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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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E' una cometa. Detta anche "Cometa verde" per il particolare colore della
sua chioma. Eccola qua.
Scoperta nel 2007 da uno Quanzhi Ye, studioso dell’università Sun Yat-sen di Guangzhou, in Cina, in collaborazione con astronomi di Taiwan,
sarà visibile ad occhio nudo guardando verso la costellazione della Bilancia.
Si sta avvicinando alla Terra, che "sfiorerà" il prossimo 23 febbraio da una distanza di 60 milioni di chilometri. Di
conseguenza, raggiungerà una brillantezza compresa tra la quarta e la quinta magnitudine relativa, pertanto visibile ad occhio
nudo, ma... anche senza telscopio, se avete un semplice binocolo vi assicuro che vi divertite!
Per gli astronomi e gli astrofili Lulin è bellissima: due code, la prima più lunga e sottile (di ioni gassosi) e di colore azzurro;
la seconda, un’anticoda, fatta di polveri, più corposa e rosata che sarà però poco visibile senza strumenti ottici adeguati. La
sua enorme “testa”, la chioma, sarà piena e luminosissima.
Si tratta di una cometa mai osservata prima e nessuno sa prevederne il comportamento all’interno del Sistema Solare. Il 16 febbraio
(cioè ieri) è passata nella costellazione della Vergine, dopo il 20 Febbraio sarà visibile dopo il tramonto del Sole
e il 24 febbraio apparirà a poca distanza da Saturno nella costellazione del Leone.
Per chi vuole provare ad osservarla, il momento migliore per cercare di vederla a occhio nudo nel cielo italiano
sarà la notte tra il 22 e il 23 febbraio, cielo permettendo e naturalmente a patto di starsene lontani dalle
zone di maggior inquinamento luminoso. Bisognerà essere pronti dopo le 21 e tenere lo sguardo rivolto a Oriente. La costellazione
del Leone sorge con dentro Saturno, e subito dopo arriva Lulin, la cometa verde impegnata nel suo viaggio interplanetario nel
sistema solare.
Per chi sa leggere le carte celesti, ecco la sua traiettoria.
La osserverò con attenzione, con il mio piccolo cannocchiale, che ho da quando
avevo 6 anni. Mi dispiace di non essere attrezzato per fotografarla :)
D'altronde, il fascino delle comete è antico, e resisterci non è facile :)
Vi cimenterete nel vederla?
Nota importante: questo post era stato scritto per il 28 gennaio, ma un guasto
all'ADSL non ha permesso di postarlo nella data giusta.
Ellison Onizuka, Christa McAuliffe, Gregory Jarvis, Judith Resnik, Michael John Smith, Dick Scobee e Ronald McNair.
Sette esseri umani. Cinque uomini e due donne.
E come tutti gli uomini e tutte le donne, non meritano di essere solo dei nomi. Dietro quei nomi ci sono delle
vite. Ci sono delle storie.
Ellison Onizuka.
Un militare prestato alla progettazione aerospaziale. Eh sì, perchè era un ingegnere. Un esperto di volo, e
lavorava per l'aeronautica militare degli Stati Uniti. Pochi sanno che è stato uno dei progettisti della
navetta spaziale Discovery. E proprio sul Discovery aveva fatto la sua esperienza come astronauta. Volò
nella missione STS-51-C, cioè la prima missione dello Space Shuttle della storia.
Successivamente, imbarcato anche nella missione STS-51-L, con la navetta Challenger.
Christa McAuliffe.
La signora McAuliffe è l'opposto dell'uomo precedente. Insegnante di Scienze. Catturò l'immaginazione di tutto il mondo, visto che la signora non era un'astronauta, ma
aveva superato tutte le fasi di selezione per il volo inerziale, anche
quelle più dure. Faceva parte di un programma del Ministero dell'Istruzione. L'idea
era di tenere una lezione in diretta dallo spazio. Imbarcata nella missione STS-51-L, con la navetta
Challenger.
Gregory Jarvis.
Membro dello staff della Hughes Aircraft. Ingegnere elettronico laureato all'Università di Buffalo. Nel
1984 è stato scelto come specialista
del Carico utile dalla NASA ed è stato inserito nell’equipaggio della missione STS-51-L, con la navetta
Challenger.
Judith Resnik.
Anche lei ingegnere elettronico, ma anche musicista, che nel tempo libero suonava il pianoforte. Nel gennaio del 1978 è stata selezionata come candidata astronauta dalla NASA e nell’agosto del 1979 ha completato l’addestramento. Ha volato con la missione STS-41-D del programma
Space Shuttle nel 1984. Di lei si dice che fosse molto bella.
Nel 1986, come specialista di missione, è stata imbarcata nella missione STS-51-L, con la navetta Challenger.
Michael John Smith.
Nel 1967 ha conseguito un bachelor of science in scienze navali alla United States Naval Academy, seguìto
nel 1968 da un master in ingegneria aeronautica. Successivamente è diventato pilota ed ha combattuto durante la
guerra del Vietnam come pilota. Ma la guerra non faceva per lui. Non era quella, che l'appassionava. Lui era
un tecnico del volo, e voleva sfidare i limiti della scienza e della tecnologia, ma anche quelli dell'uomo, in
particolare nel volo. Pertanto proseguì la carriera
come pilota collaudatore. Specialista nel volo inerziale, nel maggio del 1980 è stato inserito nel programma
astronauti della NASA ed assegnato come pilota alla missione STS-51-L, con la navetta
Challenger.
Dick Scobee.
Ingegnere aerospaziale, specializzato nella progettazione e costruzione di veicoli per il volo in
assenza di gravità. Vanta circa 6.500 ore di volo su 45 diversi tipi di velivoli da volo inerziale.
Nel gennaio del 1978 è stato selezionato dalla NASA come candidato astronauta, nell’agosto del 1979 ha completato
l’addestramento. Scobee ha volato per la prima volta con lo Shuttle nell’aprile del 1984 nella missione STS-41-C che ha messo in orbita con successo un satellite e ne ha riparato un altro rimettendolo in orbita con il braccio meccanico. Durante questo volo ha trascorso 168 ore nello spazio. Un
vero record, di sicuro il più esperto astronauta del mondo, nel 1986. Per questo motivo, fu imbarcato come comandante della missione STS-51-L, con la navetta
Challenger.
Ronald McNair.
Una questione di classe. Di classe sociale, ma anche questione politica. Perchè Ronald è nato nel 1950,
a Lake City, in South Carolina, ed era di colore. Non c'è bisogno di spendere fiumi di parole per capire
che per un nero nato nel '50 in uno degli stati più razzisti degli USA... la strada per fare
carriera è tutta in salita.
Ma per Ronald è stata una sfida da affrontare e vincere, per tutti gli anni '60, anni difficili
e di grandi rischi (e cambiamenti) per i neri d'america. Conseguì la laura in Fisica alla
A&T State University della North Carolina nel 1971 e il dottorato di ricerca al Massachusetts Institute
of Technology nel 1977. Gli vennero conferiti dottorati onorari nel 1978, nel 1980 e nel 1984.
Quindi, uno scienziato di quelli veri. Ma.. non solo uno scienziato. Eh già, perchè i titoli scientifici
mica significano che Ronald passava il suo tempo solo sulla Fisica... Era infatti
cintura nera di quinto grado di karate, disciplina nella quale era istruttore e vinse cinque campionati
regionali. E non basta. Ronald era anche un sassofonista: prima della missione lavorò con il
compositore Jean Michel Jarre su un brano dal nome Rendez-vous VI.
Venne selezionato per il programma spaziale Shuttle nel 1978 ed infine
assegnato alla missione STS-51-L, con la navetta Challenger. Fu
imbarcato
assieme al sassofono:
oltre agli esperimenti scientifici nel campo della microgravità, l'intenzione era di registrare il suo assolo di sassofono a bordo
del Challenger, rendendolo così il primo brano musicale eseguito nello spazio.
Sapete cosa è un O-Ring?
Secondo me tra i lettori abituali ce ne sta uno solo che lo sa. :)
Per farvela breve (poi se volete approfondire c'è il link), è un anello a sezione circolare
usato come guarnizione meccanica o sigillo. Gli O-Ring sono progettati per essere inseriti in appositi
alloggiamenti ed essere compressi durante l'assemblaggio di due o più parti, creando così una guarnizione. Ma
dell'O-Ring parliamo tra un attimo.
Alle 11.39, ora della Florida, del 28 gennaio 1986, parte la missione STS-51-L, con la navetta
Challenger. L'equipaggio era a bordo già da ore.
(In piedi, da sinistra a destra: Ellison Onizuka, Christa McAuliffe, Gregory Jarvis e Judith Resnik.
Seduti, da sinistra a destra, Michael John Smith, Dick Scobee e Ronald McNair.)
Il decollo seguì la normale sequenza di operazioni dello Shuttle: quando mancavano 6,6 secondi dal lancio si accesero i tre motori principali. Al momento del decollo, i tre motori erano al 100% delle prestazioni e iniziarono ad aumentare fino al 104% sotto il controllo del computer. In quel momento i due razzi a combustibile solido vennero accesi e furono rimossi con cariche esplosive i blocchi che assicurano il veicolo alla rampa.
Una successiva analisi del video del lancio mostrò che dopo 0.678 secondi (quindi dopo il lancio), dal razzo a propellente solido di destra è stato emesso del fumo grigio scuro vicino al punto di aggancio del razzo al serbatoio esterno. L'ultima emissione di fumo avvenne 2.733 secondi
dopo il lancio. Cosa è successo?
E' successo che una saldatura tra due sezioni del booster destro (per i non addetti ai lavori: il razzo a propellente solido
agganciato lateralmente al vettore principale) era stata spaccata dalla pressione. Questo di solito non da problemi,
perchè il foro prodotto sarebbe stato comunque sigillato dall'O-Ring. Ma l'O-Ring, per un difetto legato alla
differenza di temperatura tra l'interno e l'esterno del booster, aveva perso
elasticità. Anche questo non è un problema. Perchè se l'O-Ring non fa da guarnizione, mica finisce come al rubinetto di
casa, che inizia a gocciolare... Eh no, sullo Shuttle c'è internamente un secondo O-Ring, detto O-Ring secondario,
che praticamente è di riserva. Ma nel cedimento della saldatura, le labbra del piccolo squarcio, piegandosi,
avevano bloccato l'O-ring secondario. Anche questo non è un problema, perchè
gli ossidi d'alluminio prodotti dalla combustione del carburante avevano creato un sigillo provvisorio, fermando
l'emissione di fumo. Un sigillo che dura fino a quando il booster non si svuota, ma quando si svuota si stacca
dal vettore principale. Quindi, nessun problema.
Insomma: 1) si rompe una saldatura, 2) non va l'O-Ring principale, 3) resta bloccato l'O-Ring secondario...
(che sfiga!) ma grazie
all'accurata progettazione della sicurezza, la navetta Challenger sale senza problemi. Tutto previsto. Nella peggiore
dell'ipotesi c'è l'ossido di alluminio. Già: tutto quello che è successo (attenzione... in meno di tre secondi) è
un concentrato di sfighe, ma non mette in pericolo la missione. Se volete, su Wikipedia trovate anche
(in inglese) le trascrizioni dei dialoghi tra equipaggio e torre di controllo. Dialoghi assolutamente normali, in cui
dal centro di controllo di Houston dicono al pilota come direzionare il razzo ed agire sui motori e sui pochi
controlli che si fanno dall'orbiter (quasi tutto è fatto da terra).
Ora fermiamoci un attimo, e parliamo di meteorologia.
Sapete cosa è un Wind Shear? E' una cosa
complicata, ma per semplificare allo stremo... è una variazione improvvisa di vento in intensità e direzione.
Sì lo so, ho semplificato (e qui tra i lettori c'è chi di meteorologia ne capisce davvero), perchè ci sono 5
tipi diversi di Wind Shear (ovvio che un Wind Shear verticale
è ben diverso da uno orizzontale e da uno obliquo), sono un problema solo per gli aerei durante l'atterraggio.
Ma...
58.788 secondi dopo il lancio, sul cielo di Cape Canaveral si verificò il più violento wind shear nella
storia del volo spaziale. Le raffiche di vento improvvise spaccarono il velo d'ossido di alluminio.
(eh sì, se non ci fosse stata la spaccatura nel booster, il vento avrebbe al massimo di poco deviato
la traiettoria del vettore).
All'insaputa dell'equipaggio del Challenger o del personale di Houston, il gas infiammato iniziò a fuoriuscire
attraverso la falla nella giunzione del booster.
Dopo 62 secondi dal lancio, tutte le comunicazioni sono regolari ed è tutto ok. Si sente la voce di
Michael John Smith, che sta pilotando, dire al comandande Scobee: "Andiamo verso 1.5 Mach".
Tre secondi dopo, da Houston dicono via radio di aumentare l'inclinazione e puntare
verso lo spazio in traiettoria più verticale rispetto a prima. Il comandante Scobee risponde "Ok".
Dopo 72.525 secondi dal lancio, il vettore ha un'improvvisa accelerazione laterale verso destra, che
potrebbe essere stata avvertita dall'equipaggio. 39 millesimi di secondo dopo, la pressione
dell'idrogeno liquido nel serbatoio esterno iniziò a decrescere per la rottura causata dalla fiamma del razzo.
Il pilota, Michael John Smith, forse è l'unico che ha capito, ma forse, perchè 4 decimi di
secondo dopo ha detto rivolto al resto dell'equipaggio: "Uh oh..."
Questo "Uh oh...." è l'ultima comunicazione registrata nella cabina dell'equipaggio. Smith potrebbe aver
notato gli indicatori delle performance del motore principale o la pressione in caduta nel serbatoio esterno.
Ma 162 millesimi di secondo dopo, la cupola di poppa del serbatoio di idrogeno liquido dirompe, producendo una forza propulsiva che spinge il serbatoio di idrogeno contro quello di ossigeno nel serbatoio esterno. Nello stesso istante il booster di destra ruota sul punto di attacco anteriore e colpisce (altra sfiga!) giusto la struttura di ancoraggio e la parte più bassa del serbatoio di ossigeno liquido.
Le telecamere poterono solo mostrare una nube di fumo e fiamme dove doveva esserci il Challenger, con
grandi frammenti incendiati che ricadevano verso l'oceano, e i due boosters, oramai sganciati, che continuavano
la loro folle corsa da soli, con traiettoria irregolare..
Qui se ne vede l'effetto.
Ma il bello, anzi no, direi il brutto, deve ancora venire...
Abbiamo detto che ora viene il brutto.
Certo che viene ora. Perchè chi ha progettato il Challenger aveva previsto anche questo :)
Insomma, fin qui sono state tutte sfighe una dietro l'altra, dal cedimento della saldatura fino
al Wind shear, passando per due O-Ring che non hanno fatto il loro dovere. Ma il Challenger era progettato per garantire salva la
vita anche in caso di questo! E' qui che subentrano gli aspetti oscuri e criminali. E' qui
che le sfighe finiscono.
Tanto per chiarire, a differenza di quanto detto in diretta dalle TV di tutto il mondo, il
sistema non è mai esploso. Si parlò di esplosione perchè così sembrava, vedendo la scena.
In realtà non c'è stata una vera esplosione. Navetta e vettore vennero rapidamente
disintegrati dalle tremende forze aerodinamiche. La cabina dell'equipaggio però ha resistito, così come progettata,
alla rottura. Mentre la cabina staccata continuava la sua traiettoria balistica, il carburante immagazzinato
nel serbatoio esterno e nell'orbiter bruciarono per alcuni secondi, producendo un'enorme palla di fuoco. Se ci fosse stata una vera e propria esplosione, l'intero Shuttle sarebbe stato distrutto all'istante, uccidendo nello stesso momento l'equipaggio.
Invece no.
Alla rottura del veicolo, la cabina dell'equipaggio si staccò, restando intera, e iniziò a cadere.
E allora, cose è successo?
Tanto per cominiciare, si attivarono solo tre airbag, secondo il telecontrollo da terra degli apparati
di bordo. Non è mai stato chiarito perchè gli altri non si siano aperti. Poi, a bordo ci sono delle grosse
capsule di aria (non pressurizzata). Ce ne sono quattro. Tre furono attivate. Di conseguenza, almeno qualcuno
dell'equipaggio doveva per forza essere vivo e cosciente dopo la rottura.
La scorta di aria rimanente, quella rilasciata dalle capsule, era compatibile con il consumo previsto dovuto alla traiettoria di caduta della cabina,
caduta di 2 minuti e 45 secondi. Quindi, non sono morti per assenza di aria da respirare.
Non sono morti neanche per le intense forze. La NASA stima che le forze di separazione furono da 12 a 20 volte la forza di gravità per un brevissimo momento, entro due secondi l'accelerazione scese a 4G e entro dieci secondi la cabina si trovò in caduta libera. Queste forze sono tollerabili dal corpo umano, e di solito non causano che qualche svenimento.
Non si sa se gli astronauti rimasero coscienti a lungo dopo la rottura. In gran parte dipende dalla tenuta della
pressione della cabina. Con una tenuta perfetta, anche dopo la disintegrazione, sarebbero rimasti vivi
durante la caduta; in caso contrario, la durata dello stato di coscienza a quella altitudine, in una cabina
non pressurizzata e quindi alla pressione molto bassa dell'atmosfera rarefatta, è di qualche secondo.
La cabina dell'equipaggio impattò nell'oceano a circa 333 km/h , con una decelerazione di più di 200G, molto oltre i limiti
strutturali della cabina e quelli di sopravvivenza dell'equipaggio. La cabina andò in polvere nell'urto con il mare, e
con essa anche i corpi dei sette dell'equipaggio. Se ci fossero stati un paio di paracadute d'emergenza applicati
alla cabina....
Joseph P. Kerwin, specialista biomedico del Johnson Space Center a Houston in Texas, sulla morte degli astronauti nell'incidente
ha indagato ed alzato una caciara. Perchè lui ha concluso dicendo: "L'impatto del compartimento dell'equipaggio con la superficie dell'oceano fu così violento che le prove del danno avvenuto nei secondi successivi all'esplosione sono state cancellate." Poi prosegue fissando
tre cose: 1) la causa della morte degli astronauti del Challenger non può essere determinata con certezza
2) le forze alle quali è stato sottoposto l'equipaggio durante la rottura dell'Orbiter furono probabilmente non sufficienti per causare la morte o ferite gravi 3) è possibile, ma non certo, che l'equipaggio perse conoscenza nei secondi seguenti la rottura dell'Orbiter a causa della perdita di pressione in volo del modulo dell'equipaggio".
Il suo rapporto (in inglese) è online sul sito della NASA.
Quindi, almeno un difetto certo ed uno probabile ci sono. Il difetto certo è la mancanza di rallentatori
d'emergenza in caso di caduta libera della cabina. Quello probabile è sulla tenuta di pressione, dopo l'incidente,
della cabina stessa.
Quel che è certo, è che qualcuno, se non tutti, nei secondi successivi alla disintegrazione, era vivo e
cosciente.
E qui viene il peggio. Come dimostra l'indagine successiva, la fuga dell'equipaggio non era possibile durante il
volo.
Quindi, chi è rimasto vivo e cosciente, ha potuto... parlare direttamente con la morte per qualche
attimo, forse ha potuto anche rendersi conto di non avere scampo.
Nelle prime quattro missioni orbitali dello Shuttle furono usati dei seggiolini eiettabili e tute a pressione. Furono
rimossi nelle missioni successive, durante le quali l'equipaggio indossò solo le tute di volo.
La NASA sostenne che mentre i seggiolini eiettabili erano possibili per il comandante e il pilota, erano impraticabili per il resto dell'equipaggio, soprattutto per i tre membri seduti più dietro, sotto il ponte. A differenza di un pilota da combattimento, situato sotto un sottile tettuccio, l'equipaggio sotto al ponte è situato al centro della fusoliera anteriore, circondato dalla struttura rigida del veicolo su tutti i lati. I sedili furono pensati principalmente per la fuga durante l'atterraggio, dove lo Shuttle ha i motori spenti e ha solo una possibilità di effettuare la corsa. Certo, la cabina dell'equipaggio poteva essere progettata come un unico mezzo di fuga, quindi con una migliore tentuta della pressione in caso di urti, e dei rallentatori, ma...
ma...
ma....
ma la NASA ha dichiarato che avrebbe avuto costi proibitivi e sarebbe stata troppo pesante per il veicolo.
Poi però dopo la perdita del Challenger, un sistema di salvataggio di emergenza venne progettato per fornire all'equipaggio la possibilità di lasciare lo Shuttle in alcune condizioni...
Troppo tardi per quei sette.
Alcuni resti sono stati ripescati in mare nei giorni successivi.
Solo il comandante Dick Scobee ed il pilota Michael John Smith presentano dei resti identificabili.
Tutti gli altri hanno lasciato resti non riconoscibili, e sono stati sepolti tutti assieme nel
memoriale dedicato allo Space Shuttle Challenger ad Arlington il 20 maggio 1986.
Su un qualunque atlante di Astronomia si legge:
Il pianeta Nettuno è l'unico gigante gassoso del sistema solare
non visibile da Terra senza l'ausilio di un telescopio; la sua
magnitudine media, pari a 7,8, corrisponde a circa un quinto di quella
che caratterizza le stelle più fioche visibili ad occhio nudo.
In realtà, non è che occorra chissà quale grande telescopio per fare
l'osservazione. Nella pratica, può bastare un binocolo per avvistare Nettuno.
Certo, con un binocolo si vedrà appena un puntino luminoso, e non si potrà
apprezzare quella colorazione blu che lo caratterizza, ma almeno il puntino
luminoso si vede, mentre a occhio nudo non si vede per niente.
Ma oggi è 27 dicembre, quindi... è tempo di fare un salto indietro nel
tempo....
Era la notte del 27 dicembre 1612, appena appena 396 anni fa, e quella
notte, si racconta, il cielo sopra Firenze era straordinariamente chiaro.
Non nel senso che fosse illuminato, ma nel senso che non c'era neanche una
nuvola.
Oltre questo, c'è da considerare che nel 1612 non c'era illuminazione
pubblica, quindi Firenze non era illuminata, e l'atmosfera era
molto più trasparente di quella attuale, non essendoci alcuna forma
di inquinamento industriale. Il mondo era più pulito, ed anche il
cielo lo era, caratterizzato da un buio che oggi vediamo solo
durante una traversata marittima notturna, lontani dalle coste
illuminate.
Ma torniamo a Firenze, e focalizziamoci su una stradina che
si trova alle spalle di Palazzo Pitti, non lontano dalla sponda
sud dell'Arno e dai Giardini di Boboli. Una stradina in pendenza
che si chiamava, e si chiama ancora oggi, Costa San Giorgio:
Visualizzazione ingrandita della mappa
In quella strada, lungo la salita, al numero 19 nero, che c'è ancora
oggi, visibilissimo ai turisti che vi passano, viveva un uomo, che all'epoca
aveva 48 anni. Non era un uomo ricco, anzi: passerà tutta la vita alla ricerca
di uno stipendio che sia fonte di sostentamento, ma nonostante una vita di
stenti senza ricchezze, godeva già da un paio di anni di una fama che aveva
non solo varcato le soglie del Granducato di Toscana, aveva lavorato infatti
per anni a Padova, ma che era arrivata fino a Roma, al Papa, e a Nord aveva
superato le Alpi, giungendo fino alla lontanissima Olanda che a quei tempi,
senza aerei e senza treni, era ancora più lontana di ora.
Quell'uomo, che durante la notte buia fiorentina era andato a sedersi accanto
alla finestra armato solo di un cannocchiale piuttosto primitivo, era il
Matematico Primario dello Studio di Pisa e Filosofo Granducale di Toscana.
Era il professor Galileo Galilei.
Il professor Galilei voleva sfruttare la notte per fare delle altre osservazioni
(erano due anni ormai che ne faceva), di Giove e dei suoi satelliti. Puntò
il cannocchiale, con accanto il suo blocco di fogli di carta e la matita. Già
perchè all'epoca non esisteva la fotografia, e quindi ogni cosa che si osservava
non poteva essere fotografata, andava quindi subito disegnata, a mano.
Il professore stava con l'occhio nell'oculare del cannocchiale, e ogni tanto
disegnava sul foglio le posizioni degli astri. Annotando per anni le loro
posizioni relative nel cielo, contava di arrivare a poter calcolare le
loro orbite, una cosa che non era riuscita mai a nessun uomo sulla Terra,
e questo calcolo delle orbite, avrebbe dimostrato numericamente, una volta
per tutte, la validità del sistema orbitale ipotizzata da Nicolò
Copernico, ed avrebbe mandato in pensione per sempre il vecchio e macchinoso
sistema di Tolomeo.
Verso le due del mattino, stando a quanto raccontano i suoi appunti scritti
frettolosamente, da dietro la sagoma di Giove apparve un piccolo puntino
luminoso.
"Oh, Giove mi stava eclissando una stella!", disse tra se il professore, e subito
fece un nuovo disegno, posizionando la nuova stellina accanto a Giove. Poi guardà
i disegni dei giorni precedenti, e notò che la stellina non c'era.
"Oh! Come mai non c'era?"
(I fisici hanno sempre la brutta abitudine di chiedersi il perchè delle
cose che succedono).
"I casi sono tre: o non l'ho vista, o era nascosta da Giove, o non era lì,
ma era in un'altra posizione."
Guardò di nuovo la stellina, attraverso il cannocchiale, era un piccolo
puntino luminoso, fisso. Certo, era debole, troppo debole per essere
vista ad occhio, ma con il cannocchiale si vedeva benissimo.
"No no, non può essere che non l'ho vista... Adesso facciamo così,
la riguardo nei giorni a venire. Se è sempre lì, vuol dire che è una stella,
che non vedevo perchè era eclissata da Giove, se invece si sposta, allora
vuol dire che è un nuovo pianeta..."
Il professore guardò la stellina il giorno dopo, e quello dopo
ancora, e poi ancora. La guardò tutte le notti senza nubi, sempre
alla stessa ora, annotandone ogni giorno la posizione. Ma la posizione
era sempre la stessa, tutti i giorni.
"E' una stella fissa", pensò mesi dopo, "non si sposta sulla sfera celeste,
non può essere un pianeta. Bene, abbiamo scoperto una nuova stella..."
Certo, il professor Galilei era stato sfortunato, in quell'occasione: era un
momento, lungo l'orbita, in cui il moto apparente di quel puntino luminoso
era lentissimo, talmente lento da far notare al cannocchiale un movimento
solo nell'arco di molti mesi, quasi un anno. Ma questo Galilei non poteva
saperlo, e classificò come stella quel puntino. Ma ciò non toglie che quella
notte del 27 dicembre 1612... lui sia stato il primo essere umano a vedere
Nettuno.
La storia della scoperta di Nettuno, quella vera, in cui sarà correttamente
classificato come pianeta del Sistema Solare, avverrà solo poco più di due
secoli dopo, ed è una storia bella e interessante, trattandosi della scoperta
più importante della Meccanica Celeste, ma è comunque un'altra storia, che
forse prima o poi racconterò. Altrimenti, c'è sempre google ;)
Sì sì, va bene. La tonsillite e l'influenza fanno brutti scherzi, lo so. E siccome
lo so, sapete che vi dico? Vi dico un bel chissenefrega e mi sono abbandonato
alle farneticazioni (numeriche) datemi dalla pesante infiammazione.
Ho detto numeriche. Perchè questa, in breve, è la storia di due numeri, anzi
di uno solo.
I due numeri sono 6372,8 e 6339,6. Entrambi sono numeri approssimati alla prima
cifra decimale, se no diventava un casino. Infatti, il primo in realtà è
6372,797 ma per i nostri scopi va benissimo 6372,8. Lo conosciamo tutti, perchè
ci viene detto per la prima volta in terza elementare, poi ce lo ripetono
infinite volte, alle medie, alle superiori, ecc. ecc: è il raggio medio
della Terra. Medio perchè la Terra non è una sfera perfetta, per cui ha un
raggio equatoriale diverso rispetto al raggio polare, ma quello medio è proprio
lui: 6372,8 Km.
Ricordo che quando ero piccolo mi chiedevo: "ma come avranno fatto a
calcolarlo?" Ovvio che non arrivavo ad una soluzione, perchè la domanda me la
ponevo male, come capita spesso ai bambini di terza elementare. Me la ponevo
male perchè quel numero è la misura del raggio della Terra, quindi non
è il risultato di un calcolo, e quindi non si calcola, ma si misura.
Solo che la sottigliezza tra calcolo e misura mi sfuggiva, quando
ero in terza elementare, ed in fondo è anche giusto che a quell'età sfugga
ancora, altrimenti verrebbero certi magoni... (che sfuggono ancora e sfuggiranno
per sempre anche a tanti adulti).
Poi è ovvio che se ci riflettiamo un attimo, ci accorgiamo di come sia cambiato
il mondo. Ho provato, non molto tempo fa, a porre questa domanda a qualche
bambino. La risposta (in genere) era: "Beh, ma siamo andati sulla Luna,
abbiamo i satelliti artificiali, e li usiamo per vedere le partite... quindi
sarà semplice misurare la Terra da lissù!"
La risposta è giusta...
Poi, circa due anni fa, un bambino romano che abitava nel mio palazzo, che
faceva la quarta elementare
e che parlava sempre male dei francesi, mi diede una risposta che mi
lasciò impressionato...:
Bimbo: "Ma scusa... il satellite gira attorno alla Terra?"
Io: "Certo!"
Bimbo: "Ma allora fa una specie di cerchio?"
Io: "Sì più o meno sì..."
Bimbo: "Ma allora è facile!"
Io: "Come, scusa?"
Bimbo: "Se guardo sul contachilometri del satellite la lunghezza
del cerchio... e poi lo divido per due e poi lo divido per 3,14, il risultato
è il raggio del cerchio del satellite! Se da questo raggio faccio una
sottrazione, e tolgo la distanza del satellite dalla superfice terrestre,
mi resta il raggio della Terra! E' facile!"
Che dire? Il bimbo avrebbe meritato un applauso :) Ha il senso della
misura indiretta, cioè del come arrivare a misurare il raggio
della Terra a partire da una misura diretta: la lunghezza dell'orbita
del satellite.
In realtà, il raggio della Terra era stato misurato anche prima della
messa a punto dei satelliti. Ed è facile lo stesso, basta un po' di
trigonometria, e chiunque abbia fatto la trigonometria alle scuole
superiori riesce a fare a mano questa misura.
Ma ora passiamo all'altro numero.
6339,6. Anche questo misurato in chilometri. Ed è un numero che
ha fatto la storia.
Differisce dal primo di appena 33 chilometri e 200 metri (che rispetto
ai 6300 è poca cosa, in percentuale).
Questo è un numero antico. Ed è un numero legato ad un personaggio
che la storia (e la scienza) dovrebbero ricordare un po' meglio, e un po'
di più. Questo personaggio si chiama Al-Biruni, nato a
Chorasmia, il 15 settembre 973, e in questi giorni c'è stato l'anniversario
della sua morte, avendo lasciato questo mondo il 13 dicembre
1048, cioè 960 anni fa, così tanto tempo che... che ne
siamo dimenticati.
Tanto per cominciare, ho detto che è nato a Chorasmia, e già
immagino cosa avete pensato tutti: "Dove cavolo si trova
Chorasmia?"
Il fatto è che Chorasmia non esiste più, oggi è un deserto,
si trovava nell'omonima regione, che da un bel po' di secoli
non si chiama più così. Tanto per capirci, è una regione a
Nord-Ovest della Persia, all'epoca sotto il califfato degli
Abbasidi, oggi si chiama Khiva e si trova in Uzbekistan,
una delle tante repubbliche asiatiche divenute indipendenti dopo
il crollo dell'Unione Sovietica.
Cosa ha di speciale questo signor Al-Biruni?
Ha di speciale che era un genio, e senza avere strumenti di
calcolo come il computer o una calcolatrice.
Tanto per cominciare, Al-Biruni andò a scuola. All'epoca
tutti in Persia andavano a scuola ed erano acculturati. E
quando studiò Eratostene ed i suoi studi risalenti al 240 a.C
circa la forma della Terra... Al-Biruni ebbe un'illuminazione.
Eh già, perchè credete forse che a cavallo dell'anno 1000 la
forma della Terra fosse una cosa certa? Assolutamente no! C'è
chi credeva che fosse un'uovo, e c'era addiruttura chi credeva
ancora che fosse piatta, anche se la diffusione del sistema
tolemaico aveva raggiunto buoni risultati.
Bene, Al-Biruni si convinse, anche facendo dei calcoli
matematici, della sfericità della Terra, dopodichè si
disse (e disse agli altri): "se la Terra è una sfera, allora
ogni punto sulla sua superficie può essere identificato da
due coordinate! Una sarà di tipo polare, e la chiamerò latitudine,
e l'altra sarà azimutale, chiamiamola longitudine. Ed ora,
quasi quasi calcolo la latitudine di Chorasmia)".
E lo fece davvero, calcolando l'altezza massima apparentemente
raggiunta dal Sole, a mezzogiorno in punto.
Ma c'è una serie di particolari interessanti. Prima di tutto
era un mezzogiorno in punto di un giorno dell'anno 990, ed
Al-Biruni quindi aveva appena 17 anni, secondo... direte voi,
"sì ma senza un sestante come poteva calcolare l'altezza
massima apparente del sole?"
La misurò in modo indiretto, ricavandola da una
misura diretta: quella della lunghezza dell'ombra proiettata
da un bastone piantato nel terreno. Dall'altezza del sole, poi,
si può misurare l'angolo di latitudine con una banale calcolo
di goniometria che ha a che fare con il teorema di Pitagora ;)
Negli anni tra il 1997 ed il 2001, mi sono divertito spesso,
e con varie scolaresche, a rifare la misura di Al-Biruni, e
misurare la latitudine di Napoli misurando la lunghezza di un'ombra
a mezzogiorno. Poi, dopo il 2001, ho cambiato lavoro ed ho smesso
di avere a che fare con le scolaresche :)
Ma torniamo al nostro Al-Biruni.
Dovrebbe passare alla storia anche per altri motivi.
Tanto per cominciare, qualche matematico dell'epoca gli disse:
"Ma se la terra è davvero una sfera... come possiamo rappresentare
la sua superficie... visto che i nostri fogli di carta sono piani,
e non sferici?"
All'età di 22 anni, Al-Biruni scrisse uno studio sulla proiezione delle
mappe, in cui spiegò la metodologia da lui seguita per proiettare una
semisfera su un piano geometrico. La sua metodologia, è alla base
di quella usata ancora oggi per tutte le carte geografiche,
possiamo dire che le ha inventate lui ;)
Prima del compimento dei 27 anni, Al-Biruni scrisse un libro intitolato
"Cronologia", che è una collezione di studi, tra cui uno sull'astrolabio,
uno sul sistema decimale.
E a 30 anni... cosa fece?
Era l'anno 1003, ed Al-Biruni, sempre partendo dalla misura
dell'ombra di un bastoncino, alla stessa ora, ma in due differenti
località... misurò indirettamente il raggio terrestre.
Già. Era certo della sfericità della Terra, come lo era Eratostene...
Ma Eratostene, nel 240 a.C, aveva solo potuto fare una stima del
raggio.
Eh no. Al-Biruni non era tipo da fare una stima. Lui voleva fare una
misura.
E il risultato fu:
6339,6 chilometri, il secondo numero di oggi. Sbagliò di
appena 33 chilometri e 200 metri, ma essendo l'anno 1003, senza
strumenti di calcolo, e solo partendo da due ombre a due diverse
latitudini... se permettete, è una misura di tutto rispetto!
O no?
Questa fu la più grande opera di misura dell'epoca.
Dopo, si diede alla teoria ;)
Ha lasciato scritti sull'aritmetica, sulle sommatorie
di serie numeriche, sull'analisi combinatoria, sui
numeri irrazionali, vari metodi per risolvere equazioni
algebriche... e molto altro che non sapremo mai, perchè
molti dei suoi libri, nei secoli, sono andati purtroppo
perduti. Si sa che di sicuro è stato un uomo di grande cultura,
anzi potremmo dire multiculturale: vissuto in Persia,
era un profondo conoscitore della cultura araba, ma ha studiato
profondamente sia i testi greci che quelli latini; inoltre,
viaggiando verso sud-est, era venuto a contatto con la cultura
indù, di cui si dice sia stato un grande studioso ed
estimatore.
Di lui scrive, giustamente,
Al-Balagh:
"He clearly knew, 600 years before Galileo, that the earth rotates on its axis daily and moves yearly around the sun. And for the first time in history, he made a scientific explanation of why the sun never sets in the North or South Pole."
A lui è intitolato un cratere lunare.
Di lui, e dei passi avanti che ha fatto fare all'umanità
(basterebbero le carte geografiche), ci siamo invece dimenticati.
Phoenix, il lander che nei mesi scorsi ha rivelato la presenza di acqua su Marte,
si è spento per mancanza di energia. Ha compiuto la sua missione, alla
perfezione.
Beh, per qualcuno il sentire che il motivo è "batterie scariche" può
apparire una beffa, ma non si poteva fare altrimenti: Phoenix si trova
nella regione artica di Marte, vicina al polo nord, dove ovviamente
d'inverno non c'è luce a sufficienza per caricare le batterie attraverso
i pannelli solari di cui è dotato.
Così, Phoenix ha smesso di dare notizie. E anche se si cercherà di ristabilire
in tutti i modi il contatto attraverso alcuni satelliti, le chance di
riportarlo in vita sono praticamente nulle.
A dire il vero, Phoenix il suo dovere l’ha fatto eccome, andando persino
oltre le aspettative della Nasa, che inizialmente aveva previsto una missione
di tre mesi. Invece è durato di più: lanciato il 4 agosto 2007, la sonda
ha toccato Marte, lo scorso 25 maggio. Per cinque mesi ha scavato, analizzato,
annusato e assaggiato il suolo del pianeta, inviandoci anche 25.000 foto scattate
con un precisissimo microscopio atomico. Ma soprattutto ci ha mostrato le prove
dell’esistenza di acqua e di ghiaccio, cosa che ha alimentato l’ipotesi di
vita marziana.
Buon riposo.
Resta un rottame metallico (monnezza) abbandonato dai terrestri sul suolo
di Marte ;)
La Storia, la Scienza, la Propaganda - Convegno internazionale organizzato da ALTANUR, Associazione Culturale Interdisciplinare.
Sabato 15 novembre, alle ore 9, presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano – Via Monte di Dio, 14 - Napoli.
Relatori del Convegno:< r>
Il premio Nobel Brian Josephson, Emilio Del Giudice, Giulietto Chiesa
Maurizio Torrealta, Giorgio Galli, Flavio Barbiero, Giulio Calegari
Alessandro Giuliani
A presentare la il Convegno e le attività relative a tutto l’evento, che durerà dal 15 nov al 15 dicembre 2008, sarà
il Prof. Giuseppe Germano filologo, Prof di letteratura latina medievale presso l’Univ Federico Ii di Napoli, Vicepresidente dell’Ass.Culturale ALTANUR.
Per approfondire: Le connessioni inattese.
Con il termine elettrosmog si indica l'inquinamento elettromagnetico da radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti.
E già su questo è stata fatta molta confusione.
Confusione sia sul termine "inquinamento" che sul tipo di radiazione.
Tanto per cominciare, c'è da operare una distinzione tra gli effetti delle radiazioni non ionizzanti e quelli
delle radiazioni ionizzanti. Riguardo agli effetti delle radiazioni ionizzanti c'è un sostanziale accordo
in tutto il mondo circa la loro pericolosità: anche dosi molto basse di radiazioni ionizzanti, dai raggi X
ai raggi gamma, nel corso di tutta la vita, causano il cancro. E se qualcuno è interessato al meccanismo
di carcinogenesi delle radiazioni ionizzanti (che peraltro è molto intuitivo e chiunque ci arriva da solo)
basta chiedere.
Diversa (e più complicata) è la situazione riguardante tutto ciò che non ionizza: emittenti radiofoniche
e televisive, cavi elettrici percorsi da correnti alternate ad alta tensione (nessun problema per la
220 volt di casa vostra, invece, chiaro?), reti per telefonia cellulare, e gli stessi telefoni cellulari.
L'esistenza di un rischio rilevante per la salute è oggi controversa, ma non di un controverso scientifico
(almeno in parte), si tratta piuttosto di un controverso politico, ed è una controversia forte, al
punto che da alcuni l'intera questione viene considerata il frutto di un allarmismo ingiustificato.
Allora, proviamo a fare un piccolo tentativo di disamina ordinata. Nei limiti del possibile.
Molti (non pochi, ho detto molti) studi condotti in varie parti del mondo hanno dimostrato la
nocività dei campi elettromagnetici sia in bassa sia in alta frequenza (non confondiamo con l'alta
tensione, ok?). Questi studi non riguardano tutte le patologie possibili, ma solo alcune:
leucemie infantili, tumori del sistema nervoso, tumori mammari. Gli studi effettuati su queste patologie
hanno portato gli organismi internazionali ad indicarle come possibili conseguenze dovute a
questa forma d'inquinamento.
Già perchè alla fine inquinamento significa proprio questo, no? Non la fuffa del tipo "c'è il
traliccio, il traliccio inquina". No, inquinamento vuol dire "una profonda modifica del quadro
ambientale preesistente, che porta conseguenze negative sugli organismi viventi circostanti". Ci vogliono
per forza le conseguenze negative, non basta la modifica dell'ambiente: se piantiamo mille alberi
lungo una strada, chi direbbe che si tratta di inquinamento?
Partiamo allora dalle cose di base, se no ci confondiamo.
Partiamo proprio da un campo elettromagnetico. Non userò - per motivi di chiarezza e semplicità - nessuna
legge fisica studiata oltre l'ultimo anno di liceo. Si tratta di un'approssimazione, ma vi assicuro che
è trascurabile.
Beh, la fisica dell'elettrosmog è essenzialmente quella dei campi magnetici, c'è poco da fare. Si si proprio
quella delle calamite, ma anche quella delle elettrocalamite e soprattutto quella dei fili rettilinei
percorsi da una corrente elettrica. Esatto: proprio quella che avete studiato all'ultimo anno di liceo! Nè
più nè meno.
Allora, iniziamo a costruirci un modellino semplice. Immaginiamo che la nostra antenna, quella
che emette radiazione elettromagnetica, sia un filo di lunghezza idefinita percorso da una
corrente.
La fisica del liceo, ma anche quella degli istituti tecnici e delle varie scuole, ci insegna che
nello spazio circostante viene indotto un campo magnetico, storicamente indicato vettorialmente
con il simbolo B, che diminuisce con la distanza alla quale ci troviamo dall'antenna.
Due scienziati francesi, i dottori Jean-Baptiste Biot e Felix Savart, nell'ormai
lontano 1820 si misero a fare delle misure sperimentali con dei fili elettrici, per misurare
con esattezza l'ampiezza del vettore B in funzione della distanza dal filo percorso da
corrente. L'intensità del campo magnetico dipende solo dalla distanza e non dalla
direzione (e credo sia intuitivo, no?), e con un po' di lavoro riuscirono a ricavare la precisa
legge fisica, passata alla storia come Legge di Biot-Savart:
L'abbiamo scritta in modulo, e non in forma vettoriale, essendo il nostro modellino
a simmetria azimutale, che è una cosa brutta per dire che in qualunque direzione
mi muovo in orizzontale, il risultato non cambia :)
In questo disegnino, B è il campo magnetico misurato a distaza r dall'antenna,
i è l'intensità (misurata in Ampere) della corrente elettrica nell'antenna, e
µ0 è quella costante universale chiamata permeabilità magnetica
del vuoto, sì sì, quella che a scuola non vi ricordavate mai e vi beccavate quattro
in fisica.
Già, ho detto del vuoto, perchè se invece che nel vuoto siamo nell'aria, il
valore della costante universale cambia, come valore numerico, ma la sostanza
non cambia: più siamo vicini all'antenna, più forte è il campo magnetico, più
ci allontaniamo, e più diminuisce. Lo sapevamo già, quindi, fin dal 1820, che
più siamo vicini ad un'antenna e più forte è il campo. Quindi, quando sentite in televisione
un qualche esperto che dice che non è vero che i campi sono forti vicino
alle antenne (e se ne sono sentiti parecchi), mandatelo gentilmente affa...re una
ripassata di fisica in una scuola superiore.
Ora, facciamo un passettino avanti, e ricordiamoci questa formuletta. Perchè ci
serve tra poco, e per rispetto di quei due poveracci di Biot e Savart si sono fatti un
culo così in un laboratorio di Parigi, invece di andare a rimorchiare sul lungosenna
davanti a Place de la Concorde.
La formula di Biot-Savart è dimostrabile matematicamente a partire dalla
Formula di Laplace, facendo un integrale di circuitazione, ma ve la risparmio,
anche perchè non ci serve. La trovate su un qualunque libro di fisica.
Per ora ci interessano altre cose. Prima di tutto: la legge italiana è
compatibile con la fisica? I limiti di legge per le emissioni elettromagnetiche sono
calcolati bene o no? La risposta è: la legge calcola correttamente le emissioni,
infatti i limiti di legge sono calcolati in funzione della distanza, tenendo conto di
questo andamento delle linee di forza del campo elettromagnetico. Non solo: la legge
fissa i limiti in modo completo, in tre unità di misura diverse, in Tesla, microWatt/cm2
e Volt/m2.
Questo è il principio di base. Poi ovviamente la legislazione è molto più complessa,
ad esempio per i lavoratori bisogna far riferimento a norme specifiche, ad indicazioni
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e alle leggi e decreti italiani che fissano
i limiti in funzione dell’esposizione attribuendo la responsabilità al datore di lavoro
del rispetto dei limiti.
Nonostante questo, la legge quadro, varata nel 2001, e la successiva emanazione nel
2003 dei decreti attuativi, non ha ancora chiarito tutti gli aspetti del problema, ma
questo è un argomento complesso, che potrebbe essere oggetto di un post futuro. Il principio
è che la legge di per sè si inquadra correttamente, ma è come al solito in ritardo
rispetto alle leggi della fisica, che sono leggi universali.
Direte voi: ma come? La legge universale è nota dal 1820... e la piccola legge umana
non si è ancora adeguata?
Beh, che ci volete fare... la legge preferisce perdersi in fuffa, invece di adeguarsi
a ciò che vale in tutto l'Universo, e questo è un limite intrinseco del diritto,
scritto per tutelare la proprietà piuttosto che per essere aderente alla Terra ed
all'Universo tutto, ma questa è filosofia: non si può fare un confronto tra la
Fisica e il Diritto, perchè il povero Diritto ne è sempre uscito con le ossa
rotte.
Ma torniamo a noi. Dalla legge di Biot e Savart consegue anche un'altra cosa:
la cosiddetta linearità. Senza entrare in dettagli, vuol dire che se abbiamo
due o più antenne, il campo magnetico totale è uguale alla somma (vettoriale!) dei singoli
campi. Su questo sbagliano in molti. Perfino Wikipedia (va be' lì di errori ce ne sono
parecchi in tantissime voci), che arriva a dire che il campo totale e ipotizzato
essere uguale alla somma dei campi. Non è ipotizzata una cippa: è un calcolo, ed anche
abbastanza semplice.
Altro grande errore che si compie spesso, è quello di parlare di inquinamento da
onde elettromagnetiche. E' fortemente imprio: onda e campo sono due concetti
fisici profondamente diversi. Un'onda è conseguenza dell'esistenza di un campo, è un
effetto. Ma la causa è il campo. La povera onda è innocente.
Le onde entrano in gioco per misurare l'effetto di un campo magnetico, e qui
le cose si complicano, perchè la legge di Biot e Savart misura l'intensità di campo
megnetico generato da un filo percorso da una corrente stazionaria... Ma qui
avremo a che fare con sorgenti (antenne) con segnali variabili, come potrebbe essere
una radio o un cellulare. Pertanto, la stessa antenna è percorsa da una corrente
variabile. Tralasciamo i dettagli matematici, perchè ho promesso di non andare
oltre le cose che si fanno al liceo, e quindi niente serie e trasformate, ok?
Quello che succede, è che l'onda elettromagnetica prodotta dal campo ha una
frequenza di oscillazione che è proporzionale alla frequenza con cui varia la
corrente nel filo d'antenna. Anche questo è intuitivo, ma troverete comunque molti
approfondimenti sul vostro vecchio libro di fisica.
Quindi, se misuro la frequenza dell'onda, posso avere informazioni sulla corrente
che fluisce nel filo. Può essere un'antenna, ma anche un elettrodotto ad alta
tensione, che è un filo lungo, ed è percorso da corrente alternata.
Un giorno, tanti anni fa, un altro fisico, anzi in particolare un astrofisico,
che si chiamava Wilhelm Wien (sì sì! Quello della legge di spostamento della temperatura
delle stelle che avete studiato in Geografia Astronomica! Ma anche quello dello spettro
del corpo nero), si mise a fare un
po' di esperimenti sulle onde elettromagnetiche
e la temperatura. Non perchè fosse disoccupato, ma perchè stava facendo un po' di
ricerche sulla luce emessa dalle stelle e sulle temperature dei corpi celesti.
Allora, fece qualche esperimento in laboratorio, mettendo dei tessuti ad una distanza
nota da delle sorgenti di luce fredda. Soprendentemente (per i suoi tempi), si
accorse che il tessuto aveva aumentato la propria temperatura, nonostante
fosse illuminato da luce fredda e non dalla
luce solare o da quella di una lampadina ad incandescenza, che come noto irradiano
anche calore.
Allora si insospettì, studiò sistematicamente il fenomeno, e scoprì sperimentalmente
che le onde elettromagnetiche, conseguenza di un campo magnetico induce un
aumento di temperatura nello spazio circostante. Un aumento piccolo, sia chiaro. Poi,
dipende anche dalla natura dell'oggetto che viene riscaldato. Lui infatti per semplicità
studiò corpi monocolore, in modo da avere informazioni precise sull'assorbimento
e riflessione delle onde incidenti. Per questi studi, ottenne il Premio Nobel per
la Fisica nel 1911.
Le misure fatte nei
decenni successivi hanno misurato, negli organismi umani, un aumento di
un grado kelvin per un segnale variabile con circa 100 Gigahertz di frequenza.
Sia chiara una cosa, per dovere di precisione: questa misura per gli organismi
umani non serve a nulla, non dice nulla, ed è palesemente irregolare. Infatti,
la definizione di questo aumento di temperatura nell'uomo non è una definizione
di misura. Lo sarebbe stata se avesse detto questo aumento di 1 kelvin a
100 Gigahertz di frequenza... a che distanza dalla sorgente si ottiene e con
quale tempo di esposizione!
Queste informazioni sono fondamentali per analizzare quantitativamente il
fenomeno ma, per quel che stiamo facendo, e per il suo livello (essenzialmente
sto dando solo la ricetta dei calcoli, poi se vi interessano ve li vedete
dal libro di fisica), ci interessa l'aspetto qualitativo: gli oggetti,
sia inanimati sia animati come anche noi stessi, aumentano la loro
temperatura quando sono in vicinanza della sorgente di un campo magnetico.
Il cosiddetto inquinamento elettromagnetico è tutto qui. E' questo.
Questo e niente altro.
Non gridate vittoria, perchè se credete che un aumento di temperatura non abbia
conseguenze (alla lunga anche sulla salute), allora credete ancora alla
befana :)
Ripartiamo da qui. Ed aggiungiamo una piccola cosa: l'aumento di
temperatura indotto è proporzionale alla frequenza dell'onda, quindi in
definitiva alla frequenza di oscillazione del campo magnetico che l'ha
generata.
L'effetto accertato da Wien è quindi l'innalzamento della temperatura dei
tessuti biologici attraversati, soprattutto quelli più ricchi di acqua. Nel caso
dei telefoni cellulari, la potenza irradiata è bassa (solitamente minore di
1 watt) così che il riscaldamento prodotto è dell'ordine di poche frazioni
di grado, quasi interamente localizzato nella testa dell'utente, inferiore
all'effetto di una esposizione di pari durata alla radiazione solare.
La fisica che ci serve, è tutta qui. Non ci serve altro. E non c'è nulla
di controvertibile.
Ovviamente, la domanda che chiunque si pone è un'altra: questo microriscaldamento
a livello cellulare e molecolare può nuocere alla salute?
La risposta la da la ricerca biologica, in questo caso. Non si tratta di
effetti macroscopici, quindi osservabili ad occhio nudo, ma di effetti
microscopici, a livello cellulare o subcellulare.
Esistono studi che documentano gli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute umana.
Quando il campo varia ad una frequenza molto elevata, e quindi hanno frequenze elevate
anche le corrispondenti onde elettromagnetiche, sorgono due meccanismi di interazione
tra onda non ionizzante e corpo umano: shock termico delle proteine e la
formazione di micronuclei cellulari.
Quando avviene il surriscaldamento di punti nei tessuti umani, il nostro corpo
produce automaticamente delle proteine per far fronte allo shock termico. E' il
tentativo del nostro corpo di proteggere e riparare le cellule surriscaldate. Se il
nostro corpo stava bene e scoppiava di salute anche da un punto di vista
microcellulare, allora il meccanismo riesce anche ad avere successo. Ma se il nostro
corpo è già malato di cancro, che succede? Beh succede che le proteine prodotte
per shock termico proteggono anche le cellule cancerose rendendole resistenti
alle terapie. Così, le terapie falliscono. In molti tumori il numero di
queste proteine risulta altissimo.
Il secondo effetto è la formazione di micronuclei: i micronuclei sono filamenti
spezzati del DNA, spezzati a livello di legame chimico proprio dall'aumento della
temperatura a livello microscopico. La loro presenza indica che le cellule non
sono più in grado di ripararsi correttamente.
Tutti i tumori sono causati da un danno genetico e la presenza di micronuclei
nelle cellule è il primo segnale d'allarme del cancro.
Un bravo ricercatore, il dottor David de Pomerai, tossicologo molecolare
britannico, di cui potete trovare informazioni facilmente interrogando google,
si mise a fare studi proprio su questo, e scoprì che le cellule con danni genetici
non risanati possono diventare cancerogene in maniera molto più aggressiva rispetto
alle altre. Altri studi successivi hanno confermato la tesi di de Pomerai, ed hanno
anche fatto misure quantitative: pochi minuti di esposizione a radiazioni simili
a quelle emesse dei cellulari possono trasformare un cancro attivo al 5% in
uno attivo al 95%.
E qui sorge un problema. Un problema grosso. Gli esperimenti fatti da de Pomerai
e dai suoi colleghi, soprattutto il dottor Allison Phillips, erano fatti con
esposizioni a microonde di intensità molto più basse
rispetto ai limiti di legge attuali!
Oltre questo, ci sono anche degli effetti, già dimostrati, sulla tiroide:
le radiazioni non ionizzanti producono nel cervello il rallentamento o l'arresto
della produzione da parte dell'ipofisi dell'ormone stimolante tiroideo (TSH),
determinando così una drastica riduzione degli ormoni tiroidei T4 e T3.
E scusate se è poco.
Per oggi, ci fermiamo qui. Poi, se l'argomento dovesse suscitare interesse,
si può ovviamente proseguire ;)
Nel frattempo, prima di andare a dormire, ricordatevi la legge di Biot-Savart, e mantenete grande la distanza r tra voi ed il vostro cellulare. Quindi, non addormentatevi con il cellulare acceso sul comodino! Spegnetelo o, se proprio volete tenerlo acceso, tenetelo in un'altra stanza, in modo da aumentare la distanza e fare in modo che a separarvi ci sia anche la permeabilità magnetica di un muro, oltre che dell'aria.
Infatti, per quanto riguarda il presente non ce n'è alcun bisogno... per quale motivo dovrei
scrivere, quando è appena uscito un post ineguagliabile per
chiarezza, contenuto e tema affrontato? E si tratta di un tema - e lo sapete bene - a me molto
caro.
Allora, oggi non vale la pena leggere me. Meglio leggere cose davvero
importanti, come quel che ha scritto
Maredidirac.
Prendete, leggete, imparate. Poi se ne può sempre discutere eh :)
Per quanto riguarda i ricordi del passato, è successa una cosa che
mi ha fatto tornare con la mente indietro di 13 anni:
Una violenta esplosione ha colpito il confine meridionale della Serbia
con il Kosovo, presso il quartiere generale della polizia a Bunjanovac,
a circa 200 chilometri a sud di Belgrado.
La detonazione ha fatto saltare in aria una jeep e danneggiato le auto
e gli edifici vicini, senza provocare tuttavia alcun danno tra i civili.
Secondo la polizia, dei soggetti non identificati hanno lasciato
un'apparecchiatura esplosiva ed estremamente potente vicino ad una
macchina parcheggiata nel recinto della stazione.
(Ehi!!! Ma chi volete che ci creda?? E' una scena già vista!!! E il
trucco è vecchio!)
Secondo alcuni esperti, è difficile che qualcuno si sia potuto
introdurre in una zona militare protetta, mettere un esplosivo e rimanere
inosservato, (E ci volevano gli "esperti" per dirlo???? Queste cose
le sanno anche i bambini). Secondo alcuni esponenti politici di Bunjanovac,
come Miodrag Milkovic (c'è ancora vita intelligente nei Balcani...),
si può ipotizzare che si tratta di "un atto terrorista commesso da qualcuno
interno alla polizia", (Ipotesi plausibile, anche questa sarebbe una
scena già vista...) considerando che "le forze dell’ordine di Bujanovac
sono multi-etniche, e vi sono dei soggetti che vorrebbero destabilizzare
di nuovo questa regione".
(Eh... mi sa che ci ha preso in pieno....)
Tutto già visto. Che tristezza.