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Nacqui a Napoli tanti anni fa. Poi la vita mi ha portato via dal Golfo, mi ha portato nella Capitale d'Italia, per essere precisi.
Lavoro nel settore scientifico-tecnologico, mi piace fare varie cose:
fotografare, giocare a scacchi, il teatro, scrivere. Sono curioso e mi piace
cercare di comprendere le cose che mi circondano. Non reggo le persone che credono di aver capito già tutto.
Sono un accanito bevitore di caffè :) e last but not least mi
diverto a smanettare con i computers.
Passo molto tempo in solitudine a pensare, o ad ammaestrare macchine, o a leggere, ma soprattutto a scrivere e poi ancora a scrivere.
Citazione d'obbligo:
"Se i tempi non richiedono la tua parte migliore... inventa altri tempi!"
La frase più bella che mi sia stata detta/scritta negli ultimi tempi:
"Sono felice di sapere che ogni giorno posso trovarti, parlarti, ridere con te, appassionarci parlando di qualsiasi cosa..."
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Questa settimana è stata particolarmente stancante.
Mi sento a pezzi. Complice la giornata distruttiva di
mercoledì scorso, dalla quale non mi sono ancora ripreso
e non ho ripreso energie. Che il fine settimana mi serva
a questo (si spera).
Poi, l'Italia va a rotoli, tra un ex governante che fa un
partito e fa implodere la sua stessa colazione (non quella
avversaria, che sa già implodere da sola), ed un re citrullo che chiede risarcimenti senza
avere prima saldato i suoi, di debiti con la giustizia,
civile e penale, e soprattutto senza fare il calcolo di quanto lui dovrebbe
risarcire al Paese. Sullo sfondo, una penisola ed una società che sono già implose,
dove gli unici capitali in grado di generare investimenti fruttuosi,
occupazione e reddito, sono quelli di provenienza mafiosa, cioè quelli
dell'unico settore
che non implode.
Giorni fa pensavo che sarebbe meglio lasciar perdere l'Italia
e salvare l'Ungheria, ma poi, tempo dopo
questo post e
questo articolo, mi sono ritrovato in mailbox una mail
(a dire il vero bella) scritta in un misto ungherese/italiano di qualcuno che è ungherese per davvero ed è neonazista
per davvero. Il riassunto della mail in pratica è qualcosa di spettacolare: "Sì sì va bene, siamo un
po' nazi, ci piace Hitler, però non siamo cattivi. Siamo buoni, sono gli
altri che dicono che siccome siamo nazi allora siamo cattivi".
Beh che dire, in un Paese che è veramente bipolare, e che potrebbe esprimere
belle cose, trovarsi davanti a due coalizioni i cui leader raccontano i loro
modelli... fa cadere le braccia. Se Gyurcsány dichiara: "il mio modello politico di
riferimento è Massimo D'Alema" e Orbàn dichiara: "il mio modello politico ispiratore
è Francesco Storace", vuol dire che anche l'Ungheria è perduta. Amen. Pace
all'anima loro. E' solo l'ennesima esportazione sbagliata del made in Italy.
Intanto, il militante dello Jobbik
(qui c'è il loro notiziario in inglese,
ma non è la stessa cosa del sito), l'organizzazione di estrema destra di
cui si parla, mi ha anche mandato il link a questo interessante video che, a
suo dire, è la prova che... sì certo, usano ancora bandiere e distintivi
bianchi e rossi (il simbolo del governo filo hitleriano di Szalasi tra il 1943 e il 1945, ma
è un simbolo molto più antico con radici medioevali), ma in fondo sono buoni. Ai
posteri l'ardua sentenza (ed il farsi un'idea). Io (per ora) mi astengo dal
fare commenti.
Io invece consiglio i primi tre minuti del prossimo video.
Interessante la benedizione delle bandiere da parte di un
sacerdote ortodosso.
Io intanto gli ho scritto una rispostina a tono. Vediamo che ne dicono.
Ora, è tempo di caffè. Poi di lavorare. Poi di studiare l'Operazione Matrix
appena conclusa dalla magistratura: 25.000 tonnellate di rifiuti speciali che
dalla Calabria sono andati a finire (indovina un po'?) in Campania.
Scusate, ma stamattina sto incazzato. Quindi ho dato un po' il peggio di
me, come lunghezza e come pesantezza. Se avete altro da fare, buon per
voi, e non leggete.
Non voglio fare il polemista, non è il mio mestiere e neanche il mio
hobby. Non voglio difendere nessuno, nè attaccare. Ma leggo su qualche
testata giornalistica certi "botta e risposta" riguardanti argomenti
sui quali potrei dire la mia. E leggo "botta e risposta" dove qualche
"nocciolo della questione" non viene neanche sfiorato, e si preferisce
spostare il dibattito solo su una questione di opinioni politiche.
Per carità, non che sia sbagliato, ma è un terreno pericoloso e
fuorviante. La fuffa è in agguato.
Partiamo dai fatti. Il 25 ottobre, Elena Ferrara pubblica su
Altrenotizie un articolo intitolato "Tornano le svastiche nelle strade
di Budapest". L'articolo racconta, con diverse imprecisioni a partire
dal titolo, del corteo di stampo nazifascista fatto dal movimento
delle "Guardie frecciate" a margine della manifestazione commemorativa dei fatti
del 1956, alla quale si è anche accennato
su questo blog.
L'articolo di Elena Ferrara, che per chi non lo sapesse in Ungheria
c'è nata e vissuta, sta qua.
Il 3 novembre, il quotidiano La Voce d'Italia, risponde all'articolo,
affidando le contestazioni alla penna della giornalista ungherese
Agnes Bencze.
Fin qui, nulla di eccezionale. C'è un articolo su Altrenotizie che dice
sostanzialmente "sono tornate le svastiche a Budapest", ed un articolo su
una testata destrorsa che dice "non c'è da aver paura, svastiche proprio non se ne vedono nella capitale ungherese, tranne che nei film". E' dialettica. Solo dialettica e opinionistica. Anteprima della
fuffa.
Il pezzo di risposta sta qua.
Facciamo ora un salto indietro nel tempo di oltre sette anni, e andiamo al
luglio 2000, sempre nella capitale ungherese.
All'epoca, vivevo in un modesto (ma non troppo per lo standard ungherese)
caseggiato all'inizio di Zugligeti ut, nel quartiere (molto carino) di Szepilona, circondato da altri piccoli edifici e molti alberi,
e siccome sono passati anni, non ho neanche alcun problema a mostrare il
punto preciso in cui ero domiciliato.
Un giorno, un pomeriggio assolato e caldo, ero presso la più vecchia
stazione ferroviaria, la Kelenföld Pályaudvar, nella zona meridionale della città,
in Etele tér, dopo aver sorseggiato una birra in un piccolo locale sperso
tra i casermoni bianchi e tutti uguali che si vedono giusto sopra la piazza. Siccome tutto
il mondo è paese, anche lì fuori la stazione ferroviaria, come in tutte le città del mondo,
c'è il capolinea degli autobus, di tanti autobus. Sto anche io ad aspettare l'autobus,
assieme ad un ragazzo molto più giovane di me, perchè il tram va diritto in centro, e non
è dove devo andare io. Se avete aperto l'immagine appena linkata, è dove ci sono i bus con
il tetto rosso, non quelli gialli, che sono quelli extraurbani.
All'improvviso, dalle nostre spalle, spuntano una ventina tra ragazzi e ragazze, età media non
definita ma compresa tra i 18 e i 20 anni, con punte massime di 23 o 24 anni, che praticamente
circondano la tettoia sotto la quale io ed il ragazzo ci stavamo riparando dai raggi del
sole. Tutti vestiti uguali. Tutti con le svastiche sulla giacca militaresca, e molti di
loro la svastica se l'erano anche tatuata sul braccio.
Quindi, la prima osservazione che faccio ad Elena Ferrara di Altrenotizie è che dire
"sono tornate le svastiche a Budapest" è già alquanto impreciso. Ci sarebbe semmai da
definire quando se ne siano andate, ma questo lo vediamo dopo.
Analogamente, se Agnes Bencze scrive che a Budapest "le svastiche non si vedono", è
perchè probabilmente deve fare una visita oculistica, oppure deve provare a guardare.
Quel giorno di luglio, a Budapest non c'erano in programma nè manifestazioni nè altro. Quei
ragazzi, che poi appresi appartenere alle "guardie frecciate", stavano solo aspettando
l'autobus per andare da qualche parte per fatti loro. E di svastiche ne avevano, eccome.
Sia i ragazzi sia le ragazze.
E la sera della manifestazione, se ne sono viste, eccome.
Certo, Elena Ferrara nonostante lì ci sia nata mostra, nel suo articolo, di non
ricordare o di sbagliare i nomi delle strade, ma sulla forte presenza neonazista
non ha visto male: stiamo parlando di una delle città a più alta densità
neonazista di tutta l'Europa Centrale. Certo, la Ferrara confonde non solo le
strade, ma anche nomi di gruppi, tra "Guardie frecciate", "Guardie ungheresi" e
"Croci frecciate", c'è più di una confusione. Ma non è solo questo. Traspare in qualche modo (a meno che non sia una mia impressione), che cerchi di far passare il messaggio che il neonazismo ungherese stia prendendo piede in questo periodo, con una rapida ascesa. Non è così.
La Agnes Bencze, nonostante lì ci vive ancora, in certi momenti riesce a fare
anche di peggio.
Il motivo? Semplice e fuffoso allo stesso tempo. Così come noi in Italia quando
leggiamo un articolo intuiamo in poche righe il giornalista di che parte politica
è, stessa regola vale anche per l'Ungheria. La giornalista o è iscritta o quanto
meno è simpatizzante della FIDESZ, che - pur essendo all'opposizione - è il
primo più grande partito d'Ungheria, per seggi in parlamento.
La Ferrara invece è su posizioni più vicine al MSZP, primo partito di governo.
L'unica cosa che proprio non mi scende, è il fatto che la Bencze taccia
sul fatto che - seppur velatamente - la FIDESZ cerca spazio (e alleanze) proprio
tra i movimenti neonazisti, tace su questo ma in qualche modo cerca di "alleggerire"
e quasi giustificare questi movimenti. Questo non mi scende. Non può andarmi
bene, nè ora nè mai, che per assolvere la propria parte politica si arrivi a scrivere
qualcosa di tremendamente contiguo ad un apologia del neonazismo (su su, in fondo
erano solo bravi ragazzi, no?). Nè in Ungheria, nè in Italia nè altrove.
Il resto è fuffa. E' scontro dialettico tra una giornalista di destra ed
una di sinistra: sono chiacchiere. Solo fuffa.
La composizione del parlamento ungherese (che è monocamerale) la potete
vedere qui.
Torniamo ancora un attimo a quel luglio 2000 alla fermata del busz. Io volutamente
mostrai di ignorare i neonazisti presenti. Analogamente loro mi mandarono uno
sguardo disinteressato e presero ad ignorarmi, tranne una biondina che si sistemò
gli occhiali e continuava a guardarmi. Peccato per quella svastica tatuata sull'avambraccio.
Il ragazzo giovane invece si adombrò non poco, si innervosì, mostro decisamente di
non gradire la loro presenza, senza però andarsene. Ignorarono anche lui. E non
successe niente. E tutta la gente faceva finta di niente. Anche una volta saliti sul
bus, tutti a fare finta di niente.
Una scena già vista?
Veniamo al nocciolo, quello vero, della questione.
Per farlo, facciamo un salto all'indietro più breve, torniamo al settembre 2003, più
o meno un anno prima che aprissi questo blog.
Camminavo lungo le stradine della vecchia Buda, notando (sì lo so, ho il vizio di
guardarmi sempre attorno) le due persone (entrambe 30enni) che mi precedevano. Dopo
qualche metro le nostre strade si dividono: loro entrano in un palazzo, io entro in
un caffè perchè sto in down di caffeina. Mi trattengo un quarto d'ora (nei bar
ungheresi si può fumare) ed esco. Esco e chi mi ritrovo sul marciapiede opposto? I due
di prima, che escono dal palazzo. Ma mentre prima erano vestiti normalmente, ora...
vestono in un modo che ricorda troppo l'uniforme nazista. Ma che carini.
Siccome sono un incosciente, e spesso vado a cercare il come prendere botte e mazzate, mi metto a seguirli. Ma serve farlo per appena un
centinaio di metri, poi entrano in un altro palazzo, ed io vado via.
Ebbene sì. Ci sono personaggi che lasciano gli abiti borghesi e indossano
l'uniforme nazista.
Torno a Szepilona, e cerco di parlare con qualcuno che ne sappia più di me: se
non si fa così, le cose non si capiscono. Ne ho di domande, eccome. E può rispondere
solo chi conosce bene l'Ungheria.
Così ho appreso una parte (grossa) della storia da un vicino, un vecchio operaio
in pensione, con la pancia a forma di panzarotto per le tante birre bevute in una
lunga vita di lavoro in fabbrica, uno che aveva avuto l'occasione, grazie all'età,
di vedere praticamente tutto: la dittatura di Szalasi, fedelissimo alla Germania di
Hitler, che dava una mano alle SS a deportare migliaia di persone, poi l'altra
dittatura, più sottile e strisciante, non per nulla è passata alla storia come
tattica del salame, cioè quella di Mátyás Rákosi; poi vennero i tempi di speranza, i tempi
di Imre Nagy e
della voglia di riscatto. Ebbene, lui queste cose, da giovane, le aveva viste tutte.
Così mi raccontò, davanti ad un altro caffè e nonsoquante sigarette,
che in Ungheria c'erano (e ci sono ancora) fascisti, nazisti e antisemiti, collaboratori
dell'ammiraglio Horty ecc. Cioè gente che già c'era nel 1944, e dopo ha proseguito, spesso in clandestinità, l'attività politica. Molti, anche se oramai settantenni o ottantenni, sono ancora in vita e non
digeriscono un'Europa nuova e democratica. Pertanto, le svastiche dall'Ungheria non se ne sono mai andate. Molti di costoro si riuniscono oggi. Questi settantenni hanno nomi e cognomi che potete trovare scritti sia
sull'articolo della Ferrara che su quello della Bencze! E sono i settantenni che stanno
facendo da leader dei movimenti neonazisti. Ma questo, viene lasciato sottinteso o taciuto
in entrambi gli articoli. E' stata data più importanza alla fuffa.
La differenza tra ora ed il 2000 (ma già nel 2003 era così), è che adesso si sa in
quali abitazioni di Buda si riuniscono gli orfani delle Guardie ungheresi, di Horty,
delle Croci frecciate. Sono noti indirizzi, nomi e cognomi. E con una serie
di mosse incredibilmente facili (i signori stanno facendo proselitismo), si possono
conoscere anche gli orari di convocazione delle riunioni. Io li ho trovati con google (in ungherese).
Questo lo fanno i vecchi leader, carichi di nostalgie mitteleuropee represse. I giovani ovviamente non vogliono fare i nazisti nel chiuso delle loro abitazioni. Loro scelgono le vie del centro, a Pest. Passano così
accanto a quei budapestini che hanno sofferto deportazioni e umiliazioni nel periodo
fascista di Szalasi. E si è visto. Quelli che hanno sfilato e manifestato, non erano
affatto invisibili.
Poi la Bencze può dirci quanto e come vuole lei che non erano neonazisti e che erano
ragazzi bravi e tranquilli, ma viene già contraddetta dalla Reuters, che il 21 ottobre scorso
ha diffuso il seguente dispaccio d'agenzia:
"Almeno 600 esponenti dell'estrema destra neofascista delle Guardie Ungheresi, con divise a imitazione di quelle della milizia filonazista della 'Croce Frecciata', alleate alle Ss tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale, hanno
sfilato oggi in una manifestazione senza incidenti contro il governo e fatto un 'giuramento' di fedeltà alla tradizione magiara. I militanti della Guardia indossano divise come quelle della milizia Croce Frecciata, responsabile di
atrocità e della deportazione e morte di migliaia di ebrei ungheresi durante la guerra. Il
primo ministro socialista, Ferenc Gyurcsany, ha paragonato la nascita del movimento neofascista delle Guardie
a quello delle 'camicie brune' naziste, le squadracce che imperversarono in Germania fino all'elezione di
Hitler nel 1933, e anche in parte dopo, prima di essere sciolte".
Io il 21 ottobre ero in Italia, a casa mia, e questo dispaccio l'ho ricevuto tramite google news, e
come me l'avranno letto milioni di persone...
Perchè sia diventato, nella penna della Bencze "i giovani che ora sventolano la bandiera rosso-bianca rifiutano
con determinazione questa seconda associazione e dichiarano di condannare le malefatte del nazismo.",
proprio non lo so.
E' un movimento che la giornalista definisce "effimero". In italiano effimero vuol dire
caduco, breve, fugace, momentaneo, passeggero, instabile, labile, salottiero, temporaneo, vano,
provvisorio, fatuo, frivolo, mondano, superficiale, limitato, precario.
Quindi, nessuna paura! I 600 personaggi che si mettono in mostra con la zuava dei nazisti sono dei
mattacchioni effimeri che hanno solo voglia di giocare. Di destra, sì, ma liberali e democratici.
No. Io non ci sto.
Ho amici di destra e amici di sinistra. Si può essere di qualunque parte politica, ma
il nazionalsocialismo di stampo hitleriano proprio non posso digerirlo.
Non posso digerire che si alleggeriscano le cose fino a stravolgerle.
Quando le destre sbagliano, lo dico. Quando le sinistre sbagliano (cioè in Italia quasi
sempre), non solo lo dico, ma rido anche (un riso amaro). Ma quel che non posso reggere
è quando si sminuisce e si dichiara innocuo un qualcosa che si muove sotto il segno
della svastica.
Questo no.

Budapest,
Puskin Utca, 24 ottobre 1956
Szabad!
Consiglio a tutti di leggere la voce su Wikipedia, poichè non solo è ben fatta ma è anche scevra da pregiudizi politici.
Proprio il pregiudizio politico è stato il motivo che mi ha spinto a non fare questo post un anno fa,
quando è caduto il 50esimo anniversario della rivolta ungherese. Troppa fuffa e troppa
demagogia,
tanto a destra quanto a sinistra. Allora, mi accontento di un 51esimo anniversario.
Erszébet Hid allora:
Szechenyi Lànchid oggi:

Kossuth Lajos tér, oggi. Il monumento ai caduti di quei giorni terribili.

Leggere degli scontri strada per strada in quella città mi da sempre un brivido. Ricordiamo che è l'unica città estera nella quale sono in grado di dare indicazioni stradali a terzi anche in quartieri di periferia, quindi riconoscere i nomi, i luoghi, e tutto il resto, mi da lo stesso brivido che mi dava il racconto di mia nonna, che fu una protagonista delle quattro giornate di Napoli.
Cronaca dall'Esterno
Intercettazioni in Europa? Italia in testa
Questo si legge in un lungo servizio AP: in Italia intercettazioni in forte crescita. Spataro, procuratore antiterrorismo, difende il Belpaese: i controlli sono precisi ed il sistema è bilanciato. Ma nessuno si fida.
Fonte: Punto Informatico.
Diritto d'autore, ad Aosta siti chiusi e condanne
Un anno di reclusione e multe per l'autore di alcuni siti web perché avrebbe copiato materiali altrui a scopo di lucro. Chiesta la... distruzione di due siti web. Il condannato ribatte: non facevo nulla di illegale.
Fonte: Punto Informatico.
Letture Consigliate del Giorno
Oggi, un dovuto omaggio alla pagina di domenica di Altrenotizie. Entrambi gli articoli pubblicati sono stati scritti da persone che sono anche dei blogger.
Quando si dice.. che sono i blogger a fare informazione ;)
Cinzia Frassi - "La politica italiana in versione primavera estate"
Agnese Licata - "Sorella Acqua"
Angolo delle differenze tra Italia e Ungheria
Al primo turno, la coalizione di centro-sinistra, che già era al governo, è in vantaggio sull'opposizione. Evidentemente ha governato abbastanza bene, e non si è fatta mandare a casa ;)
Ansa.it
Commissione elettorale nazionale ungherese (in inglese)
Magyarhirlap (in ungherese)
Cronaca dall'Interno
Tic tac tic tac tic tac tic tac
Chi è che non sta aspettando...
l'exit poll?
Facciamo che... seguiranno aggiornamenti dopo le 15.00 ok?
Si torna a casa e, nonostante qualcuno si lamenti che tutto fila troppo liscio e senza intoppi, è comunque un viaggio roccambolesco.
Sì, perchè sarebbe stato eccessivamente semplice per gente come noi prendere un aereo da Cracovia all'Italia.
Per fare un rientro degno di questo nome è preferibile agire come segue (cioè come abbiamo realmente fatto):
In tal modo, abbiamo ripercorso a ritroso, ed in soli due giorni, esattamente tutte le tappe compiute all'andata! Geniale, no?
Massacrante senza dubbio... ma un semplice volo Cracovia/Roma avrebbe fatto apparire il rientro come un viaggio "normale"... troppo normale per i miei gusti :)
Sul fronte interno c'è da registrare la toccata del fondo. Per cui ora si può solo risalire.
Inoltre, rientrando in questo modo eccentrico, è stato possibile tornare a far passare davanti agli occhi tante immagini di questi giorni di viaggio.
Come fare a non ricordare gli splendidi colori di un tramonto sul Danubio a Budapest? Eccolo qua:

Visto che quel viene mostrato ai turisti sui depliant, come fare a togliere dalla mente la vera immagine che ho avuto di Bratislava, tutta fatta come qui sotto?

Come potrei dimenticare la lunga traversata dell'Europa dell'Est in treno, tra poliziotti di frontiera che chiedono passaporti e camerieri polacchi di un vagone ristorante perennemente sulla tratta Varsavia-Budapest, lungo gli infiniti binari della Repubblica Ceka?

E Katowice? Attraversata due volte e sempre di fretta, senza possibilità di conoscerla, ma con scorci che incuriosiscono e fanno desiderare di visitarla (per cui ci tornerò):

E potrei mai non dare spazio alle forti emozioni donatemi da un centro cittadino come quello di Cracovia, città che vale la pena di essere vissuta? Eccone qui un esempio:

Bene, ora che la stanchezza mi ha ridotto così (durante il viaggio di ritorno):

ora che si torna alla quotidianeità, queste immagini assumono un valore diverso, e non solo le immagini, ma anche i sapori, gli odori (quando non sono stato raffreddato) e tutti i ricordi, le impressioni, le sensazioni, i rapporti umani e l'ospitalità della gente.
Tutte queste magìe, perchè di magìe si tratta, altrimenti che maghi saremmo..., sono state possibili grazie ad un cocktail fatto da ingrendienti fuori dal comune, che vanno anche ringraziati... in quanto mattoni costituenti di tutto il tour.
Infatti i miei primi due doverosi ringraziamenti sono per il Tokai, vino ungherese di ottima fattura, dal sapore particolare, e per la Zubrowka, vodka polacca senza la quale molte peripezie non sarebbero state possibili... Gran parte delle magìe di questi giorni sono state indotte e provocate da queste due poderose sostanze liquide...
Proseguendo con i ringraziamenti, in molti casi i maghi della situazione sono stati i tassisti sia ungheresi sia polacchi, che ci hanno sempre permesso, guidando come matti, di non perdere aerei, treni, autobus e varie coincidenze tra diversi mezzi di trasporto, il tutto riuscendo spesso a fare battute, raccontarsi e fare due chiacchiere esprimendosi in linguaggi assurdi ottenuti miscelando inglese, ungherese, polacco e napoletano (anche se una volta mi è scappata una frase in francese).
Entra a pieno titolo a far parte della cerchia dei maghi (e delle maghe), la cara Giusy che vince anche il premio simpatia e che va pubblicamente ringraziata per l'ospitalità fornitaci a Wadowice, per l'aver retto lunghe chiacchierate fino a notte inoltrata e per avermi fatto conoscere il cane pazzo! Inoltre ha anche promesso che presto scriverà sul suo blog qualcosa su queste giornate.
La Robbi l'ho già ringraziata di persona, sia nel bene sia nel male :P, ed essendo apprendista maga anche lei, non poteva certo evitare di scrivere alcune sue impressioni a caldo circa questo viaggio.
Il vero ringraziamento speciale però è certamente quello riservato a chi ancora oggi si ostina a leggere questo blog! Grazie a tutti/e voi di spendere del vostro prezioso tempo per leggere queste pagine, grazie per essere intervenuti/e spesso nei commenti e sempre in modo carino, intelligente e soprattutto simpatico.
E' anche presente in rete un'attenta selezione di fotografie scattate durante questo lungo viaggio.
Ora che sono di nuovo nel mio ufficio di Roma, a scontrarmi con i mille casini lavorativi, a smadonnare contro i mille bastoni tra le ruote, posso finalmente "riposare nella normalità" dopo questo tour.
Posso affrontare con nuova carica questo nuovo anno pieno di incognite...
Posso andare incontro agli eventi che succederanno...
Posso sentirmi animato da nuova energia...
Posso generare nuova grinta da mettere in gioco...
Posso inventare mille nuove magìe...
Posso riprendere a scrivere che
voglio un caffè, voglio una sigaretta, voglio...
Quando l'aereo scende al di sotto dello spesso strato di nubi, la prima cosa che vedo comparire è la sagoma inconfondibile del lago Balaton. Strano a dirsi, ma mentre l'aereo perde quota non mi sento straniero, mi sento come chi finalmente torna a casa dopo più di due anni.
Un'ora dopo, a bordo di un taxi guidato da un autentico pilota urbano che si esibisce in una serie di sorpassi azzardati, attraversiamo il Danubio sul ponte Petofi. Rieccomi a Budapest per la terza volta, destinazione: un hotel in Frankel Leo utca.
Clima mite, troppo stranamente mite per essere in Ungheria ai primi di gennaio. In ogni caso, tanto vale approfittarne: il tempo di disfare i bagagli, fare una doccia, e via... siamo già sul lungodanubio a fotografare il Parlamento da tutte le angolazioni possibili. Quattro battute in ungherese tanto per ridere, tipo un "szep kebel" o un "szepseg baba", qualche "viszontlàtàsra" e qualche "jö napot" e ci fiondiamo nella metropolitana a Batthiany ter, destinazione una delle piazze principali di Pest, a me molto cara: Deàk Ferenc ter.
Anche qui due città fuse assieme ma divise: Buda sulle colline sulla riva occidentale del fiume, Pest nella pianura sull'altro lato, unite dai ponti spettacolari.
Serata in giro per Pest, nel mercatino di Belvaros ad acquistare portapane di stoffa ricamati a mano, un caffè viennese in un bar (il caffè come lo intendiamo noi... lì è imbevibile), e ci lasciamo accarezzare dalla sera danubiana.
Atmosfera "di casa" per me, oramai.
Alle 20.00 si alza il vento. Lungo il Danubio blu scende la violenta tramontana ungherese, gelida e rapida, ci colpisce, ci prende a schiaffi; facciamo fatica a camminare, in certi tratti il non essere spinti all'indietro richiede qualche sforzo!
Ancora metropolitana da Kussuth Lajos ter, e ci ritroviamo a mangiare Röfi Töfi (un piatto caratteristico ungherese a base di cotolette) in una piccola trattoria nelle viuzze alle spalle di Moskva ter.
Serata incantevole! Senonchè commetto l'errore di affrontare un discorso in modo meno sereno rispetto a quanto avrei dovuto, rovinando le cose. Ecco, come al solito sbaglio, ma dagli sbagli imparo. Imparo sempre più. Stavolta ho imparato ad essere più sereno nel parlare delle cose (speriamo che serva a qualcosa).
All'uscita dalla trattoria per la prima volta ascoltiamo il tipico suono del clacson degli autobus di Budapest. Chi è con me non l'aveva mai sentito, e lo prende per il suono di un'automobile.
La stanchezza del viaggio si fa un po' sentire... per cui metropolitana e rientro in albergo.
Nuovo giorno. La città è tutta nostra, fin quando la luce ce lo concederà. Sì perchè in Ungheria vige la nostra stessa ora. Forzata ad essere nello stesso fuso orario... ma anche se legalmente l'orario è quello, la natura segue comunque il suo corso, e l'Ungheria sta più ad est c'è poco da fare, per cui il sole sorgerà prima rispetto all'Italia (e tramonterà prima)... risultato finale: tramonto verso le 15.50, alle 16.00 è irrimediabilmente buio.
La siklò (funicolare) ci solleva in pochi minuti sulla collina del Castello di Buda, ci ritroviamo a passeggiare tra il Palazzo, la basilica di San Mattia e lo stupendo gioiello del Bastione dei Pescatori (foto a lato). Il Ponte delle Catene sotto di noi.
Un'ora (di luce) persa per guadagnarci una banale insalata (mica i camerieri imbranati esistono solo in Italia...) ed ammirare un imbranato idiota che non era in grado di cambiare il fanalino posteriore della sua auto, e siamo di nuovo in marcia verso la splendida (ma ventosa) Cittadella.
La Cittadella è il luogo più panoramico della città, situata sul punto più alto di Buda. Arrivamo lì quasi al tramonto, all'ora in cui il Danubio assume un colore blu molto intenso, donando una vista a tinte forti decisamente diversa rispetto ai paesaggi mediterranei.
La struttura ospita al momento una mostra temporanea dedicata all'occupazione (e distruzione) di Budapest da parte dei nazisti nel 1944. Devo ammettere che mi ha fatto un certo effetto osservare le immagini d'epoca con i palazzi bombardati e distrutti... Sotto le foto c'era anche scritto il luogo (via/piazza/ecc.) dove era stata scattata la foto. Ho riconosciuto quasi tutti i luoghi (oramai sono piuttosto pratico della città) e fatto mentalmente il paragone tra quanto visto dal vivo e quanto accaduto nel '44. E' stata una mostra che mi ha segnato particolarmente.
Avrei anche voluto parlarne, ma non ci sono riuscito. Come spesso mi succede in questi casi, mi metto a riflettere tra me e me.
Un tram ci porta a Deàk Ferenc ter, e la vecchia metropolitana, con le stazioni storiche ancora intatte come erano ai primi del '900, ci fa giungere a Piazza degli Eroi (in ungherese è un nome impronunciabile, lo giuro!) con lo spettacolare effetto ottico del monumento del Millennio.
Il monumento è molto grande, ma è stato collocato nella enorme piazza in modo particolare, per forzare l'occhio del visitatore a vederlo piccolo. Quando si esce dalla metropolitana, viene istintivo pensare: "tutto qui?"... Poi, avvicinandosi, si scopre che in realtà si tratta di un'illusione ottica dovuta alla composizione architettonica dell'intera piazza.
E' oramai buio sulla città che considero una sorta di "seconda patria", ma questo non ci impedisce di prendere un tram a caso, guardando a stento il numero, e finire nell'estrema periferia sud di Buda, accanto alla vecchia stazione Kelenfëld, nel pieno di un quartiere immenso che risale ai tempi del patto di Varsavia, con enormi edifici in cemento bianco e con spazi razionalizzati, figli del costruttivismo di sovietica memoria.
Inizia a piovere, entriamo in una birreria del quartiere di Etele ter, dove nessuno parla nessuna lingua che non sia l'ungherese.
Ordiniamo due sör (birre) e le sorseggiamo in attesa che finisca di piovere. Il locale è fumoso, e siamo gli unici ad avere due birre (gli altri ne hanno da quattro in su).
Per chiudere degnamente la serata... riattraversiamo tutta la città da sud a nord, per andare in uno stupendo ristorante tzigano a mangiare un gulash di tacchino coi fiocchi e rovesciare un bicchiere di vino su una maglia bianca...
Tarda mattinata. Piove. Siamo alla stazione del Volànbusz, di nuovo a Etele Ter, nel quartiere "sovietico" della sera prima. Abbiamo l'autobus diretto al "Parco delle Statue" (szoborpark), il luogo in cui sono stati depositati tutti i monumenti cittadini d'epoca comunista (e subito rimossi dopo i fatti dell'89).
Saliamo sull'autobus e porgiamo all'autista i biglietti. Li guarda distrattamente e nota che andiamo al szoborpark... Ci punta addosso i suoi occhi azzurrissimi e gelidi e ci guarda con odio. Con profondo odio. Per un attimo mi viene il sospetto che ci stia per accoltellare.
La pioggia si fa più intensa, ed arriviamo al Parco... che non offre alcun riparo.
L'intera superfice del parco è un autentico pantano, tranne pochi punti nei quali per ventura si è venuta a trovare un po' di ghiaia.
Mi sporco scarpe e pantaloni (e non solo io). Affondo nel fango.
Descrivere il Parco delle Statue, opera di Eleod Ákos junior, uno dei maggiori architetti ungheresi contemporanei, è opera non ardua poichè non è grande, ma in ogni caso impegnativa. Comunque c'è chi lo ha descritto meglio di me, per cui chi è interessato ad approfondire il contenuto di questo museo a cielo aperto può cosultare il sito dello szoborpark, in versione italiana a dire il vero tradotta un po' male, se poi qualcuno se la sente... può leggere la versione ungherese...
Qualche souvenir allo shop del parco (magliette ed un orologio con stella rossa) e prendiamo il resto dell'acqua e vento in attesa del Volànbusz che ci riporta a Budapest. Piccola bufera ungherese presa in pieno.
Giungiamo a Deàk Ferenc ter semplicemente distrutti e congelati. Una rapida corsetta verso Belvaros, nonostante la stanchezza, e ci infiliamo nel primo ristorante che troviamo, in cerca di qualcosa di caldo, di molto caldo...
Il fango sulle scarpe ha resistito tre giorni. Quello sui pantaloni è stato rimosso poco fa dalla lavatrice.
C'è poco da fare per il resto della serata: siamo a pezzi e non ci sentiamo neanche molto bene, oltretutto il tour continua: domani si riparte. Di mattina.
Voglio cogliere l'occasione per ringraziare la persona che mi ha accompagnato in queste mille peripezie: grazie Robbi per avermi fornito una brillante scusa per ritornare a Budapest!
La prima volta che giunsi in Ungheria fu per me una specie di folgorazione, già avevo intuito che avrei visto una terra magica, ma quel che vi ho trovato si e' rivelato al di sopra di ogni aspettativa.... appena superato il confine. Un clima diverso dal nostro: una nazione senza nessuno sbocco sul mare e senza montagne alte. Una nazione con la cultura del fiume e della pianura.
L'arrivo alla stazione Keléti, con tutte le sue decorazioni ed i suoi stucchi neoclassicheggianti, che ricordano perennemente il passato asburgico della città, è stato per me il momento della decisione che sarei presto tornato di nuovo in Ungheria... ed ero appena all'arrivo!
La stazione popolata di strani mendicanti: gente seduta sotto una pensilina con davanti a sè una scacchiera, inivitavano i turisti a giocare con loro (ovviamente con soldi in palio). Ovviamente non mi sono messo a giocare contro di loro, all'epoca praticavo gli scacchi a livello agonistico, per cui sapevo bene (e so ancora) che un maestro di scacchi ungherese ti batte comunque. Anche se sai giocare molto bene... pero' rimasi a sbirciare, incantato nel vedere come fregava dei turisti inglesi con dei tipici trucchi da scacchista professionista.
Il resto del percorso fu in metropolitana, una metropolitana elegante e puntuale che mi ha condotto dalla stazione fino a Moskva Tér. La piazza ha un'archietettura perfettamente triangolare e gli edifici sono un preciso bilanciamento tra l'Europa centrale e l'Europa dell'est. Ricordo che rimasi stupito dalla triangolarità della piazza.
Da Moskva Tèr, un normale autobus urbano mi portò, attraversando il bel quartiere Szépilona (dove tra l'altro si e' mangiato mooolto bene), fino a Zugliget, una strada all'estrema periferia occidentale di Buda, dove avevo alloggio.
Quelle due prime settimane di permanenza, mi furono utili per essere completamente sedotto dalla città, e per portarmi dietro per sempre la voglia di tornarci sempre più spesso.
Come dimenticare la ferrovia dei bambini, il parco delle statue, la cittadella di Buda, il Széchenyj Lanchìd (Ponte delle Catene, è quello nella foto), giusto per citare alcuni ma solo alcuni dei luoghi più monumentali?
Ma come dimenticare anche le semplici strade, le semplici piazze, da Astoria a Deak Tér...
Soprattutto come dimenticare, che dopo le prime due settimane... riuscivo a pronunciare *solo* due parole in ungherese: Chokolom (saluto rispettoso che i bambini fanno agli adulti) e Viszonthlatàshra (un normalissimo "arrivederci"). Mi sono divertito ad osservare come gli ungheresi siano orgogliosi di avere una lingua difficile da imparare per un non-finlandese, in quanto lingua non indo-europea.
Budapest con il suo "Parco del Millennio" monumentale rispetto a tutto.
Budapest con i suoi mercatini che sembrano quelli di Napoli.
Budapest con i suoi quartieri degli anni '50 che sembra la Mosca di Breznev.
Budapest con la sua cittadella che sembra la Vienna del 1850.
Budapest con il suo incontro/scontro tra oriente e occidente.
Budapest che si affaccia su una pianura talmente grande, ma talmente grande, da aver dato luogo per secoli ad una cultura. Una pianura talmente grande che a confronto la pianura padana è un francobollo. Una pianura talmente grande che intere generazioni hanno vissuto senza mai vedere "oltre" cosa ci fosse. La Puszta (pronuncia corretta: pusta). La pianura sconfinata. Quella che nessuno prima di Attila era riuscito ad attraversare.
Budapest, che nel 1989 si è affrettata a "traslocare" fuori città tutte le statue del caduto regime comunista.
Budapest che ha tanto traffico come Roma, strangolata dai semafori e dagli ingorghi che sembra la Tiburtina alle 8.30 del mattino.
Va be' stasera la febbre mi sta portando a scrivere le cose un po' in ordine sparso, poi appena sto meglio magari posto qualcosa di piu' ordinato o qualcosa sui miei viaggi successivi :-)
P.S.: questo viaggio è avvenuto quattro anni fa, nel frattempo ho imparato a dire molte altre parole in ungherese....