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Le vie infinite dei rifiuti

Ma chi sarà costui

Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose: fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."

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mercoledì, 30 aprile 2008
.: Attraverso l'oceano. Anniversario di oggi :.

Siamo a Fatu Hiva, la più meridionale delle Isole Marchesi, in Polinesia, un posto selvaggio e meraviglioso, e siamo nel 1936.
Sotto una veranda fatta di giunco e bambu, siedono due uomini, intenti a sorseggiare un thè.
Non sono uomini famosi, ma uno di loro, il più giovane, un giorno lo sarà. Uno si chiama Henry Lie, ed è un vecchio scienziato norvegese che nella vita non ha avuto molta fortuna, perchè non si è mai venduto a nessuno, finchè un bel giorno, attorno al 1906, decise di mollare tutto ed andarsene a vivere con la moglie a Fatu Hiva, lontano dalla civiltà, dalla politica, e da tutto il resto.
Henry ha deciso che vuole passare gli anni di vecchiaia studiando e indagando su una sola cosa: siccome Fatu Hiva è a sei ore di piroga dall'isola più vicina, e tutte le Isole Marchesi sono a 1000 miglia di distanza da ogni altra terra, come è possibile che sull'isola ci siano degli animali? Da dove sono arrivati?
Di fronte a lui c'è invece un uomo che passerà alla storia come un genio. E' l'antropologo ed esploratore, nonchè futuro regista cinematografico, Thor Heyerdahl, anche lui norvegese, che però in quel momento non è ancora famoso, ma è un 22enne neolaureato che ha in testa delle strane teorie. Ed è la sua storia, che vorrei raccontare oggi.
 
I due sorseggiano il thè con calma tipicamente norvegese, e Thor come tutti i giovani è ansioso di conoscere le opinioni del vecchio ed esperto collega.
Thor: "Vedi Henry, tu cerchi di capire 'sta storia degli animali... ma a me interessa capire come l'uomo sia arrivato qui..."
Henry: "Ma daiiii, l'uomo fa una cosa in più rispetto agli animali: naviga! E navigava anche in epoca preistorica...!"
Thor: "Non basta... e da dove sarebbero arrivati qui, con delle zattere preistoriche?"
Henry: "Da quanto tempo sei qui?"
Thor: "Beh, da un anno quasi... ed io e mia moglie Liv stiamo facendo praticamente la vita dei neolitici... le uniche imbarcazioni sono piccole zattere, e con quelle non si va da nessuna parte, nel Pacifico".
Henry: "La sai la storia di Taori?"
Thor: "Chi è Taori?"
Henry: "Un vecchio indigeno dell'isola..."
Thor: "Che storia è?"
Henry: "Racconta delle leggende, che parlano di uomini antichi venuti qui con zattere e piroghe..."
Thor: "Uhm... dall'Asia, forse?"
Henry: "Sei giovane, ragazzo mio... Ricordi le statue di pietra che sono qui sull'isola, in fondo a sinistra?"
Thor: "Certo! Le conosco bene! Le studio..."
Henry: "Beh guarda... Io ne ho viste di forma simile..."
Thor: "Dove? In Melanesia? In Nuova Zelanda?"
Henry: "Ma no!! In Colombia!!"
Thor: "Ma che dici?? E come ci sono venuti dalla Colombia alla Polinesia? Con un volo charter o con un low cost? Ma insomma...."
Henry: "Fai una cosa: vai in fondo a sinistra, come se volessi andare al cesso poi però prosegui diritto, e vai fino alle statue. Guardale bene, poi... senza fumare marijuana, vai a vedere quelle in Colombia..."
Thor: "Ma anche se fosse? Come diavolo si poteva arrivare dal Sud America a qui in epoca preistorica, con imbarcazioni di fortuna? Sono migliaia di miglia in pieno Pacifico..."
Henry: "Pensaci, ragazzo mio... Pensaci..."
 
Poco tempo dopo, Henry Lie muore serenamente di vecchiaia, sempre sull'isola, e Thor decide di ripartire verso l'Asia.
Ovviamente non è convinto dell'idea di Henry, e crede che l'unico modo affinchè degli uomini primitivi possano arrivare in Polinesia sia partendo dall'Asia. Pertanto, si mette a fare ricerche antropologiche nel sud-est asiatico, finalizzate a dimostrare i contatti tra civiltà asiatiche e polinesiane.
Fallisce.
Non solo perchè non trova contatti, ma perchè più va indietro nel tempo nell'archeologia, e più trova similitudini tra civiltà locali, soprattutto delle isole, e tracce di tipo nordamericano. Durante la seconda guerra mondiale, elabora una prima ipotesi di origine "americana" delle popolazioni polinesiane.
E qui viene il bello...
 
Un bel giorno, Thor è alle Isole Pitcairn, al centro del Pacifico meridionale, e mentre esplora una grotta, trova un'incisione che lo fa traslarire. Immediatamente corre via, e va a cercare il suo collega e compagno di avventura Sven.
 
Thor: "Sven! Sveeeennn! Brutto figlio di ********!!! Sven! Dove cazzarola stai?"
Sven: "Gran rompicoglioni! Sono dietro l'albero a fingere che sia un comodo cesso d'albergo 5 stelle! Che vuoi?"
Thor: "Sven! Vieni a vedere cosa ho trovato nella grotta!"
Sven: "Aspetta che è finita la carta igienica, e devo trovare delle foglie che non siano ortiche! Intanto mi dici di che si tratta?"
Thor: "Ho trovato l'incisione! Una barca!!"
Sven: "Una barca? In un'incisione rupestre? Ma a chi vuoi darla a bere! Guarda che sono archeologo anche io! La navigazione per barche è arrivata dopo l'invenzione dei supporti di scrittura!"
Thor: "Si certo, si si è una zattera non una barca..."
Sven: "E che te ne fai? Ci andavano a pesca nei dintorni."
Thor: "Sven... credo che invece ho avuto l'illuminazione.. credo di capire come era stata progettata..."
Sven: "Aspetta che tiro su i pantaloni e parliamo, ma sappi che mi sembra una follia, quel che stai pensando..."
 
Thor mette in discussione le teorie allora correnti sulla diffusione umana, via mare, sul pianeta, e si convince che Henry Lie aveva ragione. Ma ha un problema: i detrattori della sua teoria.
 
Archeologo: "Lei si rende conto di cosa sta dicendo?"
Thor: "Si, Professore. Dico che dall'America Latina, in particolare dalla zona degli Incas, qualcuno può essere partito su una zattera ed abbia colonizzato le isole della Polinesia.
Archeologo: "Sono 4.300 miglia nautiche! Ci vuole l'aereo!"
Thor: "No, quella zattera va bene, per superare il Pacifico. Per 4.300 miglia nautiche."
Archeologo: "Lei è pazzo! Una zattera non può!"
Thor: "Io sono riuscito a ricostruire il progetto di quella zattera. Al punto in cui può essere ricostruita."
Archeologo: "Non basta! Lei userebbe materiali e metodi costruttivi di ora, del XX secolo! Non è la stessa cosa!"
Thor: "No! Io la zattera posso costruirla solo con legno di balsa, papiro, giunco. Proprio come allora."
Archeologo: "Aridaje! Ma sei fuso? La costruiresti con una tecnologia occidentale di oggi! Sei norvegese, ed i norvegesi si sa che sanno costruire le imbarcazioni!"
Thor: "Ma non è quello che voglio fare! Io vado in Perù, e la faccio costruire solo da maestranze indigene, che lavorano balsa, giunco e papiro! La faccio uguale a come doveva essere all'epoca!!!"
Archeologo: "E ma scusa tanto, cucciolone, ed una volta che hai costruito questa zattera leggera come un fuscello in Perù... cosa avresti dimostrato? Una simile zattera non può certo andare alla deriva nel Pacifico fino alla Polinesia..."
Thor: "Una volta costruita non dimostro niente. Ma quando ci sarò salito sopra, e sarò andato con essa in Polinesia, poi ne riparliamo!"
Archeologo: "E i viveri? E l'acqua? Vorrai mica una nave madre di supporto?"
Thor: "No! Nulla. Carico tutto sulla zattera, e assieme a quattro indigeni, noi andiamo in Polinesia!"
Archeologo: "Mi spiace che non potrò essere al tuo funerale, perchè te lo faranno i pescecani, in mezzo all'oceano. La prima onda che vi rovescia..."
Thor: "Professore, lei porta sfiga. Vada a fanculo. Vedrà, che ce la farò..."
 
Il progetto di Thor si basava in realtà su precise documentazioni storiche o protostoriche, ma ovviamente non bastava! I dubbi della scienza ufficiale dell'epoca si riferivano all'uso di materiali poco noti e ritenuti inaffidabili per la navigazione! Una zattera di giunco e papiro, può da sola attraversare il Pacifico?
 


 

Ecco qua il primo prototipo di zattera di Thor Heyerdahl.
Ma vediamo la sua teoria.
 
Come spiega egli stesso nella sua relazione dopo l'avventura, gli Europei affermavano di essere stati gli scopritori di quelle isole; in realtà, anche nella più piccola di esse avevano trovato orti ben coltivati, capanne, templi, strade selciate, antiche piramidi e immense statue di pietra.
La popolazione parlava una lingua sconosciuta, comune a tutto l'arcipelago e non riconducibile ai continenti circostanti. Non conosceva la scrittura, custodiva - senza saperne il significato - misteriose tavolette incise con geroglifici indecifrati, preservava la memoria dei capi con l'ausilio mnemonico di un complesso sistema di funicelle a nodi, simile a quello usato dagli Inca.
Da dove, in origine, era dunque venuto quel popolo?
Heyerdahl ipotizzò che una prima migrazione potesse essere datata intorno al 500 d.C., seguita da una seconda verso il 1100. Circa la provenienza, osservò che la civiltà di quegli antichi immigranti apparteneva ancora all'età della pietra, che perdurava soltanto nel Nuovo Mondo.
Studiando le saghe degli Inca, Heyerdahl scoprì che l'antico nome del loro dio del Sole era Kon-Tiki cioè "Tiki del Sole", o Illa-Tiki, cioè "Tiki del Fuoco", sommo sacerdote e re degli uomini fondatori di quella antica civiltà. Secondo la leggenda inca, un giorno essi furono attaccati e trucidati da una tribù capeggiata da Carlo, venuto da Coquinbottal; solo Kon-Tiki con pochi seguaci si salvò, fuggendo via mare verso occidente. Sono evidenti le coincidenze con il Tiki polinesiano, nelle cui leggende figuravano racconti e particolari topografici riconducibili al Tiki degli Inca!
Questa prima migrazione nelle isole del Sud è datata da Heyerdahl al 500 d.C., ma nell'intera Polinesia trovò indicazioni del fatto che le isole non erano rimaste a lungo possedimento della pacifica stirpe di Tiki del Sole: altre tracce gli dimostrarono che Indii colombiani dell'età della pietra, esperti di navigazione, erano arrivati con le loro canoe da guerra verso il 1100 e si erano fusi con il popolo di Tiki.
L'obiezione principale mossa alle teorie di Heyerdahl era fondata sul fatto che quegli uomini misteriosi non avevano navi con cui attraversare l'Oceano. Qui è il genio di Thor Heyerdahl: il volere dimostrare che la traversata era possibile con le zattere di legno di balsa, di cui si servivano gli aborigeni peruviani.
 
L'immagine qui accanto, è una sbiadita fotografia del 30 aprile 1947 (ecco l'anniversario!). Con cinque compagni Thor ha costruito una grande zattera con un capanno come riparo, utilizzando esclusivamente quel legno leggerissimo legato con corde vegetali, senza l'aiuto di alcun elemento metallico. E quel mattino di 61 anni fa, partendo da Callao, in Perù, fece vela verso Ovest, verso la direzione del sole morente. Kon-Tiki era ovviamente anche il nome della zattera.
Le loro tracce si perdono molto presto, all'epoca non c'erano i satelliti artificiali come oggi, ma Thor ha studiato bene, e lascia la zattera in balia della Corrente di Humboldt, una corrente marina del Pacifico che doveva essere nota anche agli antichi.
In occidente, la comunità scientifica inizia a darlo per morto, assieme al resto dell'equipaggio, già verso il 30 maggio, un mese dopo la partenza...
 
Nel pomeriggio del 30 luglio, l'equipaggio avvista l'isola di Puka Puka, nell'arcipelago delle Tuamotu e dopo un'altra settimana, 101 giorni di viaggio e 4300 miglia nautiche, viene avvistata dai radar del porto situato sull'atollo di Raroia, dove la Kon-Tiki approdò poco dopo :)
 
I detrattori non furono soddisfatti :)
Sostenevano che prima di raggiungere la Polinesia, le popolazioni sudamericane avrebbero dovuto raggiungere le Galapagos, più vicine ma disabitate. Nessun archeologo aveva mai studiato quelle isole, considerate mai abitate (per mancanza di acqua potabile durante le stagioni aride).
Nel 1952, Thor approda alle Galapagos con una nuova missione scientifica ed archeologica.
Con questa spedizione dimostra che le Galapagos erano state punto di approdo di navigatori provenienti dalle Americhe in epoca precolombiana. Individua l'isola come possibile attracco delle zattere pre-incaiche preistoriche, ritrova abitazioni precolombiane con resti di centinaia di vasi in ceramica pre-incaici dell'Ecuador e del Perù settentrionale.
Mica fuffa :)
 
Preferirei fermarmi qui, perchè abbiamo detto abbastaza da far capire di che pasta era fatto il nostro personaggio :)
Basta aggiungere che nel 1950 ha rifatto il viaggio in zattera, con troupe cinematografica al seguito, dando vita al film Kon-Tiki, che racconta tutto il viaggio, di cui è stato regista.
Negli anni '60 ha anche pubblicato un libro (ne esiste anche l'edizione italiana) che racconta la spedizione.
 
In vecchiaia, non volendosi sentire vecchio, ne ha combinate altre, tipo che nel 1970 dalla città fenicia di Safi, in Marocco, con un'imbarcazione chiamata Ra, come il Dio egizio, costruita da indiani Aymara del lago Titicaca, percorre in 57 giorni 3.270 miglia raggiungendo le Isole Barbados. Dimostra con questa impresa la fattibilità tecnica, già nell'antichità, di viaggi dal vecchio verso il nuovo mondo, suggerendo che la somiglianza culturale tra i popoli precolombiani e le popolazioni assiro-babilonesi, potrebbe non essere dovuta al caso...
E ancora, nel 1977, con una nave di giunchi, dalla Mesopotamia, in Iraq, per verificare le possibilità di navigazione dei Sumeri 4000-5000 anni fa cosa fa? Percorre 6.800 km, discendendo il fiume Tigri fino al Golfo Persico, poi nell'Oceano Indiano fino alla valle dell'Indo in Pakistan e ritorno via mare dall'Asia fino all'Africa, all'imboccatura del Mar Rosso.
Con questa impresa, dimostra la possibilità di scambi culturali e commerciali in epoche molto antiche ad opera dei popoli mesopotamici.
 
E' morto a Colla Micheri, in Andorra, il 18 aprile 2002, all'età di 88 anni, dopo una vecchiaia non proprio di riposo: pochi mesi prima era a fare uno scavo archeologico in Russia settentrionale a cercare tracce di navigazione vichinga nell'artico, la spedizione fu interrotta proprio a causa del peggioramento della sua salute.
Premio Oscar 1952 nella categoria documentari per Kon-Tiki, nomination nel 1972 per il film Ra.
 
A lui è dedicato il Museo Kon-Tiki a Oslo.
 


 

Per approfondire:
Infolibro.it
Ambasciata di Norvegia

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 09:00 | link | fate pure commenti (14) |
scienza, storie e storielle, ricerche

lunedì, 28 aprile 2008
.: Stalking :.

(In corsivo ci sono delle testimonianze dirette. Il nostro testimone ha chiesto di restare anonimo, ed ovviamente rispetto la sua scelta)

E' un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un'altra persona, spesso di sesso opposto, perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.
La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita privata.
Lo stalker può essere un estraneo, ma è un caso raro: il più delle volte è un conoscente, un collega, o un ex-partner, che agisce spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto.
In altri casi ci si trova davanti a persone con problemi di interazione sociale, che agiscono in questo modo con l'intento di stabilire una relazione sentimentale, imponendo la propria presenza ed insistendo anche nei casi in cui si sia ricevuta una chiara risposta negativa.
Solitamente questi comportamenti si protraggono per mesi o anni.

La sensazione di freddo che arriva fin nelle ossa era diventata una costante.
Ogni giorno. E con il freddo saliva l'ansia, il battito del cuore pronto a trasalire. E sembrava un infarto, ad ogni trillo del telefono, o del citofono. Ed il terrore di dover dire "ancora tu!" Mi sembrava di vivere sotto il peso dell'ossessione di quella persona. Ma era impossibile fare una denuncia o una cosa del genere, poichè non mi aveva mai messo neanche una mano addosso, per cui non c'era mai stata una aggressione o una molestia fisica...


Lo stalking è classificato giuridicamente tra le violenze di genere, ed è pertanto ritenuto una violazione dei diritti umani. Nonostante questo, soprattutto in Italia non c'è una legislazione tale da permettere di fermare lo stalker, prima che diventi un vero e proprio aggressore. Quindi, se lo stalker non aggredisce mai... diviene difficile ostacolarlo. Difficile anche dimostrare che stia ossessionando.
Alcuni comportamenti come telefonate, sms, e-mail, “visite a sorpresa” e perfino l’invio di fiori o regali, possono essere graditi segni di affetto che, tuttavia a volte, possono trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione in grado di limitare la libertà di una persona e di violare la sua privacy, giungendo perfino a spaventare chi ne è destinatario suo malgrado.

Mi mandava anche 70 o 80 sms al giorno. Spesso teneri e dolci, ma anche minacciosi quando vedeva che non rispondevo. Non ho idea di quanto spendesse di credito per il cellulare, o se avesse aderito appositamente ad una offerta tim. Stessa cosa con le email, il ritmo era almeno di una cinquantina al giorno, non sapevo dove trovasse il tempo di scrivere. Era una presenza costante, non riuscivo a liberarmene.

Inseguimento, molestia e persecuzione
E' stalking, ma è chiamato anche “sindrome del molestatore assillante” o “inseguimento ossessivo”. La terminologia più comune, quella di “stalking”, è stata coniata con la finalità di raffigurare simbolicamente, con un termine in lingua inglese che significa “appostarsi”, l’atteggiamento di chi mette in atto l'inseguimento ossessivo.
Il “molestatore assillante” manifesta, infatti, un complesso insieme di comportamenti che vengono ben racchiusi sinteticamente dall’espressione “fare la posta” che comprende l’aspettare, l’inseguire, il raccogliere informazioni sulla “vittima” e sui suoi movimenti, comportamenti che sono quasi sempre “tipici” di tutti gli stalkers, al di là delle differenze rilevate di situazione in situazione.
Alcuni studi compiuti su questo fenomeno hanno distinto due categorie di comportamenti attraverso i quali si può attuare lo stalking:

1) La prima tipologia comprende le comunicazioni intrusive, che includono tutti i comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie emozioni, sui bisogni, sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati affettivi amorosi (anche se in forme coatte o dipendenti) che a vissuti di odio, rancore o vendetta. I metodi di persecuzione adottati, di conseguenza, sono forme di comunicazione con l’ausilio di strumenti come telefono, lettere, sms, e-mail o perfino graffiti o murales.
2) Il secondo tipo di comportamenti di stalking è costituito dai contatti, che possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo diretto, quali ad esempio pedinare o sorvegliare, che mediante comportamenti di confronto diretto, quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni. Generalmente non si ritrovano due tipologie separate “pure” di stalkers, ma molestie in forme miste in cui alla prima tipologia, in genere segue la seconda specie di azioni.

Perché si possa parlare di “stalking”, occorre che si verifichino tre comportamenti:

1) l’attore della molestia, lo stalker, agisce nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideo-affettivo, basato su una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente immaginata (in base alla personalità di partenza e al livello di contatto con la realtà mantenuto);
2) lo stalker si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati sulla comunicazione e/o sul contatto, ma in ogni caso connotati da ripetizione, insistenza e intrusività;
3) la pressione psicologica legata alla “coazione” comportamentale dello stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima stalkizzata, definita anche stalking victim, in uno stato di allerta, di emergenza e di stress psicologico. Questi vissuti psicologici possono essere legati sia alla percezione dei comportamenti persecutori come sgraditi, intrusivi e fastidiosi, che alla preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria incolumità.

Ero in depressione costante. Al mattino, al risveglio, il mio primo pensiero era: "Cosa farà oggi? Come farà ad essere presente ed assillarmi? Quante volte scriverà? Quante volte telefonerà? Farà la pazzia di venire qui?" Tutti i giorni. Feriali e festivi. Sempre. Si può vivere così? Si può vivere in collegamento continuo con una persona con la quale non si vuole un contatto continuo?

Identikit del molestatore assillante
La coazione che connota il comportamento di stalking, e che permette di delinearlo anche giuridicamente, ha fatto ipotizzare che tale problema fosse una forma di “disturbo ossessivo”. Tuttavia, come è stato osservato, i disturbi psicopatologici ossessivi sono connotati da vissuti egodistonici relativi ai comportamenti attuati e, conseguentemente, da un malessere provocato dalle idee, dai pensieri, dalle immagini mentali e dagli impulsi ossessivi legati alla persecuzione. Questi vissuti di disagio e di intrusione in realtà non risultano presenti in genere negli stalkers che, al contrario, tendono perfino a trarre piacere dal perseguitare.

Mi mandava messaggi di continuo. Mi telefonava di continuo. Avevo uno stress addosso che non mi permetteva neanche di relazionarmi normalmente con le persone. Temevo sempre di veder spuntare quella persona all'improvviso. Stavo perdendo tutto. Restavo chiuso in casa con il terrore di uscire. Ho perso degli amici perchè ho tenuto per giorni il telefono spento e non leggevo la mail, ho rovinato una relazione d'amore, a causa della presenza costante e incombente di quella persona. E quando a volte ho risposto al telefono, la sua voce era tranquilla, allegra. Sì, era felice della mia risposta, ne era gratificata, provava piacere. Quella persecuzione mi stava rovinando la vita. Non riuscivo ad avere relazioni normali con altre persone, senza tremare, senza subìre il condizionamento dovuto alla sua presenza...

È molto importante sottolineare che lo stalking non è un fenomeno omogeneo; pertanto, risulta difficile far rientrare i molestatori assillanti in una categoria diagnostica precisa o identificare sempre la presenza di una vera e propria patologia mentale di riferimento. Gli stalkers non sono sempre persone con un disturbo mentale e, anche se esistono alcune forme di persecuzione nascono nel contesto di un quadro psicopatologico, questa non è una condizione sempre presente così come non esiste sempre un abuso di sostanze associato al comportamento stalkizzante.
Ciò che è importante comprendere è che dietro a comportamenti di molestia simili possono celarsi motivazioni anche molto differenti tra loro. A questa conclusione si è giunti in seguito a studi che hanno esaminato il profilo psicologico di numerosi stalkers e, sulla scorta dei quali, si è giunti ad individuare cinque tipologie di stalkers, distinti in base ai bisogni e desideri che fanno da motore motivazionale.

1) Una prima tipologia di molestatore insistente è stata definita “il risentito”. Il suo comportamento è sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o di un torto che ritiene di aver subito ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta. Si tratta di una categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine della persona e poi la persona stessa. Il problema più grave è legato alla scarsa analisi della realtà: perché il risentimento fa considerare giustificati i propri comportamenti che, producendo sensazioni di controllo sulla realtà, tendono a loro volta a rinforzarli.
2) La seconda tipologia di stalker è stata denominata “il bisognoso d’affetto”, una tipologia che è motivata dalla ricerca di una relazione e di attenzioni che possono riguardare l’amicizia o l’amore. La vittima in genere viene scelta attraverso una generalizzazione che la rende vicina al “partner o amico/a ideale”, una persona che si ritiene possa aiutare, attraverso la relazione desiderata, a risolvere la propria mancanza di amore o affetto. Spesso il rifiuto dell’altro viene negato e reinterpretato sviluppando la convinzione che egli abbia bisogno di sbloccarsi e superare qualche difficoltà psicologica o concreta. L’idea di un rifiuto, vissuto come un’intollerabile attacco all’Io, viene respinta con grande energia e strutturando un’alta difesa basata sull’allontanamento della percezione reale dell’altro, delle sue reazioni e della relazione reale che viene sostituita da quella immaginaria.
3) Una terza tipologia di persecutore è quella definita “il corteggiatore incompetente”, che tiene un comportamento alimentato dalla sua scarsa o inesistente competenza relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e, quando non riesce a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani. Questo tipo di molestatore è generalmente meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione della stessa vittima, ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando persona da molestare.
4) Esiste poi “il respinto”, un persecutore che diventa tale in reazione ad un rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a vendicarsi per l’abbandono. Spesso oscilla tra i due desideri, manifestando comportamenti estremamente duraturi nel tempo che non si lasciano intimorire dalle reazioni negative manifestate dalla vittima: la persecuzione infatti rappresenta comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita totale, percepita come intollerabile. Nella psicologia di questo tipo di “inseguitore assillante” gioca un ruolo cruciale il modello di attaccamento sviluppato che è una delle forme di tipo insicuro, in grado di scatenare angosce legate all’abbandono che creano una tendenza interiore, più o meno consapevole, a considerare l’assenza dell’altro come una minaccia di annientamento e di annullamento del Sé.
5) Infine, è stata descritta una categoria di stalker definita “il predatore” e costituita da un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con una vittima che può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura, infatti, eccita questo tipo di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto. Questo genere di stalking può colpire anche bambini e può essere agito anche da persone con disturbi nella sfera sessuale, quali pedofili o feticisti.

Solitamente, nella stragrande maggioranza dei casi, il meccanismo è lo stesso delle violenze di genere, pertanto di solito lo stalker è un uomo, e la vittima è una donna.
Trovarsi nel caso opposto, che è raro, essere cioè uomo-vittima, inseguito da una stalker-donna, è deprimente. Se si cerca di raccontarlo, non si viene creduti. Gli altri perdono fiducia nella vittima, poichè a livello sociale si percepisce che in qualche modo l'uomo in quanto tale debba aver dato dei segnali positivi, che hanno magari fatto scattare i meccanismi nella stalker. La mia stalker apperteneva contemporaneamente alle categorie 1) 2) e 4). Impossibile liberarsene, se non per tempi inferiori alle 48 ore. Poi tornava all'attacco. Tornava ad essere presente.
E l'incubo ricominciava. Iniziavo a stare male anche fisicamente, con palpitazioni cardiache, mal di testa, nervi sempre tesi.


La vittima e il legame con il suo Stalker
Molte persone che subiscono molestie assillanti sono donne di un’età frequentemente compresa tra i 18 e i 24 anni. Tuttavia, alcuni tipi di persecuzioni, quali ad esempio quelle legate al risentimento o alla paura di perdere la relazione che nasce dall’essere respinti, sono rivolte principalmente a donne tra i 35 e i 44 anni. In alcuni casi invece (come quello che stiamo testimoniando), le vittime sono uomini tra i 36 e i 45 anni. In ogni caso, oltre l'80% dei casi di stalking vede le donne come vittime.
Alcuni studi sul fenomeno in esame hanno mostrato dei risultati interessanti che servono a riflettere ulteriormente sulle caratteristiche delle vittime di stalking e sull’importanza della relazione che, spesso solo nella mente dello stalker, si instaura con tutta la capacità di influenza che può esercitare una relazione reale. A questo proposito si è riscontrato che esiste una “categoria sociale a rischio di stalking” rappresentata da tutti gli appartenenti alle cosiddette “professioni d’aiuto”, vale a dire i medici, gli psicologi, gli infermieri e ogni altra sorta di “helper”. Spesso le vittime sono anche amici dello stalker, che in passato gli hanno dato una mano a superare momenti difficili. Generando situazioni di "dipendenza" che possono poi ri-palesarsi dopo anni.

Ho provato a dire che non doveva più contattarmi in alcun modo. Ma mi sono accorto molto presto che traeva piacere da questo, e continuava a fare pressione.
Non c'è niente di peggio del finire in cura da uno bravo perchè si subiscono queste autentiche violenze psicologiche. Ma era tutto inutile, la stalker non si toglieva dai piedi. Inutile chiedere aiuto: la risposta che ottenevo era "beh sei un uomo, se lo fa è perchè le hai dato speranze, ti sei mostrato disponibile. Ci sei stato."
Finchè un giorno, il bisogno di riprendere in mano la mia vita mi fece commettere un grave errore, ma la situazione era davvero disperata. L'errore fu dirle "palesati, fatti vedere, incontrami, così lo vedi da vicino che non ci può essere nessuna relazione tra noi, tanto che sono freddo e distaccato". No, non funziona così, non c'è alcun bisogno di essere freddi e distaccati. Provate a pensare a quale meravigliosa gratificazione è per uno stalker, sentirsi dire dalla vittima "incontriamoci". Ma io avevo bisogno di risolvere la situazione e uscire dall'incubo. Ad ogni costo. Non volevo più essere vittima. Ma il problema è che prima di tutto bisogna acquisire la consapevolezza di essere vittima
.

Tecniche di comportamento Antistalking
Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è possibile generalizzare facilmente delle modalità comportamentali di difesa che devono essere adattate alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori. Esistono tuttavia alcune regole utili:

1) Innanzitutto, inutile negare il problema. Spesso, dal momento che nessuno vuole considerarsi una “vittima”, si tende a evitare di riconoscersi in pericolo, finendo per sottovalutare il rischio e aiutando così lo stalker, come successo al nostro testimone diretto. Il primo passo è allora sempre quello di riconoscere il problema e di adottare delle precauzioni maggiori rispetto a quelle adottate dalle persone che non hanno questo problema. Occorre informarsi sull’argomento e comprendere i rischi reali, seguendo dei comportamenti volti a scoraggiare, quando è possibile, gli atti di molestia assillante.
2) Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, come nel caso del nostro testimone, è necessario essere fermi nel “dire di no” una sola volta e in modo chiaro. Altri sforzi di convincere il proprio persecutore, comprese improvvisate interpretazioni psicologiche che lo/la additano come bisognoso di aiuto e di cure, saranno lette come reazioni ai suoi comportamenti e quindi rappresenteranno dei rinforzi, in quanto attenzioni. Anche una telefonata di rabbia o una risposta negativa ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking.
3) Se le molestie sono telefoniche, non cambiare numero. Anche in questo caso, le frustrazioni aumenterebbero la motivazione allo stalking. È meglio cercare di ottenere una seconda linea, lasciando che la vecchia linea diventi quella su cui il molestatore può continuare a telefonare, magari mentre azzerate la suoneria e rispondete gradualmente sempre meno.
4) Per produrre prove della molestia alla polizia, non lasciarsi prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti.
5) È utile mantenere sempre a portata di mano un cellulare in più per chiamare in caso di emergenza.

Chi mi stava attorno, e vicino, assisteva a tutta l'ossessione continua. E paradossalmente stava male, male quanto me. Anche perchè non aveva più completa fiducia in me, visto che partiva dal presupposto che io avessi incoraggiato - o quanto meno permesso - tale comportamento.
Io stavo psicologicamente male, anche lei. stavamo tutti male. Sono stati mesi di cui difficilmente perderò il ricordo. Ancora oggi, mentre dormo, sogno il trillo del telefono. Ancora oggi, mi aumenta il battito cardiaco quando apro la posta.


Le conseguenze dello Stalking
Molto spesso, soprattutto a causa di norme giuridiche che limitano gli interventi di prevenzione alle sole situazioni di emergenza, i comportamenti di stalking possono essere protratti a lungo con conseguenze psicologiche negative principalmente per la vittima, ma anche per chi agisce e, talvolta, per chi lo osserva.
La vittima, per quanto possa essere breve il periodo in cui viene perseguitata, rischia di conservare a lungo delle vere e proprie ferite. Le conseguenze dello stalking infatti, per chi lo subisce, sono spesso diverse e si trascinano per molto tempo. In base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate possono determinarsi stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, ma anche flashback e veri e propri quadri di Disturbo Post Traumatico da Stress.

Il pubblico degli episodi di stalking può essere il ristretto pubblico familiare o il/la partner della vittima che, identificandosi empaticamente alla vittima, può sviluppare preoccupazioni per la persona cara o forme vicarie di paura ed ansia. In certi casi, come quello del nostro testimone, lo stalker può ottenere di distruggere la relazione sentimentale della vittima con il proprio partner.

Mi braccava. Mi braccava come una preda, per ridurmi all’angolo, rubarmi la vita. E riuscendo anche ad isolarmi. Si dice che spesso la vittima, soprattutto se donna, si vergogna di parlarne, sentendosi in colpa per la situazione e pensando di averla in qualche modo causata. Tranquilli, vale anche per gli uomini. E' esattemente la stessa situazione. Con l'aggravante che quando è l'uomo ad essere vittima di una violenza di genere, ha meno strumenti. A chi va a raccontarla? Se si ribella, e la stalker per vendetta dice che è lui che l'ha stuprata, tutti crederebbero alla donna. Forte di questo, la stalker sa profferire minacce. Minaccia di parlare con la famiglia, minaccia di parlare con la partner della vittima. Tutto questo mette in una situazione soffocante, che fa anche desiderare di morire.
Quando la stalker è una donna, può essere una ex respinta o una innamorata non ricambiata.
Anche se è più difficile che in questo caso si arrivi alla violenza fisica, ci possono essere però tutte le altre molestie: telefonate spesso mute, messaggi, finte telefonate di “telemarketing”, e-mail apparentemente innocue sotto falso nome, strane telefonate, lettere a lui, lettere anonime alle nuove fidanzate, foto porno in mailbox etc etc.
Una ragazza (niente affatto psicolabile!) che le ha provate tutte per mettersi con me, non rassegnandosi. Purtroppo non c’è nulla da fare, nessuna denuncia possibile, un fastidio enorme (e non so ancora se è finito).
Per non parlare poi del grave dolore che si riceve se ci si sfoga con un amico o con un collega di lavoro (uomo), che nella maggior parte dei casi risponderà: "scopatela, no? vedi che poi le passa".
Ma ve lo ricordate il film “Attrazione fatale”?


Per approfondire:
Osservatorio Nazionale Stalking

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documenti, stress, provocazioni, ricerche

lunedì, 21 aprile 2008
.: Un uomo, due invenzioni che hanno cambiato il mondo (non diciamo come) :.

Partiamo da un ritratto. Il ritratto di un uomo. Un uomo il cui volto non è noto alle grandi masse, e forse neanche il nome.
Guardatelo bene, memorizzate la sua faccia.


Un perfetto sconosciuto, ma è un uomo che invece un nome ce l'ha: si chiama Felix Hoffmann. Tedesco, nato a Ludwigsburg, il 21 gennaio 1868. Di professione chimico, laureatosi a Monaco di Baviera. Ed oggi raccontiamo la sua storia, che è una storia fatta di successi e di pasticci, infatti il nostro Felix ne ha combinata una per la quale avrebbe meritato di entrare nell'elenco degli scienziati che hanno cambiato la storia dell'umanità, con il loro genio. Ma subito dopo, per sua sfortuna, ne ha combinata un'altra talmente grossa... da essere messo al bando nel Pantheon della scienza. Per questo il suo nome è poco noto, anche se ha fatto molto di più di tanti che invece sono entrati nella storia.
 
Il giovane Felix Hoffmann trovò lavoro presso i laboratori di ricerca di una fabbrica di medicinali che esiste ancora oggi, ed anzi oggi è anche molto famosa e importante: la Bayer. Solo che all'epoca la Bayer non era una multinazionale come oggi, ma una piccola officina di preparazioni galeniche e medicinali. Anzi, a dire il vero, all'epoca l'industria farmacologica non esisteva ancora. Non c'erano le molecole sintetice, ed i farmaci usati erano composti per lo più da sostanze già presenti in natura.
 
Anche sul fronte delle malattie la situazione era diversa da quella di oggi. Mettiamoci infatti nei panni di Felix Hoffmann nel 1897. Appena 29enne, giovane chimico, al centro di un'Europa che dal punto di vista socio-sanitario non era certo come quella di oggi.
La penicillina non era stata ancora inventata, per cui non esisteva nessun antibiotico, e non esistevano rimedi per quasi tutti i mali. Aggiungiamo a questo che l'Europa di fine '800 aveva due grandi protagonisti: il Vaiolo e la Tubercolosi, ed i vaccini stentavano a diffondersi, le cure anche. Soprattutto per la Tubercolosi, che continuava a mietere vittime.
A dire il vero, oltre agli antibiotici non c'erano neanche i sulfamidici, gli antiinfiammatori e tutto il resto. E neanche la cibalgina, la nimesulide, eccetera.
E' qui che il genio di Felix Hoffmann entra in campo. Con un'idea nuova, completamente nuova e per l'epoca assolutamente rivoluzionaria: se la sostanza che può curare il male, o almeno alleviare i sintomi e far star meglio, non esiste in natura, allora la invento io.
 
Già, sembra facile a dirsi ma... a farsi?
Torniamo indietro di qualche anno. Nel 1874, un ricercatore inglese che si chiamava C.R. Wright aveva avuto l'idea di costruire in laboratorio, mediante una reazione chimica, una molecola che riducesse gli stati dolorosi. Certo sì, esisteva già la morfina... ma non è che se uno ha un dolorino piccolo piccolo, tipo ad un dente o un'emicrania si può prendere la morfina... Oggi diremmo che prendiamo una cibalgina o qualche goccia di novalgina, ma queste cose... beh all'epoca non esistevano.
In pratica Wright cercava qualcosa di più blando della morfina, tipo per il mal di testa. Allora provò a diluire la morfina con dell'anidride acetica, facendo quella reazione che in chimica si chiama acetilazione della morfina. La fece, provò a sperimentarla su alcuni animali, ma ottenne risultati poco interessanti, e abbandonò il progetto.
23 anni dopo, il nostro Felix Hoffmann riprende l'idea. Solo che dice... l'acetilazione va bene, ma forse è la morfina che è troppo pesante.
Allora Felix va a confrontarsi con il suo capo, un altro chimico della Bayer, che si chiamava Arthur Eichengrün. Il loro dialogo deve essere stato più o meno questo:

Felix: "Senti, ti ricordi di Wright?"
Arthur: "Certo! Quell'ubriacone! Stava sempre in laboratorio imbottito di birra!"
Felix: "Però aveva avuto una buona idea..."
Arthur: "Ma stai fuori? Acetilare la morfina? Ah tu sei giovane non hai visto quei poveri animali sui quali l'ha testata... sembravano pazzi..."
Felix: "E se non acetilassi la morfina, ma mettessi invece un gruppo ossidrile dell'acido acetico in un recipiente pieno di acido salicilico?"
Arthur: "Felix, cosa hai bevuto? Piantala! E' roba che in natura non c'è!"
Felix: "Se vuoi ti spiego..."
Arthur: "C'è poco da spiegare, è una gran cagata, la tua idea... acetilare l'acido salicilico ahahah! Tu stai fuori!"
Felix: "Vedi, Erodoto nelle Storie narrava che esisteva un popolo stranamente più resistente di altri alle comuni malattie; tale popolo usava mangiare le foglie di salice..."
Arthur: "Ma sei matto? Quella è mitologia! Non ti autorizza a prendere l'acido da dentro le foglie di salice e darlo alla gente..."
Felix: "Ma vedi, anche Ippocrate parla della corteccia del salice che era utile per alleviare il dolore ed abbassare la febbre..."
Arthur: "Appunto! Corteccia del salice! Ma senza acetilare niente! Erodoto non acetilava! Dai alla gente l'estratto di salice, allora, ma non giocare con il fuoco facendo strane reazioni chimiche!"
Felix: "Beh senti... ma sono 3000 anni che la gente si cura con le erbe e con le piante..."
Arthur: "Giustissimo! E tu cerca le cure con le erbe e con le piante, allora, non acetilare! Non fare intrugli! Queste cose, gli intrugli di erbe e piante, fanno parte della stregoneria o al limite dell'alchimia! E ricorda che noi siamo scienza, non fantascienza".
Felix: "Già, quindi non dobbiamo stupire con effetti speciali tipo intrugli, eh? No, non sono d'accordo. Io butto l'aceto sulle foglie di salice e vedo che succede...."
Arthur: "Felix, tu secondo me hai bisogno di un po' di vacanze, ti vedo stanco e stressato."
Felix: "Ed io, anche se ti stimo molto, ora ti mando a cagare e me ne vado sbattendo la porta!!!"

Felix va via, borbottando un "Te la faccio vedere io, la fantascienza, e ti faccio anche vedere dove te la infilo!", tutto incazzato torna in laboratorio, e giorni dopo rifà la stessa preparazione di Wright, ma mettendo l'acido salicilico al posto della morfina.
Fece l'acetilazione, ottenne una sostanza solida biancastra, che si sbriciolava al contatto e la testò su animali che avevano la febbre. Agli animali passò la febbre.
Non solo.
Una sera Felix aveva il raffreddore, e siccome non c'erano rimedi al raffreddore oltre al latte caldo con miele o alla già nota cura del cappello, si fece coraggio e si prese 100 mg della sostanza che aveva inventato. Gli passò il raffreddore. A questo punto, altro che testare su animali, si passò direttamente sull'uomo.
Una volta fatti i test sugli umani, sulle persone ammalate, si notò che questa sostanza funzionava come analgesico per dolori lievi, come antipiretico (per ridurre la febbre) e come antiinfiammatorio. Ha, inoltre, un effetto anticoagulante e fluidificante sul sangue, per questo il suo uso a piccole dosi aiuta a prevenire a lungo termine gli attacchi cardiaci.
Un successo strepitoso. Anche perchè questa sostanza non esisteva e non esiste in natura. E' stata inventata da Felix Hoffmann quel giorno del 1897.
Ed ha cambiato la storia dell'umanità. Qualcuno lo contestò, dicendo che il metodo da lui usato era alchimia e stregoneria, e che trattandosi di una sostanza non naturale era frutto di un patto con il demonio e giù con i soliti bla bla bla di stampo vetero-teologico.

Ma l'invenzione di Felix Hoffmann, la usiamo ancora oggi.
Già. Perchè acetilando l'acido salicilico, Felix aveva ottenuto l'acido acetil-salicilico, brevettato pochi giorni dopo con il nome di

Aspirina.

E' forse il farmaco più famoso al mondo, oggi, oltre che il più usato in assoluto.

Un'invenzione che poteva fare di lui un eroe nazionale, anzi un eroe mondiale della medicina. Ma come spesso accade, tra il paradiso e l'inferno la distanza è brevissima. E la caduta nell'inferno della memoria è arrivata puntuale anche per Felix. E solo in undici giorni. Undici giorni per andare dalle stelle alle stalle. Undici giorni per... ehm... combinare un gran casino. A livello mondiale.

Una volta sintetizzata l'Aspirina, Felix passò subito, forse un po' gasato dal successo, ad un nuovo compito.
L'Europa aveva un bisogno impellente. Quello di una sostanza utile nel sedare la tosse, ma non stiamo parlando di tosse dovuta ad un'influenza, ma di quella che si presenta nella tubercolosi e nelle patologie respiratorie.
Felix ci pensa su, ci riflette, e si rende conto che l'unica sostanza nota in natura per avere un po' d'azione sul centro nervoso respiratorio è ancora una volta, e fatalmente, la morfina, per cui il nostro pensa: "Ma vuoi vedere che Wright aveva visto giusto... e che magari ha sbagliato qualcosa nel procedimento? Ah, ma ora ci penso io..."
Così, appena undici giorni dopo il brevetto dell'Aspirina, Felix Hoffmann rifà in laboratorio l'acetilazione della morfina, ed ottiene una nuova molecola di sintesi. A quel punto, la nuova sostanza viene sperimentata su pazienti affetti da tubercolosi, pneumosi, ed altre malattie respiratorie gravi, dove gli spasmi di tosse rischiavano di far morire per asfissia il malato.
I risultati apparvero buoni... nel senso che i malati davvero respiravano meglio, con meno spasmi di tosse... ma c'era una mal interpretazione degli stessi risultati...
All'epoca, per curare queste patologie si usava la codeina che è un oppiaceo blando. La codeina mostrava risultati peggiori rispetto alla nuova molecola sintetizzata da Felix.
Certo, c'era anche l'infelice idromorfone, un idrogenato della morfina, che era un po'... troppo potente, infatti sedava la respirazione dei pazienti così tanto che spesso ci restavano secchi e morivano per autosoffocamento. Altri invece finivano in coma per blocco totale dei centri nervosi.
La molecola di Felix si mostrava circa 5 volte meno potente dell'idromorfone. La gente stava meglio, senza andare in coma. Ma stava davvero moooooolto meglio...
Pertanto, i buoni risultati nei test sui tubercolotici diedero la falsa impressione che si trattasse di un'altra genialata di Felix Hoffmann, come l'Aspirina. Diedero l'impressione che la riduzione del ritmo respiratorio dipendesse da una migliorata efficienza respiratoria. Invece...

Nei mesi successivi, l'impiego terapeutico si ampliò alle più disparate patologie pneumologiche, ma anche neurologiche, ginecologiche, ecc. Si diffusero pertanto svariate preparazioni farmaceutiche acquistabili liberamente.
Altro che molecola curativa. Basta pensare che alcune delle persone che testarono il farmaco, dissero che nei primi 60 secondi dopo l'assunzione avevano provato una sensazione "simile a una serie multipla di orgasmi disseminati in tutto il corpo." Altri invece dissero di aver parlato con gli angeli. Altri dicevano che "Nel primo minuto dopo averla assunta, io vado tra le nuvole, sto in paradiso..."

Nel giro di pochi anni, la sua diffusione diventò emergenza sanitaria in tutto il mondo, e poi addirittura, ovviamente per motivi politici, emergenza sociale.
Tanto per fare qualche esempio, nel 1905 la città di New York consumava circa due tonnellate di sostanza all'anno. E chi la consumava ne era dipendente. In Cina, sotto forma di compresse da fumare, iniziò addirittura a sostituire l'oppio, e si sa che per i cinesi l'oppio è un fatto culturale molto radicato.
L'Europa non rimase immune e il consumo si diffuse rapidamente. La dipendenza anche.
In Egitto nel 1930 il fenomeno aveva assunto proporzioni drammatiche: si calcola che su 14 milioni di abitanti vi fossero 500.000 dipendenti da questa molecola.
Di fronte a questi fatti le autorità corsero in fretta ai ripari: l'Italia e gli Stati Uniti furono i primi che ne vietarono produzione, importazione e uso, nel 1925; a seguire, tutte le altre nazioni. Le ultime nazioni a metterla al bando sono state la Cecoslovacchia (1960) e il Portogallo (1962).
Questi divieti hanno ottenuto il risultato di far sorgere, di fronte alla fortissima richiesta, un po' dovunque i laboratori clandestini.
Il numero di morti... beh quello non è possibile calcolarlo, se si pensa che la dose letale in soggetti non assuefatti è di appena 100 mg.

Bel casino, che ha combinato il nostro Felix, eh?
Eh già, lo credo bene.
Perchè dopo aver inventato l'Aspirina, quel giorno del 1897, acetilando la morfina Felix Hoffmann aveva inventato una sostanza che non era morfina, ma che, attraversata la barriera ematoencefalica, quella che genera flash euforici, perde i gruppi acetili ritrasformandosi in morfina. Purissima.
Felix Hoffmann, acetilando la morfina aveva sintetizzato questa nuova molecola che chimicamente si chiama Diacetilmorfina, ma che ha un nome "commerciale" diverso.
Felix Hoffmann aveva inventato...

...l'Eroina.


"E' che per vivere normale devi lasciarla andare via.
Ma io non voglio scappare da qui.
Restiamo insieme, verso l'inferno. Insieme.
L'inferno. Terribile.
Terribilmente dolce.
Siamo una cosa sola."

(Anonimo eroinomane)

"Il flash ha la violenza del lampo e l'intensità dello spasimo. Un'ondata di calore che pervade il corpo, una sensazione improvvisa di euforia, di benessere, di sicurezza, di assoluta apatia, che ti viene addosso, che ti circonda, che va dentro la tua bocca, giu per la gola, e in profondità nella tua anima. Dura un minuto o due, è tutto condensato in quei secondi. Poi permane una sensazione di benessere diffuso, di scomparsa di malinconie. Scompaiono anche le nostre angoscie, ci si sente staccati da qualsiasi ansia o problema che si può avere quando si è lucidi. Ma questo è come ci si sente nelle 4-6 ore successive. Il flash invece è come un lampo, improvviso, perchè sale intenso e istantaneo, pochi secondi dopo l'iniezione, 3-4 secondi. Anzi, se l'eroina è buona inizia a salire già mentre si sta iniettando, ancor prima di togliere l'ago dalla vena..."
(Un caro amico esperto)

"Prima quel sapore alla gola, unico inimitabile, quell'amaro che ti prende in gola, segno del fatto che sta salendo... e poi il flash. Si sta nelle nuvole e in un attimo non si avverte più dolore, ansia, paura, non esiste più nessuna preoccupazione. Solo lo stato d'estasi, come l'estasi mistica, l'estasi della meditazione. Tutto si annulla, solo la propria testa che fa da cuscino alla propria anima e si è tutti più buoni, accoglienti, disponibili. Un attimo prima ci si voleva scannare per i motovi più schifosi ed ora ci si guarda con attonimento, si vuole bene a tutti e si è concilianti. Poi la prima sigaretta, sì perchè la sigaretta ti aiuta a far salire il flash. Lo mantiene di più ed allora ci si abbandona a lui, come se si stesse nel grembo materno, ovattati, cullati e ci si perde e niente più ha importanza, conta solo quello che stai provando in quel momento, pensi che potresti anche morire, ma è tutto indifferente, tutto passa".
(un'amica che ne è uscita)

"Io in quel momento vedo davvero gli angeli, credimi. La mia estasi è mistica. Parlo con Dio. Lo vedo. Vedo Dio, la Madonna, e tutti gli angeli in colonna".
(un'amica che invece non ne è uscita, ed ha smesso di vivere per overdose nel 2001)

Io: "No non ne faccio uso, non ne ho mai fatto e non lo farò mai, e sai perchè? Perchè ho terrore degli aghi e delle siringhe, oltre che delle dipendenze."
Lui/Lei: "Anche io ho quei terrori. Ma non è bastato..."
(Dialogo avuto mille volte con mille persone diverse)

"Uno stato di benessere diffuso, la scomparsa di angosce e timori, l'annullamento del dolore fisico."
(Un'altro amico morto oltre 20 anni fa)

"Il flash mi arriva subito, mentre si sta ancora inettando, ed è molto ma molto meglio di un'orgasmo.
Mi sembra che il mondo e la vita siano una cosa bellissima, che tutto abbia un senso, che i colori siano più belli, gli odori più buoni, mi sembra di vivere in un mondo perfetto."
(un vecchio amico che si è salvato)


Nota politica: In Italia, l'eroina venne lanciata sul mercato delle droghe tra il 1971 ed il 1973 mediante una vera e propria operazione di marketing: con la complicità di mafie, settori deviati e non dei servizi segreti, frange di partiti politici (di governo, mica estremisti) e di forze dell'ordine che miravano ad eliminare certa contestazione giovanile e certi movimenti diffusisi dopo il '68, vennero fatte sparire tutte le altre droghe da tutta la penisola. Fu offerta al loro posto solo eroina a prezzi molto bassi. Poco dopo, quando tutti consumatori erano passati alla nuova droga ed erano divenuti dipendenti da eroina, il prezzo salì alle stelle.
Anche i morti di overdose salirono alle stelle.
 
(Per superare la propria barriera ematoencefalica, il sottoscritto continua a preferire tre sostanze: la caffeina, la nicotina, e la dopamina generata dagli orgasmi sessuali)

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scienza, storie e storielle, ricerche

giovedì, 03 aprile 2008
.: Proviamo a ripartire... :.

Però partiamo dalle cose serie.
 
Una recente rassegna della letteratura scientifica pubblicata sulla rivista Occupational Environmental Medicine, curata dall'equipe del Dr. L. Hardell, specialista di tumori al cervello all'Università Svedese di Orebro (Occup. Environ. Med. 2007, 64:626-632), ha analizzzato i risultati di 18 studi epidemiologici sulla correlazione tra l'utilizzo del telefono cellulare e l'incidenza di gliomi, meningiomi e neurinomi del nervo acustico.
Lo studio ha analizzato le indagini (ancora peraltro poco numerose) che hanno preso in considerazione utilizzi prolungati del cellulare, per un periodo almeno uguale a 10 anni. Gli autori hanno osservato un incremento del rischio per neurinoma dell'acustico (considerato tumore sentinella, per la localizzazione) e per il glioma, mentre tale correlazione non è stata riscontrata per il meningioma. Hardell ed i suoi colleghi sottolineano l'importanza di studi di follow-up a lungo termine per meglio valutare l'impatto sulla salute dell'uso del cellulare.
In Italia lo studio è stato segnalato dal dott. Giacomo Toffol, dell' Associazione Culturale Pediatri, che dice: "Abbiamo segnalato tale studio in quanto ha avuto un'ampia risonanza sia sulla stampa divulgativa che scientifica, anche se non è conclusivo e i risultati non sono di facile interpretazione, non consentendo una chiara definizione del rischio."
Tra gli studi raccolti si segnalano alcuni appartenenti al progetto Interphone (che vede la partecipazione anche dell'Istituto Superiore di Sanità italiano), che vede la collaborazione di 13 paesi e si propone di valutare se l'incidenza di neoplasia maligne e benigne cerebrali e delle ghiandole parotidi salivari risulti associata alla durata e alla frequenza d'uso del telefono cellulare e all'intensità di esposizione alle radiofrequenze della telefonia mobile.
L'indicazione che possiamo dedurre, per ora, è di utilizzare in modo prudente il cellulare, possibilmente sempre con l'auricolare, che riduce in modo estremamente elevato l'intensità dell'esposizione alle radiazioni elettromagnetiche.
I risultati dello studio sono linkati sul sito dell'Associazione Culturale Pediatri.
 
Per il lato cronaca dall'Interno, ieri pomeriggio sono stato a parlare di monnezza (non solo campana) in un'aula di una nota università romana. E' stata una bella esperienza. Che probabilmente andrà avanti, ma è ancora tutto da vedersi.
Sempre sul fronte monnezza, segnalo qualcosa su Altrenotizie.
Sempre su questo fronte, seguiranno aggiornamenti :)

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ambiente, salute, ricerche, vie dei rifiuti

mercoledì, 12 marzo 2008
.: Acciaio radioattivo: come fare appositamente confusione :.

Ce la ricordiamo la storia dell'acciaio radioattivo? Per regola dovremmo ricordarla, visto che è recente: datata marzo 2008. Tuttavia, se c'è qualche smemorato in giro, una rinfrescata può trovarla anche su Archivio Nucleare.
Comunque, la storia sembra finita bene. L'acciaio, contaminato da Cobalto 60, è arrivato dalla Cina e le nostre fonderie, contente di avere a disposizione acciaio a basso costo, l'hanno prontamente comprato per lavorarlo ed immetterlo sul mercato. Ed evidentemente dovevano essere davvero contente, visto che quelle maledette 30 tonnellate sono arrivate a La Spezia e in pochi giorni si sono diffuse fino a Brindisi, Campobasso, Treviso, Milano, Lucca, Frosinone, Latina e Mantova. E ovviamente nessuna industria acquirente, oh poveretta, aveva immaginato neanche lontanamente di fare un'analisi su un campione di materiale... (che ovviamente per i semilavorati non è un obbligo di legge!). Proviamo a pensare, visto che si parla sempre di incidenti sul lavoro, cosa ne sarebbe stato dei lavoratori di quelle imprese, che avrebbero - del tutto ignari - lavorato esposti al Cobalto 60. Ma per carità, non parliamo male degli industriali e della loro adorata e potente organizzazione di categoria....
Per fortuna, stavolta i carabinieri sono arrivati appena in tempo. L'acciaio è stato sequestrato, e tutti felici e contenti per lo scampato pericolo. Il 4 marzo la notizia già era sparita dai mass media e archiviata come appartenente al passato.
 
Chi frequenta questo spazio di sfogo personale, in generale, lo frequenta da tempo. Qui sono di più i visitatori abituali che quelli nuovi. Pertanto, chi passa di qua oramai mi conosce bene. Spesso addirittura senza conoscermi di persona. La conseguenza è che chi legge - ancora prima di me stesso - già sa una volta appresa la notizia che domande mi sono posto. Quindi sapete benissimo che tipo di ricerche ho fatto e dove voglio arrivare :)
Una volta letta la notizia, siccome in Italia non abbiamo siti di deposito di scorie nucleari che non siano palesemente illegali e fuori da ogni norma, mi si è accesa in testa questa lampadina: dove è andato a finire l'acciaio una volta sequestrato? Che forma di smaltimento/deposito è stata inventata?
(ho detto apposta inventata e non adottata, non è un errore)
 
Prima di tutto, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Avevo una traccia, e la stavo seguendo, ma non avrei potuto seguirla fino in fondo, se non fosse stato per Melita (che ringrazio), una vecchia amica giornal