.. ha chiamato te, mica me..."
"Si ma, X veramente ha chiamato C. che non ha risposto,
e siccome sono la segretaria, allora la chiamata è rimbalzata
al mio telefono..."
"E allora se X voleva C... perchè non vai da C. ma vieni
da me??!? Oltretutto sai bene che io e C. facciamo cose
diversissime!"
"Beh, il tuo ufficio è più vicino di quello di C... mi
rompo di fare tutto il corridoio..."
Note.
A volte penso che sarebbe davvero stato meglio fare
l'impiegato delle poste. Come dice un vecchio
proverbio, "un posto alle poste e siamo a posto".
Appena andrò via da qui, ma giusto il giorno dopo,
mi pruderanno le dita. Molto.
(Fermate il mondo, voglio scendere)
Traduzione dall'inglese di
Parole d'autore - Fiabe e favole dal mondo
C'era una volta un contadino di nome Ivan, e sua moglie, Maria. Essi sarebbero stati veramente felici se non fosse stato per un fatto: non avevano figlioli con cui giocare, e siccome erano ormai in età avanzata, non restava loro che guardare con ammirazione ai figli dei loro vicini, anche se non ciò non era certamente come averne dei propri.
Venne un inverno tanto duro che nessuno avrebbe mai dimenticato: la neve era così profonda che arrivava alle ginocchia di qualunque uomo, perfino del più alto. Quando finalmente ebbe smesso di nevicare, e il sole tornò a splendere, i bambini tornarono gioiosi a giocare per la strada, mentre Ivan e sua moglie stavano seduti alla finestra a rimirarli. I bambini costruirono prima una specie di piedistallo e lo impressero bene a terra con i piedi, dopodiché costruirono una donna di neve. Ivan e Maria osservavano e pensavano a molte cose. Improvvisamente, il volto di Ivan si illuminò, e, voltandosi verso sua moglie, disse: "Moglie, perché non la facciamo anche noi una donna di neve?" "Perché no?" rispose Maria, che in quel momento era molto di buon umore: "potrebbe essere divertente, anche se in realtà è una cosa del tutto inutile. Facciamo un bambino di neve, invece, e fingiamo che sia vero." "Si, facciamo così", disse Ivan. Prese il cappello e andarono tutti e due in giardino.
Così, si misero tutti e due alacremente al lavoro, per creare una bella bambola di neve; diedero forma al corpo, e poi vi lavorarono mani e piedi. In cima, vi misero una palla di neve, che sarebbe diventata la testa. "Che diamine state facendo?" chiese un passante. "Non indovini?" rispose Ivan. "Stiamo facendo una bambina di neve", rispose Maria. Avevano terminato già il naso e il mento. Avevano lasciato due fori per gli occhi, poi Ivan diede forma con molta cura alla bocca. Aveva fatto così presto, che avvertì un respiro caldo all'altezza del mento. Proseguì a formarla, e con sorpresa vide che gli occhi della bambina di neve fissavano i suoi, e le sue labbra, che erano rosse come lamponi, gli sorridevano! "Cosa succede?" gridò Ivan, "sto diventando matto, o questa cosa è stregata?" Alché la bambina di neve mosse il capo come se fosse una bambina vera. Mosse gambe e piedi nella neve come facevano tutti gli altri bambini. "Oh, Ivan, Ivan!" esclamò Maria, tremante di gioia, "il Cielo ci ha mandato una figlia finalmente!" E così dicendo si buttò verso Fiocco di Neve (questo era il nome della fanciulla di neve), e la ricoprì di baci. Così facendo, la neve si sciolse da Fiocco di Neve come un guscio d'uovo si squaglia, e davanti a loro ci fu improvvisamente una vera bimba in carne ed ossa, tra le braccia di Maria. "Oh, mia piccola cara Fiocco di Neve!" esultò Maria, e la portarono dentro con loro.
Passò del tempo, e Fiocco di Neve crebbe velocemente; cambiava di giorno in giorno, e si faceva sempre più bella. La vecchia coppia riuscivano a malapena a contenere la loro gioia, e non riuscivano a pensare ad altro. La loro casetta era sempre piena di ragazzi, poiché Fiocco di Neve piaceva a tutti, e non c'era niente al mondo che essi non avrebbero fatto per farle piacere. Era la loro bambola, ed erano sempre presi a creare nuovi abiti per lei; le insegnavano sempre nuove canzoni e giocavano con lei, ed ella era così intelligente! Notava tutto, e riusciva ad imparare una lezione in un momento. Sembrava anche più grande di quanto fosse in realtà, e, cosa più importante, era buona e ubbidiente. E così bella, anche! Aveva la pelle bianca come la neve, gli occhi blu come i non-ti-scordar-di-me, e lunghi e fluenti capelli d'oro. Soltanto le guance non avevano colore, ma erano chiare come la sua fronte.
Passò l'inverno, finché finalmente la primavera giunse a illuminare e scaldare con i raggi del sole la terra. L'erba dei prati si fece verde, e si ricominciò a sentire i passerotti cinguettare. Le ragazze del villaggio si incontravano e ballavano in cerchio, cantando, "Bella primavera, come sei venuta qui? Come sei venuta qui? Ti ha condotta qui una freccia? O è stato un aratro?" Solo Fiocco di Neve stava seduta tranquilla alla finestra della casetta. "Che cosa succede, bimba mia?" chiese Maria. "Perché sei così triste? Sei malata? Ti hanno forse trattata male?" "No," rispose Fiocco di Neve, "non è niene, mamma, nessuno mi ha fatto del male, sto bene."
La primavera aveva cacciato via l'ultima neve dai tetti, i campi erano ormai pieni di fiori, gli usignoli cantavano sugli alberi, e tutto intorno era gaio e solare. Ma più allegri diventavano gli uccelli, e più triste si faceva Fiocco di Neve. Si tenne al riparo dai compagni di gioco, e si raggomitolava quando le ombre si facevano più scure, come un lillà fa con le sue foglie. Il suo unico piacere era accoccolarsi all'ombra dei verdi salici vicino ai vivaci torrenti. Solo all'alba e al tramonto sembrava felice. Quando accadeva qualche temporale, e la terra si faceva bianca per la grandine, allora, si, che tornava ad essere la gioiosa Fiocco di Neve di sempre; ma come le nuvole passavano, e la grandine si scioglieva in acqua nel terreno, ella scoppiava a piangere a dirotto.
Passò anche la primavera, e si arrivò alla notte di San Giovanni, detta anche la Notte di Mezza Estate. Quella era la festa più importante dell'anno, quando le giovinette escono la sera e si incontrano nel bosco per ballare e cantare. Andarono a bussare alla porta di casa, e chiesero a Maria il permesso di portare anche Fiocco di Neve con loro. Ma Maria era preoccupata; non sapeva dire il perché, ma sentiva che era meglio non lasciarla andare; Fiocco di Neve non desiderava di andarci, ma Maria non si era preparata una scusa per rifiutare, così, baciò la bambina e disse: "Vai, Fiocco di Neve, e divertiti con i tuoi amici; e voi, ragazze, state attente a lei. Sapete che è la luce dei miei occhi." "Oh, non si preoccupi, ci prenderemo noi cura di Fiocco di Neve" risposero le ragazze allegramente, e poi corsero tutte insieme verso il bosco. Indossarono ghirlande, raccolsero fiori e ne fecero dei mazzolini, e cantarono canzoni, alcune malinconiche, altre allegre. Così fece anche Fiocco di Neve. Al tramonto accesero il fuoco, e si misero tutte in fila, con Fiocco di Neve in fondo a tutte. "Ora guarda noi, " dissero, "e salta come facciamo noi." E tutte a cantare e saltellare intorno al fuoco.
Improvvisamente, vicino a loro, si udì un lamento, poi un gemito sempre più forte. "Che cos'è stato?" si chiesero, guardandosi fra di loro, ma nulla. Si guardarono ancora, ma dov'era finita Fiocco di Neve? Pensarono che forse si era nascosta per gioco, e la cercarono dappertutto. La chiamarono ovunque a gran voce: "Fiocco di Neve! Fiocco di Neve!" Ma nessuna risposta. "Dove può essere? Sarà andata a casa?" Tornarono al villaggio, ma di Fiocco di Neve non c'era traccia.
Quattro giorni dopo la cercarono ovunque, da cima a fondo, guardando in ogni angolo di bosco, in ogni cespuglio, in ogni angolo, ma non c'era traccia di lei da nessuna parte. E quando, dopo molto tempo, ognuno al villaggio aveva perso ogni speranza di ritrovarla, Ivan e Maria presero a vagare per la foresta gridando: "Fiocco di Neve, mia colomba, ti prego, torna a casa!" E spesso credevano di avvertire la sua voce, ma non era mai la sua.
Che ne era stato di Fiocco di Neve? Era forse stata divorata da qualche bestia feroce, nella foresta? Era forse stata rapita e portata via in volo da qualche potente uccello? No, nessun animale l'aveva toccata, e nessun uccello l'aveva portata via. Con il primo alito di calore che le fiamme avevano emanato sul suo corpo la notte in cui ballò nel bosco con le amiche, Fiocco di Neve si era sciolta per sempre, evaporando in una picolissima e soffice foschia. Questo fu tutto quello che rimase di lei.
Tutto cominciò con qualcuno che decise, con un cacciavite,
di fargli saltare un finestrino. Eh, va be, sono cose che possono
capitare nella vita... Si sborsano i soldi per aggiustarla, e amen.
Sembrava finita lì, una volta riparato il vetro distrutto (tranne per il
fatto che dopo 12 passate di aspirapolvere continuavano ad esserci pezzettini
di vetro ovunque).
Poi, un bel giorno, muore sul colpo
mezzo
motore, e devo dissanguare le mie già esigue finanze per far uscire dal coma
il povero
mezzo mobile.
Sembrava finita lì, quando una mattina il sedere del veicolo viene rovinato da un violento tamponamento.
Riparato il veicolo, mi dico "ora basta, sarà finita... abbiamo raggiunto la
fatidica soglia dei tre guai.
Il mezzo mobile è di nuovo fermo, adesso. Ogni volta che si abbassa il pedale
delle frizione, si ode un concerto per percussioni e orchestra degno della
filarmonica di Berlino ai tempi in cui era diretta da Von Karajan.
Quindi, ora tiriamo le somme.
Io lo so che c'è qualcuno che si sta divertendo a fare i riti vodoo, con
la differenza che gli aghi non li mette nelle bambole di pezza o nei
limoni, ma in un modellino del mezzo mobile, in scala 1:20. L'ho capito.
Allora vorrei sapere, caro Signore: cosa ti torna? Perchè, se hai qualcosa che non ti va,
non te la prendi con me, ma con un povero mezzo mobile arrivato alla
veneranda distanza di 190.000 Km? Quale perverso meccanismo mentale ti
fa sentire appagato nel colpire una vecchia automobile, di uno squattrinato
proprietario che non può permettersene un'altra?
O forse il tuo scopo è proprio quello di farmi restare a piedi, così potrai
dire che l'hai fatto per me, per farmi tenere cura della mia forma fisica?
Fammi sapere, eh...
Dialogo con quiz finale, così facciamo un gioco.
Casa dell'imprenditore. Interno/notte. L'imprenditore, d'ora in poi
indicato con la I, è seduto su una elegante poltrona, sorseggia un
bicchierino di whisky. Ha mandato a chiamare il giornalista,
d'ora in poi indicato con la G, che è
seduto su un divano, posto di fronte alla poltrona.
G.: "Potrebbe spiegarmi per quale motivo mi ha fatto chiamare a
quest'ora?"
I.: "Certo. Lei sa degli acquisti nel settore alimentare fatti
mesi fa dal mio gruppo industriale e finanziario, o no?"
G.: "Veramente so che il suo gruppo finanziario era già fortemente
orientato nel settore alimentare... ma non so di nuove acquisizioni,
oltretutto le sue industrie alimentari sono vincenti, rispetto alla
concorrenza..."
I.: "Verissimo! Sa, io sono un imprenditore di successo."
G.: "Dove vuole arrivare?"
I.: "Ecco vede, per espandere gli affari, e per reinvestire gli
utili, il mio gruppo, poco meno di un anno fa, ha acquistato proprio
le industrie alimentari della concorrenza. Che quindi è una ex-concorrenza.
Sa, quelle che si trovano in un'altra Regione, non nella nostra."
G.: "Ah, complimenti..."
I.: "E così ho scoperto che la concorrenza l'avevo sbaragliata già, negli
anni scorsi."
G.: "Come, scusi?"
I.: "Ecco vede... ho capito perchè la concorrenza mi ha immediatamente
venduto le sue aziende: erano tutte in rosso!"
G.: "Ah! Quindi lei ha... in pratica acquistato delle aziende
alimentari... con bilanci disastrosi..."
I.: "Precisamente. I prodotti delle mie industrie sono sempre
stati migliori dei loro. E anche senza troppa pubblicità, i consumatori negli
anni l'hanno capito. Così, mentre le mie vecchie industrie hanno un
fatturato da capogiro, quelle che ho acquistato... stanno con il sedere
nell'acqua."
G.: "Ed io cosa potrei fare per lei?"
I.: "Aiutarmi, ovviamente ricompensato, a far riprendere posizione sul mercato
alle nuove aziende che ho acquisito".
G.: "Ma scusi, non capisco, cedendo una fetta di mercato alle nuove
aziende, non la toglierebbe a quelle vecchie, cioè a quelle sue aziende originali?"
I.: "Vero, ma mi va bene così. Il totale non cambia, visto che ora è
tutto mio, ma in tal modo salvaguardo l'occupazione nelle nuove
aziende, e quindi niente storie con i sindacati, e poi riducendo
il fatturato delle vecchie... succede che non
sforo qualche aliquota fiscale... insomma, mi capisce, no? Io non ho
mai lavorato in nero... Pertanto, rimanendo al di sotto di certi
fatturati limite... guadagnerei di più perchè ridurrei il carico
fiscale."
G.: "Ma scusi, ma se le nuove aziende le ha acquistate la sua holding..."
I. (sorridendo): "Ma nooo! Ma mi ha preso per uno sprovveduto? Per acquistarle
ho creato una nuova società apposita, una roba del tutto strumentale, dove
tra presidente, amministratore delegato e consiglio di amministrazione, non
compare nessuno legato alla mia holding... Quindi per il fisco, quelle
aziende non sono riconducibili a me."
G.: "Sì, capisco. E come posso aiutarla? Le serve una campagna
pubblicitaria?"
I.: "Qualcosa del genere..."
G.: "Una campagna pubblicitaria per le nuove aziende?"
I.: "No no.... non così... avrei problemi con i sindacati dei
lavoratori delle vecchie aziende, se ne rende conto? Mi farebbero
storie, se solo sospettassero che spingo verso le aziende nuove... Io
poi, in tutto questo non devo proprio apparire..."
G.: "Ma si rende conto che questo non è possibile? Se faccio
pubblicità a delle aziende che, alla resa dei conti, sono sue, si capisce che
il committente è lei... come fa a non apparire?"
I.: "Mi lasci finire e glielo spiego."
G.: "Venga al dunque, per favore."
I.: "Lei non deve fare una campagna pubblicitaria, ma una
campagna denigratoria."
G.: "Come scusi?"
I.: "Le mie aziende, dico quelle originali, non le nuove, operano
da sempre nel settore alimentare, producono cibi
di ampio consumo. Lei deve scrivere che gli ingredienti di quei
cibi vengono da territori altamente inquinati, insalubri, velenosi."
G.: "Temo di non seguirla... si rende conto di..."
I.: "Mi lasci finire! Così facendo, buona parte dei consumatori
compreranno i prodotti della ex-concorrenza, che ha gli stabilimenti in
un'altra regione. In tal modo, una fetta
del fatturato delle vecchie aziende, passerà alle nuove. I prodotti
sono gli stessi, ma la psicologia del consumatore porterà ad un
livellamento del mercato. Ovviamente a mio vantaggio."
G.: "Ma non si può fare!!!"
I.: "Perchè non si può fare? Si può fare benissimo! Anzi, è proprio
quello che lei farà!"
G.: "Ma ci saranno delle indagini, interverranno le ASL, faranno
delle analisi..."
I.: "Ottimo! Così, niente storie con i sindacati, niente indagini
fiscali, ma solo sanitarie, nessuno potrà dire che sono io che
spingo l'acquisto dei prodotti delle nuove aziende, a scapito delle
vecchie. Vede? E' un piano perfetto. Bastano 5 o sei articoli sui
quotidiani, e tutti, istituzioni comprese, saranno convinti."
G.: "Ma le analisi chimiche le faranno sul serio..."
I.: "E scopriranno che i prodotti delle vecchie aziende in realtà sono genuini come tutti gli altri,
per cui la cosa rientrerà, tutto sta a non dare troppo spazio sulla
stampa, quando il tutto si sgonfierà, e la stampa è lei... Intanto il
mercato si sarà livellato, il mio introito lordo rimarrà invariato,
ma non quello netto, che aumenterà grazie alla diminuzione del carico
fiscale. E non avrò alcuna azienda in perdita."
G.: "Ma lo stesso non si può fare... Qui non si sta parlando di dire
che è contaminato un territorio dove si fanno forbici o mazze di scopa,
ma un territorio dove si fanno alimenti! Si rende conto dell'allarme
sociale che ne deriverebbe? E' tanta la gente che compra e mangia quegli
alimenti! Si rende conto della psicosi che si genera, scrivendo sui
giornali che tutti mangiamo prodotti contaminati?"
I. (ridendo): "Ma quale allarme sociale ahahah"
G.: "Accidenti! Le ripeto! Ci sarebbe una vera psicosi tra chi consuma quei cibi! Se
non è allarme sociale questo!"
I. (ridendo di più): "Ma quale allarme sociale! Ahhaha! Non si chiama
allarme sociale, si chiama orientamento del consumo! Io semplicemente
faccio passare una parte di clienti dalle vecchie aziende alle nuove,
ridistribuendo in contemporanea il mio carico fiscale!"
G.: "Mi permette di non essere d'accordo?"
I.: "Eh no, lei non può non essere d'accordo!"
G.: "Sì che posso. Lo faccia fare a qualcun altro, è un lavoro sporco,
non intendo scrivere sul mio giornale che quel territorio è avvelenato, che
quei cibi genuini sono avvelenati..."
I.: "Invece lei lo farà."
G.: "Le ripeto: lo faccia fare a qualcun altro..."
I. (serio): "Non posso...."
G.: "Perchè? Oltretutto tra me e lei non c'è mai stata fiducia..."
I.: "Appunto. Lei ora conosce il mio piano, se lo facessi fare a
qualcun altro, lei potrebbe denunciare pubblicamente la mia mossa, e
far saltare tutto..."
G.: "Quindi?"
I.: "Quindi non c'è scelta, deve farlo lei."
G.: "A che condizioni? E se mi rifiutassi?"
I.: "Ah guardi, è tutto molto semplice."
G.: "Si spieghi!"
I.: "Se lei accetta, ci sono subito 50.000 euro per lei, in contanti,
niente conti bancari di mezzo, niente assegni, niente tasse. Le chiedo solo
cinque articoli sul suo giornale, a distanza di qualche giorno l'uno dall'altro,
delle belle inchieste dove denuncia l'inquinamento di quei cibi."
G.: "E se io non accettassi?"
I.: "Beh risparmierei 50.000 euro, anzi no, nè risparmierei 49.995..."
G.: "Perchè? Mancano 5 euro..."
I.: "Perchè vede, il mio gruppo industriale e finanziario di successo,
compra i proiettili sul mercato nero a circa 50 centesimi ciascuno,
quindi i 5 euro servono per dieci proiettili, che sarebbero tutti per lei
in caso di un suo rifiuto."
G.: "Bella scelta..."
I.: "Già. 50.000 euro, o 5 euro. Risparmierei, in caso di rifiuto ma...
le garantisco che mai come questa volta preferirei non risparmiare, e
spenderne 50.000. Che ne dice?"
G.: "Mi riservo 24 ore per pensarci e darle una risposta. Ma tanto lei
già sa quale è. Come sa, ho dei figli..."
I.: "Già. E so anche dove vanno a scuola, quando lei è impegnato a
lavorare e non può stargli accanto."
Quiz: Fantapolitica o realtà? Vi ricorda qualche recente
caso di cronaca? Quanto è inventato? In che percentuale?
P.S.: Se qualcuno se la sente, possiamo anche studiarne una versione
teatrale.
"Era una baracca, buia, gremita e maleodorante; il tetto arrivava quasi al suolo, le finestre erano piccole e con i vetri molto sporchi; i tavolati per dormire erano sotto il livello del terreno esterno e non c'erano paglia o trucioli".
"Ho ancora nel naso l'odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli starnuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don."
- Sergentmagiù, ghe rierem a baita?
- Da che parte è l'Italia, Sergentmagiù?
- Laggiù laggiù laggiù. La terra è rotonda, Marangoni, e noi siamo tra le stelle. Tutti.
"Passavano le stagioni. Passavano e ripassavano gli uccelli migratori; sulle montagne lentamente crescevano gli abeti. Nel mondo accadevano tante cose: la guerra in Corea, il ponte aereo, il Patto Atlantico, le elezioni, l’invasione delle motorette, l’automazione. Ma sulla terra le cose vanno come sempre, il sole nasce e tramonta, maturano le messi, cade la neve. Anche nella piccola casa vicina al bosco: nell’inverno si fanno mastelli di legno, nell’estate si lavora la terra e si tagliano le piante, nell’autunno si caccia. Proprio come mille anni fa e come tra mille anni ancora".

Ciao Mario,
ora cammina. Per sempre libero, nei tuoi boschi sulle Alpi.
Sei stato l'unico capace di raccontare una guerra senza usare mai la
parola "nemico".
E grazie di tutto: tanti decenni fa, mi facesti crescere.
Per approfondire, cliccare qui oppure leggere Carlo Benedetti su Altrenotizie.
P.S.: Va avanti l'ottimo lavoro multi-post di Maredidirac. Il nuovo capitolo sta
qua.
Bando di concorso – drammaturgia scientifica quarta edizione - scadenza 30 aprile 2008
CO_scienze vuole sollecitare la scrittura teatrale per nuove opere letterarie, scientifiche e divulgative.
1. E' indetta la quarta edizione del Premio CO_scienze, concorso di drammaturgia scientifica, che si propone di segnalare ed individuare autori teatrali contemporanei.
2. Il Concorso, nato nel 2005, si ripete per il 4° anno. Le opere dovranno ispirarsi ad argomenti scientifici: prendendo spunto dal passato, dall’attualità... immaginando il futuro. Sono ammesse leggerezza, comicità, ironia e divulgazione.
3. La piéce, in lingua italiana, sarà breve, potrà avere uno o più autori, di qualsiasi età e nazionalità. I linguaggi ammessi sono monologhi, teatro d’attore, narrazione, teatro di figura, tecniche miste, altro...
4. Si preferisce un numero di personaggi limitato ed una breve durata, purché l'opera costituisca testo completo; potrà essere volutamente rivolto all'infanzia, ai ragazzi, agli adulti.
5. Sono ammesse opere drammaturgiche originali, inedite e mai rappresentate, non ispirate a romanzi, film o scritture teatrali esistenti.
6. I testi devono avere una lunghezza non inferiore alle 5 cartelle e non superiore alle 12, pena l'esclusione. Per cartella s'intende una pagina di 30 righe per 60 battute.
Non sono considerate nelle cartelle note di regia ed altre informazioni utili.
7. Ogni copia deve riportare nome/i dell'autore/i, l'indirizzo, mail e telefoni.
8. Il testo, accompagnato dalla scheda di partecipazione, curriculum sintetico, sarà inviato via mail all’indirizzo: lenuvole@cittadellascienza.it
(oppure spedito alla segreteria del Premio in 8 copie fascicolate entro e non oltre il 30 Aprile 2008 farà fede la data postale) al seguente indirizzo:
Le Nuvole Co_scienze - Via Coroglio 104 - 80124 Napoli
9. I testi saranno selezionati e valutati da una giuria composta da noti esperti del mondo teatrale e scientifico.
10. La giuria esprimerà le proprie valutazioni insindacabili entro il 10 luglio 2008.
In mancanza di opera meritevole, il premio non sarà assegnato.
11. La partecipazione al Concorso, del tutto gratuita, implica l'accettazione di tutte le norme del presente Bando.
Il PREMIO è la messa in scena del testo vincitore a cura de LE NUVOLE teatro stabile d’innovazione, con debutto entro il 2009.
L'esito della selezione sarà comunicato al/ai vincitori via telefono e via mail.
La motivazione verrà inserita sul sito: www.lenuvole.com
Il vincitore può far parte della commissione valutativa dell’anno successivo.
La scheda di partecipazione può essere richiesta a: lenuvole@cittadellascienza.it
o scaricata da www.lenuvole.com
Vincitori passati:
1.a edizione 2005 – Lotteria nucleare di Francesco Feola
2.a edizione 2006 – Aste fallimentari di Davide Pozzi
3.a edizione 2007 - La congettura di Sergio Vellotti e Sergio Viparelli
40 anni fa, moriva il più grande comico italiano:
Antonio Griffo Focas Flavio Dicas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis
di Bisanzio, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del sacro Romano
Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria, principe di Costantinopoli,
di Cilicia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso,
conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo.
Il caro Antonio che, nonostante tutti i suoi titoli... resterà sempre nel
nostro cuore come
Totò
Il genio di Totò ha toccato ogni settore del teatro,
ma anche del cinema con 97 film interpretati dal 1937 al 1967,
visti da oltre 270 milioni di spettatori, un record che non ha eguali
nella storia del cinema italiano, ed anche in televisione con una
serie di 9 telefilm diretti da Daniele D'Anza, poco prima della scomparsa,
ormai ridotto alla quasi cecità che lo aveva costretto nel 1957 ad
abbandonare il palcoscenico.
Io preferisco ricordarlo così:
Per approfondire:
Antoniodecurtis.com
Votantonio.sm
Voce "Totò" in Wikipedia
Aderiscono alla rete di post per ricordare Totò:
Lameduck
MrCima
Virginia
Dalianera
Lazzaroblu
Pensatoio
Cloro
Luposordo
Munchhausen
Alduccio
Vulvia
Pibua
Pasquale Orlando
Antonio64j
L'eco di Dionisio
Sogni e bisogni
vi_di
PensierofiliArts
Ed ovviamente:
Napoli Bloggers