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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato prima nella Capitale d'Italia, poi tra le Prealpi Lombarde.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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A 97 anni è morta nella sua casetta di Muxia, in Galizia, la Signora
Maria Amalia Lopez, quella che in Spagna era nota come la
abuela bloguera, la nonna di tutti i blogger. Infatti,
la signora aveva iniziato a scrivere un blog all'età di 95 anni, su consiglio
di un nipote che la voleva aiutare a superare un momento di morale basso, dopo
la morte di alcune sue amiche. E la signora Maria Amalia aveva raccolto la
sfida! L'aveva raccolta, e a mio parere stravinta, iniziando a
scrivere il blog A mis 95
anos (i miei 95 anni). Il suo blog è stato un successo immediato, e la nonna,
con il passare delle settimane è diventata - per sua stessa ammissione - sia
una blog-dipendente (ma a quell'età ce lo si può permettere...) sia un'entusiasta,
infatti in un suo post raccontava: "Il blog mi è stato regalato per i miei 95
anni da mio nipote. Ci siamo subito messi al lavoro, e dopo pochi minuti c'era
gente che mi rispondeva. Ero stupefatta. Non l'avrei mai creduto".
Sul blog parlava di tutto. Raccontava episodi del suo secolo di vita, la
grande guerra 1915-18, l'infanzia a Muxia, la vita sotto il regime di
Franco, ma parlava anche di politica estera, delle cose della Spagna e del
mondo.
"Quando sono su internet mi dimentico delle mie malattie", ha raccontato
in un altro post, "mi fa bene, mi fa comunicare con la gente, sveglia il
cervello, dà grande forza."
Alle 6 di mattina del 20 maggio scorso, Nonna Maria Amalia ci ha lasciati,
lasciando però la password del blog al nipote, il quale ha scritto
nell'ultimo post: "Questo blog finisce qui. Dove sta ora la nonna, leggerà
tutti i commenti, non se ne perderà neanche uno. Riderà di alcuni, imparerà
cose nuove con altri, si arrabbierà con le malelingue, ma continuerà ad
essere felice di leggere tutti."
Ci mancherà, Nonna Maria Amalia, e la salutiamo con affetto.
Però, per quanto riguarda lo splendido discorso dei blog tenuti da
anziani, che personalmente leggo spesso e con molto interesse, vorrei
far notare che noi qui in Italia abbiamo la meravigliosa
Nonna
Nedda, che con i suoi 88 anni continua a regalarci quotidianamente
tanta saggezza, dolcezza, attenzione, e la preziosa meraviglia della
memoria di una vita vissuta. Infatti consiglio a tutti di leggerla :)
Ed a lei (ma a tutti i blogger over 80 che ci sono, e vi garantisco
che ce ne sono), auguro una lunga vita: ci servite, ci serve la vostra
chiave di lettura delle cose che accadono sotto i nostri occhi.
Di questo geniale uomo dell'800 si sa poco, anche se il suo nome
dovrebbe essere
indissolubilmente legato a quello dei metodi di comunicazione, grazie
alle sue
brillanti intuizioni. Dico dovrebbe perchè il suo nome è
profondamente legato
alla realizzazione del primo strumento di comunicazione a distanza in
tempo reale,
il telegrafo, ed alla codifica dei caratteri su linea telegrafica, il
primo
charset della storia. Ma queste invenzioni, e relative
attuazioni, per una
paradossale sequenza di motivi storici vengono attribuite sempre a
Samuel Morse,
la cui fama finisce con l'oscurare quella di Alfred Vail. Ma
vediamo come è andata.
Morse iniziò a interessarsi di telegrafia nel 1832 e nel 1835 aveva già
progettato
un primitivo sistema di relè. Il sistema fu gradualmente migliorato e
presentato pubblicamente
nel 1837 (anno in cui depositò il brevetto del telegrafo), infine
brevettato nel 1840.
Sebbene Morse fosse l'inventore del telegrafo, poichè non
eccelleva affatto in perizia
tecnica, chiese la collaborazione di Alfred Vail.
Vail sviluppò un sistema nel quale ogni lettera o simbolo veniva inviata
singolarmente usando
una combinazione di punti, linee e pause. I due convennero che fosse
proprio il metodo di Vail
il più adatto ad essere inserito nel brevetto che Morse si accingeva a
richiedere. Fu proprio
questo sistema, conosciuto come codice Morse, che fu usato per
trasmettere il primo messaggio
telegrafico. Ma il codice Morse non l'ha inventato Morse, è opera di
Alfred Vail. E fu un successo:
considerato da subito lo standard per la codifica delle informazioni, il
codice Morse ebbe un così
ampio e incontrastato successo che nessun altro sistema alternativo
riuscì a soppiantarlo, tanto
da rimanere lo standard internazionale per le comunicazioni marittime
fino al 1999.
Ed in questi giorni cade anche un anniversario particolare: proprio il
24 maggio 1844, 165
anni fa, subito dopo la costruzione della prima linea telegrafica
del mondo, che
univa Baltimora a Washington, fu inviato il primo messaggio
telegrafico della storia.
Diceva semplicemente: "What hath God wrought!" (E' un versetto della
Bibbia: Numeri 23,23),
e cioè "Cosa ha fatto Dio!".
Era iniziata l'era della comunicazione digitale.
Già, perchè di comunicazione codificata si tratta. Certo, si tratta
certamente di una forma
abbozzata di comunicazione digitale: a differenza dei moderni codici
binari che usano solo due stati,
il codice Morse (che sarebbe più opportuno chiamare codice Vail)
ne usa cinque: punto, linea,
intervallo breve (tra ogni lettera), intervallo medio (tra parole) e
intervallo lungo (tra frasi).
Purtroppo, Vail ci ha lasciato presto, essendo morto a Morristown il 18
gennaio 1859, ad
appena 51 anni. Un peccato, poichè aveva per la testa altre
intuizioni, tra cui anche
un modo per registrare le comunicazioni.
Ma questo genio dell'epoca romantica rimane nel grigio della storia,
perchè, come racconta
William Baxter, assistente di Alfred Vail:
"Alfred era particolarmente modesto e senza pretese, mentre il professor
Morse era molto
portato ad insistere sulla superiorità dei suoi progetti e metodi,
solamente perché erano i
suoi. Dato che lo seguivamo col rispetto dovuto ad un professore, fummo
all'inizio piuttosto
inclini a sottometterci alle sue affermazioni."
Non è un problema, poichè Vail non voleva essere ricordato. A lui
importava che la
sua idea, la sua invenzione, funzionasse davvero e basta :)
Pertanto, possiamo continuare a chiamare "Alfabeto Morse" il metodo di
codifica delle
informazioni per via telegrafica, basta che poi in un angolo di mente
ricordiamo che
dentro quell'invenzione c'è il lavoro, il sudore, le notti insonni ed i
lampi di genio
del timido Alfred Vail.
Per una biografia:
Infodomus.it.
Stazione ferroviaria. Arrivo trafelato. All'ingresso c'è una ragazza che
distribuisce volantini. Le passo accanto e lei mi porge un volantino.
Poverina, che brutto lavoro, pagato pochissimo per stare ore ad annoiarsi
all'impiedi a dare volantini a gente distratta e che a stento percepisce
la tua presenza.
Do uno sguardo svogliato al volantino, e noto che è un volantino di
propaganda di un noto partito politico che, per le proprie campagne
elettorali, mette sempre al primo posto non i bisogni reali della
gente e della società, ma il tema
demagogico della guerra agli immigrati, del rifiuto
del diverso (diverso da chi, poi? Da una razza che non c'è.), della
marginalizzazione di chi è di colore diverso.
In altre occasioni, mi sarei limitato a cestinare l'ennesimo
volantino idiota, invece stavolta istintivamente mi fermo, avrò percorso
sì e no 5 metri, e mi volto. Perchè c'è una nota stonata. Mi è saltato
all'occhio un particolare troppo macroscopico per non essere notato.
La ragazza che distribuisce i volanti è di colore.
Sto per dirle: "Ma che cazzo stai facendo? Ti rendi conto di cosa
stai distribuendo?"
Tentenno un attimo, perchè penso che potrebbe rispondermi: "Guarda che
in quanto a soldi sono disperata, e se mi danno qualcosa da distribuire
non guardo cosa è".
O forse ho paura.
Paura che mi dica: "Sono un'attivista iscritta al partito. Qualcosa
da ridire?"
In questo attimo di titubanza, in cui sto fermo impalato con il volantino in mano, succedono due cose. La prima è che la
ragazza si accorge che mi sono fermato e che la guardo, e resta anche lei
titubante a guardarmi. La seconda è...
Un ricordo. Questo.
Città abbastanza grande del nord Italia, una mattina d'inverno, fredda
ma con il sole. C'è un gazebo sul marciapiede, uno di quelli usati dai
partiti politici per raccogliere firme o fare la solita demagogica
campagna elettorale. E' un gazebo tenuto dallo stesso partito del
volantino della ragazza alla stazione.
Ci passo accanto, e uno di loro mi da un foglio A4 fotocopiato con il
solito delirante comunicato. Il titolo è: "Proteggiamo la nostra
cultura, fuori gli arabi dall'Italia". Come se la cultura italiana, che
è molto forte, avesse bisogno di essere protetta (ma questa è un'altra
storia e potrebbe essere un altro post)... ma loro non lo sanno, perchè
per fare politica bisogna studiare, ma non hanno studiato, oppure non ci
sono ma ci fanno. Verrebbe voglia di chiedergli: "Ma allora perchè ogni
volta che arriva un saudita o un emiro, che sono arabi anche loro, gli
stendete voi per primi il tappeto rosso davanti e gli vendete di tutto:
banche, fabbriche, alberghi e squadre di calcio, tanto quello paga
con i contanti del petrolio?" Ma si sa, pecunia non olet, così
tiro dritto e vado a fare le mie commissioni.
Al ritorno, erano quasi le 13.00, loro stavano andando via, avevano
piegato le bandiere, messo via i volantini, ed essendosi fatta una
certa ora, gli doveva essere venuta fame e quindi stavano entrando
in un negozio dove si preparava da mangiare.
Così, passando di lì per caso, notai il segreto inconfessabile, quello
che non si può dichiarare nei salotti televisivi: quelli che avevano
appena finito di distribuire un volantino che diceva "via gli arabi",
erano andati a mangiare il panino con il kebab, e magari anche qualche
falafel.
Contraddizioni della globalizzazione? Chi lo sa, non mi interessa. E
tra l'altro non ho mai - neanche per un istante - biasimato quei quattro
ragazzi, anche se avevano distribuito volantini razzisti: hai fame, e
accanto c'è uno che fa il kebab? Allora vada per il kebab!
Intanto, la ragazza della stazione mi guarda con aria interrogativa. Non
si spaventa, perchè nota nel mio sguardo lo stupore e non certo l'intenzione
di aggredirla. Non sorride, ma neanche fa un'espressione ostile. Rimane
semplicemente indifferente, poi torna a voltarsi e ricomincia a dare
i volantini.
Di certo, nel suo sguardo non ho letto alcuna passione politica.
Sono tornato a voltarmi, e sono andato a prendere il treno.
Dell'apologia dei criminali, e di come far risparmiare soldi allo
Stato, abbiamo già parlato in passato. Fatto sta che:
Chi ruba poco va in galera
Chi ruba molto fa carriera
E questo è un dato incontrovertibile.
Stamattina un tipo mi ha detto: "C'è una notizia buona ed una cattiva, quale vuoi
sapere prima?", ed io ho risposto: "Ma perchè non posso rimanere nell'ignoranza, che
mi fa più piacere, ed è la cosa per me più indicata?"
Passando a cose meno stupide, pare che anche i trafficanti di droga
adesso, prima di trafficare, chiedano ai
maghi, ai veggenti ed ai cartomanti se è il caso di trasportare
sostanze, o se verrebbero catturati, e per fare questo vanno dal
veggenti (se no
un veggente non sarebbe preveggente), e si affidano ai fattucchieri per
chiedere la
protezione dei loro traffici. Non male, con buona pace per la
razionalità e per chi
non regge le superstizioni. In effetti dovrei segnalare la cosa ai disadattati, che anche ieri mi hanno fatto
riflettere con qualche utile spunto, ma
secondo me lo sanno già.
Il fine settimana sarà un po' una battaglia, visto che mi aspettano una
notte e mezzo in bianco, ma resisterò :)
Ohhh c'è il sole! Vuoi vedere che quasi quasi la primavera è arrivata davvero?
Non ci sono alberi, poichè sono in pieno centro, circondato da palazzi, eppure
c'è polline che svolazza, e non capisco da dove viene. Ma non è questa la cosa che volevo
raccontare. Allora...
Ore 13.30, città di Milano, zona viale Brianza, non dico a che altezza per motivi di
privacy dei personaggi. Sono in un bar-tavola calda, ho appena consumato qualcosa
per pranzo, e sono alla cassa a pagare. Il cassiere, un tipo sulla sessantina abbastanza
simpatico, mi fa il conto, ma mentre sto pagando lui all'improvviso guarda fuori
dal locale. Volto anche io lo sguardo, istintivamente, per capire la ragione di
tanta attenzione. Giusto davanti al locale, ha appena parcheggiato un'auto dei
carabinieri, che si è posizionata esattamente sopra le strisce pedonali,
nè un centimetro prima nè un centimetro dopo. Il cassiere inizia subito a
borbottare.
Cassiere: "Ma guarda un po' questi! Che modo di parcheggiare!"
Io: "Beh, che ci vuole fare..."
Cassiere: "'Sti stronzi..."
Io: "Dovrebbero dare il buon esempio..."
Cassiere: "Manco il rispetto per i pedoni..."
Vorrei aggiungere: "Poi se parcheggi così tu... ti multano subito", ma mi
astengo dal farlo, perchè intanto i due carabinieri sono entrati nel locale, e
si mettono in fila alla cassa, giusto dietro di me, per cui taccio. Taccio io, ma...
Cassiere: "Ehi voi due! Ma vi pare questo il modo di parcheggiare???"
Carabiniere 1: "Scusi, dice a noi?"
Cassiere: "Perchè? Vedi altre auto sulle strisce? Insomma! Si parcheggia così?"
Carabiniere 1: "Ma... beh... non c'è altro posto per parcheggiare, ed è giusto un
attimo, il tempo di un caffè..."
Cassiere: "E' sopra le strisce!!! La gente deve attraversare!! Così non può
attraversare!"
Carabiniere 2: "Ma è solo un attimo...!"
Cassiere: "Attimo o non attimo, è maleducazione! Così non si fa! E allora io
non vi do nessun caffè. Chiaro?"
Carabiniere 1 (rivolto al Carabiniere 2): "Dai su, sposta la macchina, chiudiamola
qui 'sta cosa".
Cronaca dall'Interno
Viola cresce, impara tante cose, osserva, e quando torno a casa mi guarda e sorride. Il che mi riempie di gioia. Poi passa le ore ad osservare il soffitto, a studiarne ogni minimo particolare. Cosa ci trova, nel soffitto, non lo so, ma non importa: se le piace, che se lo studi centimetro per centimetro.
Il treno, la mattina, sembra un carro bestiame. La sera pure, tanto per cambiare.
Forse la novità più interessante, tra le varie che ho beccato in giro, è questa
della SIAE che "apre alla diffusione gratuita delle opere su Internet", lasciando la
scelta agli autori. Vedremo se gli autori sono pronti e se useranno questa opzione... Chi lo sa.
Il resto, soprattutto quello politico, è fuffa, tanto per cambiare. Non è un problema, visto che ultimamente non me ne sto interessando molto, e mi sto dedicando molto di più a questioni scientifiche e tecnologiche, che poi è la cosa che nella vita mi riesce meglio.
A buon intenditor, poche parole...
Drin, driiin, driiiiiiiiin
"Pronto?"
Voce Uno: "Scusi, è la banca XXXXX?"
Voce Due: "Sì, mi dica".
Voce Uno: "Senta avrei bisogno di un'informazione sui mutui."
Voce Due: "Sono la persona addetta ai mutui, mi dica..."
Voce Uno: "Se non pago più le rate del mutuo della casa che ho
comprato, che succede?"
Voce Due: "Beh, guardi.. i mutui sono tutti di tipo ipotecario,
o comunque soggetti ad una rivalsa da parte della banca in
caso di insolvenza... sa com'è..."
Voce Uno: "Quindi se non pago più le rate, che succede?"
Voce Due: "Guardi succede che la banca si prende la casa e se
la vende... quindi le conviene pagare, perchè se no la banca
si prende la casa!"
Voce Uno: "No guardi, il problema è propio questo..."
Voce Due: "Non vuole perdere la casa, immagino..."
Voce Uno: "No, no.. mi lasci spiegare. Io sono abruzzese,
la casa è alla periferia dell'Aquila, e con il terremoto è
venuta giù completamente!! Io sto nella tenda con mia moglie
ed i miei due figli... Ora, dico io, se non pago le rate del
mutuo, e immaginando che la banca per rivalersi non si prende certo
un cumulo di macerie... cosa vi prendete? L'auto, i vestiti, le
mutande? Come mi riducete?"
Voce Due: "Ahhhhhh! Ora ho capito! Beh guardi non deve proprio
preoccuparsi, non paghi più le rate!"
Voce Uno: "Ma se non pago le rate, questo mutuo come si estingue?
Non è che poi vi prendete tutto quello che mi è rimasto?"
Voce Due: "Ma nooo! Guardi che abbiamo un meccanismo anche semplice,
per cui lei non paga proprio niente."
Voce Uno: "Come?? Scusi.. ma poi la banca perde i soldi?"
Voce Due: "Ovvio che no! Ma non li paga certo lei! Per tutti
i terremoti passati si è sempre attivato un accordo con lo
Stato, per cui lo Stato stesso paga."
Voce Uno: "Come?? Lo Stato paga?? Scusi ma sapendo come va
la cosa pubblica... è poco credibile..."
Voce Due: "No, no! Mi creda! E' stato sempre così, e lo sarà
anche stavolta!"
Voce Uno: "E lo Stato i soldi da dove li prende?"
Voce Due: "Di solito si attiva un accordo per cui lo Stato
paga questi soldi alle banche prendendo i fondi per la
ricostruzione."
Voce Uno: "Come?? Ma siamo ammattiti? Ma quei soldi, che sono
pubblici, non servirebbero per ricostruire? Se si usano
per rimborsare le banche... poi come si riscostruisce?"
Voce Due (divertita): "Ehhhh! Ricostruire! Che parolone! A valle del
magna magna prima della politica nazionale e poi di quella
locale e della mafia, se per
caso avanza qualche spicciolo, allora si costruisce qualcosa, ma
dopo che i soldi li abbiamo presi noi. Ricordi, sempre prima noi!"
Voce Uno: "Ma è un assurdità!! Così non si ricostruisce niente!"
Voce Due: "Eh, ma se si usassero i soldi per ricostruire... qua
qualcuno ci andrebbe a perdere..."
Voce Uno: "Ma scusi, San Giuliano di Puglia?"
Voce Due: "Beh lì dopo aver rimborsato le banche sono rimasti
un po' di soldi con cui hanno costruito una strada ed una
variante stradale..."
Voce Uno: "E la scuola...? Le case?"
Voce Due: "Ah ma quelle poche che sono state costruite... hanno
usato fondi e sottoscrizioni di solidarietà, mica i soldi della
ricostruzione... Le ripeto: se si ricostruisse con i soldi della
ricostruzione, qualcuno ci andrebbe a perdere, e non è giusto..."
Voce Uno: "Beh, se permette con il terremoto tutti ci siamo andati
a perdere."
Voce Due: "Le banche no. Non si può."
Voce Uno: "E se lo Stato, come successo in altri luoghi... mi
assegnasse dei soldi come rimborso dei danni subiti?"
Voce Due: "Beh sono sempre gli stessi soldi, sempre quelli della
ricostruzione... che come le ho spiegato sono nostri. In tal caso le arriva l'ingiunzione della banca,
che li vorrà per l'estinzione del mutuo.. quindi sempre da noi
arrivano."
Voce Uno: "E anche in questo caso... non ricostruisce niente..."
Voce Due: "Ma quale ricostruzione... su su, con questi paroloni...!"
Voce Uno: "Va bene, ho capito. Arrivederci e grazie".
Click!
Niente paura, è una storia di pura invenzione. O no?
Su un qualunque atlante di Astronomia si legge:
Il pianeta Nettuno è l'unico gigante gassoso del sistema solare
non visibile da Terra senza l'ausilio di un telescopio; la sua
magnitudine media, pari a 7,8, corrisponde a circa un quinto di quella
che caratterizza le stelle più fioche visibili ad occhio nudo.
In realtà, non è che occorra chissà quale grande telescopio per fare
l'osservazione. Nella pratica, può bastare un binocolo per avvistare Nettuno.
Certo, con un binocolo si vedrà appena un puntino luminoso, e non si potrà
apprezzare quella colorazione blu che lo caratterizza, ma almeno il puntino
luminoso si vede, mentre a occhio nudo non si vede per niente.
Ma oggi è 27 dicembre, quindi... è tempo di fare un salto indietro nel
tempo....
Era la notte del 27 dicembre 1612, appena appena 396 anni fa, e quella
notte, si racconta, il cielo sopra Firenze era straordinariamente chiaro.
Non nel senso che fosse illuminato, ma nel senso che non c'era neanche una
nuvola.
Oltre questo, c'è da considerare che nel 1612 non c'era illuminazione
pubblica, quindi Firenze non era illuminata, e l'atmosfera era
molto più trasparente di quella attuale, non essendoci alcuna forma
di inquinamento industriale. Il mondo era più pulito, ed anche il
cielo lo era, caratterizzato da un buio che oggi vediamo solo
durante una traversata marittima notturna, lontani dalle coste
illuminate.
Ma torniamo a Firenze, e focalizziamoci su una stradina che
si trova alle spalle di Palazzo Pitti, non lontano dalla sponda
sud dell'Arno e dai Giardini di Boboli. Una stradina in pendenza
che si chiamava, e si chiama ancora oggi, Costa San Giorgio:
Visualizzazione ingrandita della mappa
In quella strada, lungo la salita, al numero 19 nero, che c'è ancora
oggi, visibilissimo ai turisti che vi passano, viveva un uomo, che all'epoca
aveva 48 anni. Non era un uomo ricco, anzi: passerà tutta la vita alla ricerca
di uno stipendio che sia fonte di sostentamento, ma nonostante una vita di
stenti senza ricchezze, godeva già da un paio di anni di una fama che aveva
non solo varcato le soglie del Granducato di Toscana, aveva lavorato infatti
per anni a Padova, ma che era arrivata fino a Roma, al Papa, e a Nord aveva
superato le Alpi, giungendo fino alla lontanissima Olanda che a quei tempi,
senza aerei e senza treni, era ancora più lontana di ora.
Quell'uomo, che durante la notte buia fiorentina era andato a sedersi accanto
alla finestra armato solo di un cannocchiale piuttosto primitivo, era il
Matematico Primario dello Studio di Pisa e Filosofo Granducale di Toscana.
Era il professor Galileo Galilei.
Il professor Galilei voleva sfruttare la notte per fare delle altre osservazioni
(erano due anni ormai che ne faceva), di Giove e dei suoi satelliti. Puntò
il cannocchiale, con accanto il suo blocco di fogli di carta e la matita. Già
perchè all'epoca non esisteva la fotografia, e quindi ogni cosa che si osservava
non poteva essere fotografata, andava quindi subito disegnata, a mano.
Il professore stava con l'occhio nell'oculare del cannocchiale, e ogni tanto
disegnava sul foglio le posizioni degli astri. Annotando per anni le loro
posizioni relative nel cielo, contava di arrivare a poter calcolare le
loro orbite, una cosa che non era riuscita mai a nessun uomo sulla Terra,
e questo calcolo delle orbite, avrebbe dimostrato numericamente, una volta
per tutte, la validità del sistema orbitale ipotizzata da Nicolò
Copernico, ed avrebbe mandato in pensione per sempre il vecchio e macchinoso
sistema di Tolomeo.
Verso le due del mattino, stando a quanto raccontano i suoi appunti scritti
frettolosamente, da dietro la sagoma di Giove apparve un piccolo puntino
luminoso.
"Oh, Giove mi stava eclissando una stella!", disse tra se il professore, e subito
fece un nuovo disegno, posizionando la nuova stellina accanto a Giove. Poi guardà
i disegni dei giorni precedenti, e notò che la stellina non c'era.
"Oh! Come mai non c'era?"
(I fisici hanno sempre la brutta abitudine di chiedersi il perchè delle
cose che succedono).
"I casi sono tre: o non l'ho vista, o era nascosta da Giove, o non era lì,
ma era in un'altra posizione."
Guardò di nuovo la stellina, attraverso il cannocchiale, era un piccolo
puntino luminoso, fisso. Certo, era debole, troppo debole per essere
vista ad occhio, ma con il cannocchiale si vedeva benissimo.
"No no, non può essere che non l'ho vista... Adesso facciamo così,
la riguardo nei giorni a venire. Se è sempre lì, vuol dire che è una stella,
che non vedevo perchè era eclissata da Giove, se invece si sposta, allora
vuol dire che è un nuovo pianeta..."
Il professore guardò la stellina il giorno dopo, e quello dopo
ancora, e poi ancora. La guardò tutte le notti senza nubi, sempre
alla stessa ora, annotandone ogni giorno la posizione. Ma la posizione
era sempre la stessa, tutti i giorni.
"E' una stella fissa", pensò mesi dopo, "non si sposta sulla sfera celeste,
non può essere un pianeta. Bene, abbiamo scoperto una nuova stella..."
Certo, il professor Galilei era stato sfortunato, in quell'occasione: era un
momento, lungo l'orbita, in cui il moto apparente di quel puntino luminoso
era lentissimo, talmente lento da far notare al cannocchiale un movimento
solo nell'arco di molti mesi, quasi un anno. Ma questo Galilei non poteva
saperlo, e classificò come stella quel puntino. Ma ciò non toglie che quella
notte del 27 dicembre 1612... lui sia stato il primo essere umano a vedere
Nettuno.
La storia della scoperta di Nettuno, quella vera, in cui sarà correttamente
classificato come pianeta del Sistema Solare, avverrà solo poco più di due
secoli dopo, ed è una storia bella e interessante, trattandosi della scoperta
più importante della Meccanica Celeste, ma è comunque un'altra storia, che
forse prima o poi racconterò. Altrimenti, c'è sempre google ;)
(trascrizione di un pezzo di servizio giornalistico dell'epoca)
Londra - 18 dicembre 1912.
Al congresso della Geological Society, in corso qui a Londra,
l'antropologo Charles Dawson ha reso noto, nel suo intervento,
una scoperta che potrebbe cambiare la storia dell'origine
dell'Uomo sulla Terra. Infatti, Dawson documenta la scoperta di
un teschio, un cui frammento gli è stato dato da un operaio
impiegato allo scavo di ghiaia presso la miniera di
Piltdown.
Secondo Dawson, gli operai del sito avevano scoperto il teschio
poco prima della sua visita e l'avevano fatto a pezzi. Rivisitando il sito
durante diverse occasioni, Dawson riferisce di aver trovato frammenti del
teschio e di averli consegnati a Sir Arthur Smith Woodward, custode del
reparto geologico al British Museum. Fortemente interessato dai
ritrovamenti, Woodward ha accompagnato Dawson al sito, dove, tra Giugno e
Settembre del 1912, hanno ritrovato insieme più frammenti del teschio e
metà della mascella.
I partecipanti al congresso, sono ora in trepidante attesa dell'intervento
dello stesso Sir Arthur Smith Woodward, previsto tra circa 30 minuti.
(linea alla pubblicità).
(dal giornale della sera)
Durante il pomeriggio, Sir Arthur Smith Woodward ha annunciato che
una ricostruzione dei frammenti è stato già preparato, e indica che il cranio
è simile a quello dell'uomo moderno, eccetto per l'occipite (la parte del
cranio che poggia sulla colonna spinale) e per le dimensioni del cervello,
che erano circa due-terzi di quello dell'uomo moderno. Egli poi ha proseguito
indicando che, salvo per la presenza di due molari uguali a quelli umani,
la mascella trovata era indistinguibile da quella di un moderno, giovane
scimpanzé. Basandosi sulla ricostruzione del cranio fatta dal British
Museum, Woodward propone che l'Uomo di Piltdown rappresenta un anello mancante
evolutivo tra la scimmia e l'uomo, poiché presenta la combinazione di un cranio
uguale a quello umano con una mandibola uguale a quella di una scimmia.
Londra. 1913
Il professor Franz Weidenreich, tedesco di nascita, ma da tempo impegnato al
Royal College of Surgeons, era un'anatomista. Anzi, era considerato il
miglior anatomista dell'epoca. Ora era nel laboratorio, assieme al suo
assistente, e guardava il modello di teschio ottenuto con i frammenti
trovati da Dawson e ricostruiti da Woodward, e scuoteva il capo: perchè
era un altro modello.
Assistente: "Non ci siamo, vero professore?"
Weidenreich: "No non ci siamo. Mi sa che devo mettere in discussione
la ricostruzione di Woodward."
Assistente: "Eppure, le copie dei frammenti... sono uguali a quelle
che ha usato Woodward..."
Weidenreich: "Sì, ma... vedi? E' come un puzzle..."
Assitente: "Sì va bene ma... per un puzzle, tutti i pezzi combaciano
solo in un modo..."
Weidenreich: "Purtroppo, non è il nostro caso. Vedi? Anche se questi
frammenti hanno tutti forme diverse, permutandoli... ottieni che ci
sono due diverse possibilità di farli combaciare alla perfezione. Sì
lo so, c'è una probabilità su un miliardo, che questo avvenga.. ma intanto
è proprio il caso nostro! E se usiamo questa seconda possibilità di
farli combaciare tutti... viene un modello di teschio diversissimo!"
Assistente: "E se invece loro avessero montato bene i pezzi, e noi
invece no?"
Weidenreich: "Non c'è modo di saperlo...!"
Assistente: "Ma qualcosa si ottiene..."
Weidenreich: "Certo! Solo che se questo teschio va montanto nel
modo che abbiamo usato noi... succede che dimensioni del cervello e in altre
fattezze rassomiglia all'uomo moderno molto di più di quello di
Woodward e Dawson... E' semplicemente un uomo piuttosto primitivo, non
l'anello di congiunzione tra uomo e scimmia!"
Assistente: "E quindi?"
Weidenreich: "Lo studierò ancora, dovessi metterci dieci anni...
Nel 1915, Dawson affermò di aver trovato frammenti di un secondo cranio (Piltdown II) ad un sito a circa due miglia di distanza dai ritrovamenti originali. Da quello che si sa il sito non è mai stato identificato e i ritrovamenti sembrano essere completamente non documentati. Woodward sembra non aver mai visitato il sito.
Studio del professor Weidenreich. 1923
Weidenreich: "Sono passati 10 anni dal ritrovamento, e in 10 anni questo teschio
me lo sono studiato da cima a fondo!"
Assistente: "E...?"
Weidenreich: "E confrontandolo con altri reperti... accidenti è complicato!"
Assistente: "Proviamo a tirare le somme, prof.? O ce ne andiamo tutti a cagare?"
Weidenreich: "Allora, se vogliamo fare un rapporto corretto, questi resti consistono
di un cranio umano moderno e di una cosa che sembra una mascella di
orangutan."
Assistente: "Perchè una cosa che sembra?"
Weidenreich: "Perchè la forma è identica! Ma l'orangutan ha i denti molto più
aguzzi!"
Assistente: "Quindi... diciamo una mascella di orangutan con i denti limati?"
Weidenreich: "Come hai detto???"
Assitente: "Una mascella di orangutan con i denti limati!"
Weidenreich: "Oh porc#@ mi hai fatto venire un'idea!!"
Londra, 1923
(da un giornale dell'epoca)
Scandaloso. Questo è il termine usato dal direttore del British Museum, dopo la
lettera inviata al Royal Collage dal noto professor Weidenreich. Nella lettera,
il professore ha dichiarato che il teschio dell'uomo di Piltdown sarebbe un
falso. Un falso ottenuto giustapponendo un teschio umano ed una mandibola
di orangutan al quale sono stati limati i denti e lacerati i canini con
estrema precisione.
Lo scandalo non ha travolto il British Museum, da dove gli antropologi fanno
notare che anche i denti superiori sono quelli di un orangutan, ma sono
attaccati al teschio, e non alla mandibola. Dal Ministero delle Scienze e
della Cultura si fa sapere che saranno presi forti provvedimenti
disciplinari contro il professor Weidenreich, artefice di una serie di
insulti e di accuse di falso nei confronti di una grande scoperta per
l'intera umanità.
Pochi mesi dopo, Weidenreich fu dapprima licenziato, poi espulso dalla
Gran Bretagna. Non tornò in Germania, e di lui si persero le tracce.
Poi arrivarono gli anni '30.
Piltdown, 23 luglio 1938
Sir Arthur Keith ha inaugurato oggi un monumento per segnare il sito dove
l'Uomo di Piltdown fu trovato da Charles Dawson. Sir Arthur ha finito il suo discorso, dicendo:
"Dove l'uomo sia interessato alla sua lunga storia passata, alle vicissitudini che i nostri
precursori attraversarono, e ai diversi destini cui andarono incontro, il nome di Charles
Dawson è certamente da ricordare. Facciamo bene a collegare il suo nome a questo pittoresco
angolo di Sussex – il luogo del suo ritrovamento. Io oggi ho l'onore di svelare questo
monolite dedicato alla sua memoria."
L'iscrizione sul cippo sepolcrale recita:
Qui nel vecchio fiume di ghiaia Mr Charles Dawson, FSA trovò il cranio fossile dell'Uomo di
Piltdown, 1912-1913. La scoperta fu descritta da Mr Charles Dawson e Sir Arthur Smith Woodward
sul Quarterly Journal della Geological Society 1913-15.
Il pub lì vicino è stato chiamato The Piltdown Man in onore allo stesso.
Poi scoppiò la guerra, poi successe quel che successe, gli anni '40, e tutto il
resto. La scoperta era oramai passata alla storia, quando....
Oxford University, 1953
In una grande sala, piena di antropologi, archeologi e giornalisti, sta parlando
Joseph Weiner, un giovane professore di antropologia alla Oxford University.
Weiner: "Sono stato a Piltdown, ho raccolto meticolosamente le prove, ho
intervistato coloro che erano vivi all'epoca, ho rivisto la miniera di ghiaia. Così
ora, 41 anni dopo, posso presentare l'argomento dell'Uomo di Piltdown in modo ben
argomentato."
Antropologo in platea: "Vuole dire che ha trovato come mai non si adatta ai
sentieri evolutivi scientifici?"
Weiner: "Esatto."
Giornalista in platea: "Quindi ora... si adatta tutto, ed è chiaro come si
sia evoluto l'anello mancante?"
Weiner: "Diciamo di sì..."
Archeologo in platea: "Professore, ci illumini."b
Attimo di trepidazione in platea.
Weiner: "L'Uomo di Piltdown è un falso."
La platea è a bocca aperta.
Weiner: "Si tratta di un intelligente inganno di una o più persone indubbiamente
esperte della materia. Infatti, a svelare il trucco non è un loro errora, ma solo
le le incongruenze tra Piltdown ed i fatti accertati dell'evoluzione che. Ma veniamo
al nostro Uomo di Piltdown. Si tratta di un falso composito, metà scimmia e
metà uomo. Consiste di un teschio umano di età medioevale, di una mandibola
vecchia di 500 anni di un orangutan del Sarawak e di denti fossili di uno scimpanzé.
L'aspetto invecchiato è stato prodotto macchiando le ossa con una soluzione di ferro
e con acido cromico. L'esame microscopico ha rivelato le tracce della lima, da cui
si deduce che qualcuno aveva limato i denti sino a dar loro una forma più adatta a
quella che era la dieta umana.
Il problema principale nell'accettare le prove fabbricate, è che la mandibola animale
con i suoi denti canini (lacerati con precisione) sono stati adattati al teschio umano
dove i denti sono stati modificati da un milione di anni d'alimentazione differente,
sino a ricoprire con uno strato uniforme i denti molari. Le mascelle umane sono
capaci di un considerevole movimento "da lato a lato" (come si vede negli erbivori
ruminanti) che necessita di una differente sorta di giuntura della mascella.
Per il falsario, l'area dove la mascella si univa al cranio aveva presentato problemi
superati con il semplice stratagemma di spezzare i terminali della mascella. I denti
canini nella stessa erano poi stati limati per farli corrispondere. Molti anni fa,
il professor Franz Weidenreich aveva osservato che la cuspide di uno dei molari
aveva un angolo molto diverso da quello dell'altro dente. Fu preso per pazzo e
allontanato dalla comunità scientifica. Un esame più accurato che ho condotto al
microscopio rivela le tracce di fresatura, e da questo si evince che la
fresatura aveva avuto lo scopo di alterare la forma dei denti, che nella scimmia è molto
diversa da quella dei denti umani.
La platea rimase sbigottita.
La sera, il professor Weiner era a casa, nel suo studio.
Stava seduto e pensava: "Il colpo di genio del falsario è stato quello di aver offerto
ad alcuni degli esperti, come Dawson e quell'altro, esattamente quello che volevano: una
prova convincente che l'evoluzione umana era guidata dal cervello. A quell'epoca, un terreno
di vivace disputa fra gli antropologi era infatti se si fosse prima evoluto il cervello
umano, determinando le caratteristiche al contorno, o se lo sviluppo del cervello umano
fosse stato effetto e non causa di altre trasformazioni fisiche. Poi ovviamente..."
Fu interrotto dal bussare alla porta.
Weiner: "Avanti!"
Entro la cameriera.
Weiner: "Sì?"
Cameriera: "Professore, è arrivato questo telegramma.
Weiner: "Grazie.
Senza attendere che la cameriera uscisse, Weiner aprì il telegramma e lo lesse
d'un fiato.
La ringrazio per avermi finalmente riabilitato la faccia e il culo, però
accidenti, andate un po' a cagare: ci avete messo 30 anni per capire che non
dicevo stronzate!
Firmato Franz Weidenreich
P.S.: Io non ce l'avevo il microscopio all'epoca, eppure lo dicevo che era
un falso!