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Rifiuti
Le vie infinite dei rifiuti

Ma chi sarà costui

Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose: fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."

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giovedì, 28 maggio 2009
.: Ciao Maria Amalia :.

A 97 anni è morta nella sua casetta di Muxia, in Galizia, la Signora Maria Amalia Lopez, quella che in Spagna era nota come la abuela bloguera, la nonna di tutti i blogger. Infatti, la signora aveva iniziato a scrivere un blog all'età di 95 anni, su consiglio di un nipote che la voleva aiutare a superare un momento di morale basso, dopo la morte di alcune sue amiche. E la signora Maria Amalia aveva raccolto la sfida! L'aveva raccolta, e a mio parere stravinta, iniziando a scrivere il blog A mis 95 anos (i miei 95 anni). Il suo blog è stato un successo immediato, e la nonna, con il passare delle settimane è diventata - per sua stessa ammissione - sia una blog-dipendente (ma a quell'età ce lo si può permettere...) sia un'entusiasta, infatti in un suo post raccontava: "Il blog mi è stato regalato per i miei 95 anni da mio nipote. Ci siamo subito messi al lavoro, e dopo pochi minuti c'era gente che mi rispondeva. Ero stupefatta. Non l'avrei mai creduto".
Sul blog parlava di tutto. Raccontava episodi del suo secolo di vita, la grande guerra 1915-18, l'infanzia a Muxia, la vita sotto il regime di Franco, ma parlava anche di politica estera, delle cose della Spagna e del mondo.
"Quando sono su internet mi dimentico delle mie malattie", ha raccontato in un altro post, "mi fa bene, mi fa comunicare con la gente, sveglia il cervello, dà grande forza."
Alle 6 di mattina del 20 maggio scorso, Nonna Maria Amalia ci ha lasciati, lasciando però la password del blog al nipote, il quale ha scritto nell'ultimo post: "Questo blog finisce qui. Dove sta ora la nonna, leggerà tutti i commenti, non se ne perderà neanche uno. Riderà di alcuni, imparerà cose nuove con altri, si arrabbierà con le malelingue, ma continuerà ad essere felice di leggere tutti."
Ci mancherà, Nonna Maria Amalia, e la salutiamo con affetto.
 
Però, per quanto riguarda lo splendido discorso dei blog tenuti da anziani, che personalmente leggo spesso e con molto interesse, vorrei far notare che noi qui in Italia abbiamo la meravigliosa Nonna Nedda, che con i suoi 88 anni continua a regalarci quotidianamente tanta saggezza, dolcezza, attenzione, e la preziosa meraviglia della memoria di una vita vissuta. Infatti consiglio a tutti di leggerla :)
Ed a lei (ma a tutti i blogger over 80 che ci sono, e vi garantisco che ce ne sono), auguro una lunga vita: ci servite, ci serve la vostra chiave di lettura delle cose che accadono sotto i nostri occhi.

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 28/05/2009 08:54 | link | fate pure commenti (2) |
riflessioni, donne, culture, storie e storielle

lunedì, 25 maggio 2009
.: Alfred Vail :.

Di questo geniale uomo dell'800 si sa poco, anche se il suo nome dovrebbe essere indissolubilmente legato a quello dei metodi di comunicazione, grazie alle sue brillanti intuizioni. Dico dovrebbe perchè il suo nome è profondamente legato alla realizzazione del primo strumento di comunicazione a distanza in tempo reale, il telegrafo, ed alla codifica dei caratteri su linea telegrafica, il primo charset della storia. Ma queste invenzioni, e relative attuazioni, per una paradossale sequenza di motivi storici vengono attribuite sempre a Samuel Morse, la cui fama finisce con l'oscurare quella di Alfred Vail. Ma vediamo come è andata.
 
Morse iniziò a interessarsi di telegrafia nel 1832 e nel 1835 aveva già progettato un primitivo sistema di relè. Il sistema fu gradualmente migliorato e presentato pubblicamente nel 1837 (anno in cui depositò il brevetto del telegrafo), infine brevettato nel 1840.
Sebbene Morse fosse l'inventore del telegrafo, poichè non eccelleva affatto in perizia tecnica, chiese la collaborazione di Alfred Vail.
Vail sviluppò un sistema nel quale ogni lettera o simbolo veniva inviata singolarmente usando una combinazione di punti, linee e pause. I due convennero che fosse proprio il metodo di Vail il più adatto ad essere inserito nel brevetto che Morse si accingeva a richiedere. Fu proprio questo sistema, conosciuto come codice Morse, che fu usato per trasmettere il primo messaggio telegrafico. Ma il codice Morse non l'ha inventato Morse, è opera di Alfred Vail. E fu un successo: considerato da subito lo standard per la codifica delle informazioni, il codice Morse ebbe un così ampio e incontrastato successo che nessun altro sistema alternativo riuscì a soppiantarlo, tanto da rimanere lo standard internazionale per le comunicazioni marittime fino al 1999.
Ed in questi giorni cade anche un anniversario particolare: proprio il 24 maggio 1844, 165 anni fa, subito dopo la costruzione della prima linea telegrafica del mondo, che univa Baltimora a Washington, fu inviato il primo messaggio telegrafico della storia. Diceva semplicemente: "What hath God wrought!" (E' un versetto della Bibbia: Numeri 23,23), e cioè "Cosa ha fatto Dio!".
Era iniziata l'era della comunicazione digitale.
Già, perchè di comunicazione codificata si tratta. Certo, si tratta certamente di una forma abbozzata di comunicazione digitale: a differenza dei moderni codici binari che usano solo due stati, il codice Morse (che sarebbe più opportuno chiamare codice Vail) ne usa cinque: punto, linea, intervallo breve (tra ogni lettera), intervallo medio (tra parole) e intervallo lungo (tra frasi).
Purtroppo, Vail ci ha lasciato presto, essendo morto a Morristown il 18 gennaio 1859, ad appena 51 anni. Un peccato, poichè aveva per la testa altre intuizioni, tra cui anche un modo per registrare le comunicazioni.
Ma questo genio dell'epoca romantica rimane nel grigio della storia, perchè, come racconta William Baxter, assistente di Alfred Vail:
"Alfred era particolarmente modesto e senza pretese, mentre il professor Morse era molto portato ad insistere sulla superiorità dei suoi progetti e metodi, solamente perché erano i suoi. Dato che lo seguivamo col rispetto dovuto ad un professore, fummo all'inizio piuttosto inclini a sottometterci alle sue affermazioni."
 
Non è un problema, poichè Vail non voleva essere ricordato. A lui importava che la sua idea, la sua invenzione, funzionasse davvero e basta :)
Pertanto, possiamo continuare a chiamare "Alfabeto Morse" il metodo di codifica delle informazioni per via telegrafica, basta che poi in un angolo di mente ricordiamo che dentro quell'invenzione c'è il lavoro, il sudore, le notti insonni ed i lampi di genio del timido Alfred Vail.
 
Per una biografia: Infodomus.it.

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 25/05/2009 09:15 | link | fate pure commenti (1) |
documenti, storie e storielle, ricerche

mercoledì, 13 maggio 2009
.: Un giorno alla stazione :.

Stazione ferroviaria. Arrivo trafelato. All'ingresso c'è una ragazza che distribuisce volantini. Le passo accanto e lei mi porge un volantino. Poverina, che brutto lavoro, pagato pochissimo per stare ore ad annoiarsi all'impiedi a dare volantini a gente distratta e che a stento percepisce la tua presenza.
Do uno sguardo svogliato al volantino, e noto che è un volantino di propaganda di un noto partito politico che, per le proprie campagne elettorali, mette sempre al primo posto non i bisogni reali della gente e della società, ma il tema demagogico della guerra agli immigrati, del rifiuto del diverso (diverso da chi, poi? Da una razza che non c'è.), della marginalizzazione di chi è di colore diverso.
In altre occasioni, mi sarei limitato a cestinare l'ennesimo volantino idiota, invece stavolta istintivamente mi fermo, avrò percorso sì e no 5 metri, e mi volto. Perchè c'è una nota stonata. Mi è saltato all'occhio un particolare troppo macroscopico per non essere notato. La ragazza che distribuisce i volanti è di colore.
Sto per dirle: "Ma che cazzo stai facendo? Ti rendi conto di cosa stai distribuendo?"
Tentenno un attimo, perchè penso che potrebbe rispondermi: "Guarda che in quanto a soldi sono disperata, e se mi danno qualcosa da distribuire non guardo cosa è".
O forse ho paura.
Paura che mi dica: "Sono un'attivista iscritta al partito. Qualcosa da ridire?"
In questo attimo di titubanza, in cui sto fermo impalato con il volantino in mano, succedono due cose. La prima è che la ragazza si accorge che mi sono fermato e che la guardo, e resta anche lei titubante a guardarmi. La seconda è...
Un ricordo. Questo.
 
Città abbastanza grande del nord Italia, una mattina d'inverno, fredda ma con il sole. C'è un gazebo sul marciapiede, uno di quelli usati dai partiti politici per raccogliere firme o fare la solita demagogica campagna elettorale. E' un gazebo tenuto dallo stesso partito del volantino della ragazza alla stazione.
Ci passo accanto, e uno di loro mi da un foglio A4 fotocopiato con il solito delirante comunicato. Il titolo è: "Proteggiamo la nostra cultura, fuori gli arabi dall'Italia". Come se la cultura italiana, che è molto forte, avesse bisogno di essere protetta (ma questa è un'altra storia e potrebbe essere un altro post)... ma loro non lo sanno, perchè per fare politica bisogna studiare, ma non hanno studiato, oppure non ci sono ma ci fanno. Verrebbe voglia di chiedergli: "Ma allora perchè ogni volta che arriva un saudita o un emiro, che sono arabi anche loro, gli stendete voi per primi il tappeto rosso davanti e gli vendete di tutto: banche, fabbriche, alberghi e squadre di calcio, tanto quello paga con i contanti del petrolio?" Ma si sa, pecunia non olet, così tiro dritto e vado a fare le mie commissioni.
Al ritorno, erano quasi le 13.00, loro stavano andando via, avevano piegato le bandiere, messo via i volantini, ed essendosi fatta una certa ora, gli doveva essere venuta fame e quindi stavano entrando in un negozio dove si preparava da mangiare.
Così, passando di lì per caso, notai il segreto inconfessabile, quello che non si può dichiarare nei salotti televisivi: quelli che avevano appena finito di distribuire un volantino che diceva "via gli arabi", erano andati a mangiare il panino con il kebab, e magari anche qualche falafel.
 
Contraddizioni della globalizzazione? Chi lo sa, non mi interessa. E tra l'altro non ho mai - neanche per un istante - biasimato quei quattro ragazzi, anche se avevano distribuito volantini razzisti: hai fame, e accanto c'è uno che fa il kebab? Allora vada per il kebab!
Intanto, la ragazza della stazione mi guarda con aria interrogativa. Non si spaventa, perchè nota nel mio sguardo lo stupore e non certo l'intenzione di aggredirla. Non sorride, ma neanche fa un'espressione ostile. Rimane semplicemente indifferente, poi torna a voltarsi e ricomincia a dare i volantini.
Di certo, nel suo sguardo non ho letto alcuna passione politica.
Sono tornato a voltarmi, e sono andato a prendere il treno.

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 13/05/2009 09:16 | link | fate pure commenti (10) |
ricordi, storie e storielle

venerdì, 08 maggio 2009
.: Ladri e maghi :.

Dell'apologia dei criminali, e di come far risparmiare soldi allo Stato, abbiamo già parlato in passato. Fatto sta che:
Chi ruba poco va in galera
Chi ruba molto fa carriera
E questo è un dato incontrovertibile.
 
Stamattina un tipo mi ha detto: "C'è una notizia buona ed una cattiva, quale vuoi sapere prima?", ed io ho risposto: "Ma perchè non posso rimanere nell'ignoranza, che mi fa più piacere, ed è la cosa per me più indicata?"
Passando a cose meno stupide, pare che anche i trafficanti di droga adesso, prima di trafficare, chiedano ai maghi, ai veggenti ed ai cartomanti se è il caso di trasportare sostanze, o se verrebbero catturati, e per fare questo vanno dal veggenti (se no un veggente non sarebbe preveggente), e si affidano ai fattucchieri per chiedere la protezione dei loro traffici. Non male, con buona pace per la razionalità e per chi non regge le superstizioni. In effetti dovrei segnalare la cosa ai disadattati, che anche ieri mi hanno fatto riflettere con qualche utile spunto, ma secondo me lo sanno già.
Il fine settimana sarà un po' una battaglia, visto che mi aspettano una notte e mezzo in bianco, ma resisterò :)

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 08/05/2009 09:06 | link | fate pure commenti (1) |
storie e storielle

mercoledì, 06 maggio 2009
.: Quando il cittadino si incazza per l'infrazione :.

Ohhh c'è il sole! Vuoi vedere che quasi quasi la primavera è arrivata davvero?
Non ci sono alberi, poichè sono in pieno centro, circondato da palazzi, eppure c'è polline che svolazza, e non capisco da dove viene. Ma non è questa la cosa che volevo raccontare. Allora...
 
Ore 13.30, città di Milano, zona viale Brianza, non dico a che altezza per motivi di privacy dei personaggi. Sono in un bar-tavola calda, ho appena consumato qualcosa per pranzo, e sono alla cassa a pagare. Il cassiere, un tipo sulla sessantina abbastanza simpatico, mi fa il conto, ma mentre sto pagando lui all'improvviso guarda fuori dal locale. Volto anche io lo sguardo, istintivamente, per capire la ragione di tanta attenzione. Giusto davanti al locale, ha appena parcheggiato un'auto dei carabinieri, che si è posizionata esattamente sopra le strisce pedonali, nè un centimetro prima nè un centimetro dopo. Il cassiere inizia subito a borbottare.
Cassiere: "Ma guarda un po' questi! Che modo di parcheggiare!"
Io: "Beh, che ci vuole fare..."
Cassiere: "'Sti stronzi..."
Io: "Dovrebbero dare il buon esempio..."
Cassiere: "Manco il rispetto per i pedoni..."
Vorrei aggiungere: "Poi se parcheggi così tu... ti multano subito", ma mi astengo dal farlo, perchè intanto i due carabinieri sono entrati nel locale, e si mettono in fila alla cassa, giusto dietro di me, per cui taccio. Taccio io, ma...
Cassiere: "Ehi voi due! Ma vi pare questo il modo di parcheggiare???"
Carabiniere 1: "Scusi, dice a noi?"
Cassiere: "Perchè? Vedi altre auto sulle strisce? Insomma! Si parcheggia così?"
Carabiniere 1: "Ma... beh... non c'è altro posto per parcheggiare, ed è giusto un attimo, il tempo di un caffè..."
Cassiere: "E' sopra le strisce!!! La gente deve attraversare!! Così non può attraversare!"
Carabiniere 2: "Ma è solo un attimo...!"
Cassiere: "Attimo o non attimo, è maleducazione! Così non si fa! E allora io non vi do nessun caffè. Chiaro?"
Carabiniere 1 (rivolto al Carabiniere 2): "Dai su, sposta la macchina, chiudiamola qui 'sta cosa".
 
Cronaca dall'Interno
 
Viola cresce, impara tante cose, osserva, e quando torno a casa mi guarda e sorride. Il che mi riempie di gioia. Poi passa le ore ad osservare il soffitto, a studiarne ogni minimo particolare. Cosa ci trova, nel soffitto, non lo so, ma non importa: se le piace, che se lo studi centimetro per centimetro.
Il treno, la mattina, sembra un carro bestiame. La sera pure, tanto per cambiare.
Forse la novità più interessante, tra le varie che ho beccato in giro, è questa della SIAE che "apre alla diffusione gratuita delle opere su Internet", lasciando la scelta agli autori. Vedremo se gli autori sono pronti e se useranno questa opzione... Chi lo sa.
Il resto, soprattutto quello politico, è fuffa, tanto per cambiare. Non è un problema, visto che ultimamente non me ne sto interessando molto, e mi sto dedicando molto di più a questioni scientifiche e tecnologiche, che poi è la cosa che nella vita mi riesce meglio.

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 06/05/2009 14:23 | link | fate pure commenti (9) |
milano, storie e storielle

giovedì, 09 aprile 2009
.: Storiella surreale :.

A buon intenditor, poche parole...
 
Drin, driiin, driiiiiiiiin
"Pronto?"
Voce Uno: "Scusi, è la banca XXXXX?"
Voce Due: "Sì, mi dica".
Voce Uno: "Senta avrei bisogno di un'informazione sui mutui."
Voce Due: "Sono la persona addetta ai mutui, mi dica..."
Voce Uno: "Se non pago più le rate del mutuo della casa che ho comprato, che succede?"
Voce Due: "Beh, guardi.. i mutui sono tutti di tipo ipotecario, o comunque soggetti ad una rivalsa da parte della banca in caso di insolvenza... sa com'è..."
Voce Uno: "Quindi se non pago più le rate, che succede?"
Voce Due: "Guardi succede che la banca si prende la casa e se la vende... quindi le conviene pagare, perchè se no la banca si prende la casa!"
Voce Uno: "No guardi, il problema è propio questo..."
Voce Due: "Non vuole perdere la casa, immagino..."
Voce Uno: "No, no.. mi lasci spiegare. Io sono abruzzese, la casa è alla periferia dell'Aquila, e con il terremoto è venuta giù completamente!! Io sto nella tenda con mia moglie ed i miei due figli... Ora, dico io, se non pago le rate del mutuo, e immaginando che la banca per rivalersi non si prende certo un cumulo di macerie... cosa vi prendete? L'auto, i vestiti, le mutande? Come mi riducete?"
Voce Due: "Ahhhhhh! Ora ho capito! Beh guardi non deve proprio preoccuparsi, non paghi più le rate!"
Voce Uno: "Ma se non pago le rate, questo mutuo come si estingue? Non è che poi vi prendete tutto quello che mi è rimasto?"
Voce Due: "Ma nooo! Guardi che abbiamo un meccanismo anche semplice, per cui lei non paga proprio niente."
Voce Uno: "Come?? Scusi.. ma poi la banca perde i soldi?"
Voce Due: "Ovvio che no! Ma non li paga certo lei! Per tutti i terremoti passati si è sempre attivato un accordo con lo Stato, per cui lo Stato stesso paga."
Voce Uno: "Come?? Lo Stato paga?? Scusi ma sapendo come va la cosa pubblica... è poco credibile..."
Voce Due: "No, no! Mi creda! E' stato sempre così, e lo sarà anche stavolta!"
Voce Uno: "E lo Stato i soldi da dove li prende?"
Voce Due: "Di solito si attiva un accordo per cui lo Stato paga questi soldi alle banche prendendo i fondi per la ricostruzione."
Voce Uno: "Come?? Ma siamo ammattiti? Ma quei soldi, che sono pubblici, non servirebbero per ricostruire? Se si usano per rimborsare le banche... poi come si riscostruisce?"
Voce Due (divertita): "Ehhhh! Ricostruire! Che parolone! A valle del magna magna prima della politica nazionale e poi di quella locale e della mafia, se per caso avanza qualche spicciolo, allora si costruisce qualcosa, ma dopo che i soldi li abbiamo presi noi. Ricordi, sempre prima noi!"
Voce Uno: "Ma è un assurdità!! Così non si ricostruisce niente!"
Voce Due: "Eh, ma se si usassero i soldi per ricostruire... qua qualcuno ci andrebbe a perdere..."
Voce Uno: "Ma scusi, San Giuliano di Puglia?"
Voce Due: "Beh lì dopo aver rimborsato le banche sono rimasti un po' di soldi con cui hanno costruito una strada ed una variante stradale..."
Voce Uno: "E la scuola...? Le case?"
Voce Due: "Ah ma quelle poche che sono state costruite... hanno usato fondi e sottoscrizioni di solidarietà, mica i soldi della ricostruzione... Le ripeto: se si ricostruisse con i soldi della ricostruzione, qualcuno ci andrebbe a perdere, e non è giusto..."
Voce Uno: "Beh, se permette con il terremoto tutti ci siamo andati a perdere."
Voce Due: "Le banche no. Non si può."
Voce Uno: "E se lo Stato, come successo in altri luoghi... mi assegnasse dei soldi come rimborso dei danni subiti?"
Voce Due: "Beh sono sempre gli stessi soldi, sempre quelli della ricostruzione... che come le ho spiegato sono nostri. In tal caso le arriva l'ingiunzione della banca, che li vorrà per l'estinzione del mutuo.. quindi sempre da noi arrivano."
Voce Uno: "E anche in questo caso... non ricostruisce niente..."
Voce Due: "Ma quale ricostruzione... su su, con questi paroloni...!"
Voce Uno: "Va bene, ho capito. Arrivederci e grazie".
Click!
 
Niente paura, è una storia di pura invenzione. O no?

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 09/04/2009 00:46 | link | fate pure commenti (10) |
storie e storielle, provocazioni, madeinitaly

sabato, 27 dicembre 2008
.: Nettuno :.

Su un qualunque atlante di Astronomia si legge:
 
Il pianeta Nettuno è l'unico gigante gassoso del sistema solare non visibile da Terra senza l'ausilio di un telescopio; la sua magnitudine media, pari a 7,8, corrisponde a circa un quinto di quella che caratterizza le stelle più fioche visibili ad occhio nudo.
 
In realtà, non è che occorra chissà quale grande telescopio per fare l'osservazione. Nella pratica, può bastare un binocolo per avvistare Nettuno.
Certo, con un binocolo si vedrà appena un puntino luminoso, e non si potrà apprezzare quella colorazione blu che lo caratterizza, ma almeno il puntino luminoso si vede, mentre a occhio nudo non si vede per niente.
Ma oggi è 27 dicembre, quindi... è tempo di fare un salto indietro nel tempo....
 
Era la notte del 27 dicembre 1612, appena appena 396 anni fa, e quella notte, si racconta, il cielo sopra Firenze era straordinariamente chiaro.
Non nel senso che fosse illuminato, ma nel senso che non c'era neanche una nuvola.
Oltre questo, c'è da considerare che nel 1612 non c'era illuminazione pubblica, quindi Firenze non era illuminata, e l'atmosfera era molto più trasparente di quella attuale, non essendoci alcuna forma di inquinamento industriale. Il mondo era più pulito, ed anche il cielo lo era, caratterizzato da un buio che oggi vediamo solo durante una traversata marittima notturna, lontani dalle coste illuminate.
Ma torniamo a Firenze, e focalizziamoci su una stradina che si trova alle spalle di Palazzo Pitti, non lontano dalla sponda sud dell'Arno e dai Giardini di Boboli. Una stradina in pendenza che si chiamava, e si chiama ancora oggi, Costa San Giorgio:
 


Visualizzazione ingrandita della mappa
 

In quella strada, lungo la salita, al numero 19 nero, che c'è ancora oggi, visibilissimo ai turisti che vi passano, viveva un uomo, che all'epoca aveva 48 anni. Non era un uomo ricco, anzi: passerà tutta la vita alla ricerca di uno stipendio che sia fonte di sostentamento, ma nonostante una vita di stenti senza ricchezze, godeva già da un paio di anni di una fama che aveva non solo varcato le soglie del Granducato di Toscana, aveva lavorato infatti per anni a Padova, ma che era arrivata fino a Roma, al Papa, e a Nord aveva superato le Alpi, giungendo fino alla lontanissima Olanda che a quei tempi, senza aerei e senza treni, era ancora più lontana di ora.
Quell'uomo, che durante la notte buia fiorentina era andato a sedersi accanto alla finestra armato solo di un cannocchiale piuttosto primitivo, era il Matematico Primario dello Studio di Pisa e Filosofo Granducale di Toscana. Era il professor Galileo Galilei.
Il professor Galilei voleva sfruttare la notte per fare delle altre osservazioni (erano due anni ormai che ne faceva), di Giove e dei suoi satelliti. Puntò il cannocchiale, con accanto il suo blocco di fogli di carta e la matita. Già perchè all'epoca non esisteva la fotografia, e quindi ogni cosa che si osservava non poteva essere fotografata, andava quindi subito disegnata, a mano.
Il professore stava con l'occhio nell'oculare del cannocchiale, e ogni tanto disegnava sul foglio le posizioni degli astri. Annotando per anni le loro posizioni relative nel cielo, contava di arrivare a poter calcolare le loro orbite, una cosa che non era riuscita mai a nessun uomo sulla Terra, e questo calcolo delle orbite, avrebbe dimostrato numericamente, una volta per tutte, la validità del sistema orbitale ipotizzata da Nicolò Copernico, ed avrebbe mandato in pensione per sempre il vecchio e macchinoso sistema di Tolomeo.
Verso le due del mattino, stando a quanto raccontano i suoi appunti scritti frettolosamente, da dietro la sagoma di Giove apparve un piccolo puntino luminoso.
"Oh, Giove mi stava eclissando una stella!", disse tra se il professore, e subito fece un nuovo disegno, posizionando la nuova stellina accanto a Giove. Poi guardà i disegni dei giorni precedenti, e notò che la stellina non c'era.
"Oh! Come mai non c'era?"
(I fisici hanno sempre la brutta abitudine di chiedersi il perchè delle cose che succedono).
"I casi sono tre: o non l'ho vista, o era nascosta da Giove, o non era lì, ma era in un'altra posizione."
Guardò di nuovo la stellina, attraverso il cannocchiale, era un piccolo puntino luminoso, fisso. Certo, era debole, troppo debole per essere vista ad occhio, ma con il cannocchiale si vedeva benissimo.
"No no, non può essere che non l'ho vista... Adesso facciamo così, la riguardo nei giorni a venire. Se è sempre lì, vuol dire che è una stella, che non vedevo perchè era eclissata da Giove, se invece si sposta, allora vuol dire che è un nuovo pianeta..."
 
Il professore guardò la stellina il giorno dopo, e quello dopo ancora, e poi ancora. La guardò tutte le notti senza nubi, sempre alla stessa ora, annotandone ogni giorno la posizione. Ma la posizione era sempre la stessa, tutti i giorni.
"E' una stella fissa", pensò mesi dopo, "non si sposta sulla sfera celeste, non può essere un pianeta. Bene, abbiamo scoperto una nuova stella..."
 
Certo, il professor Galilei era stato sfortunato, in quell'occasione: era un momento, lungo l'orbita, in cui il moto apparente di quel puntino luminoso era lentissimo, talmente lento da far notare al cannocchiale un movimento solo nell'arco di molti mesi, quasi un anno. Ma questo Galilei non poteva saperlo, e classificò come stella quel puntino. Ma ciò non toglie che quella notte del 27 dicembre 1612... lui sia stato il primo essere umano a vedere Nettuno.
 
La storia della scoperta di Nettuno, quella vera, in cui sarà correttamente classificato come pianeta del Sistema Solare, avverrà solo poco più di due secoli dopo, ed è una storia bella e interessante, trattandosi della scoperta più importante della Meccanica Celeste, ma è comunque un'altra storia, che forse prima o poi racconterò. Altrimenti, c'è sempre google ;)

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 27/12/2008 09:45 | link | fate pure commenti (7) |
firenze, scienza, storie e storielle

giovedì, 18 dicembre 2008
.: 18 dicembre (1912): l'uomo di Piltdown :.

(trascrizione di un pezzo di servizio giornalistico dell'epoca)
Londra - 18 dicembre 1912.
Al congresso della Geological Society, in corso qui a Londra, l'antropologo Charles Dawson ha reso noto, nel suo intervento, una scoperta che potrebbe cambiare la storia dell'origine dell'Uomo sulla Terra. Infatti, Dawson documenta la scoperta di un teschio, un cui frammento gli è stato dato da un operaio impiegato allo scavo di ghiaia presso la miniera di Piltdown.
Secondo Dawson, gli operai del sito avevano scoperto il teschio poco prima della sua visita e l'avevano fatto a pezzi. Rivisitando il sito durante diverse occasioni, Dawson riferisce di aver trovato frammenti del teschio e di averli consegnati a Sir Arthur Smith Woodward, custode del reparto geologico al British Museum. Fortemente interessato dai ritrovamenti, Woodward ha accompagnato Dawson al sito, dove, tra Giugno e Settembre del 1912, hanno ritrovato insieme più frammenti del teschio e metà della mascella.
I partecipanti al congresso, sono ora in trepidante attesa dell'intervento dello stesso Sir Arthur Smith Woodward, previsto tra circa 30 minuti.
(linea alla pubblicità).
 
(dal giornale della sera)
Durante il pomeriggio, Sir Arthur Smith Woodward ha annunciato che una ricostruzione dei frammenti è stato già preparato, e indica che il cranio è simile a quello dell'uomo moderno, eccetto per l'occipite (la parte del cranio che poggia sulla colonna spinale) e per le dimensioni del cervello, che erano circa due-terzi di quello dell'uomo moderno. Egli poi ha proseguito indicando che, salvo per la presenza di due molari uguali a quelli umani, la mascella trovata era indistinguibile da quella di un moderno, giovane scimpanzé. Basandosi sulla ricostruzione del cranio fatta dal British Museum, Woodward propone che l'Uomo di Piltdown rappresenta un anello mancante evolutivo tra la scimmia e l'uomo, poiché presenta la combinazione di un cranio uguale a quello umano con una mandibola uguale a quella di una scimmia.
Londra. 1913 Il professor Franz Weidenreich, tedesco di nascita, ma da tempo impegnato al Royal College of Surgeons, era un'anatomista. Anzi, era considerato il miglior anatomista dell'epoca. Ora era nel laboratorio, assieme al suo assistente, e guardava il modello di teschio ottenuto con i frammenti trovati da Dawson e ricostruiti da Woodward, e scuoteva il capo: perchè era un altro modello.
Assistente: "Non ci siamo, vero professore?"
Weidenreich: "No non ci siamo. Mi sa che devo mettere in discussione la ricostruzione di Woodward."
Assistente: "Eppure, le copie dei frammenti... sono uguali a quelle che ha usato Woodward..."
Weidenreich: "Sì, ma... vedi? E' come un puzzle..."
Assitente: "Sì va bene ma... per un puzzle, tutti i pezzi combaciano solo in un modo..."
Weidenreich: "Purtroppo, non è il nostro caso. Vedi? Anche se questi frammenti hanno tutti forme diverse, permutandoli... ottieni che ci sono due diverse possibilità di farli combaciare alla perfezione. Sì lo so, c'è una probabilità su un miliardo, che questo avvenga.. ma intanto è proprio il caso nostro! E se usiamo questa seconda possibilità di farli combaciare tutti... viene un modello di teschio diversissimo!"
Assistente: "E se invece loro avessero montato bene i pezzi, e noi invece no?"
Weidenreich: "Non c'è modo di saperlo...!"
Assistente: "Ma qualcosa si ottiene..."
Weidenreich: "Certo! Solo che se questo teschio va montanto nel modo che abbiamo usato noi... succede che dimensioni del cervello e in altre fattezze rassomiglia all'uomo moderno molto di più di quello di Woodward e Dawson... E' semplicemente un uomo piuttosto primitivo, non l'anello di congiunzione tra uomo e scimmia!"
Assistente: "E quindi?"
Weidenreich: "Lo studierò ancora, dovessi metterci dieci anni...
 
Nel 1915, Dawson affermò di aver trovato frammenti di un secondo cranio (Piltdown II) ad un sito a circa due miglia di distanza dai ritrovamenti originali. Da quello che si sa il sito non è mai stato identificato e i ritrovamenti sembrano essere completamente non documentati. Woodward sembra non aver mai visitato il sito.
 
Studio del professor Weidenreich. 1923 Weidenreich: "Sono passati 10 anni dal ritrovamento, e in 10 anni questo teschio me lo sono studiato da cima a fondo!"
Assistente: "E...?"
Weidenreich: "E confrontandolo con altri reperti... accidenti è complicato!"
Assistente: "Proviamo a tirare le somme, prof.? O ce ne andiamo tutti a cagare?"
Weidenreich: "Allora, se vogliamo fare un rapporto corretto, questi resti consistono di un cranio umano moderno e di una cosa che sembra una mascella di orangutan."
Assistente: "Perchè una cosa che sembra?"
Weidenreich: "Perchè la forma è identica! Ma l'orangutan ha i denti molto più aguzzi!"
Assistente: "Quindi... diciamo una mascella di orangutan con i denti limati?"
Weidenreich: "Come hai detto???"
Assitente: "Una mascella di orangutan con i denti limati!"
Weidenreich: "Oh porc#@ mi hai fatto venire un'idea!!"
 
Londra, 1923 (da un giornale dell'epoca)
Scandaloso. Questo è il termine usato dal direttore del British Museum, dopo la lettera inviata al Royal Collage dal noto professor Weidenreich. Nella lettera, il professore ha dichiarato che il teschio dell'uomo di Piltdown sarebbe un falso. Un falso ottenuto giustapponendo un teschio umano ed una mandibola di orangutan al quale sono stati limati i denti e lacerati i canini con estrema precisione.
Lo scandalo non ha travolto il British Museum, da dove gli antropologi fanno notare che anche i denti superiori sono quelli di un orangutan, ma sono attaccati al teschio, e non alla mandibola. Dal Ministero delle Scienze e della Cultura si fa sapere che saranno presi forti provvedimenti disciplinari contro il professor Weidenreich, artefice di una serie di insulti e di accuse di falso nei confronti di una grande scoperta per l'intera umanità.
 
Pochi mesi dopo, Weidenreich fu dapprima licenziato, poi espulso dalla Gran Bretagna. Non tornò in Germania, e di lui si persero le tracce.
Poi arrivarono gli anni '30.  
Piltdown, 23 luglio 1938
Sir Arthur Keith ha inaugurato oggi un monumento per segnare il sito dove l'Uomo di Piltdown fu trovato da Charles Dawson. Sir Arthur ha finito il suo discorso, dicendo:
"Dove l'uomo sia interessato alla sua lunga storia passata, alle vicissitudini che i nostri precursori attraversarono, e ai diversi destini cui andarono incontro, il nome di Charles Dawson è certamente da ricordare. Facciamo bene a collegare il suo nome a questo pittoresco angolo di Sussex – il luogo del suo ritrovamento. Io oggi ho l'onore di svelare questo monolite dedicato alla sua memoria."
L'iscrizione sul cippo sepolcrale recita:
Qui nel vecchio fiume di ghiaia Mr Charles Dawson, FSA trovò il cranio fossile dell'Uomo di Piltdown, 1912-1913. La scoperta fu descritta da Mr Charles Dawson e Sir Arthur Smith Woodward sul Quarterly Journal della Geological Society 1913-15.
Il pub lì vicino è stato chiamato The Piltdown Man in onore allo stesso.
 
Poi scoppiò la guerra, poi successe quel che successe, gli anni '40, e tutto il resto. La scoperta era oramai passata alla storia, quando....
 
Oxford University, 1953 In una grande sala, piena di antropologi, archeologi e giornalisti, sta parlando Joseph Weiner, un giovane professore di antropologia alla Oxford University.
Weiner: "Sono stato a Piltdown, ho raccolto meticolosamente le prove, ho intervistato coloro che erano vivi all'epoca, ho rivisto la miniera di ghiaia. Così ora, 41 anni dopo, posso presentare l'argomento dell'Uomo di Piltdown in modo ben argomentato." Antropologo in platea: "Vuole dire che ha trovato come mai non si adatta ai sentieri evolutivi scientifici?"
Weiner: "Esatto."
Giornalista in platea: "Quindi ora... si adatta tutto, ed è chiaro come si sia evoluto l'anello mancante?"
Weiner: "Diciamo di sì..."
Archeologo in platea: "Professore, ci illumini."b Weiner: "Subito. Allora..."
Attimo di trepidazione in platea.
Weiner: "L'Uomo di Piltdown è un falso."
La platea è a bocca aperta.
Weiner: "Si tratta di un intelligente inganno di una o più persone indubbiamente esperte della materia. Infatti, a svelare il trucco non è un loro errora, ma solo le le incongruenze tra Piltdown ed i fatti accertati dell'evoluzione che. Ma veniamo al nostro Uomo di Piltdown. Si tratta di un falso composito, metà scimmia e metà uomo. Consiste di un teschio umano di età medioevale, di una mandibola vecchia di 500 anni di un orangutan del Sarawak e di denti fossili di uno scimpanzé.
L'aspetto invecchiato è stato prodotto macchiando le ossa con una soluzione di ferro e con acido cromico. L'esame microscopico ha rivelato le tracce della lima, da cui si deduce che qualcuno aveva limato i denti sino a dar loro una forma più adatta a quella che era la dieta umana.
Il problema principale nell'accettare le prove fabbricate, è che la mandibola animale con i suoi denti canini (lacerati con precisione) sono stati adattati al teschio umano dove i denti sono stati modificati da un milione di anni d'alimentazione differente, sino a ricoprire con uno strato uniforme i denti molari. Le mascelle umane sono capaci di un considerevole movimento "da lato a lato" (come si vede negli erbivori ruminanti) che necessita di una differente sorta di giuntura della mascella.
Per il falsario, l'area dove la mascella si univa al cranio aveva presentato problemi superati con il semplice stratagemma di spezzare i terminali della mascella. I denti canini nella stessa erano poi stati limati per farli corrispondere. Molti anni fa, il professor Franz Weidenreich aveva osservato che la cuspide di uno dei molari aveva un angolo molto diverso da quello dell'altro dente. Fu preso per pazzo e allontanato dalla comunità scientifica. Un esame più accurato che ho condotto al microscopio rivela le tracce di fresatura, e da questo si evince che la fresatura aveva avuto lo scopo di alterare la forma dei denti, che nella scimmia è molto diversa da quella dei denti umani.
La platea rimase sbigottita.
 
La sera, il professor Weiner era a casa, nel suo studio.
Stava seduto e pensava: "Il colpo di genio del falsario è stato quello di aver offerto ad alcuni degli esperti, come Dawson e quell'altro, esattamente quello che volevano: una prova convincente che l'evoluzione umana era guidata dal cervello. A quell'epoca, un terreno di vivace disputa fra gli antropologi era infatti se si fosse prima evoluto il cervello umano, determinando le caratteristiche al contorno, o se lo sviluppo del cervello umano fosse stato effetto e non causa di altre trasformazioni fisiche. Poi ovviamente..."
Fu interrotto dal bussare alla porta.
Weiner: "Avanti!"
Entro la cameriera.
Weiner: "Sì?"
Cameriera: "Professore, è arrivato questo telegramma.
Weiner: "Grazie.
Senza attendere che la cameriera uscisse, Weiner aprì il telegramma e lo lesse d'un fiato.
 
La ringrazio per avermi finalmente riabilitato la faccia e il culo, però accidenti, andate un po' a cagare: ci avete messo 30 anni per capire che non dicevo stronzate!
Firmato Franz Weidenreich
P.S.: Io non ce l'avevo il microscopio all'epoca, eppure lo dicevo che era un falso!

Logorrea partorita da: alex321 alle ore 18/12/2008 11:10 | link | fate pure commenti (3) |
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