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In primo piano

Rifiuti
Le vie infinite dei rifiuti

Ma chi sarà costui

Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose: fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."

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lunedì, 13 luglio 2009
.: L'Adriatico :.

Il mare Adriatico, per la forma che hanno sia le sue coste sia i suoi fondali, assomiglia molto ad una grande vasca da bagno, ma di questo ce ne siamo dimenticati. Preferiamo pensare che è una grande risorsa economica, sia per il turismo, sia per i trasporti marittimi. Ma... l'abbiamo ridotto male.
Un team internazionale, incaricato di analizzare la composizione della fauna d'alto fondale nelle zone più profonde della Fossa sud adriatica, sì è trovato di fronte ad una incredibile quantità di sporcizia. Alla profondità di 1200 metri non sono state trovate le solite specie di pesci abissali ma una enorme quantità di rifiuti, soprattutto bottiglie e sacchetti di plastica.
A confermare la triste scoperta sono arrivati gli esperti dell'Istituto oceanografico di Spalato: la zona che va da Palagruža fino a Otranto si sta trasformando in una vera e propria discarica.
Gli studiosi di Spalato ritengono che le cause principali della presenza di rifiuti nella Fossa sud adriatica siano dovute alle caratteristiche geomorfologiche e alle correnti marine dell’Adriatico, che sono in grado di trasportare il materiale galleggiante come la plastica, infatti si trovano sacchetti di plastica con scritte in lingua serbo-croata e italiana, ma ci sono anche i rifiuti gettati dalle navi che attraversano l'Adriatico.
A dire il vero si è cercato subito di dare la colpa alle navi in transito ma... se si va a guardare bene i ritrovamenti, si scopre che tre quarti dei rifiuti in questione provengono dalla costa (la metà è plastica!). Questa discarica sul fondo del sud Adriatico potrebbe compromettere seriamente la biodiversità di questo territorio. Inoltre, annualmente l'Adriatico è solcato da cinquemila navi cisterna e, secondo le statistiche, ad una nave su cinque accade un incidente.
 
Per questo motivo il governo croato ha proposto che tutti gli Stati che si affacciano sull'Adriatico inoltrino una proposta all'Organizzazione internazionale marittima per dichiarare questo mare un “territorio marino particolarmente sensibile”.
La proposta è stata appoggiata, oltre che dalla Croazia, anche dai governi albanese e montenegrino.
Uhm... (pausa di riflessione)....
Sbaglio o tra gli aderenti alla proposta manca un certo Stato che si affaccia sull'Adriatico? Se hanno aderito Croazia, Albania e Montenegro, ne manca uno! Alle scuole elementari mi hanno insegnato che sull'Adriatico affacciano quattro Paesi (veramente all'epoca erano tre, perchè Croazia e Montenegro facevano parte dello stesso Stato). Quindi, ne manca uno. Indoviniamo quale è?
 
A dire il vero, anche se guardiamo a quelli che hanno aderito, ci sarebbe da dire che da quando esiste come Stato, il Montenegro si sta comportando come uno Stato senza mare: a Podgorica non c’è traccia di un'agenda adriatica... eppure se fanno così sono fessi, perchè tagliano quello che è stato definito "il ramo più solido su cui è seduto il Montenegro". Già perchè è inutile puntare su un turismo d'alto livello, se poi non ci si preoccupa del mare e non si pensa all'acqua, il che sottintende anche un ambiente sano, e mare e spiagge puliti. Questo dovrebbe essere l’elemento più forte del turismo montenegrino. Ma nella prassi, se ne fregano esattamente quanto se ne frega quel quarto Stato che affaccia su quel mare...
 
I rischi che si corrono per un Adriatico sporco sono talmente grandi che ci si pone la seguente domanda: questo rischio è accettabile per il turismo, la pesca e l'allevamento ittico, la salute delle persone, la bellezza della vita e per godere di questo bel mare?
Teniamo presente che nel mondo non è più un problema costruire un collettore, qualche depuratore, oppure organizzare la raccolta dei rifiuti. Anzi, si guadagna con questo.
Vale o no anche per l'Adriatico?
 
Per quanto riguarda l'arretramento italiano verso il medioevo, segnalo invece Altrenotizie.

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 13/07/2009 09:10 | link | fate pure commenti (7) |
riflessioni, ambiente, domande, ricerche, balcani

lunedì, 25 maggio 2009
.: Alfred Vail :.

Di questo geniale uomo dell'800 si sa poco, anche se il suo nome dovrebbe essere indissolubilmente legato a quello dei metodi di comunicazione, grazie alle sue brillanti intuizioni. Dico dovrebbe perchè il suo nome è profondamente legato alla realizzazione del primo strumento di comunicazione a distanza in tempo reale, il telegrafo, ed alla codifica dei caratteri su linea telegrafica, il primo charset della storia. Ma queste invenzioni, e relative attuazioni, per una paradossale sequenza di motivi storici vengono attribuite sempre a Samuel Morse, la cui fama finisce con l'oscurare quella di Alfred Vail. Ma vediamo come è andata.
 
Morse iniziò a interessarsi di telegrafia nel 1832 e nel 1835 aveva già progettato un primitivo sistema di relè. Il sistema fu gradualmente migliorato e presentato pubblicamente nel 1837 (anno in cui depositò il brevetto del telegrafo), infine brevettato nel 1840.
Sebbene Morse fosse l'inventore del telegrafo, poichè non eccelleva affatto in perizia tecnica, chiese la collaborazione di Alfred Vail.
Vail sviluppò un sistema nel quale ogni lettera o simbolo veniva inviata singolarmente usando una combinazione di punti, linee e pause. I due convennero che fosse proprio il metodo di Vail il più adatto ad essere inserito nel brevetto che Morse si accingeva a richiedere. Fu proprio questo sistema, conosciuto come codice Morse, che fu usato per trasmettere il primo messaggio telegrafico. Ma il codice Morse non l'ha inventato Morse, è opera di Alfred Vail. E fu un successo: considerato da subito lo standard per la codifica delle informazioni, il codice Morse ebbe un così ampio e incontrastato successo che nessun altro sistema alternativo riuscì a soppiantarlo, tanto da rimanere lo standard internazionale per le comunicazioni marittime fino al 1999.
Ed in questi giorni cade anche un anniversario particolare: proprio il 24 maggio 1844, 165 anni fa, subito dopo la costruzione della prima linea telegrafica del mondo, che univa Baltimora a Washington, fu inviato il primo messaggio telegrafico della storia. Diceva semplicemente: "What hath God wrought!" (E' un versetto della Bibbia: Numeri 23,23), e cioè "Cosa ha fatto Dio!".
Era iniziata l'era della comunicazione digitale.
Già, perchè di comunicazione codificata si tratta. Certo, si tratta certamente di una forma abbozzata di comunicazione digitale: a differenza dei moderni codici binari che usano solo due stati, il codice Morse (che sarebbe più opportuno chiamare codice Vail) ne usa cinque: punto, linea, intervallo breve (tra ogni lettera), intervallo medio (tra parole) e intervallo lungo (tra frasi).
Purtroppo, Vail ci ha lasciato presto, essendo morto a Morristown il 18 gennaio 1859, ad appena 51 anni. Un peccato, poichè aveva per la testa altre intuizioni, tra cui anche un modo per registrare le comunicazioni.
Ma questo genio dell'epoca romantica rimane nel grigio della storia, perchè, come racconta William Baxter, assistente di Alfred Vail:
"Alfred era particolarmente modesto e senza pretese, mentre il professor Morse era molto portato ad insistere sulla superiorità dei suoi progetti e metodi, solamente perché erano i suoi. Dato che lo seguivamo col rispetto dovuto ad un professore, fummo all'inizio piuttosto inclini a sottometterci alle sue affermazioni."
 
Non è un problema, poichè Vail non voleva essere ricordato. A lui importava che la sua idea, la sua invenzione, funzionasse davvero e basta :)
Pertanto, possiamo continuare a chiamare "Alfabeto Morse" il metodo di codifica delle informazioni per via telegrafica, basta che poi in un angolo di mente ricordiamo che dentro quell'invenzione c'è il lavoro, il sudore, le notti insonni ed i lampi di genio del timido Alfred Vail.
 
Per una biografia: Infodomus.it.

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 25/05/2009 09:15 | link | fate pure commenti (1) |
documenti, storie e storielle, ricerche

giovedì, 29 gennaio 2009
.: 28 gennaio 1986 - 28 gennaio 2009 :.

Nota importante: questo post era stato scritto per il 28 gennaio, ma un guasto all'ADSL non ha permesso di postarlo nella data giusta.
 


Ellison Onizuka, Christa McAuliffe, Gregory Jarvis, Judith Resnik, Michael John Smith, Dick Scobee e Ronald McNair.
Sette esseri umani. Cinque uomini e due donne.
E come tutti gli uomini e tutte le donne, non meritano di essere solo dei nomi. Dietro quei nomi ci sono delle vite. Ci sono delle storie.
 
Ellison Onizuka.
Un militare prestato alla progettazione aerospaziale. Eh sì, perchè era un ingegnere. Un esperto di volo, e lavorava per l'aeronautica militare degli Stati Uniti. Pochi sanno che è stato uno dei progettisti della navetta spaziale Discovery. E proprio sul Discovery aveva fatto la sua esperienza come astronauta. Volò nella missione STS-51-C, cioè la prima missione dello Space Shuttle della storia.
Successivamente, imbarcato anche nella missione STS-51-L, con la navetta Challenger.
 
Christa McAuliffe.
La signora McAuliffe è l'opposto dell'uomo precedente. Insegnante di Scienze. Catturò l'immaginazione di tutto il mondo, visto che la signora non era un'astronauta, ma aveva superato tutte le fasi di selezione per il volo inerziale, anche quelle più dure. Faceva parte di un programma del Ministero dell'Istruzione. L'idea era di tenere una lezione in diretta dallo spazio. Imbarcata nella missione STS-51-L, con la navetta Challenger.
 
Gregory Jarvis.
Membro dello staff della Hughes Aircraft. Ingegnere elettronico laureato all'Università di Buffalo. Nel 1984 è stato scelto come specialista del Carico utile dalla NASA ed è stato inserito nell’equipaggio della missione STS-51-L, con la navetta Challenger.
 
Judith Resnik.
Anche lei ingegnere elettronico, ma anche musicista, che nel tempo libero suonava il pianoforte. Nel gennaio del 1978 è stata selezionata come candidata astronauta dalla NASA e nell’agosto del 1979 ha completato l’addestramento. Ha volato con la missione STS-41-D del programma Space Shuttle nel 1984. Di lei si dice che fosse molto bella.
Nel 1986, come specialista di missione, è stata imbarcata nella missione STS-51-L, con la navetta Challenger.
 
Michael John Smith.
Nel 1967 ha conseguito un bachelor of science in scienze navali alla United States Naval Academy, seguìto nel 1968 da un master in ingegneria aeronautica. Successivamente è diventato pilota ed ha combattuto durante la guerra del Vietnam come pilota. Ma la guerra non faceva per lui. Non era quella, che l'appassionava. Lui era un tecnico del volo, e voleva sfidare i limiti della scienza e della tecnologia, ma anche quelli dell'uomo, in particolare nel volo. Pertanto proseguì la carriera come pilota collaudatore. Specialista nel volo inerziale, nel maggio del 1980 è stato inserito nel programma astronauti della NASA ed assegnato come pilota alla missione STS-51-L, con la navetta Challenger.
 
Dick Scobee.
Ingegnere aerospaziale, specializzato nella progettazione e costruzione di veicoli per il volo in assenza di gravità. Vanta circa 6.500 ore di volo su 45 diversi tipi di velivoli da volo inerziale. Nel gennaio del 1978 è stato selezionato dalla NASA come candidato astronauta, nell’agosto del 1979 ha completato l’addestramento. Scobee ha volato per la prima volta con lo Shuttle nell’aprile del 1984 nella missione STS-41-C che ha messo in orbita con successo un satellite e ne ha riparato un altro rimettendolo in orbita con il braccio meccanico. Durante questo volo ha trascorso 168 ore nello spazio. Un vero record, di sicuro il più esperto astronauta del mondo, nel 1986. Per questo motivo, fu imbarcato come comandante della missione STS-51-L, con la navetta Challenger.
 
Ronald McNair.
Una questione di classe. Di classe sociale, ma anche questione politica. Perchè Ronald è nato nel 1950, a Lake City, in South Carolina, ed era di colore. Non c'è bisogno di spendere fiumi di parole per capire che per un nero nato nel '50 in uno degli stati più razzisti degli USA... la strada per fare carriera è tutta in salita.
Ma per Ronald è stata una sfida da affrontare e vincere, per tutti gli anni '60, anni difficili e di grandi rischi (e cambiamenti) per i neri d'america. Conseguì la laura in Fisica alla A&T State University della North Carolina nel 1971 e il dottorato di ricerca al Massachusetts Institute of Technology nel 1977. Gli vennero conferiti dottorati onorari nel 1978, nel 1980 e nel 1984.
Quindi, uno scienziato di quelli veri. Ma.. non solo uno scienziato. Eh già, perchè i titoli scientifici mica significano che Ronald passava il suo tempo solo sulla Fisica... Era infatti cintura nera di quinto grado di karate, disciplina nella quale era istruttore e vinse cinque campionati regionali. E non basta. Ronald era anche un sassofonista: prima della missione lavorò con il compositore Jean Michel Jarre su un brano dal nome Rendez-vous VI.
Venne selezionato per il programma spaziale Shuttle nel 1978 ed infine assegnato alla missione STS-51-L, con la navetta Challenger. Fu imbarcato assieme al sassofono: oltre agli esperimenti scientifici nel campo della microgravità, l'intenzione era di registrare il suo assolo di sassofono a bordo del Challenger, rendendolo così il primo brano musicale eseguito nello spazio.
 
Sapete cosa è un O-Ring?
Secondo me tra i lettori abituali ce ne sta uno solo che lo sa. :)
Per farvela breve (poi se volete approfondire c'è il link), è un anello a sezione circolare usato come guarnizione meccanica o sigillo. Gli O-Ring sono progettati per essere inseriti in appositi alloggiamenti ed essere compressi durante l'assemblaggio di due o più parti, creando così una guarnizione. Ma dell'O-Ring parliamo tra un attimo.
 
Alle 11.39, ora della Florida, del 28 gennaio 1986, parte la missione STS-51-L, con la navetta Challenger. L'equipaggio era a bordo già da ore.
 


 
(In piedi, da sinistra a destra: Ellison Onizuka, Christa McAuliffe, Gregory Jarvis e Judith Resnik. Seduti, da sinistra a destra, Michael John Smith, Dick Scobee e Ronald McNair.)
 

Il decollo seguì la normale sequenza di operazioni dello Shuttle: quando mancavano 6,6 secondi dal lancio si accesero i tre motori principali. Al momento del decollo, i tre motori erano al 100% delle prestazioni e iniziarono ad aumentare fino al 104% sotto il controllo del computer. In quel momento i due razzi a combustibile solido vennero accesi e furono rimossi con cariche esplosive i blocchi che assicurano il veicolo alla rampa.
Una successiva analisi del video del lancio mostrò che dopo 0.678 secondi (quindi dopo il lancio), dal razzo a propellente solido di destra è stato emesso del fumo grigio scuro vicino al punto di aggancio del razzo al serbatoio esterno. L'ultima emissione di fumo avvenne 2.733 secondi dopo il lancio. Cosa è successo?
E' successo che una saldatura tra due sezioni del booster destro (per i non addetti ai lavori: il razzo a propellente solido agganciato lateralmente al vettore principale) era stata spaccata dalla pressione. Questo di solito non da problemi, perchè il foro prodotto sarebbe stato comunque sigillato dall'O-Ring. Ma l'O-Ring, per un difetto legato alla differenza di temperatura tra l'interno e l'esterno del booster, aveva perso elasticità. Anche questo non è un problema. Perchè se l'O-Ring non fa da guarnizione, mica finisce come al rubinetto di casa, che inizia a gocciolare... Eh no, sullo Shuttle c'è internamente un secondo O-Ring, detto O-Ring secondario, che praticamente è di riserva. Ma nel cedimento della saldatura, le labbra del piccolo squarcio, piegandosi, avevano bloccato l'O-ring secondario. Anche questo non è un problema, perchè gli ossidi d'alluminio prodotti dalla combustione del carburante avevano creato un sigillo provvisorio, fermando l'emissione di fumo. Un sigillo che dura fino a quando il booster non si svuota, ma quando si svuota si stacca dal vettore principale. Quindi, nessun problema.
Insomma: 1) si rompe una saldatura, 2) non va l'O-Ring principale, 3) resta bloccato l'O-Ring secondario... (che sfiga!) ma grazie all'accurata progettazione della sicurezza, la navetta Challenger sale senza problemi. Tutto previsto. Nella peggiore dell'ipotesi c'è l'ossido di alluminio. Già: tutto quello che è successo (attenzione... in meno di tre secondi) è un concentrato di sfighe, ma non mette in pericolo la missione. Se volete, su Wikipedia trovate anche (in inglese) le trascrizioni dei dialoghi tra equipaggio e torre di controllo. Dialoghi assolutamente normali, in cui dal centro di controllo di Houston dicono al pilota come direzionare il razzo ed agire sui motori e sui pochi controlli che si fanno dall'orbiter (quasi tutto è fatto da terra).
Ora fermiamoci un attimo, e parliamo di meteorologia.
 
Sapete cosa è un Wind Shear? E' una cosa complicata, ma per semplificare allo stremo... è una variazione improvvisa di vento in intensità e direzione.
Sì lo so, ho semplificato (e qui tra i lettori c'è chi di meteorologia ne capisce davvero), perchè ci sono 5 tipi diversi di Wind Shear (ovvio che un Wind Shear verticale è ben diverso da uno orizzontale e da uno obliquo), sono un problema solo per gli aerei durante l'atterraggio.
Ma...
 
58.788 secondi dopo il lancio, sul cielo di Cape Canaveral si verificò il più violento wind shear nella storia del volo spaziale. Le raffiche di vento improvvise spaccarono il velo d'ossido di alluminio.
(eh sì, se non ci fosse stata la spaccatura nel booster, il vento avrebbe al massimo di poco deviato la traiettoria del vettore).
All'insaputa dell'equipaggio del Challenger o del personale di Houston, il gas infiammato iniziò a fuoriuscire attraverso la falla nella giunzione del booster.
Dopo 62 secondi dal lancio, tutte le comunicazioni sono regolari ed è tutto ok. Si sente la voce di Michael John Smith, che sta pilotando, dire al comandande Scobee: "Andiamo verso 1.5 Mach".
Tre secondi dopo, da Houston dicono via radio di aumentare l'inclinazione e puntare verso lo spazio in traiettoria più verticale rispetto a prima. Il comandante Scobee risponde "Ok".
Dopo 72.525 secondi dal lancio, il vettore ha un'improvvisa accelerazione laterale verso destra, che potrebbe essere stata avvertita dall'equipaggio. 39 millesimi di secondo dopo, la pressione dell'idrogeno liquido nel serbatoio esterno iniziò a decrescere per la rottura causata dalla fiamma del razzo.
Il pilota, Michael John Smith, forse è l'unico che ha capito, ma forse, perchè 4 decimi di secondo dopo ha detto rivolto al resto dell'equipaggio: "Uh oh..."
 
Questo "Uh oh...." è l'ultima comunicazione registrata nella cabina dell'equipaggio. Smith potrebbe aver notato gli indicatori delle performance del motore principale o la pressione in caduta nel serbatoio esterno. Ma 162 millesimi di secondo dopo, la cupola di poppa del serbatoio di idrogeno liquido dirompe, producendo una forza propulsiva che spinge il serbatoio di idrogeno contro quello di ossigeno nel serbatoio esterno. Nello stesso istante il booster di destra ruota sul punto di attacco anteriore e colpisce (altra sfiga!) giusto la struttura di ancoraggio e la parte più bassa del serbatoio di ossigeno liquido.
 
Le telecamere poterono solo mostrare una nube di fumo e fiamme dove doveva esserci il Challenger, con grandi frammenti incendiati che ricadevano verso l'oceano, e i due boosters, oramai sganciati, che continuavano la loro folle corsa da soli, con traiettoria irregolare..
Qui se ne vede l'effetto.
 
Ma il bello, anzi no, direi il brutto, deve ancora venire...


 

Abbiamo detto che ora viene il brutto.
Certo che viene ora. Perchè chi ha progettato il Challenger aveva previsto anche questo :)
Insomma, fin qui sono state tutte sfighe una dietro l'altra, dal cedimento della saldatura fino al Wind shear, passando per due O-Ring che non hanno fatto il loro dovere. Ma il Challenger era progettato per garantire salva la vita anche in caso di questo! E' qui che subentrano gli aspetti oscuri e criminali. E' qui che le sfighe finiscono.
Tanto per chiarire, a differenza di quanto detto in diretta dalle TV di tutto il mondo, il sistema non è mai esploso. Si parlò di esplosione perchè così sembrava, vedendo la scena. In realtà non c'è stata una vera esplosione. Navetta e vettore vennero rapidamente disintegrati dalle tremende forze aerodinamiche. La cabina dell'equipaggio però ha resistito, così come progettata, alla rottura. Mentre la cabina staccata continuava la sua traiettoria balistica, il carburante immagazzinato nel serbatoio esterno e nell'orbiter bruciarono per alcuni secondi, producendo un'enorme palla di fuoco. Se ci fosse stata una vera e propria esplosione, l'intero Shuttle sarebbe stato distrutto all'istante, uccidendo nello stesso momento l'equipaggio.
Invece no.
Alla rottura del veicolo, la cabina dell'equipaggio si staccò, restando intera, e iniziò a cadere.
E allora, cose è successo?
Tanto per cominiciare, si attivarono solo tre airbag, secondo il telecontrollo da terra degli apparati di bordo. Non è mai stato chiarito perchè gli altri non si siano aperti. Poi, a bordo ci sono delle grosse capsule di aria (non pressurizzata). Ce ne sono quattro. Tre furono attivate. Di conseguenza, almeno qualcuno dell'equipaggio doveva per forza essere vivo e cosciente dopo la rottura.
La scorta di aria rimanente, quella rilasciata dalle capsule, era compatibile con il consumo previsto dovuto alla traiettoria di caduta della cabina, caduta di 2 minuti e 45 secondi. Quindi, non sono morti per assenza di aria da respirare.
Non sono morti neanche per le intense forze. La NASA stima che le forze di separazione furono da 12 a 20 volte la forza di gravità per un brevissimo momento, entro due secondi l'accelerazione scese a 4G e entro dieci secondi la cabina si trovò in caduta libera. Queste forze sono tollerabili dal corpo umano, e di solito non causano che qualche svenimento.
Non si sa se gli astronauti rimasero coscienti a lungo dopo la rottura. In gran parte dipende dalla tenuta della pressione della cabina. Con una tenuta perfetta, anche dopo la disintegrazione, sarebbero rimasti vivi durante la caduta; in caso contrario, la durata dello stato di coscienza a quella altitudine, in una cabina non pressurizzata e quindi alla pressione molto bassa dell'atmosfera rarefatta, è di qualche secondo.
La cabina dell'equipaggio impattò nell'oceano a circa 333 km/h , con una decelerazione di più di 200G, molto oltre i limiti strutturali della cabina e quelli di sopravvivenza dell'equipaggio. La cabina andò in polvere nell'urto con il mare, e con essa anche i corpi dei sette dell'equipaggio. Se ci fossero stati un paio di paracadute d'emergenza applicati alla cabina....
 
 
Joseph P. Kerwin, specialista biomedico del Johnson Space Center a Houston in Texas, sulla morte degli astronauti nell'incidente ha indagato ed alzato una caciara. Perchè lui ha concluso dicendo: "L'impatto del compartimento dell'equipaggio con la superficie dell'oceano fu così violento che le prove del danno avvenuto nei secondi successivi all'esplosione sono state cancellate." Poi prosegue fissando tre cose: 1) la causa della morte degli astronauti del Challenger non può essere determinata con certezza 2) le forze alle quali è stato sottoposto l'equipaggio durante la rottura dell'Orbiter furono probabilmente non sufficienti per causare la morte o ferite gravi 3) è possibile, ma non certo, che l'equipaggio perse conoscenza nei secondi seguenti la rottura dell'Orbiter a causa della perdita di pressione in volo del modulo dell'equipaggio".
Il suo rapporto (in inglese) è online sul sito della NASA.
Quindi, almeno un difetto certo ed uno probabile ci sono. Il difetto certo è la mancanza di rallentatori d'emergenza in caso di caduta libera della cabina. Quello probabile è sulla tenuta di pressione, dopo l'incidente, della cabina stessa.
Quel che è certo, è che qualcuno, se non tutti, nei secondi successivi alla disintegrazione, era vivo e cosciente.
E qui viene il peggio. Come dimostra l'indagine successiva, la fuga dell'equipaggio non era possibile durante il volo.
Quindi, chi è rimasto vivo e cosciente, ha potuto... parlare direttamente con la morte per qualche attimo, forse ha potuto anche rendersi conto di non avere scampo.
Nelle prime quattro missioni orbitali dello Shuttle furono usati dei seggiolini eiettabili e tute a pressione. Furono rimossi nelle missioni successive, durante le quali l'equipaggio indossò solo le tute di volo.
La NASA sostenne che mentre i seggiolini eiettabili erano possibili per il comandante e il pilota, erano impraticabili per il resto dell'equipaggio, soprattutto per i tre membri seduti più dietro, sotto il ponte. A differenza di un pilota da combattimento, situato sotto un sottile tettuccio, l'equipaggio sotto al ponte è situato al centro della fusoliera anteriore, circondato dalla struttura rigida del veicolo su tutti i lati. I sedili furono pensati principalmente per la fuga durante l'atterraggio, dove lo Shuttle ha i motori spenti e ha solo una possibilità di effettuare la corsa. Certo, la cabina dell'equipaggio poteva essere progettata come un unico mezzo di fuga, quindi con una migliore tentuta della pressione in caso di urti, e dei rallentatori, ma...
ma...
ma....
ma la NASA ha dichiarato che avrebbe avuto costi proibitivi e sarebbe stata troppo pesante per il veicolo.
 
Poi però dopo la perdita del Challenger, un sistema di salvataggio di emergenza venne progettato per fornire all'equipaggio la possibilità di lasciare lo Shuttle in alcune condizioni...
Troppo tardi per quei sette.
 
Alcuni resti sono stati ripescati in mare nei giorni successivi.
Solo il comandante Dick Scobee ed il pilota Michael John Smith presentano dei resti identificabili. Tutti gli altri hanno lasciato resti non riconoscibili, e sono stati sepolti tutti assieme nel memoriale dedicato allo Space Shuttle Challenger ad Arlington il 20 maggio 1986.
 

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 29/01/2009 12:25 | link | fate pure commenti (8) |
ricordi, scienza, ricerche

lunedì, 26 gennaio 2009
.: Microonde :.

Oggi non è questo il luogo per postare. Nel senso che quel che voglio dire è già scritto su Altrenotizie, ed è un articolo che invito a leggere. Qui si può commentare, e mi auguro di cuore che qualcuno possa smentire l'articolo. Ma proprio di cuore.

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 26/01/2009 10:31 | link | fate pure commenti (13) |
comunicazioni, ricerche

martedì, 14 ottobre 2008
.: Elettrosmog. Facciamo ordine? :.

Con il termine elettrosmog si indica l'inquinamento elettromagnetico da radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti. E già su questo è stata fatta molta confusione.
Confusione sia sul termine "inquinamento" che sul tipo di radiazione.
Tanto per cominciare, c'è da operare una distinzione tra gli effetti delle radiazioni non ionizzanti e quelli delle radiazioni ionizzanti. Riguardo agli effetti delle radiazioni ionizzanti c'è un sostanziale accordo in tutto il mondo circa la loro pericolosità: anche dosi molto basse di radiazioni ionizzanti, dai raggi X ai raggi gamma, nel corso di tutta la vita, causano il cancro. E se qualcuno è interessato al meccanismo di carcinogenesi delle radiazioni ionizzanti (che peraltro è molto intuitivo e chiunque ci arriva da solo) basta chiedere.
Diversa (e più complicata) è la situazione riguardante tutto ciò che non ionizza: emittenti radiofoniche e televisive, cavi elettrici percorsi da correnti alternate ad alta tensione (nessun problema per la 220 volt di casa vostra, invece, chiaro?), reti per telefonia cellulare, e gli stessi telefoni cellulari.
L'esistenza di un rischio rilevante per la salute è oggi controversa, ma non di un controverso scientifico (almeno in parte), si tratta piuttosto di un controverso politico, ed è una controversia forte, al punto che da alcuni l'intera questione viene considerata il frutto di un allarmismo ingiustificato.
Allora, proviamo a fare un piccolo tentativo di disamina ordinata. Nei limiti del possibile.
 
Molti (non pochi, ho detto molti) studi condotti in varie parti del mondo hanno dimostrato la nocività dei campi elettromagnetici sia in bassa sia in alta frequenza (non confondiamo con l'alta tensione, ok?). Questi studi non riguardano tutte le patologie possibili, ma solo alcune: leucemie infantili, tumori del sistema nervoso, tumori mammari. Gli studi effettuati su queste patologie hanno portato gli organismi internazionali ad indicarle come possibili conseguenze dovute a questa forma d'inquinamento.
Già perchè alla fine inquinamento significa proprio questo, no? Non la fuffa del tipo "c'è il traliccio, il traliccio inquina". No, inquinamento vuol dire "una profonda modifica del quadro ambientale preesistente, che porta conseguenze negative sugli organismi viventi circostanti". Ci vogliono per forza le conseguenze negative, non basta la modifica dell'ambiente: se piantiamo mille alberi lungo una strada, chi direbbe che si tratta di inquinamento?
 
Partiamo allora dalle cose di base, se no ci confondiamo.
Partiamo proprio da un campo elettromagnetico. Non userò - per motivi di chiarezza e semplicità - nessuna legge fisica studiata oltre l'ultimo anno di liceo. Si tratta di un'approssimazione, ma vi assicuro che è trascurabile.
 
Beh, la fisica dell'elettrosmog è essenzialmente quella dei campi magnetici, c'è poco da fare. Si si proprio quella delle calamite, ma anche quella delle elettrocalamite e soprattutto quella dei fili rettilinei percorsi da una corrente elettrica. Esatto: proprio quella che avete studiato all'ultimo anno di liceo! Nè più nè meno.
Allora, iniziamo a costruirci un modellino semplice. Immaginiamo che la nostra antenna, quella che emette radiazione elettromagnetica, sia un filo di lunghezza idefinita percorso da una corrente.
La fisica del liceo, ma anche quella degli istituti tecnici e delle varie scuole, ci insegna che nello spazio circostante viene indotto un campo magnetico, storicamente indicato vettorialmente con il simbolo B, che diminuisce con la distanza alla quale ci troviamo dall'antenna.
Due scienziati francesi, i dottori Jean-Baptiste Biot e Felix Savart, nell'ormai lontano 1820 si misero a fare delle misure sperimentali con dei fili elettrici, per misurare con esattezza l'ampiezza del vettore B in funzione della distanza dal filo percorso da corrente. L'intensità del campo magnetico dipende solo dalla distanza e non dalla direzione (e credo sia intuitivo, no?), e con un po' di lavoro riuscirono a ricavare la precisa legge fisica, passata alla storia come Legge di Biot-Savart:
 


 

L'abbiamo scritta in modulo, e non in forma vettoriale, essendo il nostro modellino a simmetria azimutale, che è una cosa brutta per dire che in qualunque direzione mi muovo in orizzontale, il risultato non cambia :)
In questo disegnino, B è il campo magnetico misurato a distaza r dall'antenna, i è l'intensità (misurata in Ampere) della corrente elettrica nell'antenna, e µ0 è quella costante universale chiamata permeabilità magnetica del vuoto, sì sì, quella che a scuola non vi ricordavate mai e vi beccavate quattro in fisica.
Già, ho detto del vuoto, perchè se invece che nel vuoto siamo nell'aria, il valore della costante universale cambia, come valore numerico, ma la sostanza non cambia: più siamo vicini all'antenna, più forte è il campo magnetico, più ci allontaniamo, e più diminuisce. Lo sapevamo già, quindi, fin dal 1820, che più siamo vicini ad un'antenna e più forte è il campo. Quindi, quando sentite in televisione un qualche esperto che dice che non è vero che i campi sono forti vicino alle antenne (e se ne sono sentiti parecchi), mandatelo gentilmente affa...re una ripassata di fisica in una scuola superiore.
 
Ora, facciamo un passettino avanti, e ricordiamoci questa formuletta. Perchè ci serve tra poco, e per rispetto di quei due poveracci di Biot e Savart si sono fatti un culo così in un laboratorio di Parigi, invece di andare a rimorchiare sul lungosenna davanti a Place de la Concorde.
La formula di Biot-Savart è dimostrabile matematicamente a partire dalla Formula di Laplace, facendo un integrale di circuitazione, ma ve la risparmio, anche perchè non ci serve. La trovate su un qualunque libro di fisica.
 
Per ora ci interessano altre cose. Prima di tutto: la legge italiana è compatibile con la fisica? I limiti di legge per le emissioni elettromagnetiche sono calcolati bene o no? La risposta è: la legge calcola correttamente le emissioni, infatti i limiti di legge sono calcolati in funzione della distanza, tenendo conto di questo andamento delle linee di forza del campo elettromagnetico. Non solo: la legge fissa i limiti in modo completo, in tre unità di misura diverse, in Tesla, microWatt/cm2 e Volt/m2.
Questo è il principio di base. Poi ovviamente la legislazione è molto più complessa, ad esempio per i lavoratori bisogna far riferimento a norme specifiche, ad indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e alle leggi e decreti italiani che fissano i limiti in funzione dell’esposizione attribuendo la responsabilità al datore di lavoro del rispetto dei limiti.
Nonostante questo, la legge quadro, varata nel 2001, e la successiva emanazione nel 2003 dei decreti attuativi, non ha ancora chiarito tutti gli aspetti del problema, ma questo è un argomento complesso, che potrebbe essere oggetto di un post futuro. Il principio è che la legge di per sè si inquadra correttamente, ma è come al solito in ritardo rispetto alle leggi della fisica, che sono leggi universali.
Direte voi: ma come? La legge universale è nota dal 1820... e la piccola legge umana non si è ancora adeguata?
Beh, che ci volete fare... la legge preferisce perdersi in fuffa, invece di adeguarsi a ciò che vale in tutto l'Universo, e questo è un limite intrinseco del diritto, scritto per tutelare la proprietà piuttosto che per essere aderente alla Terra ed all'Universo tutto, ma questa è filosofia: non si può fare un confronto tra la Fisica e il Diritto, perchè il povero Diritto ne è sempre uscito con le ossa rotte.
Ma torniamo a noi. Dalla legge di Biot e Savart consegue anche un'altra cosa: la cosiddetta linearità. Senza entrare in dettagli, vuol dire che se abbiamo due o più antenne, il campo magnetico totale è uguale alla somma (vettoriale!) dei singoli campi. Su questo sbagliano in molti. Perfino Wikipedia (va be' lì di errori ce ne sono parecchi in tantissime voci), che arriva a dire che il campo totale e ipotizzato essere uguale alla somma dei campi. Non è ipotizzata una cippa: è un calcolo, ed anche abbastanza semplice.
Altro grande errore che si compie spesso, è quello di parlare di inquinamento da onde elettromagnetiche. E' fortemente imprio: onda e campo sono due concetti fisici profondamente diversi. Un'onda è conseguenza dell'esistenza di un campo, è un effetto. Ma la causa è il campo. La povera onda è innocente.
Le onde entrano in gioco per misurare l'effetto di un campo magnetico, e qui le cose si complicano, perchè la legge di Biot e Savart misura l'intensità di campo megnetico generato da un filo percorso da una corrente stazionaria... Ma qui avremo a che fare con sorgenti (antenne) con segnali variabili, come potrebbe essere una radio o un cellulare. Pertanto, la stessa antenna è percorsa da una corrente variabile. Tralasciamo i dettagli matematici, perchè ho promesso di non andare oltre le cose che si fanno al liceo, e quindi niente serie e trasformate, ok?
Quello che succede, è che l'onda elettromagnetica prodotta dal campo ha una frequenza di oscillazione che è proporzionale alla frequenza con cui varia la corrente nel filo d'antenna. Anche questo è intuitivo, ma troverete comunque molti approfondimenti sul vostro vecchio libro di fisica.
Quindi, se misuro la frequenza dell'onda, posso avere informazioni sulla corrente che fluisce nel filo. Può essere un'antenna, ma anche un elettrodotto ad alta tensione, che è un filo lungo, ed è percorso da corrente alternata.
 
Un giorno, tanti anni fa, un altro fisico, anzi in particolare un astrofisico, che si chiamava Wilhelm Wien (sì sì! Quello della legge di spostamento della temperatura delle stelle che avete studiato in Geografia Astronomica! Ma anche quello dello spettro del corpo nero), si mise a fare un po' di esperimenti sulle onde elettromagnetiche e la temperatura. Non perchè fosse disoccupato, ma perchè stava facendo un po' di ricerche sulla luce emessa dalle stelle e sulle temperature dei corpi celesti.
Allora, fece qualche esperimento in laboratorio, mettendo dei tessuti ad una distanza nota da delle sorgenti di luce fredda. Soprendentemente (per i suoi tempi), si accorse che il tessuto aveva aumentato la propria temperatura, nonostante fosse illuminato da luce fredda e non dalla luce solare o da quella di una lampadina ad incandescenza, che come noto irradiano anche calore.
Allora si insospettì, studiò sistematicamente il fenomeno, e scoprì sperimentalmente che le onde elettromagnetiche, conseguenza di un campo magnetico induce un aumento di temperatura nello spazio circostante. Un aumento piccolo, sia chiaro. Poi, dipende anche dalla natura dell'oggetto che viene riscaldato. Lui infatti per semplicità studiò corpi monocolore, in modo da avere informazioni precise sull'assorbimento e riflessione delle onde incidenti. Per questi studi, ottenne il Premio Nobel per la Fisica nel 1911.
Le misure fatte nei decenni successivi hanno misurato, negli organismi umani, un aumento di un grado kelvin per un segnale variabile con circa 100 Gigahertz di frequenza.
Sia chiara una cosa, per dovere di precisione: questa misura per gli organismi umani non serve a nulla, non dice nulla, ed è palesemente irregolare. Infatti, la definizione di questo aumento di temperatura nell'uomo non è una definizione di misura. Lo sarebbe stata se avesse detto questo aumento di 1 kelvin a 100 Gigahertz di frequenza... a che distanza dalla sorgente si ottiene e con quale tempo di esposizione!
Queste informazioni sono fondamentali per analizzare quantitativamente il fenomeno ma, per quel che stiamo facendo, e per il suo livello (essenzialmente sto dando solo la ricetta dei calcoli, poi se vi interessano ve li vedete dal libro di fisica), ci interessa l'aspetto qualitativo: gli oggetti, sia inanimati sia animati come anche noi stessi, aumentano la loro temperatura quando sono in vicinanza della sorgente di un campo magnetico.
Il cosiddetto inquinamento elettromagnetico è tutto qui. E' questo.
Questo e niente altro.
 
Non gridate vittoria, perchè se credete che un aumento di temperatura non abbia conseguenze (alla lunga anche sulla salute), allora credete ancora alla befana :)
Ripartiamo da qui. Ed aggiungiamo una piccola cosa: l'aumento di temperatura indotto è proporzionale alla frequenza dell'onda, quindi in definitiva alla frequenza di oscillazione del campo magnetico che l'ha generata.
L'effetto accertato da Wien è quindi l'innalzamento della temperatura dei tessuti biologici attraversati, soprattutto quelli più ricchi di acqua. Nel caso dei telefoni cellulari, la potenza irradiata è bassa (solitamente minore di 1 watt) così che il riscaldamento prodotto è dell'ordine di poche frazioni di grado, quasi interamente localizzato nella testa dell'utente, inferiore all'effetto di una esposizione di pari durata alla radiazione solare.
La fisica che ci serve, è tutta qui. Non ci serve altro. E non c'è nulla di controvertibile.
 
Ovviamente, la domanda che chiunque si pone è un'altra: questo microriscaldamento a livello cellulare e molecolare può nuocere alla salute?
 
La risposta la da la ricerca biologica, in questo caso. Non si tratta di effetti macroscopici, quindi osservabili ad occhio nudo, ma di effetti microscopici, a livello cellulare o subcellulare.
Esistono studi che documentano gli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute umana.
Quando il campo varia ad una frequenza molto elevata, e quindi hanno frequenze elevate anche le corrispondenti onde elettromagnetiche, sorgono due meccanismi di interazione tra onda non ionizzante e corpo umano: shock termico delle proteine e la formazione di micronuclei cellulari.
 
Quando avviene il surriscaldamento di punti nei tessuti umani, il nostro corpo produce automaticamente delle proteine per far fronte allo shock termico. E' il tentativo del nostro corpo di proteggere e riparare le cellule surriscaldate. Se il nostro corpo stava bene e scoppiava di salute anche da un punto di vista microcellulare, allora il meccanismo riesce anche ad avere successo. Ma se il nostro corpo è già malato di cancro, che succede? Beh succede che le proteine prodotte per shock termico proteggono anche le cellule cancerose rendendole resistenti alle terapie. Così, le terapie falliscono. In molti tumori il numero di queste proteine risulta altissimo.
 
Il secondo effetto è la formazione di micronuclei: i micronuclei sono filamenti spezzati del DNA, spezzati a livello di legame chimico proprio dall'aumento della temperatura a livello microscopico. La loro presenza indica che le cellule non sono più in grado di ripararsi correttamente.
Tutti i tumori sono causati da un danno genetico e la presenza di micronuclei nelle cellule è il primo segnale d'allarme del cancro.
Un bravo ricercatore, il dottor David de Pomerai, tossicologo molecolare britannico, di cui potete trovare informazioni facilmente interrogando google, si mise a fare studi proprio su questo, e scoprì che le cellule con danni genetici non risanati possono diventare cancerogene in maniera molto più aggressiva rispetto alle altre. Altri studi successivi hanno confermato la tesi di de Pomerai, ed hanno anche fatto misure quantitative: pochi minuti di esposizione a radiazioni simili a quelle emesse dei cellulari possono trasformare un cancro attivo al 5% in uno attivo al 95%.
E qui sorge un problema. Un problema grosso. Gli esperimenti fatti da de Pomerai e dai suoi colleghi, soprattutto il dottor Allison Phillips, erano fatti con esposizioni a microonde di intensità molto più basse rispetto ai limiti di legge attuali!
 
Oltre questo, ci sono anche degli effetti, già dimostrati, sulla tiroide: le radiazioni non ionizzanti producono nel cervello il rallentamento o l'arresto della produzione da parte dell'ipofisi dell'ormone stimolante tiroideo (TSH), determinando così una drastica riduzione degli ormoni tiroidei T4 e T3.
 
E scusate se è poco.
Per oggi, ci fermiamo qui. Poi, se l'argomento dovesse suscitare interesse, si può ovviamente proseguire ;)
Nel frattempo, prima di andare a dormire, ricordatevi la legge di Biot-Savart, e mantenete grande la distanza r tra voi ed il vostro cellulare. Quindi, non addormentatevi con il cellulare acceso sul comodino! Spegnetelo o, se proprio volete tenerlo acceso, tenetelo in un'altra stanza, in modo da aumentare la distanza e fare in modo che a separarvi ci sia anche la permeabilità magnetica di un muro, oltre che dell'aria.

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 14/10/2008 09:25 | link | fate pure commenti (10) |
ambiente, scienza, provocazioni, ricerche

mercoledì, 24 settembre 2008
.: Andrei Chikatilo :.

Ripartiamo da dove eravamo rimasti nel post sul cannibale di Milwaukee della settimana scorsa.
Come ricorderete, avevamo parlato di una serie di luoghi comuni, che vedono il serial killer essere uomo, occidentale, possibilmente americano, che diventa mostro assassino per traumi subiti durante l'infanzia o per motivi di emarginazione sociale.
Abbiamo in passato fatto cadere l'ipotesi che fosse uomo, e lo faremo ancora, ma adesso facciamo anche un altro passo. Vediamo che cosa succede quando il mostro assassino non solo non è americano, ma non è neanche occidentale. Scopriremo presto che chi deve fare l'opportuna prevenzione del caso... si è mostrato impreparato. Impreparato a fermare il mostro, ma anche impreparato ad ascoltare chi cercava di far luce sull'orribile serie di delitti.
Già, perchè questa non è solo la storia di un serial killer. Questa è anche la storia di un medico, che accortosi dell'incapacità da parte delle autorità di identificare il mostro, provò a dare una mano, in un'epoca nella quale non esistevano ancora test del DNA ed altre cose che oggi sono all'ordine del giorno.
Quel medico non fu ascoltato, per incapacità di ascoltare, e l'assassino potè continuare a colpire. Soprattutto perchè la società in cui agiva non era preparata al fatto che potesse esistere un serial killer al suo interno.
E' anche la storia di una spia, di un uomo che la smise di dare la caccia agli americani, per dedicarsi alla ricerca del criminale.
E non è una storia semplice. Può disturbare molto, perchè è molto violenta e crudele: questa è la storia di Andrei Romanovich Chikatilo, detto anche il Macellaio di Rostov, che per ben 12 anni fu il grande terrore criminale dell'Unione Sovietica.
Attenzione. Very long post. Se proprio volete leggerlo, mettetevi comodi e prendetevi del tempo. Più di così non si poteva tagliare, essendo una storia molto delicata.
 
Partiamo da alcune importanti considerazioni sul personaggio ritratto nella foto a lato: 1) questo non è un post politico, è un post su un criminale, come ce ne sono tanti anche da noi; al limite, occorre osservare che mentre da noi di mostri ce ne sono molti, non sono affatto tanti i mostri conterranei di Chikatilo. 2) il modus operandi di Chikatilo è stato senza dubbio, storicamente, uno dei più grandi contributi al luogo comune cattolico, diffuso unicamente in Italia, secondo cui "i comunisti mangiano i bambini". In realtà non è possibile provare che Chikatilo fosse comunista convinto, anche se lui si è sempre dichiarato tale ed è stato membro attivo del partito, visto che all'epoca tutti i sovietici erano iscritti al PCUS, che era anche partito unico... per cui era come se fossero comunisti tutti e nessuno. Chikatilo era di nazionalità sovietica, ma dire "i sovietici mangiano i bambini", nelle nostre parrocchie e nei nostri oratori di campagna, non avrebbe avuto lo stesso peso elettorale rispetto al dire che "i comunisti mangiano i bambini". :)
 
Andrei Romanovich Chikatilo nacque nel villaggio di Yablochnoye, in Ucraina, nel 1936. Ho detto 1936, che notoriamente non è un'annata fortunata, perchè significa avere un'infanzia travolta in pieno dalla seconda guerra mondiale, che in Russia è stata qualcosa di devastante, molto peggio che da noi.
Il padre di Andrei è richiamato nell'Armata Rossa, e parte per la più tremenda campagna di guerra di quegli anni, ma durerà poco: verrà molto presto catturato, purtroppo per lui vivo, dai nazisti, durante l'avanzata verso Leningrado.
Non solo. L'Ucraina, dove cerca di crescere tra gli stenti il piccolo Andrei, viene colpita dai bombardamenti tedeschi, e dall'avanzata della Wehrmacht, che tagliano i rifornimenti ed i collegamenti con il resto del Paese: con l'arrivo dell'inverno, sul villaggio di Yablochnoye, e su gran parte dell'Ucraina, arriva un nemico ancora più pericoloso dei tedeschi. La carestia.
Secondo molti studiosi della personalità di Andrei, è in questo periodo che la madre impazzisce.
Andrei venne a sapere, tempo dopo, di avere un fratello più vecchio di lui che morì nella carestia ed il cui corpo fu cannibalizzato da vicini affamati. Attenzione: non ci sono nè prove nè conferme di questo episodio. Ma neanche smentite. Qualcuno tende ad avvalorare l'ipotesi che il bambino sia morto durante la carestia, e che il racconto della cannibalizzazione sia invece stato inventato dalla madre pazza. Fatto sta che questo racconto segnerà fortemente la psiche del piccolo Andrei (che all'epoca deve avere circa 5 anni). Oltre questo, anche se non ci sono prove per l'episodio riguardante il fratello di Andrei, è dimostrato storicamente che degli episodi di cannibalismo si verificarono sicuramente durante la carestia del 1930, e durante quella scoppiata in occasione dell'invasione tedesca.
C'è un altro elemento da considerare. Un elemento molto forte: non è che la madre fosse impazzita all'improvviso. No. La donna viene rapita da parte di un gruppo di soldati della Wehrmacht, e stuprata ripetutamente. Questo causa la sua follia. Ma ha una conseguenza forte: il rapimento avviene sotto gli occhi del bimbo di 5 anni, Andrei, già con il padre lontano, in guerra, e che vede i soldati tedeschi portargli via la madre. La notte resta solo in casa, mentre continuano i bombardamenti della Luftwaffe.
Non si sa quanto tempo la donna sia rimasta nelle mani dei soldati, poichè le notizie a riguardo sono pochissime e confuse. Di sicuro, secondo medici e studiosi che a vario titolo hanno cercato nell'infanzia le cause che hanno originato una personalità così deviata e disturbata, sono eventi che segnano per sempre la mente di un bambino di 5 anni.
Moltissimi decenni dopo, dopo il 1990, Andrei Chikatilo racconterà di ricordare benissimo cosa sognava la notte, quando era piccolo, durante la guerra. Sognava di prendere in ostaggio dei soldati tedeschi, di portarli nei boschi, e di procedere alla loro esecuzione.
E, detto tra noi, come dargli torto??
 
Eh sì, anche questa storia dimostra come sia vero, che i moventi profondi dei mostri assassini siano da ricercare in traumi vissuti durante l'infanzia...
Ma la storia è ancora lunga. Anche perchè è una storia che andrà avanti in piena guerra fredda, e non nel blocco occidentale.
Quel che è certo è che la giovinezza di Andrei è fatta di miseria, di carestia, di violenza subita. Il ragazzo è piccolo, magro, mingherlino e poco muscoloso, un fisico gracile così evidente da essere motivo di scherno agli occhi dei compagni di scuola. Il bambino è anche fortemente miope, quasi ipovedente. Anche il fatto di non avere una buona vista, lo segna fin da piccolo.
Ma a scuola ha buoni risultati. Va avanti negli studi, lui figlio di contadini, e fa progressi. Più avanti, fallirà il test di ammissione all'Università di Mosca, ma non demorde. Inizia a lavorare, ma contemporaneamente mentre lavora come operatore telefonico, continuerà a studiare, fino a laurearsi in Letteratura russa, presso la Libera Università di Arte di Rostov, ma a questo ci arriviamo dopo.
Contrariamente a quel che si crederà, e che si potrebbe credere quando si parla di un serial killer, Andrei Chikatilo non è in generale uno stupratore, e non potrebbe esserlo: all'età di 18 anni, dopo la visita medica per il servizio militare, viene assodato che il ragazzo ha una grave disfunzione sessuale che lo rende impotente per tutta la vita. Conseguenza anche questa dei traumi nell'infanzia? O della carestia? Chi lo sa, non sta a me dirlo. Non sono un medico. Ma qui scatta un primo grande problema, che è un altro duro colpo per lui. E' il 1960, ed Andrei è a fare il servizio militare. Per lui è un incubo. I medici della caserma leggono dai certificati della sua disfunzione sessuale e lo etichettano, con tanto di timbri ufficiali, come omosessuale. Andrei non ha - e non può avere - dei bei ricordi del tempo durante il servizio militare: dopo l'ennesimo appuntamento fallito con una ragazza dovuto all'impotenza, la gentile signorina ha una splendida idea. Reagisce dicendo agli amici che Andrei è impotente, e assieme a loro si mette a deriderlo. Certamente questo episodio gli fa aumentare l'odio nei confronti di tutti, delle donne, degli amici, del mondo.
 
Andiamo avanti negli anni. Andrei termina il servizio militare, e trova lavoro come operatore telefonico. Tra traumi infantili e impotenza, è un ragazzo chiuso e taciturno, timidissimo e con pochi amici, che lo deridono alla prima occasione, ed incapace di trovarsi una fidanzata. Etichettato come omosessuale, pur senza sentirsi tale, riesce a sfogarsi ed a raccontare tutto questo solo a sua sorella. E' proprio la sorella che si da' da fare. Gli presenta una sua amica, Feodosia. I due si innamorano. Lui le confessa di essere impotente, e di riuscire solo raramente a masturbarsi. Lei gli risponde che non gliene frega niente (ah, potenza dell'ammore!). I due si sposano.
Nonostante i loro rapporti a letto siano fin dalla prima notte disastrosi, la giovane moglie non si arrenderà al primo fallimento e due anni più tardi nascerà una figlia, Lyudmil, seguita da un bel maschietto, Yuri, nel 1967. L'inseminazione avvenne eiaculando sul ventre della moglie per poi inserire il seme dentro di lei con le proprie dita.
E' questo il periodo migliore, per Andrei Chikatilo, che fino ad oggi non è mai stato un violento, nè un omicida, ma solo un impiegato piccolo borghese timido ed impacciato, un po' quello che da noi etichiettiamo come uno sfigato, un "tipo soggetto". La nascita dei figli gli da' molta forza, riesce mentre lavora, con molti sacrifici, a laurearsi in Lettere e così, finalmente, dopo la laurea, può cambiare lavoro, e diventare un insegnante.
 
Terribile. Quasi incredibile. Ma sono gli anni dell'insegnamento che fanno di lui il mostro di Rostov. Poi noi parliamo degli studenti di oggi come se fossero gli unici campioni del bullismo, e immaginiamo i bambini della Russia Sovietica come tutti "allineati e coperti".
Invece provate ad immaginare quando in classe entra un professorino, lo vedete nella foto a lato, magro scheletrico, con poche energie, timidissimo e che balbetta. E' provato che fin da subito i suoi rapporti con gli alunni non sono dei migliori, è schernito e poco amato. E' vero che questo capita alla maggior parte dei docenti, ma... nel suo caso avrà un effetto psicopatologico molto grave.
Andrei come insegnante è anche bravino, ma è completamente incapace di ottenere una qualsiasi forma di rispetto dai suoi alunni, ma continuò la professione spostandosi di scuola in scuola.
Un bel giorno, dopo qualche anno di insegnamento, scatta in lui la molla. Quando non ce la fa più, nonostante la timidezza, schiaffeggia gli studenti che lo prendono in giro.
Non si sa di preciso come siano andate le cose, fatto sta che invece gli studenti vanno alla polizia e lo denunciano per abusi sessuali!
La polizia fa accertamenti su di lui, e scopre che è affetto da impotenza! Che se permettete, è anche solido come alibi. Certo, avrebbero potuto tenerlo sotto osservazione, ma qui avviene il grande errore. La polizia scrive nel suo verbale non solo che Andrei Chikatilo è impotente, e pertanto incapace di commettere abusi sessuali, ma scrive anche una cosa fatalmente sbagliata: scrive che "La pedofilia è un pericoloso crimine, da ascriversi a cause sociali, e pertanto tipico del mondo occidentale, capitalista, edonista, ed imperialista, non certo di un Paese Comunista".
Beh, come risultato si ottenne solo che la scuola in cui insegnava preferì licenziarlo, etichettandolo come tipo violento. Andrei continuò a vagare di scuola in scuola e, ogni volta che alle autorità scolastiche arrivavano voci circa l'accusa che aveva avuto, oppure ogni volta che scoppiava e picchiava un alunno, preferivano licenziarlo invece di iniziare un'indagine ufficiale e rovinare così la reputazione della scuola.
L'ultima esperienza? Gli studenti lo sfottono ancora, in particolare una studentessa di 14 anni. Andrei la trattiene con una scusa oltre l'orario scolastico, e si vendica picchiandola con un righello. La ragazza esce di scuola che ancora sanguina, e denuncia l'accaduto ma, non sapendo che Andrei è impotente, racconta che il professore l'ha picchiata "finché non ha raggiunto il piacere". Andrei dovrà dimettersi.
Come riporta la sua biografia sul sito Telanera, "E' soltanto l'inizio di quello che si nasconde dietro un anonimo borghese, un professore padre di famiglia e uno stimato membro attivo del partito comunista".
Proprio il fatto che fosse attivo nel partito, darà luogo a certe letture politiche in occidente, a dire il vero pretestuose e speculative, che metteranno la vicenda di Andrei Chikatilo, alla base del crollo degli ideali sovietici (!!!).
Un fatto è certo: Andrei è un uomo dall'equilibrio psichico fragile fin dall'infanzia ed ora in procinto di cadere nell'abisso della follia.
 
Andrei lascia il lavoro come insegnante, e diventa commesso in un'industria statale: i numerosi viaggi di lavoro nell'Unione Sovietica furono usati per commettere i suoi crimini.
Che iniziano solo ora.
Anche in questo, Chikatilo è un serial killer atipico. Ha iniziato la sua attività di assassino solo a 42 anni.
Nel 1978, Chikatilo si spostò a Shakhty, una piccola città mineraria vicino a Rostov, dove commise il suo primo omicidio. Il 22 dicembre, attirò una bambina di 9 anni in una vecchia casa che aveva comprato in segreto dalla sua famiglia, dove tentò di stuprarla, ma non poteva riuscirvi: l'impotenza gli ricordò drammaticamente di essere sempre con lui, a fargli compagnia. La pugnalò a morte. Con 40 coltellate immaginando, come raccontò al processo, di colpire "uno degli studenti che mi schernivano di più, quando ero insegnante". La follia gli è esplosa dentro, ed ha anche un inaspettato risvolto sessuale: per Andrei l'impotente, da quel momento in poi il suo unico modo di eccitarsi è di accoltellare persone fino alla loro morte. E funziona. E' nato il Macellaio di Rostov.
 
Ma nonostante tutto questo, smise di uccidere per un lungo periodo.
La follia riprese forte solo nel 1982.
Percorreva le strade intorno a stazioni di autobus o treni approcciando giovani vagabondi, convincendoli ad allontanarsi con lui. A quel punto il bosco più vicino diventava il luogo dell'omicidio della vittima.
Nel 1983 non uccise fino a giugno, ma poi fino a settembre uccise quattro persone, tutte donne o bambini. Chikatilo solitamente tentava di avere rapporti sessuali con le sue vittime, ma spesso era incapace di raggiungere un'erezione: questo creava in lui una furia omicida, specialmente se la vittima lo derideva per questo suo handicap. Riusciva a raggiungere l'orgasmo solo quando pugnalava a morte.
 
Insomma, per farla breve, entro la fine del 1983 le vittime erano già una decina. Nonostante questo, la polizia non collegò gli omicidi tra di loro, e ignorò l'ipotesi che si potesse trattare di un unico assassino.
Il motivo? Lo stesso fondamentale errore di prima! In quel tempo, nell'URSS, i crimini come quelli commessi da Chikatilo erano considerati impossibili in quanto comuni solo "nelle edonistiche nazioni capitaliste".
Questo grave errore non fu commesso solo dalla polizia, ma anche dai giornalisti, che pertanto non scrissero mai articoli su un mostro...
In pratica, non vi fu allarme. E gli omicidi, grazie al lavoro di Andrei, avvenivano in località anche lontane tra loro, e spesso furono relegati alla cronaca locale.
C'è anche un altro motivo storico che impedì l'allarme sociale. All'epoca, in Unione Sovietica, ma anche in Occidente, era convinzione diffusa sia negli ambienti criminologi che in quelli sociologici, che dare troppo spazio alle notizie riguardanti crimini a sfondo sessuale potesse dar luogo a fenomeni di emulazione, un po' come avvenuto da noi con la moda dei sassi dai cavalcavia qualche anno fa, dove il picco di lanci di sassi avveniva puntalmente dopo che al fenomeno era stato dedicato qualche servizio televisivo.
Per quanto riguarda invece la pedofilia, in Unione Sovietica era molto mal vista, anche dagli altri criminali, infatti i vari (ma a dire il vero rari) pedofili arrestati erano stati puntualmente torturati e uccisi in cella dagli altri carcerati.
Negli anni '80, l'esistenza di un mostro iniziò a circolare, soprattutto in Ucraina, ma non ufficialmente, ma come diceria popolare. E fra la gente nacquero dicerie circa stranieri che uccidevano bambini sovietici in preparazione di un'invasione e la presenza di lupi mannari.
 
Quando Andrei aveva già ucciso 14 persone, la polizia aveva scoperto appena sei cadaveri. Rostov-On-Don, la città al centro dell'ampio raggio dove erano avvenuti gli omicidi, era incapace di risolvere la cosa, anche perchè credeva di avere a che fare con sei assassini diversi. Unica alternativa, informare le autorità centrali.
Così, i fascicoli riguardanti i sei cadaveri ritrovati arrivarono alla Polizia di Mosca, che immediatamente mandò a Rostov-On-Don un team guidato dal Maggiore Mikhail Fetisov.
Fetisov all'inizio ebbe delle buone intuizioni, infatti concentrò le indagini intorno a Shakhty.
Ma come abbiamo detto, questa è anche la storia di un medico e di una spia.
La spia arriverà più tardi, ma il medico arriva ora, ed ha un mome: Victor Burakov.
Il dottor Burakov era (ed è ancora) un esperto medico legale, nominato da Fetisov come consulente scientifico del team inquirente. Burakov prima di esaminare i cadaveri, volle l'elenco di tutti i malati di mente e rei di crimini sessuali conosciuti nell'area, eliminando uno alla volta quelli che non erano coinvolti. Un certo numero di giovani ragazzi confessò gli omicidi, ma solitamente erano malati di mente che ammettevano le loro colpe solo dopo lunghi e brutali interrogatori. Almeno uno dei sospetti si suicidò nella propria cella mentre era agli arresti.
 
Ma anche i crimini erano strani. Il pedofilo assassino stupra e uccide bambini, il maniaco sessuale stupra e uccide le donne. Qui invece la maggior parte delle vittime erano ragazzi abbastanza cresciutelli... (Andrei si vendicava, nel suo folle immaginario, degli studenti che lo avevano preso in giro, ma questo gli inquirenti non potevano saperlo)
Allora il maggiore Fetisov fece un atto coraggioso: passò al setaccio le comunità gay, cosa che non avrebbe potuto fare, perchè a quel tempo erano clandestine in URSS dove l'omosessualità era un crimine. Oltre 150.000 persone vennero interrogate, ma anche questa strategia fu abbandonata. Perchè non portò a nulla. Nessuno stava cercando di uccidere i gay.
Intanto nel 1984 furono commessi altri 15 omicidi. Con i cadaveri ritrovati sempre in boschi poco distanti da stazioni ferroviarie o di autobus. Fetisov rispose aumentando il numero di pattuglie ed agenti in borghese alle principali fermate di trasporti pubblici.
 
Insomma, a furia di aumentare i controlli, un giorno un poliziotto in borghese ferma proprio Andrei!
Chikatilo venne trovato ad agire in modo sospetto ad una fermata del bus a Rostov e quindi arrestato. Fu scoperto che era sotto investigazione per piccoli furti ai danni di uno dei suoi datori di lavoro e questo permise alla polizia di tenerlo in stato di fermo per un prolungato periodo di tempo. L'oscuro passato di Chikatilo fu analizzato, ma non emersero prove per incriminarlo degli omicidi. Fu accusato di altri crimini e condannato ad un anno di prigione, ma dopo solo 3 mesi, nel dicembre del 1984, fu liberato. Eh sì, credevate che in Unione Sovietica una volta messo uno in cella buttassero la chiave? Altro che! Esistevano praticamente le stesse regole sugli sconti di pena e tutto il resto che ci sono da noi.
 
Ma, durante questo tempo in cui Andrei è in carcere, succedono due cose importanti. La prima è un grave errore commesso proprio dal Maggiore Fetisov. Costui infatti, scarta Chikatilo dalla lista dei sospetti a causa del suo gruppo sanguigno, diverso da quello dei campioni di liquido seminale e di saliva lasciati dall'omicida sulle vittime.
Ad opporsi (perchè accidenti aveva visto giusto) è il medico. Victor Burakov ha invece capito che si tratta di un serial killer, ed insiste nell'affermare che Chikatilo doveva essere un individuo unico, nel quale il tipo di sangue differiva se analizzato in un campione ematico ed in un campione di liquido seminale. Da notare che all'epoca, siamo negli anni '80, il test del DNA non esisteva ancora! Pertanto, l'identificazione, anzi la compatibilità, di una persona si faceva attraverso l'analisi del sangue.
Fetisov non credette al medico. D'altronde era convinto che non si trattasse di un serial killer, perchè "queste cose succedono solo nella società occidentale, degradata dal capitale e dall'edonismo". Ma il dottor Burakov non volle mica demordere :) Ed iniziò a scrivere in giro ad altri esperti russi ed esteri ma...
Nessuno scienziato, nè dell'URSS nè del mondo occidentale, prese sul serio quella teoria, tranne un gruppo di biologi dell'Università di Mosca, ma questo non bastò...
Oggi sappiamo che la teoria del dottor Burakov era corretta. Oggi è stato ampiamente dimostrato che alcune persone, al contrario di altre, secernono marker di proteine, anticorpi ed antigeni del sangue anche negli altri fluidi corporei (saliva, lacrime, sudore, latte, liquido seminale, ecc..). Per questo motivo il gruppo sanguigno di queste persone può essere identificato tramite appositi test su fluidi corporei diversi dal sangue, mentre per altre persone, circa il 20% del totale, questo tipo di esame non è possibile, perchè risulta alterato, e Chikatilo appartiene a questa categoria.
I biologi di Mosca provarono a difendere l'operato di Burakov, ma furono ignorati e le loro teorie circa l'analisi dei campioni ridicolizzata. La polizia arrivò a dire che per errore erano stati mischiati i campioni raccolti, e non fu conservato alcun campione biologico.
Burakov, deluso, si dimise dall'incarico quando Andrei Chikatilo fu scarcerato.
 
Andrei va via, trova un nuovo lavoro a Novocherkassk, e per un po' riga dritto, ma nell'agosto del 1985, uccide a coltellate due donne in occasioni separate. Poi si calma per un anno circa. I successivi omicidi infatti sono del maggio del 1987 quando, durante un viaggio di lavoro a Revda, in Ucraina, uccide un giovane ragazzo. Uccide ancora a Zaporozhye in giugno ed a San Pietroburgo in settembre.
 
Visto che oramai è anche uscito dall'Ucraina, e i morti a coltellate sono arrivati fino a San Pietroburgo, spargendosi per tutta l'Unione Sovietica, la polizia si da una mossa: rimuove il Maggiore Fetisov dall'incarico, e chiede aiuto più in alto.
E' qui che entra in campo il terzo protagonista: la spia.
Issa Kostoyev era originario dell'Ingushezia, facente parte della polizia segreta, quella che faceva più paura. Nel 1985 viene assegnato al caso.
C'è poco da fare. Quando le forze di polizia si trovano in difficoltà, preferiscono chiedere aiuto al famigerato KGB. E la polizia segreta manda un investigatore coi fiocchi. E' l'uomo nella foto a lato.
Kostoyev riesamina da capo tutti i delitti commessi attorno a Rostov, interroga di nuovo tutti i criminali sessuali noti. E poi risponde alle sue autorità con un sonoro niet.
Kostoyev è stato assegnato al caso proprio perchè le autorità sono convinte che gli autori degli omicidi siano degli stranieri, perchè questo tipo di crimini è "tipico del mondo capitalista imperialista". Kostoyev capisce la strada giusta, e fa capire alle autorità che stanno prendendo un granchio. Proprio in base alla sua esperienza internazionale, scrive ai suoi capi: "Conosco bene quel mondo occidentale imperialista, con i suoi difetti, le sue derive, la sua degradazione sociale, e proprio perchè lo conosco bene, riconosco tutti i sintomi, nel caso che sto esaminando, di quello che gli occidentali chiamano un caso di serial killing con movente di tipo psicopatologico".
Kostoyev fa notare che tutte le vittime sono state colpite con quarante coltellate almeno, e l'assassino si è sempre accanito sugli occhi, in tutti gli omicidi. Pertanto, le coltellate negli occhi costituiscono il marchio del killer. Pertanto, secondo Kostoyev, l'assassino è uno solo. Per la prima volta, passa il concetto del serial killer in Unione Sovietica.
L'agente confronta i casi e chiede ad una psichiatra di tracciale il profilo dell'omicida. Si apre un'inchiesta per la caccia ad un serial killer. Inchiesta senza precedenti, per un Paese comunista.
La psichiatra dopo attenta valutazione, e studiando anche le coltellate negli occhi, arriva ad intuire che l'assassino è un ipovedente, o quanto meno una persona che invidia la vista degli altri. Capisce anche altre cose. Le vittime presentano mutilazioni, ma anche segni di morsi, morsi che hanno staccato brandelli di carne, brandelli non ritrovati. Pertanto secondo la psichiatra "l'assassino potrebbe averli ingeriti, pertanto non è da scartare l'ipotesi che tra i traumi subiti nell'infanzia ci sia un episodio di cannibalismo." Ha visto giusto, ma ha anche visto che l'assassino in effetti mangia i bambini.
Issa Kostoyev ha anche un'altra intuizione: quella che l'assassino segua con attenzione le indagini, ed ha ragione. Andrei ha fiutato che qualcuno sta iniziando a capire qualcosa, ed osserva. Allora Kostoyev gli prepara una trappola, o meglio, un test: nel dicembre 1985 rinnova le ronde intorno alle stazioni degli autobus di Rostov. Guardie in divisa in quelle più grandi, ed in borghese in quelle più piccole. Il test ha successo: da quel momento, gli omicidi avverranno lontano da Rostov.
Nel 1988 Chikatilo tornò ad uccidere, a Krasny-Sulin. Anzi, il 1988 fu un anno in cui uccise otto persone. Poi una lunga pausa, prima che venissero trovati i cadaveri, sempre accoltellati, con accanimento sugli occhi ed anche presi a morsi, di sette ragazzi e due donne fra gennaio e novembre del 1990.
 
Kostoyev ha oramai le idee abbastanza chiare, e continua sulla sua strada. Ha un buon profilo psichiatrico dell'assassino, gli manca solo l'identità anagrafica del suo uomo.
Continua sulla sua strategia: polizia in uniforme nelle grandi stazioni, con il compito di essere molto visibili e in borghese nelle piccole. Il senso della strategia è semplice: far vedere all'assassino che ci sono ingenti forze di polizia nelle stazioni più grandi, in modo da spingerlo ad avvicinare una vittima in una stazione più piccola, dove la presenza di agenti era meno evidente. Gli agenti messi da Kostoyev nelle stazioni piccole non erano semplicemente in borghese. Gli uomini erano travestiti da senzatetto o da vagabondi, le donne erano travestite da prostitute.
Visto che si tratta di un assassino che ha già ucciso almeno 50 volte, è chiaro che non riesce a fermarsi e deve farlo ancora, pertanto, con questo dispiegamento di falsi senzatetto e false prostitute... prima o poi dovrà essere visto da qualcuno!
 
6 novembre 1990, Chikatilo uccide e mutila la signora Sveta Korostik, in un bosco dove di solito i russi andavano a cercare funghi.
Mentre si allontana, su un ponticello che attraversa un fiume, viene circondato da sei o sette persone con abiti laceri o pochi cenci, tipici vagabondi di quelli che vivono nelle stazioni ferroviarie, ed una prostituta che sembra una tossica.
Vagabondo: "Che ci fai qua, compagno? Da dove esci?"
Andrei: "Dal bosco..."
Vagabondo: "E che cazzo ci facevi nel bosco?"
Andrei: "Cosa vuoi che facessi, compagno? Ero andato a cercare funghi!"
Vagabondo: "E li vieni a cercare dietro la stazione ferroviaria di Leskhoz?"
Andrei: "Beh, qui stanotte ha piovuto, compagni, e quindi sono cresciuti i funghi..."
Vagabondo: "Ma scusa un po' compagno, ma perchè sei vestito in giacca e cravatta? Vai a cercare funghi in abiti così formali?"
Andrei: "Ehm... questo è l'unico vestito che ho... non sono mica ricco..."
Vagabondo: "Anche noi non siamo ricchi, e non abbiamo nè la giacca nè la cravatta, tu sei vestito da dipendente industriale! E come mai hai i vestiti sporchi ed hai quelle strisce di sangue sulla guancia e sull'orecchio?"
Andrei: "Ma che cazzo ve ne frega, compagni!? Sono inciampato nel fango e sono caduto su un cespuglio mentre raccoglievo i funghi!"
Vagabondo: "E cosa hai in quella borsa sportiva di nylon, che non è del tipo che si usa per andare a funghi?"
Andrei: "Ehi! Ma quante domande! E' l'unica borsa che ho! Ma che cazzo volete da me, compagni?"
Vagabondo: "Apri un po' quella borsa!"
Andrei: "Ah ecco cosa volete! Volete rapinarmi dei funghi che ho raccolto! Ah ma ve la faccio pagare! Io sono un membro del partito!"
Vagabondo: "Partito 'sto cazzo! Dammi la borsa!"
Andrei: "Non l'avrete!!! Me la volete togliere? E allora non l'avrà nessuno!"
Andrei lancia la borsa nel fiume, e la corrente se la porta via. Come poi confesserà, all'interno non c'erano funghi, ma i seni recisi della sua ultima vittima.
Vagabondo: "Che cazzo fai!!"
Andrei: "Ve la faccio pagare, senzatetto di merda! Io sono membro del partito!"
Vagabondo: "Partito 'sto cazzo. Ed anche senzatetto 'sto cazzo! Guarda qua questo tesserino: siamo della polizia. Invece loro due sono del KGB. Ora ci dai i tuoi documenti e poi, in nome del popolo sovietico e della dittatura del proletariato, tu ci segui al comando. E se la questione non la chiarisci per bene, il partito sarà ben lieto di sospenderti!".
 
Poche ore dopo, il rapporto fatto dai falsi vagabondi era nelle mani di Issa Kostoyev, che lo fa leggere alla psichiatra, per vedere se il profilo psicologico combacia.
Kostoyev: "Poco dopo il suo fermo, la polizia ha trovato due corpi, a 10 metri di distanza l'uno dall'altro, sempre nel bosco vicino alla stazione Leskhoz."
Psichiatra: "Il numero di coltellate combacia?"
Kostoyev: "Sì, anche l'accanimento sugli occhi, anche le mutilazioni, ed anche i morsi sui cadaveri."
Psichiatra: "Ma non si può dire che sia stato lui... Sono indizi, non prove. Nessuno l'ha visto colpire quelle persone."
Kostoyev: "Sì, è vero. Non abbiamo prove che sia stato lui, però vedi, guardando storicamente gli altri omicidi, è la seconda volta che questo Andrei Chikatilo è indirettamente associato ad uno degli omicidi del macellaio di Rostov... Nessun altro sospettato è mai stato associato due volte."
Psichiatra: "La prima volta quando è stato?"
Kostoyev: "Nel 1978, quando un testimone riportò di aver visto un uomo, la cui descrizione combaciava con Chikatilo, insieme ad una ragazza che fu poi trovata morta".
Psichiatra: "Potrebbe essersi separato da lei, e poi qualcun altro l'ha uccisa. Così come in questo caso... nel bosco avrebbe potuto esserci un'altra persona. Non è provato che sia lui."
Kostoyev: "Vero. Ma è anche vero che è il principale sospettato."
Psichiatra: "Giusto. Come intendi fare?"
Kostoyev: "Per ora, con quel che abbiamo a suo carico, possiamo solo rilasciarlo".
Psichiatra: "E poi?"
Kostoyev: "Lascia fare a me :) Se permetti, noi del KGB sappiamo benissimo come tenere sotto stretta sorveglianza una persona :) Talmente stretta che la prossima volta che ci prova, ci saranno i miei uomini come testimoni."
 
Il 20 novembre 1990, Chikatilo lasciò la sua casa con un contenitore da 300ml di birra vuoto.
Andrei, pedinato da tutte le parti dagli uomini di Kostoyev, girò per tutta la città con il contenitore, tentando di avvicinare i bambini che incontrava sulla sua strada. Alla fine entrò in un bar dove comprò la birra, lasciando alla polizia l'interrogativo sul motivo che l'aveva spinto a camminare per ore solo per comprare 300ml di birra. L'insistenza con il quale tentava di avvicinare bambini, convinse la polizia ad arrestarlo quando uscì dal bar.
Le leggi sovietiche sul fermo di polizia erano molto strette: c'erano 10 giorni di tempo per accusarlo o lasciarlo libero.
Poco tempo, ma Kostoyev notò che Chikatilo era molto magro e poco forte fisicamente, mentre una delle sue vittime era un sedicenne fisicamente molto forte (anche se mentalmente instabile).
Sulla scena del crimine erano stati trovati molti segni di lotta fra la vittima ed il suo carnefice. Fu un'ottima intuizione di Kostoyev: fece fare una serie di radiografie a tutto il corpo di Andrei, e così emerse che... una delle dita di Chikatilo aveva un osso rotto da un morso umano, che lui non aveva fatto curare.
 
Kostoyev: "Ora si tratterebbe di farlo confessare..."
Psichiatra: "Mica vuoi... farlo riempire di legnate come fate quando catturate gli agenti della CIA infiltrati?"
Kostoyev: "No, con lui non funzionerebbe. E' psichicamente instabile, quasi pazzo. Delle legnate se ne fotte, anche perchè nella vita ne ha prese già così tante... No, c'è da essere sottili."
Psichiatra: "Fino ad ora cosa hai fatto?"
Kostoyev: "Uno dei miei uomini che lo interroga, continua insistentemente a dirgli che in tutta l'Unione Sovietica lui è considerato un uomo molto malato che richiede aiuto. Questo gli sta dando la speranza che, confessando, non sarà processato per infermità mentale."
Psichiatra: "Sta funzionando?"
Kostoyev: "Si sta ammorbidendo molto, ma dice che vuole che prima si inizi davvero ad aiutarlo, e curarlo."
Psichiatra: "Beh, ma allora è semplice."
Kostoyev: "Cioè?"
Psichiatra: "Bisogna davvero iniziare ad aiutarlo. Invece di un poliziotto, c'è da mandargli... uno psichiatra. Permetti che ci vado io? Sai, conosco il suo profilo mentale meglio di chiunque altro..."
Kostoyev: "Affare fatto, ma vengo anche io".
 
E appena il giorno dopo, nella stanza per gli interrogatori...
Chikatilo: "Compagno Kostoyev, posso dirle una cosa?"
Kostoyev: "Certo."
Chikatilo: "Questa psichiatra mi è veramente molto simpatica. Abbiamo avuto una lunga conversazione. Ecco, io vorrei dirle che... ho commesso 56 omicidi, ed intendo confessarli tutti. Altrimenti non potrò guarire".
Kostoyev: "Lodevole da parte tua. E' segno che stai iniziando a guarire, ma non basta."
Chikatilo: "Perchè non basta?"
Kostoyev: "Beh, potrebbe anche darsi che tu sia diventato matto, e quindi hai solo sognato di commettere 56 omicidi, o magari stai confessando per coprire qualcun altro..."
Chikatilo: "Ma no! Guardi compagno, che posso fornirvi le prove! Ricordo tutto, io! Sono malato, ma non smemorato!"
Kostoyev: "Sì, allora così va bene.
 
Fra il 30 novembre ed il 5 dicembre 1990, Andrei confessò 56 omicidi; tre delle vittime furono impossibili da identificare, quindi non venne accusato di questi omicidi. Ma degli altri 53 sì.
Quando Issa Kostoyev presentò il risultato ottenuto, la polizia rimase sconvolta: avevano fermato il conteggio delle vittime a 36, il resto degli omicidi non erano stati collegati a lui perché avvenuti troppo lontani dai territori dove Chikatilo agiva, altri invece non gli erano stati imputati perché non erano affatto noti. Infatti si rese necessario l'intervento dell'omicida stesso per recuperare i cadaveri.
 
Una volta preso, è il momento del processo. Processo unico nella storia dell'Unione Sovietica, dove il serial killing non si era mai presentato.
Molte precauzioni speciali furono necessarie durante la prigionia di Chikatilo. I crimini violenti a sfondo sessuale, soprattutto contro i bambini, erano un taboo in Russia. I prigionieri accusati di questi reati venivano molto spesso addirittura uccisi dai propri compagni di cella. Il problema maggiore fu che alcuni parenti delle vittime di Chikatilo lavoravano nelle prigioni e la probabilità di un'esecuzione da parte loro del prigioniero, prima del processo, era molto alta.
Pertanto, in cella Chikatilo era sotto stretta sorveglianza video. Sebbene a volte si comportasse in modo bizzarro davanti agli investigatori, il suo comportamento nella cella (dove pensava che nessuno guardasse) era assolutamente normale. Mangiava e dormiva senza problemi, faceva ginnastica ogni mattina e leggeva molti libri e giornali. Dedicava molto tempo anche a scrivere lettere di lamentela alla sua famiglia, al governo ed ai mass media.
Anzi, scrivere divenne la sua passione. Quando lavorava come maestro, scriveva articoli per un giornale locale, i quali trattavano principalmente di questioni etiche e moralità. Mentre era in cella, venuto a conoscenza di un concorso indetto da un popolare giornale per eleggere "l'investigatore dell'anno": vi si iscrisse, candidando le proprie indagini per il premio. Quali indagini? Semplice: "Come avrei fatto io per smascherare Andrei Chikatilo, se fossi stato l'investigatore".
Mica fuffa!
Ma il processo ebbe dei sonori ritardi: nell'agosto 1991, in pochi giorni crolla l'Unione Sovietica, Gorbaciov viene destituito, e succede tutto quello che dovremmo ricordare. Anche il sistema giudiziario tracolla e implode. Il processo non parte perchè non ci sono i soldi per gli stipendi dei magistrati, e tutto il resto.
 
Il processo infatti inziò solo il 4 aprile 1992, celebrato quindi non in Unione Sovietica, ma in CSI.
Andrei è sempre presente in aula. All'inizio ha dichiarato: "Sono pronto a testimoniare i miei crimini, ma vi prego di non tormentarmi con i loro dettagli: la mia psiche non sarebbe capace di sopportarli."
Da quel momento, cambia atteggiamento, ed inizia a sbeffeggiare, deridere, e fare smorfie, a corte, giuria, avvocati, pubblico. Non si sa se si sia trattato di una strategia, fatto sta che nonostante il suo comportamento irriverente nell'aula, fu giudicato sano di mente. Durante il processo fu tenuto, come reso celebre dalle immagini circolate in seguito, in una gabbia al centro dell'aula. Questa fu costruita per proteggerlo dai parenti delle vittime i quali, in un'atmosfera surreale, continuarono ad urlare minacce ed insulti a Chikatilo. La polizia dovè sedare molte risse in aula...
Quando fu interrogato come testimone, Andrei disse subito che: "Ho sentito una sorta di ingovernabile pazzia nei perversi atti sessuali. Non ho potuto controllare le mie azioni perchè sin dall'infanzia non sono mai stato capace di vedermi come un vero uomo e un completo essere umano."
Poi, ribadì tutte le sue responsabilità, senza ritrattare nulla. Confessò tutto, con tanto di particolari, e concluse dicendo: "Tutto ciò che ho fatto mi fa rabbrividire. Provo solo gratitudine per gli inquirenti che mi hanno catturato."
 
Un momento particolarmente teso del processo fu quando toccò all'avvocato delle parti civili, cioè dei parenti delle vittime, avanzare la propria richiesta. Una richiesta da brivido: "Si richiede alle autorità di rilasciarlo, in modo che le parti civili possano procedere in autonomia alla sua esecuzione".
Intervenì perfino il presidente russo Boris Eltsin, con una lettera pubblicata sulle colonne dei giornali, per sottolineare pubblicamente che una richiesta del genere non può essere pronunciata in un tribunale, e che lo Stato prendeva le distanze da simili richieste e blablabla...
 
Il processo terminò a luglio ma la lettura della sentenza fu posticipata al 15 ottobre, quando venne dichiarato colpevole di 52 dei 53 omicidi di cui era accusato e venne condannato a morte per ognuno dei crimini commessi.
In pratica, 52 condanne a morte.
All'ascoltare la sentenza, a Chikatilo saltarono le ultime rotelle rimaste. Si mise ad urlare accusando il regime, alcuni leader politici (anche Putin), prendendosela con la sua impotenza (Sì sì, si tolse i pantaloni e le mutande in aula), e difendendosi citando la famosa carestia che colpì l'Ucraina negli anni trenta. Mentre lo portavano via, oramai disperato, urlò di aver fatto un favore alla società depurandola da persone inutili, aveva infatti ucciso prostitute, alcolisti, ragazzi scappati di casa o semplici giovani con problemi.
 
Ai primi di febbraio 1994, scrisse un'ultima lettera. Indirizzata nientemeno che a Boris Eltsin, in qualità di presidente della CSI. Era il suo appello alla clemenza. Chiedeva, in quella lettera, di commutare in ergastolo la sua condanna.
La risposta di Eltsin non si fece attendere: "Niet!"
 
La condanna a morte fu eseguita con un colpo alla nuca il 14 febbraio 1994.
La morte del Macellaio di Rostov anche in questo caso coincide con la sua entrata nella storia, nel mito.
In Italia, David Grieco ne ha scritto subito un romanzo: "Il comunista che mangiava i bambini", qui c'è la scheda, che poi nel 2004 è diventato un film dal titolo "Evilenko".
 
Su di lui è stata scritta molta letteratura, soprattutto nel periodo tra il suo arresto e la sua morte:

Su di lui è stato fatto un ottimo documentario, con interviste ai personaggi protagonisti di questa storia (notevole il dottor Burakov). Potete vederlo su YouTube, suddiviso in pezzettini vari:

Per approfondire biografia e profilo psicopatologico, consiglio:
TifeoWeb
La Tela Nera

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 24/09/2008 09:55 | link | fate pure commenti (7) |
storie e storielle, ricerche, criminali

lunedì, 22 settembre 2008
.: 22 settembre 1979 - 22 settembre 2008. Anniversario dell'Incidente Vela :.

Per chi gradisce l'attualità, piuttosto che i ricordi del passato, suggerisco questa lettura su Altrenotizie.
 
Ora veniamo alla nostra storia di oggi.

Deserto del Nevada. Località segreta. Ore 9.00
 
Faceva caldo, in quel settembre 1979, talmente caldo che sarebbe stato più piacevole stare all'aperto.
Ma l'uomo, assieme ai suoi colleghi, doveva per forza rimanere al chiuso per tutto il suo turno di lavoro, in quella sala di controllo sotterranea. C'era poco da fare, era un militare, un capitano dell'aeronautica degli Stati Uniti d'America, e lavorava al DSP, che significa Defense Support Program, il dipartimento che attraverso l'uso militare dello spazio extra-atmosferico, in collaborazione con la NASA e con i laboratori di Los Alamos, doveva monitorare lo spazio e far scattare l'allarme in caso di attacco militare sugli Stati Uniti.
Erano tempi in cui c'erano altre tensioni, rispetto ad oggi, c'era l'Unione Sovietica, c'erano i missili balistici intercontinentali.
Il capitano si occupava proprio di questo: comandava l'unità che doveva monitorare eventuali esplosioni nucleari sulla superficie del pianeta Terra.
Quel settembre era noioso. Il sistema di monitoraggio delle esplosioni nucleari era nato dopo il Trattato del 1963 sul bando parziale dei test nucleari, ed esisteva oramai da 10 anni, ma non è che avvenisse spesso che qualcuno facesse detonare un'atomica, soprattutto a fine anni '70. Così, i turni di lavoro del capitano si risolvevano spesso in lunghe ore senza far nulla, ma sempre con l'occhio vigile verso i segnali inviati a terra dai satelliti.
 
Il capitano si accomoda alla sua scrivania, e sfoglia il giornale. La prima pagina è tutta dedicata al colpo di stato nell'Impero Centro Africano, ed alla conseguenza principale: è stato rovesciato l'imperatore Bokassa I.
Mentre legge, sente all'improvviso dei rumori e passi trafelati provenienti dalla sala controllo. Alza gli occhi d'istinto, non ha neanche il tempo di pensare qualcosa del tipo "Che cazzo sta succedendo?" che entra nel suo ufficio un giovane sergente, visibilmente emozionato, che subito gli grida: "Signor Capitano! Abbiamo un'emergenza! Un'emergenza grossa!"
Capitano: "Che succede, sergente?"
Sergente: "Roba grossa! Venga a vedere!"
Capitano: "Vengo a vedere, ma tu intanto spiega!"
I due escono dall'ufficio e vanno verso la sala controllo. Nel breve corridoio, il sergente parla rapidamente: "Capitano, il satellite artificiale Vela 6911 ha rilevato un doppio lampo, tipico di un'esplosione nucleare!"
Capitano: "Coordinate?"
Sergente: "47 gradi latitudine sud, 4 gradi longitudine est."
Capitano: "Ad occhio e croce... tra l'Atlantico del Sud e l'Oceano Indiano..."
Sergente: "Sì, Capitano. A nord dell'Isola di Bouvet!"
Capitano: "Dove cazzo sta l'Isola di Bouvet?"
Sergente: "L'isola di Bouvet è sub-antartica, tra l'Antardite è il Sud Africa, a sud ovest del Capo di Buona Speranza."
Capitano: "Chi cazzo è, che ha deciso di far scoppiare un atomica in quel posto sperduto??"
Sergente: "Non era in programma nessun test atomico da parte di nessuna nazione del globo..."
I due entrano in sala controllo, il capitano osserva sui monitor i dati provenienti dal satellite Vela 6911, e corruga la fronte.
Capitano: "E' tra l'Isola Bouvet e le Isole del Principe Edoardo. Fate le stime di energia subito."
Sergente: "Già fatto."
Capitano: "Quanto è?"
Sergente: "20 Kilotoni."
Capitano: "Il doppio lampo parla chiaro: Il primo breve e molto intenso seguito da uno più lungo e meno luminoso, è un'atomica a fissione, fatta esplodere non a terra, ma in atmosfera. Ci troviamo anche con i 20 Kilotoni. Chiara esplosione di test. E nessuno ha dichiarato questo test."
Sergente: "Sì signore. La nazione che l'ha fatta esplodere, l'ha fatto segretamente."
Capitano: "Raccogliete tutti i dati, e inviate immediatamente tutto al Pentagono. La notizia deve essere alla Casa Bianca entro due ore. Mi raccomando. Nessuna parola con nessuno."
 
Ministero della Difesa USA. Pentagono. Ore 10.15
 
"Tutto è stato già inviato a Washington. E' già tutto sulla scrivania del Presidente Carter", disse il generale al suo interlocutore.
"Sì generale, ma il problema è che la cosa non è passata inosservata, e non solo da noi", rispose l'uomo.
Generale: "Chi se ne è accorto? Voi siete la CIA, quindi dovreste saperlo"
Agente CIA: "Abbiamo avuto una sola comunicazione ufficiale: un gruppo di scienziati che stanno in una base antartica nel Territorio Antartico Australiano. Hanno dichiarato di aver individuato del pulviscolo radioattivo che sta ricadendo sulla zona della base."
Generale: "Possono essere stati loro?"
Agente CIA: "Non lo escludo al 100%, ma... la zona è lontana dall'Australia, e la stessa Australia negherà sempre di aver eseguito un test nucleare."
Generale: "Chi altro se ne accorto?"
Agente CIA: "Sicuramente i satelliti sovietici..."
Generale: "Mi dica chi può essere stato."
Agente CIA: "Non lo sappiamo con precisione, ma certamente un nostro alleato, che però ha preferito non avvisarci preventivamente."
Generale: "Dice che i sovietici non c'entrano?"
Agente CIA: "L'avrebbero fatta esplodere nell'Artico. Non vedo perchè buttare milioni di rubli per attraversare il globo. No no, questa è una questione di uno Stato che ci è amico, ma che ha pensato di fare segretamente questo test. Ed i sovietici useranno questo episodio contro di noi..."
Generale: "Chi è stato?"
Agente CIA: "Sappiamo che il Sud Africa ha un programma nucleare in corso. Solo che... ci aspettavamo che fossero in grado di fare il loro primo test non ora, ma tra due o tre mesi..."
Generale: "Potrebbero aver anticipato i tempi."
Agente CIA: "Plausibile. Ma se è così, è un pasticcio."
Generale: "Perchè?"
Agente CIA: "L'isola Bouvet è territorio norvegese, anche se in passato la Gran Bretagna ha avuto delle pretese sull'isola, ma vi ha rinunciato. Anche se l'isola è disabitata, e c'è solo una stazione meterologica automatica, possiamo aspettarci che il governo norvegese alzi una caciara a livello diplomatico..."
Generale: "Cioè... il Sud Africa avrebbe fatto esplodere un'atomica in territorio norvegese?"
Agente CIA: "Io ho solo detto che il Sud Africa ha un programma nucleare in corso, non ho detto che sono stati loro..."
Generale: "Chi altro potrebbe essere stato?"
Agente CIA: "Sempre se di un'esplosione nucleare si è trattato..."
Generale (scaldandosi): "E non rompa i coglioni! Le dico qualcosa che ho saputo mezz'ora fa: alcuni idrofoni della marina militare statunitense hanno rilevato un segnale compatibile con una piccola esplosione atomica! E sa dove? In prossimità della superficie dell'acqua nelle vicinanze dell'Isola del Principe Edoardo! Chiaro? Ed ora gliene dico una che ho saputo per telefono un attimo prima che lei entrasse qui: il telescopio spaziale di Arecibo ha rilevato un'anomalia nella ionosfera, compatibile con un'esplosione atomica!"
Agente CIA: "Spero che lei non abbia intenzione di divulgare queste informazioni..."
Generale: "Le ho divulgate solo al Presidente Carter. Allora? Chi altro può essere stato?"
Agente CIA: "C'è un altro Paese che ha un programma nucleare, che prevede un test in questo periodo, ma è un Paese molto amico..."
Generale: "Voglio sapere chi".
Agente CIA: "Israele. Spero si renda conto della situazione..."
Ma il generale scoppia a ridere: "Ahahah e lei vuol farmi credere che Israele, per testare un'atomica, sia andato fino all'Isola Bouvet? E come poteva fare questo segretamente senza che noi non ce ne accorgessimo? O voi della CIA lo sapevate, e avete taciuto?"
Agente CIA: "Ovviamente non posso rispondere. Ma è altrettanto ovvio che se è stato Israele, l'ha fatto con l'appoggio del Sud Africa, magari in un quadro di scambi tecnologici tra i due programmi nucleari... che hanno voluto tenerci segreto."
Generale: "E ovviamente, sia Sud Africa sia Israele negheranno per sempre di aver fatto questo test..."
Agente CIA: "Già. Attendiamo la decisione del Presidente Carter. Poi evenutalmente ne riparliamo. Ora la saluto, generale."
 
Sei ore dopo
 
Agente CIA: "Generale, posso entrare? Ho la risposta da Washington. Il Presidente ha deciso."
Generale: "Entri, si accomodi, e mi dica tutto."
Agente CIA: "Generale, la questione è delicata. Ed è politica."
Generale: "Spieghi tutto! Non si perda in chiacchiere! Io non sono un politico!"
Agente CIA: "Il Presidente Carter ha lavorato intensamente sulla strada della non proliferazione nucleare con l'Unione Sovietica, e se per caso venisse accertato che un Paese che fa parte del nostro blocco, e non di quello sovietico, ha effettuato un test a scopi militari ci sarebbe una vigorosa protesta internazionale, causando seri problemi al negoziato che ha portato nel 1978 alla firma degli accordi di Camp David."
Generale: "Quindi? Dobbiamo negare anche noi?"
Agente CIA: "Ovviamente . Deve passare alla storia che non c'è stata nessuna esplosione nucleare."
Generale: "Spero che lei sappia che c'è stato un problema con la stampa..."
Agente CIA: "Sì lo so. Un portavoce della Casa Bianca si è lasciato sfuggire questa storia con i giornalisti, pertanto domani la questione sarà su tutti i giornali."
Generale: "Come pensate di risolvere?"
Agente CIA: "Il Presidente Carter nominerà una Commissione d'Inchiesta, che dimostrerà che si è trattato di un guasto agli strumenti del satellite Vela."
Generale: "E' un progetto dei Laboratori di Los Alamos..."
Agente CIA: "Peggio per loro, a Los Alamos. Ci serve dire che anche gli scienziati sbagliano, quando progettano i satelliti. Pertanto non è avvenuta un'esplosione atomica, ma un guasto agli strumenti del satellite, che hanno inviato a terra dati sbagliati."
 
Washington, gennaio 1980. Commissione d'Inchiesta
 
Inquirente: "Professore, lei dirige il programma di rilevamento nucleare del Los Alamos National Laboratory in New Mexico. E' così?"
Professore: "Certo. E' così."
Inquirente: "Il vostro staff è preparato?"
Professore: "Moltissimo. Circa un terzo dei membri del personale è costituito da fisici, circa un quarto da ingegneri, un sesto da chimici o scienziati dei materiali; i rimanenti lavorano nei settori della matematica o della scienza computazionale, della biologia, della geoscienza o in altre discipline. Lo staff collabora con le università e le industrie in un ampio campo di ricerche".
Inquirente: "I satelliti del programma Vela li avete progettati voi?"
Professore: "I satelliti no, ma il payload, cioè gli strumenti di cui sono dotati, li abbiamo fatti noi."
Inquirente: "Vede professore, questo programma Vela è oramai piuttosto vecchiotto..."
Professore: "Non direi affatto!"
Inquirente: "Beh, sono stati lanciati nel 1968..."
Professore: "I satelliti del programma Vela sono stati lanciati nel 1968, ma questo non significa che nel 1979 siano vecchi o arrugginiti, anzi... sono satelliti ancora giovani..."
Inquirente: "Il satellite in questione, il Vela 6911, è stato lanciato il 23 maggio 1969, più di 10 anni fa, ed ha passato già da due anni il limite di vita operativa previsto."
Professore: "Ma questo è falso! Gli strumenti sono progettati per durare 50 anni, quindi fino al 2019!"
Inquirente: "A noi è noto un guasto ad un sensore di impulsi elettromagnetici. Inoltre, nel luglio 1972 quel satellite ha avuto un'avaria ai sistemi di memorizzazione dei dati, poi risoltasi da sola nel Marzo 1978."
Professore: "No no, scusi, un'avaria non si risolve da sola... Poi abbia pazienza, ma a noi a Los Alamos non risulta nessula avaria, e nessun guasto ai sensori. Quei sensori funzionano benissimo!"
Inquirente: "Professore, lei i dati del 22 settembre li ha visti?"
Professore: "Certo. Li ho visti e studiati."
Inquirente: "E allora secondo lei... di cosa si è trattato?"
Professore: "Il doppio lampo è stato senza dubbio generato da una esplosione nucleare la cui responsabilità è da ascriversi al Sud Africa".
Inquirente: "Ne è sicuro?"
Professore: "Sicurissimo. Abbiamo studiato il caso. Per quattro mesi. Abbiamo dati certi, le chiami prove, se vuole."
Inquirente: "Un attimo che faccio una telefonata... alla Casa Bianca."
Professore: "Faccia pure."
 
Inquirente: "Ehi pronto, mi senti?"
Sala Ovale: "Sì ti sento. Tutto risolto?"
Inquirente: "Col cazzo! Sto stronzo di uno scienziato non si prende la responsabilità dell'errore da parte degli strumenti del Vela!"
Sala Ovale: "E chi se ne frega? Noi diciamo che è lui che sbaglia."
Inquirente: "Non è così semplice: questo stronzo di scienziato dice di aver studiato i dati, e di avere le prove che si è trattato di un'esplosione atomica."
Sala Ovale: "Oh cazzo! Merda!!!"
Inquirente: "Che faccio?"
Sala Ovale: "Mandalo via, e non convocarlo mai più! Ora risolviamo noi. Ciao."
Click.
 
Estate 1980. Relazione finale della Commissione d'Inchiesta sull'Incidente Vela
 
Dopo attenta valutazione, questa Commissione stabilisce che con tutta probabilità non si è trattato di un'esplosione atomica. Tuttavia, non si è in grado di stabilire con certezza la natura del fenomeno.
La Commissione indica come causa del fenomeno la possibile collisione del satellite Vela con un meteorite, all'altezza della telecamera, l'impatto ha prodotto l'immagine di un doppio lampo. A prova di ciò, si riscontra che solo uno dei due satelliti posizionati su quell'area ha riscontrato il fenomeno e che nessuna delle ricognizioni aeree effettuate nell'area dall'aviazione ha riscontrato la presenza di radiazioni.
Pertanto, la Commissione considera chiuso il caso.
 
Estate 1980. Comunicato Stampa della Direzione Generale dei Laboratori Nazionali di Los Alamos
 
L'ipotesi dell'esplosione atomica resta certamente la più valida, specie in considerazione del fatto che il satellite Vela 6911 ha già in passato segnalato correttamente ben 41 test nucleari in atmosfera, poi confermati anche da altre fonti. Vogliamo inoltre ricordare che poche ore dopo l'incidente, alcuni idrofoni della marina militare statunitense avevano rilevato un segnale compatibile con una piccola esplosione atomica in prossimità della superficie dell'acqua nelle vicinanze dell'Isola del Principe Edoardo, che politicamente è una dipendenza sudafricana. Nello stesso momento il telescopio spaziale di Arecibo rilevava una anomalia nella ionosfera. Pochi mesi più tardi, durante un test condotto nell'Australia Occidentale venivano rilevate quantità anomale di radioattività.
Pertanto, gli scienziati di Los Alamos, responsabili del Progetto Vela rimarcano che il satellite ha funzionato correttamente, rilevando una esplosione da fissione atomica avvenuta in bassa atmosfera, al limite delle acque territoriali del Sud Africa.
 
Settembre 1980. Comunicazione CIA classificata segreta, e declassificata solo nel novembre 1999
 
Insabbiare tutto ciò che riguarda l'Incidente Vela. Se il Sud Africa volesse rendere noti documenti a tale proposito, far notare che è poco credibile, e aggredire la sua politica di apartheid in modo da sviare l'attenzione, dal nucleare al razziale. Tenere sotto controllo il ben noto Contrammiraglio della Marina Sudafricana, da tempo sospettato di essere fonte di informazioni per il KGB e l'Unione Sovietica. Assicurarsi che costui, nel caso sia davvero un informatore, non racconti dettagli dell'esperimento ai sovietici.
 
Considerazioni
 
Il Sud Africa aveva un programma di armi atomiche, e la posizione geografica del test sembra indicare il paese come il più probabile. Secondo il rapporto scritto dall'AIEA all'epoca dei fatti, il Sud Africa non avrebbe avuto la capacità di costruire un'arma simile prima del Novembre 1979, due mesi dopo l'incidente. In ogni caso i servizi segreti degli Stati Uniti avevano avuto segnali di un infittimento della rete di sicurezza senza precedenti intorno alla base di Walvis Bay una settimana prima dell'evento. Questo fa ritenere che il test sia stato gestito da lì.
All'epoca del fatto Israele aveva già quasi certamente delle armi nucleari, ma è improbabile che avesse la capacità di allestire un test così lontano dal proprio territorio e contemporaneamente con un così elevato livello di segretezza.
La CIA prese in considerazione anche l'India, vista la frequente presenza di navi indiane nella zona, ma l'ipotesi fu presto scartata per via della limitata capacità nucleare del Paese all'epoca dei fatti.
Le principali potenze avevano scarso interesse a condurre ulteriori test in atmosfera, e la potenza dell'esplosione fa pensare che si trattasse di una tecnologia ancora arretrata.
 
Oggi. 29 anni dopo.
 
Nessuna nazione ha mai ammesso la responsabilità del test. Probabilmente nessuna lo farà mai.
Dopo la caduta dell'Unione Sovietica, e la pubblicizzazione degli archivi dei loro servizi segreti, non è venuta alla luce alcuna indagine da parte sovietica. Il KGB si è limitato ad osservare quel che avveniva, a debita distanza, ma senza interessarsi a scoprire il colpevole. Una volta capito che non si trattava di un esperimento fatto da un Paese comunista, l'URSS classificò l'incidente come una polemica interna al blocco capitalista-imperialista.
Nel febbraio 1994 l'ex alto ufficiale della marina sudafricana, di cui si parla nel comunicato della CIA, oggi declassificato, fu arrestato, con l'accusa di essere una spia sovietica. Costui dichiarò che il test era una operazione congiunta israelo-sudafricana che non avrebbe dovuto essere scoperta ma che invece costrinse gli Stati Uniti a turare la falla. Gli Stati Uniti hanno risposto cercando di minare la credibilità dell'ex ufficiale.
Il 20 aprile 1997 il quotidiano israeliano Ha'aretz citò il ministro degli esteri sudafricano che confermava il lampo luminoso del sud Atlantico come un test sudafricano. Poco dopo lo stesso ministro smentì dicendo di essere stato frainteso (chi vi ricorda?) e che stava riportando solo alcune voci che circolavano da anni.
 
L'incidente Vela, di cui si trovano poche informazioni in letteratura, come per molti incidenti dell'epoca della guerra fredda, ha costituito la base per il romanzo di Abe Ariel dal titolo "L'ultima guerra". Nel romanzo si narra di un test nucleare israeliano effettuato in un'isola non segnata sulle carte.

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 22/09/2008 10:17 | link | fate pure commenti (5) |
storie e storielle, nucleare, ricerche

giovedì, 18 settembre 2008
.: Jeffrey Dahmer :.

Dove è più probabile che ci sia un serial killer?
Su questa domanda si è basato uno dei più grandi luoghi comuni della storia recente. Provate a fare questa domanda in giro, a conoscenti, amici, colleghi. Vi risponderanno quasi certamente che quello del serial killing è un tipico fenomeno americano. E da qui partono di solito molte considerazioni (niente affatto sbagliate in alcuni casi) di tipo sociale.
 
Per questo motivo, ad esempio, in Italia la legislazione e le capacità investigative, come dice spesso chi di queste cose ne capisce, risultano impreparate a fronteggiare i serial killer. Questo nonostante da noi non manchino affatto fenomeni di questo tipo, come ci ricordano personaggi come Donato Bilancia o Gianfranco Stevanin.
Altro luogo comune: il serial killer è un uomo. Eppure, proprio su questo blog, di recente abbiamo parlato di donne serial killer, ad esempio della saponificatrice di Correggio.
Altro luogo comune: il serial killing è tipico del XX secolo, e del XXI secolo. Strano, poichè nella Gran Bretagna del XIX secolo ha operato il più famoso serial killer della storia: Jack lo Squartatore.
 
Insomma, come diceva Totò, "è la somma che fa il totale", e in questo caso la somma dei luoghi comuni vuole il mostro assassino come uomo, vivente in tempi moderni, ed anche occidentale, possibilmente americano, che diventa mostro assassino per traumi subiti durante l'infanzia o per motivi di emarginazione sociale.
Si può confutare molto di ciò con un post che scrissi qualche mese fa: la storia di Giovanna Bonanno, che è stata una serial killer, ma era donna, fissuta nel '700, e molto mediterranea, avendo operato a Palermo.
 
Invece sull'altra questione, quella che non è affatto detto che il mostro assassino debba essere americano o quanto meno occidentale, tornerò in futuro.
Oggi invece parliamo di una storia che è stata tra le principali ad alimentare questa serie di luoghi comuni. La storia di Jeffrey Dahmer.
 
Eccolo qui, è nella foto a lato. Jeffrey nasce a Milwaukee il 21 maggio 1960 ma già a sei anni segue la famiglia, che si trasferisce nell'Ohio.
La sua infanzia risulta essere molto turbata. La causa? I litigi tra i genitori, che a quanto pare se le menano di santa ragione continuamente, senza esclusione di colpi nelle collutazioni fisiche. Come dirà al processo il perito di parte, "il piccolo Jeffrey soffre nel vedere i propri genitori litigare continuamente".
I coniugi Dahmer in poco tempo, infatti, divorziano. Ma è un divorzio molto doloroso per il piccolo Jeffrey. Da notare che i due genitori non sono certo persone brillanti o degli stinchi di santo. Il padre è un tipo violento e facile all'ira; la madre è sia alcoolizzata, sia tossicodipendente da varie pasticche di psicofarmaci. Insomma, un ambiente familiare abbastanza disastrato. Ma un bel giorno...
Beh, un bel giorno, come se non bastasse tutto questo, il piccolo Jeffrey, che ha circa 10 anni, subisce delle molestie sessuali da un vicino di casa, ma i genitori erano troppo impegnati a litigare tra loro per farci caso... così, le molestie continuano, fino a sfociare in una vera e propria violenza carnale, che il bambino subisce senza trovare alcuna sicurezza nei propri genitori.
Allora si inizia ad intuire una cosa: se il bambino Jeffrey Dahmer da grande è diventato il mostro criminale che è stato, beh forse... alcune di quelle considerazioni circa i traumi subiti durante l'infanzia ed i motivi di emarginazione sociale, non sono poi del tutto dei luoghi comuni... I traumi ci sono, questo è lampante. L'emarginazione sociale arriva dopo, quando Jeffrey, a 13 anni, capisce di essere omosessuale, ed a 14 anni ha la sua prima esperienza sessuale con un amico del quartiere.
Anche il rischio di devianza era abbastanza lampante: il ragazzo racconta ad una sua insegnante che quando ha tempo libero, dopo aver fatto i compiti, esce di casa alla ricerca di animali morti per poi compiere esperimenti, come quello di scioglierli nell'acido. Ma anche la scuola non interviene, e non viene dato nessun supporto psicologico al ragazzo oramai adolescente.
 
Fatto sta che, con la madre che affonda (e affoga) i suoi problemi nell'alcol e nella droga, Jeffrey nel 1978, a 18 anni, se ne va di casa. Magari vorrebbe anche prendere la sua strada ma... forse il cervello gli era già partito.
La prova che oramai era già psicopatologicamente andato sta nel fatto che sempre nel 1978 succede un episodio molto speciale. Una sera si reca al suo bar preferito ed incontra un autostoppista, Steven Hicks, 19 anni. Dahmer lo accoglie in auto, ci fa amicizia e lo invita a bere qualcosa; poi, dopo averlo convinto, lo invita a casa sua. Qui Jeffrey compie il suo primo omicidio: uccide Hicks a sprangate, smembrandolo e mettendo i suoi resti dentro dei sacchetti per l'immondizia per poi caricarli in macchina. Ma attenzione: ho detto che li carica in macchina, non ho detto che li butta via. Infatti, il giorno dopo i sacchetti della monnezza sono ancora nel bagagliaio, e siccome Jeffrey non è certo un professionista del crimine, ma è anche piuttosto imbranato, incappa in un posto di blocco. Un poliziotto avverte l'odore fetido proveniente dai sacchetti, ma Dahmer, come se non fosse successo nulla, risponde che all'interno si trovano dei cibi scaduti e riesce a cavarsela! Non chiedetemi perchè il poliziotto non gli ha fatto aprire i sacchetti, e non si è interessato alla cosa... Fatto sta che a causa di questa poderosa svista... a Jeffrey non succede nulla se non il fatto che...
 
Si sente in colpa. Si sente pentito. Un barlume sano di cervello? Probabilmente, il recettore del pentimento e della colpa viene stimolato ed attivato proprio dal fatto di essere stato fermato al posto di blocco: la consapevolezza di essere andato vicinissimo all'arresto ed al carcere gli da una smossa.
Jeffrey vuole andare via, e cambiare vita in qualche modo. E ci prova. Si arruola nell'esercito, dichiarando esplicitamente di essere disponibile a missioni all'estero.
Detto fatto: viene destinato ad una base USA in Germania. Tuttavia, l'esperienza da militare dura meno di 10 mesi: viene cacciato per alcolismo e insubordinazione. C'è da dire, per dovere di completezza, che in quel periodo, proprio nella zona della base militare, tre persone spariscono senza lasciare traccia; Dahmer, dopo l'arresto, dichiarerà sempre di non essere il responsabile della loro scomparsa. Nè tantomeno sarà mai dimostrato un suo coinvolgimento.
Ma intanto, dopo l'espulsione dall'esercito, torna negli Stati Uniti, ma se ne va in Florida, dove vive la nonna, e dove pare che non si comporti molto bene: nel giro di pochi mesi, riceve varie denunce per atti di libidine violenta e atti osceni in luogo pubblico. Nonostante le denunce siano più di una, viene condannato ad un anno di reclusione, che però non sconta, perchè la pena viene commutata nell'obbligo di frequentare una clinica psichiatrica. Errore? Scelta giusta? Chi lo sa. Fatto sta che Jeffrey resta in libertà, e torna a casa spesso dopo essere stato in clinica, ed è proprio questa sua libertà che gli consente di uccidere, nel 1987, la sua seconda vittima.
 
Si tratta di Steven Tuomi, di 24 anni. Dopo averlo convinto a andare a casa sua, Jeffrey lo uccide. Acquista una grossa valigia, trasporta il cadavere fino alla cantina di sua nonna. Qui, per sua stessa confessione, compie atti di necrofilia con il cadavere, per poi farlo a pezzi e gettarlo tra i rifiuti.
La storia giudiziaria ci racconta che tra il gennaio 1988 e il marzo dello stesso anno, Dahmer massacra altre due persone, James Doxtator e Richard Guerriero, entrambi con le medesime modalità: portandoli a casa della nonna, drogandoli per poi ucciderli, violentarli e buttare alcuni resti sminuzzati nell'acido mentre altri... ehm...
mentre gli altri pezzi dei cadaveri...
...se li mangiava.
 
Direte voi: "Ma la nonna non si accorge di nulla?" Come no! La nonna lo caccia di casa perchè... ehm... è "disturbata dall'eccessivo rumore", derivante dalle sue attività.
Jeffrey se ne va, e nel settembre 1988, torna nella sua natia Milwaukee e va a vivere nella parte nord della città.
Non è che nei primi tempi si comporti bene: appena il giorno successivo al trasloco viene arrestato nuovamente per molestie sessuali: inganna un ragazzino di quindici anni dicendogli di scattargli qualche foto nel suo appartamento, però scoppia una lite tra i due. I vicini, sentendo le urla, chiamano la polizia. Viene condannato nel gennaio 1989 ma viene rilasciato fino alla sentenza esecutiva nel maggio dello stesso anno.
 
Ora c'è da fare un ragionamento serio però, che smentisce le centinaia di telefilm di provenienza americana che bombardano di continuo chi di noi si fa drogare dal televisore. In tali produzioni televisive, infatti, si vede sempre la polizia che collega i diversi omicidi, e dal collegamento cerca di risalire all'identità del serial killer. Nella realtà, non è successo così: anche se ripetutamente arrestato, la polizia non riuscì mai a collegare questi omicidi tra di loro ed a lui.
Infatti, dopo il rilascio, Dahmer torna ad uccidere, questa volta massacrando Anthony Sears, di 26 anni, e viene ancora arrestato, ma in seguito rilasciato dopo dieci mesi di prigionia, per buona condotta. E ancora non si riesce a collegare tutti gli omicidi tra di loro. Questa è la differenza tra fiction e realtà.
La cosa grave è semmai che il personaggio era già noto alla forza pubblica, pluriarrestato, e nonostante questo puntualmente rimesso in circolazione, con ampia libertà di uccidere...
 
Nel giugno del 1990, Jeffrey intensifica la sua attività omicida. I tempi tra un assassinio e l’altro si restringono sempre di più fino ad arrivare ad uccidere una volta alla settimana.
Così, cadono vittime di lui Edward Smith (27 anni), Raymond Smith (33 anni), David Thomas (23 anni) e Ernest Miller (22 anni). Nel febbraio del 1991 massacra Curtis Straughter (19 anni), Errol Lindsey (19 anni) e Anthony Hughes (31 anni).
Ma l'episodio più inquietante avviene solo ora, nella primavera 1991, molto grave, oltre che inquietante.
 
Jeffrey riesce ad accattivarsi le simpatie di un ragazzino di appena 14 anni, Konerak Sinthasomphone. E lo convince a venire a casa sua.
Arrivati a casa, Dahmer fa assumere una forte dose di droghe al ragazzo, sciogliendole in una bibita, e successivamente gli scatta una serie di foto in biancheria intima. Una volta reso inerme il ragazzo, con un...
...trapano effettua un piccolo foro nell'occipite destro del cranio per poi iniettargli un misto di acqua e acido con l'utopistico progetto di rendere schiavo sessuale e compagno vegetale il povero Konerak per gli anni a venire.
(che idea...)
Il ragazzino invece si risveglia, ritorna cosciente, non è per niente vegetale e riesce a scappare approfittando dell'assenza di Jeffrey, finendo in strada confuso e brancolante (e lo credo, sai che paura...).
A quel punto tre ragazze afroamericane notano il ragazzino così diverso dai normali ubriaconi e tentano di soccorrerlo, chiamando anche la polizia, ma...
Jeffrey passeggiando nota il movimento e si avvicina al gruppetto, cercando di strappare il ragazzo dalle braccia delle soccorritrici che, indispettite, oppongono resistenza. Poi, finalmente arriva la polizia, ma...
(alla faccia di chi propina l'idea che più polizia in strada significa più sicurezza)
Jeffrey parla con i poliziotti e incredibilmente, riesce a convincere gli agenti a rilasciarlo, dichiarando che il ragazzino è il suo amante e che è scappato ubriaco dopo una lite! Così Konerak visibilmente terrorizzato ma impossibilitato a difendersi e a parlare, torna accompagnato dal suo carnefice e dalla polizia in casa di Jeffrey, dove questi mostra le foto scattate nel pomeriggio ai poliziotti per provare la loro relazione e per assicurare la tutela del ragazzo!
Risultato? La polizia se ne va!!! E se ne va dopo aver consegnato la vittima al suo carnefice!
Il ragazzo invece, poco dopo, muore nella casa del mostro, per poi essere stuprato e smembrato.
(Nota storica: dopo il processo, con la conseguente emersione della verità, quei poliziotti - e ci mancherebbe altro! - sono stati immediatamente licenziati).
 
Konerak Sinthasomphone non è l'ultima vittima del mostro di Milwaukee. Dopo di lui tocca a Matt Turner (20 anni), seguito da Jeremiah Weinberg (23 anni) e da Oliver Lacy (23 anni) solo otto giorni dopo. Il 19 luglio del 1991 il mostro uccide smembra e mangia Joseph Brandehoft, 25 anni, che sarà l'ultima vittima, la diciassettesima.
Appena tre giorni dopo, infatti, il 22 luglio 1991, Jeffrey invita Tracy Edward, un uomo di colore di 32 anni, nella sua abitazione. Quest'ultimo, approfittando di un momento di distrazione del maniaco, riesce a scappare e ad avvertire le forze dell'ordine, ponendo fine alla carriera del suo sequestratore.
Jeffrey Dahmer, al momento della cattura, non mostrò nessuna pericolosità e non oppose alcuna resistenza quando la polizia arrivò a casa sua per arrestarlo.
 
Una volta preso, inizia l'istruttoria. Ed emergono le cose raccapriccianti.
 
(Attenzione! Il prosieguo del post potrebbe urtare la sensibilità di chi legge).
 
Mettiamoci nei panni del Pubblico Ministero che deve interrogarlo, ma anche preparare l'istruttoria a suo carico. Che nervi avrà dovuto avere costui? Che capacità di resistere alla nausea? Non lo sappiamo. Sappiamo però che questo inquirente si rende conto della palese insanità di mente di Jeffrey, però deve ammettere che l'accusato, nonostante questa insanità di mente, "...è dotato di una capacità relazionale davvero brillante. La sua tecnica per avvicinarsi alle persone era quella di spacciarsi per un fotografo, interessato a foto di nudo maschile, promettendo anche ricchi compensi", e con un'ottima capacità di convincimento...
Ma non nota solo questo, l'inquirente. Jeffrey confessa le diciassette vittime negli USA, non si assume nessuna responsabilità per i tre scomparsi in Germania, e gli si potrebbe anche credere, visto che si assume la responsabilità dei diciassette uccisi, raccontando anche tutti i particolari... Tirando le somme, il magistrato inquirente scrive che: "Oltre ad uccidere e smembrare le sue vittime, era solito mangiarne alcune parti, e conservarne altre (ad esempio genitali e mani). Alcune teste venivano tenute in frigo o sotto spirito, altre, invece, venivano bollite per un giorno intero fino a far separare la carne dal cranio. Quest’ultimo poi veniva coperto di cera e dipinto per diventare un soprammobile."
Ed il resto?
Si legge ancora nell'atto d'accusa: "Le parti del corpo che non facevano parte della sua alimentazione venivano sciolte nell'acido, tanto che i vicini più volte avevano lamentato alle autorità gli odori nauseabondi che arrivavano dal suo appartamento, ma nessuno si era mai fatto carico di ciò".
La sua psiche malata non finiva qui. Infatti, il mostro fotografava i cadaveri, prima e dopo il sezionamento, e dormiva accanto ad essi.
Ad alcune delle vittime, mentre queste erano ancora vive, Jeffrey praticava un foro al centro del cranio e attraverso questo foro iniettava varie droghe, oppure acido cloridrico o acqua bollente. Il lento e doloroso effetto durava anche più di 2 giorni. In alcuni casi passava anche una settimana, il che permetteva alla vittima di accorgersi lentamente della sua fine.
 
Completata l'istruttoria, si arriva al processo.
Per il processo Dahmer vennero adottate efficienti misure di sicurezza, non per la sua pericolosità quanto più per quella dei parenti delle vittime, in quanto questi tentarono più volte di aggredirlo durante il dibattimento processuale.
All'arrivo, in catene più che ammanettato, alla prima udienza del processo, mentre i giornalisti scattavano foto e gli urlavano "Perchè?", lui disse l'unica frase prima della fine del processo: "Il mio sogno è quello di ammazzare un uomo con un manganello o una spranga, e poi violentarne il corpo inanimato".
 
Dopo, tacque. Seduto nelle aule di tribunale, mentre venivano elencate le sue atrocità, Jeffrey rimase impassibile come se nulla fosse accaduto, mentre i parenti delle vittime piangevano e urlavano di strazio.
Durante il processo non pronunciò neanche una parola, l'unica volta in cui fece dichiarazioni avvenne poco prima che la giuria si riunisse per decidere la sentenza, dicendo:
"Vostro Onore, è finita. Non ho mai cercato di essere liberato. Francamente volevo la morte per me stesso. Voglio dire al mondo che non l'ho fatto per odio. Non ho mai odiato nessuno. Sapevo di essere malato, cattivo o entrambe le cose. Adesso credo d'essere veramente malato. Il dottore mi ha parlato della mia malattia e di quanto male ho causato. Ho fatto del mio meglio per fare ammenda dopo il mio arresto, ma non importa, non posso eliminare così il terribile male che ho causato. Vi ringrazio Vostro Onore, sono pronto per la vostra sentenza, che sono sicuro sarà il massimo. Non chiedo attenuanti, ma per piacere dite al mondo che mi dispiace per quello che ho fatto."
 
Fu condannato a 15 ergastoli, poichè nel Wisconsin non esiste la pena di morte.
Nei tre anni successivi, i giornali hanno sostenuto che in carcere Jeffrey avesse trovato la fede e che si fosse convertito al cristianesimo...
Ma i suoi ergastoli non sarebbero durati molto: il 28 novembre del 1994, Jeffrey Dahmer muore in carcere. Viene ucciso da un altro psicopatico, Christopher Scarver, che gli fracassò il cranio con un bastone.
Interrogato dalla polizia, Scarver rispose che Dio gli aveva impartito l'ordine di punirlo per quel che aveva fatto.
 
E come al solito, morto il criminale, inizia la leggenda.
Sono stati prodotti due film su di lui, "Jeffrey Dahmer: la vita segreta" (1993) e "Dahmer: il cannibale di Milwaukee" (2002).
Il gruppo heavy metal degli Slayer ha scritto un brano su Dahmer: "213", il cui titolo era il numero dell'appartamento in cui il maniaco viveva ed eseguiva le sue azioni.
In "Occhi per vedere", canzone dei Club Dogo feat. Tuer, il componente dell'omonimo gruppo Jake La Furia fa una citazione "... Dogo Club Jake street liner baby io ti mangio il cuore come Jeffrey Dahmer...".
Don Davis ha scritto un libro su di lui: The Jeffrey Dahmer Story: An American Nightmare.
 
Per approfondire:
Dossier Serial Killer - La Tela Nera
Serial Killers.it
 
Per un'analisi psichiatrica del personaggio, vedere la scheda su:
www.psicologi-psicoterapeuti.it

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 18/09/2008 10:00 | link | fate pure commenti (6) |
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