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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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Siamo a Fatu Hiva, la più meridionale delle
Isole Marchesi, in Polinesia, un posto
selvaggio e meraviglioso, e siamo nel 1936.
Sotto una veranda fatta di giunco e bambu, siedono due uomini, intenti a sorseggiare un thè.
Non sono uomini famosi, ma uno di loro, il più giovane, un giorno lo sarà. Uno si chiama Henry Lie, ed è un vecchio scienziato norvegese che nella vita non ha avuto
molta fortuna, perchè non si è mai venduto a nessuno, finchè un bel giorno, attorno al 1906, decise
di mollare tutto ed andarsene a vivere con la moglie a Fatu Hiva, lontano dalla civiltà, dalla politica, e da tutto il resto.
Henry ha deciso che vuole passare gli anni di vecchiaia studiando e indagando su una sola cosa:
siccome Fatu Hiva è a sei ore di piroga dall'isola più vicina, e tutte le Isole Marchesi
sono a 1000 miglia di distanza da ogni altra terra, come è possibile che sull'isola ci siano
degli animali? Da dove sono arrivati?
Di fronte a lui c'è invece un uomo che passerà alla storia come un genio. E' l'antropologo
ed esploratore, nonchè futuro regista cinematografico, Thor Heyerdahl, anche lui
norvegese, che però in quel momento non è ancora famoso, ma è un 22enne neolaureato che
ha in testa delle strane teorie. Ed è la sua storia, che vorrei raccontare oggi.
I due sorseggiano il thè con calma tipicamente norvegese, e Thor come tutti i giovani
è ansioso di conoscere le opinioni del vecchio ed esperto collega.
Thor: "Vedi Henry, tu cerchi di capire 'sta storia degli animali... ma a me interessa capire
come l'uomo sia arrivato qui..."
Henry: "Ma daiiii, l'uomo fa una cosa in più rispetto agli animali: naviga! E navigava anche
in epoca preistorica...!"
Thor: "Non basta... e da dove sarebbero arrivati qui, con delle zattere preistoriche?"
Henry: "Da quanto tempo sei qui?"
Thor: "Beh, da un anno quasi... ed io e mia moglie Liv stiamo facendo praticamente la vita
dei neolitici... le uniche imbarcazioni sono piccole zattere, e con quelle non si va da
nessuna parte, nel Pacifico".
Henry: "La sai la storia di Taori?"
Thor: "Chi è Taori?"
Henry: "Un vecchio indigeno dell'isola..."
Thor: "Che storia è?"
Henry: "Racconta delle leggende, che parlano di uomini antichi venuti qui con zattere
e piroghe..."
Thor: "Uhm... dall'Asia, forse?"
Henry: "Sei giovane, ragazzo mio... Ricordi le statue di pietra che sono qui sull'isola,
in fondo a sinistra?"
Thor: "Certo! Le conosco bene! Le studio..."
Henry: "Beh guarda... Io ne ho viste di forma simile..."
Thor: "Dove? In Melanesia? In Nuova Zelanda?"
Henry: "Ma no!! In Colombia!!"
Thor: "Ma che dici?? E come ci sono venuti dalla Colombia alla Polinesia? Con
un volo charter o con un low cost? Ma insomma...."
Henry: "Fai una cosa: vai in fondo a sinistra, come se volessi andare al cesso
poi però prosegui diritto, e vai fino alle statue. Guardale bene, poi... senza
fumare marijuana, vai a vedere quelle in Colombia..."
Thor: "Ma anche se fosse? Come diavolo si poteva arrivare dal Sud America a
qui in epoca preistorica, con imbarcazioni di fortuna? Sono migliaia di miglia
in pieno Pacifico..."
Henry: "Pensaci, ragazzo mio... Pensaci..."
Poco tempo dopo, Henry Lie muore serenamente di vecchiaia, sempre sull'isola,
e Thor decide di ripartire verso l'Asia.
Ovviamente non è convinto dell'idea di Henry, e crede che l'unico modo
affinchè degli uomini primitivi possano arrivare in Polinesia sia partendo
dall'Asia. Pertanto, si mette a fare ricerche antropologiche nel sud-est
asiatico, finalizzate a dimostrare i contatti tra civiltà asiatiche e polinesiane.
Fallisce.
Non solo perchè non trova contatti, ma perchè più va indietro nel tempo nell'archeologia,
e più trova similitudini tra civiltà locali, soprattutto delle isole, e tracce di tipo
nordamericano. Durante la seconda guerra mondiale, elabora una prima ipotesi di origine
"americana" delle popolazioni polinesiane.
E qui viene il bello...
Un bel giorno, Thor è alle
Isole Pitcairn, al centro del Pacifico meridionale, e mentre esplora una grotta,
trova un'incisione che lo fa traslarire. Immediatamente corre via, e va a cercare il
suo collega e compagno di avventura Sven.
Thor: "Sven! Sveeeennn! Brutto figlio di ********!!! Sven! Dove cazzarola stai?"
Sven: "Gran rompicoglioni! Sono dietro l'albero a fingere che sia un comodo cesso
d'albergo 5 stelle! Che vuoi?"
Thor: "Sven! Vieni a vedere cosa ho trovato nella grotta!"
Sven: "Aspetta che è finita la carta igienica, e devo trovare delle foglie che non
siano ortiche! Intanto mi dici di che si tratta?"
Thor: "Ho trovato l'incisione! Una barca!!"
Sven: "Una barca? In un'incisione rupestre? Ma a chi vuoi darla a bere! Guarda che
sono archeologo anche io! La navigazione per barche è arrivata dopo l'invenzione
dei supporti di scrittura!"
Thor: "Si certo, si si è una zattera non una barca..."
Sven: "E che te ne fai? Ci andavano a pesca nei dintorni."
Thor: "Sven... credo che invece ho avuto l'illuminazione.. credo di capire
come era stata progettata..."
Sven: "Aspetta che tiro su i pantaloni e parliamo, ma sappi che mi sembra
una follia, quel che stai pensando..."
Thor mette in discussione le teorie allora correnti sulla diffusione umana, via mare,
sul pianeta, e si convince che Henry Lie aveva ragione. Ma ha un problema:
i detrattori della sua teoria.
Archeologo: "Lei si rende conto di cosa sta dicendo?"
Thor: "Si, Professore. Dico che dall'America Latina, in particolare dalla
zona degli Incas, qualcuno può essere partito su una zattera ed abbia colonizzato
le isole della Polinesia.
Archeologo: "Sono 4.300 miglia nautiche! Ci vuole l'aereo!"
Thor: "No, quella zattera va bene, per superare il Pacifico. Per 4.300 miglia nautiche."
Archeologo: "Lei è pazzo! Una zattera non può!"
Thor: "Io sono riuscito a ricostruire il progetto di quella zattera. Al punto in
cui può essere ricostruita."
Archeologo: "Non basta! Lei userebbe materiali e metodi costruttivi di ora, del XX secolo!
Non è la stessa cosa!"
Thor: "No! Io la zattera posso costruirla solo con legno di balsa, papiro, giunco. Proprio
come allora."
Archeologo: "Aridaje! Ma sei fuso? La costruiresti con una tecnologia occidentale di oggi!
Sei norvegese, ed i norvegesi si sa che sanno costruire le imbarcazioni!"
Thor: "Ma non è quello che voglio fare! Io vado in Perù, e la faccio costruire solo da
maestranze indigene, che lavorano balsa, giunco e papiro! La faccio uguale a come doveva
essere all'epoca!!!"
Archeologo: "E ma scusa tanto, cucciolone, ed una volta che hai costruito questa zattera
leggera come un fuscello in Perù... cosa avresti dimostrato? Una simile zattera non può
certo andare alla deriva nel Pacifico fino alla Polinesia..."
Thor: "Una volta costruita non dimostro niente. Ma quando ci sarò salito sopra, e
sarò andato con essa in Polinesia, poi ne riparliamo!"
Archeologo: "E i viveri? E l'acqua? Vorrai mica una nave madre di supporto?"
Thor: "No! Nulla. Carico tutto sulla zattera, e assieme a quattro indigeni, noi
andiamo in Polinesia!"
Archeologo: "Mi spiace che non potrò essere al tuo funerale, perchè te lo faranno
i pescecani, in mezzo all'oceano. La prima onda che vi rovescia..."
Thor: "Professore, lei porta sfiga. Vada a fanculo. Vedrà, che ce la farò..."
Il progetto di Thor si basava in realtà su precise documentazioni storiche o protostoriche, ma
ovviamente non bastava! I dubbi della scienza ufficiale dell'epoca si riferivano all'uso
di materiali poco noti e ritenuti inaffidabili per la navigazione! Una zattera di giunco
e papiro, può da sola attraversare il Pacifico?
Ecco qua il primo prototipo di zattera di Thor Heyerdahl.
Ma vediamo la sua teoria.
Come spiega egli stesso nella sua relazione dopo l'avventura, gli Europei affermavano di
essere stati gli scopritori di quelle isole; in realtà, anche nella più piccola di esse
avevano trovato orti ben coltivati, capanne, templi, strade selciate, antiche piramidi e
immense statue di pietra.
La popolazione parlava una lingua sconosciuta, comune a tutto l'arcipelago e non riconducibile
ai continenti circostanti. Non conosceva la scrittura, custodiva - senza saperne il significato -
misteriose tavolette incise con geroglifici indecifrati, preservava la memoria dei capi
con l'ausilio mnemonico di un complesso sistema di funicelle a nodi, simile a quello
usato dagli Inca.
Da dove, in origine, era dunque venuto quel popolo?
Heyerdahl ipotizzò che una prima migrazione potesse essere datata intorno al 500 d.C., seguita
da una seconda verso il 1100. Circa la provenienza, osservò che la civiltà di quegli
antichi immigranti apparteneva ancora all'età della pietra, che perdurava soltanto nel Nuovo Mondo.
Studiando le saghe degli Inca, Heyerdahl scoprì che l'antico nome del loro dio del Sole
era Kon-Tiki cioè "Tiki del Sole", o Illa-Tiki, cioè "Tiki del Fuoco", sommo sacerdote
e re degli uomini fondatori di quella antica civiltà. Secondo la leggenda inca, un giorno essi
furono attaccati e trucidati da una tribù capeggiata da Carlo, venuto da Coquinbottal; solo
Kon-Tiki con pochi seguaci si salvò, fuggendo via mare verso occidente. Sono evidenti
le coincidenze con il Tiki polinesiano, nelle cui leggende figuravano racconti e particolari
topografici riconducibili al Tiki degli Inca!
Questa prima migrazione nelle isole del Sud è datata da Heyerdahl al 500 d.C., ma nell'intera Polinesia
trovò indicazioni del fatto che le isole non erano rimaste a lungo possedimento della
pacifica stirpe di Tiki del Sole: altre tracce gli dimostrarono che Indii colombiani
dell'età della pietra, esperti di navigazione, erano arrivati con le loro canoe da
guerra verso il 1100 e si erano fusi con il popolo di Tiki.
L'obiezione principale mossa alle teorie di Heyerdahl era fondata sul fatto che quegli uomini
misteriosi non avevano navi con cui attraversare l'Oceano. Qui è il genio di Thor Heyerdahl:
il volere dimostrare che la traversata era possibile con le zattere di legno di balsa, di cui
si servivano gli aborigeni peruviani.
L'immagine qui accanto, è una sbiadita fotografia del 30 aprile 1947
(ecco l'anniversario!). Con cinque compagni Thor ha costruito una grande zattera con un capanno
come riparo, utilizzando esclusivamente quel legno leggerissimo legato con corde vegetali,
senza l'aiuto di alcun elemento metallico. E quel mattino di 61 anni fa, partendo da Callao,
in Perù, fece vela verso
Ovest, verso la direzione del sole morente. Kon-Tiki era ovviamente anche il nome della
zattera.
Le loro tracce si perdono molto presto, all'epoca non c'erano i satelliti artificiali come oggi,
ma Thor ha studiato bene, e lascia la zattera in balia della Corrente di Humboldt, una corrente marina del Pacifico che doveva essere nota
anche agli antichi.
In occidente, la comunità scientifica inizia a darlo per morto, assieme al resto dell'equipaggio,
già verso il 30 maggio, un mese dopo la partenza...
Nel pomeriggio del 30 luglio, l'equipaggio avvista l'isola di Puka Puka, nell'arcipelago delle
Tuamotu e dopo un'altra settimana, 101 giorni di viaggio e 4300 miglia nautiche, viene avvistata
dai radar del porto situato sull'atollo di Raroia, dove la Kon-Tiki approdò poco dopo :)
I detrattori non furono soddisfatti :)
Sostenevano che prima di raggiungere la Polinesia, le popolazioni sudamericane avrebbero dovuto raggiungere
le Galapagos, più vicine ma disabitate. Nessun archeologo aveva mai studiato quelle isole,
considerate mai abitate (per mancanza di acqua potabile durante le stagioni aride).
Nel 1952, Thor approda alle Galapagos con una nuova missione scientifica ed archeologica.
Con questa spedizione dimostra che le Galapagos erano state punto di approdo di navigatori provenienti
dalle Americhe in epoca precolombiana. Individua l'isola come possibile attracco delle
zattere pre-incaiche preistoriche, ritrova abitazioni precolombiane con resti di
centinaia di vasi in ceramica pre-incaici dell'Ecuador e del Perù settentrionale.
Mica fuffa :)
Preferirei fermarmi qui, perchè abbiamo detto abbastaza da far capire di che pasta era
fatto il nostro personaggio :)
Basta aggiungere che nel 1950 ha rifatto il viaggio in zattera, con troupe cinematografica
al seguito, dando vita al film Kon-Tiki, che racconta tutto il viaggio, di cui è
stato regista.
Negli anni '60 ha anche pubblicato un libro (ne esiste anche l'edizione italiana) che
racconta la spedizione.
In vecchiaia, non volendosi sentire vecchio, ne ha combinate altre, tipo che nel
1970 dalla città fenicia di Safi, in Marocco, con un'imbarcazione chiamata Ra, come
il Dio egizio, costruita da indiani Aymara
del lago Titicaca, percorre in 57 giorni 3.270 miglia raggiungendo le Isole Barbados.
Dimostra con questa impresa la fattibilità tecnica, già nell'antichità, di viaggi dal
vecchio verso il nuovo mondo, suggerendo che la somiglianza culturale tra i popoli
precolombiani e le popolazioni assiro-babilonesi, potrebbe non essere dovuta al caso...
E ancora, nel 1977, con una nave di giunchi, dalla Mesopotamia, in Iraq, per verificare
le possibilità di navigazione dei Sumeri 4000-5000 anni fa cosa fa? Percorre 6.800 km, discendendo
il fiume Tigri fino al Golfo Persico, poi nell'Oceano Indiano fino alla valle dell'Indo
in Pakistan e ritorno via mare dall'Asia fino all'Africa, all'imboccatura del Mar Rosso.
Con questa impresa, dimostra la possibilità di scambi culturali e commerciali in epoche molto
antiche ad opera dei popoli mesopotamici.
E' morto a Colla Micheri, in Andorra, il 18 aprile 2002, all'età di 88 anni, dopo una vecchiaia non
proprio di riposo: pochi mesi prima era a fare uno scavo archeologico in Russia
settentrionale a cercare tracce di navigazione vichinga nell'artico, la spedizione fu interrotta
proprio a causa del peggioramento della sua salute.
Premio Oscar 1952 nella categoria documentari per Kon-Tiki, nomination nel
1972 per il film Ra.
A lui è dedicato il Museo Kon-Tiki
a Oslo.
Per approfondire:
Infolibro.it
Ambasciata di Norvegia
(In corsivo ci sono delle testimonianze dirette. Il nostro
testimone ha
chiesto di restare anonimo, ed ovviamente rispetto la sua
scelta)
E' un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie
di atteggiamenti
tenuti da un individuo che affligge un'altra persona, spesso di sesso
opposto,
perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che
possono arrivare a
comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.
La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di
comunicazione
verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita
privata.
Lo stalker può essere un estraneo, ma è un caso raro: il più delle
volte è un conoscente, un collega,
o un ex-partner, che agisce spinto dal desiderio di recuperare il
precedente rapporto.
In altri casi ci si trova davanti a persone con problemi di
interazione sociale,
che agiscono in questo modo con l'intento di stabilire una relazione
sentimentale,
imponendo la propria presenza ed insistendo anche nei casi in cui si sia
ricevuta
una chiara risposta negativa.
Solitamente questi comportamenti si protraggono per mesi o
anni.
La sensazione di freddo che arriva fin nelle ossa era diventata una
costante.
Ogni giorno. E con il freddo saliva l'ansia, il battito del cuore pronto a
trasalire. E sembrava un infarto, ad ogni trillo del telefono, o del
citofono. Ed
il terrore di dover dire "ancora tu!" Mi sembrava di vivere sotto il peso
dell'ossessione di quella persona. Ma era impossibile fare una denuncia
o una
cosa del genere, poichè non mi aveva mai messo neanche una mano addosso, per
cui non c'era mai stata una aggressione o una molestia fisica...
Lo stalking è classificato giuridicamente tra le violenze di
genere, ed è
pertanto ritenuto una violazione dei diritti umani. Nonostante
questo,
soprattutto in Italia non c'è una legislazione tale da permettere di fermare
lo stalker, prima che diventi un vero e proprio aggressore. Quindi, se
lo stalker
non aggredisce mai... diviene difficile ostacolarlo. Difficile anche
dimostrare
che stia ossessionando.
Alcuni comportamenti come telefonate, sms, e-mail, “visite a sorpresa” e
perfino
l’invio di fiori o regali, possono essere graditi segni di affetto che,
tuttavia
a volte, possono trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione in
grado di
limitare la libertà di una persona e di violare la sua privacy,
giungendo perfino
a spaventare chi ne è destinatario suo malgrado.
Mi mandava anche 70 o 80 sms al giorno. Spesso teneri e dolci, ma
anche minacciosi
quando vedeva che non rispondevo. Non ho idea di quanto spendesse di
credito per il
cellulare, o se avesse aderito appositamente ad una offerta tim. Stessa
cosa con le
email, il ritmo era almeno di una cinquantina al giorno, non sapevo dove
trovasse il
tempo di scrivere. Era una presenza costante, non riuscivo a
liberarmene.
Inseguimento, molestia e persecuzione
E' stalking, ma è chiamato anche “sindrome del molestatore assillante” o
“inseguimento ossessivo”. La terminologia più comune, quella di
“stalking”,
è stata coniata con la finalità di raffigurare simbolicamente, con un
termine
in lingua inglese che significa “appostarsi”, l’atteggiamento di chi
mette in
atto l'inseguimento ossessivo.
Il “molestatore assillante” manifesta, infatti, un complesso insieme di
comportamenti
che vengono ben racchiusi sinteticamente dall’espressione “fare la
posta” che comprende
l’aspettare, l’inseguire, il raccogliere informazioni sulla
“vittima” e sui suoi movimenti,
comportamenti che sono quasi sempre “tipici” di tutti gli stalkers, al
di là
delle differenze rilevate di situazione in situazione.
Alcuni studi compiuti su questo fenomeno hanno distinto due categorie di
comportamenti
attraverso i quali si può attuare lo stalking:
1) La prima tipologia comprende le comunicazioni intrusive, che
includono tutti
i comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie
emozioni, sui bisogni,
sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati
affettivi
amorosi (anche se in forme coatte o dipendenti) che a vissuti di odio,
rancore o
vendetta. I metodi di persecuzione adottati, di conseguenza, sono forme di
comunicazione con l’ausilio di strumenti come telefono, lettere, sms,
e-mail o
perfino graffiti o murales.
2) Il secondo tipo di comportamenti di stalking è costituito dai
contatti, che
possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo
diretto, quali
ad esempio pedinare o sorvegliare, che mediante comportamenti di
confronto diretto,
quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni.
Generalmente
non si ritrovano due tipologie separate “pure” di stalkers, ma molestie
in forme miste
in cui alla prima tipologia, in genere segue la seconda specie di
azioni.
Perché si possa parlare di “stalking”, occorre che si verifichino tre
comportamenti:
1) l’attore della molestia, lo stalker, agisce nei confronti di una
persona che
è designata come vittima in virtù di un investimento
ideo-affettivo, basato su
una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente
immaginata
(in base alla personalità di partenza e al livello di contatto con la
realtà mantenuto);
2) lo stalker si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati
sulla
comunicazione e/o sul contatto, ma in ogni caso connotati da
ripetizione, insistenza e intrusività;
3) la pressione psicologica legata alla “coazione”
comportamentale dello
stalker e al terrorismo psicologico effettuato, pongono la vittima
stalkizzata,
definita anche stalking victim, in uno stato di allerta, di
emergenza e di stress
psicologico. Questi vissuti psicologici possono essere legati sia
alla percezione
dei comportamenti persecutori come sgraditi, intrusivi e fastidiosi, che
alla
preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria
incolumità.
Ero in depressione costante. Al mattino, al risveglio, il mio primo
pensiero
era: "Cosa farà oggi? Come farà ad essere presente ed assillarmi? Quante
volte scriverà?
Quante volte telefonerà? Farà la pazzia di venire qui?" Tutti i giorni.
Feriali e festivi.
Sempre. Si può vivere così? Si può vivere in collegamento continuo con una
persona con la quale non si vuole un contatto continuo?
Identikit del molestatore assillante
La coazione che connota il comportamento di stalking, e che
permette di delinearlo
anche giuridicamente, ha fatto ipotizzare che tale problema fosse una
forma di
“disturbo ossessivo”. Tuttavia, come è stato osservato, i disturbi
psicopatologici
ossessivi sono connotati da vissuti egodistonici relativi ai
comportamenti attuati
e, conseguentemente, da un malessere provocato dalle idee, dai pensieri,
dalle
immagini mentali e dagli impulsi ossessivi legati alla persecuzione.
Questi vissuti
di disagio e di intrusione in realtà non risultano presenti in genere
negli stalkers
che, al contrario, tendono perfino a trarre piacere dal
perseguitare.
Mi mandava messaggi di continuo. Mi telefonava di continuo. Avevo uno
stress addosso
che non mi permetteva neanche di relazionarmi normalmente con le
persone. Temevo sempre
di veder spuntare quella persona all'improvviso. Stavo perdendo
tutto. Restavo
chiuso in casa con il terrore di uscire. Ho perso degli amici perchè ho
tenuto per
giorni il telefono spento e non leggevo la mail, ho rovinato una
relazione d'amore, a causa della presenza
costante e incombente di quella persona. E quando a volte ho risposto al
telefono, la
sua voce era tranquilla, allegra. Sì, era felice della mia risposta, ne
era gratificata,
provava piacere. Quella persecuzione mi stava rovinando la vita. Non
riuscivo ad avere
relazioni normali con altre persone, senza tremare, senza subìre il
condizionamento
dovuto alla sua presenza...
È molto importante sottolineare che lo stalking non è un fenomeno
omogeneo; pertanto,
risulta difficile far rientrare i molestatori assillanti in una
categoria diagnostica
precisa o identificare sempre la presenza di una vera e propria
patologia mentale di
riferimento. Gli stalkers non sono sempre persone con un disturbo
mentale e, anche se
esistono alcune forme di persecuzione nascono nel contesto di un quadro
psicopatologico, questa non è una condizione sempre presente così come
non esiste
sempre un abuso di sostanze associato al comportamento stalkizzante.
Ciò che è importante comprendere è che dietro a comportamenti di
molestia simili
possono celarsi motivazioni anche molto differenti tra loro. A questa
conclusione si
è giunti in seguito a studi che hanno esaminato il profilo psicologico
di numerosi
stalkers e, sulla scorta dei quali, si è giunti ad individuare cinque
tipologie di
stalkers, distinti in base ai bisogni e desideri che fanno da motore
motivazionale.
1) Una prima tipologia di molestatore insistente è stata definita “il
risentito”. Il
suo comportamento è sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o
di un torto che
ritiene di aver subito ed è quindi alimentato dalla ricerca di vendetta.
Si tratta di
una categoria piuttosto pericolosa che può ledere prima l’immagine
della persona e
poi la persona stessa. Il problema più grave è legato alla scarsa
analisi della
realtà: perché il risentimento fa considerare giustificati i propri
comportamenti
che, producendo sensazioni di controllo sulla realtà, tendono a loro
volta a
rinforzarli.
2) La seconda tipologia di stalker è stata denominata “il bisognoso
d’affetto”, una
tipologia che è motivata dalla ricerca di una relazione e di attenzioni
che possono
riguardare l’amicizia o l’amore. La vittima in genere viene scelta
attraverso
una generalizzazione che la rende vicina al “partner o amico/a ideale”,
una persona che si ritiene
possa aiutare, attraverso la relazione desiderata, a risolvere la
propria mancanza di
amore o affetto. Spesso il rifiuto dell’altro viene negato e
reinterpretato
sviluppando la convinzione che egli abbia bisogno di sbloccarsi e
superare qualche
difficoltà psicologica o concreta. L’idea di un rifiuto, vissuto come
un’intollerabile
attacco all’Io, viene respinta con grande energia e strutturando un’alta
difesa
basata sull’allontanamento della percezione reale dell’altro, delle sue
reazioni e
della relazione reale che viene sostituita da quella immaginaria.
3) Una terza tipologia di persecutore è quella definita “il
corteggiatore incompetente”,
che tiene un comportamento alimentato dalla sua scarsa o inesistente
competenza
relazionale che si traduce in comportamenti opprimenti, espliciti e,
quando non riesce
a raggiungere i risultati sperati, anche aggressivi e villani. Questo
tipo di molestatore
è generalmente meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione
della stessa
vittima, ma tende a riproporre i propri schemi comportamentali cambiando
persona
da molestare.
4) Esiste poi “il respinto”, un persecutore che diventa tale in
reazione ad un
rifiuto. È in genere un ex che mira a ristabilire la relazione oppure a
vendicarsi
per l’abbandono. Spesso oscilla tra i due desideri, manifestando
comportamenti
estremamente duraturi nel tempo che non si lasciano intimorire dalle
reazioni
negative manifestate dalla vittima: la persecuzione infatti rappresenta
comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita
totale,
percepita come intollerabile. Nella psicologia di questo tipo di
“inseguitore
assillante” gioca un ruolo cruciale il modello di attaccamento
sviluppato che è
una delle forme di tipo insicuro, in grado di scatenare angosce legate
all’abbandono
che creano una tendenza interiore, più o meno consapevole, a considerare
l’assenza
dell’altro come una minaccia di annientamento e di annullamento del Sé.
5) Infine, è stata descritta una categoria di stalker definita “il
predatore” e
costituita da un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con
una vittima che
può essere pedinata, inseguita e spaventata. La paura, infatti, eccita
questo tipo
di stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto.
Questo genere
di stalking può colpire anche bambini e può essere agito anche da
persone con disturbi
nella sfera sessuale, quali pedofili o feticisti.
Solitamente, nella stragrande maggioranza dei casi, il meccanismo è
lo stesso
delle violenze di genere, pertanto di solito lo stalker è un uomo, e la
vittima è una donna.
Trovarsi nel caso opposto, che è raro, essere cioè uomo-vittima,
inseguito da una stalker-donna, è
deprimente. Se si cerca di raccontarlo, non si viene creduti. Gli
altri perdono fiducia
nella vittima, poichè a livello sociale si percepisce che in qualche
modo l'uomo in
quanto tale debba aver dato dei segnali positivi, che hanno magari
fatto scattare i
meccanismi nella stalker. La mia stalker apperteneva contemporaneamente
alle categorie
1) 2) e 4). Impossibile liberarsene, se non per tempi inferiori alle 48
ore. Poi
tornava all'attacco. Tornava ad essere presente.
E l'incubo ricominciava. Iniziavo a stare male anche fisicamente, con palpitazioni cardiache, mal di testa, nervi sempre tesi.
La vittima e il legame con il suo Stalker
Molte persone che subiscono molestie assillanti sono donne di un’età
frequentemente
compresa tra i 18 e i 24 anni. Tuttavia, alcuni tipi di persecuzioni,
quali ad esempio
quelle legate al risentimento o alla paura di perdere la
relazione che nasce
dall’essere respinti, sono rivolte principalmente a donne tra i 35 e i
44 anni. In
alcuni casi invece (come quello che stiamo testimoniando), le vittime
sono uomini
tra i 36 e i 45 anni. In ogni caso, oltre l'80% dei casi di stalking
vede le
donne come vittime.
Alcuni studi sul fenomeno in esame hanno mostrato dei risultati
interessanti che
servono a riflettere ulteriormente sulle caratteristiche delle vittime
di stalking e
sull’importanza della relazione che, spesso solo nella mente dello
stalker, si instaura
con tutta la capacità di influenza che può esercitare una relazione
reale. A questo
proposito si è riscontrato che esiste una “categoria sociale a
rischio di stalking”
rappresentata da tutti gli appartenenti alle cosiddette “professioni
d’aiuto”,
vale a dire i medici, gli psicologi, gli infermieri e ogni altra sorta
di “helper”. Spesso le vittime sono anche amici dello stalker, che in passato gli hanno dato una mano a superare momenti difficili. Generando situazioni di "dipendenza" che possono poi ri-palesarsi dopo anni.
Ho provato a dire che non doveva più contattarmi in alcun modo. Ma mi
sono
accorto molto presto che traeva piacere da questo, e continuava a fare
pressione.
Non c'è niente di peggio del finire in cura da uno bravo perchè si
subiscono queste
autentiche violenze psicologiche. Ma era tutto inutile, la stalker non
si toglieva
dai piedi. Inutile chiedere aiuto: la risposta che ottenevo era "beh sei
un uomo,
se lo fa è perchè le hai dato speranze, ti sei mostrato disponibile. Ci
sei stato."
Finchè un giorno, il bisogno di riprendere in mano la mia vita mi fece
commettere
un grave errore, ma la situazione era davvero disperata. L'errore fu
dirle "palesati,
fatti vedere, incontrami, così lo vedi da vicino che non ci può essere
nessuna
relazione tra noi, tanto che sono freddo e distaccato". No, non funziona
così, non
c'è alcun bisogno di essere freddi e distaccati. Provate a pensare a quale
meravigliosa gratificazione è per uno stalker, sentirsi dire dalla
vittima "incontriamoci".
Ma io avevo bisogno di risolvere la situazione e uscire dall'incubo. Ad ogni
costo. Non volevo più essere vittima. Ma il problema è che prima di
tutto bisogna
acquisire la consapevolezza di essere vittima.
Tecniche di comportamento Antistalking
Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è
possibile
generalizzare facilmente delle modalità comportamentali di difesa che
devono essere
adattate alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori.
Esistono tuttavia
alcune regole utili:
1) Innanzitutto, inutile negare il problema. Spesso, dal momento che
nessuno
vuole considerarsi una “vittima”, si tende a evitare di riconoscersi in
pericolo,
finendo per sottovalutare il rischio e aiutando così lo stalker, come
successo al
nostro testimone diretto. Il primo passo è
allora sempre quello di riconoscere il problema e di adottare
delle precauzioni maggiori
rispetto a quelle adottate dalle persone che non hanno questo problema.
Occorre informarsi
sull’argomento e comprendere i rischi reali, seguendo dei comportamenti
volti a scoraggiare,
quando è possibile, gli atti di molestia assillante.
2) Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire
una relazione
indesiderata, come nel caso del nostro testimone, è necessario
essere fermi nel
“dire di no” una sola volta e in modo chiaro.
Altri sforzi di convincere il proprio persecutore, comprese improvvisate
interpretazioni psicologiche che lo/la additano come bisognoso di aiuto
e di cure,
saranno lette come reazioni ai suoi comportamenti e quindi
rappresenteranno dei
rinforzi, in quanto attenzioni. Anche una telefonata di rabbia o una
risposta negativa
ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking.
3) Se le molestie sono telefoniche, non cambiare numero. Anche in
questo caso,
le frustrazioni aumenterebbero la motivazione allo stalking. È meglio
cercare di
ottenere una seconda linea, lasciando che la vecchia linea diventi
quella su cui il
molestatore può continuare a telefonare, magari mentre azzerate la
suoneria e
rispondete gradualmente sempre meno.
4) Per produrre prove della molestia alla polizia, non lasciarsi
prendere dalla
rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi
subiti.
5) È utile mantenere sempre a portata di mano un cellulare in più per
chiamare
in caso di emergenza.
Chi mi stava attorno, e vicino, assisteva a tutta l'ossessione
continua. E
paradossalmente stava male, male quanto me. Anche perchè non aveva più
completa fiducia in me, visto che partiva dal presupposto che io avessi
incoraggiato - o quanto meno permesso - tale comportamento.
Io stavo psicologicamente male, anche lei. stavamo tutti male. Sono
stati mesi
di cui difficilmente perderò il ricordo. Ancora oggi, mentre dormo, sogno il
trillo del telefono. Ancora oggi, mi aumenta il battito cardiaco quando
apro la posta.
Le conseguenze dello Stalking
Molto spesso, soprattutto a causa di norme giuridiche che limitano gli
interventi
di prevenzione alle sole situazioni di emergenza, i comportamenti di
stalking possono essere
protratti a lungo con conseguenze psicologiche negative
principalmente per
la vittima, ma anche per chi agisce e, talvolta, per chi lo
osserva.
La vittima, per quanto possa essere breve il periodo in cui viene
perseguitata, rischia
di conservare a lungo delle vere e proprie ferite. Le conseguenze
dello stalking
infatti, per chi lo subisce, sono spesso diverse e si trascinano per
molto tempo. In
base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate possono
determinarsi stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, ma anche
flashback e veri
e propri quadri di Disturbo Post Traumatico da Stress.
Il pubblico degli episodi di stalking può essere il ristretto pubblico
familiare o
il/la partner della vittima che, identificandosi empaticamente alla
vittima, può
sviluppare preoccupazioni per
la persona cara o forme vicarie di paura ed ansia. In certi casi, come
quello del
nostro testimone, lo stalker può ottenere di distruggere la relazione
sentimentale
della vittima con il proprio partner.
Mi braccava. Mi braccava come una preda, per ridurmi all’angolo,
rubarmi la
vita. E riuscendo anche ad isolarmi. Si dice che spesso la vittima,
soprattutto
se donna, si vergogna di parlarne, sentendosi in colpa per la situazione
e pensando
di averla in qualche modo causata. Tranquilli, vale anche per gli
uomini. E' esattemente
la stessa situazione. Con l'aggravante che quando è l'uomo ad essere
vittima di
una violenza di genere, ha meno strumenti. A chi va a raccontarla? Se si
ribella, e
la stalker per vendetta dice che
è lui che l'ha stuprata, tutti crederebbero alla donna. Forte di questo, la
stalker sa profferire minacce. Minaccia di parlare con la famiglia,
minaccia di
parlare con la partner della vittima. Tutto questo mette in una situazione
soffocante, che fa anche desiderare di morire.
Quando la stalker è una donna, può essere una ex respinta o una innamorata
non ricambiata.
Anche se è più difficile che in questo caso si arrivi alla violenza
fisica, ci
possono essere però tutte le altre molestie: telefonate spesso mute,
messaggi, finte
telefonate di “telemarketing”, e-mail apparentemente innocue sotto falso
nome,
strane telefonate, lettere a lui, lettere anonime alle nuove fidanzate,
foto porno
in mailbox etc etc.
Una ragazza (niente affatto psicolabile!) che le ha provate tutte
per mettersi con me, non rassegnandosi. Purtroppo non c’è nulla da fare,
nessuna
denuncia possibile, un fastidio enorme (e non so ancora se è finito).
Per non parlare poi del grave dolore che si riceve se ci si sfoga con un
amico o con un collega di lavoro (uomo), che nella maggior parte dei casi
risponderà: "scopatela, no? vedi che poi le passa".
Ma ve lo ricordate il film “Attrazione fatale”?
Per approfondire:
Osservatorio Nazionale
Stalking
Partiamo da un ritratto. Il ritratto di un uomo. Un uomo il cui volto non è noto alle grandi masse, e forse neanche il nome.
Guardatelo bene, memorizzate la sua faccia.

Un perfetto sconosciuto, ma è un uomo che invece un nome ce l'ha: si chiama Felix Hoffmann. Tedesco, nato a Ludwigsburg, il 21 gennaio 1868. Di professione chimico, laureatosi a Monaco di Baviera. Ed oggi raccontiamo la sua storia, che è una storia fatta di successi e di pasticci, infatti il nostro Felix ne ha combinata una per la quale avrebbe meritato di entrare nell'elenco degli scienziati che hanno cambiato la storia dell'umanità, con il loro genio. Ma subito dopo, per sua sfortuna, ne ha combinata un'altra talmente grossa... da essere messo al bando nel Pantheon della scienza. Per questo il suo nome è poco noto, anche se ha fatto molto di più di tanti che invece sono entrati nella storia.
Il giovane Felix Hoffmann trovò lavoro presso i laboratori di ricerca di una fabbrica di medicinali che esiste ancora oggi, ed anzi oggi è anche molto famosa e importante: la Bayer. Solo che all'epoca la Bayer non era una multinazionale come oggi, ma una piccola officina di preparazioni galeniche e medicinali. Anzi, a dire il vero, all'epoca l'industria farmacologica non esisteva ancora. Non c'erano le molecole sintetice, ed i farmaci usati erano composti per lo più da sostanze già presenti in natura.
Anche sul fronte delle malattie la situazione era diversa da quella di oggi. Mettiamoci infatti nei panni di Felix Hoffmann nel 1897. Appena 29enne, giovane chimico, al centro di un'Europa che dal punto di vista socio-sanitario non era certo come quella di oggi.
La penicillina non era stata ancora inventata, per cui non esisteva nessun antibiotico, e non esistevano rimedi per quasi tutti i mali. Aggiungiamo a questo che l'Europa di fine '800 aveva due grandi protagonisti: il Vaiolo e la Tubercolosi, ed i vaccini stentavano a diffondersi, le cure anche. Soprattutto per la Tubercolosi, che continuava a mietere vittime.
A dire il vero, oltre agli antibiotici non c'erano neanche i sulfamidici, gli antiinfiammatori e tutto il resto. E neanche la cibalgina, la nimesulide, eccetera.
E' qui che il genio di Felix Hoffmann entra in campo. Con un'idea nuova, completamente nuova e per l'epoca assolutamente rivoluzionaria: se la sostanza che può curare il male, o almeno alleviare i sintomi e far star meglio, non esiste in natura, allora la invento io.
Già, sembra facile a dirsi ma... a farsi?
Torniamo indietro di qualche anno. Nel 1874, un ricercatore inglese che si chiamava C.R. Wright aveva avuto l'idea di costruire in laboratorio, mediante una reazione chimica, una molecola che riducesse gli stati dolorosi. Certo sì, esisteva già la morfina... ma non è che se uno ha un dolorino piccolo piccolo, tipo ad un dente o un'emicrania si può prendere la morfina... Oggi diremmo che prendiamo una cibalgina o qualche goccia di novalgina, ma queste cose... beh all'epoca non esistevano.
In pratica Wright cercava qualcosa di più blando della morfina, tipo per il mal di testa. Allora provò a diluire la morfina con dell'anidride acetica, facendo quella reazione che in chimica si chiama acetilazione della morfina. La fece, provò a sperimentarla su alcuni animali, ma ottenne risultati poco interessanti, e abbandonò il progetto.
23 anni dopo, il nostro Felix Hoffmann riprende l'idea. Solo che dice... l'acetilazione va bene, ma forse è la morfina che è troppo pesante.
Allora Felix va a confrontarsi con il suo capo, un altro chimico della Bayer, che si chiamava Arthur Eichengrün. Il loro dialogo deve essere stato più o meno questo:
Felix: "Senti, ti ricordi di Wright?"
Arthur: "Certo! Quell'ubriacone! Stava sempre in laboratorio imbottito di birra!"
Felix: "Però aveva avuto una buona idea..."
Arthur: "Ma stai fuori? Acetilare la morfina? Ah tu sei giovane non hai visto quei poveri animali sui quali l'ha testata... sembravano pazzi..."
Felix: "E se non acetilassi la morfina, ma mettessi invece un gruppo ossidrile dell'acido acetico in un recipiente pieno di acido salicilico?"
Arthur: "Felix, cosa hai bevuto? Piantala! E' roba che in natura non c'è!"
Felix: "Se vuoi ti spiego..."
Arthur: "C'è poco da spiegare, è una gran cagata, la tua idea... acetilare l'acido salicilico ahahah! Tu stai fuori!"
Felix: "Vedi, Erodoto nelle Storie narrava che esisteva un popolo stranamente più resistente di altri alle comuni malattie; tale popolo usava mangiare le foglie di salice..."
Arthur: "Ma sei matto? Quella è mitologia! Non ti autorizza a prendere l'acido da dentro le foglie di salice e darlo alla gente..."
Felix: "Ma vedi, anche Ippocrate parla della corteccia del salice che era utile per alleviare il dolore ed abbassare la febbre..."
Arthur: "Appunto! Corteccia del salice! Ma senza acetilare niente! Erodoto non acetilava! Dai alla gente l'estratto di salice, allora, ma non giocare con il fuoco facendo strane reazioni chimiche!"
Felix: "Beh senti... ma sono 3000 anni che la gente si cura con le erbe e con le piante..."
Arthur: "Giustissimo! E tu cerca le cure con le erbe e con le piante, allora, non acetilare! Non fare intrugli! Queste cose, gli intrugli di erbe e piante, fanno parte della stregoneria o al limite dell'alchimia! E ricorda che noi siamo scienza, non fantascienza".
Felix: "Già, quindi non dobbiamo stupire con effetti speciali tipo intrugli, eh? No, non sono d'accordo. Io butto l'aceto sulle foglie di salice e vedo che succede...."
Arthur: "Felix, tu secondo me hai bisogno di un po' di vacanze, ti vedo stanco e stressato."
Felix: "Ed io, anche se ti stimo molto, ora ti mando a cagare e me ne vado sbattendo la porta!!!"
Felix va via, borbottando un "Te la faccio vedere io, la fantascienza, e ti faccio anche vedere dove te la infilo!", tutto incazzato torna in laboratorio, e giorni dopo rifà la stessa preparazione di Wright, ma mettendo l'acido salicilico al posto della morfina.
Fece l'acetilazione, ottenne una sostanza solida biancastra, che si sbriciolava al contatto e la testò su animali che avevano la febbre. Agli animali passò la febbre.
Non solo.
Una sera Felix aveva il raffreddore, e siccome non c'erano rimedi al raffreddore oltre al latte caldo con miele o alla già nota cura del cappello, si fece coraggio e si prese 100 mg della sostanza che aveva inventato. Gli passò il raffreddore. A questo punto, altro che testare su animali, si passò direttamente sull'uomo.
Una volta fatti i test sugli umani, sulle persone ammalate, si notò che questa sostanza funzionava come analgesico per dolori lievi, come antipiretico (per ridurre la febbre) e come antiinfiammatorio. Ha, inoltre, un effetto anticoagulante e fluidificante sul sangue, per questo il suo uso a piccole dosi aiuta a prevenire a lungo termine gli attacchi cardiaci.
Un successo strepitoso. Anche perchè questa sostanza non esisteva e non esiste in natura. E' stata inventata da Felix Hoffmann quel giorno del 1897.
Ed ha cambiato la storia dell'umanità. Qualcuno lo contestò, dicendo che il metodo da lui usato era alchimia e stregoneria, e che trattandosi di una sostanza non naturale era frutto di un patto con il demonio e giù con i soliti bla bla bla di stampo vetero-teologico.
Ma l'invenzione di Felix Hoffmann, la usiamo ancora oggi.
Già. Perchè acetilando l'acido salicilico, Felix aveva ottenuto l'acido acetil-salicilico, brevettato pochi giorni dopo con il nome di
Aspirina.
E' forse il farmaco più famoso al mondo, oggi, oltre che il più usato in assoluto.
Un'invenzione che poteva fare di lui un eroe nazionale, anzi un eroe mondiale della medicina. Ma come spesso accade, tra il paradiso e l'inferno la distanza è brevissima. E la caduta nell'inferno della memoria è arrivata puntuale anche per Felix. E solo in undici giorni. Undici giorni per andare dalle stelle alle stalle. Undici giorni per... ehm... combinare un gran casino. A livello mondiale.
Una volta sintetizzata l'Aspirina, Felix passò subito, forse un po' gasato dal successo, ad un nuovo compito.
L'Europa aveva un bisogno impellente. Quello di una sostanza utile nel sedare la tosse, ma non stiamo parlando di tosse dovuta ad un'influenza, ma di quella che si presenta nella tubercolosi e nelle patologie respiratorie.
Felix ci pensa su, ci riflette, e si rende conto che l'unica sostanza nota in natura per avere un po' d'azione sul centro nervoso respiratorio è ancora una volta, e fatalmente, la morfina, per cui il nostro pensa: "Ma vuoi vedere che Wright aveva visto giusto... e che magari ha sbagliato qualcosa nel procedimento? Ah, ma ora ci penso io..."
Così, appena undici giorni dopo il brevetto dell'Aspirina, Felix Hoffmann rifà in laboratorio l'acetilazione della morfina, ed ottiene una nuova molecola di sintesi. A quel punto, la nuova sostanza viene sperimentata su pazienti affetti da tubercolosi, pneumosi, ed altre malattie respiratorie gravi, dove gli spasmi di tosse rischiavano di far morire per asfissia il malato.
I risultati apparvero buoni... nel senso che i malati davvero respiravano meglio, con meno spasmi di tosse... ma c'era una mal interpretazione degli stessi risultati...
All'epoca, per curare queste patologie si usava la codeina che è un oppiaceo blando. La codeina mostrava risultati peggiori rispetto alla nuova molecola sintetizzata da Felix.
Certo, c'era anche l'infelice idromorfone, un idrogenato della morfina, che era un po'... troppo potente, infatti sedava la respirazione dei pazienti così tanto che spesso ci restavano secchi e morivano per autosoffocamento. Altri invece finivano in coma per blocco totale dei centri nervosi.
La molecola di Felix si mostrava circa 5 volte meno potente dell'idromorfone. La gente stava meglio, senza andare in coma. Ma stava davvero moooooolto meglio...
Pertanto, i buoni risultati nei test sui tubercolotici diedero la falsa impressione che si trattasse di un'altra genialata di Felix Hoffmann, come l'Aspirina. Diedero l'impressione che la riduzione del ritmo respiratorio dipendesse da una migliorata efficienza respiratoria. Invece...
Nei mesi successivi, l'impiego terapeutico si ampliò alle più disparate patologie pneumologiche, ma anche neurologiche, ginecologiche, ecc. Si diffusero pertanto svariate preparazioni farmaceutiche acquistabili liberamente.
Altro che molecola curativa. Basta pensare che alcune delle persone che testarono il farmaco, dissero che nei primi 60 secondi dopo l'assunzione avevano provato una sensazione "simile a una serie multipla di orgasmi disseminati in tutto il corpo." Altri invece dissero di aver parlato con gli angeli. Altri dicevano che "Nel primo minuto dopo averla assunta, io vado tra le nuvole, sto in paradiso..."
Nel giro di pochi anni, la sua diffusione diventò emergenza sanitaria in tutto il mondo, e poi addirittura, ovviamente per motivi politici, emergenza sociale.
Tanto per fare qualche esempio, nel 1905 la città di New York consumava circa due tonnellate di sostanza all'anno. E chi la consumava ne era dipendente. In Cina, sotto forma di compresse da fumare, iniziò addirittura a sostituire l'oppio, e si sa che per i cinesi l'oppio è un fatto culturale molto radicato.
L'Europa non rimase immune e il consumo si diffuse rapidamente. La dipendenza anche.
In Egitto nel 1930 il fenomeno aveva assunto proporzioni drammatiche: si calcola che su 14 milioni di abitanti vi fossero 500.000 dipendenti da questa molecola.
Di fronte a questi fatti le autorità corsero in fretta ai ripari: l'Italia e gli Stati Uniti furono i primi che ne vietarono produzione, importazione e uso, nel 1925; a seguire, tutte le altre nazioni. Le ultime nazioni a metterla al bando sono state la Cecoslovacchia (1960) e il Portogallo (1962).
Questi divieti hanno ottenuto il risultato di far sorgere, di fronte alla fortissima richiesta, un po' dovunque i laboratori clandestini.
Il numero di morti... beh quello non è possibile calcolarlo, se si pensa che la dose letale in soggetti non assuefatti è di appena 100 mg.
Bel casino, che ha combinato il nostro Felix, eh?
Eh già, lo credo bene.
Perchè dopo aver inventato l'Aspirina, quel giorno del 1897, acetilando la morfina Felix Hoffmann aveva inventato una sostanza che non era morfina, ma che, attraversata la barriera ematoencefalica, quella che genera flash euforici, perde i gruppi acetili ritrasformandosi in morfina. Purissima.
Felix Hoffmann, acetilando la morfina aveva sintetizzato questa nuova molecola che chimicamente si chiama Diacetilmorfina, ma che ha un nome "commerciale" diverso.
Felix Hoffmann aveva inventato...
...l'Eroina.
"E' che per vivere normale devi lasciarla andare via.
Ma io non voglio scappare da qui.
Restiamo insieme, verso l'inferno. Insieme.
L'inferno. Terribile.
Terribilmente dolce.
Siamo una cosa sola."
(Anonimo eroinomane)
"Il flash ha la violenza del lampo e l'intensità dello spasimo. Un'ondata di calore che pervade il corpo, una sensazione improvvisa di euforia, di benessere, di sicurezza, di assoluta apatia, che ti viene addosso, che ti circonda, che va dentro la tua bocca, giu per la gola, e in profondità nella tua anima. Dura un minuto o due, è tutto condensato in quei secondi. Poi permane una sensazione di benessere diffuso, di scomparsa di malinconie. Scompaiono anche le nostre angoscie, ci si sente staccati da qualsiasi ansia o problema che si può avere quando si è lucidi. Ma questo è come ci si sente nelle 4-6 ore successive. Il flash invece è come un lampo, improvviso, perchè sale intenso e istantaneo, pochi secondi dopo l'iniezione, 3-4 secondi. Anzi, se l'eroina è buona inizia a salire già mentre si sta iniettando, ancor prima di togliere l'ago dalla vena..."
(Un caro amico esperto)
"Prima quel sapore alla gola, unico inimitabile, quell'amaro che ti prende in gola, segno del fatto che sta salendo... e poi il flash. Si sta nelle nuvole e in un attimo non si avverte più dolore, ansia, paura, non esiste più nessuna preoccupazione. Solo lo stato d'estasi, come l'estasi mistica, l'estasi della meditazione. Tutto si annulla, solo la propria testa che fa da cuscino alla propria anima e si è tutti più buoni, accoglienti, disponibili. Un attimo prima ci si voleva scannare per i motovi più schifosi ed ora ci si guarda con attonimento, si vuole bene a tutti e si è concilianti. Poi la prima sigaretta, sì perchè la sigaretta ti aiuta a far salire il flash. Lo mantiene di più ed allora ci si abbandona a lui, come se si stesse nel grembo materno, ovattati, cullati e ci si perde e niente più ha importanza, conta solo quello che stai provando in quel momento, pensi che potresti anche morire, ma è tutto indifferente, tutto passa".
(un'amica che ne è uscita)
"Io in quel momento vedo davvero gli angeli, credimi. La mia estasi è mistica. Parlo con Dio. Lo vedo. Vedo Dio, la Madonna, e tutti gli angeli in colonna".
(un'amica che invece non ne è uscita, ed ha smesso di vivere per overdose nel 2001)
Io: "No non ne faccio uso, non ne ho mai fatto e non lo farò mai, e sai perchè? Perchè ho terrore degli aghi e delle siringhe, oltre che delle dipendenze."
Lui/Lei: "Anche io ho quei terrori. Ma non è bastato..."
(Dialogo avuto mille volte con mille persone diverse)
"Uno stato di benessere diffuso, la scomparsa di angosce e timori, l'annullamento del dolore fisico."
(Un'altro amico morto oltre 20 anni fa)
"Il flash mi arriva subito, mentre si sta ancora inettando, ed è molto ma molto meglio di un'orgasmo.
Mi sembra che il mondo e la vita siano una cosa bellissima, che tutto abbia un senso, che i colori siano più belli, gli odori più buoni, mi sembra di vivere in un mondo perfetto."
(un vecchio amico che si è salvato)
Nota politica: In Italia, l'eroina venne lanciata sul mercato delle droghe tra il 1971 ed il 1973 mediante una vera e propria operazione di marketing: con la complicità di mafie, settori deviati e non dei servizi segreti, frange di partiti politici (di governo, mica estremisti) e di forze dell'ordine che miravano ad eliminare certa contestazione giovanile e certi movimenti diffusisi dopo il '68, vennero fatte sparire tutte le altre droghe da tutta la penisola. Fu offerta al loro posto solo eroina a prezzi molto bassi. Poco dopo, quando tutti consumatori erano passati alla nuova droga ed erano divenuti dipendenti da eroina, il prezzo salì alle stelle.
Anche i morti di overdose salirono alle stelle.
(Per superare la propria barriera ematoencefalica, il sottoscritto continua a preferire tre sostanze: la caffeina, la nicotina, e la dopamina generata dagli orgasmi sessuali)
Però partiamo dalle cose serie.
Una recente rassegna della letteratura scientifica pubblicata sulla rivista
Occupational Environmental Medicine, curata dall'equipe del Dr. L. Hardell,
specialista di tumori al cervello all'Università Svedese di Orebro (Occup. Environ.
Med. 2007, 64:626-632), ha analizzzato i risultati di 18 studi epidemiologici sulla
correlazione tra l'utilizzo del telefono cellulare e l'incidenza di gliomi,
meningiomi e neurinomi del nervo acustico.
Lo studio ha analizzato le indagini
(ancora peraltro poco numerose) che hanno preso in considerazione utilizzi
prolungati del cellulare, per un periodo almeno uguale a 10 anni. Gli autori hanno
osservato un incremento del rischio per neurinoma dell'acustico (considerato tumore
sentinella, per la localizzazione) e per il glioma, mentre tale correlazione non è
stata riscontrata per il meningioma. Hardell ed i suoi colleghi sottolineano l'importanza di
studi di follow-up a lungo termine per meglio valutare l'impatto sulla salute
dell'uso del cellulare.
In Italia lo studio è stato segnalato dal dott. Giacomo Toffol, dell'
Associazione Culturale
Pediatri, che dice: "Abbiamo segnalato tale studio in quanto ha avuto un'ampia
risonanza sia sulla stampa divulgativa che scientifica, anche se non è conclusivo e
i risultati non sono di facile interpretazione, non consentendo una chiara
definizione del rischio."
Tra gli studi raccolti si segnalano alcuni appartenenti al
progetto Interphone (che vede la partecipazione anche dell'Istituto Superiore di
Sanità italiano), che vede la collaborazione di 13 paesi e si propone di valutare
se l'incidenza di neoplasia maligne e benigne cerebrali e delle ghiandole parotidi
salivari risulti associata alla durata e alla frequenza d'uso del telefono cellulare
e all'intensità di esposizione alle radiofrequenze della telefonia mobile.
L'indicazione che possiamo dedurre, per ora, è di utilizzare in modo prudente il
cellulare, possibilmente sempre con l'auricolare, che riduce in modo estremamente
elevato l'intensità dell'esposizione alle radiazioni elettromagnetiche.
I risultati dello studio sono linkati sul sito
dell'Associazione Culturale Pediatri.
Per il lato cronaca dall'Interno, ieri pomeriggio sono stato a parlare
di monnezza (non solo campana) in un'aula di una nota università romana. E'
stata una bella esperienza. Che probabilmente andrà avanti, ma è ancora
tutto da vedersi.
Sempre sul fronte monnezza, segnalo qualcosa su
Altrenotizie.
Sempre su questo fronte, seguiranno aggiornamenti :)
Ce la ricordiamo la storia dell'acciaio radioattivo? Per regola dovremmo ricordarla, visto che è recente: datata
marzo 2008. Tuttavia, se c'è qualche smemorato in giro, una rinfrescata può trovarla anche su
Archivio Nucleare.
Comunque, la storia sembra finita bene. L'acciaio, contaminato da Cobalto 60, è arrivato dalla
Cina e le nostre fonderie, contente di avere a disposizione acciaio a basso costo, l'hanno
prontamente comprato per lavorarlo ed immetterlo sul mercato. Ed evidentemente dovevano essere
davvero contente, visto che quelle maledette 30 tonnellate sono arrivate a La Spezia e in pochi
giorni si sono diffuse fino a Brindisi, Campobasso, Treviso, Milano, Lucca, Frosinone, Latina e Mantova. E
ovviamente nessuna industria acquirente, oh poveretta, aveva immaginato neanche lontanamente di
fare un'analisi su un campione di materiale... (che ovviamente per i semilavorati non è un
obbligo di legge!). Proviamo a pensare, visto che si parla sempre
di incidenti sul lavoro, cosa ne sarebbe stato dei lavoratori di quelle imprese, che avrebbero - del
tutto ignari - lavorato esposti al Cobalto 60. Ma per carità, non parliamo male degli industriali
e della loro adorata e potente organizzazione di categoria....
Per fortuna, stavolta i carabinieri sono arrivati appena in tempo. L'acciaio è stato sequestrato,
e tutti felici e contenti per lo scampato pericolo. Il 4 marzo la notizia già era sparita dai
mass media e archiviata come appartenente al passato.
Chi frequenta questo spazio di sfogo personale, in generale, lo frequenta da tempo. Qui sono di più
i visitatori abituali che quelli nuovi. Pertanto, chi passa di qua oramai mi conosce bene. Spesso
addirittura senza conoscermi di persona. La conseguenza è che chi legge - ancora prima di me
stesso - già sa una volta appresa la notizia che domande mi sono posto. Quindi sapete benissimo
che tipo di ricerche ho fatto e dove voglio arrivare :)
Una volta letta la notizia, siccome in Italia non abbiamo siti di deposito di scorie nucleari
che non siano palesemente illegali e fuori da ogni norma, mi si è accesa in testa questa lampadina: dove è andato a
finire l'acciaio una volta sequestrato? Che forma di smaltimento/deposito è stata inventata?
(ho detto apposta inventata e non adottata, non è un errore)
Prima di tutto, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Avevo una traccia, e la stavo
seguendo, ma non avrei potuto seguirla fino in fondo, se non fosse stato per Melita
(che ringrazio), una vecchia amica giornal