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Le vie infinite dei rifiuti

Ma chi sarà costui

Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose: fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."

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giovedì, 15 maggio 2008
.: Scienza e Democrazia :.

Scienza e Democrazia è il titolo del convegno che si tiene a Napoli a partire da oggi e fino a sabato, presso l'Istituto Italiano di Studi Filosofici, in via Monte di Dio 14.
Per maggiori informazioni, c'è il sito ufficiale.
E' un convegno ricco di interventi, peccato non poterlo seguire per intero. Si spazia al 100% su tutti i fronti della scienza, e dei suoi rapporti con la società, cercando di guardare a come affrancare la scienza rispetto al potere.
L'elenco completo degli interventi sta qua.
 
Per restare in tema, beccatevi questa badilata nei denti: Abagnomaria - "Arriverà il via libera della Commissione Europea ai polli lavati in antimicrobici...", così vedete come un governo (di un altro continente) può fare pressioni...
 
Nel pomeriggio, se ci riesco, faccio un post mio, ora il lavoro incombe, ed è anche molto... Quindi, un caffè e via!
A dopo :)
Ora, nel frattempo, apriamo un dibattito: chi sa spiegarmi questo coloratissimo fenomeno atmosferico?
 


 

Poi ovviamente lo so che continuerà la discussione nel post di ieri, e va benissimo così :)

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 09:04 | link | fate pure commenti (16) |
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mercoledì, 30 aprile 2008
.: Attraverso l'oceano. Anniversario di oggi :.

Siamo a Fatu Hiva, la più meridionale delle Isole Marchesi, in Polinesia, un posto selvaggio e meraviglioso, e siamo nel 1936.
Sotto una veranda fatta di giunco e bambu, siedono due uomini, intenti a sorseggiare un thè.
Non sono uomini famosi, ma uno di loro, il più giovane, un giorno lo sarà. Uno si chiama Henry Lie, ed è un vecchio scienziato norvegese che nella vita non ha avuto molta fortuna, perchè non si è mai venduto a nessuno, finchè un bel giorno, attorno al 1906, decise di mollare tutto ed andarsene a vivere con la moglie a Fatu Hiva, lontano dalla civiltà, dalla politica, e da tutto il resto.
Henry ha deciso che vuole passare gli anni di vecchiaia studiando e indagando su una sola cosa: siccome Fatu Hiva è a sei ore di piroga dall'isola più vicina, e tutte le Isole Marchesi sono a 1000 miglia di distanza da ogni altra terra, come è possibile che sull'isola ci siano degli animali? Da dove sono arrivati?
Di fronte a lui c'è invece un uomo che passerà alla storia come un genio. E' l'antropologo ed esploratore, nonchè futuro regista cinematografico, Thor Heyerdahl, anche lui norvegese, che però in quel momento non è ancora famoso, ma è un 22enne neolaureato che ha in testa delle strane teorie. Ed è la sua storia, che vorrei raccontare oggi.
 
I due sorseggiano il thè con calma tipicamente norvegese, e Thor come tutti i giovani è ansioso di conoscere le opinioni del vecchio ed esperto collega.
Thor: "Vedi Henry, tu cerchi di capire 'sta storia degli animali... ma a me interessa capire come l'uomo sia arrivato qui..."
Henry: "Ma daiiii, l'uomo fa una cosa in più rispetto agli animali: naviga! E navigava anche in epoca preistorica...!"
Thor: "Non basta... e da dove sarebbero arrivati qui, con delle zattere preistoriche?"
Henry: "Da quanto tempo sei qui?"
Thor: "Beh, da un anno quasi... ed io e mia moglie Liv stiamo facendo praticamente la vita dei neolitici... le uniche imbarcazioni sono piccole zattere, e con quelle non si va da nessuna parte, nel Pacifico".
Henry: "La sai la storia di Taori?"
Thor: "Chi è Taori?"
Henry: "Un vecchio indigeno dell'isola..."
Thor: "Che storia è?"
Henry: "Racconta delle leggende, che parlano di uomini antichi venuti qui con zattere e piroghe..."
Thor: "Uhm... dall'Asia, forse?"
Henry: "Sei giovane, ragazzo mio... Ricordi le statue di pietra che sono qui sull'isola, in fondo a sinistra?"
Thor: "Certo! Le conosco bene! Le studio..."
Henry: "Beh guarda... Io ne ho viste di forma simile..."
Thor: "Dove? In Melanesia? In Nuova Zelanda?"
Henry: "Ma no!! In Colombia!!"
Thor: "Ma che dici?? E come ci sono venuti dalla Colombia alla Polinesia? Con un volo charter o con un low cost? Ma insomma...."
Henry: "Fai una cosa: vai in fondo a sinistra, come se volessi andare al cesso poi però prosegui diritto, e vai fino alle statue. Guardale bene, poi... senza fumare marijuana, vai a vedere quelle in Colombia..."
Thor: "Ma anche se fosse? Come diavolo si poteva arrivare dal Sud America a qui in epoca preistorica, con imbarcazioni di fortuna? Sono migliaia di miglia in pieno Pacifico..."
Henry: "Pensaci, ragazzo mio... Pensaci..."
 
Poco tempo dopo, Henry Lie muore serenamente di vecchiaia, sempre sull'isola, e Thor decide di ripartire verso l'Asia.
Ovviamente non è convinto dell'idea di Henry, e crede che l'unico modo affinchè degli uomini primitivi possano arrivare in Polinesia sia partendo dall'Asia. Pertanto, si mette a fare ricerche antropologiche nel sud-est asiatico, finalizzate a dimostrare i contatti tra civiltà asiatiche e polinesiane.
Fallisce.
Non solo perchè non trova contatti, ma perchè più va indietro nel tempo nell'archeologia, e più trova similitudini tra civiltà locali, soprattutto delle isole, e tracce di tipo nordamericano. Durante la seconda guerra mondiale, elabora una prima ipotesi di origine "americana" delle popolazioni polinesiane.
E qui viene il bello...
 
Un bel giorno, Thor è alle Isole Pitcairn, al centro del Pacifico meridionale, e mentre esplora una grotta, trova un'incisione che lo fa traslarire. Immediatamente corre via, e va a cercare il suo collega e compagno di avventura Sven.
 
Thor: "Sven! Sveeeennn! Brutto figlio di ********!!! Sven! Dove cazzarola stai?"
Sven: "Gran rompicoglioni! Sono dietro l'albero a fingere che sia un comodo cesso d'albergo 5 stelle! Che vuoi?"
Thor: "Sven! Vieni a vedere cosa ho trovato nella grotta!"
Sven: "Aspetta che è finita la carta igienica, e devo trovare delle foglie che non siano ortiche! Intanto mi dici di che si tratta?"
Thor: "Ho trovato l'incisione! Una barca!!"
Sven: "Una barca? In un'incisione rupestre? Ma a chi vuoi darla a bere! Guarda che sono archeologo anche io! La navigazione per barche è arrivata dopo l'invenzione dei supporti di scrittura!"
Thor: "Si certo, si si è una zattera non una barca..."
Sven: "E che te ne fai? Ci andavano a pesca nei dintorni."
Thor: "Sven... credo che invece ho avuto l'illuminazione.. credo di capire come era stata progettata..."
Sven: "Aspetta che tiro su i pantaloni e parliamo, ma sappi che mi sembra una follia, quel che stai pensando..."
 
Thor mette in discussione le teorie allora correnti sulla diffusione umana, via mare, sul pianeta, e si convince che Henry Lie aveva ragione. Ma ha un problema: i detrattori della sua teoria.
 
Archeologo: "Lei si rende conto di cosa sta dicendo?"
Thor: "Si, Professore. Dico che dall'America Latina, in particolare dalla zona degli Incas, qualcuno può essere partito su una zattera ed abbia colonizzato le isole della Polinesia.
Archeologo: "Sono 4.300 miglia nautiche! Ci vuole l'aereo!"
Thor: "No, quella zattera va bene, per superare il Pacifico. Per 4.300 miglia nautiche."
Archeologo: "Lei è pazzo! Una zattera non può!"
Thor: "Io sono riuscito a ricostruire il progetto di quella zattera. Al punto in cui può essere ricostruita."
Archeologo: "Non basta! Lei userebbe materiali e metodi costruttivi di ora, del XX secolo! Non è la stessa cosa!"
Thor: "No! Io la zattera posso costruirla solo con legno di balsa, papiro, giunco. Proprio come allora."
Archeologo: "Aridaje! Ma sei fuso? La costruiresti con una tecnologia occidentale di oggi! Sei norvegese, ed i norvegesi si sa che sanno costruire le imbarcazioni!"
Thor: "Ma non è quello che voglio fare! Io vado in Perù, e la faccio costruire solo da maestranze indigene, che lavorano balsa, giunco e papiro! La faccio uguale a come doveva essere all'epoca!!!"
Archeologo: "E ma scusa tanto, cucciolone, ed una volta che hai costruito questa zattera leggera come un fuscello in Perù... cosa avresti dimostrato? Una simile zattera non può certo andare alla deriva nel Pacifico fino alla Polinesia..."
Thor: "Una volta costruita non dimostro niente. Ma quando ci sarò salito sopra, e sarò andato con essa in Polinesia, poi ne riparliamo!"
Archeologo: "E i viveri? E l'acqua? Vorrai mica una nave madre di supporto?"
Thor: "No! Nulla. Carico tutto sulla zattera, e assieme a quattro indigeni, noi andiamo in Polinesia!"
Archeologo: "Mi spiace che non potrò essere al tuo funerale, perchè te lo faranno i pescecani, in mezzo all'oceano. La prima onda che vi rovescia..."
Thor: "Professore, lei porta sfiga. Vada a fanculo. Vedrà, che ce la farò..."
 
Il progetto di Thor si basava in realtà su precise documentazioni storiche o protostoriche, ma ovviamente non bastava! I dubbi della scienza ufficiale dell'epoca si riferivano all'uso di materiali poco noti e ritenuti inaffidabili per la navigazione! Una zattera di giunco e papiro, può da sola attraversare il Pacifico?
 


 

Ecco qua il primo prototipo di zattera di Thor Heyerdahl.
Ma vediamo la sua teoria.
 
Come spiega egli stesso nella sua relazione dopo l'avventura, gli Europei affermavano di essere stati gli scopritori di quelle isole; in realtà, anche nella più piccola di esse avevano trovato orti ben coltivati, capanne, templi, strade selciate, antiche piramidi e immense statue di pietra.
La popolazione parlava una lingua sconosciuta, comune a tutto l'arcipelago e non riconducibile ai continenti circostanti. Non conosceva la scrittura, custodiva - senza saperne il significato - misteriose tavolette incise con geroglifici indecifrati, preservava la memoria dei capi con l'ausilio mnemonico di un complesso sistema di funicelle a nodi, simile a quello usato dagli Inca.
Da dove, in origine, era dunque venuto quel popolo?
Heyerdahl ipotizzò che una prima migrazione potesse essere datata intorno al 500 d.C., seguita da una seconda verso il 1100. Circa la provenienza, osservò che la civiltà di quegli antichi immigranti apparteneva ancora all'età della pietra, che perdurava soltanto nel Nuovo Mondo.
Studiando le saghe degli Inca, Heyerdahl scoprì che l'antico nome del loro dio del Sole era Kon-Tiki cioè "Tiki del Sole", o Illa-Tiki, cioè "Tiki del Fuoco", sommo sacerdote e re degli uomini fondatori di quella antica civiltà. Secondo la leggenda inca, un giorno essi furono attaccati e trucidati da una tribù capeggiata da Carlo, venuto da Coquinbottal; solo Kon-Tiki con pochi seguaci si salvò, fuggendo via mare verso occidente. Sono evidenti le coincidenze con il Tiki polinesiano, nelle cui leggende figuravano racconti e particolari topografici riconducibili al Tiki degli Inca!
Questa prima migrazione nelle isole del Sud è datata da Heyerdahl al 500 d.C., ma nell'intera Polinesia trovò indicazioni del fatto che le isole non erano rimaste a lungo possedimento della pacifica stirpe di Tiki del Sole: altre tracce gli dimostrarono che Indii colombiani dell'età della pietra, esperti di navigazione, erano arrivati con le loro canoe da guerra verso il 1100 e si erano fusi con il popolo di Tiki.
L'obiezione principale mossa alle teorie di Heyerdahl era fondata sul fatto che quegli uomini misteriosi non avevano navi con cui attraversare l'Oceano. Qui è il genio di Thor Heyerdahl: il volere dimostrare che la traversata era possibile con le zattere di legno di balsa, di cui si servivano gli aborigeni peruviani.
 
L'immagine qui accanto, è una sbiadita fotografia del 30 aprile 1947 (ecco l'anniversario!). Con cinque compagni Thor ha costruito una grande zattera con un capanno come riparo, utilizzando esclusivamente quel legno leggerissimo legato con corde vegetali, senza l'aiuto di alcun elemento metallico. E quel mattino di 61 anni fa, partendo da Callao, in Perù, fece vela verso Ovest, verso la direzione del sole morente. Kon-Tiki era ovviamente anche il nome della zattera.
Le loro tracce si perdono molto presto, all'epoca non c'erano i satelliti artificiali come oggi, ma Thor ha studiato bene, e lascia la zattera in balia della Corrente di Humboldt, una corrente marina del Pacifico che doveva essere nota anche agli antichi.
In occidente, la comunità scientifica inizia a darlo per morto, assieme al resto dell'equipaggio, già verso il 30 maggio, un mese dopo la partenza...
 
Nel pomeriggio del 30 luglio, l'equipaggio avvista l'isola di Puka Puka, nell'arcipelago delle Tuamotu e dopo un'altra settimana, 101 giorni di viaggio e 4300 miglia nautiche, viene avvistata dai radar del porto situato sull'atollo di Raroia, dove la Kon-Tiki approdò poco dopo :)
 
I detrattori non furono soddisfatti :)
Sostenevano che prima di raggiungere la Polinesia, le popolazioni sudamericane avrebbero dovuto raggiungere le Galapagos, più vicine ma disabitate. Nessun archeologo aveva mai studiato quelle isole, considerate mai abitate (per mancanza di acqua potabile durante le stagioni aride).
Nel 1952, Thor approda alle Galapagos con una nuova missione scientifica ed archeologica.
Con questa spedizione dimostra che le Galapagos erano state punto di approdo di navigatori provenienti dalle Americhe in epoca precolombiana. Individua l'isola come possibile attracco delle zattere pre-incaiche preistoriche, ritrova abitazioni precolombiane con resti di centinaia di vasi in ceramica pre-incaici dell'Ecuador e del Perù settentrionale.
Mica fuffa :)
 
Preferirei fermarmi qui, perchè abbiamo detto abbastaza da far capire di che pasta era fatto il nostro personaggio :)
Basta aggiungere che nel 1950 ha rifatto il viaggio in zattera, con troupe cinematografica al seguito, dando vita al film Kon-Tiki, che racconta tutto il viaggio, di cui è stato regista.
Negli anni '60 ha anche pubblicato un libro (ne esiste anche l'edizione italiana) che racconta la spedizione.
 
In vecchiaia, non volendosi sentire vecchio, ne ha combinate altre, tipo che nel 1970 dalla città fenicia di Safi, in Marocco, con un'imbarcazione chiamata Ra, come il Dio egizio, costruita da indiani Aymara del lago Titicaca, percorre in 57 giorni 3.270 miglia raggiungendo le Isole Barbados. Dimostra con questa impresa la fattibilità tecnica, già nell'antichità, di viaggi dal vecchio verso il nuovo mondo, suggerendo che la somiglianza culturale tra i popoli precolombiani e le popolazioni assiro-babilonesi, potrebbe non essere dovuta al caso...
E ancora, nel 1977, con una nave di giunchi, dalla Mesopotamia, in Iraq, per verificare le possibilità di navigazione dei Sumeri 4000-5000 anni fa cosa fa? Percorre 6.800 km, discendendo il fiume Tigri fino al Golfo Persico, poi nell'Oceano Indiano fino alla valle dell'Indo in Pakistan e ritorno via mare dall'Asia fino all'Africa, all'imboccatura del Mar Rosso.
Con questa impresa, dimostra la possibilità di scambi culturali e commerciali in epoche molto antiche ad opera dei popoli mesopotamici.
 
E' morto a Colla Micheri, in Andorra, il 18 aprile 2002, all'età di 88 anni, dopo una vecchiaia non proprio di riposo: pochi mesi prima era a fare uno scavo archeologico in Russia settentrionale a cercare tracce di navigazione vichinga nell'artico, la spedizione fu interrotta proprio a causa del peggioramento della sua salute.
Premio Oscar 1952 nella categoria documentari per Kon-Tiki, nomination nel 1972 per il film Ra.
 
A lui è dedicato il Museo Kon-Tiki a Oslo.
 


 

Per approfondire:
Infolibro.it
Ambasciata di Norvegia

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scienza, storie e storielle, ricerche

lunedì, 21 aprile 2008
.: Un uomo, due invenzioni che hanno cambiato il mondo (non diciamo come) :.

Partiamo da un ritratto. Il ritratto di un uomo. Un uomo il cui volto non è noto alle grandi masse, e forse neanche il nome.
Guardatelo bene, memorizzate la sua faccia.


Un perfetto sconosciuto, ma è un uomo che invece un nome ce l'ha: si chiama Felix Hoffmann. Tedesco, nato a Ludwigsburg, il 21 gennaio 1868. Di professione chimico, laureatosi a Monaco di Baviera. Ed oggi raccontiamo la sua storia, che è una storia fatta di successi e di pasticci, infatti il nostro Felix ne ha combinata una per la quale avrebbe meritato di entrare nell'elenco degli scienziati che hanno cambiato la storia dell'umanità, con il loro genio. Ma subito dopo, per sua sfortuna, ne ha combinata un'altra talmente grossa... da essere messo al bando nel Pantheon della scienza. Per questo il suo nome è poco noto, anche se ha fatto molto di più di tanti che invece sono entrati nella storia.
 
Il giovane Felix Hoffmann trovò lavoro presso i laboratori di ricerca di una fabbrica di medicinali che esiste ancora oggi, ed anzi oggi è anche molto famosa e importante: la Bayer. Solo che all'epoca la Bayer non era una multinazionale come oggi, ma una piccola officina di preparazioni galeniche e medicinali. Anzi, a dire il vero, all'epoca l'industria farmacologica non esisteva ancora. Non c'erano le molecole sintetice, ed i farmaci usati erano composti per lo più da sostanze già presenti in natura.
 
Anche sul fronte delle malattie la situazione era diversa da quella di oggi. Mettiamoci infatti nei panni di Felix Hoffmann nel 1897. Appena 29enne, giovane chimico, al centro di un'Europa che dal punto di vista socio-sanitario non era certo come quella di oggi.
La penicillina non era stata ancora inventata, per cui non esisteva nessun antibiotico, e non esistevano rimedi per quasi tutti i mali. Aggiungiamo a questo che l'Europa di fine '800 aveva due grandi protagonisti: il Vaiolo e la Tubercolosi, ed i vaccini stentavano a diffondersi, le cure anche. Soprattutto per la Tubercolosi, che continuava a mietere vittime.
A dire il vero, oltre agli antibiotici non c'erano neanche i sulfamidici, gli antiinfiammatori e tutto il resto. E neanche la cibalgina, la nimesulide, eccetera.
E' qui che il genio di Felix Hoffmann entra in campo. Con un'idea nuova, completamente nuova e per l'epoca assolutamente rivoluzionaria: se la sostanza che può curare il male, o almeno alleviare i sintomi e far star meglio, non esiste in natura, allora la invento io.
 
Già, sembra facile a dirsi ma... a farsi?
Torniamo indietro di qualche anno. Nel 1874, un ricercatore inglese che si chiamava C.R. Wright aveva avuto l'idea di costruire in laboratorio, mediante una reazione chimica, una molecola che riducesse gli stati dolorosi. Certo sì, esisteva già la morfina... ma non è che se uno ha un dolorino piccolo piccolo, tipo ad un dente o un'emicrania si può prendere la morfina... Oggi diremmo che prendiamo una cibalgina o qualche goccia di novalgina, ma queste cose... beh all'epoca non esistevano.
In pratica Wright cercava qualcosa di più blando della morfina, tipo per il mal di testa. Allora provò a diluire la morfina con dell'anidride acetica, facendo quella reazione che in chimica si chiama acetilazione della morfina. La fece, provò a sperimentarla su alcuni animali, ma ottenne risultati poco interessanti, e abbandonò il progetto.
23 anni dopo, il nostro Felix Hoffmann riprende l'idea. Solo che dice... l'acetilazione va bene, ma forse è la morfina che è troppo pesante.
Allora Felix va a confrontarsi con il suo capo, un altro chimico della Bayer, che si chiamava Arthur Eichengrün. Il loro dialogo deve essere stato più o meno questo:

Felix: "Senti, ti ricordi di Wright?"
Arthur: "Certo! Quell'ubriacone! Stava sempre in laboratorio imbottito di birra!"
Felix: "Però aveva avuto una buona idea..."
Arthur: "Ma stai fuori? Acetilare la morfina? Ah tu sei giovane non hai visto quei poveri animali sui quali l'ha testata... sembravano pazzi..."
Felix: "E se non acetilassi la morfina, ma mettessi invece un gruppo ossidrile dell'acido acetico in un recipiente pieno di acido salicilico?"
Arthur: "Felix, cosa hai bevuto? Piantala! E' roba che in natura non c'è!"
Felix: "Se vuoi ti spiego..."
Arthur: "C'è poco da spiegare, è una gran cagata, la tua idea... acetilare l'acido salicilico ahahah! Tu stai fuori!"
Felix: "Vedi, Erodoto nelle Storie narrava che esisteva un popolo stranamente più resistente di altri alle comuni malattie; tale popolo usava mangiare le foglie di salice..."
Arthur: "Ma sei matto? Quella è mitologia! Non ti autorizza a prendere l'acido da dentro le foglie di salice e darlo alla gente..."
Felix: "Ma vedi, anche Ippocrate parla della corteccia del salice che era utile per alleviare il dolore ed abbassare la febbre..."
Arthur: "Appunto! Corteccia del salice! Ma senza acetilare niente! Erodoto non acetilava! Dai alla gente l'estratto di salice, allora, ma non giocare con il fuoco facendo strane reazioni chimiche!"
Felix: "Beh senti... ma sono 3000 anni che la gente si cura con le erbe e con le piante..."
Arthur: "Giustissimo! E tu cerca le cure con le erbe e con le piante, allora, non acetilare! Non fare intrugli! Queste cose, gli intrugli di erbe e piante, fanno parte della stregoneria o al limite dell'alchimia! E ricorda che noi siamo scienza, non fantascienza".
Felix: "Già, quindi non dobbiamo stupire con effetti speciali tipo intrugli, eh? No, non sono d'accordo. Io butto l'aceto sulle foglie di salice e vedo che succede...."
Arthur: "Felix, tu secondo me hai bisogno di un po' di vacanze, ti vedo stanco e stressato."
Felix: "Ed io, anche se ti stimo molto, ora ti mando a cagare e me ne vado sbattendo la porta!!!"

Felix va via, borbottando un "Te la faccio vedere io, la fantascienza, e ti faccio anche vedere dove te la infilo!", tutto incazzato torna in laboratorio, e giorni dopo rifà la stessa preparazione di Wright, ma mettendo l'acido salicilico al posto della morfina.
Fece l'acetilazione, ottenne una sostanza solida biancastra, che si sbriciolava al contatto e la testò su animali che avevano la febbre. Agli animali passò la febbre.
Non solo.
Una sera Felix aveva il raffreddore, e siccome non c'erano rimedi al raffreddore oltre al latte caldo con miele o alla già nota cura del cappello, si fece coraggio e si prese 100 mg della sostanza che aveva inventato. Gli passò il raffreddore. A questo punto, altro che testare su animali, si passò direttamente sull'uomo.
Una volta fatti i test sugli umani, sulle persone ammalate, si notò che questa sostanza funzionava come analgesico per dolori lievi, come antipiretico (per ridurre la febbre) e come antiinfiammatorio. Ha, inoltre, un effetto anticoagulante e fluidificante sul sangue, per questo il suo uso a piccole dosi aiuta a prevenire a lungo termine gli attacchi cardiaci.
Un successo strepitoso. Anche perchè questa sostanza non esisteva e non esiste in natura. E' stata inventata da Felix Hoffmann quel giorno del 1897.
Ed ha cambiato la storia dell'umanità. Qualcuno lo contestò, dicendo che il metodo da lui usato era alchimia e stregoneria, e che trattandosi di una sostanza non naturale era frutto di un patto con il demonio e giù con i soliti bla bla bla di stampo vetero-teologico.

Ma l'invenzione di Felix Hoffmann, la usiamo ancora oggi.
Già. Perchè acetilando l'acido salicilico, Felix aveva ottenuto l'acido acetil-salicilico, brevettato pochi giorni dopo con il nome di

Aspirina.

E' forse il farmaco più famoso al mondo, oggi, oltre che il più usato in assoluto.

Un'invenzione che poteva fare di lui un eroe nazionale, anzi un eroe mondiale della medicina. Ma come spesso accade, tra il paradiso e l'inferno la distanza è brevissima. E la caduta nell'inferno della memoria è arrivata puntuale anche per Felix. E solo in undici giorni. Undici giorni per andare dalle stelle alle stalle. Undici giorni per... ehm... combinare un gran casino. A livello mondiale.

Una volta sintetizzata l'Aspirina, Felix passò subito, forse un po' gasato dal successo, ad un nuovo compito.
L'Europa aveva un bisogno impellente. Quello di una sostanza utile nel sedare la tosse, ma non stiamo parlando di tosse dovuta ad un'influenza, ma di quella che si presenta nella tubercolosi e nelle patologie respiratorie.
Felix ci pensa su, ci riflette, e si rende conto che l'unica sostanza nota in natura per avere un po' d'azione sul centro nervoso respiratorio è ancora una volta, e fatalmente, la morfina, per cui il nostro pensa: "Ma vuoi vedere che Wright aveva visto giusto... e che magari ha sbagliato qualcosa nel procedimento? Ah, ma ora ci penso io..."
Così, appena undici giorni dopo il brevetto dell'Aspirina, Felix Hoffmann rifà in laboratorio l'acetilazione della morfina, ed ottiene una nuova molecola di sintesi. A quel punto, la nuova sostanza viene sperimentata su pazienti affetti da tubercolosi, pneumosi, ed altre malattie respiratorie gravi, dove gli spasmi di tosse rischiavano di far morire per asfissia il malato.
I risultati apparvero buoni... nel senso che i malati davvero respiravano meglio, con meno spasmi di tosse... ma c'era una mal interpretazione degli stessi risultati...
All'epoca, per curare queste patologie si usava la codeina che è un oppiaceo blando. La codeina mostrava risultati peggiori rispetto alla nuova molecola sintetizzata da Felix.
Certo, c'era anche l'infelice idromorfone, un idrogenato della morfina, che era un po'... troppo potente, infatti sedava la respirazione dei pazienti così tanto che spesso ci restavano secchi e morivano per autosoffocamento. Altri invece finivano in coma per blocco totale dei centri nervosi.
La molecola di Felix si mostrava circa 5 volte meno potente dell'idromorfone. La gente stava meglio, senza andare in coma. Ma stava davvero moooooolto meglio...
Pertanto, i buoni risultati nei test sui tubercolotici diedero la falsa impressione che si trattasse di un'altra genialata di Felix Hoffmann, come l'Aspirina. Diedero l'impressione che la riduzione del ritmo respiratorio dipendesse da una migliorata efficienza respiratoria. Invece...

Nei mesi successivi, l'impiego terapeutico si ampliò alle più disparate patologie pneumologiche, ma anche neurologiche, ginecologiche, ecc. Si diffusero pertanto svariate preparazioni farmaceutiche acquistabili liberamente.
Altro che molecola curativa. Basta pensare che alcune delle persone che testarono il farmaco, dissero che nei primi 60 secondi dopo l'assunzione avevano provato una sensazione "simile a una serie multipla di orgasmi disseminati in tutto il corpo." Altri invece dissero di aver parlato con gli angeli. Altri dicevano che "Nel primo minuto dopo averla assunta, io vado tra le nuvole, sto in paradiso..."

Nel giro di pochi anni, la sua diffusione diventò emergenza sanitaria in tutto il mondo, e poi addirittura, ovviamente per motivi politici, emergenza sociale.
Tanto per fare qualche esempio, nel 1905 la città di New York consumava circa due tonnellate di sostanza all'anno. E chi la consumava ne era dipendente. In Cina, sotto forma di compresse da fumare, iniziò addirittura a sostituire l'oppio, e si sa che per i cinesi l'oppio è un fatto culturale molto radicato.
L'Europa non rimase immune e il consumo si diffuse rapidamente. La dipendenza anche.
In Egitto nel 1930 il fenomeno aveva assunto proporzioni drammatiche: si calcola che su 14 milioni di abitanti vi fossero 500.000 dipendenti da questa molecola.
Di fronte a questi fatti le autorità corsero in fretta ai ripari: l'Italia e gli Stati Uniti furono i primi che ne vietarono produzione, importazione e uso, nel 1925; a seguire, tutte le altre nazioni. Le ultime nazioni a metterla al bando sono state la Cecoslovacchia (1960) e il Portogallo (1962).
Questi divieti hanno ottenuto il risultato di far sorgere, di fronte alla fortissima richiesta, un po' dovunque i laboratori clandestini.
Il numero di morti... beh quello non è possibile calcolarlo, se si pensa che la dose letale in soggetti non assuefatti è di appena 100 mg.

Bel casino, che ha combinato il nostro Felix, eh?
Eh già, lo credo bene.
Perchè dopo aver inventato l'Aspirina, quel giorno del 1897, acetilando la morfina Felix Hoffmann aveva inventato una sostanza che non era morfina, ma che, attraversata la barriera ematoencefalica, quella che genera flash euforici, perde i gruppi acetili ritrasformandosi in morfina. Purissima.
Felix Hoffmann, acetilando la morfina aveva sintetizzato questa nuova molecola che chimicamente si chiama Diacetilmorfina, ma che ha un nome "commerciale" diverso.
Felix Hoffmann aveva inventato...

...l'Eroina.


"E' che per vivere normale devi lasciarla andare via.
Ma io non voglio scappare da qui.
Restiamo insieme, verso l'inferno. Insieme.
L'inferno. Terribile.
Terribilmente dolce.
Siamo una cosa sola."

(Anonimo eroinomane)

"Il flash ha la violenza del lampo e l'intensità dello spasimo. Un'ondata di calore che pervade il corpo, una sensazione improvvisa di euforia, di benessere, di sicurezza, di assoluta apatia, che ti viene addosso, che ti circonda, che va dentro la tua bocca, giu per la gola, e in profondità nella tua anima. Dura un minuto o due, è tutto condensato in quei secondi. Poi permane una sensazione di benessere diffuso, di scomparsa di malinconie. Scompaiono anche le nostre angoscie, ci si sente staccati da qualsiasi ansia o problema che si può avere quando si è lucidi. Ma questo è come ci si sente nelle 4-6 ore successive. Il flash invece è come un lampo, improvviso, perchè sale intenso e istantaneo, pochi secondi dopo l'iniezione, 3-4 secondi. Anzi, se l'eroina è buona inizia a salire già mentre si sta iniettando, ancor prima di togliere l'ago dalla vena..."
(Un caro amico esperto)

"Prima quel sapore alla gola, unico inimitabile, quell'amaro che ti prende in gola, segno del fatto che sta salendo... e poi il flash. Si sta nelle nuvole e in un attimo non si avverte più dolore, ansia, paura, non esiste più nessuna preoccupazione. Solo lo stato d'estasi, come l'estasi mistica, l'estasi della meditazione. Tutto si annulla, solo la propria testa che fa da cuscino alla propria anima e si è tutti più buoni, accoglienti, disponibili. Un attimo prima ci si voleva scannare per i motovi più schifosi ed ora ci si guarda con attonimento, si vuole bene a tutti e si è concilianti. Poi la prima sigaretta, sì perchè la sigaretta ti aiuta a far salire il flash. Lo mantiene di più ed allora ci si abbandona a lui, come se si stesse nel grembo materno, ovattati, cullati e ci si perde e niente più ha importanza, conta solo quello che stai provando in quel momento, pensi che potresti anche morire, ma è tutto indifferente, tutto passa".
(un'amica che ne è uscita)

"Io in quel momento vedo davvero gli angeli, credimi. La mia estasi è mistica. Parlo con Dio. Lo vedo. Vedo Dio, la Madonna, e tutti gli angeli in colonna".
(un'amica che invece non ne è uscita, ed ha smesso di vivere per overdose nel 2001)

Io: "No non ne faccio uso, non ne ho mai fatto e non lo farò mai, e sai perchè? Perchè ho terrore degli aghi e delle siringhe, oltre che delle dipendenze."
Lui/Lei: "Anche io ho quei terrori. Ma non è bastato..."
(Dialogo avuto mille volte con mille persone diverse)

"Uno stato di benessere diffuso, la scomparsa di angosce e timori, l'annullamento del dolore fisico."
(Un'altro amico morto oltre 20 anni fa)

"Il flash mi arriva subito, mentre si sta ancora inettando, ed è molto ma molto meglio di un'orgasmo.
Mi sembra che il mondo e la vita siano una cosa bellissima, che tutto abbia un senso, che i colori siano più belli, gli odori più buoni, mi sembra di vivere in un mondo perfetto."
(un vecchio amico che si è salvato)


Nota politica: In Italia, l'eroina venne lanciata sul mercato delle droghe tra il 1971 ed il 1973 mediante una vera e propria operazione di marketing: con la complicità di mafie, settori deviati e non dei servizi segreti, frange di partiti politici (di governo, mica estremisti) e di forze dell'ordine che miravano ad eliminare certa contestazione giovanile e certi movimenti diffusisi dopo il '68, vennero fatte sparire tutte le altre droghe da tutta la penisola. Fu offerta al loro posto solo eroina a prezzi molto bassi. Poco dopo, quando tutti consumatori erano passati alla nuova droga ed erano divenuti dipendenti da eroina, il prezzo salì alle stelle.
Anche i morti di overdose salirono alle stelle.
 
(Per superare la propria barriera ematoencefalica, il sottoscritto continua a preferire tre sostanze: la caffeina, la nicotina, e la dopamina generata dagli orgasmi sessuali)

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scienza, storie e storielle, ricerche

mercoledì, 02 aprile 2008
.: Premio CO_scienze :.

Bando di concorso – drammaturgia scientifica quarta edizione - scadenza 30 aprile 2008
 
CO_scienze vuole sollecitare la scrittura teatrale per nuove opere letterarie, scientifiche e divulgative.
 
1. E' indetta la quarta edizione del Premio CO_scienze, concorso di drammaturgia scientifica, che si propone di segnalare ed individuare autori teatrali contemporanei.
2. Il Concorso, nato nel 2005, si ripete per il 4° anno. Le opere dovranno ispirarsi ad argomenti scientifici: prendendo spunto dal passato, dall’attualità... immaginando il futuro. Sono ammesse leggerezza, comicità, ironia e divulgazione.
3. La piéce, in lingua italiana, sarà breve, potrà avere uno o più autori, di qualsiasi età e nazionalità. I linguaggi ammessi sono monologhi, teatro d’attore, narrazione, teatro di figura, tecniche miste, altro...
4. Si preferisce un numero di personaggi limitato ed una breve durata, purché l'opera costituisca testo completo; potrà essere volutamente rivolto all'infanzia, ai ragazzi, agli adulti.
5. Sono ammesse opere drammaturgiche originali, inedite e mai rappresentate, non ispirate a romanzi, film o scritture teatrali esistenti.
6. I testi devono avere una lunghezza non inferiore alle 5 cartelle e non superiore alle 12, pena l'esclusione. Per cartella s'intende una pagina di 30 righe per 60 battute.
Non sono considerate nelle cartelle note di regia ed altre informazioni utili.
7. Ogni copia deve riportare nome/i dell'autore/i, l'indirizzo, mail e telefoni.
8. Il testo, accompagnato dalla scheda di partecipazione, curriculum sintetico, sarà inviato via mail all’indirizzo: lenuvole@cittadellascienza.it
(oppure spedito alla segreteria del Premio in 8 copie fascicolate entro e non oltre il 30 Aprile 2008 farà fede la data postale) al seguente indirizzo:
Le Nuvole Co_scienze - Via Coroglio 104 - 80124 Napoli
9. I testi saranno selezionati e valutati da una giuria composta da noti esperti del mondo teatrale e scientifico.
10. La giuria esprimerà le proprie valutazioni insindacabili entro il 10 luglio 2008.
In mancanza di opera meritevole, il premio non sarà assegnato.
11. La partecipazione al Concorso, del tutto gratuita, implica l'accettazione di tutte le norme del presente Bando.
 
Il PREMIO è la messa in scena del testo vincitore a cura de LE NUVOLE teatro stabile d’innovazione, con debutto entro il 2009.
L'esito della selezione sarà comunicato al/ai vincitori via telefono e via mail.
La motivazione verrà inserita sul sito: www.lenuvole.com
Il vincitore può far parte della commissione valutativa dell’anno successivo.
La scheda di partecipazione può essere richiesta a: lenuvole@cittadellascienza.it
o scaricata da www.lenuvole.com
 
Vincitori passati:
 
1.a edizione 2005 – Lotteria nucleare di Francesco Feola
2.a edizione 2006 – Aste fallimentari di Davide Pozzi
3.a edizione 2007 - La congettura di Sergio Vellotti e Sergio Viparelli

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scienza, recitazione

lunedì, 24 settembre 2007
.: La lettura della sfera celeste :.

Definizione di sfera celeste e problemi derivanti dalla presenza di inquinamento luminoso
Le stelle ci appaiono distribuite sulla superficie di una sfera contenente la Terra, una sfera al centro della quale si trova l'osservatore. Tale sfera - detta Sfera Celeste - è solo apparente: in realtà sappiamo bene che - a questo stadio osservativo - possiamo considerare l'Universo come illimitato. Nonostante questo, il nostro occhio non riesce a percepire le differenze di distanze dell'ordine di grandezza degli anni luce, di conseguenza, abbiamo l'impressione che tutte le stelle siano alla stessa distanza da noi, e quindi distribuite lungo la superfice interna di una sfera. Oggi sappiamo che la Sfera Celeste non esiste e che stelle apparentemente vicine possono anche essere in realtà lontanissime, l'effetto di vicinanza è dovuto solo ad un motivo prospettico, ma continueremo a riferirci al cielo come ad una sfera giusto per motivi di comodità e per non distaccarci da quelle che sono le nostre percezioni quotidiane.
Già ad uno sguardo superficiale, è facile notare che le stelle presentano diverse luminosità. La luminosità di una stella dipende, ad un primo esame, dalla quantità di energia da essa irraggiata e dalla distanza che la separa dalla Terra.
Le luminosità delle stelle sono state misurate ed oggi è possibile reperire grandi cataloghi ed atlanti stellari nei quali per ogni stella è indicata la sua luminosità. L'unità di misura della luminosità di una stella è la magnitudine relativa, la sua scala è una scala inversa, questo significa che più piccola è la magnitudine di una stella, più questa sarà luminosa. Come riferimento per fissare la scala si usa la Stella Polare alla quale si assegna una magnitudine relativa pari a circa 2.0 (circa perchè è debolmente variabile).
Tra tutte le stelle fisse visibili dalla Terra, la più luminosa è Sirio che ha magnitudine -1.46.
 
Il cielo di 
Napoli alle 22.00 del 1° Gennaio
In figura è rappresentato un ipotetico cielo alla latitudine dell'Italia centro-meridionale visibile ai primi di gennaio verso le ore 22.00.
Si tratta di un cielo ipotetico perchè in realtà da Napoli, da Roma, o da qualsiasi altra città, non vedremo mai un elevato numero di stelle. Questo perchè la nostra atmosfera non è perfettamente trasparente, anzi: lo è così poco da non lasciarsi attraversare da tutte le luci prodotte da una città durante la notte. Tutte le luci cittadine diffuse verso l'alto non si disperdono, ma vengono riflesse e diffuse dall'atmosfera (una sorta di effetto serra per la luce) generando una illuminazione del cielo detta inquinamento luminoso che impedisce la vista di un notevole numero di stelle.
Per questo motivo gli osservatori astronomici vengono oggi realizzati in deserti o in montagna, cioè in luoghi bui, con l'atmosfera più pulita possibile e - nel caso di osservatori in montagna - con uno strato di atmosfera più sottile rispetto al caso di osservatori situati al livello del mare.
Il cielo mostrato nella figura precedente è, di conseguenza, non il cielo di Roma, ma il cielo visto da una località situata alla stessa latitudine di Roma (poco più di 41°) ma buia.
Per fissare le idee, sotto un cielo privo di inquinamento luminoso è possibile osservare stelle fino ad una magnitudine relativa pari a 6.0, a volte 6.5... dal centro di una qualunque città difficilmente è possibile osservare stelle oltre la magnitudine 3.0!
Prima di proseguire, è utile ricordare alcune semplici definizioni.
L'intersezione fra la Sfera Celeste e la verticale del luogo individua un punto chiamato zenit.
Il meridiano celeste è il cerchio massimo che si ottiene intersecando la Sfera Celeste con un piano passante per il polo nord celeste e per lo zenit (oppure: la proiezione sulla Sfera Celeste del meridiano locale).
Si definisce l'orizzonte come l'intersezione della volta celeste ed il piano orizzontale (piano tangente alla Terra nel punto in cui si trova l'osservatore).
 
Orientamento con le stelle
Nella figura successiva si può osservare la Stella Polare (cerchiata in bianco nella parte bassa della figura) che fa parte della costellazione dell'Orsa Minore, o anche Piccolo Carro (cerhiata in giallo), della quale è la stella più luminosa. Il Piccolo Carro è formato da stelle molto meno luminose della Polare, talmente poco luminose da non essere visibili da luoghi con molto inquinamento luminoso.
Il Cielo 
alle 22.00 del 1° Gennaio In tal caso la Polare può essre trovata con l'ausilio dell'asterismo del Grande Carro (una parte della costellazione dell'Orsa Maggiore) in figura cerchiato in verde. Si individuano le due stelle opposte all'asse del carro (Dubhè e Merak), la distanza (angolare) tra queste due stelle va prolungata per quattro o cinque volte (dipende se si parte da Dubhè o da Merak) e si arriva esattamente alla Polare.
Se il Grande Carro è invisibile, perchè basso sull'orizzonte come ai primi di gennaio, allora è possibile trovare la Polare con la costellazione di Cassiopea (cerchiata in rosso) facilmente riconoscibile perchè assomiglia ad una M stampatello maiuscolo o - se si preferisce - ad una W. Si considera il lato di Cassiopea evidenziato in nero, tale lato va prolungato per cinque volte, e si arriva in una zona di cielo buia nella quale la stella luminosa più vicina è proprio la Stella Polare.
Il punto in cui si trova la Polare si chiama anche Nord Celeste. Se immaginiamo di disegnare il prolungamento dell'asse di rotazione della Terra verso il cielo (dal lato nord) tale prolungamento passa molto vicino alla Polare, ad una distanza angolare di meno di un grado; la distanza è talmente piccola da non essere percepibile ad occhio nudo, per cui possiamo anche approssimare la posizione della Polare e dire che si trova sul prolungamento dell'asse di rotazione terrestre, da cui il nome di Nord Celeste (= Nord del Cielo). Il Nord Geografico (che non è un punto, ma una direzione sulla superfice terrestre) è la proiezione del Nord Celeste (= Polare) sull'orizzonte.
Trovato il nord, siamo perfettamente in grado di trovare tutti gli altri punti cardinali.
 
Moti apparenti della sfera celeste dovuti alla rotazione della Terra
Come noto, la Terra effettua un moto di rotazione attorno al proprio asse (oltre naturalmente al moto di rivoluzione attorno al Sole); a tale moto è dovuto sia l'alternarsi del giorno e della notte sia l'impressione che la Sfera Celeste ruoti attorno a noi. Tale moto della Sfera Celeste è un moto apparente dal momento in cui è la Terra a ruotare in senso inverso. La Terra effettua un giro completo su se stessa in un giorno siderale (23 ore e 56 minuti), di conseguenza la Sfera Celeste effettuerà un giro completo apparente attorno a noi in un giorno siderale.
Siccome la Polare si trova molto vicina al prolungamento dell'asse di rotazione terrestre, ad occhio nudo non riusciremo a percepire il suo moto apparente, avremo quindi l'impressione che la Polare sia ferma e che tutte le altre stelle vi girino attorno.
A titolo di esempio, si riporta in figura un cielo come quello di prima, dei primi di gennaio ma delle ore 24.00, si può facilmente notare come tutte le stelle si trovino in una posizione ruotata di 30 gradi rispetto alle figure precedenti.
La Sfera Celeste effettua una rotazione apparente completa (360 gradi) in 24 ore, quindi la rotazione oraria è pari a 360 / 24 = 15 gradi all'ora.

Il Cielo di Napoli alle 24.00 del 1° Gennaio

Le stelle circumpolari e le stelle occidue
Le stelle apparentemente più vicine alla Polare, per la precisione tutte le stelle che presentano una distanza angolare dalla Polare inferiore alla distanza angolare della Polare dall'orizzonte, effettuano in un giorno siderale un giro completo centrato sulla Polare senza mai intersecare l'orizzonte, si tratta allora di stelle che girano attorno alla Polare (anche questa volta apparentemente) senza mai tramontare. Queste stelle che non tramontano vengono chiamate stelle circumpolari.
Stelle che presentano distanze angolari dalla Polare maggiori del suddetto angolo Polare/orizzonte, dovranno invece forzatamente sorgere e tramontare; queste sono dette stelle occidue dal latino occipites: che muoiono, che cadono.
Ci sono anche stelle molto lontane (angolarmente) dalla Polare, talmente lontane da non potere sorgere mai, alla nostra latitudine: queste stelle sono dette stelle invisibili.
Quando un corpo celeste passa per il meridiano celeste, raggiunge la massima o la minima altezza sull'orizzonte, si dice che l'astro culmina. Le stelle occidue presentano un solo punto di culminazione osservabile (l'altro è sotto l'orizzonte) mentre le stelle circumpolari ne presentano due, detti culminazione superiore (quello più alto sull'orizzonte) e culminazione inferiore.
 
Effetti di latitudine
Il Cielo di Stoccolma In figura è rappresentato il cielo visibile da Stoccolma. Si può facilmente notare come sia aumentato l'angolo Polare/orizzonte.
Con le regole usuali della geometria euclidea, è possibile dimostrare che tale angolo vale esattamente quanto l'angolo di latitudine geografica del luogo da cui si osserva. Da questo momento ci si riferirà all'angolo Polare/orizzonte usando il termine appropriato angolo di latitudine.
Essendo aumentato l'angolo di latitudine, sarà automaticamente aumentato il numero di stelle circumpolari: stelle che a latitudini inferiori intersecavano l'orizzonte ora non lo intersecheranno più; analogamente sarà aumentato anche il numero di stelle invisibili: stelle che a latitudini inferiori riuscivano a sorgere, ora rimarranno confinate nella regione di Sfera Celeste perennemente sotto l'orizzonte. Alla luce di tutto questo si può facilmente concludere che all'aumentare dell'angolo di latitudine decresce il numero di stelle occidue.
Quindi...
 
Il Cielo Boreale Abbiamo appena concluso che più si aumenta la latitudine, più aumenta il numero di stelle circumpolari. Di conseguenza, spostandosi al Polo Nord (massima latitudine possibile: 90°) ci si troverà nella situazione limite in cui tutte le stelle saranno circumpolari e nessuna stella potrà essere occidua.
In questa figura è mostrato il cielo visibile dal Polo Nord: la Polare è posizionata sullo zenit e nessuna stella potrà mai tramontare.
Questo perchè la Sfera Celeste effettua il suo moto apparente parallelamente all'orizzonte.
La conseguenza importante è che al Polo Nord non si potrà mai vedere tutto il cielo: le stelle situate sotto l'orizzonte sono tutte invisibili ed anch'esse presentano un moto apparente parallelo all'orizzonte stesso.
Di conseguenza, al Polo Nord è visibile solo metà cielo, quella metà storicamente chiamata Cielo Boreale.
L'altra metà (il Cielo Australe) sarà visibile al Polo Sud. Anche lì le stelle sono tutte circumpolari.
 
Effetti di latitudine all'Equatore
Il cielo dell'Equatore All'Equatore ci si trova nella situazione inversa rispetto a quella del Polo: la Stella Polare (in figura cerchiata in bianco) si trova sulla linea dell'orizzonte, naturalmente in direzione settentrionale. Nessuna stella potrà essere circumpolare: all'Equatore tutte le stelle sono occidue. Inoltre dalla figura si evince che la Polare non serve a nulla per l'orientamento, trovandosi sull'orizzonte. Essendo tutte le stelle occidue, all'Equatore l'orientamento con le stelle è possibile solo con l'ausilio di altre costellazioni che, proprio perchè occidue, saranno diverse a secondo della stagione e dell'orario.
La linea rossa al centro della figura è l'Equatore Celeste, la proiezione sulla Sfera Celeste dell'Equatore Terrestre, oppure il luogo geometrico che separa il Cielo Boreale dal Cielo Australe.
Come è facilmente osservabile, all'Equatore abbiamo sopra l'orizzonte metà Cielo Boreale e metà Cielo Australe. La Terra in un giorno siderale effettua una rotazione completa su se stessa, di conseguenza la Sfera Celeste effettua una rotazione apparente completa, allora se ci troviamo esattamente sull'Equatore della Terra, nell'arco di un giorno siderale ogni stella riesce a sorgere e tramontare, pertanto l'Equatore è l'unico luogo geometrico della Terra dal quale è visibile tutto il cielo.
 
I pianeti
I pianeti visibili ad occhio nudo sono: Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno. Il loro moto apparente sulla sfera celeste è piuttosto complesso, infatti oltre a muoversi di moto apparente rotatorio come tutta la Sfera Celeste, appaiono anche in movimento rispetto alle stelle fisse. La distanza angolare di un pianeta dal Sole, lungo la sfera celeste, è detta elongazione; Mercurio e Venere, essendo pianeti interni all'orbita terrestre, hanno basse elongazioni, e risultano quindi visibili attorno all'alba ed al tramonto.
Giove Solitamente i pianeti si muovono (rispetto alla Sfera Celeste) da ovest verso est, tale tipo di moto è detto moto diretto o moto progressivo. Questo non significa che, durante la notte, vedremo un pianeta sorgere ad ovest e tramontare ad est! Significa che, se annotiamo la posizione di un pianeta in una data notte, la notte successiva lo troveremo spostato un pò più ad est rispetto alle stelle fisse. Quando un pianeta interno viene a trovarsi fra la Terra ed il Sole (punto di congiunzione inferiore), o la Terra si trova tra un pianeta esterno ed il Sole (punto di opposizione), il pianeta appare muoversi di moto retrogrado, da est verso ovest.
Nel corso degli anni, quindi, osserveremo un pianeta prima muoversi di moto diretto, poi (apparentemente) fermarsi (punto di prima stazione), tornare indietro in moto retrogrado, fermarsi di nuovo (punto di seconda stazione) ed infine riprendere a muoversi di moto diretto. In questo modo il pianeta percorrerà, rispetto alle stelle fisse, una traiettoria a cappio.
 
Il moto del Sole e le stagioni
Se si osserva la posizione del Sole rispetto alle stelle fisse, si nota che questa varia di giorno in giorno e - nel giro di un anno - percorre un cerchio massimo sulla sfera celeste. Questo cerchio massimo prende il nome di eclittica e non è altro che l'intersezione tra il piano dell'orbita terrestre e la Sfera Celeste. Il moto apparente del Sole lungo l'eclittica è causato dal moto di rivoluzione della Terra attorno ad esso.
Equatore ed 
Eclittica In questa figura, oltre all'Equatore Celeste tracciato in rosso, è graficata anche l'eclittica in verde.
Il Sole percorre l'eclittica da ovest ad est (moto diretto) con velocità variabile, la sua velocità angolare media è di circa 1 grado al giorno.
L'eclittica è inclinata rispetto all'equatore celeste di un angolo pari a 23° 27', le due intersezioni tra queste due curve si chiamano punti equinoziali: uno prende il nome di punto vernale o punto gamma, l'altro invece punto Libra o punto Omega.
Si chiama equinozio di primavera l'isante in cui il Sole, percorrendo l'eclittica, si trova nel punto vernale: il Sole attraversa l'equatore celeste passando dall'emisfero australe a quello boreale. Prendendo come origine il punto vernale e spostandoci lungo l'eclittica, definiamo successivamente, ogni 90°, il solstizio d'estate (massima distanza nel cielo boreale tra eclittica ed equatore celeste), l'equinozio d'autunno (l'altra intersezione) ed il solstizio d'inverno (massima distanza nel cielo australe tra eclittica ed equatore celeste).
Ai due equinozi il Sole sorge esattamente ad est e tramonta esattamente ad ovest, descrive un arco diurno di 180° e quindi la durata del giorno è uguale a quella della notte.
Al solstizio d'estate è massima la distanza angolare del punto in cui sorge il Sole verso nord rispetto ad est, tale distanza angolare è detta amplitudo. L'arco diurno del Sole è massimo e maggiore di 180° (nel nostro emisfero), e quindi è massima la durata del giorno.
Al solstizio d'inverno si è nella situazione opposta: arco diurno del Sole minimo, minima durata del giorno.
 
Scritto all'inizio del 1997 per motivi di lavoro. Ero giovane, all'epoca.
(e prendevo più caffè di ora)





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